giovedì 2 maggio 2013

Decreti 2 maggio 2013


I Decreti che riguardano i miracoli e le virtù eroiche sono stati promulgati oggi dalla Congregazione delle Cause dei Santi, dopo l’autorizzazione concessa ieri da Papa Francesco al Prefetto, il cardinale Angelo Amato, S.D.B.
Nel corso dell’Udienza di ieri pomeriggio, 2 maggio, il Santo Padre ha autorizzato la promulgazione dei Decreti riguardanti:

il miracolo

- attribuito all'intercessione della Venerabile Serva di Dio Maria Cristina di Savoia, Regina delle due Sicilie, la "regina dei poveri", nata il 14 novembre 1812 a Cagliari e morta il 31 gennaio 1836 a Napoli.


- attribuito all'intercessione della Venerabile Serva di Dio Maria Bolognesi, mistica laica, nata il 21 ottobre 1924 a Bosaro e morta il 30 giugno 1980 a Rovigo, che patì sul suo corpo le sofferenze di Gesù Cristo.
  
le virtù eroiche


- del Servo di Dio Gioacchino Rosselló i Ferrà, Sacerdote, Fondatore della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, nato il 28 giugno 1833 a Palma de Mallorca (Spagna) e lì morto il 20 dicembre 1909;


- della Serva di Dio Maria Teresa di San Giuseppe (al secolo: Giovanna Kierocińska), Fondatrice della Congregazione delle Suore Carmelitane del Bambino Gesù; nata il 14 giugno 1885 a Wieluń (Polonia) e morta il 12 luglio 1946 a Sosnowiec (Polonia).

mercoledì 1 maggio 2013

San Riccardo, prega per noi!




 
San Riccardo hai camminato un tempo per le strade della nostra terra, hai pregato nel silenzio delle nostre chiese, hai servito con amore ed intelligenza gli ammalati nelle nostre case, sei stato accogliente verso ogni persona che ti ha cercato. Oggi, come un tempo i tuoi malati, anch 'io ti cerco e mi rivolgo a Te perché Tu mi aiuti a guarire nel corpo e nello spirito e mi ottenga dal Signore la tua stessa fede.

(Mons. Giovanni Volta, Vescovo di Pavia)

martedì 30 aprile 2013

Un pensiero ...





“Mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. …È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. …Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello. In essa non vidi alcun tempio:  il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna: la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello”.(Ap 21)

“La Chiesa è lo spazio che Cristo offre nella storia per poterlo incontrare, perché egli le ha affidato la sua Parola, il Battesimo che ci fa figli di Dio, il suo Corpo e il suo Sangue, la grazia del perdono del peccato, soprattutto nel sacramento della Riconciliazione, l’esperienza di una comunione che è riflesso del mistero stesso della Santa Trinità, la forza dello Spirito che genera carità verso tutti.
Occorre dare forma a comunità accoglienti, in cui tutti gli emarginati trovino la loro casa, a concrete esperienze di comunione, che, con la forza ardente dell’amore – «Vedi come si amano!» (Tertulliano, Apologetico, 39, 7) –, attirino lo sguardo disincantato dell’umanità contemporanea. La bellezza della fede deve risplendere, in particolare, nelle azioni della sacra Liturgia, nell’Eucaristia domenicale anzitutto. Proprio nelle celebrazioni liturgiche la Chiesa svela infatti il suo volto di opera di Dio e rende visibile, nelle parole e nei gesti, il significato del Vangelo.
Sta a noi oggi rendere concretamente accessibili esperienze di Chiesa, moltiplicare i pozzi a cui invitare gli uomini e le donne assetati e lì far loro incontrare Gesù, offrire oasi nei deserti della vita. Di questo sono responsabili le comunità cristiane e, in esse, ogni discepolo del Signore: a ciascuno è affidata una testimonianza insostituibile, perché il Vangelo possa incrociare l’esistenza di tutti; per questo ci è chiesta la santità della vita”.
(Papa Benedetto XVI)

“La Chiesa non è un’ONG, ma è una storia di amore .. Noi, donne e uomini di Chiesa siamo in mezzo ad una storia d’amore: ognuno di noi è un anello in questa catena d’amore. E se non capiamo questo, non capiamo nulla di cosa sia la Chiesa”.
(Papa Francesco)

lunedì 29 aprile 2013

Beata Francesca De Paula De Jesús





Beata Francesca (Francisca) De Paula De Jesús, detta Nhá Chica, laica; nata a São João del Rey (Brasile) nel 1808 e morta a Baependi (Brasile) il 14 giugno 1895. Papa Benedetto XVI in data 28 giugno 2012 ha riconosciuto un miracolo a lei attribuito ai fini della sua beatificazione che avverrà il 4 maggio 2013 nel santuario di N. S. della Concezione a Baependi (Brasile).

* * *

“Andate anche voi. La chiamata non riguarda soltanto i Pastori, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, ma si estende a tutti: anche i fedeli laici sono personalmente chiamati dal Signore, dal quale ricevono una missione per la Chiesa e per il mondo. Lo ricorda S. Gregorio Magno che, predicando al popolo, così commenta la parabola degli operai della vigna: « Guardate al vostro modo di vivere, fratelli carissimi, e verificate se siete già operai del Signore. Ciascuno valuti quello che fa e consideri se lavora nella vigna del Signore »” (Christifideles laici, 2)

domenica 28 aprile 2013

V DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)






“Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo …” (Gv 13)

Questo versetto del capitolo 13 di Giovanni fa parte di quella sezione giovannea definita il TESTAMENTO di Gesù.

Gesù lascia un eredità ai suoi discepoli.
Se cerchiamo su web (internet) questo argomento, cioè testamento-eredità, troveremo un marea di notizie che vanno dalle nozze con la Maddalena ai Templari.

È il gusto esasperato di questo nostro tempo in cui ci debba essere sempre una verità nascosta dietro ad ogni cosa, nulla è reale, vero, tutto è secretato e bisogna scovare il segreto nascosto!

In questa pagina invece il segreto è rivelato: Gesù lascia un testamento ai discepoli.
Nel senso etimologico Gesù lascia un nuovo patto:
“che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”. (Gv 13)

La nuova alleanza si fonda su questo messaggio che ha segnato secoli di generazioni di cristiani: dall’epoca apostolica ad oggi.

Questa alleanza è speranza per “un cielo nuovo e una terra nuova”, è sorgente che fa “nuove tutte le cose”; è testimonianza “da questo tutti sapranno che siete miei discepoli”; infine è nuova fraternità “essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio”. Amen.

Un pensiero ...






“Amare vuol dire desiderio di perfezionare se stessa, la persona amata, superare il proprio egoismo, donarsi… L’amore deve essere totale, pieno, completo, regolato dalla legge di Dio, e si  eterni in Cielo.”   (Santa Gianna)

venerdì 26 aprile 2013

Loreto 2013





quinto giorno
Venerdì 26 aprile

Mogliano (MC)

c/o Parrocchia San Gregorio – Mogliano (MC)
dal 25 al 27 aprile

Un tempo ´extra moenia´ perché costruita al di là del fossato del castello. Ha subito vari cambiamenti, l´ultimo dei quali nel ´700 quando fu ´girata´ (il presbiterio fu spostato dalla parte dell´entrata) e fu aggiunta una monumentale gradinata per raccordare l´ingresso al nuovo piano stradale. Al suo interno si possono ammirare una pala d´altare di Durante Nobili da Caldarola, allievo del Lotto e un interessante quadro di G.B.Fagiani raffigurante Mogliano così come appariva nel ´700. Attualmente la chiesa è chiusa per restauro.

Chiesa di Santa Colomba
La chiesa ha un suggestivo soffitto a cassettoni dipinto dal moglianese G.B. Fagiani tra il 1750-1752. Dietro l´altare, una pregevole tavola di Durante Nobili, allievo del Lotto: Madonna in trono col Bambino tra i Santi Giuseppe, Colomba, Giovanni Battista, Francesco d´Assisi e Benedetto (1554). Di notevole bellezza il chiostro, con le sue lunette affrescate e gli arredi lignei.

Santuario del SS. Crocifisso
Qui si venera un´immagine raffigurante “Cristo Crocifisso che si erge dal sepolcro”, affresco della fine del ´400. In seguito ad un miracoloso evento accaduto nell´anno 1809, la chiesa, ricostruita in eleganti forme neoclassiche su disegno di G. Lucatelli, fu dichiarata Santuario dall´allora viceré d´Italia, Eugenio Beauharnais.

Chiesa S. Maria in Piazza
Mogliano (MC)

ORARIO
tutte le mattine, compresa la domenica, dalle 9.00 alle 12.30;
tutti i pomeriggi, tranne il martedì, dalle 17.00 alle 19.00;

Nella Chiesa di Santa Maria, monumento nazionale, si possono ammirare notevoli capolavori artistici.
La Chiesa è a tre navate. Appena si entra si può osservare sull'abside l'immagine maestosa di Maria Assunta di Lorenzo Lotto. E' una tela di inestimabile valore. I suoi caldi colori attirano a contemplare il grande evento. La Vergine Assunta, posta in alto, avvolta di luce, è seduta su nubi luminose, circondata da angeli oranti e stupiti nel vedere una creatura umana entrare con il corpo nella gloria di Dio.

In basso, racchiusi in una semi-nicchia, spiccano quattro meravigliose figure di santi: San Giovanni Battista, patrono del paese, Sant'Antonio da Padova con un giglio nella mano, Santa Maria Maddalena con in mano un vasetto di unguento, San Giuseppe, lo sposo di Maria.

I Santi guardano in alto con la serenità nei loro volti, e contemplano Maria nella gloria. Tra essi e l'Assunta si intravedono alcuni monumenti della Roma pagana e cristiana.

Nella navata sinistra si scorge un'altra tela di rara bellezza risalente alla metà del Cinquecento: la Vergine Maria del Santo Rosario, di autore ignoto.

Dalla terra si erge una robusta pianta con due rami che si innalzano al cielo a forma di cuore. Dentro questo grande cuore la Vergine, seduta in trono, ha il Figlio sulla mano destra e, sulla sinistra un Libro aperto : la Parola di Dio. Il volto di Maria è luminoso ed emana una luce che rende lieto il cuore di chi la contempla. Ai piedi della Vergine, in devota preghiera, si riconoscono San Sebastiano ed il diacono Santo Stefano.Dove il tronco si dirama un angelo loda Dio.

Intorno al grande cuore i quindici misteri del S. Rosario, incastonati su rose dorate sostenute da piccoli rami. In alto, al centro, il mistero glorioso della Vergine incoronata Regina del cielo e della terra. Ai piedi della pianta tre donne che simboleggiano:

La Fede, la donna che sostiene il Calice e l'Ostia immersi nella luce;
La Speranza, la donna che sostiene la Croce;
La Carità, la donna che allatta due bimbi contemporaneamente.

Nei locali attigui alla Chiesa, ora adibiti a Museo Parrocchiale, sono stati raccolte varie opere artistiche provenienti da diverse chiese. Tra le tante c'è la Sacra Famiglia, tavola di scuola raffaellesca, attribuita ad Innocenzo Francucci da Imola, proveniente dall'altare del Rosario, ove era stata collocata nel 1604 per disposizione del donatore Gentile Boninfanti.

Fra gli altari di particolare interesse c´è quello eretto dal Comune e dedicato al Beato Pietro da Mogliano

giovedì 25 aprile 2013

Loreto 2013




QUARTO GIORNO
Giovedì 25 aprile

montegranaro (MC)

Chiesa di San Serafino (Cappuccini) – Montegranaro (MC)

mercoledì 24 aprile 2013

Loreto 2013





TERZO GIORNO
Mercoledì 24 aprile

Montefiore dell'Aso (AP)

San Fedele martire
Montefiore dell'Aso (AP) - Parrocchia Santa Lucia

La chiesa di Santa Lucia con il titolo di Pievania, affonda le sue radici nel periodo tra il III ed il V secolo, durante i quali si diffonde il Cristianesimo nella zona, poiché in detti secoli, Montefiore ed Aspramonte, che già dai tempi piceni, come risulta da numerosi reperti archeologici, si presentavano con un rispettabile insediamento piceno, diventando sede di una Pieve dedicata alla martire siracusana S. Lucia.

La chiesa di Santa Lucia con il titolo di Pievania, affonda le sue radici nel periodo tra il III ed il V secolo, durante i quali si diffonde il Cristianesimo nella zona, poiché in detti secoli, Montefiore ed Aspramonte, che già dai tempi piceni, come risulta da numerosi reperti archeologici, si presentavano con un rispettabile insediamento piceno, diventando sede di una Pieve dedicata alla martire siracusana S. Lucia.
 Si trattava di una Chiesa battesimale che aveva giurisdizione su un territorio piuttosto vasto che si estendeva dagli attuali confini di Carassai, dove confinava con la Pieve di S. Eusebio, fin quasi al mare, dove si incontrava con il territorio della giurisdizione della Pieve di S. Basso di Cupra Marittima. La località ove era costruita la Pievania, attualmente si chiama "Monte Castello" o "Parco De Vecchis".
Nella seconda metà del 1400 la Pieve venne ricostruita ex novo all'interno del Castello, nel punto in cui si trova oggi il retro della Collegiata, riportando in detta ricostruzione il Portale della primitiva Pieve, qui ricomposto nel 1729.
 Due carte fermane, rilasciate dal Vicario Stefano de Pisanis e dal Vescovo Giovanni de Firmomnibus rispettivamente il 23 maggio e di il 6 novembre, autorizzano Domenico di Giovanni, plebano plebis Sanctae Luciae de Monteflorum, a vendere due possessioni del beneficio parrocchiale per trasferire e riedificare intra fortilitia la Pieve, che allora era situata extra muros dictae terrae.
Le formelle di detto portale, risalenti all'XI sec., sono costituite da blocchi di arenaria a bassorilievo con figure stilizzate di guerrieri in armi a cavallo, animali simbolici ed un prelato con mitra e pastorale affiancato da due chierici ; gli stipidi reggono un arco ornato con volute di racemi fioriti, tipicamente medioevali.
 L'architrave reca invece un motivo a treccia, tipico dei secoli VIII-X. In un'epoca imprecisata a detta Pievania è stata unita la Prepositura dei Santi Biagio e Basso che si trovava nei pressi del cosiddetto "Cassero" presso la rocca distrutta.
Nel 1554 il Pievano Paolo de Conciliarj per maggior decoro del paese di Montefiore e per l'aumento del divin culto, liberamente rinunciò alla Pievania in mano del Sommo Pontefice e chiese la erezione della Collegiata,c he fu concessa dal Papa Paolo IV con Bolla del 5 febbraio 1556. Con la Bolla di Papa Clemente X il titolo di Pievano fu sostituito con quello di Arciprete.
Nel 1730 la Chiesa è stata nuovamente trasformata portandone l'ingresso nell'attuale piazza della Repubblica.
Nel 1850 il Capitolo affidò all'architetto Massini di Ascoli Piceno l'incarico di ampliare nuovamente il Templio. L'architetto presentò il progetto che fu realizzato dall'impresario edile di Matacotta di Porto S. Giorgio.
Durante la costruzione, con la caduta dello Stato Pontificio e la conseguente indemaniazione dei beni ecclesiastici ed Enti religiosi, non è stato possibile completare la facciata secondo il progetto che prevedeva di portar via una parte del Palazzo (ex Convento delle Domenicane), per allargare la piazza e liberare tutta la facciata della Chiesa ed il Campanile.
La chiesa è stata consacrata dal Cardinale Amilcare Malagola, Arcivescovo di Fermo, il 3 ottobre 1878 stabilendo la festa della dedica alla domenica ultima di settembre. La costruzione è stata finanziata dai proventi dei Canonici e da quelli del beneficio parrocchiale di S. Pietro Apostolo che per diversi anni è stato amministrato per questo scopo, restando vacante la Prioria.
Per l'anno Santo del 1900 la Chiesa è stata decorata da Achilli di Montegiorgio, Coppola, Maranesi ed altri della Scuola Fermana.
I conti Pompeo ed Ida Montani hanno finanziato tutte le opere di Luigi Fontana. Di stile neoclassico, è di grande importanza il soffitto a casettone, ricco di stucchi, rosoni ed ornamenti a rilievo. Tutta la chiesa nel suo interno è decorata d'olio e marmorizzata con ricchezza di ori. Le pitture (tele ad olio e tempera) della volta, della Cappella del Santissimo Sacramento e della Cappella di Santa Lucia sono di Luigi Fontana. Il Coro di legno di noce è opera locale del 1600 ed apparteneva alla chiesa precedente. L'altare è dello scultore Aldo Sergiacomi di Offida (1968). L'ambone scolpito in noce africano e opera di Aldo Sergiacomi (1977). Di recente la Chiesa è stata arricchita da diverse vetrate decorate dalla Ditta Cristiani di Crema e Mellini di Firenze.
La Cappella del Sacramento è stata separata dal corpo della chiesa da un'armonica inferriata, su disegno di Tonino Virgili e lavorazioni della Ditta locale Fratelli Basili. Il prof. Branca in un suo articolo ha scritto: "In essa Collegiata, Luigi Fontana, uno dei più grandi artisti neoclassici ed il suo allievo Nicola Achilli, sfoggiarono tutta la loro valentia... . Il Fontana sulla volta e le pareti di questo sontuoso tempio, ideò ed effigiò le storie della leggendaria Santa Lucia, con animo di vero cristiano, con sentimento di poeta con ispirazione di artista, raggiungendo tale luminosità e così rari effetti di colore da lasciare ammirati... ".

martedì 23 aprile 2013

Loreto 2013




SECONDO GIORNO
Martedì 23 aprile

Penna San Giovanni (MC)

Beato Giovanni da Penna
Chiesa di San Francesco – Penna San Giovanni (MC)

Martirologio Romano, 3 aprile: A Penna nelle Marche, beato Giovanni, sacerdote, che fu tra i primi compagni di san Francesco e, mandato in Francia, vi propagò il modello di vita evangelica.

Seguace di san Francesco dal 1213, fu da lui inviato in Linguadoca, con altri frati, per la diffusione dell’ordine. Tornato in patria, fu guardiano di vari conventi. Il suo culto, venne approvato nel 1806.

Fioretti di San Francesco - Capitolo 45
Della conversione e vita e miracoli e morte del santo frate Giovanni della Penna.
Frate Giovanni dalla Penna essendo fanciullo e scolare nella provincia della Marca, una notte gli apparve uno fanciullo bellissimo e chiamollo dicendo: «Giovanni, va’ a santo Stefano dove predica uno de’ miei frati, alla cui dottrina credi e alle sue parole attendi, imperò che io ve l’ho mandato; e fatto ciò, tu hai a fare uno grande viaggio e poi verrai a me». Di che costui immantenente si levò su e sentì grande mutazione nell’anima sua. E andando a santo Stefano, e’ trovovvi una grande moltitudine di uomini e di donne che vi stavano per udire la predica. E colui che vi dovea predicare era un frate ch’avea nome frate Filippo, il quale era uno delli primi frati ch’era venuto nella Marca d’Ancona, e ancora pochi luoghi erano presi nella Marca. Monta su questo frate Filippo a predicare, e predica divotissimamente non parole di sapienza umana, ma in virtù di spirito santo di Cristo, annunziando il reame di vita eterna. E finita la predica, il detto fanciullo se ne andò al detto frate Filippo, e dissegli: «Padre, se vi piacesse di ricevermi all’Ordine, io volentieri farei penitenza e servirei al nostro Signore Gesù Cristo». Veggendo frate Filippo e conoscendo nel detto fanciullo una maravigliosa innocenza e pronta volontà a servire a Dio, sì gli disse: «Verrai a me cotale dì a Ricanati, e io ti farò ricevere». Nel quale luogo si dovea fare Capitolo provinciale. Di che il fanciullo, il quale era purissimo, si pensò che questo fusse il grande viaggio che dovea fare, secondo la rivelazione ch’egli avea avuto, e poi andarsene a paradiso; così credea fare, immantanente che fusse ricevuto all’Ordine. Andò dunque e fu ricevuto, e veggendo che li suoi pensieri non si adempievano allora, dicendo il ministro in Capitolo che chiunque volesse andare nella provincia di Provenza, per lo merito della santa obbidienza, egli gli darebbe la licenza; vennegli grande desiderio di andarvi, pensando nel cuore suo che quello fusse il grande viaggio che dovea fare inanzi ch’egli andasse a paradiso. Ma vergognandosi di dirlo, finalmente confidandosi di frate Filippo predetto, il quale l’avea fatto ricevere all’Ordine, sì lo pregò caramente che gli accattasse quella grazia d’andare nella provincia di Provenza. Allora frate Filippo veggendo la sua purità e la sua santa intenzione, sì gli accattò quella licenza onde frate Giovanni con grande letizia si mosse a andare, avendo questa opinione per certo che, compiuta quella via, se ne andrebbe in paradiso. Ma come piacque a Dio, egli stette nella detta provincia venticinque anni in questa espettazione e disiderio, vivendo in grandissima onestà e santità ed esemplarità, crescendo sempre in virtù e grazia di Dio e del popolo, ed era sommamente amato da’ frati e da’ secolari.

Istandosi un dì frate Giovanni divotamente in orazione e piangendo e lamentandosi, perché il suo desiderio non si adempieva e che ’l suo pellegrinaggio di cotesta vita troppo si prolungava: gli apparve Cristo benedetto, al cui aspetto l’anima sua fu tutta liquefatta, e dissegli Cristo: «Figliuolo frate Giovanni, addomandami ciò che tu vuogli». Ed egli risponde: «Signore mio, io non so che mi ti addimandare altro che te, però ch’io non disidero nessuna altra cosa, ma di questo solo ti priego, che tu mi perdoni tutti li miei peccati e diami grazia che’ io ti veggia un’altra volta quando n’arò maggiore bisogno». Disse Cristo: «Esaudita è la tua orazione». E detto cotesto si partì, e frate Giovanni rimase tutto consolato.

Alla perfine, udendo li frati della Marca la fama di sua santità, feciono tanto col Generale, che gli mandò la obbedienza di tornare nella Marca, la quale obbedienza ricevendo egli lietamente, sì si mise in cammino, pensando che, compiuta quella via, se ne dovesse andare in cielo, secondo la promessa di Cristo. Ma tornato ch’egli fu alla provincia della Marca, vivette in essa trenta anni, e non era riconosciuto da nessuno suo parente, ed ogni dì aspettava la misericordia di Dio, ch’egli gli adempiesse la promessa. E in questo tempo fece più volte l’ufficio della guardiania con grande discrezione, e Iddio per lui adoperò molti miracoli.

E tra gli altri doni, ch’egli ebbe da Dio, ebbe spirito di profezia; onde una volta, andando egli fuori del luogo, uno suo novizio fu combattuto dal demonio e sì forte tentato, che egli acconsentendo alla tentazione, diliberò in se medesimo d’uscire dell’Ordine, sì tosto come frate Giovanni fusse tornato di fuori: la quale tentazione e deliberazione conoscendo frate Giovanni per ispirito di profezia, immantanente ritorna a casa e chiama a sé il detto novizio, e dice che vuole che si confessi. Ma in prima ch’egli si confessi, sì gli recitò per ordine tutta la sua tentazione, secondo che Iddio gli aveva rivelato, e conchiuse: «Figliuolo, imperò che tu m’aspettasti e non ti volesti partire sanza la mia benedizione, Iddio t’ha fatta questa grazia, che giammai di questo Ordine tu non uscirai ma morrai nell’Ordine, colla divina grazia». Allora il detto novizio fu confermato in buona volontà e rimanendo nell’Ordine diventò uno santo frate. E tutte queste cose recitò a me frate Ugolino.

Il detto frate Giovanni, il quale era uomo con animo allegro e riposato e rade volte parlava, ed era uomo di grande orazione e divozione e spezialmente dopo il mattutino mai non tornava alla cella, ma istava in chiesa per insino a dì in orazione; stando egli una notte dopo il mattutino in orazione, sì gli apparve l’Agnolo di Dio e dissegli: «Frate Giovanni, egli è compiuta la via tua, la quale tu hai tanto tempo aspettata; e però io t’annunzio dalla parte di Dio che tu addimandi qual grazia tu vuogli. Ed anche t’annunzio che tu elegga quale tu vuogli, o uno dì in purgatorio, o vuogli sette dì di pene in questo mondo». Ed eleggendo piuttosto frate Giovanni li sette dì di pene di questo mondo, subitamente egli infermò di diverse infermità, ché gli prese la febbre forte, e le gotte nelle mani e nelli piedi, e ’l mal del fianco e molti altri mali: ma quello che peggio gli facea si era ch’uno demonio gli stava dinanzi e tenea in mano una grande carta iscritta di tutti li peccati ch’egli avea mai fatti o pensati e diceagli: «Per questi peccati che tu hai fatti col pensiero e con la lingua e con le operazioni, tu se’ dannato nel profondo dello inferno». Ed egli non si ricordava di nessuno bene ch’egli avesse mai fatto, né che fusse nell’Ordine, né che mai vi fosse stato, ma così si pensava d’essere dannato, come il demonio gli dicea. Onde quando egli era domandato com’egli stesse, rispondea: «Male, però che io sono dannato». Veggendo questo i frati, sì mandarono per uno frate antico ch’avea nome frate Matteo da Monte Robbiano, il quale era uno santo uomo e molto amico di questo frate Giovanni. E giunto il detto frate Matteo a costui il settimo dì della sua tribulazione, salutollo o domandollo com’egli stava. Rispuose, ched egli stava male, perch’egli era dannato. Allora disse frate Matteo: «Non ti ricordi tu, che tu ti se’ molte volte confessato da me, ed io t’ho interamente assolto di tutti i tuoi peccati? Non ti ricordi tu ancora che tu hai servito sempre a Dio in questo santo Ordine molti anni? Appresso, non ti ricordi tu che la misericordia di Dio eccede tutti i peccati del mondo, e che Cristo benedetto nostro Salvatore pagò, per noi ricomperare infinito prezzo? E però abbi buona isperanza, ché per certo tu se’ salvo». E in questo dire, imperò ch’egli era compiuto il termine della sua purgazione, si partì la tentazione e venne la consolazione.

E con grande letizia disse frate Giovanni a frate Matteo: «Imperò che tu se’ affaticato e l’ora è tarda, io ti priego che tu vada a posarti». E frate Matteo non lo volea lasciare; ma pure finalmente, a grande sua istanza, si partì da lui ed andossi a posare. E frate Giovanni rimase solo col frate che ’l serviva. Ed ecco Cristo benedetto viene con grandissimo splendore e con eccessiva soavità d’odore, secondo ch’egli gli avea promesso d’apparirgli un’altra volta, cioè quando n’avesse maggior bisogno e sì lo sanò perfettamente da ogni sua infermità. Allora frate Giovanni con le mani giunte, ringraziando Iddio, che con ottimo fine avea terminato il suo grande viaggio della presente misera vita, e nelle mani di Cristo raccomandò e rendette l’anima sua a Dio, passando di questa vita mortale a vita eterna con Cristo benedetto, il quale egli con si lungo tempo avea disiderato e aspettato di vedere. Ed è riposto il detto frate Giovanni nel luogo della Penna di Santo Giovanni.

A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

lunedì 22 aprile 2013

Loreto 2013



PRIMO GIORNO
Lunedì 22 aprile

CALDAROLA (MC)


Chiesa di S. Maria del Monte
Convento di Colfano