mercoledì 7 novembre 2012

Santa Astrid !?!





ASTRID
Deriva dall'antico sassone as e frid e significa "amata dagli dei". Questo nome è assai diffuso in Scandinavia, Belgio e Olanda. L'onomastico si festeggia il 27 novembre in ricordo della beata Astrid, monaca svedese. Questa notizia dal Web non è confermata dalla Martyrologium Romanum e nemmeno dalla Bibliotheca Sanctorum.

* * *

La Bibliotheca Sanctorum, invece, riporta la memoria di Santa Anstrude di Laon, o Anstrudis o Austru o Austrud (Laon, VII secolo – Laon, 17 ottobre 688), di origine francese, badessa dell'Abbazia di Saint-Jean de Laon.

Anstrude, sorella di san Baldovino di Laon, arcidiacono e martire, e figlia di san Blandino o Bazo o Basso e di santa Salaberga, che avevano fondato nel 650 il monastero di San Giovanni Battista a Laon.
Nel 665, dopo la morte della madre, già badessa, divenire badessa del monastero benedettino di San Giovanni Battista. Sant'Anstrude morì nel 688 o nel 707. Il suo culto è ab immemorabili, si celebra nel giorno della sua nascita al Cielo: 17 ottobre.


Anche Wikipedia parla di santa Anstrude di Laon, da dove forse, può essere dedotto il nome Astrid, come forma contratta: potrebbe essere una supposizione plausibile.

martedì 6 novembre 2012

Santa Lara !?!?!



San Salvador Lara Puente

LARA - Un nome della mitologia latina. Infatti Lara è una ninfa a cui Giove fa mozzare la lingua come punizione per aver rivelato a Giunone, sua moglie, di avere una relazione con Giuturna. Lara fu poi violentata da Mercurio e partorì due gemelli, gli dei Lari, protettori della famiglia. Famosissima comunque Lara del celebre romanzo di Pasternak il Dottor Zivago.

Il nome LARA è un nome adespota. Le persone con nomi adespoti (cioè il cui nome non coincida con quello di nessun santo riconosciuto dalla Chiesa) possano festeggiare l'onomastico in occasione della festa di Tutti i Santi (1 novembre). Questo perché i santi ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa sono solo una piccola parte di quelli esistenti (ma rimasti nascosti agli uomini e non a Dio) e quindi c'è la possibilità che una persona con nome adespota abbia in realtà un santo protettore in questa folla di santi che non hanno lasciato traccia di sé nei secoli

Un’altra possibilità per chi si chiama LARA è festeggiare il martire messicano: San Salvador Lara Puente.
In questa caso, la parola LARA non è il nome del Santo, ma il suo primo cognome.

Martirologio Romano, 15 agosto: “In località Chalchihuites nel territorio di Durango in Messico, santi martiri Luigi Batis Sáinz, sacerdote, Emanuele Morales, padre di famiglia, Salvatore Lara Puente e Davide Roldán Lara, uccisi in odio alla fede durante la persecuzione messicana”.

lunedì 5 novembre 2012

Appunti di un incontro ...






Appunti dall’incontro con il Cardinale  Scola.

Seregno, 25 ottobre 2011. Bisogna passare da un attenzione alla Carità e al bene comune in modo episodico ad uno stile che è quotidiano. La missionarietà, la collaborazione e la formazione sono tre elementi che devono abitare la pastorale di ogni comunità cristiana. L’accoglienza deve passare dalla fase del dare beni materiali alla scoperta di una vera fraternità. L’altro è una persona e non solo un bisogno-problema. Certo la fede deve superare l’abitudine, deve produrre un incontro che produce una nuova umanità abitata della Croce di Cristo.

C’è bisogno del’UNITà tra fede e vita. Con termine vita si vuole pensare a tutto il vissuto (famiglia, scuola, lavoro, politica, ecc..). La fede è frutto di un incontro con un TESTIMONE, da cui sgorga una nuova relazione tra gli stati di vita dell’esperienza ecclesiale.
Per essere testimoni c’è bisogno di un cambiamento che è la CONVERSIONE: la mia, la tua, la nostra. La forza di questo percorso avviene in una FRATERNITà che riporta alle dinamiche del gruppo dei Dodici. La COMUNIONE in Cristo viene da una incontro di un testimone, in una fraternità. L’EUCARESTIA DOMENICALE è la fonte della COMUNIONE con Cristo, attraverso l’Eucarestia che Cristo entra nella nostra vita. Da qui l’esigenza: DARE FORMA EUCARISTICA alla vita. L’eucarestia domenicale è il luogo in cui incontro la COMUNITà dalle quale sono Retto, sorretto e corretto.
DARE FORMA EUCARISTICA vuol dire costruire relazioni nuove, evangeliche, relazioni libere dal possedere, che portano a Cristo; una relazione con CRISTO non è un insieme di abitudini ma è vita di fede.

‹‹STIAMO GRANITICAMENTE UNITI ALLA COMPAGNIA DI CRISTO››

domenica 4 novembre 2012

San Carlo Borromeo – domenica 4 novembre 2012




Solennità - compatrono della Diocesi

“Fulgida gemma dei pastori”
Così orazione Colletta definisce il vescovo Carlo Borromeo.

Ma chi è il Santo Borromeo?
La sua vita è ben descritta dalla Parola di Dio che abbiamo or ora ascoltata.

Carlo Borromeo. Un uomo che rifulse per la virtù della carità al prossimo, così come ci racconta la I lettura.
La santità infatti è “perfezione della carità” afferma la Lumen Gentium.

Scrive Mons. Navoni: “Alessandro Manzoni volle immortalare la figura di Carlo Borromeo come santo della carità, soprattutto in riferimento alla peste che devastò Milano nel 1576 …In tale circostanza la carità del vescovo si dispiegò in maniera così generosa, che a quel periodo di sciagura si sovrappose la sua figura paterna: da allora «fu chiamata, ed è tuttora, la peste di san Carlo. Tanto è forte la carità!». Per soccorrere gli appestati fece predisporre un ricovero e diede disposizione di asportare dal suo palazzo tutto quanto occorresse: tappezzerie, tende, coperte, tovaglie, addobbi, qualunque tessuto, fino ad arrivare alle sue vesti personali, così che si potessero confezionare vestiti da distribuire ai bisognosi. Si potrebbe dire che, non avendo potuto ospitare quella massa di gente per ovvi motivi di disponibilità di spazio e di cautela in tempi di contagio, non avendo potuto portare loro a casa sua, volle portare la sua casa a loro: e infatti il tetto che li riparava, le mura che li accoglievano, i vestiti che li ricoprivano, gli utensili che usavano, era tutto del vescovo, il vero padre dei poveri”

Carlo Borromeo. Un uomo che visse la dignità della propria vocazione, se pur egli fu avviato alla vita ecclesiastica per consuetudine.

Scrive Mons. Navoni: “in quanto figlio cadetto, secondo le consuetudini del tempo, venne destinato alla carriera ecclesiastica e a soli sette anni ricevette la tonsura, cioè entrò a far parte del clero. Quando lo zio materno, il cardinale Gianangelo Medici, divenne papa con il nome di Pio IV, secondo una prassi in voga nella Chiesa rinascimentale, lo chiamò al suo servizio creandolo cardinale ad appena ventun anni e affidandogli l’incarico di dirigere la curia romana, con un ruolo di primo piano che potrebbe essere paragonato oggi a quello del cardinale segretario di Stato. Dunque una carriera ecclesiastica fulminea e folgorante, quella di Carlo Borromeo, dovuta anche alla “fortuna” di avere uno zio papa. Fortuna o provvidenza? Come per ogni santo, anche per Carlo Borromeo, ci fu il momento della “conversione”. Infatti, quando nel 1562 il fratello maggiore improvvisamente muore, si sentì chiamato da questo fatto tragico a rivedere l’impostazione della sua vita e a prendere una decisione. Sappiamo che la sua carriera ecclesiastica si era sviluppata in maniera automatica per un figlio cadetto di una famiglia nobile che poteva vantare uno zio papa! Ora però diventava lui l’erede di tutto: avrebbe potuto decidere di abbandonare la condizione ecclesiastica per portare avanti la linea dinastica. E invece la morte del fratello provocò in lui un vero e proprio “trauma” di carattere religioso: decise consapevolmente di rinunciare alla brillante vita mondana che avrebbe potuto condurre come erede della ricca e nobile famiglia Borromeo, e decise altrettanto consapevolmente di “regolarizzare” la propria situazione ecclesiastica. Era già stato preconizzato arcivescovo di Milano e capì che quella era la volontà di Dio sulla sua vita; né volle tornare indietro. E così il 17 luglio 1563 si fece ordinare prete e il 7 dicembre (festa di sant’Ambrogio) ricevette l’ordinazione episcopale”.

Capì quindi San Carlo, che la propria vocazione era la speranza in cui era chiamato da Dio.
Infatti dice sempre al Lumen gentium: “È dunque evidente per tutti, che tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana”.

Il suo stato vocazionale, il suo rango sociale, era il luogo in cui Il Signore lo chiamava alla pienezza della vita cristiana.

Carlo Borromeo come dice l’Apostolo, nella II lettura, ebbe un dono nella sua vocazione. Ripropose nel XVI secolo l’ardore apostolico, che gli fece compiere numerosi viaggi in tutta la diocesi (allora era ben più ampia che oggi, comprendeva ad esempio il Canton Ticino); fu un profeta del suo tempo, tanto da essere esempio per altri vescovi da subito e per i secoli a divenire; un entusiasta evangelizzatore: sia nel suo operare di persona che nell’esortare la formazione cristiana del clero e del popolo.
Edifico e rinnovò la Chiesa di Milano, a tal punto che i suoi insegnamenti sono ancora presenti.
Esorto alla santità personale. Rifulse di santità, compiendo in se stesso la “misura della pienezza di Cristo”. Ma anche esortò alla santità di vita, progettando percorsi adeguati per ogni categoria.

Scrive Mons. Navoni: “Secondo la spiritualità dell’epoca, la peste del 1576 fu percepita da san Carlo come un appello di Dio al senso del peccato, alla conversione, alla penitenza e alla espiazione. Tutto ciò lo portò ad accentuare nella sua vita le pratiche penitenziali e ascetiche: preghiere prolungate, digiuni, veglie notturne, sopportazione delle sofferenze, indifferenza per la propria salute fisica. Ebbe sempre particolare devozione per il Crocifisso, ma negli ultimi anni di vita, attraverso un’ascesi personale molto rigorosa, intensificò la contemplazione della passione del Signore, della valore rendentivo della Croce, del mistero della sua sepoltura, come se volesse identificarsi con Cristo crocifisso.”

Questa sua spiritualità emergeva nella sua vita, nelle sue relazioni, nelle sue scelte.
Un uomo , Carlo Borromeo, che si impegnava di vivere con l'aiuto di Dio, a mantenere e perfezionare la santità battesimale che aveva ricevuto. (Cfr Lumen gentium, 5)

San Carlo, un pastore che offre la vita per le sue pecore.

Scrive Mons. Navoni: “Alla fine di ottobre del 1584, dopo aver visitato per la quarta volta a Torino la Santa Sindone, si ritirò al Sacro Monte di Varallo per gli esercizi spirituali: il suo fisico era già debilitato dalle veglie e dai digiuni e il luogo era umido e malsano. Colto da febbre, venne trasportato a Milano, dove morì la sera del 3 novembre, a soli 46 anni di età. Il papa di allora, Gregorio XIII, informato della morte del Borromeo, esclamò: «Un gran lume si è spento in Israele»”

Celebrare San Carlo è gioire per la bellezza di tante anime che hanno edificato la nostra Chiesa, rendendola bella e feconda nella fede.

Celebrare San Carlo è ringraziare il Signore perché in ogni tempo della storia manda il suo Spirito che accompagna l’umanità a vivere la pienezza della vita evangelica.

Celebrare la solennità di San Carlo è ricordarci della possibilità che la santità è anche per ciascuno di noi. Gesù, il Buon Pastore, rende possibile quello che a noi sembra impossibile: basta seguire Lui, e a noi sarà spianata una via di vera santità, cucita su ciascuno di noi.

Concludo con un pensiero sulla santità a me molto caro:
"Guardiamo i santi, ma non soffermiamoci troppo a contemplarli, piuttosto contempliamo con loro Colui la cui contemplazione ha riempito la loro vita (...) Prendendo da ciascuno quel che ci sembra più conforme alle parole e agli esempi di nostro Signore Gesù, nostro solo e vero modello".
(beato Carlo di Gesù)

venerdì 2 novembre 2012

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI (Messa II)





“Eliminerà la morte per sempre”

Così il profeta Isaia afferma nella I lettura proclamata.
Ma questa speranza profetica quando si realizzerà?
Quando ci rallegreremo ed esulteremo per questo?

Nella II lettura abbiamo ascoltato, troviamo una risposta:
“Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria”.

Qui l’apostolo Paolo ci ricorda chi siamo figli di Dio e, la figliolanza divina ci apre una prospettiva di eredità, una speranza che affonda le sue radici nell’eredità di Cristo.
La vita se pur fatta di gioie e di fatiche, di sofferenze, ma se conformata a quella di Cristo è partecipazione della sua gloria.

Quindi. Se pur la morte non appare sconfitta, ed ancora viviamo il suo dramma, la fede in Cristo ci fa affermare che essa non è l’ultima parola.

Il Vangelo infine ci da le indicazioni per essere eredi di questa gloria.
Solo una vita piena di compassione e di misericordia sarà una vita che non finisce ma che è destinata alla gloria.

Difatti cosa rimane alla nostra morte?
I nostri palazzi? No, perché sono destinati a perire, un terremoto li può portare via, e chi si ricorderà più di noi.
I nostri soldi? No, saranno consumati, e chi si ricorderà più di noi.
Il nostro monumento al cimitero? No, quando i nostri intimi non saranno più chi si ricorderà più di noi.

Ma l’amore che abbiamo donato rimarrà in eterno, di generazione in generazione.
Pensate all’amore che avete ricevuto dai vostri cari non è ancora una carezza che ci commuove?

Nella giornata della commemorazione dei defunti siamo invitati a far memoria della vita eterna come meta del nostro destino; siamo esortati a vivere la comunione tra il Cielo e la terra attraverso la preghiera di suffragio che unisce l’eterno con il presente; infine dobbiamo ricordarci che una vita piena che vive in eterno è solo una vita che ha amato nella misura di Gesù.

Concludo con un pensiero:
“In Paradiso saremo davvero tutti un corpo solo ed un’anima sola in Gesù Cristo.
Il Paradiso si costruisce già qui sulla terra, nella conversione dei peccati, nella preghiera e nella solidarietà con il prossimo, uniti a Gesù Cristo.
Il Paradiso è Gesù Cristo, cioè l’Amore. Chi ama è già in Paradiso interiormente.
Nessuno entra in Paradiso se non lo vive già dentro di sé.
Nel momento in cui si corrisponde all’amore di Dio, si intravede più chiaramente il fine per cui siamo stati creati, cioè glorificare con le nostre esistenze Dio Trinitario, facendo parte del suo dinamismo in Cristo”. (Pier Angelo Piai)

giovedì 1 novembre 2012

Solennità di Tutti i Santi - 2012





“Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore”.

Abbiamo così pregato con il ritornello del Salmo responsoriale.
Oggi, come ogni anno ritorna questa solennità che ci scuote e ci fa riflettere.

Cosa celebriamo il 1 novembre?
Noi celebriamo un destino, una possibilità.

La Chiesa in questa data ci fa celebrare una schiera di uomini e donne, “una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua”, come racconta la I lettura, rimasta nascosta alla memoria umana ma non a Dio, sono la traccia di un popolo che dopo aver incontrato il Signore (ci ricordiamo il Vangelo di domenica scorsa su Bartimeo), lo ha seguito lungo la strada.

I Santi sono un popolo che ha cercato il volto del Signore e lo ha incontrato, un incontro che è diventato conformazione: “noi saremo simili a lui”.

La solennità odierna ci invita ad ammirare, a gioire, a contemplare questa umanità rinnovata “che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello”.

Ma questa festa ci esorta a accogliere e vivere lo stesso destino.

Leggiamo nella Lumen gentium:
“I seguaci di Cristo, chiamati da Dio, non a titolo delle loro opere, ma a titolo del suo disegno e della grazia, giustificati in Gesù nostro Signore, nel battesimo della fede sono stati fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina, e perciò realmente santi. Essi quindi devono, con l'aiuto di Dio, mantenere e perfezionare con la loro vita la santità che hanno ricevuto .. È dunque evidente per tutti, che tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità e che tale santità promuove nella stessa società terrena un tenore di vita più umano.

Il beato Giuseppe Toniolo, laico impegnato nell’economia e nella politica, direbbe che una vita vissuta così renderebbe bello il mondo.
Il santo è colui che dimora in Dio (attraverso la famigliarità con la Sacra Scrittura e i Santi Sacramenti) e ricerca in Dio il senso del tutto, affinché “si abbella tutta la scena di questo mondo” (beato G. Toniolo).

Infine la santità è via di vera felicità, “Beati”, dice il Vangelo: cioè felici coloro che ricercano in Dio il senso del tutto.

Concludo con un pensiero di San Silvano del Monte Athos:

“A molti sembra che i Santi siano lontani. Ma essi sono lontani da coloro che si sono allontanati, e sono invece vicinissimi a chi osserva i comandamenti di Cristo e possiede la grazia dello Spirito santo. Nei cieli tutto vive e si muove per mezzo dello Spirito Santo. Ma anche sulla terra c’è lo Spirito Santo. Vive nella nostra Chiesa, opera nei sacramenti, ispira la sacra Scrittura, vive nelle anime dei fedeli. Lo Spirito Santo unisce tutti gli uomini, per questo i santi sono vicini a noi. E quando noi li preghiamo essi, nello Spirito Santo, ascoltano le nostre preghiere, e le nostre anime percepiscono la loro intercessione per noi. Così fortunati e beati siamo noi, Cristiani, perché il Signore ci ha donato la vita nello Spirito Santo…
Signore Misericordioso insegna a tutti noi, per mezzo dello Spirito Santo, a vivere secondo la tua volontà, così che tutti nella tua luce conosciamo te vero Dio, perché senza la tua luce non possiamo capire la pienezza del tuo amore. Illuminaci con la tua grazia ed essa riscalderà i nostri cuori affinché noi Ti amiamo”.

lunedì 29 ottobre 2012

Rito "rombrosiano"





Esiste?
Diciamo che sono gli assurdi dell'essere di rito romano nella Diocesi Ambrosiana.

Domenica prossima le parrocchie di rito romano nella Diocesi di Milano celebrano la solennità di San Carlo Borromeo, compatrono dell'Arcidiocesi, mentre le altre comunità di rito romano in Italia (nel mondo, tranne Vigevano, che celebra San Carlo) celebrano la XXXI domenica del T.O. e la Chiesa Ambrosiana la  II domenica dopo la Dedicazione.

La Diocesi di Milano di rito ambrosiano ha spostato la solennità di San Carlo al 5 novembre ... invece per i romani-ambrosiani vista la norma che la solennità baipassa la domenica la celebrano il 4 novembre.

Conclusione: togliamo il rito romano nel pochissime parrocchie della Diocesi di Milano e uniformiamo la Diocesi al rito ambrosiano.



BEATA CANDIDA DA MILAZZO (LA FINE)





In sintesi. Dopo che il Rettore fu interpellato nel 2005, e successivamente ancora sia il Rettore che l’Arcivescovo di Messina Lipari S. Lucia del Mela- Archimandrita del SS. Salvatore, sono stati avvisati e documentati dei fatti il 1 agosto 2011 – data di pubblicazione di su cartantica.it della verità sulle reliquie di Santa Candida…

Tra il 2005 e l’agosto 2011 vengo contatto - per caso in alcune circostanze, in altre a causa della lettera che avevano letto - da alcuni milazzesi (in alcuni casi anche con degli insulti su FB quando raccontavo a loro la mia scoperta circa le s. reliquie!): recupero alcuni documenti, tra cui l’autentica e il santino “in blu” che dava sicurezza alla mia certezza.

Nell’agosto 2011 esce l’articolo su cartantica.it poi ripreso da oggimilazzo.it. in data il 15 Maggio 2012: ci fu un lungo scambio di post in cui si cercò di chiarire la verità dei fatti, ma invano. Però … in data 26 ottobre 2012 ho ottenuto il cento per cento di ragione: la mia certezza è la verità che va accolta!

Avevo così scritto all’Arcivescovo e al Rettore:
“È evidente un grossolano errore che non giova alla fede dei semplici, non giova all’intelligenza della fede, non giova al vero culto dei santi e non giova all’intelligenza della Chiesa. … Se è vero che la verità ci fa liberi, ho posto a lei questo problema, perché solo lei può trovare una soluzione”.

Beh, la soluzione è arrivata, anche se è stato un parto cesareo: ora si devo rimarginare le ferite, per una Verità che non è stata partorita in modo naturale, perché è difficile ricomprendere ciò che si aveva imparato in altro modo!

FINE!

domenica 28 ottobre 2012

sabato 27 ottobre 2012

Beato Damiano, domenicano






Martirologio Romano, 26 ottobre: “A Reggio Emilia, beato Damiano Furcheri, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, insigne araldo del Vangelo”.

Un pensiero ...






“Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo”. (Lc 12)


«Tuo avversario è la parola di Dio, finché tu vivi in contrasto con essa. Quando invece comincerai a provare gusto nell’eseguire ciò che Essa ti ordina, allora sei d’accordo con essa e da avversaria, ti diventa amica, per cui al termine del viaggio non ci sarà alcuno che ti consegni in mano al giudice»

(Sant’Agostino d'Ippona)