venerdì 15 luglio 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano







15 luglio
SAN BONAVENTURA, vescovo e dottore della Chiesa
MEMORIA

Bonaventura (Bagnoregio, Viterbo, 1218 – Lione, Francia, 15 luglio 1274), mistico e pensatore medievale, dottore allo studio di Parigi, diede forma di sintesi sapienziale alla teologia scolastica sulle orme di Agostino. L’espressione più matura di questo umanesimo teologico è nell’«Itinerario della mente a Dio». Discepolo di san Francesco guidò con superiore saggezza il suo ordine (1257-1273), tanto da essere chiamato «secondo fondatore e padre». Vescovo e cardinale di Albano, partecipò al secondo Concilio di Lione e si adoperò per l’unità della Chiesa.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)


Martirologio Romano, 15 luglio: Memoria della deposizione di san Bonaventura, vescovo di Albano e dottore della Chiesa, che rifulse per dottrina, santità di vita e insigni opere al servizio della Chiesa. Resse con saggezza nello spirito di san Francesco l’Ordine dei Minori, di cui fu ministro generale. Nei suoi molti scritti unì una somma erudizione a una ardente pietà. Mentre si adoperava egregiamente per il II Concilio Ecumenico di Lione, meritò di giungere alla visione beata di Dio.

giovedì 14 luglio 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano








14 luglio
SAN CAMILLO DE LELLIS, sacerdote

Camillo (Bucchianico, Chieti, 1550 – Roma 14 luglio 1614), dopo molte peripezie nella vita militare e mondana, maturò la sua conversione in ospedale, dove era stato ricoverato per una piaga inguaribile. Al contatto con i malati si delineò la sua speciale vocazione al servizio del Cristo nei fratelli sofferenti. Per quest’opera di misericordia fondò l’Ordine dei Ministri degli Infermi (Camilliani).


(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)


Martirologio Romano, 14 luglio: San Camillo de Lellis, sacerdote, che, nato vicino a Chieti in Abruzzo, dopo aver seguito fin dall’adolescenza la vita militare ed essersi mostrato incline ai vizi del mondo, maturò la conversione e si adoperò con zelo nel servire i malati nell’ospedale degli incurabili come fossero Cristo stesso; ordinato sacerdote, fondò a Roma la Congregazione dei Chierici regolari Ministri degli Infermi.

mercoledì 13 luglio 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano








13 luglio
SANT’ENRICO, re

Enrico II (973 – Bamberga, Germania, 13 luglio 1024), duca di Baviera, fu coronato imperatore nel 1014 da Benedetto VIII. Insieme con la sposa santa Cunegonda ispirò la sua vita ad un alto modello di religiosità e integrità di costumi. Regnò, sollecito del benessere del suo popolo, attento sempre a promuovere l’elevazione umana e cristiana. Dietro sua insistenza il papa Benedetto VIII prescrisse il Credo nella Messa delle domeniche e delle feste principali (1014).

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)


Martirologio Romano, 13 luglio: Sant’Enrico, che imperatore dei Romani, si adoperò insieme alla moglie santa Cunegonda per rinnovare la vita della Chiesa e propagare la fede di Cristo in tutta l’Europa; mosso da zelo missionario, istituì molte sedi episcopali e fondò monasteri. A Grona vicino a Göttingen in Germania lasciò in questo giorno la vita.

martedì 12 luglio 2011

"Dirupisti vincula mea... hai spezzato le mie catene"

La Beata Vergine Maria libera S. Girolamo
Chiesa di S. Maria in Aquiro - Roma


Giubileo Somasco 2011-2012

I Padri Somaschi non possono far passare sotto silenzio l’evento che interessò Girolamo Emiliani, loro Fondatore, nella notte tra il 27 e il 28 settembre 1511.
In quella notte, infatti, essi vedono attuarsi quell’agire sommesso di Dio che «pian piano costruisce nella grande storia dell’umanità la sua storia» . Per la mediazione di Maria, Madre delle Grazie, Dio, ricco di misericordia, bussa al cuore di Girolamo, giovane soldato della Serenissima Repubblica di Venezia preparandolo ad entrare nel numero dei grandi santi del secolo XVI «che portano con sé nuove irruzioni del Signore nella storia confusa del loro secolo che andava alla deriva allontanandosi da Lui» .
L’evento provvidenziale è, in realtà,  un piccolo avvenimento da inquadrare nella lunga e spietata guerra che la Repubblica di Venezia, all’apice della sua potenza, sostenne contro tutte le potenze d’Europa dal 1508 (lega di Cambrai) al 1516 (pace di Noyon).
Girolamo Miani, giovane patrizio veneziano, all’età di 25 anni ottenne dal Maggior Consiglio la castellania di un forte posto all’imboccatura della valle del Piave: Castelnuovo presso Quero. Vi si recò nella primavera del 1511, e provvide alla sua fortificazione. Ma i sogni di gloria svanirono all’alba del 28 agosto 1511 quando la guarnigione del castello dovette arrendersi di fronte alle forze preponderanti dei coalizzati. Il castellano fu gettato in prigione e vi rimase, incatenato, per un mese. Ma, nella  notte tra il 27 e il 28 settembre la speranza rifiorì nel cuore del  prigioniero per un fatto insperato.
L’evento è narrato con la freschezza e la semplicità disarmante di un ex voto: « Girolamo Miani facendo la sua vita in pan ed acqua, essendo tutto afflitto e mesto per la mala compagnia li venia fatta et tormenti dati, avendo sentito nominar questa Madonna di Treviso, con humil core a lei se aricomanda, promettendo visitar questo suo loco miraculoso, venendo di scalzo, in camisa, et far dir messe. Statim (subito) li apparve una donna vestita di bianco, avendo in man certe chiave et li dixi: tolle queste chiave, apri li ceppi et torre , et fuge via. Et bisognando pasar per mezo lo exercito de soi inimici et non sapendo la via di Treviso, si ritrovava molto di mala voglia. Iterum (di nuovo) si ricomandò alla Madonna, et la pregò che gli desse aiuto a insire (uscire) dello esercito con la vita, et gli insegnasse la via di venir qui; et statim (subito) la Madonna lo pigliò per man et lo menò per mezzo gli inimici, che niuno vide niente. Et lo menò alla via di Treviso et come puote veder le mura della terra (città) disparve. Et lui proprio contò questo stupendo miraculo» .
In questo evento miracoloso, fin dai primi anni della sua storia, la Congregazione somasca ha sempre visto la sua origine, la “dolce occasione che la Provvidenza” gli ha preparato per suscitarla nella Chiesa di Dio a servizio dei poveri . Un carisma nato in carcere e cresciuto per strada: un carisma a vantaggio chi il carcere lo vive ogni giorno dentro di sé e senza speranza, e che trova solo nella strada la “casa” che lo “ospita”. Per questo motivo l’attenzione non è rivolta esclusivamente alla liberazione miracolosa. Nel silenzio di quella notte l’intervento di Maria ruppe le catene della prigionia e, soprattutto, quelle del cuore dell’Emiliani, disponendolo a diventare soldato di Cristo. Nella stessa notte furono scandite le prime battute di un dialogo d’amore tra il Liberatore e il liberato che gradatamente aiuterà Girolamo «ad interpretare i segni dei tempi e a rispondere in modo illuminato alle esigenze via via emergenti».

Agli occhi di Girolamo, illuminati dallo Spirito, apparve la grande emergenza del momento: la riforma della Chiesa. Egli si accinse ad affrontare questa impresa entrando nella logica di Dio che sceglie ciò che è debole nel mondo per confondere i forti . Alla scuola di Gesù Crocifisso entrò in un itinerario spirituale che, in 17 anni di ricerca della Volontà di Dio lo portò gradualmente a spogliarsi di ogni sicurezza umana per conformarsi sempre meglio a Cristo nudo in croce. Il beato Giovanni Paolo II ci ha ricordato, però, che lo Spirito Santo «lungi dal sottrarre alla storia degli uomini le persone che il Padre ha chiamato, le pone a servizio dei fratelli e le orienta a svolgere particolari compiti in rapporto alle necessità della Chiesa e del mondo» . Ardendo di amore per Dio e la Chiesa Girolamo impegnò tutto se stesso nella contemplazione e nell’azione caritativa, accompagnato sempre dalla sua amica povertà. Privilegiò l’azione a vantaggio degli orfani con i quali volle creare delle piccole oasi di cristiani riformati che sarebbero state fermento vivo nella generale riforma della Chiesa. Il suo esempio attrasse altri che, come lui, rinunciarono a tutto per seguire Cristo Crocifisso e servire i poveri. Sorge la Compagnia dei servi dei poveri riconosciuta poi dalla Chiesa come Ordine dei Chierici Regolari Somaschi. Anche essi, come il Fondatore, mostrano la loro offerta a Cristo servendo i poveri.
Il 137° Capitolo generale della Congregazione, appena conclusosi, si è posto nella prospettiva di tale avvenimento, e vi ha tratto ispirazione per guardare al proprio futuro: LIBERI PER SERVIRE, hai spezzato le mie catene. La frase che richiama il salmo 116, costituisce il motivo ispiratore per il Giubileo e gli anni a venire. La Famiglia carismatica somasca è chiamata a guardare al proprio Fondatore, a tornare con lui a Quero e rivivendo l’esperienza della liberazione. Calarsi nella situazione di Girolamo nel mese della prigionia, anche se solo nella modalità del memoriale, richiede alcuni passaggi fondamentali capaci di ridare vita e slancio ad un carisma che sta per varcare la data dei 500 anni.
Primo passaggio: si tratta di prendere coscienza della situazione esistenziale e creaturale segnata dal limite e dal peccato, che sempre incatenano, non temere di dare un nome alle catene che impediscono la libertà da figli di Dio.
Secondo passaggio: si tratta di rialzare lo sguardo facendo memoria del dono di grazia concesso a san Girolamo e trasmesso sotto l’azione dello Spirito Santo alla Compagnia, e attraverso di lei, nostra madre, ad ognuno di noi.
Terzo passaggio: si tratta di riconoscere che tutto questo è dono immeritato e che l’intercessione di Maria, che ha accompagnato per mano Girolamo attraverso il campo nemico, continua a lavorare anche oggi perché la Compagnia resti libera e salda senza lasciarsi imporre di nuovo il giogo della schiavitù .
Quarto passaggio: si tratta di ribadire il motivo della nostra nascita, della nostra uscita dal carcere di Quero, che corrisponde alla glorificazione di Dio, al bene della Chiesa, alla partecipazione alla sua missione apostolica attraverso il servizio a Cristo nei poveri. Nel progetto di Dio la Congregazione non nasce e resta libera per sé, ma per la Chiesa e per i poveri di Cristo.
A questi passaggi ci stiamo preparando da tre anni interiorizzando e cercando di attualizzare il testamento del Fondatore . Sono solo tre frasi, ma dense di contenuto e sintesi di un’autentica esperienza carismatica:
•    seguite la via del Crocifisso disprezzando il mondo: ossia la spiritualità come sequela di Cristo, perché la spiritualità somasca è portare col dolcissimo Gesù il peso della Croce;
•    amatevi gli uni gli altri: ossia la comunione di vita, perché la Compagnia somasca è testimonianza di Chiesa riformata come quella del tempo degli Apostoli;
•    servite i poveri: ossia la missione per il Regno di Dio nel mondo come applicazione di Mt 25 e Lc 10, perché la missione somasca è missione samaritana.
Il Giubileo dei cinquecento anni vuole quindi rinnovare la forza e l’energia contenuta nel miracolo del 27 settembre 1511 e ribadire che se poniamo tutta la nostra fede e speranza nel Signore egli continuerà a fare in noi cose grandi esaltando gli umili.
Lo spirito che guida la Congregazione e la Famiglia somasca è quello di Quero, ed è l’evento che ci radica nella storia di oggi in fedeltà al carisma che siamo chiamati a custodire e sviluppare per confermare noi stessi ed i fratelli nelle opere di Cristo per non tornare indietro né lasciare tornare altri.

p. Franco Moscone crs
Preposito generale

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano







12 luglio
SANTI NABORE e FELICE martiri
MEMORIA

I Martiri Nabore e Felice erano due soldati di origine nordafricana, arrivati a Milano nel IV secolo per servire nell'esercito di Massimiano. Divennero cristiani e, a Lodi Vecchio (Laus Pompeia), furono giustiziati per aver offerto sacrificio all’imperatore. I corpi furono portati nella basilica milanese detta «naboriana». Il loro culto pian piano decadde, e con esso la chiesa, fino a che nel XIII secolo i francescani non ravvivarono tutt'e due. Nel 1799 i martiri furono traslati nella basilica di Sant'Ambrogio.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)


Martirologio Romano, 12 luglio: A Milano, santi Nábore e Felice, martiri, che, soldati provenienti dalla Mauritania, nell’odierna Algeria, si narra che abbiano patito a Lodi il martirio durante le persecuzioni e siano stati poi sepolti a Milano.

lunedì 11 luglio 2011

Eccoci, cresciuti!

PETRONILLA

TECLA J.

ADELAIDE J.

CAROLINA J.
Eravamo così... (QUI)

Eccoci, oramai grandi!

GUGLIELMO e GERARDO


Eravamo così.... (QUI)


EUFEMIA J.

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano







11 luglio
SAN BENEDETTO, abate
patrono d’Europa
FESTA

Benedetto (Norcia, c. 480 – Montecassino, c. 547) è il patriarca del monachesimo occidentale. Dopo un periodo di solitudine presso il sacro Speco di Subiaco, passò alla forma cenobitica prima a Subiaco, poi a Montecassino. La sua Regola, che riassume la tradizione monastica orientale adattandola con saggezza e discrezione al mondo latino, apre una via nuova alla civiltà europea dopo il declino di quella romana. In questa scuola di servizio del Signore hanno un ruolo determinante la lettura meditata della parola di Dio e la lode liturgica, alternata con i ritmi del lavoro in un clima intenso di carità fraterna e di servizio reciproco. Nel solco di san Benedetto sorsero nel continente europeo e nelle isole centri di preghiera, di cultura, di promozione umana, di ospitalità per i poveri e i pellegrini. Paolo VI lo proclamò patrono d’Europa (24 ottobre 1964). La sua memoria, a causa della Quaresima, è stata trasferita dalla data tradizionale del 21 marzo, ritenuto il giorno della sua morte, all’11 luglio, giorno in cui fin dall’alto Medioevo in alcuni luoghi si faceva un particolare ricordo del santo.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)


Martirologio Romano, 9 luglio: Memoria di san Benedetto, abate, che, nato a Norcia in Umbria ed educato a Roma, iniziò a condurre vita eremitica nella regione di Subiaco, raccogliendo intorno a sé molti discepoli; spostatosi poi a Cassino, fondò qui il celebre monastero e scrisse la regola, che tanto si diffuse in ogni luogo da meritargli il titolo di patriarca dei monaci in Occidente. Si ritiene sia morto il 21 marzo.

sabato 9 luglio 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano


Sante Sette Francescane Missionarie di Maria
martiri in Cina nel 1900



9 luglio
SANTI AGOSTINO ZHAO RONG, sacerdote
e COMPAGNI, martiri

Sant’Agostino Zhao Rong, nacque in Cina nel 1746. Affascinato dalla perseveranza dei santi martiri, abbandonò il servizio militare all’imperatore e divenne sacerdote. Morì egli stesso martire nel 1815 a causa della testimonianza e della predicazione del Vangelo. Insieme a lui vengono commemorati molti compagni martiri della Chiesa di Dio, vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, ma anche uomini e donne, ragazzi, ragazze e bambini, che, in varie epoche e luoghi della Cina hanno testimoniato nella sofferenza le ricchezze di Cristo con la parola e le opere.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)


Martirologio Romano, 9 luglio: Santi Agostino Zhao Rong, sacerdote, Pietro Sans i Jordá, vescovo, e compagni, martiri, che in varie epoche e luoghi della Cina testimoniarono coraggiosamente il Vangelo di Cristo con la parola e con la vita e, caduti vittime di persecuzioni per aver predicato o professato la fede, furono ristorati al glorioso banchetto del cielo.

mercoledì 6 luglio 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




Santuario gorettiano di Corinaldo (AN)


6 luglio
SANTA MARIA GORETTI
vergine e martire

Maria, nata a Corinaldo (Ancona) nel 1890, emigrò con la famiglia a Ferriere di Conca (Latina) dove ancora dodicenne, vittima di una crudele aggressione, preferì morire piuttosto che perdere la sua purezza (Nettuno, Roma, 6 luglio 1902). Fu canonizzata da Pio XII nel 1950, presente il suo aggressore al quale prima di spirare aveva perdonato.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)




Il Battistero di Corinaldo (AN)

Martirologio Romano, 6 luglio: Santa Maria Goretti, vergine e martire, che trascorse una difficile fanciullezza, aiutando la madre nelle faccende domestiche; assidua nella preghiera, a dodici anni, per difendere la sua castità da un aggressore, fu uccisa a colpi di pugnale vicino a Nettuno nel Lazio.



Le sacre reliquie a Nettuno (LT)



la sacra reliquia di Corinaldo (AN)

martedì 5 luglio 2011

MARTIR MIRIFICUS AMBROSIUS - Parte 2





Cattedrale di Ferentino



IL MARTIRE AMBROGIO

Chi è martire Ambrogio centurione romano? È il patrono di Ferentino. Ligure di nascita, mentre era a Milano, conobbe il preside Publio Daciano, che lo iscrisse alla milizia e lo proclamò centurione della cavalleria. Giunto con l'esercito a Ferentino, per ordine di Diocleziano, Daciano cominciò una feroce persecuzione contro la comunità cristiana della città; ma grande fu il turbamento del Preside quando scoprì che Ambrogio il suo fidato centurione, era anche lui cristiano. Daciano tentò dapprima di convincerlo ad abiurare, ma quando si accorse dell'inutilità dei tentativi, sottopose Ambrogio ad un processo. Nessuna violenza piegò la fede del Centurione, che preferì morire piuttosto che tradire Cristo. Il martirio avvenne il 16 agosto dell'anno 304, nella località del Monticchio.
Il corpo del martire Ambrogio fu abbandonato dai carnefici, ma nottetempo i cristiani della comunità ferentinate lo recuperarono e gli diedero degna sepoltura. Il sepolcro di Ambrogio fu segretamente custodito fino alla pacificazione religiosa del 313, quando con l'editto di ;Milano Costantino concesse la libertà di culto al cristiani.

La memoria del martirio di Ambrogio, rimasta viva tra i ferentinati. Finalmente poté essere celebrata in piena libertà. Fu recuperato il corpo di Ambrogio e trasportato, come attesta la tradizione, nella chiesa di S. Agata dove rimase per alcuni secoli; fino a quando le scorrerie saracene non misero in pericolo la sicurezza del luogo. Per proteggere le reliquie del Santo, i ferentinati le trasportarono nella chiesa di S. Maria Maggiore, da dove nel 1108 furono prelevate per essere collocate in un tempio più degno: la nuova cattedrale, edificata sull'acropoli dal vescovo Agostino (1106-1113).
Le venerate spoglie furono riposte nella splendida cappella intitolata al martire Ambrogio, sita nella navata destra. La cappella fu abbellita da fregi cosmateschi ed era pavimentata con lastre di marmo. Un'elegante balaustra marmorea, opera di Paolo. marmorario romano, indicava con una sinuosa scrittura onciale il carattere sacro del luogo:

MARTIR MIRIFICUS IACET HIC AMBROSIUS INTUS
(qui dentro giace il mirabile martire Ambrogio)

L'iscrizione continua fornendo altre indicazioni. Il pontefice, sotto il quale avvenne la traslazione delle ossa di S. Ambrogio, fu Pasquale II (1099-1118), essendo vescovo (pastor pius) della chiesa ferentinate Agostino; la prima inventio (ritrovamento) delle ossa del Martire era avvenuta al tempo di Pasquale I (817-824). così come testimoniava l'atitentica conservata nell'urna funeraria, che l'altare gelosamente racchiudeva.
La cura della cappella di S. Ambrogio fu affidata, sicuramente dal XIII secolo, alla più antica confraternita ferentinate, quella dello Spirito Santo.
La comunità cristiana di Ferentino ab immemorabili riconobbe in S. Ambrogio il suo protettore. Come ci testimonia la tradizione il santo Patrono nell'829 salvò con un prodigio (tramutò migliaia di lumache in un esercito di armati) la città dalle scorribande dei saraceni; intervenne a scongiurare la distruzione di Ferentino al tempo di Enrico VI di Svevia (XII sec.), figlio di Federico Barbarossa; sostenne la resistenza che i ferentinati opposero ai fratelli Giovanni e Vello Caetani, conti di Fondi, che intendevano impadronirsi della città (XIV sec.); infine scampò Ferentino dal pericolo dei terremoti, che nel XVIII secolo si verificarono nel territorio.
La devozione a S. Ambrogio fu testimoniata non solo dall'edificazione della cappella a lui intitolata nella cattedrale, ma anche dall'intitolazione in S. Lucia, una delle chiese più antiche di Ferentino (XI sec.), di un altare al Martire. Quest'ultima cappella era affrescata con l'immagine del titolare attorniato da altri santi.
Nel territorio di Ferentino, nel castrum di Selvamolle, nel 1328 è documentata l'esistenza di una chiesa eretta in onore di S. Ambrogio, il cui beneficiato, don Andrea, abate di S. Giovanni Evangelista.
La devozione al santo Patrono fu così radicata nel ferentinati che ebbe suggello anche nel corpus statutario comunale. Tra le feste da rispettare e celebrare nel Comune era quella di S. Ambrogio nella ricorrenza del suo martirio, il 16 di agosto (anno 303 o 304 d.C.)
Nel 1397 Bonifacio IX volle premiare la devozione verso S. Ambrogio, concedendo l'indulgenza plenaria a chi facesse visita al sepolcro del Martire nei giorni 15 e 16 agosto di ogni anno.

Negli Statuti medievali, il cui codice più antico in nostro possesso risale alla metà del XV secolo. non si fa menzione della festa del 1° maggio in onore di S. Ambrogio. Nel calendimaggio si giocava ad candiculas. La "cristianizzazione" della festa ancora paganeggiante del 1° maggio e il suo riferimento esclusivo a S. Ambrogio si deve al vescovo Ennio Filonardi (1612-1644), in conseguenza dell'inventio (ritrovamento) delle reliquie del Martire, avvenuta il 27 aprile 1639.
Possediamo l'atto notarile, redatto dal notaio Giovanni Battista Pietroconte, che fu chiamato a presenziare al lavoro di indagine nell'altare della cappella di S. Ambrogio, sita in cattedrale.
Per tradizione si credeva che lì fossero conservate le reliquie del Martire ed il 27 aprile 1639, mercoledì, si volle appurare la loro reale esistenza. Tolta la mensa, questi videro che l'altare era cavo e nel suo interno conteneva tre urne. La prima di cristallo conteneva ossa e un foglio di carta: l'autentica. Una seconda urna era di porcellana e conteneva le insegne militari di Ambrogio; la terza teca, di piombo, conteneva altre ossa del martire.
Divulgata la notizia, si ebbe gran concorso di popolo in cattedrale, preceduto dalle Autorità comunali. Il vescovo Filonardi, arrivato nella cappella, intonò il Te Deun laudamus e indisse una solenne processione di ringraziamento per la domenica successiva, il 1° maggio.

Il suo corpo, ritrovato nella chiesa di S. Agata durante il pontificato di Pasquale 1 (817-24), fu trasferito nella chiesa di S. Maria Maggiore, entro le mura. Sotto l'altare centrale della Cattedrale di Ferentino, sono conservati in un'urna di cristallo del XVII secolo, i resti di S. Ambrogio martire patrono della città.

Una statua in argento ritrae il Santo nelle sue vesti di centurione romano. I festeggiamenti religiosi ricadono il 16 agosto ed il 1° di maggio quelli civili, in relazione al ritrovamento del corpo del Santo avvenuto nel 1639.

Nel 1641 si fece anche la domanda per avere sette giorni di fiera, dal 1° al 7 Maggio di ogni anno.

Si pensò subito anche ad una statua, ideata, però, come reliquiario, per contenere parte delle Sacre Ossa del Santo, come in realtà è stato fatto.

Essa fu commissionata al valente argentiere romano Fantino Taglietti nel 1640 e l'anno seguente la Civica Amministrazione poté già darla in consegna ai canonici della Cattedrale: infatti fu benedetta dal Vescovo Mons. Ennio Filonardi il 30 Aprile 1641.

I Ferentinesi vollero che la statua rappresentasse S. Ambrogio come era raffigurato nel quadro attribuito al Cavalier d'Arpino, che era nella Cappella a lui dedicata.

Per questo lo vediamo a cavallo, per dare il "segno del trionfo", della vittoria sulla morte subita e dell'ingresso nella gloria, così come venivano accolti a Roma i condottieri che tornavano da imprese vittoriose.

Rivestito, inoltre, della divisa di soldato romano, per far notare ancora meglio anche la sua fortezza nella fede come soldato di Cristo, in mano porta la palma, simbolo della vittoria raggiunta subendo il martirio, e con l'altra sostiene un " cartiglio " con l'emblema del Comune di Ferentino, per attestare la sua dignità di patrono della città.

Normalmente i " cartigli o cartelli " sono come dei nastri o fogli messi in mano alle statue, su cui sono riportate delle espressioni caratteristiche riferite al personaggio stesso.

La statua di S. Ambrogio che è situata sul Duomo di Milano ci mostra il Santo nel tipico atteggiamento del martire, mentre subisce la sua passione.

La sofferenza del soldato legato vi è delineata con intenso realismo dalla contorsione delle membra e del busto.

Non si sa, invece, che fine abbia fatto una statuina di S. Ambrogio, in metallo prezioso, con scritte e dediche, opera dell'artista Filippo Borgognoni, che la Comunità locale donò al papa Gregorio XVI, quando venne in visita a Ferentino il 3 Maggio del 1843.


BIBLIOGRAFIA E SITI
  • AA. VV. - Biblioteca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – Voll. 1-12 e I-II appendice – Ed. Città Nuova
  • AA. VV. (Sofia Boesh Gajano, Letizia Ermini Pani e Gioacchino Giammara) - I Santi Patroni del Lazio (Latina-Frosinone-Rieti-Viterbo) - Società Romana di Storia Patria, 2003-2007
  • C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142
  • Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2011
  • Sito Web di cattedraleferentino.org
  • Sito Web di comune.ferentino.fr.it
  • Sito web di ferentino.org
  • Sito Web di menteantica.it
  • Sito Web di parrocchiasantagata.com

MARTIR MIRIFICUS AMBROSIUS - Parte 1

  





INTRODUZIONE

Andrea, Anita, Kevin, Caterina, Edoardo, Melissa, Gaia e molto altri sono i nomi utilizzati dai genitori dell’Arcidiocesi di Milano. Ogni tanto appare il nome Carlo, ma il nome Ambrogio non è per ora presente nei nomi di battesimo dei bambini.

Il nome Ambrogio deriva dal greco Ambròsios e significa "immortale".

Certo il nome fa pensare al grande Dottore della Chiesa venerato come vescovo della città di Milano, di cui è patrono della diocesi, detta appunta ambrosiana, e della città di Milano.

Il Martirologio Romano custodisce la sua memoria nella data del 7 dicembre: Memoria di sant’Ambrogio, vescovo di Milano e dottore della Chiesa, che si addormentò nel Signore il 4 aprile, ma è venerato in particolare in questo giorno, nel quale ricevette, ancora catecumeno, l’episcopato di questa celebre sede, mentre era prefetto della città. Vero pastore e maestro dei fedeli, fu pieno di carità verso tutti, difese strenuamente la libertà della Chiesa e la retta dottrina della fede contro l’arianesimo e istruì nella devozione il popolo con commentari e inni per il canto.

Il Martyrologium Romanum custodisce il ricordo di altri santi di nome Ambrogio:

Sant' Ambrogio Abate
Martirologio Romano, 2 novembre: Nel monastero di Saint-Maurice-en-Valais nell’odierna Svizzera, sant’Ambrogio, abate, che fu dapprima superiore del monastero della Île-Barbe vicino a Lione e, trasferito poi in questa sede per l’insigne fama della sua condotta di vita religiosa, vi istituì l’usanza della lode perenne.

Beato Ambrogio da Benaguacil sacerdote e martire
Martirologio Romano, 26 agosto: A Valencia sempre in Spagna, beato Ambrogio (Luigi) Valls Matamales, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e martire, che per il sangue versato durante la persecuzione meritò di essere partecipe del banchetto eterno.

Sant’Ambrogio Edoardo Barlow sacerdote dell’Ordine Benedettino, martire
Martirologio Romano, 10 settembre: A Londra in Inghilterra, sant’Ambrogio Edoardo Barlow, sacerdote dell’Ordine di San Benedetto e martire, che per ventiquattro anni consolidò nella fede e nella pietà i cattolici nella regione di Lancaster e, arrestato mentre predicava nel giorno della Pasqua del Signore, dopo la prigione, fu condannato a morte sotto il re Carlo I perché sacerdote e impiccato a Tyburn.

Beato Ambrogio Fernandes religioso dei Gesuiti, martire
Martirologio Romano, 7 gennaio: A Suzuta in Giappone, beato Ambrogio Fernández, martire: recatosi in Oriente spinto da ricerca di guadagno, fu poi ammesso come religioso nella Compagnia di Gesù e, dopo aver patito molte privazioni, morì in carcere per Cristo.

Beati Ambrogio Francesco Ferro e soci martiri
Martirologio Romano, 3 ottobre: Sulla riva del fiume Uruaçu vicino a Natal in Brasile, beati Ambrogio Francesco Ferro, sacerdote, e compagni, martiri, vittime della repressione perpetrata contro la fede cattolica.

Beati Ambrogio Leone Lorente Vicente e soci religiosi e martiri
Martirologio Romano, 23 ottobre: Nella cittadina di Benimaclet sempre nel territorio di Valencia in Spagna, beato Ambrogio Leone (Pietro) Lorente Vicente, Fiorenzo Martino (Alvaro) Ibáñez Lázaro e Onorato (Andrea) Zorraquino Herrero, religiosi dell’Istituto dei Frati delle Scuole Cristiane e martiri, che sempre nella medesima persecuzione sparsero il sangue per Cristo.

Beati Ambrogio Maria da Torrente e soci martiri
Martirologio Romano, 18 settembre: A Montserrat nella stessa regione in Spagna, beati martiri Ambrogio (Salvatore) Chuliá Ferrandis e Valentino (Vincenzo) Jaunzarás Gómez, sacerdoti, e Francesco (Giusto) Lerma Martínez, Riccardo (Giuseppe) López Mora e Modesto (Vincenzo) Gay Zarzo, religiosi del Terz’Ordine di San Francesco degli Incappucciati della beata Vergine Addolorata, che sempre nella medesima persecuzione ricevettero la corona del martirio per la testimonianza data a Cristo.

Beato Ambrogio Sansedoni religioso dell’Ordine Domenicano
Martirologio Romano, 20 marzo: A Siena, beato Ambrogio Sansedoni, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, che fu discepolo di sant’Alberto Magno e, benché uomo versato nella dottrina e nella predicazione, si mostrò nello stesso tempo semplice verso tutti.

La monumentale opera della Bibliotheca Sanctorum contiene altri santi e beati (non che Servi di Dio e Venerabili) che hanno il nome Ambrogio. Tra costoro mi volevo soffermare su colui che ha “sul alto meridionale del Duomo di Milano (terzo pilone esterno, primo ordine di statue)”, una sua statua: il martire Ambrogio centurione romano.

È un’opera “dello scultore Carlo Simonetta: raffigura Ambrogio sofferente mentre, legato a un palo, subisce la passione”.


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BIBLIOGRAFIA E SITI
  • AA. VV. - Biblioteca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – Voll. 1-12 e I-II appendice – Ed. Città Nuova
  • AA. VV. (Sofia Boesh Gajano, Letizia Ermini Pani e Gioacchino Giammara) - I Santi Patroni del Lazio (Latina-Frosinone-Rieti-Viterbo) - Società Romana di Storia Patria, 2003-2007
  • C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142
  • Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2011
  • Sito Web di cattedraleferentino.org
  • Sito Web di comune.ferentino.fr.it
  • Sito web di ferentino.org
  • Sito Web di menteantica.it