sabato 6 giugno 2020

Novena a S. Vito (1)


O Signore, Dio Onnipotente,
che mostri la tua forza nei deboli
e la tua grandezza nei piccoli,
ti ringraziamo per avere rivelato la tua potenza
nella debolezza del giovane Vito
campione della fede.
Glorioso martire san Vito,
a te affidiamo
le molte intenzioni del nostro cuore.
Purificale, vagliale, ispirale.
Tu che sei stato ben educato
Fa’ che siano sane le famiglie,
illuminati i governanti,
regni ovunque la solidarietà
e la collaborazione.
Custodisci, difendi, proteggi i giovani
perché sono la speranza del domani,
e i nostri anziani perché siano maestri di vita.
Custodisci, difendi, l’Italia, che si onora
di averti come figlio e testimone,
perché sia fedele al Vangelo.
Amen.

(rielaborazione dalla preghiera San Vito Italia)

6 giugno 2020

mercoledì 3 giugno 2020

Il sangue dei Martiri grida: "rigenerazione cristiana e civile"


Santi Martiri d'Uganda
Chiesa Mater Admirabilis
Riccione
(la più famosa del web)
Dall’«Omelia per la canonizzazione dei martiri dell’Uganda» di San Paolo VI, papa


(AAS 56, 1964, 905-906)

La gloria dei martiri, segno di rinascita

Questi Martiri Africani aggiungono all’albo dei vittoriosi, qual è il Martirologio, una pagina tragica e magnifica, veramente degna di aggiungersi a quelle meravigliose dell’Africa antica, che noi moderni, uomini di poca fede, pensavamo non potessero avere degno seguito mai più. Chi poteva supporre, ad esempio, che alle commoventissime storie dei Martiri Scillitani, dei Martiri Cartaginesi, dei Martiri della «Massa candida» uticense, di cui sant’Agostino e Prudenzio ci hanno lasciato memoria, dei Martiri dell’Egitto, dei quali conserviamo l’elogio di san Giovanni Crisostomo, dei Martiri della persecuzione vandalica, si sarebbero aggiunte nuove storie non meno eroiche, non meno fulgenti, nei tempi nostri? Chi poteva prevedere che alle grandi figure storiche dei Santi Martiri e Confessori Africani, quali Cipriano, Felicita e Perpetua e il sommo Agostino, avremmo un giorno associati i cari nomi di Carlo Lwanga e di Mattia Mulumba Kalemba, con i loro venti compagni? E non vogliamo dimenticare altresì gli altri che, appartenendo alla confessione anglicana, hanno affrontato la morte per il nome di Cristo.

Questi Martiri Africani aprono una nuova epoca; oh! non vogliamo pensare di persecuzioni e di contrasti religiosi, ma di rigenerazione cristiana e civile. L’Africa, bagnata dal sangue di questi Martiri, primi dell’era nuova (oh, Dio voglia che siano gli ultimi, tanto il loro olocausto è grande e prezioso!), risorge libera e redenta.

 

Una pagina del 1969, però purtroppo l’Africa non vive ancora una nuova epoca. Anche se molte cose sono cambiate e molte devono cambiare.

Il sangue dei Martiri grida! 

Unito a quello dei Martiri contemporanei in Rwanda, in Libia …

Il sangue dei Martiri grida: "rigenerazione cristiana e civile".

 

ORAZIONE

   O Dio, che nel sangue dei martiri hai posto il seme di nuovi cristiani, concedi che il mistico campo della Chiesa, fecondato dal sacrificio di san Carlo Lwanga e dei suoi compagni, produca una mèsse sempre più abbondante, a gloria del tuo nome. Per il nostro Signore.


martedì 2 giugno 2020

FESTA della REPUBBLICA

Il tricolore sul ponte di Civita di Bagnoregio,
in una foto condivisa dal sindaco Luca Profili



Signore,

tu sei stato per noi

un rifugio

di generazione

in generazione



Il tricolore sul ponte di Civita di Bagnoregio, in una foto condivisa dal sindaco Luca Profili.
Andateci a Civita. è un luogo fantastico.

domenica 31 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Follina



Concludiamo questo viaggio in Veneto.
Avremmo potuto visitare altri infiniti luoghi mariani, famosi o meno famosi, veri e propri santuari o piccoli luoghi di culto mariano.
Siamo nella marca trevigiana, a Follina, nel santuario abbazia di S. Maria. La prima menzione dell'abbazia si trovava in un documento del 1127, attestante la vendita da parte dell'abate Bernardo di Follina ad un tale Arpone di tre campi. La pergamena è stata trascritta nel XVII secolo e la copia è oggi conservata presso la Biblioteca comunale di Treviso.
Un complesso monastico esisteva dunque ben prima dell'arrivo dei cistercensi, nella metà del XII secolo. Si trattava molto probabilmente di un monastero di benedettini dipendenti da San Fermo di Verona, in cui si venerava un'antica statua della Madonna. Non è chiaro quando e come avvenne il passaggio all'ordine cistercense. Alcune fonti affermano che i benedettini cambiarono regola monastica, ma secondo altre, più verosimili, furono sostituiti da una nuova comunità. Conseguentemente cominciò ad indebolirsi il legame con l'abbazia veronese: significativo è un documento del 1217 in cui papa Onorio III risolse a favore di Follina una lite con San Fermo, in cui la prima rifiutava un pagamento alla seconda, rivendicando la propria indipendenza da più di quarant'anni.
La tradizionale data di fondazione, l'anno 1146, ma non è di fatto supportata da fonti storiche. Gli stessi Annales Camaldulenses affermano che è impossibile determinarne le origini, concludendo che verso la metà del XII secolo l'abbazia benedettina di Follina divenne cistercense. Sembra plausibile che la comunità fosse stata chiamata da Sofia di Colfosco, moglie di Guecellone II da Camino che in effetti nel 1170 stilò un testamento con cui faceva ricche donazioni al monastero.
Di certo Follina fu a lungo legata alle abbazie di Chiaravalle e di Cîteaux, i più importanti centri cistercensi rispettivamente d'Italia e d'Europa.
Qui è venerata la Madonna di Follina, manufatto enigmatico che richiama lo stile bizantino-siriaco. Fu incoronata nel 1921 con rito solenne e in seguito aggiunti i monili preziosi. Non si conosce esattamente la sua datazione (sicuramente ante l'anno mille), ma i documenti attestano che era presente precedentemente l'arrivo dei Cistercensi, e considerata prodigiosa. È in pietra grigia e ritrae la Vergine seduta con il Bambino ritto in piedi sul ginocchio. Con la sinistra la Madre porge al Figlio un calice, verosimilmente, secondo altri una ciotola in cui il Bimbo intinge la manina. Attualmente sistemata nella porzione centrale dell'ancona gotica in legno dorato che sovrasta l'altare maggiore. Durante la Prima Guerra Mondiale, nel giugno 1918, caddero 264 granate su Follina, ma non vi furono né feriti né morti e nessuna sposa restò vedova, dicono gli annali: tutte videro ritornare i loro mariti dal fronte. La devozione popolare ritiene che sia stata la mano protettrice della Madonna di Follina.

Santa Maria, Sancta Dei Genitrix, ora pro nobis

Sarebbe bello chiedersi oggi: qual è il mio luogo mariano del cuore? Qual è l’immagine mariana che più venero fin dall’infanzia? Cosa vuol dire per me venerare la Vergine Maria? Cosa ammiro di Maria che potrei imitare per seguire meglio il Signore?



sabato 30 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Vallelonga



Come la Vergine di Valverde è legato ad un culto catalano, così anche la Madonna di Monserrato di Vallelonga, in Calabria.
Vallelonga è un comune di 750 abitanti della provincia di Vibo Valentia. Si trova a 25 km a sud-est del capoluogo sul versante tirrenico delle Serre. Sorta dalle macerie della bizantina Nicefora, appartenne alla nobile famiglia dei Castiglione Morelli.
Il nome “Monserrato” ci porta indubbiamente a Barcellona, antica città della Spagna. sormontata da una montagna sulle cui cime, a forma di denti di sega, (da qui il nome “Monteserrato”), sorge un Santuario, noto in tutto il mondo, dedicato alla Madonna. Come il culto sia arrivata a Vallelonga non è chiaro, ma come pia devozione popolare, affonderebbe le sue radici nel 1400, durante il dominio degli Aragonesi nell’Italia meridionale. La prima notizia è di Mons. Del Tufo il quale, nella sua visita pastorale, avvenuta nell’aprile del 1586, trova nella Chiesa Matrice di Vallelonga un altare dedicato alla Madonna di Monserrato, a cura della famiglia Galati. Nel 1603, sotto Papa Clemente VIII, il Regesto Vaticano conferma l’esistenza di questa Cappellania, i cui frutti ammontavano a 15 ducati. Di questo beneficio usufruiva il chierico Ottavio di Leone; rimosso questi, fu nominato Paolo Erasmo da Spoleto. Teniamo presente che in quel tempo il paese era situato a valle e, quindi, i fedeli nella chiesa matrice praticavano, già allora questa devozione. Contemporaneamente, sull’altipiano, esisteva il convento sorto agli inizi del 1500; in esso si stabilirono, in periodi diversi, prima gli Agostiniani e i Domenicani, poi dal 1671 al 1811 i Francescani Riformati. Al convento era annessa la piccola ma “comoda” chiesa dedicata alla Madonna di Monserrato, con, sull’altare maggiore, una statua di rilievo, detta Signora.
I dati del 1586-1603-1650 sono senz’altro un punto di riferimento storico, da cui possiamo dedurre che il culto della Madonna di Monserrato veniva praticato già prima del 1586. Nella visita pastorale del 15 ottobre 1630, il Vescovo Virgilio Cappone, tra cappellanie, trova quella di S. Maria di Monserrato, patronato dalla famiglia Leone- Galati. Nelle visite pastorali dal secolo XVIII in poi la cappellania non viene più ricordata, perché il titolo dell’altare assume il nome dell’Immacolata Concezione, sempre col patronato delle famiglie Galati-Leone. Nei documenti successivi questa devozione viene definita “antichissima”, da tempo “immemorabile”. Da una lettera, poi, di un frate francescano (anno 1776) veniamo a sapere che la festa della “Miracolosissima Immagine” si celebrava nella seconda domenica di luglio “con mirabile concorso di popoli del Regno” ed anche che “numerose sono le grazie che Essa di continuo elargisce”, culto che è giunto fino ad oggi.
Questo titolo mariano è presente in molti altri luoghi della Calabria, Campania, Sicilia e altri appartenuti al regno borbonico. Ma anche all’isola d’Elba c’è un santuario di Monserrato costruito nel 1606. Il suo fondatore è il primo governatore della piazza spagnola di Longone, don Josè Ponçe de Leon, un devoto alla Vergine di Monserrat, che commissionò anche la copia del quadro. Il suo attaccamento alla chiesa fu talmente vivo, che al termine del servizio al forte redasse un lascito, il 7 maggio 1616, in cui ordinava che la custodia, i possedimenti (tra cui un mulino a Reale) e le rendite dell'oratorio fossero passate agli agostiniani di Piombino, con l'incarico di officiarvi quotidianamente messa.
Una curiosità. In alcuni immagini il Bambino Gesù o gli Angeli o la Vergine sono nell’atto di segare la montagna.

Sancta Maria, Regina Confessorum, ora pro nobis.

Preghiamo per tutti gli operatori parrocchiali.

venerdì 29 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Alghero



Tutto è meraviglia in Sardegna: natura, arte, fede e cucina.
Oggi siamo ad Alghero (SS), città sul mare.
Il titolo mariano di Valverde è molto presente nella penisola italiana.
Il santuario di Alghero dista 7 km dalla città.
Nel 1435 è documentata la presenza di un luogo di culto dedicato a Santa Maria de Vallvert, al quale apparteneva il simulacro oggi di proprietà della chiesa ricostruita nel 1635 ed ampliata con 6 cappelle laterali, che prima di allora era intitolata alla Madonna della Freccia.
L'intitolazione alla Madonna di Valverde è molto probabilmente da mettere in relazione con la conquista catalana di Alghero, avvenuta nel 1354, analogamente a quanto accaduto nel 1323 ad Iglesias, dove esiste una chiesa dall'analoga intitolazione.
La statuina della Madonna, in terracotta scura, è alta 33 cm, tiene in braccio il Bambino Gesù, ha il capo sormontato da un'aureola dorata, la mano destra sul petto mentre con la sinistra regge il mondo. La statuina è in genere rivestita da un abito carico di gioielli che le fa assumere una singolare forma triangolare. Il simulacro risale al XV secolo ed è inquadrabile in ambito italiano. Fu rinvenuta, secondo la tradizione, sotto una colonna di granito (oggi nel piazzale antistante il santuario), che si trovava in precedenza davanti alla distrutta chiesetta di Santa Maria del Pilar, costruita nel 1649-50, la cui intitolazione derivava proprio dalla "inventio" della Madonnina. Ciò è attestato da un'epigrafe, poi collocata nel 1808 sopra l'ingresso principale del santuario di Valverde.
Narrano le vicende, che nel 1530, il piccolo simulacro della Madonna Nera, al quale gli algheresi sono devotissimi, venne nascosto sotto "il pilar" posto sul sagrato, quando un'orda di barbareschi e turchi, oltre a saccheggiare la chiesa campestre, portò via quindici prigionieri. La Madonna apparve in sogno al parroco di Alghero, rivelò il nascondiglio, recuperata, fu portata in cattedrale, dove "fuggì" per ritornare al proprio luogo d'origine. Dove rimase.

L'imponente è l’altare in marmo di Carrara del 1750, impreziosito da quattro colonne tortili in marmo nero, con la nicchia superiore che ospita la statua della Madonna della Freccia, mentre la nicchia inferiore è per la Madonnina di Valverde.
Non temerai il terrore della notte né la freccia che vola di giorno (Sal 91,5).
Statua lignea grande detta "Madonna della freccia", conosciuta almeno dal 1637, può essere attribuita a maestranze catalane del XV secolo. Rappresenta la Vergine con il Bambino sul braccio destro, mentre con la mano sinistra stringe una freccia. Un documento del 1695 attesta che, a quella data, la venerazione per questa statua era stata già soppiantata da quella per la Madonnina di terracotta scura detta "del Pilar di Valverde".
A testimonianza dell'affetto e della devozione di tantissimi devoti, sono le centinaia di ex voto.
Nel 1695 vennero utilizzati 66 gioielli del tesoro del santuario, per essere fusi ed ottenere, tre anni dopo, una preziosissima corona d''oro, arricchita da 145 smeraldi, costati 1016 lire; questa purtroppo venne rubata dalla cattedrale di Alghero, nel 1960.

Sancta Maria, Stella matutina, ora pro nobis

Preghiamo per la perseveranza nella preghiera

giovedì 28 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Arborio



Oggi un bel risotto!
Siamo ad Arborio, in provincia di Vercelli.
Il santuario della “Madonna delle Grazie” o “Madonna della Cintura” viene comunemente chiamata dagli arboriesi “Madonna del Bosco”. Situata fuori dal paese poco lontano dalla strada che porta a S. Giacomo Vercellese, si chiama in questo modo per via del grande complesso boscoso che in tempi passati era nominata “Selvamora”. L’edificio attuale fu completato nel 1751 come riportano diverse iscrizioni murali. Un affresco ancora leggibile di un “Cristo in Pietà” come viene comunemente denominata questa raffigurazione di Gesù il quale, a volto mesto, occhi chiusi e mani distese incrociate sul davanti esce da un sepolcro, fa supporre che una costruzione ben più antica sorgesse nello stesso luogo poi inglobata nell’attuale santuario. Questo tipo di rappresentazione è stata molto comune dal sec. XV all’inizio del XVI e si trovano molti esempi anche nel vercellese. Si ha notizia anche di un’eremita che nel 1655 dimorò in questo luogo per alcuni mesi. Il culto della cosiddetta “Madonna della cintura” è di origine incerta. Il culto della cintura è legato all’apostolo Tommaso, che lo volle pegno dalla Vergine nella sua assunzione al Cielo. Anche Santa Monica, madre di S. Agostino, chiese alla Vergine un segno di consolazione per il proprio dolore e ricevette una cintura di pelle, indumento ancor ‘oggi indossato nell’ordine agostiniano. Molte le località dove si venera questa particolare rappresentazione della Vergine che si vede nell’atto di porgere appunto una cintura, culto diffuso dall’ordine agostiniano.
Nel 1654 venne fondata ad Arborio una confraternita ad essa dedicata. La sede fu fissata nella allora Chiesa Parrocchiale di S. Martino, demolita al momento della costruzione di quella attuale. L’immagine della Madonna era una pala d’altare, andata perduta. La tela rappresenta i possedimenti degli Arborio-Gattinara, dipinta intorno al 1650, riportava un edificio senza pronao fuori dal paese. Potrebbe trattarsi già del santuario anche se non rappresentato correttamente. A metà XVIII sec. la popolazione decise di riprendere e modificare la chiesetta portandola alla costruzione attuale. Il Santuario è stato sempre meta di molti fedeli, segno sono i numerosi ex-voto esposti lungo le pareti della chiesa e in sacrestia.
Sancta Maria,
Regina sine labe originali concepta, ora pro nobis

Preghiamo per i vedovi e le vedove
Preghiamo per essere consolati nelle afflizioni
Preghiamo per coloro che ci affliggono

mercoledì 27 maggio 2020

I MIEI SANTI PREFERITI


“Dimmi i santi che ami e io ti dirò la santità che speri” 

(Card. José Saraiva Martins)

 

san Marco ev. e martire, 25 aprile

san Damiano medico e martire, 26 settembre

san Giuseppe di Nazareth, 19 marzo

san Giovanni il Battista, 24 giugno

san Davide re, 29 dicembre

san Giuseppe il Giusto (l’egiziano), 4 settembre

san Giobbe, 10 maggio

sant'Antonio da Padova, 13 giugno

san Gaspare del Bufalo, 21 ottobre

san Sostene di Calcedonia, 10 settembre

san Nicola da Tolentino, 10 settembre

san Rocco il Pellegrino, 16 agosto

santa Maria Goretti, 6 luglio

san Bruno, fondatore dell'Ordine Certosino, patrono del comune di Serra S. Bruno, 6 ottobre.

san Carlo Borromeo, 4 novembre

san Claudio de la Colombiere, 15 febbraio

san Francesco d'Assisi, 4 ottobre

san Francesco di Paola, 2 aprile

san Leopoldo Mandic, 12 maggio

san Gaetano Catanoso, 4 aprile

san Giuseppe da Copertino, 18 settembre

sant’Ambrogio, 7 dicembre

santa Barbara vergine e martire, 4 dicembre

santa Bernadette vergine, 16 aprile

santa Camilla Battista da Varano, 31 maggio

santa Lucia vergine e martire, 13 dicembre

santa Marcellina vergine, 17 luglio

santa Margherita Maria Alacocque, 16 ottobre

santa Marina vergine, 18 giugno

santa Teresa del Bambin Gesù, 1 ottobre

sant'Annibale Maria Di Francia, 1 giugno

santi Arcangeli, 29 settembre

santi Martiri della Chiesa Ambrosiana 

(Gervasio, Protasio, Nazario, Celso, Nabore, Felice e Vittore)

san Sebastiano Martire, 20 gennaio

santa Angela Merici, 27 gennaio

san Vito martire, 15 giugno

san Tommaso apostolo, 3 luglio

san Girolamo Emiliani, 9 febbraio

beato Mario Borzaga sac. OMI martire, 30 aprile

BEATA Maria Antonia Samà vergine, + 27 maggio 1953

serva di Dio Concetta Lombardo vergine e martire, + 22 agosto


Santa Maria, prega per noi!


Santa Maria Regina di Tutti i Santi
«Gli anconetani le attribuiscono, per esempio, l’arresto della pestilenza del XVIII secolo. E più avanti sono testimoni del miracolo del 25 giugno 1796 che si è protratto fino al febbraio dell’anno successivo. Era il periodo in cui le truppe francesi stavano per occupare la città di Ancona e proprio in quelle settimane di guerra cruenta la Madonna Regina di tutti i Santi ha iniziato ad aprire e chiudere gli occhi in più di un’occasione. Napoleone, assistendo al prodigio, rimase impressionato, evitò di saccheggiare la cattedrale e ordinò ai suoi soldati di coprire l’immagine. A seguito di quanto è accaduto la tela è stata incoronata Regina di tutti i Santi da Pio VII che, di ritorno dalla prigionia, nel 1814 venne in pellegrinaggio ad Ancona per ringraziarla per la riavuta libertà».

Monsignor Angelo Spina, arcivescovo di Ancona


VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Castrì di Lecce



Oggi, lasciamo il Veneto e attraverso l’autostrada adriatica raggiungiamo il Salento.
Siamo a Castrì di Lecce
Questa località registra la presenza antropica sin dall'età del ferro e tale convinzione è sorretta dal fatto che il territorio su cui sorge il paese fu sede di una tarda stazione megalitica, testimoniata dalla presenza, in tempi a noi vicini, di tre menhir, di cui oggi resta il monolite denominato della Luce in quanto allogato affianco alla chiesetta della Madonna della Luce che è sita, a destra, sul lato della strada provinciale che da Lizzanello conduce a Calimera. Il monolite, ormai nell'abitato di Castrì di Lecce, fino a qualche decennio fa appariva alla periferia del paese, addossato ad un muretto a secco. La pietra di questo menhir è quella leccese. Presenta in cima un incavo nel quale dovette essere un tempo innestata una croce. Fu, questa, un'usanza del Cristianesimo alto-medievale che così intendeva sacralizzare antiche costruzioni pagane. Siamo così nel contesto di un luogo di culto mariano nato su un luogo pagano. Sui menhir, nulla di sicuro si può dire. Una chiave di lettura è quello che li definisce simboli religiosi o idoli primitivi, presenti anche, e venerati nell'oriente semitico.
La cappella della Madonna della Luce fu edificata da maestranze locali nel 1570. L'interno con copertura a botte, spoglio di qualsiasi elemento decorativo, ospita un modesto altare, realizzato nel 1702, che conserva un affresco della Vergine col Bambino databile al XIII secolo. La statua è invece in cartapesta leccese.
La Vergine sorregge con una mano il Bambino Gesù benedicente e con l’altra una fiaccola. Una chiave di lettura è nel Vangelo di Giovanni: Di nuovo Gesù parlò loro e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». (Gv 8,12).
La Vergine mostra Gesù come la vera luce.

Sancta Maria, Virgo praedicanda, ora pro nobis

Preghiamo perché ogni cristiano sia luce, memore delle parole di Gesù: Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte.

martedì 26 maggio 2020

Maria Angelica Mastroti, prega per noi!





Visse in odore di santità. A sei anni si ammalò di tubercolosi che la costrinse all'immobilità per ben 13 anni. Quando tutti erano in attesa della sua imminente fine, fu miracolata: era il 1870. Non cessarono, però, i suoi patimenti: un calcolo alla vescica le procurò indicibili sofferenze fino al 1873 quando un secondo intervento soprannaturale la liberò dal male; ma il suo desiderio di espiazione la indusse a mortificare il suo corpo facendo uso di cilici, giacigli di spine e sottoponendosi a lunghi digiuni. La sua vita ascetica le procurò frequenti estasi durante le quali colloquiava con la Madonna e il Figlio che la Vergine aveva tra le braccia. Il coinvolgimento spirituale ebbe anche conseguenze fisiche. Infatti una ferita da cui sgorgava spesso sangue si aprì spontaneamente sul costato e non si rimarginò più. 

Nel 1890, per seguire il suo nipote Nicola, avviato al sacerdozio, si trasferì a Castelluccio Superiore (Pz) dove continuarono a verificarsi fatti prodigiosi, tanto che la fama si sparse in tutti i paesi limitrofi. A Castelluccio si spense il 26 Maggio del 1896. La sua tomba è ancora oggi meta di numerosi fedeli.

Non esiste un pronunciamento ufficiale di beatificazione della Serva di Dio, ma la città di Castelluccio venera Maria Angelica come Beata, dedicando a lei nel giorno del 26 maggio una fiera e una Messa in suffragio con visita al cimitero ove si trova la tomba della stessa: a quest’ultimo avvenimento partecipano anche i pellegrini di Papasidero, luogo di nascita della Beata.


In questi ultimi anni l'Associazione Storico Culturale "Amici di Maria Angelica Mastroti" è costituita il 5 dicembre 2009, sta perorando l'apertura della causa di beatificazione.