Riprendendo il post del 15/02/12
aggiungo qui una bella iconografia acquista nel 2025.
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Riprendendo il post del 15/02/12
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| Monumento a Cologno Monzese |
Nei pressi del Circo Massimo, visse, reclusa in un’umile cella per ben 44 anni, una giovane americana, alta 1,80, musicista, laureata in lettere e filosofia, piena di allegria, equilibratissima, amante della cioccolata e dei dolci…
Poi scopre di essere chiamata alla reclusione per Gesù. Dopo diversi tentavi per realizzare la sua vocazione, che alcuni giudicavano strana, è mandata a Roma dal suo confessore. Ma a Roma niente da fare. Il Carmelo la accetta, ci entra, ma non è la sua vocazione. Solo le Camaldolesi, figlie di san Romualdo capirono le esigenze di questa vocazione.
Giulia Crotta nata nel 1907, in religione Suor Nazarena, scriveva: «La vocazione a una stretta e perpetua reclusione è la chiamata divina alla vita di preghiera e di penitenza, sola con Dio, nel silenzio, nella solitudine e nel nascondimento, spinta agli estremi limiti, per imitare in una cella di reclusione la vita solitaria vissuta nel deserto».
Fu Papa Pio XII a benedire la sua regola nel corso di un’udienza privata: la trovò molto austera per questa ragazza, che si era già ammalata nel Carmelo. Niente tavolo, un paio di zoccoli, un saio, il più rozzo mai visto, un cibo ridotto a quasi niente: quasi sempre pane e acqua e qualche verdura per le feste, un litro d’olio all’anno, un letto con una croce incisa, strumenti di penitenza da fare venire la pelle d’oca: «Credo che lo Spirito Santo continui ad aiutarmi con la sua potenza. Lo farà fino alla fine, per dimostrare che la grazia di Gesù non ha perso la sua efficacia durante tutti i secoli per coloro che hanno più fiducia nella sua azione che nelle proprie forze».
Ogni giorno ricominciava. Un giorno, non si sa come, capitò che un superiore di seminario riuscì ad avere udienza con Suor Nazarena: si parlò essenzialmente della vita interiore. Quando uscì il sacerdote, la religiosa si pentì molto, temeva di aver parlato troppo e chiese di non aver mai più questo tipo di visita.
Un altro giorno il suo silenzio ebbe conseguenze più gravi. La maniglia della porta del bagnetto si ruppe e fu costretta ad aspettare una giornata intera la suora che le portava il cibo.
Quando si allargò la strada che corre attorno al Circo Massimo che vedeva dalla sua finestra, per procurarle più calma le fu proposto di cambiare cella, ma rifiutò: voleva pregare per i suoi fratelli che vedeva passare tutti di fretta al volante delle loro macchine diretti verso i loro affari. Come notava Pio XII: «È l’amore di Dio che riempie i monasteri, non l’amore della Penitenza».
Tuttora due religiose da una decina d’anni hanno ripreso la fiamma di suor Nazarena e vivono recluse, totalmente per Dio. Diceva suor Nazarena: «Vorrei predicare il più breve messaggio che esista: Dio solo è sufficente». Forse è questo il segreto della pace dell’Aventino, il segreto della penitenza cristiana: tutta da riscoprire, come le chiese di Roma.
Questo testo di Jacques-Yves Pertin è stato tratto dal periodico Radici Cristiane.
UN BELLISSIMO LIBRO: Oltre ogni limite.
Bernardo Vaz Teixeira de Vasconcelos, figlio di Manuel Joaquim da Cunha Maia Teixeira de Vasconcelos e D. Filomena da Conceição Vaz Lobo, era il settimo di otto fratelli. Nacque il 7 luglio 1902 nella parrocchia di S. Romão do Corgo, Celorico de Basto. Questo villaggio si trova ai margini della verde provincia del Minho, alle porte del Douro e del Trás-os-Montes, ed è caratterizzato dalla sua ruralità, dalla sua posizione interna e dal suo isolamento.
Bernardo venne battezzato il 5 agosto dello stesso anno, nella chiesa parrocchiale della sua città natale. Nacque in una famiglia profondamente cristiana, dalla quale ricevette insegnamenti di principi morali ed etici, ma soprattutto l'esempio di una fede profonda. Fin dai primi mesi manifestò una salute molto cagionevole, debolezza che si sarebbe manifestata, nel corso dei quasi trent'anni della sua vita, in molti e vari modi. La sua infanzia fu come quella di ogni bambino del suo villaggio: giocava, andava a scuola, cresceva in età e saggezza “davanti a Dio e agli uomini”! Ma fin da piccolo si rivelò un bambino docile, gentile, intelligente, pio, amico di tutti e con una sensibilità molto spiccata verso i poveri.
Il suo soggiorno a Coimbra: Dopo aver trascorso quasi 5 anni al collegio Lamego, per gli studi secondari, si trasferì a Coimbra. Bernardo de Vasconcelos visse a Coimbra per un periodo di circa 4 anni, non consecutivi, tra l'ottobre 1918 e l'ottobre 1920 e tra l'ottobre 1922 e il maggio 1924. Coimbra fu la città che lo accolse per la sua formazione accademica, ma, per disegno di Dio, sarebbe stata la città di tutte le sue decisioni e della sua crescita umana, intellettuale, morale e religiosa. Sarà lì che prenderai la grande decisione della tua vita: diventare monaco benedettino.
Il tuo soggiorno a Porto: Possiamo dire che il primo periodo della tua formazione nella città degli studenti non avrebbe raggiunto i suoi obiettivi. Fece scalo e si trasferì nella città di Porto, dove visse dall'ottobre del 1920 fino all'estate del 1922. Nella città di Invicta frequentò un corso commerciale e lavorò al Banco do Espírito Santo. Sempre desideroso di servire Dio e i fratelli, aiutò i poveri e, con l'aiuto di padre José Lourenço (OP), collaborò alle sue prime poesie in Flores Espirituais. Unisciti alla Congregazione dei Figli di Maria do Carmo.
La scuola CADC: Il CADC, Centro Accademico per la Democrazia Cristiana, si proponeva di provare a ricristianizzare l'ambiente universitario di Coimbra e, attraverso esso, la società portoghese. Nel 1922, la rivista Estudos fu lanciata e pubblicata ininterrottamente fino al 1970. 14 marzo 1920 – Entrò a far parte del Centro Académico da Democracia Cristã (CADC) con il numero 398. Con il suo trasferimento a Porto, interruppe la sua partecipazione al CADC. Ritornato a Coimbra nell'ottobre 1922, riprese la sua partecipazione a questa istituzione. Il suo impegno e il suo entusiasmo furono tali che il 3 maggio 1923 fu nominato segretario del Consiglio di redazione della rivista Estudos del CADC e il 27 maggio 1923 fu nominato vicepresidente del Consiglio di amministrazione del CADC, con José Augusto Vaz Pinto come presidente. Questi due ruoli dimostrano chiaramente la fruttuosa partecipazione di Bernardo a questa Associazione Accademica. Possiamo dire che il CADC è stato come un “laboratorio” dove Bernardo de Vasconcelos si è lasciato formare e ha collaborato alla formazione di centinaia di Associati.
Era una scuola in cui le sue responsabilità richiedevano uno studio approfondito della dottrina della Chiesa. La sua conferenza, tenuta al CADC, intitolata “L’ideale cristiano” rivela la sua conoscenza biblica, teologica e mistica.
L'apostolo Bernardo all'università: In tutto ciò che faceva, Bernardo aveva una sola preoccupazione: che Dio fosse conosciuto e amato. Non fece nulla, dalla semplice poesia all'opera più ardua e lunga, che non rendesse gloria a Dio e che i suoi compagni provassero lo stesso sentimento. La salvezza delle anime era l’ideale che muoveva le sue energie fisiche, spirituali e intellettuali. A testimonianza di quanto ho appena detto, vale la pena menzionare non solo il suo impegno, come già ricordato sopra nel CADC, ma anche la sua iscrizione, il 21 gennaio 1923, alla Conferenza di San Vincenzo de' Paoli, della Facoltà di Giurisprudenza, dove due mesi dopo fu nominato vicepresidente; la creazione, su sua iniziativa, della Lega Eucaristica per gli studenti universitari; la sua partecipazione, come barelliere, al pellegrinaggio nazionale a Lourdes, nel settembre 1923, dove il suo aiuto ai malati fu una straordinaria testimonianza di affetto e affabilità.
Bernardo lo scrittore: Bernardo de Vasconcelos evangelizzò non solo con le sue attività apostoliche, sopra menzionate, ma all'interno della clausura (1924-1932), già senza molti contatti con il mondo, fu il suo momento di più profonda evangelizzazione: 1-attraverso l'Oblazione della sua vita; 2-offrendo le sue numerose sofferenze per la Chiesa in generale e per la riforma dell'Ordine benedettino in particolare; 3- scrivendo. Bernardo de Vasconcelos non aveva mai avuto intenzione di diventare uno scrittore, ma la sua vita da recluso lo portò a mettere per iscritto i suoi pensieri e le sue conoscenze. I libri a lui attribuiti sono otto: “Do Ideal Cristão” - 1924; “Life in Peace” 1927 - traduzione di un'opera di D. Idesbald; “La vita di San Benedetto raccontata alle anime semplici” - 1930; “Cântico de Amor” - 1932, un'opera che era stata appena stampata pochi giorni prima della sua morte e che lui desiderava ardentemente avere tra le mani, ma che gli fu spedita il giorno stesso della sua morte. Si tratta dell'opera letteraria più nota e rivela Bernardo come poeta mistico. Si tratta di un'opera composta da 32 poesie scritte tra il 1920 e il 1932. Due anni dopo la sua morte, nel 1934, uscì “Vida de Amor”, una specie di autobiografia poiché il suo contenuto era tratto dalle diverse centinaia di lettere da lui scritte. “Le nostre feste” – 1934 che è una raccolta di articoli pubblicati sulla rivista “Opus Dei”; “Poesias Dispersas” – 1935 che è una raccolta di altre poesie scritte da Bernardo de Vasconcelos e realizzate da P. Luís Cabral (SJ); “La Messa e la vita interiore” – raccolta di articoli di Bernardo de Vasconcelos sull’Eucaristia, pubblicati sulla rivista “Opus Dei”, del 1936.
Bernardo, dal monaco al Paradiso: Bernardo de Vasconcelos si è lasciato plasmare dalla parola di Dio. Desiderava ardentemente fare, solo e in tutto, la volontà del Signore. Scelse come mezzo la via della rinuncia, rinunciando a tutto ciò che avrebbe potuto distoglierlo da questo ideale.
Un momento decisivo per la sua maturazione spirituale fu il ritiro a cui partecipò dall'11 al 13 febbraio 1923 a Luso, guidato dai sacerdoti della Compagnia di Gesù. Bernardo non pensava di diventare un prete o un religioso. Cultiva fortemente l'idea del matrimonio. Dio sorprende sempre nei suoi modi.
Il 10 novembre 1923 ebbe il suo primo incontro con il dottor Manuel Gonçalves Cerejeira sulla vocazione sacerdotale. Il 10 febbraio 1924 ricevette lo scapolare degli Oblati Benedettini dal dottor Pereira dos Reis. L'assistente del CADC era padre Luiz Lopes de Melo, che lo incoraggiò non solo a diventare sacerdote, ma anche religioso e benedettino. Poi conobbe D. António Coelho OSB, che fu per Bernardo come un vero padre, amico, maestro e sostegno costante. Poi inizia il tuo cammino da monaco:
Il 15 agosto 1924 (venerdì), giorno dell'Assunzione della Madonna, lascia definitivamente la sua famiglia e la sua terra. Il 16 dello stesso mese iniziò il postulato presso il Priorato di Singeverga. L'11 settembre dello stesso anno partì per Samos, in Galizia, dove completò il noviziato. Il 24 settembre dello stesso anno ricevette l'abito benedettino nell'abbazia di Samo e assunse il nome di fra Bernardo da Anunciada.
L'11 ottobre 1924 (sabato) la sua cella venne consacrata alla Madonna. L'8 dicembre 1924 fece voto di castità di sua spontanea volontà e in obbedienza al suo padre spirituale. Il 29 settembre 1925, nel monastero benedettino di Samos, pronunciò i voti semplici come monaco del monastero di Singeverga. Il 7 luglio 1926 ritornò in Portogallo. Il 20 settembre dello stesso anno gli fu diagnosticata la malattia che gli costò la vita: la malattia di Pott! Il 26 dello stesso mese e anno partì per il Belgio per iniziare gli studi di teologia presso l'abbazia di Mont-César-Lovanio. Purtroppo la malattia peggiorò e non poté continuare gli studi; il 3 novembre di quell'anno tornò in Portogallo. Iniziò quindi il suo calvario durato circa sei anni, con periodi trascorsi nella Comunità, allora ubicata a Falperra-Braga, e la maggior parte del tempo in ospedali e case private a Porto e Póvoa de Varzim.
Il suo desiderio più grande era diventare sacerdote e, per questo, il 6 gennaio 1928 ricevette la Prima Tonsura dalle mani di D. Manuel Vieira de Matos, presso il Seminario di S. Barnabé, a Braga.
La sua professione solenne ebbe luogo nella chiesa di S. José de Ribamar-Póvoa de Varzim, il 29 settembre 1928.
Desiderando diventare sacerdote, il 5 e 6 febbraio 1929 ricevette gli Ordini Minori da D. António de Castro Meireles nella cappella del Paço da Torre da Marca, a Porto. Nella sua ricerca e nel suo desiderio di guarigione, partecipò, nell'agosto del 1929, a un pellegrinaggio per i malati a Sameiro, atto che aveva già compiuto a Fatima il 13 maggio dell'anno precedente.
Il 23 aprile 1932 ricevette il sacramento della Santa Unzione dalle mani di D. António Coelho, davanti al quale rinnovò la professione religiosa.
Il 3 luglio uscì la sua prima opera letteraria – Cântico de Amor – che aveva sognato e per la quale aveva lavorato tanto, ma che non arrivò in tempo perché la morte lo sorprese nelle prime ore del 4 luglio, a Foz do Douro, Rua S. Bartolomeu, nº29. Dopo il funerale, celebrato nella chiesa benedettina di Foz do Douro, fu sepolto provvisoriamente nel cimitero locale.
Il 5 settembre 1932 fu trasferito nel cimitero di Molares, Celorico de Basto, e sepolto nella tomba di padre Francisco Almeida Barreto, amico di famiglia.
Il 4 luglio 1933 le spoglie furono traslate nella chiesa di S. Romão do Corgo.
Il 4 luglio 1982 venne fondato il Bollettino Frei Bernardo.
Il 4 luglio 1983 ebbe luogo presso la Casa Vescovile di Braga l'apertura della fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione.
Il 9 ottobre 1987 si concluse la fase diocesana del suddetto processo.
Il 25 marzo 2005 furono consegnati alla Congregazione delle Cause dei Santi a Roma due volumi contenenti il processo di beatificazione/canonizzazione.
Papa Francesco, il 14 giugno 2016, ha approvato e firmato il decreto che dichiara ufficialmente “Venerabile” Fra Bernardo
Nella mitologia greca e romana il
gatto non è presente. Siamo invece abituati ad accostare il gatto all’Egitto.
Erodoto narra che gli egiziani si raccoglievano con grande devozione nella
città di Bubastis. Qui veneravano
La simbologia del gatto è ambivalente:
è espressione del bene e del male.
Un gatto è presente nella scena
dell’Annunciazione, opera di Vico Consorti, nella Porta Santa della Basilica
Vaticana. È l’unico caso in San Pietro sul colle Vaticano. Nella Cabala ebraica
il gatto è associato al serpente, simbolo del male, divenne automaticamente
emblema della menzogna e del tradimento, tanto che i cristiani cominciarono a
rappresentare un gatto ai piedi di Giuda. Anche nel buddismo il gatto è
associato al serpente nel rimprovero per non aver pianto per alla morte di
Buddha.
La tradizione patristica poco o
nulla dice a riguardo del gatto, per di più
C’è solo un versetto nel libro di Baruc, in cui profetizzando la deportazione in Babilonia del popolo eletto, lo ammonisce di non cadere in balia dei culti pagani:
“State attenti dunque a non divenire in tutto simili agli stranieri; il
timore dei loro dèi non si impadronisca di voi. Alla vista di una moltitudine
che prostrandosi davanti e dietro a loro li adora, dite a voi stessi: "Te
dobbiamo adorare, Signore". Poiché il mio angelo è con voi, ed è lui che
si prende cura delle vostre vite. Essi hanno una lingua limata da un artefice,
sono coperti d'oro e d'argento, ma sono simulacri falsi e non possono parlare.
E come per una ragazza amante degli ornamenti, prendono oro e acconciano corone
sulla testa dei loro dèi. Talvolta anche i sacerdoti, togliendo ai loro dèi oro
e argento, lo spendono per sé, e lo danno anche alle prostitute nei postriboli.
Adornano poi con vesti, come gli uomini, gli dèi d'argento, d'oro e di legno;
ma essi non sono in grado di salvarsi dalla ruggine e dai tarli. Sono avvolti
in una veste purpurea, ma bisogna pulire il loro volto per la polvere del
tempio che si posa abbondante su di essi. Come il governatore di una regione,
il dio ha lo scettro, ma non stermina colui che lo offende. Ha il pugnale e la
scure nella destra, ma non si libererà dalla guerra e dai ladri. Per questo è
evidente che essi non sono dèi; non temeteli, dunque! Come un vaso di terra una
volta rotto diventa inutile, così sono i loro dèi, posti nei templi. I loro
occhi sono pieni della polvere sollevata dai piedi di coloro che entrano. Come
per uno che abbia offeso un re si tiene bene sbarrato il luogo dove è detenuto
perché deve essere condotto a morte, così i sacerdoti assicurano i templi con
porte, con serrature e con spranghe, perché non vengano saccheggiati dai ladri.
Accendono lucerne, persino più numerose che per se stessi, ma gli dèi non
possono vederne alcuna. Sono come una trave del tempio il cui interno, si dice,
viene divorato, e anch'essi, senza accorgersene, insieme con le loro vesti sono
divorati dagli insetti che strisciano fuori dalla terra. Il loro volto si
annerisce per il fumo del tempio. Sul loro corpo e sulla testa si posano
pipistrelli, rondini, gli uccelli, come anche i gatti. Di qui potrete conoscere
che essi non sono dèi; non temeteli, dunque!” (Bar 6, 4-22)
Il gatto negli autori medievali è
trattato con sospetto e ben poca benevolenza. Sarà colpa di quegli occhi che
brillano al buio e che appaiono inquietanti? Oppure per la sua indole sensuale,
che ancora oggi ci fa dire: sembri un gatto in calore?
Oppure ancora perché a differenza
del cane non poco addestrabile così da renderlo modello di coloro che non voglioso
sottomettersi alle leggi divine?
Troviamo poi l’accostamento del
gatto – specialmente quello nero – al demonio, per cui alla stregoneria e alla
blasfemia.
Il gatto appare nell’arte sacra.
Come già accennato sopra, Giuda e il gatto. Un esempio è il Ghirlandaio con
Spesso il gatto è raffigurato in
lotta con il cane con un chiaro rimando alla lotta fra il bene e il male.
Il gatto però ha sempre avuto la
sua utilità nel tenere lontani i topi, veri animali da debellare perché
portatori della temibile peste e di altre infezioni.
Questo rende il gatto un animale
sempre più “di casa”, tanto che comincia ad essere presente nei monasteri, tra
i monaci e le monache. Il più famoso è il così detto gatto certosino. Una
leggenda narra che i Crociati che tornavano dalle spedizioni in Terra Santa venivano
ospitati nelle certose. Per sdebitarsi con i monaci dell'ospitalità offerta,
regalarono loro una coppia di gatti dall'esotico mantello grigio-blu. Avevano
la fama d'essere dei grandi cacciatori di topi, per questo i monaci iniziarono
ad allevarli, allo scopo di proteggere i granai e le scorte alimentari, come
pure per evitare la distruzione di preziosi manoscritti. Ma è una leggenda. Il
gatto certosino è una delle razze feline più antiche. È stato importato in
Francia dall'Oriente dai cavalieri templari nel 1100 circa.
Il gatto nelle comunità monastiche diventa quasi specchio delle qualità proprie della vita monastica: adattamento, povertà, solitudine, discrezione e capacità di passare repentinamente dal sonno alla veglia.
Un esempio artistico è il gatto
nel dipinto di Antonello da Messina, presso
( ... )
Il caso singolare di legame tra
santi e gatti è nella vita di Maria
Tuci.
Maria Tuci, vergine e martire,
appartiene al gruppo dei Martiri Albanesi. I Servi di Dio Vincenzo Prennushi e
39 compagni delle chiese cattoliche di rito romano e greco-cattolico d’Albania
sono solo alcuni dei numerosissimi cattolici albanesi che hanno subito
prigionia, torture e falsi processi, nel tentativo di sradicare il Vangelo e la
cultura di un intero popolo. Il processo diocesano per accertare il loro
effettivo martirio in odio alla fede si è svolto presso la diocesi di Scutari
dal 10 novembre 2002 all’8 dicembre 2010.
Maria Tuci nasce a
Ndërfushaz-Mirdita il 12 marzo 1928, e muore in odium fidei a Scutari il 24 ottobre 1950.
La Tuci frequentò il collegio
delle suore Stimmatine a Scutari e domandò di poter entrare nel loro Istituto
religioso. Incaricata d’insegnare nelle scuole elementari di due paesi,
trasmise clandestinamente anche il catechismo. Arrestata con alcuni familiari
il 10 agosto 1949, fu condotta nel carcere di Scutari, dove, per non aver
rivelato il nome dell’uccisore di un politico comunista e per non aver voluto
concedersi a un membro della Sigurimi - la polizia di regime - subì torture
atroci. Ad esempio, venne chiusa in un sacco, nuda, insieme a un gatto
inferocito; nel frattempo, il sacco era preso a bastonate, dilaniando così le
sue carni. A causa delle privazioni subite, venne ricoverata nell’ospedale
civile di Scutari, dove morì il 24 ottobre 1950. I suoi resti mortali,
riesumati dopo la caduta del regime comunista in Albania, riposano nella chiesa
delle Stimmatine a Scutari. È l’unica donna presente nell’elenco dei 40 martiri
albanesi.
Alla sua memoria è stato intitolato
un collegio per ragazze, situato a Rreshen e gestito dalle suore Serve del
Signore e della Vergine di Matará, ramo femminile dell’Istituto del Verbo
Incarnato.
Bibliografia e siti
* AA.
* Barbagallo Sandro – Gli animali
nell’arte religiosa. La basilica di San Pietro in Vaticano – LEV, 2010
* C.E.I. - Martirologio Romano -
Libreria Editrice
* Frigerio Luca – Bestiario
medievale. Animali simbolici nell’arte cristiana – Ancora, 2014
* Grenci Damiano Marco – Archivio
privato iconografico e agiografico: 1977 – 2015
* Jones D.M. – Animali e pensiero
cristiano – EDB, 2013
* Maspero Francesco – Bestiario
antico – Piemme, 1997
* Pisani Paolo – Santi, Beati e
Venerabili nella provincia di Grosseto – Cantagalli. 1993
* Rossetti Felice - Un’amicizia
coi baffi. Sorie di Santi e dei loro animali – Porziuncola, 2011
* Sito web ladanzadellacreativittravelandexplore.blogspot.it
* Sito web orthodoxie-celtique.net
* Sito web papalepapale.com
* Sito web wikipedia.org
Ed. D. M. G.
2 febbraio 2015
L'urna contiene i resti di San
Fortunato Martire, le cui ossa rivestite di cera e coperte da ricche vesti
furono collocate in questa sede nel 1834, quando vennero traslate dalle
catacombe di San Callisto di Roma, dove erano state rinvenute. L'urna è
inserita in un altare marmoreo del 1939 e chiusa da una grata in ferro.
Il simulacro profondamente bello e devoto, richiama la stessa scuola di SAN CLAUDIO PRONVICILIS di Grottaferrata.
è un po' che non scrivo! Ecco l'ultima scoperta.
Da Villa Mondragone a Grottaferrata.
solennità
O Dio, che nel vescovo sant’Ambrogio ci hai dato un insigne maestro della fede cattolica e un esempio di apostolica fortezza, suscita nella Chiesa pastori secondo il tuo cuore, che la guidino con sapienza e coraggio. Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli.
Amen.