giovedì 10 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




10 novembre
SAN LEONE MAGNO, papa e dottore della Chiesa
MEMORIA

Leone, detto Magno per la grandezza della sua opera e del suo magistero, resse la Chiesa per ventun anni (440-461). La sua figura di pontefice romano emerge con rilievo storico universale nel dialogo tra l’Oriente e l’Occidente, e nell’incontro-scontro fra il mondo latino e le nuove popolazioni europee. Maestro e mistagogo incentrò la sua missione nel mistero di Cristo uomo-Dio, professato nella dottrina del Verbo incarnato (Calcedonia 451), attualizzato nelle celebrazioni liturgiche (Sermoni sui misteri), testimoniato nella vita: «compiere nelle opere ciò che è celebrato nel sacramento». Al suo nome si collega il fondo eucologico più antico del Messale Romano (Sacramentarlo Leonino). La sua «deposizione» il 10 novembre è ricordata dal martirologio geronimiano (sec. VI) e dal calendario di san Willibrordo (sec. VIII).

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 10 novembre: Memoria di san Leone I, papa e dottore della Chiesa: nato in Toscana, fu dapprima a Roma solerte diacono e poi, elevato alla cattedra di Pietro, meritò a buon diritto l’appellativo di Magno sia per aver nutrito il gregge a lui affidato con la sua parola raffinata e saggia, sia per aver sostenuto strenuamente attraverso i suoi legati nel Concilio Ecumenico di Calcedonia la retta dottrina sull’incarnazione di Dio. Riposò nel Signore a Roma, dove in questo giorno fu deposto presso san Pietro.

mercoledì 9 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




9 novembre
DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE
FESTA

La Basilica Lateranense, cattedrale della Chiesa di Roma, costruita da Costantino al tempo di Silvestro I (314-335), è ritenuta madre di tutte le chiese dell’Urbe e dell’Orbe. L’anniversario della sua dedicazione, celebrato originariamente solo a Roma, fu estesa a tutto d’Occidente come segno di amore e di unione verso la cattedra di Pietro.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 9 novembre: Festa della dedicazione della basilica Lateranense, costruita dall’imperatore Costantino in onore di Cristo Salvatore come sede dei vescovi di Roma, la cui annuale celebrazione in tutta la Chiesa latina è segno dell’amore e dell’unità con il Romano Pontefice.

venerdì 4 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





4 novembre
SAN CARLO BORROMEO, vescovo
SOLENNITÀ

Carlo (Arona, Novara, 1538 – Milano 3 novembre 1584), arcivescovo di Milano, dispiegò in una vita relativamente breve un’intensissima attività pastorale, consumando le sue energie nell’impegno ascetico, nella carità e nella riforma della Chiesa. E’ fra i grandi promotori del rinnovamento nella fede e nei costumi sancito dal Concilio di Trento. Espresse attraverso i seminari e le disposizioni sinodali un nuovo modello di pastore d’anime, che unisce l’austerità e la preghiera allo zelo apostolico. La sua azione riformatrice si estese alla disciplina  liturgica (del rito romano e ambrosiano), alla catechesi e alla cura dei poveri. La sua carità pastorale si manifestò specialmente nella famosa peste di Milano (chiamata di san Carlo, «tanto è forte la carità» - Manzoni). Il 3 novembre del 1584, il titanico Vescovo di Milano crollò sotto il peso della sua insostenibile fatica. Aveva soltanto 46 anni, e lasciava ai Milanesi il ricordo di una santità seconda soltanto a quella di un altro grande Vescovo milanese, Sant'Ambrogio, con cui è patrono della Diocesi di Milano.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 4 novembre: Memoria di san Carlo Borromeo, vescovo, che, fatto cardinale da suo zio il papa Pio IV ed eletto vescovo di Milano, fu in questa sede vero pastore attento alle necessità della Chiesa del suo tempo: indisse sinodi e istituì seminari per provvedere alla formazione del clero, visitò più volte tutto il suo gregge per incoraggiare la crescita della vita cristiana ed emanò molti decreti in ordine alla salvezza delle anime. Passò alla patria celeste il giorno precedente a questo.

PRIMO VENERDÌ DI NOVEMBRE 2011



Comunità Pastorale “Epifania del Signore”
parrocchia San Paolo Apostolo – Brugherio


Primo Venerdì di NOVEMBRE 2011
AdorazioNE eucaristica

(Dopo l’esposizione)
ADORAZIONE COMUNITARIA
“Questo è il mio Corpo”

PREGHIERA AL SS. SACRAMENTO
DI Sant’Alfonso Maria de Liguori
 (a cori alterni, celebrante e assemblea)

- Signor mio Gesù Cristo, che per l'amore che porti agli uomini, Te ne stai notte e giorno in questo Sacramento tutto pieno di pietà e di amore, aspettando, chiamando ed accogliendo tutti coloro che vengono a visitarti, io Ti credo presente nel Sacramento dell'Altare.

- Ti adoro nell'abisso del mio niente, e Ti ringrazio di quante grazie mi hai fatte; specialmente di avermi donato Te stesso in questo Sacramento, e di avermi data per Avvocata la tua Santissima Madre Maria e di avermi chiamato a visitarti in questa chiesa.

- Io saluto oggi il tuo amantissimo Cuore ed intendo salutarlo per tre fini: primo, in ringraziamento di questo gran dono; secondo, per compensarti di tutte le ingiurie, che hai ricevuto da tutti i tuoi nemici in questo Sacramento: terzo, intendo con questa visita adorarti in tutti i luoghi della terra, dove Tu sacramentato te ne stai meno riverito e più abbandonato.

- Gesù mio, io ti amo con tutto il cuore. Mi pento di aver per il passato tante volte disgustata la tua Bontà infinita. Propongo con la tua grazia di non offenderti più per l'avvenire: ed al presente, miserabile qual sono, io mi consacro tutto a Te: ti dono e rinunzio tutta la mia volontà, gli affetti, i desideri e tutte le cose mie. Da oggi in avanti fai di me e delle mie cose tutto quello che ti piace.

- Solo ti chiedo e voglio il tuo santo amore, la perseveranza finale e l'adempimento perfetto della tua volontà.

- Ti raccomando le anime del Purgatorio, specialmente le più devote del Santissimo Sacramento e di Maria Santissima.

- Ti raccomando ancora tutti i poveri peccatori.

(insieme) - Unisco infine, Salvator mio caro, tutti gli affetti miei cogli affetti del tuo amorosissimo Cuore e così uniti li offro al tuo Eterno Padre, e lo prego in
nome tuo, che per tuo amore li accetti e li esaudisca. Così sia.

Preghiera di s. Ignazio
(insieme)

Anima di Cristo, santificami.
Corpo di Cristo, salvami.
Sangue di Cristo, inebriami.
Acqua dei costato di Cristo, lavami.
Passione di Cristo, confortami.
O buon Gesù, esaudiscimi.
Fra le tue piaghe ascondimi.
Non permettere ch'io mi separi da te.
Dal nemico maligno difendimi.
Nell'ora della morte chiamami.
E comanda che io venga a te.
Affinché ti lodi con i tuoi santi nei secoli eterni.
Così sia.

PREGHIamo
con la Preghiera di S. Ambrogio
(a cori alterni, celebrante e assemblea)

- Alla mensa dei tuo dolcissimo convito, o pio Signore Gesù Cristo, io, peccatore e privo di meriti, mi accosto tremante, solo confidando nella tua misericordia e bontà.

- Anima e corpo ho macchiati di molte colpe, la mente e la lingua non ben custodite. Dunque, o pio Signore, o terribile maestà, io misero, stretto fra le angustie, ricorro a te, fonte di misericordia, a te mi affretto per essere risanato, sotto la tua protezione mi rifugio. Quello che non posso sostenere come Giudice, sospiro di averLo come Salvatore.

- A te, o Signore, mostro le mie piaghe, a te scopro la mia vergogna. Conosco i miei peccati, che sono molti e grandi, per i quali io temo. Spero nelle tue misericordie senza numero.

- Guarda dunque verso di me con gli occhi della tua clemenza, o Signore Gesù Cristo, Re eterno, Dio e uomo, che per l'uomo fosti crocifisso. Esaudiscimi, poiché spero in te, abbi misericordia di me pieno di miseria e di peccati, tu che non cesserai mai di far scaturire la fonte della misericordia.

- Salve, o vittima della Salvezza, offerta sul patibolo della Croce per me e per tutto il genere umano. Salve, o nobile e prezioso Sangue, che sgorghi dalle ferite dei mio crocifisso Signore Gesù Cristo e lavi i peccati di tutto il mondo.

(Insieme) - Ricordati, o Signore, della tua creatura, che hai redento col tuo Sangue. Mi pento di aver peccato e desidero di rimediare a ciò che ho fatto. Togli dunque da me, o clementissimo Padre, tutte le mie iniquità ed i miei peccati, affinché, sia remissione dei miei peccati, perfetta purificazione dei miei delitti, fuga dei cattivi pensieri, rigenerazione dei buoni sentimenti, salutare efficacia di opere che ti piacciano, sicura tutela dell'anima e dei corpo contro le insidie dei miei nemici. Così sia.

ADORAZIONE PERSONALE
“Fate questo in memoria di me”

Dalle “Omelie suLL’EUCARISTIA”
di san CARLO BORROMEO

Tutti i misteri del nostro salvatore Gesù Cristo, anime carissime, sono sublimi e profondi: noi li veneriamo in unione con la sacrosanta madre Chiesa. Tuttavia il mistero odierno, l’istituzione del santissimo sacramento dell’Eucaristia, attraverso il quale il Signore si è donato in cibo alle anime fedeli, è così sublime ed elevato da superare ogni comprensione umana. Così grande è la degnazione del sommo Dio, in esso riluce tale amore che ogni intelligenza viene meno; nessuno potrebbe spiegarlo a parole né comprenderlo con la mente. Siccome però è mio dovere parlarvene per l’ufficio e la dignità pastorale, vi dirò qualcosa anche di questo mistero. Brevemente, questa omelia sarà centrata soprattutto su due punti: quali siano le cause della istituzione di questo mistero e quali i motivi per cui ne facciamo memoria in questo tempo.
Nel Vecchio Testamento è narrata la nobilissima storia dell’agnello pasquale che doveva essere mangiato dentro casa da ogni famiglia; qualora poi ne fosse avanzato e non potesse essere consumato, lo si doveva bruciare nel fuoco. Quell’agnello era figura del nostro Agnello immacolato, Cristo Signore, da offrire per noi all’eterno Padre sull’altare della croce. Giovanni, il precursore, vedendolo disse: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo»1. Quella meravigliosa prefigurazione ci ha insegnato che l’Agnello pasquale non poteva essere totalmente mangiato con i denti della contemplazione, ma doveva essere completamente bruciato nel fuoco dell’amore.
Ma quando medito tra me e me che il Figlio di Dio si è completamente donato in cibo a noi, mi pare che non ci sia più spazio per questa distinzione: questo mistero è totalmente da bruciare nel fuoco dell’amore. Quale motivo, se non l’amore soltanto, poté spingere il Dio buonissimo e grandissimo a donarsi in cibo a quella misera creatura che è l’uomo, ribelle dal principio, espulso dal Paradiso terrestre, in questa misera valle fin dall’inizio della creazione per aver gustato il frutto proibito? Questo uomo era stato creato a somiglianza di Dio, posto in un luogo di delizie, messo a capo di tutta la creazione: tutte le altre cose erano state create per lui. Trasgredì al precetto divino, mangiando il frutto proibito e, «mentre era in una situazione di privilegio, non lo comprese»; perciò «fu assimilato agli animali che non hanno intelletto»; per questo fu costretto a mangiare il loro stesso cibo. Ma Dio ha sempre così tanto amato gli uomini da pensare al modo di risollevarli quando essi erano appena caduti; e perché non si nutrissero dello stesso cibo destinato agli animali – contemplate l’infinita carità di Dio! – ha dato Sé stesso in cibo all’uomo. Tu, Cristo Gesù, che sei il Pane degli angeli, non hai sdegnato di divenire il cibo degli uomini ribelli, peccatori, ingrati. Oh grandezza della dignità umana! Per una evenienza singolare quanto è più grande l’opera della riparazione, quanto questa dignità sublime supera la sventura! Dio ci ha fatto un favore singolare! Il suo amore per noi è inesplicabile! Solo questa carità poté spingere Dio a fare tanto per noi. Perciò come è ingrato chi nel suo cuore non medita e non pensa sovente a questi misteri!
Dio, creatore di tutte le cose, aveva previsto e conosciuto la nostra debolezza, e che la nostra vita spirituale avrebbe avuto bisogno di un cibo dell’anima così come la vita del corpo necessita di un cibo materiale; per questo ha disposto per noi che ci fosse abbondanza di ognuno di questi due nutrimenti: da una parte quello per il corpo; dall’altra quello di cui godono gli angeli in cielo e noi possiamo mangiare, qui in terra, nascosto sotto le specie del pane e del vino. La santissima serva di Dio, Elisabetta, avendo colto la venuta della Madre di Dio, non poté non esclamare: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?». Ma quanto più dovrebbe esclamare chi riceve in sé Dio stesso: «A che debbo che venga a me, peccatore, miserabile, ingrato, indegno, verme e non uomo, obbrobrio degli uomini e abiezione del popolo, che entri nella mia casa, nella mia anima che spesso ho ridotta a spelonca di malfattori, e vi abiti, il mio Signore, Creatore, Redentore e Dio mio, al cui cospetto gli angeli desiderano stare?».
Veniamo al secondo punto di riflessione.
Opportunamente la Chiesa oggi celebra la solennità di questo santissimo mistero. Poteva sembrare più opportuno celebrarla nella Feria quinta in Coena Domini, giorno nel quale sappiamo che il salvatore nostro, Cristo, ha istituito questo sacramento. Ma la santa Chiesa è come un figlio, corretto e ben educato, il cui padre è giunto al termine dei suoi giorni e, mentre sta per morire, gli lascia un’eredità vasta e ricca; non ha tempo di trattenersi a pensare al patrimonio ricevuto: è totalmente rivolto a piangere il padre. Così la Chiesa, sposa e figlia di Cristo, è talmente intenta a piangere in quei giorni di passione e di atroci tormenti da non essere in grado di celebrare come vorrebbe questa immensa eredità a lei lasciata: i Santissimi Sacramenti istituiti in questi giorni.
Per tale motivo ha fissato questo giorno per la celebrazione: in esso, per l’immenso dono ricevuto, vorrebbe rendere in modo tutto particolare a Cristo quel meraviglioso ringraziamento che a causa della nostra povertà noi non siamo capaci di offrire. Perciò il Figlio di Dio, che conosce tutto dalla eternità, si è fatto incontro alla nostra debolezza con l’istituzione di questo Santissimo Sacramento: per noi «Egli rese grazie» a Dio, «benedisse e spezzò». Con questa istituzione ci ha insegnato a ringraziarlo quanto più possiamo per un dono così grande. Ma perché la santa madre Chiesa ha fissato proprio questo tempo per fare memoria di tale mistero? Perché proprio dopo la celebrazione degli altri misteri di Cristo: dopo i giorni del Natale, della Resurrezione, dell’Ascensione al Cielo e l’invio dello Spirito Santo? Figlio, non temere: tutto ciò non è senza motivo! Questo mistero santissimo è così collegato a tutti gli altri, ed è rimedio così efficace in vista di essi, che ben a diritto viene congiunto ad essi. Per mezzo di questo santissimo mistero dell’altare, attraverso la ricezione della vivificante Eucaristia, con questo Pane celeste i fedeli sono così efficacemente congiunti a Cristo da poter attingere con la loro bocca dal fianco aperto di Cristo gli sconfinati tesori di tutti i sacramenti.
Ma c’è un’altra ragione per questo. Tra i misteri del Figlio di Dio che finora abbiamo meditato, l’ultimo fu l’Ascensione al Cielo. Essa è avvenuta perché Egli ricevesse a titolo suo e nostro il possesso del Regno dei Cieli e venisse manifestata quella signoria della quale poco prima aveva affermato: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra»6. Come un qualsiasi re, nell’atto di ricevere il possesso di un regno, si reca prima che in ogni altra città in quella che è capitale e metropoli del regno (e come un magistrato o principe che si appresta ad amministrare un regno in nome del re), così anche Cristo: insignito della signoria più ampia e di ogni diritto in cielo e in terra, per prima cosa prese possesso del Cielo e da lì, quasi a dimostrazione, effuse sugli uomini i doni dello Spirito Santo. Ma avendo scelto di regnare anche in terra, ha lasciato Sé stesso qui, nel sacratissimo sacrificio dell’altare, in questo santissimo mistero che oggi veneriamo. Per questo motivo straordinario la Chiesa ordina che da tutti sia portato in processione in forma solenne per città e villaggi.
Quando il potentissimo re Faraone volle onorare Giuseppe, comandò che lo si conducesse lungo le vie della città e, perché tutti conoscessero la dignità di colui che aveva spiegato i sogni del Faraone, gli disse: «Tu stesso sarai il mio maggiordomo e ai tuoi ordini si schiererà tutto il mio popolo: solo per il trono io sarò più grande di te. Ecco io ti metto a capo di tutto il Paese di Egitto. Il Faraone si tolse di mano l’anello e lo pose sulla mano di Giuseppe, lo rivestì di abiti di lino finissimo e gli pose al collo un monile d’oro. Poi lo fece montare sul suo secondo carro e prima di lui un araldo gridava, in modo che tutti si inginocchiassero davanti a lui. E così lo stabilì su tutto il Paese di Egitto».
Anche Assuero, quando volle onorare Mardocheo, gli fece indossare le vesti regali, lo fece montare sul suo cavallo e a tale scopo comandò ad Aman di condurlo per la città e di gridare: «Ciò avviene all’uomo che il re vuole onorare».
Dio vuole essere il Signore del cuore dell’uomo; vuole essere onorato, come conviene, da tutti gli uomini. Per questo, oggi, in forma solenne, condotto dal clero e dal popolo, dai prelati e dai magistrati, percorre le vie delle città e dei villaggi. Per questa ragione la Chiesa professa pubblicamente che questi è il nostro Re e Dio, da cui tutto abbiamo ricevuto e al quale tutto dobbiamo.
O figli carissimi nel Signore, mentre poc’anzi camminavo per le vie della città, pensavo a quella così grande moltitudine e varietà di persone che fino a oggi, ai nostri giorni, è oppressa dalla miseria della schiavitù e per lungo tempo ha dovuto servire padroni così vili e crudeli. Intravvedevo un certo numero di giovani che si sono lasciati dominare da lascivia e libidine e, come dice l’Apostolo, ha proclamato dio il proprio ventre. (Chiunque pone qualche cosa come fine della propria esistenza, costui vuole che tale cosa sia il suo dio. Dio infatti è al termine di tutto). Rinuncino, costoro, alla carne, alla lussuria, a frequentare le bettole e le osterie, le cattive compagnie; rinuncino ai peccati e riconoscano il vero Dio che la Chiesa professa per noi. Piangevo sulla intollerabile superbia e sulla vanità di alcune donne che sono idoli a sé stesse e che dedicano quelle ore del mattino che dovrebbero consacrare alla preghiera al trucco del loro volto e alla arricciatura dei capelli; che chiedono ogni giorno nuovi vestiti, così da rendere dei poveri infelici i loro mariti e mendichi i loro figli e da consumare i loro patrimoni. Da qui vengono mille mali, i contratti illeciti, il non pagare i debiti, il non adempiere ai pii legati; da qui la dimenticanza del Dio buonissimo e grandissimo, la dimenticanza della nostra anima. Vedevo tanti avari, mercanti di inferno, gente che a così caro prezzo compra per sé il fuoco eterno; di essi l’Apostolo ben a ragione disse: «L’avarizia è una forma di idolatria». Al di là del denaro non hanno altro Dio; le loro azioni e parole sono indirizzate a pensare e decidere come meglio guadagnare, acquistare campi, confrontare ricchezze.
Non potevo non vedere l’infelicità di alcuni che si dichiarano esperti nella scienza del governare e hanno solo questo davanti ai loro occhi. Sono coloro che non dubitano di schiacciare sotto i piedi la legge di Dio che essi dichiarano contraria a quella del loro governare (miseri e sventurati loro!) e costringono Dio a ritirarsi. Uomini da compiangere! E sono da chiamare cristiani costoro che stimano e dichiarano pubblicamente sé stessi e il mondo più importanti di Cristo?
Il Signore è venuto, con questa santa istituzione dell’Eucaristia, a distruggere tutti questi idoli cosicché, con il profeta Isaia, oggi possiamo gridare al Signore: «Solo in Te è Dio; non ce n’è altri, non esistono altri dei. Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio di Israele, Salvatore». O Dio buono, fino a ora siamo stati asserviti alla carne, ai sensi, al mondo; fino a ora è stato dio per noi il nostro ventre, la nostra carne, il nostro oro, la nostra politica. Noi vogliamo rinunciare a tutti questi idoli: onoriamo Te solo come vero Dio, veneriamo Te che ci hai tanto beneficato e, soprattutto, hai lasciato Te stesso in cibo per noi. Fa’, ti scongiuro, che d’ora in poi il nostro cuore sia tuo, e nulla più ci strappi dal tuo amore. Preferiamo morire mille volte che offenderti anche minimamente. E così, migliorando in forza della Tua grazia, godremo in eterno della Tua gloria. Amen.

INTENZIONI DI PREGHIERA
APOSTOLATO DELLA PREGHIERA
ANNO 2011 - Novembre

INTENZIONE GENERALE
"Per le Chiese Orientali Cattoliche, affinché la loro venerabile tradizione sia conosciuta e stimata quale ricchezza spirituale per tutta la Chiesa".

INTENZIONE MISSIONARIA
"Perché il Continente Africano trovi in Cristo la forza di realizzare il cammino di riconciliazione e di giustizia, indicato dal secondo Sinodo dei Vescovi per l'Africa".

INTENZIONE DEI VESCOVI
"Perché lo Spirito del Risorto ci aiuti a celebrare nella fede la memoria dei fratelli defunti, tenendo fisso lo sguardo verso il Regno, mèta ultima del nostro pellegrinaggio terreno".

INTENZIONE MARIANA
La Regina dei Santi susciti, formi e incoroni i nostri propositi di bene.

INTENZIONE PRO CLERO
Cuore di Gesù, i pastori del tuo popolo guardino alla tua carità per apprendere a fare dono della loro vita

PREGHIERA dagli scritti della Beata Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione

Signore Gesù, vero uomo e vero Dio,
io Ti credo realmente presente qui nella Santissima Eucaristia,
Sacramento permanente della Tua Chiesa, sacro convito,
in cui ci è partecipata la grazia del Tuo Sacrificio
e ci è dato il pegno della gloria futura;
Ti adoro profondamente e desidero amarti
con tutto lo slancio del mio cuore.

Assieme a Te
e in unione con la Chiesa,
intendo rendere grazie al Padre,
nello Spirito Santo,
per gli ineffabili beni
che egli elargisce agli uomini,
nella creazione e nel Mistero Pasquale.

Voglio unirmi alla riparazione
per i peccati di tutti gli uomini,
per i quali Ti offristi sulla Croce al Padre,
riconciliando l’umanità a Lui.

Nel Tuo Nome domando
l’avvento del regno di Dio:
tutti gli uomini conoscano Te, Via, Verità e Vita,
e diventino un solo popolo
adunato nell’unità del Padre,
del Figlio e dello Spirito Santo,
amandosi gli uni gli altri
come Tu ci ami o Signore. Amen.

PREGHIERA A GESU’
del Beato Giovanni Paolo II

Mane nobiscum, Domine! Come i due discepoli del Vangelo, ti imploriamo, Signore Gesù:
Rimani con noi! Tu, divino viandante, esperto sulle nostre strade e conoscitore del nostro cuore, non lasciarci prigionieri delle ombre della sera. Sostienici nella stanchezza, perdona i nostri peccati, orienta i nostri passi sulla via del bene. Benedici i bambini, i giovani, gli anziani, le famiglie, in particolare i malati. Benedici i sacerdoti e le persone consacrate. Benedici tutta l'umanità. Nell'Eucaristia ti sei fatto "farmaco d'immortalità": dacci il gusto della vita piena, che ci faccia camminare su questa terra come pellegrini fiduciosi e gioiosi,
guardando sempre al traguardo della vita che non ha fine. Rimani con noi, Signore! Rimani con noi! Amen

giovedì 3 novembre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





3 novembre
SAN MARTINO DE PORRES
religioso

Martino (Lima, Perù, 1579 – 3 novembre 1639), nato da un cavaliere spagnolo e da una ex schiava negra, entrò come fratello laico nell’Ordine Domenicano. Esercitando la sua professione di infermiere (barbiere cerusico), servì i confratelli e i poveri in umiltà e letizia e con una generosità senza limiti. Espressione tipica della santità evangelica che si incarna nei piccoli e nei poveri.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 3 novembre: San Martino de Porres, religioso dell’Ordine dei Predicatori: figlio di uno spagnolo e di una donna nera, fin dalla fanciullezza, sia pure tra le difficoltà derivanti dalla sua condizione di figlio illegittimo e di meticcio, apprese la professione di medico, che in seguito, diventato religioso, esercitò con abnegazione a Lima in Perù tra i poveri e, dedito a digiuni, alla penitenza e alla preghiera, condusse un’esistenza di semplicità e umiltà, irradiata dall’amore.

mercoledì 2 novembre 2011

Omelia della COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

 
 


 
2 novembre 2011
 
“Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno”. Così abbiamo ascoltato nel libro di Giobbe.
Il giorno della Commemorazione dei Defunti ci riporta alla memoria che la volontà di Dio in Cristo Gesù, la sua Incarnazione, la sua Passione e la sua Resurrezione, è volontà di salvezza eterna.

“chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”, dice il Vangelo di Giovanni.

Due prospettive: sperare che i nostri cari defunti sono nell’Eternità e far memoria che l’Eternità è anche per noi.
C’è però un tema da recuperare nella liturgia odierna: i Novissimi (Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso - ai quali possiamo aggiungere il Purgatorio).
Dice il beato Giovanni Paolo II: «La dannazione rimane una reale possibilità, ma non ci è dato di conoscere, senza speciale rivelazione divina, e quali esseri umani vi siano effettivamente coinvolti». (Estate 1999).
Dobbiamo santificarci per non dannarci (lo dicevamo ieri! Il cristiano deve farsi santo!), ma la Chiesa, poi, da sempre ci educa ad offrire preghiere, sacrifici e olocausti per la salvezza eterna delle Anime.
L’olocausto gradito a Dio è la Santa Messa. Dice infatti il Canone Romano o Preghiera Eucaristica I:

“Accetta con benevolenza, o Signore,
l'offerta che ti presentiamo
noi tuoi ministri e tutta la tua famiglia:
disponi nella tua pace i nostri giorni,
salvaci dalla dannazione eterna,
e accoglici nel gregge degli eletti”

Il Sangue di Cristo lenisce e purifica le pene delle Anime del Purgatorio.
Le Anime del Purgatorio. La devozione alle Anime Purganti è da qualche anno caduta un po’ in oblio, eppure il bisogno di preghiere, che le anime del purgatorio hanno, è descritto in modo chiaro da tanti grandi santi:

San Roberto Bellarmino: "Dopo la morte sono rare le anime che vanno direttamente in Paradiso; la moltitudine delle altre che muoiono in grazia di Dio debbono essere purificate dalle pene acerbissime del Purgatorio".

San Tommaso d’Aquino: "Ogni minima pena del Purgatorio è più grave della massima pena del mondo. Tanto differisce la pena del fuoco del Purgatorio dal nostro fuoco, quanto il nostro fuoco differisce da quello dipinto".

Beato Angelo D’Acri: "Le anime del Purgatorio ti aiutano. La mia vocazione religiosa e sacerdotale è una grazia immensa che attribuisco alla mia quotidiana preghiera per le anime del Purgatorio, che ancora bambino imparai da mia madre".

Dobbiamo educare le nuove generazione a questa prassi religiosa. Ad una sana dottrina dell’Aldilà. Imperano in TV telefilm sul mistero della morte, delle anime dei defunti e sui Novissimi. Però sono forvianti. Per non parlare poi di pseudo rivelazioni private che circolano tra i fedeli.

Dobbiamo tornare ad una sana concezione dei defunti secondo la millenaria dottrina della Chiesa. Educare le nuove generazione alla carità della preghiera per i defunti, a custodire il senso della morte e dell’Aldilà, a partecipare alle Messe per i defunti e ai funerali.
A tal proposito due testimonianze:

Il B. Contardo Ferrini afferma: "Ogni giorno ascolto la S. Messa per le anime sante del Purgatorio: a questa pia consuetudine debbo tante grazie che continuamente ricevo per me e per i miei amici".

San Roberto Bellarmino: "È certo che nulla è più efficace per il suffragio e la liberazione delle anime dal fuoco del Purgatorio dell'offerta a Dio per loro del sacrificio della Messa".
C’è una antica giaculatoria che recita, all’incirca: “Anime sante, anime purganti pregate per me che io prego per voi”

A tal proposito afferma Santa Caterina da Bologna: "Quando voglio ottenere qualche grazia da Dio ricorro alle anime del Purgatorio e sento di essere esaudita per la loro intercessione".
"Non ho mai chiesto grazie alle anime purganti senza essere esaudita, anzi, quelle che non ho potuto ottenere dagli spiriti celesti l'ho ottenuto per intercessione delle anime del Purgatorio".

Oggi è il giorno in cui abbiamo in mente, più che altri giorni, ma avviene in ogni Messa, che la Chiesa militante, la Chiesa purgante e la Chiesa celeste si incontro intorno alla Messa eucaristica e nella comunione dei santi preghiamo per la salvezza eterna di ciascuno.

Padre! Compi la tua volontà: salvaci!


I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





2 novembre
COMMEMORAZIONE di TUTTI i FEDELI DEFUNTI

Anche quando il 2 novembre è domenica, si celebra la Commemorazione di tutti i fedeli defunti.

Fino a quando il Signore Gesù verrà nella gloria, e distrutta la morte gli saranno sottomesse tutte le cose, alcuni suoi discepoli sono pellegrini sulla terra, altri che sono passati da questa vita stanno purificandosi, altri infine godono della gloria contemplando Dio. Tutti però comunichiamo nella stessa carità di Dio. L’unione quindi di coloro che sono in cammino con i fratelli morti non è minimamente spezzata, anzi è conservata dalla comunione dei beni spirituali (cfr Conc. Vat. II, Costituzione dommatica sulla Chiesa, «Lumen gentium», 49). La Chiesa fin dai primi tempi ha coltivato con grande pietà la memoria dei defunti e ha offerto per loro i suoi suffragi (ibidem, 50). Nei riti funebri la Chiesa celebra con fede il mistero pasquale, nella certezza che quanti sono diventati con il Battesimo membri del Cristo crocifisso e risorto, attraverso la morte, passano con lui alla vita senza fine. (Cfr Rito delle esequie, 1). Si iniziò a celebrare la Commemorazione di tutti i fedeli defunti, anche a Roma, dal sec. XIV.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 2 novembre: Commemorazione di tutti i fedeli defunti, nella quale la santa Madre Chiesa, già sollecita nel celebrare con le dovute lodi tutti i suoi figli che si allietano in cielo, si dà cura di intercedere presso Dio per le anime di tutti coloro che ci hanno preceduti nel segno della fede e si sono addormentati nella speranza della resurrezione e per tutti coloro di cui, dall’inizio del mondo, solo Dio ha conosciuto la fede, perché purificati da ogni macchia di peccato, entrati nella comunione della vita celeste, godano della visione della beatitudine eterna.

martedì 1 novembre 2011

Io ho un sogno!

TUTTI I SANTI 1 novembre 2011

Avete un sogno? Una grande sogno. Martin Luter King diceva: io ho un sogno. "I have a dream".

Anche io ho un sogno. Sogno una nuova umanità. Un’umanità dal cuore grande. Un’umanità che non cerca sempre il capro espiatorio. Un’umanità che non cataloga il suo prossimo: è negro, è rom, è zingaro, è terrone, è crucco, è brianzolo, è gay, è senza fisico, è malato, è cattivo, è buono, è ciellino, è … la nuova umanità deve ricordarsi quello che San Paolo scrive ai Galati:

“Non c'è Giudeo né Greco; non c'è schiavo né libero; non c'è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”.

E poi prosegue nella prima lettera ai Tessalonicesi:

“Riguardo all'amore fraterno, non avete bisogno che ve ne scriva; voi stessi infatti avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri, e questo lo fate verso tutti i fratelli (dell'intera Macedonia). Ma vi esortiamo, fratelli, a progredire ancora di più e a fare tutto il possibile per vivere in pace”


La domanda di oggi è: chi sono i Santi?
Dice il libro dell’Apocalisse:

“Ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello».

“e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello»”.

I santi sono “una moltitudine immensa”. Per cui c’è speranza per ciascuno di noi. In caso contrario dobbiamo dire di noi stesso, no, io non diventerò santo, io non andrò in Paradiso.

Una curiosità c’è libro edito in questi giorni che ne elenca 11.811. Ma questi sono i santi “canonizzati”, ma oggi la Chiesa ci fa celebrare tutti i giusti che sono nel regno dei cieli.

Ma torniamo all’Apocalisse di San Giovanni.
I santi poi sono coloro che hanno vissuto la “grande tribolazione”: forse significa hanno vissuto la fedeltà a Cristo fino al dono della vita. Ma forse anche hanno vissuto l’amore di Dio e del prossimo “con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente” dice l’evangelista Matteo. Poi aggiunge san Giovanni, essi: “hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel sangue dell’Agnello”.

L’Agnello è il Cristo Crocifisso e Risorto. I santi sono coloro che sono stati assimilati a Cristo per mezzo della sua Pasqua. Infatti dice sempre l’apostolo Giovanni: “noi saremo simili a lui”, i santi sono la nuova umanità redenta, salvata, l’umanità nuova che vive del Cristo e lotta (la tribolazione di prima) per assomigliare all’uomo nuovo: Gesù.

I santi, dice l’antifona al salmo responsoriale, sono “la generazione che cerca il tuo volto, Signore”. Cioè sono la generazione di ogni generazione che cerca e indica il vero Volto di Dio.

Una generazione felice, beata, dice il Vangelo, quest’oggi. Felice perché forte nella speranza del regno di cieli; felice perché consolata intimamente; felice perché certa dell’eredità di Cristo; felice perché sazia di giustizia e misericordia; felice perché vede con gli occhi di Dio; felice perché amata da Dio che gli dona la figliolanza divina; infine felice perché fortificata dalla prospettiva che la vita non ha fine, ma è eterna: “perché di essi è il regno dei cieli”.

Ogni città, ogni regione, ogni stato, ricorda i suoi santi. Questo ricordare nel corso dell’anno ci aiuta a far memoria di come Gesù opera ed ha operato nella nostra storia, per far radicare la felicità tra
gli uomini.

Ma alcuni santi sono venerati in tutto il mondo, non solo in una città o regione o stato. Questo perché dice S. B. Stefan, Arcivescovo di Ohrid e di Macedonia:

 “I santi non conoscono le frontiere, le nazioni; non conoscono nessuna divisione né appartenenza. Loro sono al di sopra di tutti e per tutti! I santi sono il legame più forte tra la terra e il cielo, e ancora tra i popoli stessi. Loro sono i nostri rappresentanti davanti al Signore e mediatori tra i popoli. Loro portano pace laddove c’è discordia e degli sconosciuti fanno amici.”

Per questo noi in Italia ricordiamo Santa Rosa da Lima o San Carlo d’Uganda, e così via.

Concludo con la seconda parte dell’udienza del 1966 del servo di Dio papa Paolo VI, diceva:

“Ma allora, voi domanderete, che cosa è questa santità?
Figliuoli carissimi: la risposta è piuttosto difficile; ma voi forse la capite subito: occorrono due cose per fare la santità: la grazia di Dio e la buona volontà. Avete voi queste due cose? sì? Allora siete santi!
Intendiamoci: la santità è unica: consiste nell’essere uniti a Dio, vitalmente, mediante la carità; ma si realizza in tante forme diverse, e anche in tante misure diverse. È diversa la bontà, cioè la santità, d’un bambino dalla bontà d’una persona adulta; è diversa la bontà d’un uomo da quella di una donna; la bontà d’un soldato è diversa da quella, per così dire, d’un malato, o d’un vecchio! ogni condizione di vita ha le sue virtù particolari. Ogni persona, possiamo dire, ha la sua propria maniera di realizzare la santità, a seconda delle proprie attitudini e dei propri doveri. Ma quello che dobbiamo ricordare è questo: ognuno di noi è chiamato ad essere santo, cioè ad essere veramente buono, veramente cristiano.
È difficile? sì e no. È difficile, se contiamo soltanto sulle nostre forze; è difficile, se ci lasciamo impaurire dagli ostacoli che certamente incontriamo, dentro e fuori di noi; è difficile, se prendiamo di mala voglia la nostra vocazione cristiana: chi vuol essere cristiano a metà, sente doppiamente il peso degli impegni cristiani.
Ma chi è coraggioso e chi pone nel Signore la sua fiducia (cioè chi prega, chi ascolta la parola del Signore e si conserva nella sua grazia) trova facile la santità, anzi la trova bella, la trova felice. Soltanto quelli che sono veramente buoni, i santi, sono felici”.

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





1 novembre
TUTTI I SANTI
SOLENNITÀ

La Chiesa è indefettibilmente santa: Cristo l’ha amata come sua sposa e ha dato se stesso per lei, al fine di santificarla; perciò tutti nella Chiesa sono chiamati alla santità (cfr Conc. Vat. II, Costituzione dommatica sulla Chiesa, «Lumen gentium», 39). La Chiesa predica il mistero pasquale nei santi che hanno sofferto con Cristo e con lui sono glorificati, propone ai fedeli i loro esempi che attraggono tutti al Padre per mezzo di Cristo e implora per i loro meriti i benefici di Dio (cfr Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra Liturgia, «Sacrosanctum Concilium», 104).
Oggi in un’unica festa si celebrano, insieme ai santi canonizzati, tutti i giusti di ogni lingua, di ogni razza e di ogni nazione, i cui nomi sono scritti nel libro della vita (cfr Ap 20, 12). Si iniziò a celebrare la festa di tutti i santi, anche a Roma, fin dal sec. IX.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 1 novembre: Solennità di tutti i Santi uniti con Cristo nella gloria: oggi, in un unico giubilo di festa la Chiesa ancora pellegrina sulla terra venera la memoria di coloro della cui compagnia esulta il cielo, per essere incitata dal loro esempio, allietata dalla loro protezione e coronata dalla loro vittoria davanti alla maestà divina nei secoli eterni.


sabato 29 ottobre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





29 ottobre
SANT’ONORATO di VERCELLI
vescovo

Il vescovo Onorato di Vercelli ha legato il suo nome a quello del contemporaneo Ambrogio. In molti dipinti è infatti raffigurato mentre dà la Comunione al grande vescovo di Milano morente. Segno di un legame forte nell’episcopato, vissuto in anni difficili come quelli tra la fine del III e l’inizio del IV secolo. Anni di confronti serrati, in comunità scosse da scismi e movimenti ereticali. A Vercelli capitò alla morte del vescovo Limenio: la designazione di Onorato come successore trovò fortissime resistenze. Ambrogio dovette spendere tutta la sua autorità, recandosi personalmente a consacrarlo. I fatti dimostrarono che la sua fiducia era ben fondata: come ricorda una lapide nella cattedrale di Vercelli (dove risposano tuttora le sue spoglie) il vescovo Onorato fu un degno discepolo di Eusebio (il grande padre e maestro di questa Chiesa piemontese) e un predicatore infaticabile della dottrina cattolica contro gli influssi ariani. Il suo episcopato durò circa un ventennio e si concluse un 29 di ottobre, giorno in cui ancora è ricordato nel calendario liturgico delle diocesi di Vercelli e di Milano.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 29 ottobre: A Vercelli, sant’Onorato, vescovo: discepolo di sant’Eusebio in monastero e suo compagno nel carcere, tenne per secondo dopo il suo maestro questa sede episcopale che istruì nella retta dottrina ed ebbe il privilegio di offrire il viatico a sant’Ambrogio in punto di morte.

venerdì 28 ottobre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




28 ottobre
SANTI SIMONE E GIUDA APOSTOLI
FESTA

Simone, da Luca soprannominato Zelota (Lc 6, 15; At 1, 13), forse perché aveva militato nel gruppo antiromano degli Zeloti, da Matteo e Marco è chiamato Cananeo (Mt 10, 4; Mc 3, 18).

Giuda è detto Taddeo (Mt 10, 3; Mc 3, 18) o Giuda di Giacomo (Lc 16, 16; At 1, 13). Nell’ultima cena rivolse a Gesù la domanda: «Signore come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?». Gesù gli rispose che l’autentica manifestazione di Dio è riservata a chi lo ama e osserva la sua parola (Gv 14, 22-24). Una lettera del Nuovo Testamento porta il suo nome. La loro festa il 28 ottobre è ricordata dal calendario geronimiano (sec. VI). In questo stesso giorno si celebra a Roma fin dal sec. IX.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 28 ottobre: Festa dei santi Simone e Giuda, Apostoli: il primo era soprannominato Cananeo o “Zelota”, e l’altro, chiamato anche Taddeo, figlio di Giacomo, nell’ultima Cena interrogò il Signore sulla sua manifestazione ed egli gli rispose: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».