martedì 21 gennaio 2014

Sant'Agnese, prega per noi!





"Quando devo recitare l'Ufficio dei Martiri corro il rischio di essere preso dall'emozione. I Martiri!

Agnese: una fanciulla che non ho mai visto, con la quale non ho mai parlato, ma che sento d'amare; le sue guance color latte, solo ingentilite un po' dal sangue del suo Sposo: lo amava con tenerezza di fanciulla tredicenne, con la forza d'un eroe che non teme la morte. Agnese potrebbe essere il modello del mio martirio, poiché sono debole di temperamento e timido, eppur devo essere forte. ...
Adesso trascrivo due righe di poesia a Sant'Agnese:


Di liliale bellezza la purpurea veste
le labbra adornate di grazia.
Chi le tue pallide guance ha baciato?
Due goccette di rutilo sangue ha lasciato.
Forse il tramonto, l'aurora, lo Sposo.
il tuo Amore è il sangue.
Per raccoglierti, fiore di terra,
lo Sposo discese,
perché sulla terra non amasti che il cielo
Vergine Agnese".

(P. Mario Borzaga, OMI, da: Diario di un uomo felice, 21 gennaio 1957)





lunedì 20 gennaio 2014

San Sebastiano, prega per noi!




304 - 2014. E' millesettecentodieci anni che la Chiesa ricorda il martirio di San Sebastiano.
 
Sebastiano, il cui nome deriva dal greco significa “venerabile”, appellativo che gli stessi greci avevano dato all’imperatore Augusto per significare un senso di grandezza e di rispetto. Nacque a Milano, verso la seconda metà del ‘200 d.C., da illustre famiglia. Rimasto orfano del padre ancora fanciullo, la madre educò questo suo unico figlio alla scuola della generosità e del coraggio, preparandolo al grande ed ultimo sacrificio: l’imitazione di Gesù Crocifisso. Giovane, dall’animo forte, dal carattere energico, rispose alla voce della grazia che ne fece un difensore della Chiesa, pieno di entusiasmo corse là dove c’era più bisogno di lui. Parte per Roma, ove la persecuzione contro i cristiani era diventata violenta e feroce. Questa fu la causa determinante del viaggio di San Sebastiano verso la capitale, per assistere i cristiani, proteggerli e soprattutto impedire le abiure. Sebastiano temeva che i cristiani, atterriti dai tormenti e dalle persecuzioni, per sfuggire alla morte, rinnegassero quel Cristo e quella fede che con tanto slancio avevano abbracciata. Ma prima di toccare la tappa gloriosa e finale del suo mortale cammino, Sebastiano per un tempo abbastanza lungo guidò la conquista missionaria dei cristiani e si arruolò nell’esercito imperiale per poter esercitare più facilmente, sotto l’emblema della milizia, il suo fecondo apostolato di fede. Per la sua cultura, per la sua gentilezza d’animo, per la sua bontà, Sebastiano seppur ancora giovane raggiunse i massimi gradi della gerarchia militare, permettendogli di occupare il posto di comandante della Prima Corte della Guardia Pretoriana, sotto l’impero di Diocleziano e Massimiano che lo stimarono, lo amarono senza nutrire alcun sospetto sulla sua appartenenza alla fede cristiana. Nell’anno 287 d.C. la persecuzione di Diocleziano infierì sempre più contro la Chiesa, che fu costretta a ritirarsi nel silenzio delle catacombe, mentre i suoi figli innocenti venivano portati nell’Arena del Colosseo per essere lacerati dalle fiere o per essere arsi vivi. Durante questo eccidio, indegno di un popolo civile, Sebastiano non riuscì a tacere e a nascondere la sua fede in Cristo Signore e cominciò ad operare. Un vile cortigiano, Torquato, accusò e denunziò Sebastiano come cristiano all’imperatore Diocleziano. L’imperatore non trenette a quelle parole e chiamò Sebastiano per testimoniare. Sebastiano nemico dell’ipocrisia, da vero soldato di Gesù Cristo, confessò la sua fede. Per questa nobile e franca dichiarazione, Diocleziano inveisce, lo accusa di tradimento e di ingratitudine: Sebastiano, quindi, malgrado le sue virtù morali e civili, solo perché cristiano, venne condannato a morte. Condotto nel boschetto sacro ad Adone, sul Palatino e legato ad un tronco d’albero, Sebastiano diviene bersaglio di frecce. L’iconografia cristiana, la letteratura, e la tradizione popolare di ogni tempo rappresentano San Sebastiano giovanissimo e trafitto da poche frecce: nelle braccia, nel petto, alle gambe come se gli esecutori, i suoi stessi soldati che lo amavano, avessero tentato di risparmiarlo, mentre gli “Atti” della sua passione confermano che fu trafitto da tanti dardi da poter essere paragonato ad un riccio. Abbandonato sul campo, perché considerato morto, fu ritrovato notte tempo dai compagni di fede. Era notte avanzata quando la pietosa Irene giunse al luogo del martirio per portare via il corpo e dargli onorata sepoltura nelle catacombe: ma quale non fu il suo stupore nel constatare che il martire non era morto. Lo fece quindi portare da alcuni servi nel palazzo imperiale dove ella abitava e qui aiutata dal prete Policarpo, curò le terribili ferite così che Sebastiano in pochissimo tempo tornò a rifiorire. Tuttavia, Sebastiano aveva ormai votato la propria vita a Dio e così un giorno presentatosi a Diocleziano gli gridò: “Diocleziano, sono un uomo uscito dalla tomba per avvertirti che si avvicina il tempo della vendetta ! Tu hai bagnato questa città col sangue dei servi di Dio e la sua collera poserà grave su di te: morrai di morte violenta e Dio darà alla sua Chiesa un imperatore secondo il suo cuore. Pentiti mentre è tempo e domanda perdono a Dio.” Un profondo silenzio, rotto soltanto dalla proclamazione della condanna a morte, seguì queste parole. Come si usava solo per gli schiavi, Sebastiano fu fustigato e annegato. Era il 20 gennaio dell’anno 304 d.C.
Il suo corpo fu gettato nella cloaca che passa sotto la via dei Trionfi, presso l’arco di Costantino. Gli “Atti” narrano che il Santo apparve alla matrona romana Lucina, alla quale chiese di essere sepolto nel sacro recinto presso le spoglie degli apostoli Pietro e Paolo, dopo averle indicato il luogo dove il suo corpo era rimasto impigliato.Lucina ritrovò, con l’aiuto dei cristiani, il corpo di San Sebastiano e lo seppellì con tutti gli onori nel Cimitero ad Catacumbas, meta di venerazione in ogni tempo. Nel IV secolo fu costruita una basilica chiamata “Ecclesia Apostolorum” e tale titolo rimase fino al IX secolo, quando prevalse la denominazione di Basilica di San Sebastiano (sull’Appia Antica a Roma). Le sacre Reliquie sono conservate sull’altare della cripta. La fama di San Sebastiano si propagò rapidamente nell’antichità, nel medioevo, sino al XVI secolo anche come taumaturgo e protettore contro la peste. Papa Caio lo elesse Difensore della Chiesa; di molte corporazioni, come gli arcieri, è il protettore. La gioventù di Azione Cattolica lo ha prescelto come modello di vita. Attualmente è patrono dei Vigili Urbani d’Italia e compatrono di Roma. In questi tempi di dissacrazione e negazione dei valori spirituali e religiosi, umani e sociali, la figura di San Sebastiano è sempre più viva e attuale e la sua intercessione è implorata per aiutare i giovani disorientati e fuorviati, a salvarsi dal peccato.
 
(FONTE: sansebastiano.org)
 
* * *
 
1- Ancora si trova una importante Chiesa dedicata al culto di San Sebastiano.
 
2- Storicamente è certo che San Sebastiano sostenne il martirio sotto Massimiano e non Diocleziano: questi aveva scelto per sè la parte orientale dell’impero con sede in Nicomedia, lasciando a Massimiano il governo della parte occidentale. Gli editti di persecuzione contro i cristiani partivano a quei tempi dalla corte di Nicomedia, ed erano sempre ispirati da Diocleziano, che nonostante quella divisione territoriale dell’impero era rimasto moralmente il capo supremo e l’anima del governo. Esclusivamente per questo si crede che Diocleziano abbia condannato al martirio San Sebastiano perché cristiano.
 
* Per un approfondimento iconografico, meravigliosamente composto, guardare il link: viaggio nell'iconografia di san Sebastiano a cura di Giovanni Morale.
** i dati sono prelavati dal sito della Basilica di San Sebastiano di Palazzolo Acreide dichiarata dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità, cittadina dove il culto del Santo Martire è molto fiorente insieme a quello dell'Apostolo Paolo.


domenica 19 gennaio 2014

San Mario, prega per noi!





"Oggi è la mia festa: S. Mario martire. Martire di che cosa?
Probabilmente del solo amore di Dio e della carità per il prossimo. Sto pensando fino a che punto io pure sono martire della carità, ma ci potrei arrivare, ci potrei arrivare se si pensa che da mattina a sera devo essere a disposizione degli altri, che mi arrabbio quando cercano troppo la mia disposizione".

(P. Mario Borzaga, OMI, da: Diario di un uomo felice, 19 gennaio 1960)


venerdì 17 gennaio 2014

Sant'Antonio abate


San Nicola di Mira e
Sant'Antonio Abate


Sant'Antonio Abate fu il padre degli eremiti che dalla metà del III secolo si ritirarono nel deserto per fuggire il mondo.
In un tempo di pace, i cristiani si erano un po’ addormentati: il monachesimo è un nuovo risveglio, è il martirio verde, come insegna una omelia irlandese dell’VII secolo: consiste nel liberasi per mezzo del digiuno e dell’ascesi dei propri desideri malvagi per arrivare alla vera conversione.

Sant'Antonio Abate fu il “fondatore dell’ascetismo”, come lo chiamò il patriarca di Alessandria, Sant’Atanasio, che lo conobbe e ne rimase affascinato. Scrisse la prima vita del santo monaco egiziano, che lo ha fatto conoscere al mondo intero.

In essa si legge:
“Dopo la morte dei genitori, lasciato solo con la sorella ancora molto piccola, Antonio, all’età di diciotto o vent’anni, si prese cura della casa e della sorella. Non erano ancora trascorsi sei mesi dalla morte dei genitori, quando un giorno, mentre si recava, come era sua abitudine, alla celebrazione eucaristica, andava riflettendo sulla ragione che aveva indotto gli apostoli a seguire il Salvatore, dopo aver abbandonato, ogni cosa. Richiamava alla mente quegli uomini di cui si parla negli Atti degli Apostoli, che, venduti i loro beni, ne portarono il ricavato ai piedi degli apostoli, perché venissero distribuiti ai poveri.  Pensava inoltre quali e quanti erano i beni che essi speravano di conseguire in cielo. Meditando su queste cose entrò in chiesa, proprio mentre si leggeva il vangelo, e sentì che il Signore aveva detto a quel ricco: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi» (Mt 19, 21)”.

È dalla Parola di Dio che nasce la sua conversione. È la Parola che risuonando nella sua mente e nel suo cuore scava in lui la strada del vero incontro con il Signore.

Racconta ancora S. Atanasio:
“Partecipando un’altra volta all’assemblea liturgica, sentì le parole che il Signore dice nel vangelo: «Non affannatevi per il domani» (Mt 6,34)”

Egli allora che aveva già venduto tutto e trattenuto solo una parte per la dote della sorella, dona anche quello e affidandosi alla Provvidenza divina, chiede a una comunità di vergini consacrate di prendersi cura della sorella e inizia la sua vita eremitica.

Ecco come la Parola di Dio deve essere efficace in noi! Ecco cosa vuol dire convertirsi: lasciare che la Parola divina sia la sola parola che guida i miei passi e le mie scelte. Questo dobbiamo imparare dai Santi, in particolare da S. Antonio.

La vita del santo monaco divenne “praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con il tuo Dio”.
Egli poteva ben dire, perché la sua vita lo mostrava: “Sei tu, Signore, l'unico mio bene”.

Morì ultracentenario il 17 gennaio 356, data in cui la Chiesa lo commemora.

Alla sua intercessione affidiamo il nostro cammino di conversione, così da poter dire con il salmista.

“Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena nella tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra”.
Amen

mercoledì 15 gennaio 2014

Mercoledì della I settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)



San Mauro abate
Parrocchia della Natività di Maria
Bernareggio (MB)

memoria liturgica 15 gennaio


Un nuovo miracolo di Gesù.
Questa volta tra i suoi, in casa dei suoi: “La suocera di Simone era a letto con la febbre”.

Ma l’opera di guarigione si propaga anche per quelli che stanno davanti alla porta: “Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni”.

Gesù scaccia molti demoni. È così iniziata la lotta contro il principe di questo mondo, che avrà il suo apice nella Passione.

Una lotta anche culturale… possiamo chiamarla così.
A differenza del popolo che non conosceva Gesù, il diavolo conosce chi è costui a cui anche i demoni obbediscono: “non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano”.

La sua opera salvifica perché non si ferma alla porta … va oltre! Egli va oltre la dimensione famigliare, degli intimi… di coloro che lo accolgono e lo amano: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».

Signore converti il nostro modo di pensare Dio!
Perché le tue pecore ascoltano la tua voce, tu le conosci ed esse mi seguono. Noi vogliamo conoscere come tu ci conosci ed essere tue pecore.

Guarisci le nostre infermità umane e spirituali perché possiamo metterci al tuo servizio, e donaci uno spirito di orazione che guidi con verità ogni nostra azione perché sia sempre secondo la volontà del Padre.
Amen.

lunedì 13 gennaio 2014

Beata Veronica, prega per noi!





Nasce a Binasco (Mi) nel 1445 da famiglia di contadini. A 22 anni prende l'abito di Sant'Agostino, come sorella laica, nel monastero di Santa Marta di Milano.
 
Qui rimarrà per tutta la vita dedita alle faccende domestiche e alla questua.
 
Fedele allo spirito dell'epoca, si sottopose ad una dura disciplina ascetica, pur essendo cagionevole di salute. Anima mistica, ebbe delle visioni frequenti. Sembra che proprio in seguito ad una rivelazione si sia recata a Roma, dove fu ricevuta con affetto paterno dal pontefice Alessandro VI.
 
L'intensa vita contemplativa non le impedì però di vivere a pieno la sua condizione di questuante a Milano e nel circondario, sia per le necessità materiali del convento, sia per il soccorso ai poveri e agli ammalati. Muore il 13 gennaio 1497 dopo aver ricevuto per cinque giorni un riconoscente ed esultante saluto di addio da parte della popolazione tutta.
 
Nel 1517, Leone X concesse al monastero di Santa Marta la facoltà di celebrarne la festa liturgica di questa beata. Il corpo della beata dopo le soppressioni degli ordini religiosi è a Binasco, dove oggi è venerata con S. Messa e offerta della cera.

sabato 11 gennaio 2014

Beati Martiri, pregate per noi!





La Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, dopo la canonizzazione di Padre Damiano da Molokhai (1840 - 1889), ora ha la grazia di annoverare tra i suoi figli ben cinque Beati martiri: Padre Mario (1910 - 1936), padre Teofilo (1898 - 1936), Padre Isidoro (1901 - 1936), Padre Eladio (1904 - 1936) e Padre Gonzalo (1899 - 1936).

VIDEO DELLA VITA (FILM)

Sono stati beatificati con il gruppo dei 522 martiri del secolo XX a Tarragona in Spagna, il 13 ottobre 2013.


VIDEO DELLA VITA (DOC.)






mercoledì 8 gennaio 2014

Feria propria dell'8 Gennaio





“In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati”. (1 Gv 4)

C’è una gratuità che ci precede!
Non siamo stati noi ad amare Dio, ma Egli ci ha amati primo.
Nel suo amarci per primo, ha mandato il Figlio, perché non solo fossi amati, come già ci ha ama da sempre, ma fossimo redenti da Gesù: “vittima di espiazione per i nostri peccati”.

Gesù è nato tra noi, Signore di tutti i popoli della terra: così infatti si è manifestato attraverso una stella ai Magi.

Egli è in mezzo a noi come un pastore pieno di compassione per ogni uomo, perché Egli conosce il nostro bisogno: avere un guida che ci sostiene e ci sprona nel nostro cammino per conformarci alla Luce, noi che non siamo luce ed aneliamo ad essa!

Egli si è fatto luce, pane, pastore… con compassione, cioè partecipando della nostra natura umana, per nutrirci a sazietà di quell’unico alimento che sazia l’uomo: l’amore!

“Chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore”.

Come amare?
 “Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me”. «Voi stessi date loro da mangiare».
Amen.

lunedì 6 gennaio 2014

EPIFANIA DEL SIGNORE






“I Magi sono pieni di stupore davanti a ciò che vedono; il cielo sulla terra e la terra nel cielo; l’uomo in Dio e Dio nell’uomo; vedono racchiuso in un piccolissimo corpo chi non può essere contenuto da tutto il mondo”.

(San Pietro Crisologo)

domenica 5 gennaio 2014

SECONDA DOMENICA DOPO NATALE





“Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce”.


In questo passo del Vangelo di Giovanni, il soggetto è il Battista.

“Non era lui la luce”, è strano non pensare al Battista se non come una persona luminosa, importante, ma capiamo bene che c’è una fonte della luce, da cui anche il Battista è illuminato.

Egli quindi non è la sorgente della luce, in cui noi lo vediamo illuminato, splendente, come uomo di Dio.

Due insegnamenti.
1.
Il Battista è certamente il più grande tra i figli nati da donna – così lo definisce Gesù stesso – ma la sua grandezza è subordinata a quella di Gesù.

Impariamo a subordinare ogni cosa partendo da Gesù: . Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa!” (San Giovanni Paolo II, 22 ottobre 1978).

2.
“doveva dare testimonianza alla luce” … è attraverso la storia del Battista, che Gesù intesse la sua storia di salvezza.

Egli ha bisogno di noi, per salvare noi da noi stessi!
Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà!
Diceva Giovanni Paolo II.

Solo accogliendo Gesù, per essere servitori della sua dolce potestà, noi vinciamo le nostre tenebre e diventiamo segno della sua presenza luminosa.

Sia questo 2014 un anno dove noi cristiani, ciascuno di noi, preghi e impegni con tutte le sue forze perché il Signore Gesù “illumini gli occhi del vostro cuore per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi”.

Amen.

sabato 4 gennaio 2014

Quando gli statisti erano santi ...





“Quando gli statisti erano santi”: così si intitola un libro del 1992, di Denis Guillaume, con prefazione di S. M. Simeone II re di Bulgaria. A pagina 173, tra i 260 sovrani e principi commemorati dalle Chiese d’Oriente e d’Occidente, c’è la Venerabile Maria Cristina di Savoia (1812 – 1836), che “come regina si dimostrò molto caritatevole verso i poveri, specialmente verso le fanciulle senza dote”.



Ferdinando II con la moglia Maria Cristina di Savoia
nel palazzo reale di Napoli


Qualche giorno fa, mi è giunta una mail, in cui mi si ricordava della prossima beatificazione della Venerabile Maria Cristina di Savoia, che sarà sabato 25 gennaio 2014 a Napoli.

La Venerabile è sepolta, come gli altri membri della famiglia Borbone, nella Basilica di Santa Chiara in Napoli.



Ecco elenco di libri, articoli e immagini sulla Beata Maria Cristina, così come riportati dalla mail suddetta:
































Nozze di Ferdinando II di Borbone
con Maria Cristina di Savoia




Cattedrale di Cagliari
la volta in cui troneggia
Maria Cristina di Savoia
vestita di bianco





venerdì 3 gennaio 2014

PRIMO VENERDI' DEL MESE





ADORAZIONE EUCARISTICA PRIMO VENERDì DI GENNAIO
3 gennaio 2014
CANTO
La divina Eucarestia
adoriamo supplici:
Cristo fonda un'era nuova
che non ha più termine.
È la fede che ci guida
non i sensi fragili
Lode al Padre, onore al Figlio,
ch'egli sempre genera,
sommo gaudio, eterno osanna,
esultante cantico;
gloria all'infinito Amore,
il divino Spirito. Amen
.

PREGHIERA INSIEME
C
risto mio Dio, tu hai umiliato te stesso per prendere sulle tue spalle me, pecorella smarrita, e farmi pascolare in pascolo verdeggiante e nutrirmi con le acque della retta dottrina per mezzo dei tuoi pastori, i quali, nutriti da te, han poi potuto pascere il tuo gregge eletto e nobile.
    Ora, o Signore, tu mi hai chiamato per mezzo del tuo sacerdote a servire i tuoi discepoli. Non so con quale disegno tu abbia fatto questo; tu solo lo sai. Tuttavia, Signore, alleggerisci il pesante fardello dei miei peccati, con i quali ho gravemente mancato; monda la mia mente e il mio cuore; guidami per la retta via come una lampada luminosa; dammi una parola franca quando apro la bocca; donami una lingua chiara e spedita per mezzo della lingua di fuoco del tuo Spirito e la tua presenza sempre mi assista.
    Pascimi, o Signore, e pasci tu con me gli altri, perché il mio cuore non mi pieghi né a destra né a sinistra, ma il tuo Spirito buono mi indirizzi sulla retta via perché le mie azioni siano secondo la tua volontà e lo siano veramente fino all'ultimo.

(San Giovanni Damasceno, Dichiarazione di fede)

TESTI PER L'ADORAZIONE PERSONALE
Il Nome santissimo dagli antichi Patriarchi e Padri fu desiderato, con tanta ansietà aspettato, con tanti sospiri, con tante lagrime invocato, ma nel tempo della grazia misericordiosamente è stato donato. Scompaia il nome dell'umana sapienza, non si senta nome della vendetta, rimanga il nome della giustizia. Donaci il nome della misericordia, risuoni il nome di Gesù nelle mie orecchie, poiché allora veramente la tua voce è dolce e grazioso il tuo volto.

Grande fondamento della fede pertanto è il Nome di Gesù, per il quale siamo fatti figli di Dio. La fede della religione cattolica consiste nella conoscenza e nella luce di Gesù Cristo; che è illuminazione dell’uomo, porta della vita, fondamento della salute eterna. Se qualcuno non lo ha o lo ha abbandonato, è come se camminasse senza luce nelle tenebre e per luoghi pericolosi ad occhi chiusi; e sebbene splenda il lume della ragione, segue una guida cieca quando segue il proprio intelletto per capire i segreti celesti, come colui che intraprenda la costruzione della casa senza curarsi del fondamento, oppure, non avendo costruita la porta, cerca poi di entrare per il tetto.

Questo fondamento è Gesù, porta e luce che, mostrandosi agli erranti, indicò a tutti la luce della fede per la quale è possibile ricercare il Dio sconosciuto, e ricercandolo credere, e credendo trovarlo. Questo fondamento sostiene la Chiesa fondata nel Nome di Gesù.
Il Nome di Gesù è luce ai predicatori, poiché fa luminosamente risplendere, annunciare e udire la sua parola. Da dove credi che provenga tanta improvvisa e fervida luce di fede in tutta la terra, se non dalla predicazione del Nome di Gesù? Forse che Dio non ci ha chiamati all'ammirabile sua luce attraverso la luce e la dolcezza di questo Nome? A coloro che sono illuminati e che vedono in questa luce, giustamente l'Apostolo dice: «Una volta eravate tenebre, ora siete luce nel Signore: camminate dunque quali figli della luce».

O nome glorioso, o nome grazioso, o nome amoroso e virtuoso! Per mezzo tuo vengono perdonate le colpe, per mezzo tuo vengono sconfitti i nemici, per te i malati vengono liberati, per te coloro che soffrono sono irrobustiti e gioiscono! Tu onore dei credenti, maestro dei predicatori, forza di coloro che operano, tu sostegno dei deboli! I desideri si accendono per il tuo calore e ardore di fuoco, si inebriano le anime contemplative e per te le anime trionfanti sono glorificate nel cielo: con le quali, o dolcissimo Gesù, per questo tuo santissimo Nome, fa' che possiamo anche noi regnare. Amen!

(Dall'opera sul «Vangelo eterno» di san Bernardino da  Siena, Serm. 49)

DALLE LITANIE AL SANTISSIMO NOME DI GESÙ
Gesù, Figlio dei Dio vivo, abbi pietà di noi
Gesù, splendore dei Padre
Gesù, vera luce eterna
Gesù, re di gloria
Gesù, sole di giustizia
Gesù, figlio della Vergine Maria
Gesù, amabile
Gesù, ammirabile
Gesù, Dio forte
Gesù, padre dei secolo futuro
Gesù, angelo dei gran consiglio
Gesù, potentissimo
Gesù, pazientissimo
Gesù, obbedientissimo
Gesù, mite ed umile di cuore
Gesù, amante della castità ..
Gesù, che tanto ci ami
Gesù, Dio della pace
Gesù, autore della vita
Gesù, esempio di ogni virtù

I
n quei giorni; Pietro ripieno di Spirito Santo, disse: Capi del popolo, ed anziani, ascoltate: Giacché oggi siamo interrogati sul beneficio fatto ad un malato, affin di sapere in qual modo questo sia guarito, sia noto a voi tutti, e a tutto il popolo d'Israele, come in nome del Signor nostro Gesù Cristo Nazareno che voi crocifiggeste e Dio risuscitò da morte, in virtù di questo nome costui è salvo dinanzi a voi. Questa è la pietra riprovata da voi, costruttori, la quale è divenuta la pietra angolare. Ne c'è in altro salvezza. E non v'è altro nome Sotto il cielo dato agli uomini in virtù del quale possiamo salvarci. (At 4,8-12). -
 Lo sappiamo, o Gesù: nessun altro nome fuorché il tuo poteva darci la salvezza. Quel nome infatti significa Salvatore. Sii benedetto per esserti degnato di accettarlo; sii benedetto per averci salvati! Tu appartieni al cielo, e assumi un nome della terra, un nome che può pronunciare una bocca mortale: unisci dunque per sempre la natura divina e quella umana. Rendiamoci degni di tale alleanza, e facciamo in modo che non ci avvenga mai di romperla.
In quel tempo: Come passarono gli otto giorni per la circoncisione del fanciullo, gli fu posto nome Gesù, com'era stato chiamato dall'Angelo prima che nel seno materno fosse concepito.   (Lc 2, 2-1). 
È nel momento della prima effusione del tuo sangue nella Circoncisione, o Gesù, che hai ricevuto il tuo Nome; e doveva essere così, poiché quel nome significa Salvatore, e noi non potevamo essere salvati che dal tuo sangue. Quella felice alleanza che tu vieni a stringere con noi ti costerà un giorno la vita, l'anello nuziale che imporrai alla nostra mano mortale sarà immerso nel tuo sangue, e la nostra vita immortale sarà il prezzo della tua morte crudele. Il tuo Nome santo ci dice tutte queste cose, o Gesù, o Salvatore! Tu sei la Vite, e c'inviti a bere il tuo Vino generoso, ma il celeste grappolo sarà duramente spremuto nel frantoio della giustizia del Padre celeste, e potremo inebriarci del suo divino liquore solo dopo che sarà stato violentemente staccato dal ceppo e frantumato. Che il tuo nome santo, o Emmanuele, ci richiami sempre alla mente questo sublime mistero, il suo ricordo ci preservi dal peccato e ci renda sempre fedeli!

O Dio, che hai costituito il tuo Figlio Unigenito Salvatore del genere umano, ed hai voluto che fosse chiamato Gesù, concedici propizio di godere nel cielo la vista di Colui, del quale in terra veneriamo il santo Nome.
 (dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima – Passione)

DALLE LITANIE AL SANTISSIMO NOME DI GESÙ
Gesù, Figlio dei Dio vivo, abbi pietà di noi
Gesù, che vuoi la nostra salvezza
Gesù, nostro Dio
Gesù, nostro rifugio
Gesù, padre di ogni povero
Gesù, tesoro di ogni credente
Gesù, buon pastore ..
Gesù, vera luce
Gesù, eterna sapienza
Gesù, infinita bontà
Gesù, nostra via e nostra vita
Gesù, gioia degli angeli
Gesù, re dei patriarchi .
Gesù, maestro degli apostoli
Gesù, luce degli evangelisti.
Gesù, fortezza dei martiri
Gesù, sostegno dei confessori
Gesù, purezza delle vergini
Gesù, corona di tutti i santi

* * *
In questa adorazione all’inizio dell’anno, in questo mese dedicato alla preghiera per il dono della pace tra gli uomini e dell’unità dei cristiani, nel Nome di Gesù, chiedi al Padre questi doni.