mercoledì 2 maggio 2018

Un creatura a servizio del Creatore


Don Luigi Ghinelli


«Nel giorno in cui il Signore Dio fece la terra e il cielo nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata, perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e non c’era uomo che lavorasse il suolo». La fecondità del suolo deriva dal dono gratuito di Dio (la pioggia) e dal lavoro dell’uomo.

Ecco il racconto di collaborazione tra Dio e un uomo.

 

Don Luigi Ghinelli, fondatore dell'omonimo istituto ancora oggi in attività, nasce a Gatteo il 4 maggio 1848 e viene ordinato sacerdote il 23 dicembre 1876. Viene inviato come cappellano a Sant'Angelo nell’anno 1883, dove prende in affitto una casa di quattro stanzette dove accoglie una decina di bambini… “per toglierli dalla strada, procurare loro un pane onorato e avviarli alla vita religiosa e cristiana”.

Alcuni anni più tardi trasporta l’opera a Gatteo, prima provvisoriamente in casa sua, poi in un modesto fabbricato a un solo piano su terreno donatogli dalla nobildonna Maria Ghiselli di Gatteo. A questo aggiunge un fabbricato con piano superiore; in seguito innalza un corpo di fabbricato più vasto.

L'approvazione dell'Istituto Fanciulli Poveri da parte dell'autorità diocesana avviene in data 7 maggio 1888.

Don Luigi Ghinelli fondò dapprima una fabbrica di fiammiferi, poi una per la lavorazione di cappelli di paglia e una calzoleria (1888), un’ebanisteria (1890), ma tutte queste opere dovettero soccombere. Restò solo la tipografia acquistata con don Benedetto Bassi a Monza e aperta nel 1891 per stampare, fra le altre cose, anche il giornale cattolico “La sveglia della Romagna”.

Nel 1902 s’incontra con Luigi Guanella, cui cede il proprio istituto già ben avviato. Avvia la costruzione dell’ospedale e del ricovero per gli anziani e invalidi: ospedale e ricovero maschile facevano parte di un unico fabbricato di fronte all’istituto, dal quale si trovavano separati dalla strada comunale che conduce a Gambettola. L’inaugurazione dei locali venne fatta da monsignor Giovanni Cazzani, vescovo di Cesena, nel 1908.

I lavori proseguono poi con la costruzione del fabbricato ad uso Colonia agricola, che verrà infine utilizzato come ricovero femminile e abitazione delle Suore addette all’assistenza dei ricoverati.

Muore il 19 marzo 1909.
 
 

Altre date significative dell’opera di don Ghinelli:

3 agosto 1909

Nomina di don Martino Cugnasca, guanelliano, a direttore dell'Istituto.

6 agosto 1915

Don Martino Cugnasca acquista per l'Opera don Guanella l'Istituto Fanciulli Poveri.

24 marzo 1924

Posa della Prima Pietra della nuova chiesa dell'Istituto. Direttore don Samuele Curti.

30 maggio 1926

Consacrazione della nuova chiesa fatta da Mons. Fabio Berdini.

29 maggio 1927

Traslazione della salma di don Ghinelli dal cimitero di Gatteo alla chiesa

dell'Istituto.

23 ottobre 1933

Cinquantenario dell'Istituto Fanciulli Poveri e inaugurazione dei nuovi edifici.

Direttore don Francesco Frigo.

Dicembre 1941

Don Abramo Rivellini riprende i lavori per la realizzazione del progetto edilizio

che sarà completato dal suo successore don Pietro Calvi.

6 giugno 1944

Benedizione dei nuovi edifici fatta da Mons. Beniamino Socche e Mostra

Laudativa del Nome di Gesù.

Ottobre 1944 - Giugno 1945

Nel passaggio del fronte di guerra l'Istituto rimane semidistrutto. Nel Giugno 1945 inizia la seconda ricostruzione, direttore don Pietro Calvi.
 


8 dicembre 1947

Il Vescovo Mons. Vincenzo Gili eleva a Santuario la chiesa dell'Istituto.

Giugno 1948

Celebrazione del 1° Centenario della nascita di Don Luigi Ghinelli e inaugurazione degli edifici ricostruiti.

18 luglio 1948

Inaugurazione della Colonia don Guanella a Gatteo Mare.

1952 - 53

Inizia la scuola dell'avviamento professionale di tipo industriale.

1959 - 60

La scuola viene riconosciuta sezione staccata della Statale di Cesena.

1963

Costruzione campo da tennis, pallavolo e pallacanestro nel cortile interno.

1980 - 81

L'Istituto ospita: 300 alunni, 100 semiconvittori e 30 interni.

1983

1° Centenario dell'Istituto don Ghinelli.

1991

Chiusura del convitto.

1996 - 2000

Terza ristrutturazione per un "Servizio Educativo - Riabilitativo e Assistenziale

a favore di disabili fisici e psichici.

19 Marzo 2009

Centenario della nascita al cielo don Luigi Ghinelli.

3 Agosto 2009

Centenario della presenza a Gatteo dell'Opera don Guanella.

2018

La causa di don Ghinelli è al momento ferma e non iscritta all’Index status causarum.

«A che scopo passiamo da questo mondo? Per quale fine siamo venuti in questa vita? Per che scopo lavoriamo e lottiamo? Perché questa terra ha bisogno di noi? Pertanto, non basta più dire che dobbiamo preoccuparci per le future generazioni. Occorre rendersi conto che quello che c’è in gioco è la dignità di noi stessi. Siamo noi i primi interessati a trasmettere un pianeta abitabile per l’umanità che verrà dopo di noi. È un dramma per noi stessi, perché ciò chiama in causa il significato del nostro passaggio su questa terra» (FRANCESCO, Laudato sì, 160).

 

 

Il Santuario Nostra Signora del Sacro Cuore ubicato alla periferia di Gatteo, venne costruito nel 1926.

Oggetto del culto e della devozione popolare è l’immagine a stampa della Madonna con Bambino che tiene sulle ginocchia e che gli tocca il cuore con la mano destra.

Presente anche la statua della Vergine con il Bambino in braccio e con Sant’Antonio da Padova, inginocchiato ai suoi piedi.

Il culto nasce a seguito della fondazione dell’Istituto Poveri Fanciulli da parte di don Luigi Ghinelli sotto la protezione di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù.

venerdì 27 aprile 2018

O bene avventurata!






S. Maria Maddalena
patrona di Campo Ligure


O bene avventurata
Maddalena pentita,
Bella Cerva del Ciel d'amor ferita,
Che guaristi il tuo male,
Ungendo i piedi al medico immortale.
 
(San Giuseppe da Copertino)




giovedì 12 aprile 2018

Il centurione di Gesù Cristo: Marcello, martire a Capua


San Marcello di Capua
Chiesa San Marcello Maggiore
Parr. Santi Filippo e Giacomo in Capua (CE)

Martirologio Romano, 7 ottobre: A Capua in Campania, san Marcello, martire.

Il Martirologio Geronimiano conosce Marcello come martire di Capua e lo ricorda ai giorni 6 e 7 ottobre (questa ultima data è il vero dies natalis); egli solo ancora è notato nel Calendario mozarabico e in quello marmoreo di Napoli e la sua immagine era riprodotta nei famosi mosaici della basilica locale di S. Prisco del sec. VI. In un calendario del sec. VII, nel Sacramentario Gelasiano del secolo VIII e poi nel Martirologio di Floro, invece, Marcello si trova citato anche con Apuleio; quest'ultimo però non è mai esistito e la sua menzione deve attribuirsi probabilmente ad una arbitraria interpretazione della parola Apulia - Apolia, indicata nei latercoli del Geronimiano, alla stessa data, ma per altri martiri.

A sua volta Adone completando il latercolo di Floro vi aggiunse alcune notizie tratte dalla passio Nerei et Achillei, mentre un altro falsario componeva una nuova leggenda, conservata in un manoscritto di Farfa del secolo IX-X, in cui si narra che Marcello, fervente cristiano romano, esiliato dall'imperatore Tiberio a Capua ed arrestato durante la festa dell'imperatore per non aver voluto partecipare ai sacrifici, fu condannato a morte; il suo servo Apuleio poco dopo lo seguì nel martirio.

Marcello, un centurione romano, fervente e generoso adoperava le sue ricchezze per liberare i prigionieri di guerra; arrestato a Capua fu ucciso dal prefetto delle milizie Agricolano, poco prima del suo servo Apuleio. In conclusione il solo Marcello deve ritenersi come autentico martire di Capua, ma di lui niente si conosce di preciso.

I luoghi di culto:

Parrocchia San Marcello in Caturano di Macerata Campania (CE)

San Marcello di Capua
Caturano di Macerata Campania (CE)
La fondazione della chiesa è databile intorno al XIII secolo così come riportato negli “Istrumenti del Monastero di San Giovanni di Capua”. Certamente già esisteva negli anni 1308-1310 come chiesa assoggettata al pagamento delle decime a favore della Diocesi di Capua. Essa fu edificata sotto il titolo di San Marcello, centurione romano, il cui martirio avvenne proprio nel casale di Caturano sotto il prefetto Agricolano. Del Santo si conserva tuttora la reliquia donata nel 1684 alla Chiesa di Caturano, nella persona del parroco don Gennaro Antonio Stellato, dal Reverendo Dionisio Lapis, Abate del Cenobio di Santa Maria a Maiella dei Celestini di Capua.

Chiesa di San Marcello Maggiore in Parrocchia Santi Filippo e Giacomo a Capua (CE)
La chiesa di S. Marcello martire, ex centurione dell’esercito imperiale romano del sec. III, è stata edificata nell’851 e rappresenta una delle realizzazioni più antiche del periodo longobardo a Capua.

San Marcello martire a Capua
Musicile di Portico di Caserta (CE)
La chiesa, originariamente a tre navate, fu distrutta nel 1850 e ricostruita nel 1859 assumendo l’attuale conformazione ad unica navata.

Parrocchia San Marcello in Musicile di Portico di Caserta (CE)

Del Casale (ricordato anche da Francesco Granata nella "Storia Sacra della chiesa metropolitana di Capua") oggi vi restano solo la piccola chiesa parrocchiale di San Marcello Martire Centurione e poche case. La chiesa di San Marcello Centurione, di antiche origini, ricorda il luogo del passaggio del Santo Martire Capuano verso il suo supplizio in terra di Puglia. La statua qui venerata è seicentesca.

sabato 7 aprile 2018

«Iesu, corona virginum»




Sono dell’opinione che ogni cosa accade quando deve accadere, ed arriva quando deve arrivare: bisogna avere pazienza.

Quando scopri un santo nuovo e scopri che non esiste il santino, dici: lo stamperemo!

Vai così in loco per fare la foto e poi dici, stamperemo.

Poi un giorno cerchi su eBay e scopri che quel santo è già stato stampato in una vecchia serie di santi benedettini, e dici: lo compro!

Paghi, viene spedito e speri… la busta è in balia delle Poste italiane, e nulla è detto!

Ma ecco la busta, apri, ecco il santino, ed ecco il santo che cercavi, meglio la santa: Nitidia.

Ma il santino scrive: Santa Chelidonia, perché? Ma lo sapevi già!

Perché è una iconografia incerta, per cui quando fu stampata fu definita Chelidonia.

Ma S. Nitidia è sorella di S. Chelidonia, capite l’arcano?

L’immagine raffigura un affresco di autore anonimo romano del secolo XIII, e secondo due fonti (Fondazione Federico Azari dell'Università di Bologna e G. Kaftal in Iconografy of the saints in central and south italian pianting) è probabilmente santa Nitidia.

Anche un altro testo del 1904: Le fonti e la letteratura della storia sublacense. Notizie storiche dell'abbazia durante il medio evo. Giovannoni, G. L'architettura dei monasteri sublacensi. Hermanin, F. Le pitture dei monasteri sublacensi, riporta a pagina 477, descrivendo gli affreschi che fanno da corona al Conxolus, afferma: A questo affresco segue la figura di santa Nitidia.

Della santa si parla in una biografia di Santa Chelidonia, opera del 1842, di don Pietro Caponi, in cui si racconta che Nitidia di Chelidonia sorella, recatasi a trovarla, fu testimone dei doni mistici di questa. Secondo alcuni autori Nitidia era sorella gemella di Chelidonia, figlie di Albasia, detta sterile.
  
«Iesu, corona virginum»
 
Gesù che incoroni le vergini,
o Figlio di donna mirabile,
Maria, la Vergine Madre,
benigno esaudisci chi implora...
(Inno ambrosiano)
 


giovedì 5 aprile 2018

Tu che, spezzando le catene del maligno serpente (2)

 
 


Il titolo della Catena ci riporta al miracolo avvenuto a Palermo il 18 agosto 1392, ai tempi del re Martino I di Aragona, quando nella chiesetta di Santa Maria del Porto: “La Madonna aveva spezzato le catene a tre poveri condannati a morte ingiustamente. Assolti dal re perché liberati dalla Madre di Dio”
PREGHIERA

O Vergine Santissima della Catena,

tu che, spezzando le catene del maligno serpente,

hai nuovamente legata l’umanità perduta

al suo eterno Creatore, guarda, pietosa, i fedeli

che a Te ricorrono, fiduciosi nella Tua materna bontà,

nella Tua divina potenza, nel Tuo celeste aiuto.

Tu, che da Dio sei stata prescelta come dispensatrice

delle grazie celesti, continua a far discendere dal cielo

le Divine benedizioni sulla Tua Dinami di cui Tu

sei la gloria più fulgida, sui pellegrini, che corrono

ai tuoi piedi fin dai lontani paesi per tributarti

l’omaggio della profonda venerazione e su tutti quei

fedeli che ricorrono a Te per aiuto

nei loro bisogni spirituali e corporali.

Salve Regina

mercoledì 4 aprile 2018

Un uomo, non un santo, ma un uomo ...



“Un uomo, non un santo,
ma un uomo che avevo un sogno:
liberi in Dio!”



“Ed ora, Fratelli e Figli, Noi non possiamo esimerci dal menzionare anche qui il triste ricordo che pesa sulla coscienza del mondo della vile e atroce uccisione di Martin Luther King. Uniremo questo ricordo a quello del tragico racconto della Passione di Cristo, che adesso abbiamo ascoltato.

Noi abbiamo ricevuto in Udienza, anni fa, questo predicatore cristiano della promozione umana e civile della sua gente negra in terra americana. Sapevamo dell’ardore della sua propaganda; ed anche Noi osammo allora raccomandargli che essa fosse senza violenza ed intesa a stabilire fratellanza e cooperazione fra le due stirpi, la bianca e la negra. Ed egli Ci assicurò che appunto il suo metodo di propaganda non faceva uso di mezzi violenti, e che il suo intento era quello di favorire relazioni pacifiche ed amichevoli tra i figli delle due razze. Tanto più forte è perciò il Nostro rammarico per la sua tragica morte, e tanto più viva è la Nostra deplorazione per questo delitto. Siamo sicuri che voi, con tutta la comunità cattolica di Roma e del mondo, condividete questi sentimenti. Come pure certamente saranno da tutti condivisi i voti che questo sangue spiritualmente prezioso Ci ispira: possa l’esecrando delitto assumere valore di sacrificio; non odio, non vendetta, non nuovo abisso fra cittadini d’una stessa grande e nobile terra si faccia più profondo, ma un nuovo comune proposito di perdono, di pace, di riconciliazione nell’eguaglianza di liberi e giusti diritti s’imponga alle ingiuste discriminazioni e alle lotte presenti. Il Nostro dolore si fa più grande e pauroso per le reazioni violente e disordinate, che il triste fatto ha provocate; ma la Nostra speranza cresce altresì vedendo che da ogni parte responsabile e dal cuore del popolo sano cresce il desiderio e l’impegno di trarre dall’iniqua morte di Martin Luther King un effettivo superamento delle lotte razziali e di stabilire leggi e metodi di convivenza più conformi alla civiltà moderna e alla fratellanza cristiana. Piangendo, sperando, Noi pregheremo affinché così sia”.
(SAN PAOLO VI, 7 aprile 1968)
 
 
* * *
 
“La fraternità è il frutto della Pasqua di Cristo che, con la sua morte e risurrezione, ha sconfitto il peccato che separava l’uomo da Dio, l’uomo da sé stesso, l’uomo dai suoi fratelli. Ma noi sappiamo che il peccato sempre separa, sempre fa inimicizie. Gesù ha abbattuto il muro di divisione tra gli uomini e ha ristabilito la pace, cominciando a tessere la rete di una nuova fraternità. È tanto importante in questo nostro tempo riscoprire la fraternità, così come era vissuta nelle prime comunità cristiane. Riscoprire come dare spazio a Gesù che mai separa, sempre unisce. Non ci può essere una vera comunione e un impegno per il bene comune e la giustizia sociale senza la fraternità e la condivisione. Senza condivisione fraterna non si può realizzare una comunità ecclesiale o civile: esiste solo un insieme di individui mossi o raggruppati dai propri interessi. Ma la fraternità è una grazia che fa Gesù.
La Pasqua di Cristo ha fatto esplodere nel mondo un’altra cosa: la novità del dialogo e della relazione, novità che per i cristiani è diventata una responsabilità. Infatti Gesù ha detto: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35). Ecco perché non possiamo rinchiuderci nel nostro privato, nel nostro gruppo, ma siamo chiamati a occuparci del bene comune, a prenderci cura dei fratelli, specialmente quelli più deboli ed emarginati. Solo la fraternità può garantire una pace duratura, può sconfiggere le povertà, può spegnere le tensioni e le guerre, può estirpare la corruzione e la criminalità. L’angelo che ci dice: “É risorto”, ci aiuti a vivere la fraternità e la novità del dialogo e della relazione e la preoccupazione per il bene comune. La Vergine Maria, che in questo tempo pasquale invochiamo con il titolo di Regina del Cielo, ci sostenga con la sua preghiera, affinché la fraternità e la comunione che sperimentiamo in questi giorni di Pasqua, possano diventare nostro stile di vita e anima delle nostre relazioni”.
(PAPA FRANCESCO, 2 aprile 2018)
 
 

Rieti!!




martedì 3 aprile 2018

San Luigi Scrosoppi, prega per noi!




L'immagine tratta da icatolica, lo raffigura con due simboli
del suo patronato: calciatori e malati di Aids
 
Sacerdote oratoriano e Fondatore

Udine, 4 agosto 1804 - 3 aprile 1884

Il miracolo che ha portato sugli altari il sacerdote friulano Luigi Scrosoppi è stato la guarigione da una malattia che ai suoi tempi nemmeno si immaginava: l'Aids. Il beneficiato, nel 1996, è un ragazzo sudafricano. Scrosoppi è divenuto così patrono dei malati di Aids. Nato a Udine nel 1804, terzo di tre fratelli, Luigi fu il terzo sacerdote della famiglia. Carlo, il primo, nato dal primo matrimonio della mamma Antonia Lazzarini con Francesco Filaferro morto esule a Klagenfurt, diventa sacerdote filippino. Giovanni Battista, nato dal matrimonio con Domenico Scrosoppi, diventa sacerdote diocesano. Luigi segue le orme dei fratelli, entra in seminario e viene consacrato nel duomo di Udine il 31 marzo 1827. Nella Regione, al tempo poverissima, provvede con alcuni preti e un gruppo di maestre all'educazione delle ragazze in difficoltà. Ne nasce la Congregazione delle Suore della Provvidenza. A 42 anni entra nell'Oratorio di san Filippo Neri. Morirà a Udine nel 1884. È stato canonizzato il 10 giugno 2001. È sepolto nel centro di Udine, nella Chiesa di San Gaetano presso casa delle Suore della Provvidenza, non lontano dal vecchio seminario, dai santuari del Carmine e delle Grazie.

Martirologio Romano, 3 aprile: A Udine, san Luigi Scrosoppi, sacerdote della Congregazione dell’Oratorio, che fondò la Congregazione delle Suore della Divina Provvidenza per educare le giovani nello spirito cristiano.
 


«La carità fu il segreto del suo lungo e instancabile apostolato, nutrito di costante contatto con Cristo, contemplato e imitato nell'umiltà e nella povertà della sua nascita a Betlemme, nella semplicità della vita laboriosa a Nazaret, nella completa immolazione sul Calvario, nell'eloquente silenzio dell'Eucaristia. Per questo la Chiesa lo addita ai sacerdoti e ai fedeli quale modello di profonda ed efficace sintesi tra la comunione con Dio e il servizio dei fratelli. Modello, in altre parole, di un'esistenza vissuta in comunione intensa con la Santissima Trinità»
(San Giovanni Paolo II, dall’Omelia di conizzazione 10 giugno 2001)

lunedì 2 aprile 2018

Una passeggiata a Milano





Suggerimenti per una piccola uscita milanese.
Il Museo Diocesano, dedicato al Cardinale Martini.

Meraviglioso per la storia custodita e in questo periodo per due mostre.
 
“Capolavori Sibillini, Le Marche e i Luoghi della Bellezza”, a cura di Daniela Tisi e Vittorio Sgarbi. Una prestigiosa selezione di opere, provenienti dai luoghi marchigiani colpiti dal terremoto del 2016, sarà esposta al Museo Diocesano di Milano, dal 21 dicembre al 30 giugno 2018.
 
GAETANO PREVIATI (1852-1920). LA PASSIONE. La mostra presenta la Via al Calvario recentemente acquisita dal Museo Diocesano e la Via Crucis proveniente dai Musei Vaticani.
 
Poi in passeggiata tra piazza S. Eustorgio e viale Tibaldi per riprendere l'auto.
 
Alcuni scorci milanesi.
 
 
 
 
Ecco un luogo molto sacro per il cristianesimo ambrosiano: il primo fonte battesimale che la memoria storica ricorda.
 
 
 
 
Poi lungo Corso San Gottardo, ecco uno scorcio suggestivo: una vecchia corte trasformata in appartamenti suggestivi.
 
Infine nella traversa - Via Maderno - ecco il santuario-parrocchia di Santa Maria di Caravaggio.
 
la facciata
 
la cripta con il simulacro mariano
 

domenica 1 aprile 2018

Gli Apostoli mangiavano le uova a Pasqua?



cuzzupa calabrese

Gli Apostoli mangiavano le uova a Pasqua?

Se pensiamo le uova di cioccolata, no! Ma se pensiamo all’uovo, in genere si. Dobbiamo pensare che gli ebrei a Pasqua tra i cibi rituali avevano anche l’uovo.

L’uso dell’uovo come alimento rituale o bene augurante è presente nel Medioriente. I Persiani, ad esempio, se lo donavano a primavera come simbolo di fecondità. Gli ebrei lo usavano nelle celebrazioni pasquali come simbolo di rinascita-rinnovamento.

In questa simbologia è entrato nella tradizione cristiana.

Si pensi che nella cucina tradizionale italiana ci sono infiniti dolci a base di uova sode usate nelle feste pasquali: si pensi alla cuzzupa calabrese o corona trentina.
 
corona pasquale trentina
 
L’uovo richiama la nuova vita: il guscio infranto dal becco del pulcino è come il sepolcro da cui Cristo esce nella risurrezione.

L’uovo sodo dipinto è tipico della tradizione cristiana orientale e non solo.

Da tutte queste tradizioni nasce l’idea, dopo la scoperta del cacao, dell’uovo di cioccolato: siamo tra la fine del 1700 e il principio del 1800. Dapprima un uovo cioccolato pieno, poi solo la forma vuota.

Questa idea però pian piano ha perso la simbologia iniziale, tanto che nuove generazioni alla domanda cosa c’entra l’uovo di cioccolata con la Pasqua, rispondono: nulla!

Detto questo è importante raccontare e spiegare.

La prima opera che fecero i discepoli dopo la resurrezione di Gesù è quella di raccontare che Gesù è vivo, e che questo avvenimento era già raccontato e atteso nelle Scritture.

Anche raccontare dell’uovo di Pasqua è in questa logica. Dire che non siamo discepoli di un morto, ma amici del Risorto.

L’uovo di cioccolata, sembra strano, ma ci aiuta, se spiegato, a far memoria della Pasqua!

domenica 18 marzo 2018

Ricordo di S. Genesio!

 
 
 
Chi è questo santo e dove è venerato?
Un particolare dell’immagine ci viene in aiuto: “Fonte di San Genesio”.
Su Wikipedia si legge:
“il Regio Fonte di San Genesio, ubicato nei pressi della sopra citata chiesa (San Genesio di Castagneto Po); si tratta di un piccolo edificio dentro il quale è racchiusa una sorgente di acqua sulfurea; le acque sono bromo-iodico-sulfuree, efficaci come idropinoterapia contro le malattie polmonari e ghiandolari, le ostruzioni addominali, le infezioni cutanee e ginecologiche; sin dai tempi antichi quest'acqua era considerata miracolosa”.
Qui ci viene in aiuto la leggenda:
"Si narra che San Genesio di Arles, recandosi in pellegrinaggio dalla Francia a Roma, passò per Castagneto ove tenne a battesimo il figlio di un falegname; rientrando in patria, ripassò per il medesimo luogo incontrando il figlioccio oramai cresciuto: gli regalò il tappo della propria fiaschetta, il quale era d'oro e stuzzicò così le avide fantasie di alcuni malandrini. Essi tesero un agguato al Santo credendo di racimolare chissà che bottino: lo uccisero ma si ritrovarono a mani vuote e ne seppellirono il corpo sul luogo del delitto. Tempo dopo, alcuni devoti al Santo vennero dalla Francia per recuperarne la salma: la levarono dalla sepoltura, lasciandovene però un dito poi conservato in una teca della chiesa a lui dedicata. Rimosso il corpo, iniziarono a zampillare tre sorgenti, rispettivamente di latte, di olio e di zolfo. Finché i terrazzani le usarono per i loro bisogni, il Santo lasciò fare, ma quando essi ne fecero commercio per arricchirsi, allora egli le confuse tutt'e tre e da lì nacque la caratteristica acqua lisciviale, con odor di zolfo e dal color biancastro che sgorga in questo luogo".
L’arcano è svelato. Difatti il santo è raffigurato come un pellegrino e con la scure, segno del martirio. Sullo sfondo la chiesa e i pellegrini presso la fonte.
Quindi: il santo è S. Genesio d’Arles e il luogo del culto è la Parrocchia a lui intitolata a Castagneto Po (TO).

sabato 17 marzo 2018

Chi è?





Martirio della Legione Tebea


I Martiri Tebei († Agaunum (odierna Saint-Maurice-en-Valais), Svizzera, 287). Abbiamo loro notizie da Euleterio, vescovo di Lione, che racconta di centinaia di soldati martiri capitanati da Maurizio. Questi soldati, appartenenti alla legione "tebea" di Massimiano Erculeo, furono sterminati perché si rifiutarono di andare in Gallia a perseguitare cristiani. Dalle ricerche storiche fatte fino ad oggi, risulta che, prima della grande persecuzione di Diocleziano, probabilmente attorno al 286, Massimiano Erculeo intraprese una spedizione in Gallia contro Bagaudi. Alcuni soldati della legione, probabilmente una coorte capitata da Maurizio, si rifiutarono di celebrare in onore degli dei e furono martirizzati presso Agaunum, nel Vallese. In questa regione, dove loro culto è molto antico, nel 1893 è stata trovata una basilica risalente a quell'epoca.

Martirologio Romano, 22 settembre: Nell’antica Agauno nella regione del Vallese, nell territorio dell’odierna Svizzera, santi martiri Maurizio, Esuperio, Candido, soldati, che, come riferisce sant’Eucherio di Lione, furono uccisi per Cristo sotto l’imperatore Massimiano, adornando la Chiesa, insieme ai compagni della Legione Tebea e al veterano Vittore, con la loro gloriosa passione.
 
Quando ho trovato l'immagine di Azeglio, mi sono chiesto: chi è quel martire raffigurato nel tondo con S. Antonio abate? Inizialmente ho pensato ad un martire delle catacombe.
 
 

Invece è Defendente, soldato della legione Tebea, scampato all’eccidio, fu martirizzato con alcuni compagni presso Marsiglia, sul fiume Rodano.
 
 

Il suo culto è attestato dal Destefanis ad Azeglio (TO), presso la Chiesa di S. Antonio. Questo santino d’epoca ne attestava il culto.

* * *
 
Tra i così detti martiri tebei, ci sono:

San Benedetto
Venerato presso Vistrorio, ove l’urna contenente le sue reliquie viene esposta durante la Messa la terza domenica d’ottobre, giorno della sua festa.

San Celestino
Nella Chiesa di Santa Marta in San Giorgio Canavese si conserva un’ampolla contenente grumi del suo sangue. E’ festeggiato la prima domenica di ottobre.

San Vitale
Nella chiesa parrocchiale di San Giorgio Canavese è custodita l’urna contenente il suo corpo ed accanto l’ampolla del sangue.

Essi però sono dei corpi santi delle catacombe romane, che poi furono venerati come tebei, così come attesta il Destefanis. Il riferimento all’ampolla del sangue è la prova.