giovedì 7 giugno 2018

APPUNTI PER IL VIAGGIO ... LA SARDEGNA CRISTIANA.



PELLEGRINAGGIO IN SARDEGNA

Alla scoperta della Fede
e della storia
 

 
La Sardegna è un’isola che fu abitata dall’uomo fin dall’inizio dei tempi. Segno solo i siti nuragici (“Su Nuraxi” di Barumini), poi successivamente dai Fenici (antica città di Nora), dei Greci (Tharros) e dei Romani (Cagliari). Qual è la religiosità degli inizi? Quando l’annuncio del Vangelo giunse in Sardegna? Varie erano le religione presenti: le divinità romane, quelle fenice-cartaginesi, le divinità autoctone (specialmente nelle zone centrali). Tra le religioni un posto a sé aveva il giudaismo, portato dagli ebrei giunti nell’isola con la diaspora, o mandati in esilio. La comunità ebraica più numerosa si trovava a Cagliari (Kalaris). Il Vangelo giunse in Sardegna per mezzo di ebrei convertiti, commercianti, militari marinai, schiavi, esiliati. La fede cristiana si diffuse dapprima nelle città costiere (Cagliari, Nora, Sant’Antioco, Tharros, Olbia, Porto Torres), poi nell’entroterra. Prima si ebbero comunità giudeo-cristiane, poi solo cristiani convertiti dalle religioni pagane. Ai primi cristiani indigeni si aggiunsero quelli mandati in esilio. Numerosi furono inviati nel 174 dall’imperatore Marco Aurelio. Fra questi Callisto papa, Ponziano papa, il sacerdote Ippolito, e Antioco del Sulcis condannati “ad metalla” ai lavori forzati nelle miniere. I cristiani furono perseguitati in Sardegna come in tutto il resto dell'impero romano, e anche i sardi ebbero i loro martiri: Simplicio, Gavino, Lussorio e Saturno, condannati a morte tra il III e IV secolo d.C., sotto
Diocleziano. Luoghi della fede degli inizi si trovano a Cagliari e a Sant’Antioco (con la stupenda catacomba, già necropoli cartaginese). Il Santuario dei Ss. Martiri in Cagliari è un luogo singolare che vuole raccogliere la memoria dei primi cristiani dell’antica Kalaris e dell’intera isola. Nel 455 i Vandali dopo aver saccheggiato Roma, occuparono la Sardegna, rimanendoci sino al 534. I re vandalici, stabilitisi in Africa settentrionale, professavano l'Arianesimo, combattuto dalla chiesa di Roma, e utilizzarono la Sardegna come terra di esilio per quei cristiani cattolici. Così nell'Isola arrivarono numerosi vescovi e monaci che svolsero un'intensa opera di evangelizzazione nei confronti delle popolazioni sarde ancora legate a forme antiche di religiosità e a riti pagani. Durante il dominio dei vandali due sardi divennero papi: Ilario (461-468) e Simmaco (498-514).

Nel VI secolo i Bizantini, cacciati i Vandali, annettono all’ impero la Sardegna. Il monachesimo orientale influì in Sardegna sul culto e sulla liturgia, specialmente per la devozione a santi. Un segno di questi culti particolari è la diffusione del culto per l’imperatore Costantino e per sua madre Elena. Eredità di questo periodo è il santuario di Santu Antinu a Sedilo, rimaneggiato nel XVI secolo. Tra il 590 e il 604 grande incremento alla diffusione della fede cristiana, specialmente nel centro-Sardegna, fu dato dall’invio di missionari da parte di papa san Gregorio Magno. Nel corso dell'VIII e IX secolo la vita dei paesi del Mediterraneo fu sconvolta dall'espansione degli Arabi. La Sardegna, perso ogni contatto con Bisanzio, restò isolata di fronte agli attacchi dei saraceni: i centri costieri venivano continuamente saccheggiati, gli abitanti catturati e venduti come schiavi.

Fu questo evento che portò poi alla nascita di Ordini come i Trinitari e Mercedari, quest’ultimo ancora presente nel santuario di Bonaria dal 1335. Fu questa situazione che molto probabilmente sta all'origine dei Giudicati: entità statuali autonome che ebbero potere in Sardegna fra il IX ed il XV secolo. Dall'XI secolo arrivarono in Sardegna per richiesta d ella chiesa di Roma, i primi monaci. Per primi arrivarono i Benedettini di Montecassino (1064), poi i Vittorini provenienti da Marsiglia (1089), i Camaldolesi (1105), i Vallombrosani (1128), i Cistercensi. I monasteri, oltre ad essere centri di cultura, promossero la costruzione di chiese e basiliche che abbellirono ed arricchirono le campagne sarde. Nel 1015 gli Arabi tentarono nuovamente di occupare l’isola, in soccorso dei Giudici vennero le Repubbliche marinare di Pisa e Genova e un secolo dopo la Sardegna passò sotto il loro dominio. Fu in questo periodo che nel 1220 giunsero i Francescani a Sassari, Oristano e Cagliari. E nel 1294 i Domenicani aprirono un convento a Cagliari nel rione di Villanova, divenendo molto popolari per la predicazione e la diffusione del Rosario.
Queste presenze segnarono tutta una fioritura – anche nei secoli successivi - di una santità ancora oggi custodita a Cagliari: Ignazio da Laconi e Salvatore da Horta. Dal 1300 al 1700 la Sardegna passò sotto il dominio aragonese, e in questo periodo vide la presenza di molti ordini religiosi: Agostiniani, Carmelitani, Minimi, Servi di Maria, Gesuiti e Fatebenefratelli. È in questo periodo che l'arcivescovo Francisco de Esquivel di Cagliari creò il Santuario dei Martiri. In conseguenza dei trattati di Londra (1718) e dell’Aia (1720) la Sardegna passò ai Savoia, e iniziò così la dominazione sabauda che portò l’isola a unirsi al continente e a confluire infine nello stato italiano.
 
L’Ottocento in Sardegna fu un periodo molto difficile per la fede e per la Chiesa a causa del nuove correnti di pensiero e per le questioni civili che scuotevano l ’Italia e l’Europa. Molte diocesi rimasero senza vescovo: Bosa e Ozieri per 25 anni; Cagliari per 17; Nuoro per 15; Tempio 16; Oristano 11; Alghero 8; Sassari 7.
 
Nel 1868 poterono partecipare al Concilio Vaticano I, solo tre vescovi. Niente visite pastorali e cresime durante gli anni di sede vacante. Questo portò a molte conseguenze pastorali.

Con l’avvento dell’unita d’Italia la Chiesa sarda visse in piena sintonia con le vicende nazionali civili e religiose. Un frutto della fede in Sardegna e della ripresa del Novecento fu la giovane martire dell’A.C. Antonia Mesina di Orgosolo. L’ultimo testimone della fede riconosciuto dalla Chiesa in Sardegna è Elisabetta Sanna, beatificata nel 2016.

domenica 3 giugno 2018

Solennità del SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO



SS. Crocifisso
Santuario S. Ignazio da Làconi
Cagliari
Prima lettura

Tutti i comandamenti che il Signore ha dato noi li eseguiremo.

Siamo nel cammino verso la Terra della promessa e gli israeliti guidati da Mosè accolgono la legge di Dio, come legge per essere popolo!
Viene offerto il sacrificio e il sangue dell’olocausto segna l’alleanza tra Dio e il popolo.

Tutto questo ci richiama alla memoria l’Eucaristia, patto della nuova ed eterna alleanza.

Seconda lettura

Il tema dell’alleanza e del sangue\nel sangue ritorna nella lettera agli ebrei.

È nel sangue di Cristo che si compie una redenzione eterna.


Vangelo

Entriamo nel Cenacolo del Giovedì Santo e il Vangelo ci fa rivivere i preparativi di quella Pasqua che cambierà la storia!

LA PASQUA DI GESÙ STA ANCORA CAMBIANDO LA STORIA?

Rispondiamo a questa domanda con il racconto dei NUOVI MIRACOLI EUCARISTICI.

Nuovi miracoli eucaristici

Tutto ebbe inizio nel 1264, a Bolsena, da quest’evento miracoloso fu poi istituita la solennità odierna.

Ci sono ancora i miracoli eucaristici?

Torino, Offida, Lanciano. Trani, ….

Ma ci sono dei nuovi miracoli eucaristici?

2001, nello stato del Kerala (India), riconosciuto nel 2005 dall’autorità ecclesiastica.

2006, in Messico, riconosciuto nel 2005.

2008 e 2013 in Polonia. Riconosciuti rispettivamente nel 2009 e nel 2016.

LA PASQUA DI GESÙ STA ANCORA CAMBIANDO e GUIDANDO LA STORIA?

Come mai ultimamente stanno avvenendo questi miracoli eucaristici?

La Chiesa risponde:

- per confermare nella fede i credenti e

- testimoniare come il Signore è presente sulla terra, e inoltre

- per "richiamare" le persone lontane, suscitando domande esistenziali.

Ed allora…

LA PASQUA DI GESÙ STA CAMBIANDO LA STORIA della TUA VITA?

Alle nuove generazioni quale patto di alleanza con il Signore stiamo affidando?

Amen.

domenica 20 maggio 2018

Un marchigiano patrono di Comiziano (NA)






San Severino nacque a Septempeda, l’odierna San Severino Marche (MC), da nobile famiglia cristiana alla fine del V secolo. Le poche notizie che si hanno di lui sono tratte dalla Sanctorum Severini et Victorini Vita, ripresa in un rifacimento tardivo che amplia ed arricchisce di episodi l’antico testo, già leggendario, a scapito della verità storica.
Composta nel VII-VIII secolo, la vita del Santo Vescovo manca di ogni riferimento cronologico. La tradizione pone il santo tra il 540 e il 545, indica nell’area attigua alla Pieve, al margine della zona archeologica, la sede dell’antica cattedrale,fa coincidere le date delle feste del Santo con l’8 gennaio, l’8 giugno, e il 30 novembre.
Il Lanzoni avanza l’ipotesi che il santo potesse essere identificato con il vescovo Severus, ricordato al Concilio di Sardica intorno al 342 ( IV sec.). Trattasi di ipotesi verosimile non solo perché il posto occupato da quel Severus potrebbe essere quello del vescovo di Septempeda, ma anche perché tra il IV e il V secolo nella Regio V esistevano almeno 15 diocesi.
Dalla Vita apprendiamo che Severino, insieme al fratello Vittorino, alla morte dei genitori, rinunciò ad un’esistenza facile ed agiata e si spogliò di tutti i suoi beni per darsi ad una vita di solitudine, di preghiera e di penitenza sul Monte Nero. Per la sua fama di santità, il clero e il popolo, morto il vescovo di Septempeda, lo elessero suo successore, e tale fu ordinato a Roma da Papa Vigilio. Morì un 8 gennaio mentre i Goti muovevano alla conquista del Piceno.
Sempre secondo la tradizione, con le prime invasioni barbariche, gli abitanti di Septempeda incominciarono ad abbandonare la città ed a rifugiarsi sulle alture vicine, stabilendosi definitivamente sulla vetta del Monte Nero. Le spoglie del Vescovo, eletto Santo, furono nascoste sotto un altare nella chiesa di Santa Maria della Pieve. Solo nel 590 furono portate al Monte Nero che era un luogo sacro (in cui il santo aveva vissuto vita eremitica), più sicuro e centro più abitato.
Qui fu costruita una chiesa in suo onore, l’attuale Duomo del Castello, e gli abitanti decisero di dedicare al Santo Vescovo il nome della città. La chiesa, costruita per concessione del vescovo Eudo nel 944, sarà poi ingrandita ed abbellita e solennemente consacrata l’8 giugno 1198. Le spoglie del santo, nuovamente, occultate nel 1197 per il timore di profanazioni, furono ancora una volta ritrovate il 15 maggio 1576 durante i lavori di ampliamento del presbiterio.

San Severino, vescovo di Septempeda, è il santo patrono di Comiziano. Si tramanda che il culto del Santo sia stato portato da alcuni marchigiani esuli a Comiziano in seguito alla conquista del Regno di Napoli da parte di Carlo VIII. Non manca chi fa risalire l’origine del culto alla presenza  di un monastero di benedettini a Casamarciano. Tuttavia, se così fosse, il Santo venerato a Comiziano dovrebbe essere San Severino del Norico, un abate benedettino le cui spoglie riposano nel cenobio benedettino di Napoli.
 
Questa seconda ipotesi è più probabile, in quando il santo del Norico è molto venerato nel napoletano, ma...

Nel 1947 un pullman partì da Comiziano alla volta delle Marche per prendere la reliquie del santo. Nel 1980, per la prima volta, il corpo di San Severino fu portato a Comiziano, esposto in chiesa e portato in processione per tutto il paese. Solenni festeggiamenti, in onore del santo patrono, si tengono l'8 gennaio ed agli inizi del mese di settembre, mentre la comunità comizianese, ogni anno, si reca in pellegrinaggio a San Severino Marche.
 
Quindi dal 1947 il culto si è definito nella persona di San Severino di Septempeda.

mercoledì 2 maggio 2018

Un creatura a servizio del Creatore


Don Luigi Ghinelli


«Nel giorno in cui il Signore Dio fece la terra e il cielo nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata, perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e non c’era uomo che lavorasse il suolo». La fecondità del suolo deriva dal dono gratuito di Dio (la pioggia) e dal lavoro dell’uomo.

Ecco il racconto di collaborazione tra Dio e un uomo.

 

Don Luigi Ghinelli, fondatore dell'omonimo istituto ancora oggi in attività, nasce a Gatteo il 4 maggio 1848 e viene ordinato sacerdote il 23 dicembre 1876. Viene inviato come cappellano a Sant'Angelo nell’anno 1883, dove prende in affitto una casa di quattro stanzette dove accoglie una decina di bambini… “per toglierli dalla strada, procurare loro un pane onorato e avviarli alla vita religiosa e cristiana”.

Alcuni anni più tardi trasporta l’opera a Gatteo, prima provvisoriamente in casa sua, poi in un modesto fabbricato a un solo piano su terreno donatogli dalla nobildonna Maria Ghiselli di Gatteo. A questo aggiunge un fabbricato con piano superiore; in seguito innalza un corpo di fabbricato più vasto.

L'approvazione dell'Istituto Fanciulli Poveri da parte dell'autorità diocesana avviene in data 7 maggio 1888.

Don Luigi Ghinelli fondò dapprima una fabbrica di fiammiferi, poi una per la lavorazione di cappelli di paglia e una calzoleria (1888), un’ebanisteria (1890), ma tutte queste opere dovettero soccombere. Restò solo la tipografia acquistata con don Benedetto Bassi a Monza e aperta nel 1891 per stampare, fra le altre cose, anche il giornale cattolico “La sveglia della Romagna”.

Nel 1902 s’incontra con Luigi Guanella, cui cede il proprio istituto già ben avviato. Avvia la costruzione dell’ospedale e del ricovero per gli anziani e invalidi: ospedale e ricovero maschile facevano parte di un unico fabbricato di fronte all’istituto, dal quale si trovavano separati dalla strada comunale che conduce a Gambettola. L’inaugurazione dei locali venne fatta da monsignor Giovanni Cazzani, vescovo di Cesena, nel 1908.

I lavori proseguono poi con la costruzione del fabbricato ad uso Colonia agricola, che verrà infine utilizzato come ricovero femminile e abitazione delle Suore addette all’assistenza dei ricoverati.

Muore il 19 marzo 1909.
 
 

Altre date significative dell’opera di don Ghinelli:

3 agosto 1909

Nomina di don Martino Cugnasca, guanelliano, a direttore dell'Istituto.

6 agosto 1915

Don Martino Cugnasca acquista per l'Opera don Guanella l'Istituto Fanciulli Poveri.

24 marzo 1924

Posa della Prima Pietra della nuova chiesa dell'Istituto. Direttore don Samuele Curti.

30 maggio 1926

Consacrazione della nuova chiesa fatta da Mons. Fabio Berdini.

29 maggio 1927

Traslazione della salma di don Ghinelli dal cimitero di Gatteo alla chiesa

dell'Istituto.

23 ottobre 1933

Cinquantenario dell'Istituto Fanciulli Poveri e inaugurazione dei nuovi edifici.

Direttore don Francesco Frigo.

Dicembre 1941

Don Abramo Rivellini riprende i lavori per la realizzazione del progetto edilizio

che sarà completato dal suo successore don Pietro Calvi.

6 giugno 1944

Benedizione dei nuovi edifici fatta da Mons. Beniamino Socche e Mostra

Laudativa del Nome di Gesù.

Ottobre 1944 - Giugno 1945

Nel passaggio del fronte di guerra l'Istituto rimane semidistrutto. Nel Giugno 1945 inizia la seconda ricostruzione, direttore don Pietro Calvi.
 


8 dicembre 1947

Il Vescovo Mons. Vincenzo Gili eleva a Santuario la chiesa dell'Istituto.

Giugno 1948

Celebrazione del 1° Centenario della nascita di Don Luigi Ghinelli e inaugurazione degli edifici ricostruiti.

18 luglio 1948

Inaugurazione della Colonia don Guanella a Gatteo Mare.

1952 - 53

Inizia la scuola dell'avviamento professionale di tipo industriale.

1959 - 60

La scuola viene riconosciuta sezione staccata della Statale di Cesena.

1963

Costruzione campo da tennis, pallavolo e pallacanestro nel cortile interno.

1980 - 81

L'Istituto ospita: 300 alunni, 100 semiconvittori e 30 interni.

1983

1° Centenario dell'Istituto don Ghinelli.

1991

Chiusura del convitto.

1996 - 2000

Terza ristrutturazione per un "Servizio Educativo - Riabilitativo e Assistenziale

a favore di disabili fisici e psichici.

19 Marzo 2009

Centenario della nascita al cielo don Luigi Ghinelli.

3 Agosto 2009

Centenario della presenza a Gatteo dell'Opera don Guanella.

2018

La causa di don Ghinelli è al momento ferma e non iscritta all’Index status causarum.

«A che scopo passiamo da questo mondo? Per quale fine siamo venuti in questa vita? Per che scopo lavoriamo e lottiamo? Perché questa terra ha bisogno di noi? Pertanto, non basta più dire che dobbiamo preoccuparci per le future generazioni. Occorre rendersi conto che quello che c’è in gioco è la dignità di noi stessi. Siamo noi i primi interessati a trasmettere un pianeta abitabile per l’umanità che verrà dopo di noi. È un dramma per noi stessi, perché ciò chiama in causa il significato del nostro passaggio su questa terra» (FRANCESCO, Laudato sì, 160).

 

 

Il Santuario Nostra Signora del Sacro Cuore ubicato alla periferia di Gatteo, venne costruito nel 1926.

Oggetto del culto e della devozione popolare è l’immagine a stampa della Madonna con Bambino che tiene sulle ginocchia e che gli tocca il cuore con la mano destra.

Presente anche la statua della Vergine con il Bambino in braccio e con Sant’Antonio da Padova, inginocchiato ai suoi piedi.

Il culto nasce a seguito della fondazione dell’Istituto Poveri Fanciulli da parte di don Luigi Ghinelli sotto la protezione di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù.

venerdì 27 aprile 2018

O bene avventurata!






S. Maria Maddalena
patrona di Campo Ligure


O bene avventurata
Maddalena pentita,
Bella Cerva del Ciel d'amor ferita,
Che guaristi il tuo male,
Ungendo i piedi al medico immortale.
 
(San Giuseppe da Copertino)




giovedì 12 aprile 2018

Il centurione di Gesù Cristo: Marcello, martire a Capua


San Marcello di Capua
Chiesa San Marcello Maggiore
Parr. Santi Filippo e Giacomo in Capua (CE)

Martirologio Romano, 7 ottobre: A Capua in Campania, san Marcello, martire.

Il Martirologio Geronimiano conosce Marcello come martire di Capua e lo ricorda ai giorni 6 e 7 ottobre (questa ultima data è il vero dies natalis); egli solo ancora è notato nel Calendario mozarabico e in quello marmoreo di Napoli e la sua immagine era riprodotta nei famosi mosaici della basilica locale di S. Prisco del sec. VI. In un calendario del sec. VII, nel Sacramentario Gelasiano del secolo VIII e poi nel Martirologio di Floro, invece, Marcello si trova citato anche con Apuleio; quest'ultimo però non è mai esistito e la sua menzione deve attribuirsi probabilmente ad una arbitraria interpretazione della parola Apulia - Apolia, indicata nei latercoli del Geronimiano, alla stessa data, ma per altri martiri.

A sua volta Adone completando il latercolo di Floro vi aggiunse alcune notizie tratte dalla passio Nerei et Achillei, mentre un altro falsario componeva una nuova leggenda, conservata in un manoscritto di Farfa del secolo IX-X, in cui si narra che Marcello, fervente cristiano romano, esiliato dall'imperatore Tiberio a Capua ed arrestato durante la festa dell'imperatore per non aver voluto partecipare ai sacrifici, fu condannato a morte; il suo servo Apuleio poco dopo lo seguì nel martirio.

Marcello, un centurione romano, fervente e generoso adoperava le sue ricchezze per liberare i prigionieri di guerra; arrestato a Capua fu ucciso dal prefetto delle milizie Agricolano, poco prima del suo servo Apuleio. In conclusione il solo Marcello deve ritenersi come autentico martire di Capua, ma di lui niente si conosce di preciso.

I luoghi di culto:

Parrocchia San Marcello in Caturano di Macerata Campania (CE)

San Marcello di Capua
Caturano di Macerata Campania (CE)
La fondazione della chiesa è databile intorno al XIII secolo così come riportato negli “Istrumenti del Monastero di San Giovanni di Capua”. Certamente già esisteva negli anni 1308-1310 come chiesa assoggettata al pagamento delle decime a favore della Diocesi di Capua. Essa fu edificata sotto il titolo di San Marcello, centurione romano, il cui martirio avvenne proprio nel casale di Caturano sotto il prefetto Agricolano. Del Santo si conserva tuttora la reliquia donata nel 1684 alla Chiesa di Caturano, nella persona del parroco don Gennaro Antonio Stellato, dal Reverendo Dionisio Lapis, Abate del Cenobio di Santa Maria a Maiella dei Celestini di Capua.

Chiesa di San Marcello Maggiore in Parrocchia Santi Filippo e Giacomo a Capua (CE)
La chiesa di S. Marcello martire, ex centurione dell’esercito imperiale romano del sec. III, è stata edificata nell’851 e rappresenta una delle realizzazioni più antiche del periodo longobardo a Capua.

San Marcello martire a Capua
Musicile di Portico di Caserta (CE)
La chiesa, originariamente a tre navate, fu distrutta nel 1850 e ricostruita nel 1859 assumendo l’attuale conformazione ad unica navata.

Parrocchia San Marcello in Musicile di Portico di Caserta (CE)

Del Casale (ricordato anche da Francesco Granata nella "Storia Sacra della chiesa metropolitana di Capua") oggi vi restano solo la piccola chiesa parrocchiale di San Marcello Martire Centurione e poche case. La chiesa di San Marcello Centurione, di antiche origini, ricorda il luogo del passaggio del Santo Martire Capuano verso il suo supplizio in terra di Puglia. La statua qui venerata è seicentesca.

sabato 7 aprile 2018

«Iesu, corona virginum»




Sono dell’opinione che ogni cosa accade quando deve accadere, ed arriva quando deve arrivare: bisogna avere pazienza.

Quando scopri un santo nuovo e scopri che non esiste il santino, dici: lo stamperemo!

Vai così in loco per fare la foto e poi dici, stamperemo.

Poi un giorno cerchi su eBay e scopri che quel santo è già stato stampato in una vecchia serie di santi benedettini, e dici: lo compro!

Paghi, viene spedito e speri… la busta è in balia delle Poste italiane, e nulla è detto!

Ma ecco la busta, apri, ecco il santino, ed ecco il santo che cercavi, meglio la santa: Nitidia.

Ma il santino scrive: Santa Chelidonia, perché? Ma lo sapevi già!

Perché è una iconografia incerta, per cui quando fu stampata fu definita Chelidonia.

Ma S. Nitidia è sorella di S. Chelidonia, capite l’arcano?

L’immagine raffigura un affresco di autore anonimo romano del secolo XIII, e secondo due fonti (Fondazione Federico Azari dell'Università di Bologna e G. Kaftal in Iconografy of the saints in central and south italian pianting) è probabilmente santa Nitidia.

Anche un altro testo del 1904: Le fonti e la letteratura della storia sublacense. Notizie storiche dell'abbazia durante il medio evo. Giovannoni, G. L'architettura dei monasteri sublacensi. Hermanin, F. Le pitture dei monasteri sublacensi, riporta a pagina 477, descrivendo gli affreschi che fanno da corona al Conxolus, afferma: A questo affresco segue la figura di santa Nitidia.

Della santa si parla in una biografia di Santa Chelidonia, opera del 1842, di don Pietro Caponi, in cui si racconta che Nitidia di Chelidonia sorella, recatasi a trovarla, fu testimone dei doni mistici di questa. Secondo alcuni autori Nitidia era sorella gemella di Chelidonia, figlie di Albasia, detta sterile.
  
«Iesu, corona virginum»
 
Gesù che incoroni le vergini,
o Figlio di donna mirabile,
Maria, la Vergine Madre,
benigno esaudisci chi implora...
(Inno ambrosiano)
 


giovedì 5 aprile 2018

Tu che, spezzando le catene del maligno serpente (2)

 
 


Il titolo della Catena ci riporta al miracolo avvenuto a Palermo il 18 agosto 1392, ai tempi del re Martino I di Aragona, quando nella chiesetta di Santa Maria del Porto: “La Madonna aveva spezzato le catene a tre poveri condannati a morte ingiustamente. Assolti dal re perché liberati dalla Madre di Dio”
PREGHIERA

O Vergine Santissima della Catena,

tu che, spezzando le catene del maligno serpente,

hai nuovamente legata l’umanità perduta

al suo eterno Creatore, guarda, pietosa, i fedeli

che a Te ricorrono, fiduciosi nella Tua materna bontà,

nella Tua divina potenza, nel Tuo celeste aiuto.

Tu, che da Dio sei stata prescelta come dispensatrice

delle grazie celesti, continua a far discendere dal cielo

le Divine benedizioni sulla Tua Dinami di cui Tu

sei la gloria più fulgida, sui pellegrini, che corrono

ai tuoi piedi fin dai lontani paesi per tributarti

l’omaggio della profonda venerazione e su tutti quei

fedeli che ricorrono a Te per aiuto

nei loro bisogni spirituali e corporali.

Salve Regina

mercoledì 4 aprile 2018

Un uomo, non un santo, ma un uomo ...



“Un uomo, non un santo,
ma un uomo che avevo un sogno:
liberi in Dio!”



“Ed ora, Fratelli e Figli, Noi non possiamo esimerci dal menzionare anche qui il triste ricordo che pesa sulla coscienza del mondo della vile e atroce uccisione di Martin Luther King. Uniremo questo ricordo a quello del tragico racconto della Passione di Cristo, che adesso abbiamo ascoltato.

Noi abbiamo ricevuto in Udienza, anni fa, questo predicatore cristiano della promozione umana e civile della sua gente negra in terra americana. Sapevamo dell’ardore della sua propaganda; ed anche Noi osammo allora raccomandargli che essa fosse senza violenza ed intesa a stabilire fratellanza e cooperazione fra le due stirpi, la bianca e la negra. Ed egli Ci assicurò che appunto il suo metodo di propaganda non faceva uso di mezzi violenti, e che il suo intento era quello di favorire relazioni pacifiche ed amichevoli tra i figli delle due razze. Tanto più forte è perciò il Nostro rammarico per la sua tragica morte, e tanto più viva è la Nostra deplorazione per questo delitto. Siamo sicuri che voi, con tutta la comunità cattolica di Roma e del mondo, condividete questi sentimenti. Come pure certamente saranno da tutti condivisi i voti che questo sangue spiritualmente prezioso Ci ispira: possa l’esecrando delitto assumere valore di sacrificio; non odio, non vendetta, non nuovo abisso fra cittadini d’una stessa grande e nobile terra si faccia più profondo, ma un nuovo comune proposito di perdono, di pace, di riconciliazione nell’eguaglianza di liberi e giusti diritti s’imponga alle ingiuste discriminazioni e alle lotte presenti. Il Nostro dolore si fa più grande e pauroso per le reazioni violente e disordinate, che il triste fatto ha provocate; ma la Nostra speranza cresce altresì vedendo che da ogni parte responsabile e dal cuore del popolo sano cresce il desiderio e l’impegno di trarre dall’iniqua morte di Martin Luther King un effettivo superamento delle lotte razziali e di stabilire leggi e metodi di convivenza più conformi alla civiltà moderna e alla fratellanza cristiana. Piangendo, sperando, Noi pregheremo affinché così sia”.
(SAN PAOLO VI, 7 aprile 1968)
 
 
* * *
 
La fraternità è il frutto della Pasqua di Cristo che, con la sua morte e risurrezione, ha sconfitto il peccato che separava l’uomo da Dio, l’uomo da sé stesso, l’uomo dai suoi fratelli. Ma noi sappiamo che il peccato sempre separa, sempre fa inimicizie. Gesù ha abbattuto il muro di divisione tra gli uomini e ha ristabilito la pace, cominciando a tessere la rete di una nuova fraternità. È tanto importante in questo nostro tempo riscoprire la fraternità, così come era vissuta nelle prime comunità cristiane. Riscoprire come dare spazio a Gesù che mai separa, sempre unisce. Non ci può essere una vera comunione e un impegno per il bene comune e la giustizia sociale senza la fraternità e la condivisione. Senza condivisione fraterna non si può realizzare una comunità ecclesiale o civile: esiste solo un insieme di individui mossi o raggruppati dai propri interessi. Ma la fraternità è una grazia che fa Gesù.
La Pasqua di Cristo ha fatto esplodere nel mondo un’altra cosa: la novità del dialogo e della relazione, novità che per i cristiani è diventata una responsabilità. Infatti Gesù ha detto: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35). Ecco perché non possiamo rinchiuderci nel nostro privato, nel nostro gruppo, ma siamo chiamati a occuparci del bene comune, a prenderci cura dei fratelli, specialmente quelli più deboli ed emarginati. Solo la fraternità può garantire una pace duratura, può sconfiggere le povertà, può spegnere le tensioni e le guerre, può estirpare la corruzione e la criminalità. L’angelo che ci dice: “É risorto”, ci aiuti a vivere la fraternità e la novità del dialogo e della relazione e la preoccupazione per il bene comune. La Vergine Maria, che in questo tempo pasquale invochiamo con il titolo di Regina del Cielo, ci sostenga con la sua preghiera, affinché la fraternità e la comunione che sperimentiamo in questi giorni di Pasqua, possano diventare nostro stile di vita e anima delle nostre relazioni”.
(PAPA FRANCESCO, 2 aprile 2018)
 
 

Rieti!!




martedì 3 aprile 2018

San Luigi Scrosoppi, prega per noi!




L'immagine tratta da icatolica, lo raffigura con due simboli
del suo patronato: calciatori e malati di Aids
 
Sacerdote oratoriano e Fondatore

Udine, 4 agosto 1804 - 3 aprile 1884

Il miracolo che ha portato sugli altari il sacerdote friulano Luigi Scrosoppi è stato la guarigione da una malattia che ai suoi tempi nemmeno si immaginava: l'Aids. Il beneficiato, nel 1996, è un ragazzo sudafricano. Scrosoppi è divenuto così patrono dei malati di Aids. Nato a Udine nel 1804, terzo di tre fratelli, Luigi fu il terzo sacerdote della famiglia. Carlo, il primo, nato dal primo matrimonio della mamma Antonia Lazzarini con Francesco Filaferro morto esule a Klagenfurt, diventa sacerdote filippino. Giovanni Battista, nato dal matrimonio con Domenico Scrosoppi, diventa sacerdote diocesano. Luigi segue le orme dei fratelli, entra in seminario e viene consacrato nel duomo di Udine il 31 marzo 1827. Nella Regione, al tempo poverissima, provvede con alcuni preti e un gruppo di maestre all'educazione delle ragazze in difficoltà. Ne nasce la Congregazione delle Suore della Provvidenza. A 42 anni entra nell'Oratorio di san Filippo Neri. Morirà a Udine nel 1884. È stato canonizzato il 10 giugno 2001. È sepolto nel centro di Udine, nella Chiesa di San Gaetano presso casa delle Suore della Provvidenza, non lontano dal vecchio seminario, dai santuari del Carmine e delle Grazie.

Martirologio Romano, 3 aprile: A Udine, san Luigi Scrosoppi, sacerdote della Congregazione dell’Oratorio, che fondò la Congregazione delle Suore della Divina Provvidenza per educare le giovani nello spirito cristiano.
 


«La carità fu il segreto del suo lungo e instancabile apostolato, nutrito di costante contatto con Cristo, contemplato e imitato nell'umiltà e nella povertà della sua nascita a Betlemme, nella semplicità della vita laboriosa a Nazaret, nella completa immolazione sul Calvario, nell'eloquente silenzio dell'Eucaristia. Per questo la Chiesa lo addita ai sacerdoti e ai fedeli quale modello di profonda ed efficace sintesi tra la comunione con Dio e il servizio dei fratelli. Modello, in altre parole, di un'esistenza vissuta in comunione intensa con la Santissima Trinità»
(San Giovanni Paolo II, dall’Omelia di conizzazione 10 giugno 2001)