sabato 9 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Porzùs



Oggi saliamo la penisola ed adiamo in Friuli, la terra del mandi - mi racomandi a Diu (mi raccomando a Dio).
Il luogo mariano sorge dopo l’apparizione della Madonna nella dolina di Porzùs a Teresa il 8 settembre 1855.

Teresa Dush nasce 1'11 settembre 1845, a Porzus (sopra Attimis), e lo stesso giorno riceve il battesimo. I genitori, Giuseppe e Caterina Grimaz sposati già da 18 anni, accolgono come un dono di Dio quella creatura che per tanto tempo hanno atteso. La piccola Teresa conosce presto la durezza della vita povera, in una terra erta e sassosa dove il raccolto è scarso e il resto è prato e pascolo. È una bambina buona e docile, condivide volentieri la fatica e il lavoro dei genitori, ma è gracile e cagionevole di salute. Frequenta la chiesa parrocchiale, ed è molto attenta alle lezioni di catechismo del parroco. l'8 settembre 1855, festa della natività della Beata Vergine Maria, avviene il fatto straordinario, che segnerà profondamente tutto il paese di Porzus. Mamma Caterina non si è accorta delle due feste di precetto che si succedono il sabato 8 settembre e la domenica seguente; non ha perciò provveduto erba sufficiente per sfamare le bestie. Chiama Teresa e le ordina di scendere nella dolina a tagliarne un po'. La bambina, osserva timidamente che non si deve lavorare di festa: così ha detto il sacerdote a catechismo.
"Mangiamo noi, devono mangiare anche le bestie" è la risposta perentoria della madre. Teresa s'incammina. È combattuta dentro di sé: obbedire al cappellano? o obbedire alla mamma? Chiede aiuto alla Vergine che ama tanto. Arrivata al prato si accinge al lavoro, ma qualcuno le toglie il falcetto di mano. Alza gli occhi e vede una bella Signora col suo falcetto in mano che le sorride e dolcemente le dice: "Non si deve lavorare di festa!". Teresa confida il suo piccolo dramma. La signora si china, taglia una manata di erba e la porge alla bambina dicendo: "Prendi, questa basterà". Poi aggiunge: "Di' a tutti di santificare il nome del Signore e di non bestemmiare, perché così facendo offendono mio Figlio e addolorano il mio Cuore materno. Inoltre desidero che si osservino i digiuni e le vigilie". Al ritorno, Teresa racconta il fatto straordinario alla madre che la guarda incredula, benché noti sul volto di lei una espressione di intensa gioia; ma quando constata che quella manata di erba è sufficiente per quel giorno, per il giorno successivo, e anche per il lunedì mattino, rimane profondamente colpita. La notizia del fatto si diffonde. Non tutti credono. "Di' alla Madonna. a che ti dia. un segno", suggeriscono alla bambina, e c'è chi ha un sorriso motteggiatore.
È un’altra domenica, forse la successiva. Teresa è in chiesa, e la Signora ritorna. È accanto all'altare con un vestito ricoperto di rose, e la chiama. Teresa è presa da timore. Si rivolge alle compagne, e queste la sospingono e l'accompagnano, ma non vedono nulla. Le sussurrano: "Chiedi il segno". Teresa parla a lungo con la Madonna, poi esce di chiesa come trasognata e s'incammina verso casa. Dirà, più tardi, che la Madonna l'accompagnava. La piccola Teresa ha ricevuto in questa apparizione 'il segno'. E' una crocetta lunga tre centimetri che brilla come oro. La Madonna gliel'ha impressa sul dorso della mano sinistra. Tutti la possono vedere e, per quanto si cerchi di cancellarla, sfregandola e lavandola nell' acqua, rimane intatta, anzi diventa ancora più lucente. Monsignor Nicolò Tiossi, decano del Capitolo di Cividale, arriva lassù. Con lui la bambina si confida e il sacerdote le crede.
La Madonna le appare ancora una volta, in tale occasione le consegna un segreto, al quale rimarrà sempre fedele: nessuno riuscirà mai a strapparle di bocca un indizio o una parola. A chi indaga e fa domande, risponde che alla Madonna piace che si preghi il santo Rosario. Intanto un’epidemia di colera imperversa implacabile a Porzus. A distanza di poco tempo l'uno dall'altra, muoiono anche i genitori di Teresa. La bambina è sofferente, sembra ammalata, e mons. Nicolò Tiossi la conduce a Udine da padre Luigi Scrosoppi, nella Casa delle Derelitte. È il 21 giugno 1856.Tutti si prendono cura della piccola Teresa. Teresa è buona. umile e obbediente. Le viene detto di non mostrare il segno che porta a nessuno, e si adegua con semplicità a tale ordine. Prega con fervore, si lascia docilmente guidare sul cammino della santità da padre Luigi, che è un maestro eccezionale. Non è difficile intuire il suo desiderio di donarsi totalmente al Signore.
 Nel 1860, dopo quattro anni, la sua formazione nella casa è terminata. Ha quindici anni e viene collocata presso una famiglia buona e religiosa, dove inizierà a guadagnarsi il pane. Padre Luigi la segue da lontano. Teresa è consapevole della sua povertà, della sua ignoranza e della sua malferma salute, vorrebbe donarsi completamente al Signore, ma potrà padre Luigi che pure è tanto buono, accettare una che non sa leggere l'Ufficio della Madonna in latino, sa appena sillabare l'italiano?
Nella preghiera apre il suo cuore alla Madre di Dio, e ancora una volta la Vergine viene a consolarla e rassicurarla. "Va' pure in convento e quando dovrai leggere in latino lo saprai fare come le altre suore". Teresa ritorna a Udine all'inizio del 1864, per rimanervi definitivamente. È ammessa nel postulandato delle Suore della Provvidenza, ma la sua salute è precaria. Padre Luigi la invia in campagna ad Orzano, perché riprenda forza, ma non giova molto. Sarebbe ragionevole non ammetterla in noviziato, ma la Madonna l'ha inviata lì, perché lui, padre Luigi, gliela custodisca, e l'accompagni nel cammino della santità. Il 19 marzo 1867, Teresa inizia il noviziato. Lo trascorre, per qualche tempo, nella comunità di Cormons, accanto al Santuario di Rosa Mistica. Ritornata a Udine, il 14 settembre 1868, veste l'abito religioso ricevendo il nome di suor Maria Osanna. La sua malattia (tubercolosi polmonare) si va lentamente, ma inesorabilmente aggravando. Viene trasportata in infermeria, dove riceve le cure più assidue ed amorose da parte delle suore e di padre Luigi. Questi le prende la mano diafana, segnata dalla Madonna, per tastarne il polso, e anche perché chi l'accompagna possa vedere quel segno misterioso. La croce, durante la malattia, non è più lucente come oro, ma è rossa. Dopo la morte diventerà bianca, e tutta la grande comunità del Collegio passerà a baciarla. Il 16 agosto 1870, suor Maria Osanna termina il suo Calvario quaggiù. Non ha ancora compiuto 25 anni. A Porzus, intanto, la gente, dopo l'apparizione della Madonna, comincia ad osservare un fenomeno insolito sul luogo dell’apparizione: il prato è sempre fiorito e la neve lì si scioglie prima che all'intorno, mentre dovrebbe avvenire il contrario, essendo la dolina un abbassamento di terreno simile ad una conca! Lì gli abitanti di Porzus vanno a pregare il Santo Rosario tutte le domeniche, e tutto il mese di maggio. Nel 1885 decidono di costruire una piccola cappella. Nel 1886 all'interno pongono, un dipinto che rappresenta la scena dell’apparizione. Il messaggio è scritto in alto, in forma lapidaria: "Santificate le feste. Non bestemmiate e osservate i digiuni e le vigilie".

Sancta Maria, Regina Sanctorum omnium, ora pro nobis

Preghiamo perché impariamo gustare il giorno del Signore, la domenica.
Preghiamo perché ognuno viva in pienezza la sua vocazione.

venerdì 8 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Bisceglie



Torniamo in Puglia. Qui è venerata la Madre di Dio detta del Soccorso. Un titolo mariano molto diffuso: la Madre viene sempre in soccorso dei suoi figli.
È venerata a Bisceglie, in Puglia, cittadina di 55118 abitanti, nella provincia di Bari, meglio dire della neo provincia di Barletta-Andria-Trani (BAT).
È venerata nella Chiesa di Sant'Adoeno, edificata nel 1074 all'interno delle mura, dopo la Cattedrale, è la chiesa più antica di Bisceglie. Le origini, ravvisabili nella denominazione Sant'Adoeno o Sant'Audoeno (Saint Ouen) vescovo di Rouen, sono collegate ai soldati conquistatori Normanni.

La Madonna del Soccorso è invocata in modo particolari dalle partorienti.

Sancta Maria, Mater Christi, ora pro nobis

Preghiamo per le mamme in attesa di un bambino e per le coppie che desiderano un figlio.

giovedì 7 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Chiaramonti Gulfi



La Sicilia mariana ci richiama e ora visitiamo il santuario interdiocesano della Beata Vergine Maria di Gulfi, che si trova a Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa.
Si trova in corrispondenza dell'antico sito del paese, allora chiamato Gulfi, distrutto nel 1299 da Ruggero di Lauria e ricostruito quindi nel sito attuale con il nome di Chiaramonte da Manfredi Chiaramonte, conte di Modica.
L’antico centro di Gulfi sembra sia stato eretto verso il IV secolo, e la chiesa, secondo la tradizione, fu visitata da San Gregorio Magno, prima di essere eletto pontefice, quando fece visita ai monasteri da lui fondati in Sicilia ovvero in quello di Bruscello e Vizzini. Nel 1550 vi fu fabbricato un conventino ad uso dei frati cappuccini ed in seguito vi si stabilirono, nel 1611 i padri Agostiniani. Nel 1644, per volere del Re Filippo IV, fu ordinato di celebrarsi un real novenario in onore della Beata Maria e in quell'occasione la Vergine fu rieletta Patrona (1550). La statua, attribuita alla scuola dei Gagini, fu arricchita nel 1775 da un piedistallo in argento sbalzato, in bronzo e dorato opera di Stagnitti da Messina.





Sancta Maria, Mater divinae gratiae, ora pro nobis

Preghiamo per le grazie nascoste e per i miracoli segreti.
Preghiamo chiedendo il desiderio della preghiera.
Preghiamo perché il nostro cuore sia come quello di Gesù: ecco la grazia da chiedere.

«Un parere medico è un parere medico, lo so bene, e vi sono anche i miracoli segreti. Ma, mentre rifiutiamo ogni giorno il miracolo della santità, il solo che dipende da noi, perché chiederemmo dei miracoli gratuiti? Bisogna senza dubbio che noi partecipiamo alla permanenza della passione di Cristo nel tempo. Fra questi uomini che incrocio per la vita, fra questi burocrati intorno che mi esasperano, fra questa mediocrità da cui io mi lascio mordere. Occorre che vi partecipiamo ben altrimenti che per mezzo di discorsi, di articoli o di slanci generosi. Io non so per chi lavora questo povero visino offuscato, questa piaga al nostro fianco per anni ed anni forse, questo povero destino sempre travagliato, sempre mortificato» (Emmanuel Mounier, 3 marzo 1940, a una sua amica).

mercoledì 6 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Ardesio



Ritorniamo in Lombardia, ad Ardesio nella provincia di Bergamo, in alta Val Seriana sulle Alpi Orobie, sulla sponda sinistra del fiume Serio
Il Santuario di Ardesio è stato edificato nel luogo in cui la tradizione vuole sia avvenuta, il 23 giugno 1607, l’apparizione mariana. La famiglia Salera, composta dal padre Marco, la moglie Maddalena e dalle due figlie Maria e Caterina, possedeva un mulino e la raccolta del fieno era il suo sostentamento. Quel giorno il cielo minacciò un violento temporale che spaventò la madre facendole temere di perdere il raccolto ormai maturo. Maddalena esortò le figlie alla preghiera nella stanza affrescata dei Santi per scongiurare il temporale. D'un tratto la stanza si illuminò di luce e improvvisamente apparve loro la Madonna con il Bambino seduta su un trono d'oro. Subito dopo l'apparizione la tempesta si bloccò e il cielo tornò sereno. La Madonna non parlò e il fenomeno non si ripeté, ma la notizia dell'evento si sparse velocemente nel paese trasformando quella umile stanza in un luogo di preghiera.
La stanza dei santi era stata fatta affrescare da un sacerdote nel 1449 al pittore clusonese Giacomo Busca e raffigurava un gruppo di santi con al centro un grande crocefisso. L'apparizione della Vergine addolorata ai piedi del crocefisso come mediatrice di grazie tra il figlio e il suo popolo sofferente, la fecero denominare Madonna delle Grazie.
L'apparizione mariana ad Ardesio avvenne in un periodo in cui l'eresia protestante, giunta dalla Svizzera e penetrata in Valtellina, zone con le quali molti valligiani avevano rapporti commerciali o professionali, stava tentando di propagarsi anche nelle valli orobiche, in parte facilitata dal governo della Serenissima che all'epoca era in contrasto con il papa e aveva espresso toni di condanna nei confronti dell'editto del cardinale Borromeo contro le dottrine "erronee".
La posa della prima pietra è del 24 giugno 1608. Successiva è invece la costruzione del campanile, iniziato nel 1645. La struttura è a pianta basilicale, a tre navate in stile composito classico. Nel presbiterio è collocata la famosa stanza dei Santi (conservata da casa Salera, la dimora in cui apparve la Vergine) con il grande affresco dell’Apparizione.

Sancta Maria, Mater Ecclesiae, ora pro nobis

Preghiamo per l’unita nella Chiesa e per papa Francesco.
Preghiamo per l’unità dei cristiani e per tutti le divisioni tra gli uomini.

martedì 5 maggio 2020

Nuovi Venerabili!



I nuovi venerabili sono italiani e spagnoli. Una santità molto contemporanea e che abbraccia i tre stati della vocazione: laicale, sacerdotale e religiosa.
Emerge la diocesi di Catanzaro-Squillace che negli ultimi mesi del 2019 ha avuto due venerabili, questo è il terzo.
Un grande stupore suscitano padre e figlia: Francesco Barrecheguren Montagut e Maria de la Concepción Barrecheguren y García. Un esempio di santità meravigliosa.
Altro appunto va fatto sui due sacerdoti diocesani: Francesco e Carmelo. La santità nella cura d’anime.
Ed infine quella del giovane e contemporaneo Matteo Farina. Avrei però aspettato almeno 30 anni prima di aprire la causa. La prudenza nella Chiesa è stata sempre una grande virtù.

L'eroicità delle virtù del Servo di Dio Francesco Caruso, Sacerdote diocesano; nato a Gasperina (Italia) il 7 dicembre 1879 e ivi morto il 18 ottobre 1951.
le virtù eroiche del Servo di Dio Carmelo De Palma, Sacerdote diocesano; nato a Bari (Italia) il 27 gennaio 1876 e ivi morto il 24 agosto 1961;
le virtù eroiche del Servo di Dio Francesco Barrecheguren Montagut, Sacerdote professo della Congregazione del Santissimo Redentore; nato a Lérida (Spagna) il 21 agosto 1881 e morto a Granada (Spagna) il 7 ottobre 1957;
le virtù eroiche della Serva di Dio Maria de la Concepción Barrecheguren y García, Laica; nata a Granada (Spagna) il 27 novembre 1905 e ivi morta il 13 maggio 1927;
le virtù eroiche del Servo di Dio Matteo Farina, Laico; nato ad Avellino (Italia) il 19 settembre 1990 e morto a Brindisi (Italia) il 24 aprile 2009.

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Monte Carpegna



Il nostro cammino virtuale mariano sale verso l’Appenino. Il monte Carpegna è un gruppo montuoso dell'Appennino tosco-romagnolo, posto in senso longitudinale nordovest-sudest ai confini tra Marche, Toscana ed Emilia-Romagna, nella zona del Montefeltro, in provincia di Pesaro e Urbino e Rimini per la gran parte del suo territorio. Il monte Carpegna, con i suoi 1415 metri di altezza, è la vetta più alta del Montefeltro.
Il suo vasto altopiano accoglie, in mezzo a un bosco di faggi, un santuario. Qui, da tempo immemorabile, si venera la Beata Vergine sotto il nome di Madonna del Faggio, rappresentata da un'antica statua lignea in legno di fico con in grembo il bambino. Mancano datazioni precise sulle origini del santuario. Le prime notizie certe si iniziano ad avere da alcuni atti notarili del 1205 che parlano di una chiesetta: la cella di Santa Maria del Monte. La bellezza di questo è l’ambiente naturistico che la incornicia. Un brevissimo apologo. Nikos Kazatzakis, scrittore greco scomparso nel 1957, racconta: “Dissi al mandorlo: parlami di Dio/ E il mandorlo fiorì”. La natura aiuta a ritrovare la bellezza che è Dio, a riscoprire il senso della propria vocazione e missione.



Sancta Maria, Mater Creatoris, ora pro nobis

Preghiamo per la cura e la custodia del creato.
Preghiamo perché «Tutto è in relazione», «tutto è collegato», «tutto è connesso»: Non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia.

lunedì 4 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Castellana Grotte



Ritorniamo nel continente, come usano dire siciliani e sardi, e arriviamo a Castellana Grotte, in provincia di Bari, famosissima per le sue stupende grotte.
Il santuario sorge su uno dei cinque colli di Castellana a 317 metri di altezza.
Si racconta, che a Castellana la peste arrivò il 23 dicembre 1690. La situazione cambiò durante la notte fra l’11 ed il 12 gennaio 1691, quando due sacerdoti, don Giuseppe Gaetano Lanera e don Giosafat Pinto, pregarono incessantemente per liberare la popolazione dalla peste la Madonna della Vetrana (appellativo che, secondo alcune fonti, deriverebbe da “veterana”, cioè “antica”; secondo la tradizione popolare, invece, “vetrana” proverrebbe dall’omonimo termine dialettale, con cui si indicava la peste), ritratta in un quadro risalente al XIV secolo (1300 circa) e ubicato in una chiesetta rupestre non lontano dal centro abitato di Castellana. I due sacerdoti ebbero entrambi la stessa ispirazione: ungere i bubboni dei malati con l’olio del lume che ardeva perennemente accanto a quello stesso quadro, per guarire dalla pestilenza. Così facendo, e dando fuoco a tutto ciò che era stato in contatto con il morbo, da quel 12 gennaio a Castellana più nessuno morì di peste (rappresentata dal quel personaggio ai piedi della Madonna?). Tutti attribuirono subito la miracolosa intercessione della Vergine della Vetrana, e la sua venerazione crebbe, sinché tutte le autorità sacre e laiche castellanesi, come segno di gratitudine, decisero di festeggiare ogni anno il grandioso evento. Il sindaco nel 1691 si impegnò a solennizzare a fine aprile il ricordo del miracolo, ma il popolo ricordò il giorno della rivelazione, ovvero l’11 gennaio, con la festa della Fanove, ovvero dei falò.  Durante la notte la regione si trasforma grazie al calore e alle luci dei molti falò che vengono accesi a decine attraverso cataste di legna ben disposte, a forma di cono e fatti bruciare fino alla mattina del 12. Una miscela di devozione e folklore, che ricorda l’evento miracoloso avvenuto nel 1691. Da quel momento, di fatto, la Patrona di Castellana fu la Madonna della Vetrana.

Sancta Maria, Salus infirmorum, ora pro nobis

Preghiamo per i malati di patologie croniche, che vivono con grande fatica la loro malattia in tempo di Covid-19.
Preghiamo per i malati di tumore e per coloro che si prendono cura di loro.

domenica 3 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Palermo



Rimaniamo in Sicilia, definita feudo di Maria, per la grande devozione mariana, la grande varietà di titoli e per il fatto che la Madre di Dio, in quanto Immacolata, è patrona della Regione. Siamo nel capoluogo di regione, Palermo, nel quartiere dell’Albegheria. È forse il quartiere più ricco di storia della città infatti include anche il Palazzo Reale, da sempre residenza dei sovrani di Sicilia. Nella sua area i primi Fenici fondarono la città e vi stabilirono i primi centri direzionali. Al suo interno correva il fiume Kemonia, attualmente sotterraneo. La zona, denominata ufficialmente Mandamento Palazzo Reale, è la più antica della città, ma in realtà la configurazione attuale si deve al periodo rinascimentale. Per lungo tempo è stato un quartiere estremamente degradato, solo nell'ultimo decennio è stato riscoperto ed è in corso di riqualificazione. Al suo interno vi si tiene il celebre mercato storico di Ballarò.
La chiesa di San Nicolò all'Albergheria, anticamente appellata la Nuova o primitiva chiesa di San Nicolò de' Latini, è un luogo di culto già nel XIII secolo.
L’immagine mariana è una riproduzione della celebre Nostra Madre del Perpetuo Soccorso, una icona di scuola cretese, presente nella chiesa di Sant’Alfonso all’Esquilino a Roma. Il quadro venne donato ai redentoristi da Papa Pio IX nel 1866.
La Madre di Dio è in posizione frontale a mezzo busto e regge il Bambino con la mano sinistra, mentre la destra Lo indica e Gli porge l’aiuto. Infatti Egli, prendendo consapevolezza del Suo destino di dolore, passione e morte, attraverso la visione degli strumenti mostratigli dagli Arcangeli Michele e Gabriele, si aggrappa con entrambe le mani alla Madre, con un gesto umanissimo, nel quale ci mostra la sua totale immersione nella nostra umanità, debolezza e paura. Il simbolo della paura viene rappresentato dal sandaletto sfilato dal piede sinistro (anche se nell’opera scultorea questo simbolo è assente).
Sancta Maria, Consolatrix afflictorum, ora pro nobis

Preghiamo per gli afflitti e per coloro che devono gestire le afflizioni dell’uomo: medici, sacerdoti, genitori …

sabato 2 maggio 2020

RISPOSTA DA ...



Oggi, dopo una segnalazione di ieri, Donna Imma de Il Castello delle Cerimonie, mi ha risposto ... certo con cortesia e diplomazia ...
Direte per cosa? 
Celebrano i matrimoni in rito civile in cappella del Castello e usano simboli strettamente cristiani, come il Cero pasquale, diciamo poco consoni per un rito civile ed è una gran pasticcio. 
Chissà se rivedranno il gesto?
Ma come, vedi il Castello delle Cerimonie? 
Non sono uno che cerca la trasmissione volutamente e che sa quando la fanno, ma se capita quando ceno, mi capita di vederla, perché è uno squarcio di umanità interessante .. che fa pensare, alcune volte terribile, altre volte ridicola ... ma è una umanità che abita questo tempo, non solo al Castello
Ma alcune volte mi irrito così tanto, che cambio o spengo!

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Carlentini




Dalla Lombardia alla Sicilia. Madonna delle Grazie è parte del comune di Carlentini, in provincia di Siracusa. Qui è venerata la Vergine Maria con questo titolo mariano.
Il simulacro qui venerato è una Mater Lactis.
Questo scena, della normale, tipica della relazione tra una madre e il figlio, è ripresa nell’arte in riferimento al grande Bernardo di Chiaravalle.
È la lactatio Virginis, cioè dell’allattamento simbolico del dottore mellifluo da parte della Madonna. Un fatto miracoloso, attribuitogli ben dopo la sua morte, che rappresenta, per così dire, l’autorizzazione suprema a predicare, l’investitura più alta. È un tema che viene da lontano e che gli studiosi hanno pazientemente rintracciato in una lettera di Pier Damiani (la XXIX).
Simbolico fino a un certo punto, a dire la verità. Negli esempi pittorici prevale, ovviamente, lo zampillo, e quindi la distanza, a garanzia anche di decenza.
Ma nelle fonti scritte la faccenda si complica. In una delle raccolte agiografiche di esempi edificanti (dei primi del Trecento) si legge ad esempio che il giovane monaco cisterciense un giorno si addormentò nella chiesa di Châtillon-sur-Seine, in attesa della predica (e già qui ci sarebbe qualcosa da dire…). La Madonna allora «mise la sua santa mammella nella sua bocca e gli insegnò la scienza divina. E da allora egli fu uno dei predicatori più sottili del suo tempo».
(Cfr. Laura Dal Prà, Bernardo di Clairvaux. Un santo e la sua immagine, in Bernardo di Clairvaux, Jaca Book 2007.)

Sancta Maria, Sedes sapientiae, ora pro nobis

Preghiamo e invochiamo la Sapienza di Dio: quella capacità di discernere e di comprendere che ebbe in dono il re Salomone.
Preghiamo per chi deve avere saggezza nel gestire l’economia, la salute, la pace e la fraternità.

venerdì 1 maggio 2020

LETTERA APERTA A ...



Buona sera, Signora Imma Polese.
Le scrivo come credente e come utente che vede qualche volta la trasmissione che si svolge nella sua struttura.
La mia osservazione è legata alla celebrazione del matrimonio di rito civile.
Non so se ha avuto osservazioni al riguardo.
Mi colpisce che venga fatta in una cappella, la cappella del Castello, appunto, con simboli religiosi evidentemente cristiani, che mi pare poco consoni per un matrimonio civile: è un pasticcio da evitare.
La cosa però più disdicevole è non tanto il rito delle candele, nella sua simbologia, ci può stare, ma è il rito delle candele nella sua forma.
Ho visto che usate il Cero pasquale per accendere le candele. La cosa è fuori luogo, per il simbolo che è attribuito al Cero pasquale; difatti che senso ha accendere le candele in Cristo (questo è il simbolo!) in un rito civile?
Rasenta la blasfemia. Senza voler esagerare.
Ha pensato di revisionare il gesto?
Auguro ogni bene a Lei e a tutta la famiglia e ai collaboratori.

Sant'Ansano, Sant'Anzano ...



Questo patrono di Siena era di origini romane, figlio di un nobile patrizio, Tranquillino. Ansano era stato condotto al battesimo dalla madrina Massima. Quando scoppò la persecuzione di Diocleziano Massima e Ansano vennero imprigionati. La madrina morì sotto i colpi di verga dei littori, mentre Ansano riuscì a fuggire, dirigendosi verso nord lungo la via Cassia, fino ad arrivare a Siena. Qui predicò il Vangelo e battezzò i primi cristiani. Quest'opera gli meritò il titolo di «battezzatore dei Senesi»: sulla sua sepoltura sarebbe sorta la cattedrale e lo stesso Duccio di Buoninsegna lo ritrasse nella sua celebre «Maestà». Ma la persecuzione seguì Ansano anche a Siena. Inseguito e raggiunto dal proconsole Lisia venne catturato e torturato. La lunga vicenda che, dopo la cattura, lo portò al martirio narra di pesanti e dolorose vessazioni che non servirono a fargli rinnegare la propria fede. Venne così condannato al rogo. Ansano, però, fu salvato miracolosamente dalle fiamme, che si spensero non appena venne gettato sul fuoco. Alla fine fu decapitato con la spada fuori dalla città, sulle rive dell'Arbia. 

Tracce del culto del martire, le cui spoglie furono conservate per secoli nella Pieve di Dofana (AR), si trovano a Bagnoregio (VT), Allerona di cui è anche patrono, e Siena, luoghi dove Ansano predicò e morì, e si annoverano chiese di Sant'Ansano a Spoleto, a Seravezza (LU), a Monte Aceraia nel comune di Borgo San Lorenzo, a Fiesole (FI) e Petrignano del Lago (PG). È il patrono principale della Città e dell'Arcidiocesi di Siena e la memoria liturgica ricorre il 1 dicembre. A Siena la festa di Sant'Ansano segna anche l'inizio dell'anno contradaiolo. È inoltre è venerato a San Leonardo di Treponzio (LU), ed anche il patrono del comune di Anzano di Puglia, dove, venerato con il nome di Anzano, il culto è stato ripristinato dal 2006, dopo il ritrovamente e il restauro di un'antica statua forse ottocentesca.

Il corpo rimase sepolto per secoli a Dofana, nella Diocesi di Arezzo, fino a quando nel 1107 il Vescovo di Siena, Gualfredo e quello di Arezzo, Gualtiero, si accordarono e i senesi poterono andare a recuperare i resti di Sant'Ansano (si narra del 6 febbraio) e li traslarono nel Duomo di Siena. La testa del santo fu invece portata ad Arezzo, dove è ancora custodita in un reliquiario d'argento conservato nel Duomo. Nel 1359 il corpo di Ansano fu bruciato da un fulmine. Rimangono il braccio sinistro a Dofana e quello destro a Siena. Un dito si conserva nella Pieve di San Giovanni Battista a Sant'Ansano, nel comune di Vinci.