domenica 3 giugno 2012

La Santissima Trinità




La dottrina della Trinità (nella Sacra Scrittura) - cioè, che Dio Padre, Figlio e Spirito Santo sono tutti ugualmente ed eternamente l'unico vero Dio - può apparire difficile da comprendere, ma è il fondamento dell'insegnamento cristiano.

Infatti coloro che negano la SS. Trinità non fanno parte della fede cristiana. Ad oggi tutte le Chiese nate dalla Riforma di Lutero, le Chiesa d’Oriente e la Chiesa Cattolica hanno in comune certamente la fede nell'unità e nella trinità (o tri-unità) di Dio.
Per fare un nome: i Testimoni di Geova, negando la fede nella SS. Trinità non sono cristiani, ma si ispirano alla dottrina cristiana.

Sia l'Antico che il Nuovo Testamento insegnano l'unità e la trinità (o tri-unità) di Dio.
Il Nuovo Testamento fonda l’universalità della missione nel rapporto che Gesù risorto ha con ogni uomo.

Questa relazione tra Cristo e l’uomo, ci richiama alla relazione tra il Padre e Cristo, ed infine la relazione tra lo Spirito, Cristo e il Padre.

Scrive l’Apostolo Paolo (II lettura): “avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!»”.

È lo Spirito che compie in noi la conformazione alla volontà del Padre, rendendoci figli nel Figlio.

Noi siamo trasformati all’interno della relazione trinitaria.
La Trinità è misura delle relazioni umane. Perché eleva l’umano al divino.
Nel ‘400 troviamo in molteplici scritti devozionali la dicitura Trinità terrestre riferita alla Santa Famiglia di Gesù, Giuseppe e di Maria.
Tali invocazioni hanno avuto un crescendo, arrivando nell’arte pittorica e nel magistero: la Trinità celeste e la Trinità terrestre, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e la famiglia di Nazareth.


Molti secoli dopo il beato Giovanni Paolo II non esitò, anche sulla scia di altri pontefici (Leone XIII, Pio XII e Giovanni XXIII) a chiamare la famiglia di Nazareth la Trinità terrena.
Anche il Santo Padre Benedetto XVI nel suo messaggio per la giornata vocazionale del 2012 ha affermato: “si moltiplichino queste «case e scuole di comunione» sul modello della Santa Famiglia di Nazareth, riflesso armonico sulla terra della vita della Santissima Trinità”.
Quindi, Trinità celeste e Trinità terrestre: cosa può dire oggi all’uomo, alla famiglia.

Prima di tutto la famiglia di Nazareth è una famiglia reale e quotidiana è una famiglia in cui l’armonia dell’amore delle persone crea quel clima particolare di famiglia, impronta dell’amore trinitario.
 

La SS. Trinità è comunione d’amore.
“coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria” (Rm 8)

I tre di Nazareth ci indicano la strada alla fede, alla vita e alla missione. Nazareth, dunque, diventa segno di nuova evangelizzazione per la Chiesa e per le famiglie. Un rinnovato impegno pastorale e un ardore che inizia proprio dall’amore sponsale che nella nuzialità di Dio avvolge e ricrea la stessa nuzialità dell’uomo e della donna facendoli protagonisti della missione nella Chiesa e nella società.
Afferma San Giuseppe Manyanet: “rendere ogni casa, Nazaret". Vuol dire custodire la dimensione orizzontale della vita in una dimensione verticale, quella che Cristo, figlio di Maria e di Giuseppe, realizzò con il Padre.






La SS. Trinità è comunione d’intenti.
“insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28)

Leggendo il Vangelo nelle pagine dell’infanzia di Gesù, ma anche poi successivamente, pensiamo alle nozze di Cana, ci accorgiamo che c’è una comunione di progetti, di intenzioni. Ma anche una fatica a capire quello che Gesù è chiamato compiere. È la stessa fatica che scopriamo in Gesù nel vivere il progetto del Padre: ricordiamolo nel Getzemani!
Anche la famiglia sulla scia della SS. Trinità deve custodire la comunione d’intenti affinché il logorio dei giorni non consumi i progetti.


La SS. Trinità è presenza nascosta.
“la voce di Dio parlare dal fuoco” (Dt 4)

Il mistero e dogma cristiano della SS. Trinità è certamente presenza nascosta nel divenire della storia che segna i suoi passi.

La beata Elisabetta della Trinità nella famosissima preghiera: “Elevazione alla SS. Trinità”, scrive: “Pacifica la mia anima, rendila tuo cielo”.

L’uomo, la famiglia, la Chiesa hanno bisogno di essere pacificate da questa presenza nascosta per poi essere presenza benefica che accompagnata dalla presenza trinitaria sia capace di trasformare ogni cosa, affinché Egli sia con noi “tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.





LA SANTISSIMA TRINITÀ - BIS






Abbiamo appena ascoltato:

Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l’uomo sulla terra e da un’estremità all’altra dei cieli, vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa? Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco, come l’hai udita tu, e che rimanesse vivo? O ha mai tentato un dio di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un’altra con prove, segni, prodigi e battaglie … (Dt 4)

Avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, … Lo Spirito stesso, … attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, … avete ricevuto lo Spirito per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». (cfr. Rm 8)

Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. (Mt 28)

Tra le molte domande della nostra fede, una di quelle a cui è più difficile rispondere è questa: “Chi è Dio?”.

Potremmo senz’altro rispondere secondo le sane categorie del catechismo tradizionale, che Dio è l’Essere, quello perfetto e sommo, che ha creato cielo e terra.

Oppure dire chi è Dio per noi, che cosa ha voluto dire e cosa continua a voler dire Dio nella nostra vita di ogni giorno
Ma non basta, e nessun’altra spiegazione, per quanto perfetta e precisa ci possa essere, basterebbe a spiegare Dio; perché Dio è “Altro”, perché Dio è molto di più di quanto si possa spiegare e immaginare. Allora, chi è Dio?

Potremmo rispondere con il testo del Prefazio che afferma:

“a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.
Con il tuo unico Figlio e con lo Spirito Santo
sei un solo Dio, un solo Signore,
non nell’unità di una sola persona,
ma nella Trinità di una sola sostanza.
Quanto hai rivelato della tua gloria, noi lo crediamo,
e con la stessa fede, senza differenze,
lo affermiamo del tuo Figlio e dello Spirito Santo.
E nel proclamare te Dio vero ed eterno,
noi adoriamo la Trinità delle Persone,
l’unità della natura, l’uguaglianza nella maestà divina”.

La Solennità di oggi ci vuole dare uno spunto in più per la nostra riflessione. La fede cristiana ci dice che Dio è uno solo, è Unico, ma in tre Persone tra loro uguali e distinte: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. È così che ce lo ha rivelato lo stesso Figlio, Gesù Cristo. Eppure, nemmeno così la domanda su Dio trova una risposta completa, soddisfacente.

Che cosa significa il Mistero della Trinità?
La dottrina della Trinità - cioè, che Dio Padre, Figlio e Spirito Santo sono tutti ugualmente ed eternamente l'unico vero Dio - è il fondamento dell'insegnamento cristiano.

Infatti coloro che negano la SS. Trinità non fanno parte della fede cristiana. Ad oggi le Chiese dalla Riforma, le Chiesa d’Oriente e la Chiesa Cattolica hanno in comune certamente la fede nell'unità e nella trinità di Dio.

Scrive difatti S. Atanasio, padre della Chiesa indivisa:
“Non sarebbe cosa inutile ricercare l'antica tradizione, la dottrina e la fede della Chiesa cattolica, quella s'intende che il Signore ci ha insegnato, che gli apostoli hanno predicato, che i padri hanno conservato. Su di essa infatti si fonda la Chiesa, dalla quale, se qualcuno si sarà allontanato, per nessuna ragione potrà essere cristiano, né venir chiamato tale.
La nostra fede è questa: la Trinità santa e perfetta è quella che è distinta nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo..”

E per fare un nome: i Testimoni di Geova, negando la fede nella SS. Trinità non sono cristiani, ma si ispirano alla dottrina cristiana.

Se proviamo anche solo a considerare quante volte nominiamo la Santissima Trinità nell’Eucaristia, nei Sacramenti o anche solo nelle nostre preghiere quotidiane, a partire dal semplicissimo segno di croce del mattino. Ciò significa che la nostra fede e la nostra pietà non possono fare a meno di un riferimento costante e forte alla Santissima Trinità.

Scrive l’Apostolo Paolo (II lettura): “avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!»”.
È lo Spirito che compie in noi la conformazione alla volontà del Padre, rendendoci figli nel Figlio.
Noi siamo trasformati all’interno della relazione trinitaria.
La Trinità è misura delle relazioni umane. Perché eleva l’umano al divino.

È qual è il divino che possiamo, e dobbiamo, imitare nell’umano?

Celebrare la Solennità della Trinità non è solamente esaltare l’onnipotenza di Dio e la sua essenza, ma imitarne la sua natura d’amore perché possa essere abito dell’umano.
La Trinità, infatti, diventa per noi il modello di ogni relazione d’amore.
Afferma Gesù nel vangelo:
Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. (Mt 28)

Quel’è il comando?
Che via amate come vi ho amato nell’amore del Padre.
La Solennità della Trinità, perciò, ci deve aiutare sì a conoscere meglio Dio, ma in modo particolare a conoscerci meglio tra di noi per mezzo dell’Amore che Dio, in Gesù Cristo, attraverso il dono dello Spirito Santo, ha riversato nei nostri cuori.

Che senso avrebbe, in definitiva, sapere chi è Dio se poi non elevo la mia umanità alla sua divinità?
Affermo l’apostolo Giovanni:

“Amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio”

Così che Lui, il Figlio, rivelatore della SS. Trinità, possa rimanere con noi “fino alla fine del mondo”.

venerdì 1 giugno 2012

Libertà ...



Se non c'è nessuna verità che guida l'uomo, egli non ha neppure nessuna libertà. Solo la verità rende liberi. È l’unica verità che unisce gli uomini al di là di ogni religione è amare l’uomo in quando altro essere vivente come me. Se amo non violo la libertà altrui perché è come se violassi la mia stesso libertà. Un tizio diceva: Ama e poi fa ciò che vuoi. Un altro diceva: Ciò che volete che gli uomini facciano a voi, fatelo a loro!

Primo Venerdì del Mese di Giugno 2012


ADORAZIONE EUCARISTICA
Primo Venerdì del Mese di Giugno - 2012

CANTO INIZIALE


C. O mio Gesù abbraccio tutto il mondo
nell’amore del tuo Cuore.
A. Voglio amarti per tutti quelli
che non ti amano,
che non ti cercano,
che non ti vogliono
e riversare il tuo amore su tutta l’umanità.
C. Anche se non te lo ripeto
il mio cuore palpita vicino al tuo.
A. Soffrire per tutti quelli che
non sanno soffrire
con la soavità con cui soffri tu.
T. O Cuore agonizzante
ricordati di me nell’ultimo momento e
coprimi col manto della tua carità infinità. Amen.

silenzio

C. il mese di Giugno è il mese del Sacro Cuore. Il primo giugno è la memoria del martire e filosofo Giustino. Adoriamo e preghiamo alla luce di questi due eventi pregando un modo particolare per le famiglie perché custodiscono l’amore di Cristo e vivano il martirio della perfezione nella carità.

silenzio, adorazione personale

DAGLI SCRITTI DI SAN TOMMASO
«Il martirio si ha nel fatto che uno testimonia la fede, mostrando con le opere di disprezzare tutti i beni presenti, per giungere ai beni futuri e invisibili» (STh, II-II, q. 124 a. 4 co.). «il martirio consiste nel fatto che uno persiste con fermezza nella verità e nella giustizia contro la violenza dei persecutori» (STh, II-II, q. 124 a. 1 co.). «nella Chiesa si celebra il martirio di S. Giovanni Battista, il quale subì la morte non per non rinnegare la fede, ma per aver condannato l'adulterio» (STh, II-II, q. 124 a. 5 co.). «il martirio meglio di tutti gli altri atti virtuosi dimostra la perfezione della carità» (STh, II-II, q. 124 a. 3 co.).

Dagli «Atti del martirio» dei santi Giustino e Compagni
Dopo il loro arresto, i santi furono condotti dal prefetto di Roma di nome Rustico. Comparsi davanti al tribunale, il prefetto Rustico disse a Giustino: «Anzitutto credi agli dèi e presta ossequio agli imperatori».
    Giustino disse: «Di nulla si può biasimare o incolpare chi obbedisce ai comandamenti del Salvatore nostro Gesù Cristo».
    Il prefetto Rustico disse: «Quale dottrina professi?». Giustino rispose: «Ho tentato di imparare tutte le filosofie, poi ho aderito alla vera dottrina, a quella dei cristiani, sebbene questa non trovi simpatia presso coloro che sono irretiti dall'errore».
    Il prefetto Rustico disse: «E tu, miserabile, trovi gusto in quella dottrina?». Giustino rispose: «Sì, perché io la seguo con retta fede».
    Il prefetto Rustico disse: «E qual è questa dottrina?». Giustino rispose: «Quella di adorare il Dio dei cristiani, che riteniamo unico creatore e artefice, fin da principio, di tutto l'universo, delle cose visibili e invisibili; e inoltre il Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, che fu preannunziato dai profeti come colui che doveva venire tra gli uomini araldo di salvezza e maestro di buone dottrine. E io, da semplice uomo, riconosco di dire ben poco di fronte alla sua infinita Deità. Riconosco che questa capacità è propria dei profeti che preannunziarono costui che poco fa ho detto essere Figlio di Dio. So bene infatti che i profeti per divina ispirazione predissero la sua venuta tra gli uomini».
    Rustico disse: «Sei dunque cristiano?». Giustino rispose: «Sì, sono cristiano».
    Il prefetto disse a Giustino: «Ascolta, tu che sei ritenuto sapiente e credi di conoscere la vera dottrina; se dopo di essere stato flagellato sarai decapitato, ritieni di salire al cielo?». Giustino rispose: «Spero di entrare in quella dimora se soffrirò questo. Io so infatti che per tutti coloro che avranno vissuto santamente, è riservato il favore divino sino alla fine del mondo intero».
    Il prefetto Rustico disse: «Tu dunque ti immagini di salire al cielo, per ricevere una degna ricompensa?». Rispose Giustino: «Non me l'immagino, ma lo so esattamente e ne sono sicurissimo».
    Il prefetto Rustico disse: «Orsù torniamo al discorso che ci siamo proposti e che urge di più. Riunitevi insieme e sacrificate concordemente agli dèi». Giustino rispose: «Nessuno che sia sano di mente passerà dalla pietà all'empietà».
    Il prefetto Rustico disse: «Se non ubbidirete ai miei ordini, sarete torturati senza misericordia». Giustino rispose: «Abbiamo fiducia di salvarci per nostro Signore Gesù Cristo se saremo sottoposti alla pena, perché questo ci darà salvezza e fiducia davanti al tribunale più temibile e universale del nostro Signore e Salvatore».
    Altrettanto dissero anche tutti gli altri martiri: «Fa' quello che vuoi; noi siamo cristiani e non sacrifichiamo agli idoli».
    Il prefetto Rustico pronunziò la sentenza dicendo: «Coloro che non hanno voluto sacrificare agli dèi e ubbidire all'ordine dell'imperatore, dopo essere stati flagellati siano condotti via per essere decapitati a norma di legge».
    I santi martiri glorificando Dio, giunti al luogo solito, furono decapitati e portarono a termine la testimonianza della loro professione di fede nel Salvatore.

Dagli scritti di Tertulliano (Ad uxorem 2, 8)
Dove troveremo parole sufficienti a descrivere la felicità di quel matrimonio che la Chiesa unisce, che la benedizione consacra? Come è dolce il giogo che unisce due fedeli nella stessa speranza! Entrambi servono lo stesso Signore; nessun disaccordo c’è tra loro. Insieme pregano, insieme digiunano, istruendosi, incoraggiandosi e sostenendosi a vicenda. Sono uguali nella Chiesa di Dio, uguali al banchetto di Dio. Cantano insieme i salmi e gl’inni: faranno a gara nel lodare meglio il loro comune Signore. Cristo si rallegra e manda a quella famiglia la sua pace.

DAGLI SCRITTI DI SANT’ANNIBALE MARIA DI FRANCIA
O Signore Onnipotente che giustamente siete sdegnato pei nostri peccati, e ci minacciate i vostri castighi per chiamarci a penitenza essendo Voi Padre Misericordioso che non volete la morte del peccatore, ma che si converta e viva, noi miserabili vostre creature, umiliate profondamente alla vostra Divina Presenza, confessiamo di essere meritevoli di tutti i vostri divini castighi.  Ma noi vi presentiamo la Croce SS. dell’Unigenito Vostro Figliuolo, il Sangue suo Preziosissimo e tutti i suoi meriti, e vi supplichiamo che ci usate Misericordia.
Ricordatevi, o Signore Onnipotente, che bastò il sangue dell’Agnello per liberare gli Ebrei dalla spada dell’Angelo sterminatore; liberateci, pei meriti del preziosissimo Sangue del Figlio vostro dalla giustissima vostra collera. “Ab ira tua libera nos Domine”.
Noi benediciamo e glorifichiamo l’ira vostra Santissima e giusta che è sempre piena di Misericordia: “etiam cum iratus fueris Misericordiam facis”, e se Voi ci volete vittime del vostro giustissimo sdegno, noi non cessiamo di lodarvi, di benedirvi e di glorificarvi, e baciamo la vostra mano santissima meritevoli di tutti i vostri castighi. Fate, o Signore Iddio, di noi quello che più vi aggrada.
Noi fin da questo momento vi ringraziamo per tutte le tribolazioni, le angustie, le privazioni, le contrarietà, le pene, i dolori, le malattie, le miserie, le persecuzioni ed ogni afflizione con cui ci visitate in tutto quest’anno 1886. Vi rendiamo grazie con tutto il cuore, e mentre la natura trema e si affligge, intendiamo che lo spirito vi lodi, vi ringrazi e vi benedica.
O Padre amorosissimo, ricordatevi che siamo stati fatti figli vostri pei meriti del Figlio Vostro Unigenito, usateci Misericordia! Signore Onnipotente, ricordatevi che siamo fragile erba che presto appassisce e non ci vogliate sterminare. Guardate la nostra umiliazione e come stiamo stremati e atterrati al vostro Cospetto! e usateci Misericordia.
“Miserere nostri, Domine, miserere nostri!”  Per la vostra Onnipotenza vi preghiamo per la quale stritolate le mascelle dei leoni, dissolvete in fumo i monti, e con un solo sguardo scuotete la Terra dai fondamenti, per la vostra Eternità vi preghiamo per la quale siete longanime, paziente e commiseratore della nostra ignoranza: Signore Onnipotente, vi preghiamo, salvateci: “Salva nos perimus”.  Signore degli elementi, Signore della Natura, raffrenate le potenze create perché non ci sterminino; come Ministri delle vostre giuste vendette, Signore degli Angeli, arrestate gli spirito celesti perché non ci disperdano quali vendicatori del vostro onore oltraggiato!  Dominatore di tutto l’inferno, trattenete gli spiriti infernali perché in pena delle nostre colpe non esercitino su di noi la loro potenza sterminatrice.
È vero che siamo peccatori, e non abbiamo come giustificarci, ma per questo vi supplichiamo che ci trattate non con la vostra Giustizia, ma con la vostra Misericordia. Per tutti i nostri peccati noi vi presentiamo l’Unigenito vostro Figliuolo Crocifisso e Sacramentato, che si offrì a Voi sul Calvario, e a Voi si offre cento volte al giorno nel gran sacrificio della Santa Messa. “Respice in faciem Christi tui”.
 Vi presentiamo l’Immacolato Cuore della Purissima fra tutte le creature, della vostra Primogenita, della Madre Vergine del vostro Verbo fatto uomo, e per amore di Maria Santissima vi supplichiamo che ci perdonate e ci salvate. Vi presentiamo i meriti del Glorioso Patriarca S. Giuseppe che adombrò la Vostra Divina Paternità, e vi supplichiamo che ci perdonate e ci salvate. Vi presentiamo i meriti di tutti i vostri Santi e di tutti i vostri Angeli che fanno corona al Santo dei Santi, e vi supplichiamo che ci perdonate e ci salvate.
“Miserere nostri Domine Miserere nostri!”
“Parce Domine, parce populo tuo”.

APOSTOLATO DELLA PREGHIERA – GIUGNO 2012
Preghiamo:
Generale: Perché i credenti sappiano riconoscere nell'Eucaristia la presenza vivente del Risorto, che li accompagna nella vita quotidiana.

Missionaria: Perché i cristiani in Europa riscoprano la propria identità e partecipino con più slancio all'annuncio del Vangelo.



Il filosofo martire: Giustino di Nablus

Flavia Neapolis (oggi Nablus), inizio II secolo
Roma, ca. 164


 


Martirologio Romano, 1 giugno: Memoria di san Giustino, martire, che, filosofo, seguì rettamente la vera Sapienza conosciuta nella verità di Cristo: la professò con la sua condotta di vita e quanto professato fece oggetto di insegnamento, lo difese nei suoi scritti e testimoniò con la morte avvenuta a Roma sotto l’imperatore Marco Aurelio Antonino. Infatti, dopo aver presentato all’imperatore la sua Apologia in difesa della religione cristiana, fu consegnato al prefetto Rustico e, dichiaratosi cristiano, fu condannato a morte.



Dagli «Atti del martirio» dei santi Giustino e Compagni
 
Dopo il loro arresto, i santi furono condotti dal prefetto di Roma di nome Rustico. Comparsi davanti al tribunale, il prefetto Rustico disse a Giustino: «Anzitutto credi agli dèi e presta ossequio agli imperatori».
    Giustino disse: «Di nulla si può biasimare o incolpare chi obbedisce ai comandamenti del Salvatore nostro Gesù Cristo».
    Il prefetto Rustico disse: «Quale dottrina professi?». Giustino rispose: «Ho tentato di imparare tutte le filosofie, poi ho aderito alla vera dottrina, a quella dei cristiani, sebbene questa non trovi simpatia presso coloro che sono irretiti dall'errore».
    Il prefetto Rustico disse: «E tu, miserabile, trovi gusto in quella dottrina?». Giustino rispose: «Sì, perché io la seguo con retta fede».
    Il prefetto Rustico disse: «E qual è questa dottrina?». Giustino rispose: «Quella di adorare il Dio dei cristiani, che riteniamo unico creatore e artefice, fin da principio, di tutto l'universo, delle cose visibili e invisibili; e inoltre il Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, che fu preannunziato dai profeti come colui che doveva venire tra gli uomini araldo di salvezza e maestro di buone dottrine. E io, da semplice uomo, riconosco di dire ben poco di fronte alla sua infinita Deità. Riconosco che questa capacità è propria dei profeti che preannunziarono costui che poco fa ho detto essere Figlio di Dio. So bene infatti che i profeti per divina ispirazione predissero la sua venuta tra gli uomini».
    Rustico disse: «Sei dunque cristiano?». Giustino rispose: «Sì, sono cristiano».
    Il prefetto disse a Giustino: «Ascolta, tu che sei ritenuto sapiente e credi di conoscere la vera dottrina; se dopo di essere stato flagellato sarai decapitato, ritieni di salire al cielo?». Giustino rispose: «Spero di entrare in quella dimora se soffrirò questo. Io so infatti che per tutti coloro che avranno vissuto santamente, è riservato il favore divino sino alla fine del mondo intero».
    Il prefetto Rustico disse: «Tu dunque ti immagini di salire al cielo, per ricevere una degna ricompensa?». Rispose Giustino: «Non me l'immagino, ma lo so esattamente e ne sono sicurissimo».
    Il prefetto Rustico disse: «Orsù torniamo al discorso che ci siamo proposti e che urge di più. Riunitevi insieme e sacrificate concordemente agli dèi». Giustino rispose: «Nessuno che sia sano di mente passerà dalla pietà all'empietà».
    Il prefetto Rustico disse: «Se non ubbidirete ai miei ordini, sarete torturati senza misericordia». Giustino rispose: «Abbiamo fiducia di salvarci per nostro Signore Gesù Cristo se saremo sottoposti alla pena, perché questo ci darà salvezza e fiducia davanti al tribunale più temibile e universale del nostro Signore e Salvatore».
    Altrettanto dissero anche tutti gli altri martiri: «Fa' quello che vuoi; noi siamo cristiani e non sacrifichiamo agli idoli».
    Il prefetto Rustico pronunziò la sentenza dicendo: «Coloro che non hanno voluto sacrificare agli dèi e ubbidire all'ordine dell'imperatore, dopo essere stati flagellati siano condotti via per essere decapitati a norma di legge».
    I santi martiri glorificando Dio, giunti al luogo solito, furono decapitati e portarono a termine la testimonianza della loro professione di fede nel Salvatore.

L'Apostolo del "Rogate"

Messina, 5 luglio 1851 - Messina, 1 giugno 1927




Martirologio Romano, 1 giugno: A Messina, sant’Annibale Maria di Francia, sacerdote, che fondò le Congregazioni dei Rogazionisti del Cuore di Gesù e delle Figlie del Divino Zelo per pregare il Signore di rendere la sua Chiesa feconda di santi sacerdoti; si adoperò con particolare dedizione per gli orfani distendendo a tutti i poveri le mani misericordiose di Dio.


DAGLI SCRITTI DI SANT’ANNIBALE MARIA DI FRANCIA
O Signore Onnipotente che giustamente siete sdegnato pei nostri peccati, e ci minacciate i vostri castighi per chiamarci a penitenza essendo Voi Padre Misericordioso che non volete la morte del peccatore, ma che si converta e viva, noi miserabili vostre creature, umiliate profondamente alla vostra Divina Presenza, confessiamo di essere meritevoli di tutti i vostri divini castighi.  Ma noi vi presentiamo la Croce SS. dell’Unigenito Vostro Figliuolo, il Sangue suo Preziosissimo e tutti i suoi meriti, e vi supplichiamo che ci usate Misericordia.
Ricordatevi, o Signore Onnipotente, che bastò il sangue dell’Agnello per liberare gli Ebrei dalla spada dell’Angelo sterminatore; liberateci, pei meriti del preziosissimo Sangue del Figlio vostro dalla giustissima vostra collera. “Ab ira tua libera nos Domine”.
Noi benediciamo e glorifichiamo l’ira vostra Santissima e giusta che è sempre piena di Misericordia: “etiam cum iratus fueris Misericordiam facis”, e se Voi ci volete vittime del vostro giustissimo sdegno, noi non cessiamo di lodarvi, di benedirvi e di glorificarvi, e baciamo la vostra mano santissima meritevoli di tutti i vostri castighi. Fate, o Signore Iddio, di noi quello che più vi aggrada.
Noi fin da questo momento vi ringraziamo per tutte le tribolazioni, le angustie, le privazioni, le contrarietà, le pene, i dolori, le malattie, le miserie, le persecuzioni ed ogni afflizione con cui ci visitate in tutto quest’anno 1886. Vi rendiamo grazie con tutto il cuore, e mentre la natura trema e si affligge, intendiamo che lo spirito vi lodi, vi ringrazi e vi benedica.
O Padre amorosissimo, ricordatevi che siamo stati fatti figli vostri pei meriti del Figlio Vostro Unigenito, usateci Misericordia! Signore Onnipotente, ricordatevi che siamo fragile erba che presto appassisce e non ci vogliate sterminare. Guardate la nostra umiliazione e come stiamo stremati e atterrati al vostro Cospetto! e usateci Misericordia.
“Miserere nostri, Domine, miserere nostri!”  Per la vostra Onnipotenza vi preghiamo per la quale stritolate le mascelle dei leoni, dissolvete in fumo i monti, e con un solo sguardo scuotete la Terra dai fondamenti, per la vostra Eternità vi preghiamo per la quale siete longanime, paziente e commiseratore della nostra ignoranza: Signore Onnipotente, vi preghiamo, salvateci: “Salva nos perimus”.  Signore degli elementi, Signore della Natura, raffrenate le potenze create perché non ci sterminino; come Ministri delle vostre giuste vendette, Signore degli Angeli, arrestate gli spirito celesti perché non ci disperdano quali vendicatori del vostro onore oltraggiato!  Dominatore di tutto l’inferno, trattenete gli spiriti infernali perché in pena delle nostre colpe non esercitino su di noi la loro potenza sterminatrice.
È vero che siamo peccatori, e non abbiamo come giustificarci, ma per questo vi supplichiamo che ci trattate non con la vostra Giustizia, ma con la vostra Misericordia. Per tutti i nostri peccati noi vi presentiamo l’Unigenito vostro Figliuolo Crocifisso e Sacramentato, che si offrì a Voi sul Calvario, e a Voi si offre cento volte al giorno nel gran sacrificio della Santa Messa. “Respice in faciem Christi tui”.
 Vi presentiamo l’Immacolato Cuore della Purissima fra tutte le creature, della vostra Primogenita, della Madre Vergine del vostro Verbo fatto uomo, e per amore di Maria Santissima vi supplichiamo che ci perdonate e ci salvate. Vi presentiamo i meriti del Glorioso Patriarca S. Giuseppe che adombrò la Vostra Divina Paternità, e vi supplichiamo che ci perdonate e ci salvate. Vi presentiamo i meriti di tutti i vostri Santi e di tutti i vostri Angeli che fanno corona al Santo dei Santi, e vi supplichiamo che ci perdonate e ci salvate.
“Miserere nostri Domine Miserere nostri!”
“Parce Domine, parce populo tuo”.



giovedì 31 maggio 2012

Il Martirio in San Tommaso d'Aquino





«Perciò il martirio si ha nel fatto che uno testimonia la fede, mostrando con le opere di disprezzare tutti i beni presenti, per giungere ai beni futuri e invisibili» (STh, II-II, q. 124 a. 4 co.).
«il martirio consiste nel fatto che uno persiste con fermezza nella verità e nella giustizia contro la violenza dei persecutori» (STh, II-II, q. 124 a. 1 co.).
«nella Chiesa si celebra il martirio di S. Giovanni Battista, il quale subì la morte non per non rinnegare la fede, ma per aver condannato l'adulterio» (STh, II-II, q. 124 a. 5 co.).
«il martirio meglio di tutti gli altri atti virtuosi dimostra la perfezione della carità» (STh, II-II, q. 124 a. 3 co.).

VISITAZIONE DELLA B. V. MARIA





La festa della Visitazione conclude il mese mariano di Maggio.
Una pagina del vangelo conosciuta.

Una festa a me tra le più care, che rievoca profondi sentimenti di devozione.
Una festa “visiva”: si perché ho sempre in mente due immagini che mi illustrano questo evento.
La prima. Due donne nel cui grembo c’è una mandorla nel cui interno c’è un bimbo: il Cristo e il Battista, il loro primo incontro. Il primo mandato profetico del Battista che “Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo”.

Il saluto di Maria è il saluto del Figlio: il Battista già allora ne riconosce la voce: Lui che è venuto ad essere Voce che grida nel deserto per portare la speranza di Colui che è Parola eterna.

La seconda immagine. È una donna vestita di rossa, che dopo aver avuto l’annuncio dell’Angelo, corre sui monti per raggiungere, in abito diaconale (del servizio) la parente che anziana e gravida chiede il suo aiuto.
L’insegnamento di questa festa, dopo aver accolto la Parola, così come la Vergine, così come il Battista è quello di mettersi al servizio nella carità.

È la docilità all’azione dello Spirito, come ci ha fatto pregare l’orazione Colletta, affinché la nostra vita sia un “magnificare con Maria” il santo nome di Gesù.

Solo la carità salva, solo la carità magnifica il santo nome di Gesù.
Come deve essere la carità?
Ce lo dice la I lettura:
  • la carità non sia ipocrita: non è finta, di convenevole, poi quando giro l’angolo cambio maschera.
  • la carità è una santa gara: “gareggiate nello stimarvi a vicenda … Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto”. Felici della felicità altrui.
  • la carità non è pigra: “Non siate pigri nel fare il bene; siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore”
  • la carità è piena di speranza, costante, perseverante: “Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera”. Pensiamo alle opere di misericordia spirituale.
  • la carità è ospitale e capace di condivisione: “Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell’ospitalità”
  • la carità è amore per il nemico: “Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite”.
  • la carità è umile: “Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile”.

Santa Maria,
donna umile e povera,
benedetta dell'Altissimo, salve!
Vergine della speranza,
profezia dei tempi nuovi,
unisci al tuo cantico le nostre voci
e accompagnaci nel nostro cammino:
per annunciare l'avvento del Regno
e la totale liberazione dell'uomo;
per portare Cristo ai fratelli
e raggiungere con essi
una più intensa comunione di amore;
per magnificare con te la misericordia del Signore
e cantare la gioia della vita e la salvezza.
Vergine, arca dell'Alleanza nuova,
primizia della Chiesa,
accogli la nostra preghiera.
Amen.

(da Piccolo Ufficio, In preghiera con Maria la Madre di Gesù, Libreria Editrice Vaticana)





martedì 29 maggio 2012

A Ottobre: due nuovi Dottori della Chiesa






Nel corso del Regina Caeli del 27 maggio 2012, papa Benedetto XVI ha rivolto ha affermato: “Lo Spirito Santo irrompendo nella storia, ne sconfigge l’aridità, apre i cuori alla speranza, stimola e favorisce in noi la maturazione interiore nel rapporto con Dio e con il prossimo … (Lo Spirito Santo, con i) doni della sapienza e della scienza continua ad ispirare donne e uomini che si impegnano nella ricerca della verità, proponendo vie originali di conoscenza e di approfondimento del mistero di Dio, dell’uomo e del mondo”

A tal proposito, Benedetto XVI ha annunciato che il prossimo 7 ottobre, in occasione dell’Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, proclamerà San Giovanni d’Avila e Santa Ildegarda di Bingen, dottori della Chiesa Universale.





Ildegarda, monaca benedettina nel cuore del Medioevo tedesco, fu “autentica maestra di teologia e profonda studiosa delle scienze naturali e della musica”, mentre Giovanni D’Avila, sacerdote negli anni del rinascimento spagnolo, “partecipò al travaglio del rinnovamento culturale e religioso della Chiesa e della compagine sociale agli albori della modernità”.




Una donna e un uomo di Chiesa, dunque, molto diversi per epoca e carisma specifico. Entrambi, però, ispirati da una “santità di vita” e da una “profondità di dottrina” che li rendono “profondamente attuali”.

I due futuri dottori della Chiesa, ha aggiunto Benedetto XVI, appaiono “di rilevante importanza ed attualità”, soprattutto alla luce del progetto di nuova evangelizzazione, cui sarà dedicata l’Assemblea del Sinodo dei Vescovi già menzionata, e dell’Anno della Fede.

La Chiesa Cattolica dal 7 ottobre 2012 avrà 35 Dottori della Chiesa, i cui nomi con l'indicazione della data di elezione a dottore della Chiesa, e le date che portano un asterisco indicano che questi Santi sono venerati anche dalla Chiesa d'Oriente, anche se presso di essa non esiste il termine Dottore della Chiesa, sono i seguenti:

  • S. Agostino d'Ippona, detto Doctor Gratiae (354 - 430) - 1298 *
  • S. Alberto Magno, detto Doctor Universalis (ca. 1193 - 1280) - 1931
  • S. Alfonso Maria de' Liguori, detto Doctor Zelantissimus (1696 - 1787) - 1871
  • S. Ambrogio da Milano (ca. 340 - 397) - 1298 *
  • S. Anselmo d'Aosta, detto Doctor Magnificus (ca. 1033 - 1109) - 1720
  • S. Antonio di Padova, detto Doctor Evangelicus (1195 - 1231) - 1946
  • S. Atanasio di Alessandria (295 - 373) - 1568 *
  • S. Basilio Magno (ca. 329 - 379) - 1568 *
  • S. Beda il Venerabile - (672 - 735) - 1899 *
  • S. Bernardo di Chiaravalle, detto Doctor Mellifluus - (1090 - 1153) - 1830
  • S. Bonaventura da Bagnoregio, detto Doctor Seraphicus (ca. 1220 - 1274) - 1588
  • S. Caterina da Siena (1347 - 1380) - 1970
  • S. Cirillo di Alessandria, detto Doctor Incarnationis (376 - 444) - 1883 *
  • S. Cirillo di Gerusalemme (315 - 386) - 1883 *
  • S. Efrem il Siro (306 - 373) - 1920 *
  • S. Francesco di Sales - (1567 - 1622) - 1877
  • S. Giovanni Crisostomo (ca. 350 - 407) - 1568 *
  • S. Giovanni d’Avila (1500 – 1569  ) - 2012
  • S. Giovanni Damasceno (ca. 650 - 749) - 1883 *
  • S. Giovanni della Croce, detto Doctor Mysticus (1542 - 1591) - 1926
  • S. Girolamo (347 - 420) - 1298 *
  • S. Gregorio I Papa, o San Gregorio Magno (540 - 604) - 1298 *
  • S. Gregorio Nazianzeno (329 - 390) - 1568 *
  • S. Ilario di Poitiers (ca. 315 - 367) - 1851 *
  • S. Ildegarda di Bingen (1098 - 1179) - 2012
  • S. Isidoro di Siviglia (560 - 636) - 1722 *
  • S. Leone I Papa, o S. Leone Magno (ca. 400 - 461) - 1754 *
  • S. Lorenzo da Brindisi, detto Doctor Apostolicus (1559 – 1619) - 1959
  • S. Pier Damiani (1007 - 1072) - 1828
  • S. Pietro Canisio (1521 - 1597) - 1925
  • S. Pietro Crisologo (406 - 450) - 1729 *
  • S. Roberto Bellarmino (1542 - 1621) - 1931
  • S. Teresa d'Avila (1515 - 1582) - 1970
  • S. Teresa di Lisieux, detta Doctor Amoris (1873 - 1897) – 1997
  • S. Tommaso d'Aquino, detto Doctor Angelicus (1225 - 1274) - 1568

Norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni



 
Prefazione del cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, alle “Norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni”, emanate nel 1978 e pubblicate nei giorni scorsi sul sito della Santa Sede. La prefazione porta la data del 14 dicembre 2011.

1. La Congregazione per la Dottrina della Fede si occupa delle materie che hanno attinenza con la promozione e la tutela della dottrina della fede e della morale, ed inoltre è competente per l’esame di altri problemi connessi con la disciplina della fede, come i casi di pseudo-misticismo, di asserite apparizioni, di visioni e messaggi attribuiti a origine soprannaturale. In ottemperanza a quest’ultimo delicato compito affidato al Dicastero, ormai oltre trent’anni fa furono preparate Normae de modo procedendi in diudicandis praesumptis apparitionibus ac revelationibus. Il Documento, deliberato dai Padri della Sessione Plenaria della Congregazione, fu approvato dal Servo di Dio Papa Paolo VI il 24 febbraio 1978 e conseguentemente emanato dal Dicastero il giorno 25 febbraio 1978. A quel tempo le Norme furono inviate alla conoscenza dei Vescovi, senza darne una pubblicazione ufficiale anche in considerazione del fatto che esse riguardano in prima persona i Pastori della Chiesa.

2. Come è noto, con il passare del tempo, il Documento, è stato pubblicato in alcune opere su detta materia, in più di una lingua, ma senza l’autorizzazione previa di questo Dicastero competente. Oggi bisogna riconoscere che i principali contenuti di questo importante provvedimento normativo sono di pubblico dominio. Questa Congregazione per la Dottrina della Fede ha ritenuto pertanto opportuno pubblicare le suddette Norme, provvedendo ad una traduzione nelle principali lingue.

3. La attualità della problematica di esperienze legate ai fenomeni soprannaturali nella vita e nella missione della Chiesa è stata rilevata anche recentemente dalla sollecitudine pastorale dei Vescovi radunati nella XII Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio nell’ottobre 2008. Tale preoccupazione è stata raccolta dal Santo Padre Benedetto XVI, inserendola nell’orizzonte globale dell’economia della salvezza, in un importante passaggio dell’Esortazione Apostolica Post-sinodale Verbum Domini. Sembra opportuno ricordare qui tale insegnamento del Pontefice, da accogliere come invito a dare conveniente attenzione a quei fenomeni soprannaturali, cui si rivolge anche la presente pubblicazione:
«La Chiesa esprime la consapevolezza di trovarsi con Gesù Cristo di fronte alla Parola definitiva di Dio; egli è "il Primo e l’Ultimo" (Ap 1,17). Egli ha dato alla creazione e alla storia il suo senso definitivo; per questo siamo chiamati a vivere il tempo, ad abitare la creazione di Dio dentro questo ritmo escatologico della Parola; "l’economia cristiana dunque, in quanto è l’Alleanza nuova e definitiva, non passerà mai, e non è da aspettarsi alcun’altra rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo (cfr 1 Tm 6,14 e Tt 2,13)" (Dei Verbum, 4). Infatti, come hanno ricordato i Padri durante il Sinodo, la "specificità del cristianesimo si manifesta nell’evento Gesù Cristo, culmine della Rivelazione, compimento delle promesse di Dio e mediatore dell’incontro tra l’uomo e Dio. Egli ‘che ci ha rivelato Dio’ (Gv 1,18) è la Parola unica e definitiva consegnata all’umanità" (Propositio 4). San Giovanni della Croce ha espresso questa verità in modo mirabile: "Dal momento in cui ci ha donato il Figlio suo, che è la sua unica e definitiva Parola, ci ha detto tutto in una sola volta in questa sola Parola e non ha più nulla da dire ... Infatti quello che un giorno diceva parzialmente ai profeti, l’ha detto tutto nel suo Figlio, donandoci questo tutto che è il suo Figlio. Perciò chi volesse ancora interrogare il Signore e chiedergli visioni o rivelazioni, non solo commetterebbe una stoltezza, ma offenderebbe Dio, perché non fissa il suo sguardo unicamente in Cristo e va cercando cose diverse e novità" (Salita al Monte Carmelo, II, 22)».

Tenendo presente quanto sopra, il Santo Padre Benedetto XVI rileva:
«Il Sinodo ha raccomandato di "aiutare i fedeli a distinguere bene la Parola di Dio dalle rivelazioni private" (Propositio 47), il cui ruolo "non è quello... di ‘completare’ la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica" (Catechismo della Chiesa Cattolica, 67). Il valore delle rivelazioni private è essenzialmente diverso dall’unica rivelazione pubblica: questa esige la nostra fede; in essa infatti per mezzo di parole umane e della mediazione della comunità vivente della Chiesa, Dio stesso parla a noi. Il criterio per la verità di una rivelazione privata è il suo orientamento a Cristo stesso. Quando essa ci allontana da Lui, allora essa non viene certamente dallo Spirito Santo, che ci guida all’interno del Vangelo e non fuori di esso. La rivelazione privata è un aiuto per questa fede, e si manifesta come credibile proprio perché rimanda all’unica rivelazione pubblica. Per questo l’approvazione ecclesiastica di una rivelazione privata indica essenzialmente che il relativo messaggio non contiene nulla che contrasti la fede ed i buoni costumi; è lecito renderlo pubblico, ed i fedeli sono autorizzati a dare ad esso in forma prudente la loro adesione. Una rivelazione privata può introdurre nuovi accenti, fare emergere nuove forme di pietà o approfondirne di antiche. Essa può avere un certo carattere profetico (cfr 1 Tess 5,19-21) e può essere un valido aiuto per comprendere e vivere meglio il Vangelo nell’ora attuale; perciò non lo si deve trascurare. È un aiuto, che è offerto, ma del quale non è obbligatorio fare uso. In ogni caso, deve trattarsi di un nutrimento della fede, della speranza e della carità, che sono per tutti la via permanente della salvezza (cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Il messaggio di Fatima, 26 giugno 2000: Ench. Vat. 19, n. 974-1021)» (1).

4. È viva speranza di questa Congregazione che la pubblicazione ufficiale delle Norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni potrà aiutare l’impegno dei Pastori della Chiesa cattolica nell’esigente compito di discernimento delle presunte apparizioni e rivelazioni, messaggi e locuzioni o, più in generale, fenomeni straordinari o di presunta origine soprannaturale. Nel contempo si auspica che il testo possa essere utile anche ai teologi ed agli esperti in questo ambito dell’esperienza viva della Chiesa, che oggi ha una certa importanza e necessita di una riflessione sempre più approfondita.

Città del Vaticano, 14 dicembre 2011,
memoria liturgica di San Giovanni della Croce.

William Card. Levada
Prefetto

NOTA
(1) Esortazione Apostolica Post-sinodale Verbum Domini sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, 30 settembre 2010, n. 14: AAS 102 (2010) 695-696. Al riguardo si vedano anche i passi del Catechismo della Chiesa Cattolica dedicati al tema (cfr nn. 66-67).

Nota preliminare
Origine e carattere delle Norme

Durante la Sessione Plenaria annuale del novembre 1974, i Padri di questa Sacra Congregazione hanno esaminato i problemi relativi alle presunte apparizioni e alle rivelazioni spesso loro connesse, e sono pervenuti alle seguenti conclusioni:

1. Oggi, più che in passato, la notizia di queste apparizioni si diffonde rapidamente tra i fedeli grazie ai mezzi di informazione (mass media). Inoltre, la facilità degli spostamenti favorisce e moltiplica i pellegrinaggi. L’Autorità ecclesiastica è perciò chiamata a pronunciarsi in merito senza ritardi.

2. D’altra parte, la mentalità odierna e le esigenze scientifiche e quelle proprie dell’indagine critica rendono più difficile, se non quasi impossibile, emettere con la debita celerità i giudizi che concludevano in passato le inchieste in materia (constat de supernaturalitate, non constat de supernaturalitate) e che offrivano agli Ordinari la possibilità di autorizzare o proibire il culto pubblico o altre forme di devozione tra i fedeli.

Per queste ragioni, affinché la devozione suscitata tra i fedeli da fatti di questo genere possa manifestarsi nel rispetto della piena comunione con la Chiesa e portare frutti, dai quali la Chiesa stessa possa in seguito discernere la vera natura dei fatti, i Padri hanno ritenuto di dover promuovere in materia la seguente procedura.

Quando l’Autorità ecclesiastica venga informata di qualche presunta apparizione o rivelazione, sarà suo compito:

a) in primo luogo, giudicare del fatto secondo criteri positivi e negativi (cfr. infra, n. I);
b) in seguito, se questo esame giunge ad una conclusione favorevole, permettere alcune manifestazioni pubbliche di culto o di devozione, proseguendo nel vigilare su di esse con grande prudenza (ciò equivale alla formula: «pro nunc nihil obstare»);
c) infine, alla luce del tempo trascorso e dell’esperienza, con speciale riguardo alla fecondità dei frutti spirituali generati dalla nuova devozione, esprimere un giudizio de veritate et supernaturalitate, se il caso lo richiede.

I. Criteri per giudicare, almeno con una certa probabilità, del carattere delle presunte apparizioni o rivelazioni

A) Criteri positivi:

a) Certezza morale, o almeno grande probabilità dell’esistenza del fatto, acquisita per mezzo di una seria indagine.
b) Circostanze particolari relative all’esistenza e alla natura del fatto, vale a dire:
1. qualità personali del soggetto o dei soggetti (in particolare, l’equilibrio psichico, l’onestà e la rettitudine della vita morale, la sincerità e la docilità abituale verso l’autorità ecclesiastica, l’attitudine a riprendere un regime normale di vita di fede, ecc.);
2. per quanto riguarda la rivelazione, dottrina teologica e spirituale vera ed esente da errore;
3. sana devozione e frutti spirituali abbondanti e costanti (per esempio, spirito di preghiera, conversioni, testimonianze di carità, ecc.).

B) Criteri negativi:

a) Errore manifesto circa il fatto.
b) Errori dottrinali attribuiti a Dio stesso, o alla Beata Vergine Maria, o a qualche santo nelle loro manifestazioni, tenuto conto tuttavia della possibilità che il soggetto abbia aggiunto – anche inconsciamente –, ad un’autentica rivelazione soprannaturale, elementi puramente umani oppure qualche errore d’ordine naturale (cfr Sant’Ignazio, Esercizi, n. 336).
c) Una ricerca evidente di lucro collegata strettamente al fatto.
d) Atti gravemente immorali compiuti nel momento o in occasione del fatto dal soggetto o dai suoi seguaci.
e) Malattie psichiche o tendenze psicopatiche nel soggetto, che con certezza abbiano esercitato una influenza sul presunto fatto soprannaturale, oppure psicosi, isteria collettiva o altri elementi del genere.
Va notato che questi criteri positivi e negativi sono indicativi e non tassativi e vanno applicati in modo cumulativo ovvero con una qualche loro reciproca convergenza.

II. Intervento dell’Autorità ecclesiastica competente

1. Se, in occasione del presunto fatto soprannaturale, nascono in modo quasi spontaneo tra i fedeli un culto o una qualche devozione, l’Autorità ecclesiastica competente ha il grave dovere di informarsi con tempestività e di procedere con cura ad un’indagine.

2. L’Autorità ecclesiastica competente può intervenire in base a una legittima richiesta dei fedeli (in comunione con i Pastori e non spinti da spirito settario) per autorizzare e promuovere alcune forme di culto o di devozione se, dopo l’applicazione dei criteri predetti, niente vi si oppone. Si presterà però attenzione a che i fedeli non ritengano questo modo di agire come un’approvazione del carattere soprannaturale del fatto da parte della Chiesa (cfr Nota preliminare, c).

3. In ragione del suo compito dottrinale e pastorale, l’Autorità competente può intervenire motu proprio; deve anzi farlo in circostanze gravi, per esempio per correggere o prevenire abusi nell’esercizio del culto e della devozione, per condannare dottrine erronee, per evitare pericoli di un misticismo falso o sconveniente, ecc.

4. Nei casi dubbi, che non presentano alcun rischio per il bene della Chiesa, l’Autorità ecclesiastica competente si asterrà da ogni giudizio e da ogni azione diretta (perché può anche succedere che, dopo un certo periodo di tempo, il presunto fatto soprannaturale cada nell’oblio); non deve però cessare di essere vigile per intervenire, se necessario, con celerità e prudenza.

III. Autorità competenti per intervenire

1. Spetta innanzitutto all’Ordinario del luogo il compito di vigilare e intervenire.
2. La Conferenza Episcopale regionale o nazionale può intervenire:
a) se l’Ordinario del luogo, fatta la propria parte, ricorre ad essa per discernere con più sicurezza sul fatto;b) se il fatto attiene già all’ambito nazionale o regionale, sempre comunque con il consenso previo dell’Ordinario del luogo.
3. La Sede Apostolica può intervenire, sia su domanda dell’Ordinario stesso, sia di un gruppo qualificato di fedeli, sia anche direttamente in ragione della giurisdizione universale del Sommo Pontefice (cfr. infra, n. IV).

IV. Intervento della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede
1. a) L’intervento della Sacra Congregazione può essere richiesto sia dall’Ordinario, fatta la propria parte, sia da un gruppo qualificato di fedeli. In questo secondo caso, si presterà attenzione a che il ricorso alla Sacra Congregazione non sia motivato da ragioni sospette (come, per esempio, la volontà di costringere l’Ordinario a modificare le proprie legittime decisioni, a ratificare qualche gruppo settario, ecc.).
b) Spetta alla Sacra Congregazione intervenire motu proprio nei casi più gravi, in particolare quando il fatto coinvolge una consistente parte della Chiesa, sempre dopo aver consultato l’Ordinario, e, se la situazione lo richiede, anche la Conferenza Episcopale.

2. Spetta alla Sacra Congregazione giudicare e approvare il modo di procedere dell’Ordinario o, se lo ritiene possibile e conveniente, procedere ad un nuovo esame del fatto, distinto da quello realizzato dall’Ordinario e compiuto o dalla Sacra Congregazione stessa, o da una Commissione speciale.

Le presenti Norme, deliberate nella Sessione Plenaria di questa Sacra Congregazione, sono state approvate dal Sommo Pontefice Paolo VI, felicemente regnante, il 24 febbraio 1978.


Roma,
dal palazzo della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede,
25 febbraio 1978.

Franjo Cardinale Šeper
Prefetto
+ Jérôme Hamer, O.P.
Segretario

 FONTE: SANTA SEDE