martedì 26 aprile 2016

BEATO BENVENUTO DA GUBBIO (+ 1232)






Lo scrittore medievale fr. Tommaso da Pavia riporta nel suo Dialogus (1244) che a Corneto (cittadina che si trovava nel territorio di Ascoli Satriano) dimorò e morì in chiara fama di santità frate Benvenuto da Gubbio.
 
Discepolo immediato di San Francesco, lasciò l’attività militare ed entrò nell’Ordine nel 1222. Fu inviato in Puglia, dove, come attesta Marco da Lisbona, si mise a servizio dei lebbrosi. Si distinse nella pratica dell’ubbidienza. Amò madonna povertà. Imparò l’arte di saper soffrire nelle infermità che lo afflissero. Gustò, nella gioia del silenzio, le dolcezze della contemplazione. Morì il 27 giugno 1232.
 
Papa Innocenzo XII (1601-1700), con un suo decreto intorno all’anno 1697, confermò il culto ab immemorabili reso al Beato Benvenuto. E’ patrono di Deliceto, dove si conserva la reliquia di un braccio, mentre si è perso traccia del resto del corpo.
La Provincia ne celebra la memoria il 27 giugno.
 

venerdì 22 aprile 2016

Novena a S. Francesco di Paola





O glorioso S. Francesco, per i numerosi e stupendi prodigi, che operasti in tutta la tua vita e coi quali hai accresciuto e riaffermato la fede in tutti coloro che s’era spenta, ti preghiamo o gran Santo, di dissipare ogni dubbio ed ombra di questa divina virtù e di credere a tutto ciò che Dio ci ha rivelato. Gloria…
 
O caro S. Francesco, vero esempio di penitenza e di astinenza, ti preghiamo: fa che anche noi mortifichiamo i nostri sensi e le... nostre cattive inclinazioni e ci rendiamo così graditi a Dio. Gloria… 
 
O glorioso S. Francesco, animato da una grande fede in Dio, nonostante le opposizioni diaboliche, operasti per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime. Ottieni dal buon Dio il dono della speranza affinché lottiamo senza stancarci contro i nostri nemici interni ed esterni per meritare la beatitudine celeste, nostro fine. Gloria…
 
O amabile S. Francesco, miracolo di santità, che fosti un padre amorevole per quelli che ricorsero al tuo patrocinio, accogli le suppliche di chi ti invoca con fede, stretto dal bisogno materiale e spirituale. Gloria...
 
O specchio di penitenza, ogni tuo passo nel mondo fu una consolazione per i bisognosi. Ricorriamo anche noi a te con umile fiducia per avere conforto e salvezza. Parla tu col Signore e con la Madonna, di cui fosti in vita un fervido e amato figlio. Gloria…
 
O venerato nostro S. Francesco, “CHARITAS” è il tuo motto: per quella carità che abbellì tutta la tua vita e che il Signore ti delegò come nostro benefattore, per guarire ogni malattia e per sedare ogni lotta e discordia, aiutaci a vivere come veri fratelli e figli di un Padre comune col cuore libero da ogni avversione. Gloria…

IL MARTIRE VINCENZO DI ROMA, il “Santo” di Acate - (3)






 Si legge in wikipedia


Chiesa Parrocchiale dei Santi Fermo e Rustico

Sino al XVII secolo, il borgo di Cusago dipendeva spiritualmente dalla Pieve di Cesano Boscone, non avendo in loco un luogo di culto stabile, se non una piccola cappella dedicata a Sant'Antonio (risalente al XIV secolo ed distrutta a fine Settecento), annessa al castello e dedicata al culto privato dei Visconti, la quale veniva aperta alla pubblica venerazione solo nei periodi estivi in cui i duchi milanesi si recavano in queste aree della Lombardia per la caccia.

L'edificazione della nuova chiesa parrocchiale subì l'impulso della visita di
Carlo Borromeo del 1580 e già a partire dal 1602 si diede ordine per una nuova costruzione che però subì continue interruzioni che portarono con tutta probabilità a completare le mura già alla visita vicariale del
1648, ma che protrassero la decorazione interna sino alla metà del Novecento, per opera del pittore Natale Penati. Nella chiesa sono oggetto di particolare venerazione le reliquie ("corpo santo") di un martire di nome Vincenzo, donate dal cardinale Ottoboni (poi Papa Alessandro VIII) nel 1685, provenienti dalle catacombe romane, le quali vengono esposte regolarmente in chiesa nel giorno della festa patronale, la prima domenica di maggio.
 
Pochi giorni fa sono riuscito ad ottenere un'immagine d'epoca del Martire Vincenzo di Cusago, che come si può leggere dalla stessa, LEVITA e MARTIRE, come l'omonimo e famoso Martire Vincenzo di Acate, di cui sul BLOG qui qui si è molto parlato e la pagina ha molti lettori.

 

  
Questo è a conferma del fatto che il Martire Vincenzo di Acate non è il Martire di Saragozza, a meno che ci siano due corpi .... ma sappiamo che, come quello di Cusago, è un corpo santo o martire delle catacombe. Wikipedia su questa argomento dopo molte sottolineature del sottoscritto ha fatto una voce molto crudele, però seria.

martedì 19 aprile 2016

Saputello del web...





Non ha senso commentare tutte le CAVOLATE che scrivono!

http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/unica-cosa-che-italia-incorruttibile-corpi-santi-104115.htm

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/altro-che-teschio-diamanti-damien-hirst-scheletri-santi-62302.htm

https://www.facebook.com/ReliquieeSantiImprobabili/

Albero genealogico (1999 – 2016)



cuccioli di Costanza e Basilio (19 aprile 2016)
nati il 25 marzo 2016
 
 
Diomede & BIANCA
da cui 6 cuccioli
MICHAEL
 
Michael I & Kinga
da cui 8 cuccioli
Edvige, Eliseo
 
Edvige & Eliseo
da cui 3 cuccioli
PETRA
 
Petra &Taddeo
da cui 1 cucciolo:
GIOVANNI
 
GIOVANNI & Antonina I° (Nina)
da cui 3 cuccioli (29 settembre 2003)
MICHAEL II
 
Michael ii & Panacea I°
da cui 12 cuccioli
BENEDETTO
 
BENEDETTO & Petra Pierina
da cui 1 cucciolo
CAROLINA CLOTILDE
 
CAROLINA CLOTILDE I & Ruffillo
da cui 1 cucciolo
BASILIO GORDIO
 
BASILIO GORDIO & Maria Tecla
da cui 7 cuccioli (18 agosto 2008)
Adelaide detta HEIDI EUFEMIA
 
HEIDI EUFEMIA & Pierpaolo Sostene
Da cui 5 cuccioli (16 maggio 2009)
UBALDO
 
UBALDO – Maura
Da cui 9 cuccioli (5 giugno 2011) Eufemia II, Petronilla, Guglielmo
 
PETRONILLA - Sebastiano
Da cui 4 cuccioli (2 ottobre 2011)
Giovanni II Angelo
 
Giovanni ii Angelo – Eufemia II
Da cui 3 cuccioli (4 giugno 2012)
Ciriaco Basilio
 
Ciriaco Basilio – Leonia Marchesina
Da cui 3 cuccioli (14 febbraio 2013)
Valentina
 
VALENTINA Guglielmo
Da cui 7 cuccioli (19 settembre 2013)
FRANJO
 
FRANJO – Teodolinda
Da cui 10 cuccioli (18 maggio 2015)
BASILIO III
 
BASILIO III - Costanza
25 marzo 2016 - 9 cuccioli
4 maschi, 5 femmine
Petronilla IV, Basilio IV, Benedetto II, Ciriaco III, Nunzia, Adelaide IV (Heidi), Maria, Nazareno, Teodolinda II Lucia
 
 
 

 

 

domenica 17 aprile 2016

Due apparizioni mariane del 17 aprile ...





Festa dell'apparizione della Madonna a Isabella Cristello. Nel 1677, il 17 aprile, due giovanette torresi: Antonina De Luca e Isabella Cristello, di ritorno dalla chiesetta delle Grazie, si fecero messaggere, nel paese, del desiderio della Vergine SS., apparsa ad Isabella, di «voler essere riverita in quel luogo da molti popoli vicini e lontani». Il messaggio, si divulgò misteriosamente nei paesi vicini, cosi riferisce lo storico padre Giovanni Fiore da Cropani: «Come se stata fosse universalmente aspirazione del cielo, vi comparvero processionalmente molti popoli; onde, allargandosene per tutto la fama, si videro ambedue le Calabrie in quella chiesa. E la Vergine SS. restituì la vista ai cechi, raddrizzò storpi…».
 
 
 


Era il giovedì dopo Pasqua - 17 aprile 1555 - quando avvenne l'apparizione. Il santuario costruito dove precedentemente esisteva l’oratorio di S. Nicolao del XII secolo è stata eretta a santuario nel 1556, l’anno dopo il miracolo, e successivamente ampliata a partire dal 1620.
Nel XVIII secolo l’architetto Francesco Croce aggiunse il santuario superiore dove si trova l’importante affresco della “Vergine in trono” dipinto nel 1475 da Gregorio Zavattari. La tradizione riporta che il primo miracolo avvenne giovedì 17 aprile 1555, quando il Bambino scese a giocare con tre ragazzi, ed in seguito, miracolato, uno di questi, sordomuto dalla nascita, corse verso il paese gridando e piangendo, guarito.
Da quel momento la chiesa divenne meta di pellegrinaggi e numerosi furono i miracoli.
Per questo Papa Paolo IV denominò la Vergine di Corbetta, Madonna dei Miracoli.
Altre opere di notevole valore artistico sono qui custodite come il ciclo degli affreschi seicenteschi ispirato alla vita di san Mona e quelli tardo cinquecenteschi raffiguranti episodi della vita di Gesù.
Storia
Il Bambino Gesù sfugge dal braccio della Madonna e scende in piazza a giocare con tre suoi coetanei. È capitato il 17 aprile 1555, primo giovedì dopo Pasqua, a Corbetta, una cittadina elegante, anche per la presenza di numerose ville patrizie, ad una ventina di chilometri da Milano sulla strada verso Vigevano”.
Questa notizia, che ha del sensazionale, potrebbe essere considerata frutto di pura fantasia, se non avesse il supporto di dati storici. I tre ragazzetti che giocano sulla piazza hanno un nome: Cesare dello Stampino, Antonio della Torre ed il fratello Giovanni Angelo, di dieci anni, sordomuto dalla nascita, chiamato familiarmente Navello.
Sulla facciata della chiesetta di S. Nicola è dipinta una bell’immagine della Madonna, seduta in trono, con in grembo il Bambino Gesù. Quel giorno, come ogni giorno, tre ragazzi stanno giocando sulla piazzetta antistante, quando all’improvviso un grido, con voce articolata: Il Bambino! La Madonna! interrompe il gioco ed attira l’attenzione di tutti. È proprio Giovanni ad accorgersi per primo che Gesù Bambino è sceso sulla piazza a giocare con loro. La sua meraviglia sfocia nell’urlo di gioia e nello stesso istante riacquista l’uso della parola. Il Bambino Gesù, lasciato il quadro, e sceso in piazza, osserva compiaciuto i trastulli dei tre ragazzi. Anche la Madonna, quasi sorpresa, accortasi della fuga del Bambino, è scesa anche lei sulla piazza a riprenderlo, come una buona mamma.
I ragazzi, riavutisi dallo stupore, lasciano il gioco e corrono a raccontare il fatto ai genitori, e la notizia si diffonde in un baleno, nel piccolo borgo ed oltre. L’episodio sembra frutto della fantasia dei ragazzi, tanto è meraviglioso, ma rimane la prova inconfutabile: Navello parla speditamente, mentre prima era muto e sordo!

sabato 16 aprile 2016

16 aprile: S. Bernadette Soubirous

 
 
da ASTE CATAWIKI.IT
 
 
"A Nevers sempre in Francia, santa Maria Bernarda Soubirous, vergine, che, nata nella cittadina di Lourdes da famiglia poverissima, ancora fanciulla sperimentò la presenza della beata Maria Vergine Immacolata e, in seguito, preso l’abito religioso, condusse una vita di umiltà e nascondimento". (MR)

venerdì 15 aprile 2016

San Lucio I papa, prega per noi!

 
 
Chiesa di San Lucio in Moncucco
Brugherio (MB)
 
San Lucio I, papa, nato a Roma, governò la Chiesa come successore di Pietro dal 25 giugno 253 al 5 marzo 254.
Sepolto precedentemente nel Cimitero di Callisto, fu poi da papa Pasquale I traslato in S. Cecilia. Sue reliquie insigni sono a S. Sisto a Via Appia in un cofanetto murato nella parete sinistra. Nella chiesa di S. Cecilia venne posto in un sarcofago, oggi nella cripta voluta dal cardinale Rampolla del Tindaro, unitamente ai resti di Urbano martire.
Il 19 ottobre del 1589 vi fu la ricognizione delle reliquie e il 22 novembre dello stesso anno Clemente VIII le ricollocò nel loro sito.
 
L’antico Martirologio Romano in data 4 marzo, riportava: A Roma, sulla via Appia, il natale di san Lucio primo, Papa e Martire, il quale nella persecuzione di Valeriano per la fede di Cristo mandato prima in esilio, e poi per divino volere avendo ottenuto il permesso di ritornare alla sua Chiesa, finalmente, dopo essersi moltissimo affaticato contro i Novaziani, con la decapitazione compì il martirio. San Cipriano poi lo celebrò con somme lodi.
Il nuovo Martirologio Romano, edito in italiano nel 2004, riporta in data 5 marzo:
“A Roma sulla via Appia nel cimitero di Callisto, deposizione di san Lucio, papa, che, successore di san Cornelio, subì l’esilio per la fede in Cristo e, insigne testimone della fede, affrontò le difficoltà del suo tempo con moderazione e prudenza”.

* * *

“San Lucio, papa, che affrontò le difficoltà del suo tempo con moderazione e prudenza”, interceda per noi perché nella certezza che “il Signore è vivo e cammina a fianco a noi nella vita”, sappiamo vivere questo nostro tempo “ancorati a questa speranza”. Amen.

Festa di San Lucio, 15 aprile 2016

giovedì 14 aprile 2016

REGALO criceto dorato...



cuccioli di Costanza e Basilio III


Buon giorno! Animali e amici degli animali.
Ecco il miei cuccioli, 17ma generazione dal 1999. Di solito li ho sempre piazzati ad amici, conoscenti oppure li ho tenuti tutti, ho provato ad avere 12 gabbie con 12 criceti dorati.
 
Petronilla IV (grigio)
 
 
Ho già trovato qualcuno per affidare qualcuno dei cuccioli, per me ne terrò 4, su 9.
per cui sono disposto a regalarne 5. Se qualcuno è interessato... si faccia vivo.
 
Saranno svezzati il 24 aprile...
 

giovedì 31 marzo 2016

La bufala del Venerdì Santo



Sacro Spina di S. Giovanni Bianco


Quando si era bambini circolavano le lettere anonime porta fortuna di S. Rita e S. Antonio.
Ora la torta di Padre Pio e messaggi via sms o via mail, ma tutte "catene di S. Antonio o di Santa Rita" sono rimaste!
La sorpresa in questo Giubileo della Misericordia è stata l'invenzione (perché di questo si tratta!) dell'indulgenza plenaria per il 25 marzo, in quando quest'anno coincideva il Venerdì Santo con la festa dell'Annunciazione.
Gli sms invadono l'etere, promettendo l'indulgenza in questo giorno: "condividerla con tutti perché è un evento epocale, e capita una volta..." ogni 141 anni, diceva il messaggio.
Peccato che era già accaduto nel 2005!
E peccato che era già successo nella prima metà del 1900, per ben 3 volte!
Per cui una BUFALA... la nuova catena!

Ecco un bell'articolo di zenit.it in cui la coincidenza tra Venerdì Santo e Annunciazione è invece legata al fenomeno miracoloso delle Sante Spine.

Sacra Spina di Andria
  
* * *
In questa circostanza ho il piacere di annunciare a voi tutti in maniera solenne che il miracolo ha avuto inizio”. Così ha detto il 25 marzo scorso, il vescovo di Andria, Raffaele Calabro, rivolto ai fedeli presenti nella cattedrale.
Con grande gioia posso annunciare che il segno si è manifestato”.  E questa affermazione è di monsignor  Francesco Beschi, vescovo di Bergamo tratta da un comunicato che ha inviato ai fedeli della sua diocesi..
Le parole dei due vescovi si riferivano a un evento che si è manifestato nel pomeriggio del 25 marzo. Un evento portentoso e stupefacente. Un “miracolo”, come lo ha indicato apertamente il vescovo di Andria.
Secondo un’antica tradizione, quando il Venerdì Santo, giorno della morte di Gesù, coincide con il 25 marzo,  solennità liturgica dell’Annunciazione, e cioè del concepimento di Gesù, su alcune reliquie che richiamano la passione di Cristo in croce si  verificano delle manifestazioni fisiche razionalmente inspiegabili.


La coincidenza delle due ricorrenze è rarissima. Si realizza tre, quattro volte per secolo. Nel secolo scorso si è verificata nel 1910, nel 1921 e nel 1932. In questo secolo, nel 2005, il 25 marzo scorso, e ora bisogna aspettare il 2057. Quando si verifica, la Chiesa ricorda e celebra nello stesso giorno i due termini estremi del più straordinario evento che sia accaduto nell’Universo: l’inizio e la fine dell’esperienza terrena dell’uomo Dio. Ed è come se sulla terra si scatenasse una energia spirituale potente in grado di sconvolgere.

La fenomenologia si manifesta soprattutto su
due spine che sarebbero appartenute alla Corona di Spine posta sul capo di Gesù durante il processo davanti a Pilato. Quelle due spine, una conservata nella cattedrale di Andria e l’altra nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Bianco in provincia di Bergamo, in quella specifica circostanza soffrono, si animano come se fossero vive, si coprono di stille rossastre che sembrano gocce di sangue. Un fenomeno che la gente indica con una delicatissima parola poetica: “fioritura”. E il fenomeno si è manifestato in modo netto e clamoroso come non mai il 25 marzo scorso.

Fin dai primi secoli del Cristianesimo quelle Spine godevano di una particolare venerazione perché già allora su di esse si osservavano fenomeni fisici inspiegabili. Gregorio di Tours, vescovo francese del secolo sesto, nel suo libro “De gloria martyri” riferisce che la Corona di spine venerata in Gerusalemme, anche se vecchia di 500 anni, appariva come “composta da rovi appena colti”. San Paolino da Nola, all’inizio del quinto secolo, cita tra gli oggetti di grande venerazione presenti a Gerusalemme “le spine con le quali il Nostro Salvatore venne incoronato”.

Cassiodoro, famoso uomo politico e letterato, in un suo scritto nella seconda metà del secolo sesto, indica quelle reliquie affermando che “sono la gloria di Gerusalemme”.

Le Sacre Spine divennero oggetto di regali importanti. L’imperatore Giustiniano I, a metà del secolo sesto, regalò a San Germano, vescovo di Parigi, una delle Spine della Corona di Cristo. L’imperatrice Irene, nel 798, ne regalò alcune a Carlo Magno. Nel l’887, Carlo il Calvo, regalò una della Spine ricevute da Carlo Magno alla chiesa di Compiègne, dove era sepolto il corpo di San Cornelio Papa martire.

Nel 1063 la Corona venne portata a Bisanzio e nel 1238 fu acquistata dal re di Francia, San Luigi IX, il quale per ospitarla degnamente fece erigere uno dei più bei gioielli dell’arte gotica, la “Sainte Chapelle”.

In quella Chiesa la reliquia rimase fino alla Rivoluzione francese, poi ebbe varie altre peregrinazioni, per approdare, alla fine, a Notre Dame dove ancora si trova.

Le Sacre Spine continuarono ad essere oggetti di prestigiosi regali anche da parte dei vari regnanti francesi, e così della Corona primitiva a Parigi è rimasta solo la struttura portante che si vede ora.

Gli studiosi hanno catalogato oltre 700 Sacre Spine, sparse in giro per il mondo. Molte sono fasulle, e classificate “reliquie di seconda categoria”, in quanto non sono state tolte dalla Corona, ma solo appoggiate su di essa, quindi diventate reliquie per contatto.
In Italia ce ne sono parecchie, conservate in chiese e santuari. A tutte vengono attribuiti  poteri miracolosi. Ma le più note sono quelle conservate ad Andria e a San Giovanni Bianco.
Ad Andria, la “Sacra Spina” è conservata in un magnifico reliquiario nella cattedrale. Venne donata alla città pugliese dalla contessa Beatrice d’Angiò, figlia di Carlo II, nel 1308, in occasione delle sue nozze con Bertrando Del Balzo figlio di Ugo e conte d’Andria.
A San Giovanni Bianco,  paese della Val Brembana, in provincia di Bergamo,  la  Sacra Spina è conservata nella chiesa parrocchiale. Vi fu portata nel 1495 da Vistallo Zignoni, un soldato di ventura al servizio della Serenissima. Durante la battaglia di Fornovo del 6 luglio 1495 contro l’esercito del re di Francia Carlo VIII, Vistallo Zignoni fece prigioniero il segretario del re e si impadronì di un cofanetto contenente numerose reliquie.
Il cofanetto fu poi consegnato come bottino di guerra al Senato Veneto ma prima di consegnarlo, Zignoni prelevò una di quelle reliquie, una “Sacra Spina”, e ne fece dono al parroco di San Giovanni Bianco. Da quel momento la Sacra Spina è diventata il centro di una grande devozione in tutta la valle, devozione che ancora oggi è fortissima.
Nel corso dei secoli, il fenomeno della “fioritura” era osservato a occhio nudo o con strumenti rudimentali. Il 25 marzo 2005, le due reliquie furono sottoposte a un rigoroso controllo.
Il vescovo di Andria,  monsignor Raffaele Calabro, aveva nominato una Commissione teologica e una scientifica, in modo che il fenomeno  potesse essere seguito con la massima attenzione. Della Commissione scientifica facevano parte anche cinque medici. Erano inoltre stati allestiti due schermi giganti in piazza Duomo e in Piazza Catuma, in modo che la gente potesse seguire il fenomeno in diretta-tv.
Il fenomeno si verificò puntualmente. Il giorno dopo,  26 marzo, il Vescovo di Andria confermò ufficialmente ai fedeli radunati in cattedrale  che il prodigio si era verificato e diede lettura pubblica del verbale notarile.
Volle poi dedicare all’evento un numero speciale del settimanale  diocesano,  “Insieme”, riportando la cronaca dei fatti, i verbali dei mutamenti osservati sulla Sacra Spina dai componenti della Commissione scientifica, documentando il tutto con numerose fotografie. In un articolo da lui firmato,  monsignor Calabro ricordò con parole commosse la propria esperienza diretta. Scrisse tra l’altro:
“Io stesso sono stato testimone oculare del momento più sconvolgente, che è durato più di tre ore, quello dell’’ “accartocciamento” (per usare un termine popolare) della Sacra Spina, quasi fosse non una spina normale, ma uno stelo vegetale percorso da una potenza misteriosa, simile a un piccolo “sisma”.
A San Giovanni Bianco il fenomeno del 2005 fu meno appariscente. Nei giorni precedenti, i giornali locali avevano ricordato con enfasi quanto era accaduto nel 1932, con oltre 200 mila pellegrini, e c’era quindi un’ attesa spasmodica. Per questo la popolazione rimase un po’ delusa. Ma il cambiamento sulla Spina fu chiaro e inconfondibile anche in quell’occasione, come risulta dagli atti della Commissione scientifica istituita dal vescovo, della quale facevano parte  monsignor Lino Belotti, vescovo ausiliario di Bergamo, don Giuseppe Minelli, parroco del paese, la dottoressa Barbara Cancelli, medico legale, il dottor Marco Valle, direttore del Museo di Scienze Naturali di Bergamo e don Goffredo Zanchi, professore di Storia nel Seminario di Bergamo.
Anzi, il fenomeno a San Giovanni Bianco si protrasse più del solito. “La Sacra Spina ha cambiato colore anche il 2 aprile, giorno della morte di Giovanni Paolo II”, dichiarò l’ingegner Giovanni Milesi, studioso della Sacra Spina e membro della Commissione. “Proprio mentre Giovanni Paolo II era in agonia, la spina, osservata da molti testimoni, ha assunto una tonalità granata che nella domenica del 3 aprile si è fatta ancora più intensa”.
Il 25 marzo scorso l’osservazione del fenomeno è stata ancora più severa e scientificamente valida. Il prodigio si è manifestato con una chiarezza e un potenza da scatenare nella folla presente, sia a Andria che a San Giovanni Bianco,  applausi e lacrime di commozione, mentre le campane davano l’annuncio a tutta la popolazione.
Per questo i vescovi responsabili delle rispettive diocesi non hanno avuto dubbi nei loro comunicati, affermando con decisione e chiarezza che si è trattato di un autentico “miracolo”.

giovedì 17 marzo 2016

Beati e Santi nel 2016

















23 aprile

Valentíno Palencia Marquina e 4 soci martiri in Spagna
 

21 maggio

Francesco Maria Greco sac. fond. terziario minimo


4 giugno

Beato Stanisłao Papczyński

Beata Maria Elisabetta Hesselblad


11 giugno

Giacomo Abbondo, sac.
 

18 giugno

Maria Celeste Crostarosa
 

4 settembre

Beata Teresa of Calcutta
 

11 settembre

Ladislao Bukovinskij
 

17 settembre

Elisabetta Sanna
 

24 settembre

Engelmaro (Uberto) Unzeitig, sac. martire
 

16 ottobre

Beato Giuseppe Sánchez del Río

Beato Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero

Beata Elisabetta della Trinità Catez
 

10 dicembre

Giuseppe Thạo Tiến, Mario Borzaga e 15 soci martiri in Laos