giovedì 21 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Mercatello sul Metauro



Oggi lasciamo la Lombardia e ci rechiamo nelle Marche, in quel lembo di terra marchigiano che ci conduce verso l’Umbria, qui sorge la cittadina di Mercatello sul Metauro (PU).
Una città che vanta di aver dato i natali a due sante: Veronica Giuliani, clarissa cappuccina, “ricca di carismi spirituali, corrispose nel corpo e nell’anima alla passione di Cristo”; e Margherita da Metola, terziaria domenicana, “che, sebbene cieca e storpia fin dalla nascita e abbandonata dai suoi genitori, confidò sempre in cuore suo nel nome di Gesù".

Qui è anche morta la Serva di Dio Maria Francesca Ticchi, tra le clarisse cappuccine di S. Veronica.
La Chiesa di Santa Maria del Metauro è un edifico di piccole dimensioni, composto da un'unica navata rettangolare. Fu eretto nel sec. XV per custodire una piccola cappella decorata da un'immagine della Madonna col Bambino del Trecento, molto venerata perché' ritenuta miracolosa. L'edificio venne consacrato nel 1641 da Onorato degli Honorati, vescovo di Urbania. A tale periodo risale un generale riassetto della chiesa e degli altari. Ulteriori modifiche e abbellimenti vennero realizzati pochi anni dopo (1647), quando vi si inserì la Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri.
La chiesa, come testimoniato dalla piccola lapide posta sopra il portale d'ingresso in arenaria, è stata restaurata nel 1880 dietro l'intervento del canonico Pasquale Sebastiani. Sulla destra, addossato all'edificio, vi è ciò che resta dell'antico convento. Questa struttura è attualmente occupata dalla sacrestia e sormontata dal seicentesco campanile a vela a due celle. L'altar maggiore è occupato da un "ornato ligneo intagliato", probabile opera di Giampietro Zuccari del 1641, dipinto e dorato da Tommaso Vannucci da Fossombrone nel 1660. Questo racchiude l'affresco raffigurante la Madonna col Bambino.
L'altare di destra custodisce la statua riccamente vestita della Madonna del Bell’Amore, che reca sul capo una preziosa corona d'argento.
In Siracide 24,24 leggiamo: «Io sono la madre del bell'amore e del timore, della conoscenza e della santa speranza», dal secolo X questo versetto ha ispirato un meraviglioso titolo mariano, che richiama all’amore primo, quello per Gesù.
Il titolo mariano è presente in altre località italiane.
1) l'immagine miracolosa della Madonna del Bell'Amore, si venera nella Chiesa delle suore Minime Scalze di S. Francesco di Paola in Roma, tela che il Venerabile Padre Bernardo Maria Clausi, dei Minimi, regalò nel 1839 alla comunità, quando risiedeva a Roma.
2) il Santuario e l’immagine della Madonna del Piastraio o del Bell’amore a Stazzema, in Versiglia.
3) nella borgata di Santa Maria di Gesù a Palermo, nell’incrocio tra le vie Belmonte Chiavelli e Falsomiele, sorge la Chiesa di Maria del Bell’Amore;
4) il santuario e l’immagine di Nostra Signora del Bell'amore che si venera a S. Fruttuoso – Genova
5) l’immagine della Madonna del Bell’Amore di S. Leonardo di Porto Maurizio, che portava con sé nelle missioni al popolo, opera di Sebastiano Conca del XVI secolo, ora custodita nella Chiesa di S. Bonaventura al Palatino in Roma.

Sancta Maria, Mater purissima, ora pro nobis

PREGHIERA ALLA MADRE DEL BELL'AMORE
DI SAN GIOVANNI PAOLO II

Salve o Madre, Regina del mondo, Tu sei la Madre del bell'Amore, Tu sei la Madre di Gesù, fonte di grazia, il profumo di ogni virtù, lo specchio di ogni purezza.
Tu sei gioia nel pianto, vittoria nella battaglia, speranza nella morte. Quale dolce sapore il tuo nome nella nostra bocca, quale soave armonia nelle nostre orecchie, quale ebbrezza nel nostro cuore!
Tu sei felicità dei sofferenti, la corona dei martiri, la bellezza delle vergini. Ti supplichiamo guidaci dopo questo esilio al possesso del tuo Figlio Gesù. Amen

mercoledì 20 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Lissone



Lasciamo Saronno, e sulla SP527, raggiungiamo Monza e da qui Lissone (MB).
Dal cimitero cittadino si percorre – a piedi – la strada che conduce alla Prepositurale, la Gèsa Grànda, e si arriva alla piccola chiesa del Borgo.
Santuario della Madonna del Borgo sorge in uno dei rioni centrali più antichi di Lissone, chiamato il Borgo, ed è una piccola chiesa dedicata alla Vergine Assunta, nata da un'immagine della Madonna dipinta da secoli su un muro, conforto per i pellegrini e i contadini di passaggio. La sua costruzione risale al XVI secolo e quando l'edificio venne visitato da San Carlo Borromeo nel corso di una visita pastorale nel 1576, fu per sua indicazione restaurato ed abbellito, sopra l'altare venne posta la statua della Vergine, probabile dono dello scultore Bernardino Arosio: singolare in quanto appartiene allo stile delle Madonne vestite.
Nei primi del Seicento il cardinal Federico Borromeo la visitò nuovamente e trovandola tanto ben messa e accompagnata da una fede e devozione viva, scrisse: 

"... affinché il popolo si infiammi ancora maggiormente nella venerazione della Beata Vergine e aumenti il concorso dei fedeli a questo Oratorio, raccomandiamo che tutti i fedeli di questo luogo ogni giorno dedicato alla Beata Vergine e inoltre ogni sabato, si raccolgano verso sera in questo Oratorio per farvi la solita devozione, e ivi cantino le litanie e l'antifona della Beata Vergine per poterla sempre avere loro avvocata e patrona ...".

Il Santuario è una delle tappe del Cammino di Sant'Agostino.

Sancta Maria, Regina in caelum assumpta, ora pro nobis

Preghiamo perché cresca in noi il desiderio del Cielo
Preghiamo per l’Italia
Preghiamo per il nostro Arcivescovo Mario

Beata Colomba da Rieti, prega per noi



Rieti, 2 febbraio 1467, Perugia, 20 maggio 1501, Angiolella Guadagnoli fu da subito chiamata Colomba, perché al fonte battesimale le si avvicinò proprio una colomba e ciò fu interpretato come segno di predilezione divina. Fin dall'infanzia, viste le severe penitenze che si infliggeva e la vita di preghiera che conduceva, fu considerata una piccola santa. Promessa in sposa a un nobile quando aveva appena 12 anni, rifiutò risolutamente il matrimonio d'alto lignaggio e sette anni dopo, nonostante l'opposizione della famiglia, vestì l'abito di terziaria domenicana. Si mise, poi, in cammino verso Siena, la patria del suo modello di vita, santa Caterina. Una serie di avversità la bloccò, però, a Perugia, dove rimase e fondò un monastero dedito all'educazione delle fanciulle nobili, chiamato delle "Colombe". Dal 1488 al 1501, data della morte, si adoperò per sanare le discordie della città (fu ascoltata consigliera dei potenti Baglioni, i signori di Perugia). E la salvò dalla peste nel 1494. Il culto è stato riconosciuto da Urbano VIII nel 1627. 


Il quadro, forse dal Monastero di S. Agnese in Rieti (seconda metà XVII secolo, olio su tela 139x89 cm, Musei Civici Rieti), raffigura la Beata inginocchiata in preghiera che chiede intercessione divina perché la peste non mieta più vittime. Il momento rappresentato è quello dell’accoglimento della supplica simbolicamente espresso dal cherubino che ripone la spada nel fodero, segno che la strage cesserà.



Beata Colomba da Rieti, prega per noi
20 maggio 2020



martedì 19 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Saronno



Dall’ex seminario di Castellamare di Stabia alla cittadina dove aveva sede uno dei Seminari della Diocesi di Milano: Saronno.
Proprio nella piazza del santuario sorgeva il seminario diocesano, uno delle sedi in cui la diocesi di Milano aveva scelto per formare i futuri sacerdoti.
Il Santuario della Beata Vergine dei Miracoli di Saronno ha superato i cinquecento anni di vita, una vita costellata di eventi particolari, di miracoli riconosciuti, di speciali privilegi che i Sommi Pontefici hanno voluto concedere da Pio II nel 1462 fino a San Giovanni Paolo II (1998) con 107 tra bolle e brevi, parificandolo, con la concessione di indulgenze, alle sette Basiliche di Roma.
Il Santuario della Beata Vergine dei Miracoli di Saronno è definito uno “scrigno” pieno di tesori d’arte (Luini, Ferrari, ecc..).
La storia del Santuario della Beata Vergine dei Miracoli di Saronno incominciò attorno al 1460: un giovane di nome Pedretto, malato e costretto a letto da alcuni anni, fu miracolosamente guarito dalla Madonna della Strada Varesina che lo invitò a costruire una chiesa in suo onore. Dopo la costruzione di una “chiesuola” che per ben tre volte rovinò, i saronnesi decisero di formare un comitato di deputati per erigere un tempio che fosse degno della richiesta della Madonna e l’8 maggio 1498 in occasione della giornata festiva di S. Vittore, posero la prima pietra dando l’avvio alla costruzione del Santuario.
Una chiesa voluta dalla Madonna: “… là mi costruirai una chiesa e vedrai che i mezzi non mancheranno mai!”. Così avvenne, in pochi anni i lavori volsero al termine e non si fermarono mai nonostante le numerose invasioni dai paesi del nord d’Europa di predatori e soldataglie con conseguenti saccheggi, onerosissime gabelle, distruzioni e gravissime pestilenze. Il complesso fu edificato in tre tempi: la parte rinascimentale dal 1498 al 1516 comprendente l’abside, il presbiterio, l’antipresbiterio, la cupola col tiburio ed il campanile; nel 1556 si procedette ad un allungamento di tre campate su tre navate con l’aggiunta della sacristia; infine dal 1570 agli inizi del 1600 furono aggiunte altre due campate ed eretta la facciata. Nello stesso periodo costruirono l’Hostaria dell’Angelo” per ristorare i pellegrini (diventerà poi stazione di posta e successivamente biblioteca e teatro civico), il portico esterno ed il campanile delle ore.

Sancta Maria, Causa nostrae laetitiae, ora pro nobis.

Preghiamo per i confessori e i direttori spirituali
Preghiamo per le vocazioni al sacerdozio e per i seminaristi

lunedì 18 maggio 2020

Possiamo chiudere le chiese … i credenti sono un pericolo!




Come Saulo di Tarso!
La storia meravigliosa di Sergej Kurdakov (1951-1973).

Da persecutore di cristiani a cristiano perseguitato e ucciso.




VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Castellammare di Stabia



Oggi dal Polesine passiamo nuovamente alla costa tirrenica, a Castellammare di Stabia. Cittadina situata nella parte sud della città metropolitana di Napoli, nel territorio compreso tra la fine della zona vesuviana e l'inizio della penisola sorrentina. La città sorge in una piana di natura alluvionale-vulcanica, in una conca del golfo di Napoli, protetta a sud dalla catena dei monti Lattari, mentre verso oriente si perde nelle campagne attraversate dal fiume Sarno, il quale sfocia nel mare di Castellammare di Stabia. Proprio questi elementi naturali segnano il confine con le città limitrofe: il fiume Sarno infatti divide la città stabiese da Torre Annunziata e Pompei a nord, il monte Faito da Vico Equense e Pimonte a sud. A est la città confina con Gragnano e con Santa Maria la Carità, mentre la zona ovest risulta essere la fascia costiera.
Siamo sulla Via Panoramica – Scanzano di Castellammare di Stabia. Qui sorge il seminario. Il simulacro qui venerato è un’opera moderna, semplice, ma ciò che stupisce è il titolo mariano: Madonna dei Piccoli Passi.
Esiste una bella omelia del Servo di Dio Antonio Bello, vescovo di Molfetta-Giovinazzo-Terlizzi-Ruvo. Un’omelia pronunciata la prima domenica d'Avvento, 27 novembre 1988, nella basilica della Madonna dei Martiri in Molfetta (c’è il video su Youtube!).
Egli parla di PICCOLI PASSI, e commentando il Vangelo di Luca ci ricorda di non farsi sopraffare dal terrore, ma come dice l’evangelista: Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
Sono i piccoli passi della vera libertà.

Sancta Maria, Virgo prudentissima, ora pro nobis

Preghiamo perché il nostro modo di amare sia già un camminare.
Preghiamo perché affidando al Signore la nostra via, egli compirà la sua opera.
Preghiamo come dice l’Apostolo Pietro: Comportatevi come uomini liberi, non servendovi della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come servitori di Dio. Onorate tutti, amate i vostri fratelli, temete Dio, onorate il re.

domenica 17 maggio 2020

Pregate per noi!








San Pasquale Baylon, Aragonese, dopo aver svolto l'attività di pastore, si arruolò nell'Ordine dei Minori. Dal Serafico Francesco mutuò la santa umiltà: nonostante il parere favorevole dei superiori, non volle essere rivestito della dignità sacerdotale, ma ricoprire sempre umili mansioni dalla portineria alla cucina del convento. Devotissimo del Santissimo Sacramento, in virtù di una scienza infusa, confuse gli Ugonotti che lo disprezzavano con le loro eresie.  Passò al Signore a Villareal il 17 maggio 1592, Domenica di Pentecoste. Paolo V lo iscrisse fra i Beati nel 1618 e Alessandro VII fra i Santi nel 1690. Leone XIII nel 1897 lo proclamò Patrono delle Opere e dei Congressi Eucaristici.










Beata Antonia Mesina, seconda dei dieci figli di Agostino Mesina e di Grazia Rubanu, Antonia nacque il 21 giugno 1919 ad Orgosolo, in provincia e diocesi di Nuoro. La sua famiglia, di modeste condizioni, era mantenuta dal padre che faceva la guardia campestre. Antonia si formò alla scuola della Gioventù femminile di Azione Cattolica: dal 1929 al 1931 ne fece parte come Beniamina, mentre tra il 1934 e il 1935 fu socia effettiva. Di carattere riservato e deciso, partecipò con spontaneità agli avvenimenti di Orgosolo: alcune rare foto la ritraggono con indosso il costume tradizionale da nubile e l’abito da sposa della madre, portato dalle donne nelle grandi feste, come per il Corpus Domini e la Madonna Assunta del 15 agosto. Il 17 maggio 1935, dopo avere ricevuto la Comunione, si avviò verso la campagna circostante per raccogliere la legna. Raggiunta la località di Ovadduthai, fu aggredita da un giovane compaesano, Giovanni Ignazio Catgiu, che tentò un approccio sessuale. Al netto rifiuto da parte della ragazza allora quasi sedicenne, il giovane accecato dall’ira, l'aggredì con violenza massacrandola a colpi di pietra: si contarono 74 ferite. Antonia. I funerali si tennero il 18 maggio 1935. il 4 ottobre 1987 Giovanni Paolo II la proclamò Beata, fissando la sua memoria liturgica al 17 maggio, giorno della sua nascita al Cielo. I resti mortali della Beata Antonia Mesina sono venerati dal 1994 nella cripta della chiesa di San Salvatore a Orgosolo.

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Lendinara



Oggi saliamo lungo la costa adriatica è raggiungiamo la zona del Polesine: Lendinara (RO), un comune di 11634 abitanti. È un centro importante dal punto di vista storico, artistico, culturale e religioso. Fin dal XVIII secolo, infatti, la città viene omaggiata con l'appellativo di "Atene del polesine" per i tesori artistici che racchiude. La sua storia, inoltre, si intreccia con quella del Risorgimento. Molto rilevante e meta di pellegrinaggi è il Santuario della Beata Vergine del Pilastrello.

La storia del santuario è legata ad una serie di eventi straordinari che si verificarono a partire dal XVI secolo attorno ad una Madonna con Bambino scolpita in legno d'olivo collocata in una nicchia della casa di Giovanni Borezzo. Nella notte tra l'8 e il 9 maggio 1509 si abbatté sul territorio lendinarese un forte temporale che fece gravi danni. Nelle prime ore del mattino successivo Matteo Brandolese rimase estasiato dal bagliore proveniente dalla statua della Madonnina che era stata strappata dalla nicchia dove era riposta ed era stata portata dal vento sopra una siepe. La statua vi rimase per diversi giorni ed era meta di curiosi e fedeli per il suo splendore.

L'avvocato Lorenzo Malmignati, venuto a conoscenza di questi fatti, fece costruire a proprie spese un capitello (edicola, pilone, pilastro, cona, colonna) per la statuetta. Quando nel 1576 Ludovico Borezzo decise di restaurare il capitello, per impastare la calce venne attinta l'acqua da una fonte vicina, ma essa da chiara e limpida divenne color sangue. Lo straordinario fenomeno si ripeté al termine di una processione propiziatoria per le vie cittadine. A questi seguirono altri fatti miracolosi legati all'acqua della fonte che dimostrò avere poteri taumaturgici. Dopo un accurato processo, le autorità diocesane diedero il benestare alla costruzione di un santuario. Il 16 maggio 1579, a 70 anni dalla prima manifestazione divina, la statuetta venne trasportata dal capitello alla nuova chiesa nella quale venne deviata l'acqua della fonte. Nel 1595 la città di Lendinara fu consacrata ufficialmente alla Madonna del Pilastrello. Il tempio venne affidato ai monaci benedettini di Monte Oliveto che rimasero fino alla soppressione dell'ordine del 1771 e poi rientrarono nel 1905.

Sancta Maria, Virgo veneranda, ora pro nobis

Preghiamo perché impariamo ad affidarci alla Divina Provvidenza
Preghiamo perché in ogni vocazione possa essere presente e vissuto motto benedettino ora et labora
Preghiamo per i malati e gli anziani

sabato 16 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Ripatransone



Dal mar Tirreno al mare Adriatico. Dal Lazio alle Marche: anticamente erano parte dello Stato pontificio.
Siamo a Ripatransone (AP), sede vescovile.
La Confraternita di S. Giovanni, la cui istituzione risale al XVI, per andare incontro alla devozione del popolo verso la Madonna di Loreto, ne pose un’immagine nel proprio Oratorio, nelle Chiese, nelle vie, sotto i portici della città.
I Confratelli per mostrare la loro devozione in maniera ancora più evidente, progettarono con un simulacro che rappresentasse la Vergine con la sua Santa Casa, per tenere vivo il ricordo della prodigiosa traslazione a Loreto, e ne affidarono l'esecuzione a Sebastiano Sebastiani. Il simulacro, realizzato a Recanati e condotto a Loreto per la benedizione, fu trasportato a spalle dai Confratelli fino a Ripatransone ove giunse la Domenica in Albis del 1620. Da quell’anno le vicende della Confraternita si legano sempre più al prodigioso simulacro della Vergine Lauretana che dal popolo comincia ad essere chiamato Madonna di S. Giovanni, dal nome della Confraternita . Il 10 Maggio 1682 il Capitolo di S. Pietro concesse la Corona Aurea alla venerata immagine della Madonna di S. Giovanni: fu la prima nel Piceno a godere di tale prestigio. Il 30 maggio 1893 il Vescovo Nicolai proclamò la Madonna di S. Giovanni patrona della città e della diocesi di Ripatransone.

Sancta Maria, Regina familiae, ora pro nobis

Preghiamo per le famiglie in difficoltà e in crisi
Preghiamo per le coppie che si preparano al matrimonio

venerdì 15 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Nettuno



Dal lago Trasimeno al mar Tirreno, siamo in Lazio, in provincia di Latina, Nettuno, nella Basilica Pontificia Santuario Nostra Signora delle Grazie e Santa Maria Goretti: sorge alla fine del lungomare Giacomo Matteotti, lungo la costa, in prossimità della foce del fiume Loricina.

L'edificio risale al XVI secolo ed è stato realizzato nel luogo in cui sorgeva una chiesetta dedicata all'Annunziata (detta anche di san Rocco). La tradizione vuole che la statua lignea approdasse sulle coste di Nettuno, nel 1550, su una nave proveniente dall'Inghilterra, dopo lo scisma anglicano. Il tempio ha subito, nel corso dei secoli, due restauri nel 1718 e nel 1868. Data la vicinanza al mare, il complesso architettonico ha sofferto in passato alcuni danni dovuti all'erosione del vento e alla salsedine; la chiesa venne infatti chiusa al pubblico dal 1904 al 1905 e dal 1908 al 1914, anno in cui venne presentato un nuovo progetto voluto dai Padri Passionisti e finanziato dal papa San Pio X. Nel 1960 venne completato il disegno del porticato del sagrato, ma, nel 1966 il luogo sacro venne nuovamente dichiarato pericolante. Fu riaperto al pubblico il 15 agosto 1969, con una nuova collocazione e sistemazione della statua della Madonna delle Grazie e della cripta di santa Maria Goretti (le sue spoglie vi furono traslate nel 1929).

Sancta Maria, Regina Virginum, ora pro nobis

Preghiamo per i ragazzi e i giovani
Preghiamo per le famiglie
Preghiamo per l’unità dei cristiani
Preghiamo per i consacrati laici

giovedì 14 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Castiglione del Lago




È il giorno in cui la Chiesa ci fa ricordare l’Apostolo Mattia.
Il Martirologio Romano, così descrive questa giornata:
Festa di san Mattia, apostolo, che seguì il Signore Gesù dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui Cristo fu assunto in cielo; per questo, dopo l’Ascensione del Signore, fu chiamato dagli Apostoli al posto di Giuda il traditore, perché, associato fra i Dodici, divenisse anche lui testimone della resurrezione.

Oggi lasciamo i monti e scendiamo nella verde Umbria, sul lago Trasimeno, a Castiglione del Lago. Non in un santuario, ma in una semplice parrocchia dove è venerata la Vergine Maria, detta Madonna del Rosario.

Un titolo mariano che richiama la Battaglia di Lepanto e le guerre di religione.

Sancta Maria, Regina sacratissimi Rosarii, ora pro nobis

Sancta Maria, Regina Apostolorum, ora pro nobis

Preghiamo per la nostra parrocchia.
Preghiamo per i Vescovi, successori degli Apostoli
Preghiamo per il dialogo interreligioso e la pace

mercoledì 13 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Folgaria



Oggi è un giorno singolare: la cristianità ricorda la prima apparizione della Madre di Dio a Fatima.
Dalle montagne del Piemonte ci spostiamo ai monti del Trentino, a Folgaria, con le sue frazioni Costa, Serrada, Guardia, Mezzomonte, San Sebastiano, Carbonare e Nosellari: è una delle più rinomate località turistiche sia d’inverno che d’estate.

Il Santuario della Madonna delle Grazie a Costa di Folgaria (Trento), si trova nei pressi della strada che porta al passo del Sauro, a 21 chilometri da Rovereto, a quota 1230 metri sul livello del mare.
La costruzione della Chiesa primitiva è dovuta al monaco Pietro Dal Dosso, il quale ricevette dalla Madonna, durante un’estasi (gennaio del 1588), l'ordine di recarsi al paese nativo, e di costruire una Cappella in suo onore, nel prato che egli possedeva a Ecken, ad un chilometro da Folgaria. Pietro Dal Dosso, figlio di Andrea di Giovanni, giovane educato alla virtù dai pii genitori, aveva dato il proprio nome all'Istituto Religioso del Beato Pietro da Pisa, nel Convento di Bassano e poi di Treviso, come frate converso. Visse una vita modesta ed esemplare, che lo rese amato da tutti. Nutriva soprattutto una grande devozione verso la Madonna, che diffondeva tra quanti conosceva.

Per questo, nel 1588, ottenuto il permesso dai superiori, ritornò al paese nativo, ed incitò i suoi concittadini ad innalzare una cappella in onore della Madonna, senza però rivelare loro la visione avuta e l’ordine ricevuto; rivelerà il suo segreto solo in punto di morte, il 27 aprile 1634.
Egli stesso indicò il luogo, nel suo podere in Ecken, e procurò i primi aiuti per la costruzione che, in breve tempo, venne terminata; nel medesimo anno ottenne l’autorizzazione di usarla per le sacre funzioni. Portò egli stesso, a spalla, una Statua di Maria che, in un inventario del 1626, è detta “di terra bassanese”, ancora oggi venerata nel sacro edificio.

Durante l’anno mariano, il primo agosto 1954, la Statua della Madonna con il Bambino è incoronata dal Cardinale Angelo Giuseppe Roncalli, Patriarca di Venezia e futuro Papa, oggi San Giovanni XXIII.
Quindi con Bolla Papale, datata il 7 gennaio 1955, il Venerabile Pio XII proclama la Madonna delle Grazie di Folgaria, Patrona insigne e principale di tutti gli Sciatori d’Italia:

“Nel desiderio ardente che tutta la vita cristiana come tutte le manifestazioni artistiche siano informate dai principi della fede e della pietà, e che nella penosa e critica situazione odierna si propaghi con maggiore intensità il culto verso la Madre di Dio, Noi abbiamo pensato di accogliere benevolmente tale supplica... Noi assegniamo e dichiariamo la Beata Vergine Maria, sotto il titolo di «Madonna delle Grazie di Folgaria», Patrona insigne e principale di tutti gli Sciatori d’Italia, con tutti gli onori e i privilegi che spettano per diritto ai Patroni principali”.

A testimonianza dell'amore per il Santuario di Folgaria, la Città di Milano ha offerto una copia della statua della Madonnina del Duomo, che è stata posta su di una colonna antica, offerta, a sua volta, dalla Città di Roma.

Sancta Maria, Mater purissima, ora pro nobis

Preghiamo per chiedere il dono dell’umiltà
Preghiamo per la pace e la giustizia
Preghiamo per la conversione dei peccatori (noi, e solo gli altri?)
Preghiamo per lo sport praticano nelle nostre comunità
Preghiamo per gli sportivi
Preghiamo per la tutale dell’ambiente montano: dono di Dio.