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mercoledì 10 marzo 2021
martedì 9 marzo 2021
giovedì 4 marzo 2021
Martire bresciano?
È una leggenda locale, certamente
nata sulla diatriba del culto di Sant’Alessandro, che ha fatto nascere un
omonimo, che guarda un po' si celebra lo stesso giorno del patrono di Bergamo.
Il Martirologio non riporta la notizia,
sia prima che dopo il Concilio Vaticano II. Questa dimostra che la notizia non
è storicamente plausibile e senza riscontri ampi, se non qualche versione
leggendaria locale.
Però l’opera de il Moro (1791)
custodita nella chiesa bresciana di Sant’Alessandro ha alcuni elementi
iconografici che definiscono un altro Santo.
Il
Santo rappresentato dal Moro però non sarebbe il Sant’Alessandro di Bergamo, ma
un omonimo bresciano, vissuto al tempo di Nerone. Per questo il martire viene
rappresentato con mani e piedi forati, cosa che non si riscontra nella Passio
di Alessandro della Legione Tebea, non è nemmeno raffigurato in armatura e non
ci sono riferimenti alla legione romana alla quale apparteneva. L’unica cosa
che li accomunerebbe è la decapitazione che entrambi subirono.
Non
ci sono comunque notizie chiare su un Sant’Alessandro di origini bresciane, né
che i padri Serviti abbiano richiesto al Moro la rappresentazione della storia
di un Alessandro diverso da colui il quale era stato venerato fino a quel momento.
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Ecco l’invito alla santità! Accogliamolo con gioia, e sosteniamoci gli uni gli altri, perché il cammino verso la santità non si percorre da soli, ognuno per conto proprio, ma si percorre insieme, in quell’unico corpo che è la Chiesa, amata e resa santa dal Signore Gesù Cristo. Andiamo avanti con coraggio, in questa strada della santità. (Papa Francesco)
mercoledì 3 marzo 2021
Un amico di quando ero ragazzo...
Un amico di quando ero ragazzo, perché?
Non so!
Solo ricordo che ero molto legato al beato Innocenzo.
«Gesù è da tutti offeso nel mondo:
tocca a me non lasciarlo solo nell’afflizione. L’amore di Dio non consiste in
grandi sentimenti, ma in una grande nudità e pazienza per l’amato Dio. Non c’è
altro mezzo migliore per custodire lo spirito che patire, fare e tacere. Avrò
gran desiderio d’esser soggetto a tutti e in orrore l’esser preferito al
minimo» (Fra Innocenzo).
Giovanni Scalvinoni nacque a Niardo (Brescia) il 19 marzo 1844. Rimasto orfano di padre, trascorse l’infanzia a Berzo. Frequentò poi il ginnasio nel collegio di Lovere e da qui passò al seminario di Brescia. Il vescovo Geremia Bonomelli, all’epoca professore in seminario, così testimoniò al processo di beatificazione: «Il chierico Scalvinoni per l’ubbidienza, la modestia, la diligenza, l’umiltà, per un certo candore che traluceva da tutte le sue parole e azioni, conciliava gli animi di tutti i suoi compagni. Il solo vederlo edificava, benché facesse ogni cosa con tutta semplicità». Ordinato sacerdote nel 1867, fu vicario coadiutore a Cevo e vicerettore in seminario. L’innata timidezza, tuttavia, gli faceva desiderare una vita di nascondimento e solitudine. Si fece cappuccino e ricevette il nome di fra Innocenzo. Anche tra i frati ricoprì solo incarichi modesti. Trascorse la maggior parte del tempo al convento-eremo dell’Annunziata, donde veniva chiamato a predicare gli esercizi spirituali nei conventi della Lombardia. Cominciò allora a diffondersi la fama della sua santità. I malati e gli afflitti accorrevano per ricevere la sua benedizione. Nei giorni di festa era al confessionale dal mattino alla sera. Morì nel convento di Bergamo il 3 marzo 1890. Venne beatificato dal suo conterraneo, san Giovanni XXIII.
Francesca Michielin & Fedez – Sanremo 2021
Eccoci a Sanremo 2021. Cerco il canale, mi ero dimenticato di questo evento italico. Rai1! Becco la pubblicità. Cambio. Passo il tempo. Torno su Rai1, ancora pubblicità…. Basta! Ricambio canale, passa il tempo. Ritorno su Rai1. Ecco i due mattacchioni, Amadeus e Fiorello: spettacolare! Poi una canzone… orrenda. Giro canale. Il giorno dopo su Ra1 Premium sento Francesca Michielin & Fedez, wow!!!!!
Chiamami per nome
di F.L.
Lucia - F. Michielin - J. D’Amico - A. Mahmoud - D. Simonetta - A. Raina
Ed. Universal Music Publishing Ricordi/Music Union/Eclectic Music Group/Sony
Music Publishing (Italy) / Giada Mesi / Zdf - Milano
Oggi ho una
maglia che non mi dona
Corro nel parco della mia zona
Ma vorrei dirti non ho paura
Vivere un sogno porta fortuna
La tua rabbia non vince
Certi inizi non si meritano nemmeno una fine
Ma la tua bocca mi convince
Un bacio alla volta
Come sassi contro le vetrine
Le mie scuse erano mille, mille
E nel cuore sento, spille spille
Prova a toglierle tu baby
Tu baby
Chiamami per nome
Solo quando avrò
Perso le parole
So che in fondo ti ho stupito arrivando qui da
sola
Restando in piedi con un nodo alla gola
Chiamami per nome
Perché in fondo qui sull’erba siamo mille, mille
Sento tutto sulla pelle, pelle
Ma vedo solo te baby
Te baby
In ascensore spreco un segno della croce e quindi?
So bene come dare il peggio non darmi consigli
Cerco un veleno che non mi scenda mai
Ho un angelo custode sadico
Trovo una scusa ma che cosa cambierà?
La grande storia banale
Prima prosciughiamo il mare
Poi versiamo lacrime
Per poterlo ricolmare
Le promesse erano mille mille
Ma nel cuore sento spille spille
Prova a toglierle tu baby tu baby
Chiamami per nome
Solo quando avrò
Perso le parole
So che in fondo ti ho stupito venendo qui da
solo
Guidando al buio piango come uno scemo
Chiamami per nome
Perché in fondo qui sull’erba siamo mille mille
Sento tutto sulla pelle, pelle
Ma vedo solo te baby
Te baby
Mi sembra di morire quando parli di me in un
modo che odio
Aiutami a capire se alla fine di me vedi solo il
buono
Sotto questo temporale
Piove sulla cattedrale
Rinunceremo all’oro
Scambiandolo per pane
Chiamami per nome
Solo quando avrò
Perso le parole
So che in fondo
Ci ha stupiti finire qui da soli in questo posto
Ma se poi non mi trovi
Chiamami per nome
Perché in fondo qui sull’erba siamo mille, mille
Sento tutto sulla pelle, pelle
Ma vedo solo te baby
Te baby
Le promesse sono mille mille
Ma non serve siano mille
Ora che ho solo te baby
Te baby
Mi colpisce la
frase sull’ascensore e la croce.
Chissà cosa
significa!
Cerco sul web. Ecco
un libro.
Un giorno come un altro. Storia d'amore, perle e riscatti di Filippo Venturi.
“Un giorno come un altro”, storia (ovviamente fantastica) del
fantomatico furto del secolo, quello del celeberrimo quadro del Vermeer “La
ragazza con l’orecchino di perla”, trafugato durante la mostra intitolata “Il
mito della Golden Age”, svoltasi da febbraio a maggio del 2014 nel capoluogo
emiliano.
È un romanzo scritto in
stile noir che tiene il lettore attaccato alle pagine dall’inizio alla fine
perché dalla scena del furto, ne succederanno di tutti i colori, tra ricerche
folli e frenetiche che coinvolgeranno funzionari di polizia che faranno a
cornate con il mondo pur di ritrovare il quadro, a richieste di riscatto
alquanto singolari. È un action ironico che riprende la recente tradizione
americana contemporanea, scritto a ritmo sostenuto, ricco di colpi di scena, in
cui si finisce a tifare per i cattivi, balordi dal cuore buono che forse, come
spesso non accade nella vita, meritano una seconda possibilità. (Filippo Venturi)
Nel testo della canzone sembra una provocazione, alla Fedez, con quel "quindi?", nel romanzo un affidarsi. Ma chissà qual è il senso.
martedì 2 marzo 2021
San Lucillo Martire, venerato a Lodi
Il nome Lucillo deriva dal cognomen romano, di epoca imperiale, Lucillus, che costituisce un diminutivo del nome Lucius.
Nel Martirologio
Romano il nome Lucillo è assente, se pur alcuni voci sul web parlano di
Lucillo di Verona, ma il Martyrologium
parla di un certo Lucidius Episcopus
Veronensis.
Nella vita del levita romano Lorenzo si racconta che
il santo ridiede la vista ad un certo Lucillo, il cui nome era entrato
nell’elenco dei martiri romani per una errata trascrizione del nome Lucilla,
figlia di Nemesio e martiri a Roma sotto Valeriano (25 agosto):
Romae
praeterea natalis beati Nemesii Diaconi, et filiae Lucillae Virginis; qui, cum
de fide Christi flecti nequaquam possent, decollati sunt, jubente Valeriano Imperatore.
Ipsorum corpora, a beato Stephano Papa sepulta, deinde a beato Xysto Secundo
via Appia, pridie Kalendas Novembris, honestius tumulata, Gregorius Quintus in
Diaconiam sanctae Mariae Novae transtulit, una cum sanctis Symphronio, Olympio
Tribuno, hujusque uxore Exsuperia et Theodulo filio; qui omnes, Symphronii opera
conversi et ab eodem sancto Stephano baptizati, martyrio coronati fuerant.
Eadem Sanctorum corpora, Gregorio Decimo tertio Summo Pontifice, ibidem
inventa, sub altari ejusdem Ecclesiae honorificentius collocata sunt sexto Idus
Decembris.
Nella piccola, ma preziosa opera di Giovanni Sicari,
«Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» leggiamo:
Sinfronio, Olimpio, Esuperia, Teodolo, Nemesio e Lucilla, santi, martiri di Roma, papa Gregorio V, nel 996, fece
trasportare dalla via Latina i loro corpi in S. Maria Nova al Foro Romano. Nel
1580 i resti furono ritrovati, unitamente ad una tavoletta di piombo nella
quale era riportato un’anatema ascrivibile a Gregorio V, dal cardinale Antonio
Carafa che li ripose sotto l’altare maggiore. Nell’agosto del 1880, in
occasione del restauro del deposito di S. Francesca Romana, fu rinvenuta una
lapide del 1580 che ricordava la loro sepoltura. I primi cinque martiri erano
venerati sulla via Latina come attestano gli Itinerari del VII secolo, mentre
nulla si conosce di Lucilla. M.R.: 26 luglio - A Roma, sulla via Latina, i santi Martiri
Sinfronio, Olimpio, Teodolo ed Esuperia, i quali (come si legge negli Atti di
santo Stefano Papa), arsi col fuoco, conseguirono la palma del martirio. 25
agosto - A Roma inoltre il natale del beato Nemesio Diacono e di sua figlia
Lucilla Vergine, i quali, non potendo essere distolti dalla fede di Cristo, per
ordine dell'Imperatore Valeriano furono decapitati. I loro corpi, sepolti dal
beato Stefano Papa, e poi dal beato Sisto secondo, il 31 ottobre, più
decorosamente tumulati sulla via Appia, da Gregorio quinto furono trasportati
nella Diaconia di santa Maria Nova, insieme coi santi Sinfronio, Olimpio
Tribuno ed Euserpia sua moglie e Teodolo suo figlio, i quali tutti, convertiti
da Sinfronio e battezzati dallo stesso santo Stefano, erano stati coronati col
martirio. I medesimi corpi di questi Santi, ivi trovati al tempo del Sommo Pontefice
Gregorio decimoterzo, furono con maggior decoro collocati sotto l'altare della
medesima chiesa l'8 dicembre: l’Invenzione dei santi Martiri Nemesio Diacono,
sua figlia Lucilla Vergine, Sinfronio, Olimpio Tribuno, Esuperia sua moglie e
Teodolo suo figliolo, dei quali si fa memoria il 25 agosto.
Infine troviamo san Lucillo fanciullo martire
venerato nella chiesa del Collegio San Francesco a Lodi.
Del Martire ne perla il Martyrologium
Mediolanensis Ecclesiæ, Mediolani, apud Impressores Archiepiscopales, MDCLXXXXV,
al giorno 14 aprile (Decimo Octavo Calendas Maij): Item Mediolani Sanctorum
Lucilli & Maximi Martyrum, quorum Corpora ex Urbe delata, in Ecclesia
Sanctæ Catharinæ in Bryada hodie Fidelium venerationi exoponuntur.
Siamo nel 1695, anno dell’edizione del suddetto
Martirologio.
Qual è la chiesa di Sanctæ Catharinæ in Bryada? È la casa di Santa Caterina in Brera delle
Umiliate soppressa nel 1782?
Sappiamo da retro di un santino, edizioni Bertino,
che il corpo fu traslato dalla catacomba romana di Callisto nel 1661.
Altra osservazione che possiamo fare è sul simulacro
in ceroplastica: è molto simile ad altri simulacri ricomposti durante l’episcopato
milanese del beato Schuster.
Quando San Lucillo arrivo a Lodi non lo sappiamo.
Cocludo con l’orazione del Comune dei Martiri del Messale
Romano (II edizione):
Dio
onnipotente e misericordioso,
che hai dato a
san Lucillo
un’invitta
costanza
fra i tormenti
del martirio,
rendici sereni
nelle prove della vita
e salvaci
dalle insidie del maligno.
Per il nostro
Signore.
lunedì 1 marzo 2021
San Zeno di Verona venerato a Monza
La
diocesi di Milano ricorda il 12 aprile nel suo proprio diocesano la memoria del
vescovo scaligero: Zeno o Zenone.
Questo
ricordo è legato al fatto che il S. P. Ambrogio menziona la sua beata memoria
nelle sue lettere.
Segni
del culto di san Zenone sono presenti nella diocesi ambrosiana. Uno dei più
curiosi è presso la chiesa di Santa Maria in Strada in Monza. Eretta tra il
1348 e il 1368 su progetto di Ambrogio da Milano lungo la strada che collegava
Monza con il capoluogo lombardo, donde la sua denominazione.
Passata
nel 1393 agli agostiniani del convento milanese di San Marco, è stata
internamente trasformata nel 1756 e restaurata in facciata nel 1870. Nonostante
i restauri, la fronte, con finta loggia e ornati in cotto, resta una delle più
belle del gotico lombardo, ispirata sia agli esempi del pisano Giovanni di
Balduccio, attivo a Milano dal 1335 al 1349, sia alla vicina facciata di Matteo
da Campione per il Duomo di Monza.
Un
santino, edito dagli Artigianelli di Monza, ne raffigura la tela. La Vergine Maria
porge ad una Santa, probabilmente Monica, la sacra cintola e alla scena è
presente San Zeno, che è riconoscibile per il pastorale con il pesce.
È la
Madonna della Cintola presente in un'elegante statua in pietra della Madonna
col Bambino, che dalla facciata e dal 1995 presso il Museo del Duomo.
Zeno
proveniente dall'Africa, forse dalla Mauritania, dal 362 alla morte fu vescovo
di Verona, dove fondò la prima chiesa. Dovette confrontarsi con il paganesimo e
l'arianesimo, che confutò nei suoi discorsi. I suoi iscritti ricordano quelli
di più affermati scrittori africani e ci danno notizie importanti su di lui e
sulla sua attività pastorale. Preoccupazione primaria di Zeno fu quella di
confermare e rinforzare clero e popolo nella vita della fede, soprattutto con
l'esempio della sua carità, dell'umiltà, della povertà e della generosità verso
i bisognosi.
La festa liturgica di san Zeno è il 12 aprile; nella diocesi di Verona, però, la ricorrenza è stata spostata al 21 maggio, a ricordo del giorno della traslazione delle reliquie nella basilica, avvenuta il 21 maggio 807.
Passata nel 1393 agli agostiniani del convento
milanese di San Marco, è stata internamente trasformata nel 1756 e restaurata
in facciata nel 1870. Nonostante i restauri, la fronte, con finta loggia e
ornati in cotto, resta una delle più belle del gotico lombardo, ispirata sia
agli esempi del pisano Giovanni di Balduccio, attivo a Milano dal 1335 al 1349,
sia alla vicina facciata di Matteo da Campione per il Duomo di Monza.
Un santino, edito dagli Artigianelli di Monza, ne raffigura
la tela. La Vergine Maria porge ad una Santa, probabilmente Monica, la sacra
cintola e alla scena è presente San Zeno, che è riconoscibile per il pastorale
con il pesce.
domenica 28 febbraio 2021
Va' … su di un monte che io ti indicherò… li condusse su un alto monte
![]() |
| Monte Tabor |
1. Va' … su di un monte che io ti
indicherò… li condusse su un alto monte. Oggi due scene
di salita sul monte. Dopo il deserto, il monte è luogo per incontrare, stare
con Dio. È il mettersi in disparte e vivere la relazione con Dio. Le due scene
raccontano di una chiamata che conduce. In Abramo è chiamata a
salire sul monte, difatti il racconto ci ricorda le tipiche chiamate
vocazionali della Bibbia. Nel Vangelo invece la chiamata è sottintesa, c’è una
selezione tra gli apostoli, e solo tre vengono condotti all’esperienza sul
monte. Sapersi lasciar condurre dal Signore è buon atto di fede. Abbandonarsi
all’iniziativa di Dio, meglio, avere la consapevolezza che è il Signore che
guida i nostri passi: una volta nel deserto e una volta sul monte …
abbandoniamoci alla sua iniziativa! Così ben si comprende l’esortazione di
Paolo: se Dio è per noi, chi sarà contro
di noi! Chi si fa condurre non teme.
![]() |
| Il Tabor - Sacro Monte di Varallo |
2. Non sapeva infatti che cosa dire,
perché erano spaventati. Nei due racconti la Parola è
tutta di Dio. Egli esorta ed invita. L’uomo risponde o interviene nel dialogo,
ma non sempre con saggezza. È il caso di Pietro che parla per parlare, parla
per niente … preso dalla paura. Quante volte può succedere che straparliamo per
la paura, oppure parliamo senza saggezza in un momento di rabbia.
Ciò che possiamo capire è che
parlare è una cosa seria. La comunicazione è una cosa seria. Ma è anche vero
che tante volte non serve parlare è sufficiente ascoltare, come fa Abramo. Saper
ascoltare è un esercizio di virtù da imparare. È anche un’opera di
misericordia.
In un tempo dove tutti parlano,
parlano per niente, straparlano per paura o per rabbia, ponderare le parole è
certamente un esercizio di umanità da imparare … tacere per imparare ad
ascoltare… Dio e il prossimo.
󠇯Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla
nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!»
Amen.
sabato 27 febbraio 2021
venerdì 26 febbraio 2021
sabato 13 febbraio 2021
"Uomo di mirabile pazienza": Stefano di Rieti
Santo stefano di Rieti
abate (†
sec. VI)
“A Rieti, commemorazione di
santo Stefano, abate, uomo di mirabile pazienza, come attesta di lui il papa
san Gregorio Magno”. Il Martirologio Romano la ricorda il 13 febbraio.
* * *
Le uniche fonti in cui il
santo è citato sono i “Dialoghi” e un’Omelia di San Gregorio Magno.
San Stefano fu abate nel
monastero di San Eleuterio di Rieti che era stato fondato da Sant’Equizio (V-VI
sec.) considerato un grande diffusore del monachesimo.
La tradizione tramanda che
San Stefano fosse un uomo di “rudi maniere” (un pò come P. Pio), di santa vita,
che amava raccogliersi a lungo in preghiera e di grande pazienza.
O Dio, che nel santo abate Stefano
hai offerto alla tua Chiesa un modello di perfezione evangelica, concedi a noi,
nelle mutevoli situazioni della vita, di aderire con tutte le forze al regno
dei cieli. Per il nostro Signore Gesù Cristo … Amen.
il santino è della SERIE VERONICA 41
martedì 2 febbraio 2021
E la peste svanì ...
Ostra, nella Marca d’Ancona,
terra pontificia.
A circa due chilometri
dal centro urbano, a metà tragitto tra Ostra e Casine, quasi in aperta campagna,
sorge il Santuario di Santa Maria Apparve.
Esisteva prima del 1500,
una edicola con un affresco mariano. Nell’agosto
del 1527, un pastore si recò a pregare una Madonna affrescata sul muro. La S.
Madre di Dio appare e chiede che in quel luogo fosse edificata una chiesa e la
dedicasse alla Madre di Dio.
L’Italia in
quell’anno era scossa dal morbo della peste. Mentre si svolgeva una processione
nel luogo dell’apparizione, al di sopra dell’edicola si formò una nera nube
(che simboleggiava la peste), che pian piano svanì.
Così anche la peste
miracolosamente cessò e in segno di gratitudine e ringraziamento dalla
liberazione del contagio, l’immagine di Maria venne detta “Santa Maria Apparve”.
Nel 1529 venne costruito il santuario lasciando al suo interno l’antico muro affrescato con la santa figura. Successivamente nel 1860, il popolo si impegnò nella costruzione di un nuovo edificio che fu aperto al culto il 2 luglio dello stesso anno.
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PREGHIERA
Signore Gesù, nostro maestro e fratello,
nostro Salvatore e compagno di viaggio,
tu in ogni situazione
ci annunci e testimoni che Dio è
Padre
e non ci lascia soli nelle
difficoltà,
perché sempre si prende cura di
noi.
Tu che sei sceso agli inferi
per liberarci dalla morte,
guarda ora a noi, nella prova.
Tu di noi, impauriti e fragili,
abbi pietà.
In te riponiamo la nostra speranza.
Ti invochiamo:
manda il tuo Spirito di amore,
di intelligenza e di fortezza
perché uniti possiamo contribuire
a debellare il contagio
che attenta alla vita che tu ci hai
donato
e semina paura, morte, separazione,
precarietà.
Preserva quanti ne sono rimasti
ancora illesi,
guarisci quanti ne sono stati
colpiti.
Dona ai vinti di contemplare il tuo
volto,
consola i loro familiari e amici.
Dona discernimento ai governanti,
costanza e consolazione
a quanti si spendono per la salute
di tutti,
con infaticabile passione e con
amore.
Donaci un cuore aperto,
affinché possiamo accoglierci
teneramente gli uni gli altri
e sentirci vicini a tutti i poveri
del mondo.
Interceda Maria, tua e nostra
Madre,
che accompagna i tuoi passi verso
la Pasqua,
e nostri in questi giorni di
tribolazione,
insieme a San Giuseppe, sposo di
Maria,
custode della S. Famiglia nel tempo
della prova.
Tu che vivi e regni nei secoli dei
secoli. Amen.
(Riadattando la preghiera in questo tempo di prova di
Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo)



















