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mercoledì 2 settembre 2015
Che stupore!
"Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità". (Lc 4)
Oggi è arrivato il libro che ho comprato in una libreria sul web.
Il libro è bellissimo per il contenuto: i santi Martiri nuovi e antichi, la santità giovane e i Martiri delle Catacombe.
Poi è bello nella grafica, nelle foto, nella carta, ma lo stupore è che l'argomento non ti estraneo, quasi ti è famigliare... leggi la bibliografia e cosa scopri?
Che l'autore ti ringrazia come fonte di materiale... che stupore!
Grazie!
martedì 1 settembre 2015
lunedì 31 agosto 2015
Santi del giorno ...
3° anniversario dalla morte del Cardinale Carlo Maria Martini
Beati Edmigio Primo Rodriguez, Amalio Zariquiegui Mendoza e Valerio Bernardo Herrero Martínez, religiosi lasalliani martiri in Spagna
Beato Andrea Dotti da Borgo Sansepolcro, religioso nell'Ordine dei Servi di Maria
Beato Pietro Tarres Claret, sacerdote
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Santi Rufino Vescovo e Cesidio Presbitero Martiri |
San Cesidio e compagni martiri a Trasacco
San Domenico del Val, martire
San Giuseppe d'Arimatea
San Nicodemo di Gerusalemme
San Paolino vescovo di Treviri
San Raimondo Nonnato, religioso mercedario
Sant'Aristide Marciano, apologeta
Sant'Aidano vescovo di Lindisfarne
Santi Centomila Martiri di Tbilisi
"O Cristo, pastore glorioso,
a te la potenza e l'onore
col Padre e lo Spirito Santo
nei secoli dei secoli".
a te la potenza e l'onore
col Padre e lo Spirito Santo
nei secoli dei secoli".
domenica 30 agosto 2015
Anatoly Karol ....
Una notizia che mi molto commosso oggi.
Sentita al Tg della Rai1.
"... Anatoly Karol aveva 38 anni e sabato era con la sua bambina di un anno e mezzo a fare la spesa in un supermercato di Castello di Cisterna, in provincia di Napoli. All'improvviso due malviventi hanno fatto irruzione nel locale per una rapina. Anatoly ha cercato di sventarla, ma gli hanno sparato davanti alla figlia e poi hanno infierito su di lui con un'arma contundente. È morto quasi subito.
Anatoly era ucraino. Se fosse stato il contrario, se l'ucraino fosse stato il rapinatore, oggi su questo caso avremmo avuto molta più attenzione, raccolte di firme, cortei".
Anatoly era ucraino. Se fosse stato il contrario, se l'ucraino fosse stato il rapinatore, oggi su questo caso avremmo avuto molta più attenzione, raccolte di firme, cortei".
(Roberto Saviano)
giovedì 27 agosto 2015
Studiosi inventori ... (II)
Egregio Signore, non ho il piacere di conoscerla e non è mio stile discutere a distanza.
Anzitutto non sono minimamente responsabile di quanto scritto sul web, a meno che non ci sia la mia firma. Molte notizie che vi si trovano sono state rimediate da pubblicazioni dell' 800 che intendevano fare la storia di San Menna.
Le posso assicurare che sono stato uno dei primi (o il primo) a mettere in discussione San Sossio del Miseno, che secondo me non c' entrava niente con la lapide in questione. Come le ho detto ieri, si tratta di un genitivo singolare che forse ha aiutato anche lei a correggere l' interpretazione.
Per quanto riguarda il San Bricio martire, c'è un particolare per me importante: nel Martirologio Romano, che è il testo ufficiale dei santi e dei martiri della storia della Chiesa, non esiste alcun San Bricio martire. E allora come spiegare il fatto? Non a caso ho rimandato le sue ricerche alla monografia pubblicata di recente su San Menna, dove esperti hanno cercato di dare interpretazioni che storicamente sono sostenibili.
Aggiungo che mi sono fatto promotore di esaminare il materiale osteologico col C14. Il risultato è stato che le reliquie di San Menna sono rapportabili ad un uomo vissuto nel sesto secolo, mentre quelle dell' ipotetico San Brizio sono del X secolo (quindi non autentiche). Ancora una volta rimando la sua attenzione alla pubblicazione indicata.
Con sensi di stima, accolga i miei saluti.
Carissimo,
però nella prima risposta mi sembrava di altro parere. Nella scrivere al web, hanno detto che lei era il responsabile.
Comunque San Bricio martire non può essere San Brizio di Tours. Che non esista nel MR non è un problema, la Chiesa venera tanti santi non iscritti nel MR.
Esempio? Miro di Canzo, Gerardo da Monza, Filomena di Mugnano, Colomba di Osoppo, Colomba di Pagliara, ecc...
Ma nel caso, come già scritto, queste sono ossa di due martiri (inizialmente nella foga ho letto socii come soci, più di 2, mentre sono solo 2, di cui 1 si chiama Bricio).
Per cui non mi ha aiutato a corregge l'interpretazione, che era giusta nel senso, ma solo una questione di ossa di 2 e non di più di 2. Certo scrive San Socio per San Sossio è un gravissimo errore, vista la struttura dell'epigrafe.
Leggendo anche il pdf mi sono reso conto che si è montato un castello in aria su questi due nomi. Per di più un libro da 40 euro e un convegno... certo il più verte su San Menna eremita. Mi piacerebbe compralo.
Ma tornando ai due nomi e alle loro ossa sono certamente reliquie estratte dalle catacombe, e quindi martiri sconosciuti, di cui si sa solo che sono martiri e che uno dei 2 si chiamava Bricio.
Non si può dire che siccome nel MR non si parla di San Bricio martire, allora il lapicista ha sbagliato perché non sapeva che il vescovo di Tours non era martire, quindi un errore è definirlo martire, ma è san Brizio di Tours (ma in realtà si traduce Bricio)!?!?!
Deduzione ridicola.
La grande questione è che esistono molto reliquie di santi martiri con nomi del MR, perché nomi imposti, ma poi in realtà sono reliquie delle catacombe, di cui si sa solo che sono martiri e nulla più.
Uno tra i tanti.
saluti
mercoledì 26 agosto 2015
Studiosi inventori....
Si legga la pagina http://www.santagatadeigoti.net/SanMenna/Chiesa_SanMenna.htm
In cui si sostiene la tesi che in un'urna vi
sono le reliquie di San Brizio di Tours e di San Sossio di Miseno.
“Nell'urna furono
deposte, separate dalle prime, anche altre reliquie, in particolare quelle di
San Brizio, vescovo di Tours e di San Socio (o Sossio) martire del Miseno.
Infatti sul rovescio della stessa lapide è scritto:
HIC REQUIESCUNT
CORPORA SANCTORUM BRICII ET SOCII MARTIRUM”
Scrivendo avevo sostenuto che non sono i suddetti
santi ma semplicemente delle ossa di martiri delle catacombe di cui il capo gruppo
si chiama Brizio.
Risposta.
Mi è stata
recapitata la sua osservazione circa l'epigrafe attestante le reliquie
custodite nella chiesa di San Menna a Sant' Agata de' Goti. La sua interpretazione
è rispettabile, storicamente plausibile, grammaticalmente non sostenibile, in
quanto SOCII è un genitivo singolare (socium-socii). Siccome la lapide è
correttamente scritta, è più probabile che il lapicida ignorasse che San
Bricio, vescovo di Tour, non era stato un martire.
Per una
completa esposizione può consultare "La chiesa di San Menna a Sant' Agata
de' Goti - Atti del convegno di studi 19 giugno 2010", pp.31-4
(by xxx)
La risposta non si
sbilancia, perché deve sostenere la tesi (errata), barricandosi solo dietro l’errore
grammaticale (bazzecola rispetto al contenuto, ma certamente un errore!). Riformulo
la questione.
La lapide dice:
HIC
REQUIESCUNT CORPORA SANCTORUM BRICII ET SOCII MARTIRUM
La traduzione è:
QUI
RIPOSANO I CORPI DEI SANTI BRICIO E SOCIO MARTIRI.
Bricio e non Brizio, perché
in latino San Brizio si scrive Sancti Britii.
Idem per Socio, nel senso
di compagno, e non nel senso di Sossio. Perché in latino il nome del martire di
Miseno si scrive Sòsii.
Quindi non è che il lapicida
ignorasse, ma conosceva bene la questione delle reliquie, ora mal interpretate.
Concludendo: le reliquie sono di due santi
martiri Bricio e Socio.
Ogni altra
interpretazione è errata!
CONTINUA...
CONTINUA...
martedì 25 agosto 2015
"Se li abbandono anch'io, non hanno più nessuno": beato Alessandro Dordi.
Oggi moriva in Perù don Alessandro Dordi (+ 1991), missionario bergamasco, sarà beatificato il prossimo 5 dicembre con Michał Tomaszek e Zbigniew Adam Strzałkowski.
"Il martirio per i cristiani
è il portare la testimonianza nella fede
fino alle estreme conseguenze
oppure la dedizione nella carità"
domenica 23 agosto 2015
XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
«Se
sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire:
se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli
Amorrèi, nel cui territorio abitate. Quanto a me e alla mia casa, serviremo il
Signore».
Così parla Giosuè, il successore
di Mosè alla guida del popolo d’Israele.
Egli pone al popolo una
decisione. Chiede di scegliere una misura per la vita di se e dei loro figli.
Chiede di accogliere, di
darsi un patto di fiducia.
In un mondo sfiduciato,
siamo anche dentro questa domanda: se fare nostro il patto di Sichem.
Facciamo nostra la
risposta di Israele?
«Lontano
da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi! Poiché è il Signore,
nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d’Egitto,
dalla condizione servile; egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri
occhi e ci ha custodito per tutto il cammino che abbiamo percorso e in mezzo a
tutti i popoli fra i quali siamo passati. Perciò anche noi serviremo il
Signore, perché egli è il nostro Dio».
Questo problema di decisone riappare nel Vangelo in
cui si dice:
Da
quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con
lui.
La questione è grande e grave.
Come per Sichem, anche nel Vangelo siamo scossi e
chiamati ad una decisone seria e definitiva: con il Signore o senza il Signore.
Disse
allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?».
Certo noi siamo più ambigui. Noi rimaniamo, stiamo, ma
poi in realtà camminiamo come vogliamo.
Questa ambiguità fa male!
Sentiamo nostra la domanda e il grido di Pietro:
«Signore,
da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto
che tu sei il Santo di Dio».
Ora passiamo alla seconda
lettura. Che cosa ci dice alla luce delle altre due.
La famosa lettera di
Paolo, sul rapporto uomo e donna, meglio sul rapporto marito e moglie, ci
riporta al concretezza della vita.
La scelta del Signore
nella nostra vita deve entrare nella dimensione del quotidiano.
La misura è: come anche Cristo fa
Non basta scegliere,
bisognare essere.
Non possiamo dirci
cristiani, dobbiamo essere cristiani.
Mi piace a tal proposito riprendere
la catechesi del Papa sulla tema della festa, dello scorso 12 agosto:
Oggi
parleremo della festa. E diciamo subito che la festa è un’invenzione di Dio.
Ricordiamo la conclusione del racconto della creazione…
Dio
stesso ci insegna l’importanza di dedicare un tempo a contemplare e a godere di
ciò che nel lavoro è stato ben fatto. Parlo di lavoro, naturalmente, non solo
nel senso del mestiere e della professione, ma nel senso più ampio: ogni azione
con cui noi uomini e donne possiamo collaborare all’opera creatrice di Dio.
Dunque
la festa non è la pigrizia di starsene in poltrona, o l’ebbrezza di una sciocca
evasione, no, la festa è anzitutto uno sguardo amorevole e grato sul lavoro ben
fatto; festeggiamo un lavoro.
Può
capitare che una festa arrivi in circostanze difficili o dolorose, e si celebra
magari “con il groppo in gola”. Eppure, anche in questi casi, chiediamo a Dio
la forza di non svuotarla completamente.
Ma
il vero tempo della festa sospende il lavoro professionale, ed è sacro, perché
ricorda all’uomo e alla donna che sono fatti ad immagine di Dio, il quale non è
schiavo del lavoro, ma Signore, e dunque anche noi non dobbiamo mai essere
schiavi del lavoro, ma “signori”.
L’ossessione
del profitto economico e l’efficientismo della tecnica mettono a rischio i
ritmi umani della vita, perché la vita ha i suoi ritmi umani. Il tempo del
riposo, soprattutto quello domenicale, è destinato a noi perché possiamo godere
di ciò che non si produce e non si consuma, non si compra e non si vende. E
invece vediamo che l’ideologia del profitto e del consumo vuole mangiarsi anche
la festa: anch’essa a volte viene ridotta a un “affare”, a un modo per fare
soldi e per spenderli. Ma è per questo che lavoriamo? L’ingordigia del
consumare, che comporta lo spreco, è un brutto virus che, tra l’altro, ci fa
ritrovare alla fine più stanchi di prima. Nuoce al lavoro vero, e consuma la
vita. I ritmi sregolati della festa fanno vittime, spesso giovani.
Infine,
il tempo della festa è sacro perché Dio lo abita in un modo speciale.
L’Eucaristia domenicale porta alla festa tutta la grazia di Gesù Cristo: la sua
presenza, il suo amore, il suo sacrificio, il suo farci comunità, il suo stare
con noi… E così ogni realtà riceve il suo senso pieno: il lavoro, la famiglia,
le gioie e le fatiche di ogni giorno, anche la sofferenza e la morte; tutto
viene trasfigurato dalla grazia di Cristo.
Ecco qui, in questa
catechesi la concretezza del patto di Sichem: Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore.
Amen.
sabato 22 agosto 2015
Concetta Lombardo, prega per noi!
Concetta Lombardo nasce a Stalettì (CZ) il 7 luglio 1924 nella diocesi di Catanzaro-Squillace. Il padre Gregorio muore in un incidente quando lei ha sette mesi. Conosce la povertà, ma cresce sana e bella, assieme alla sorella Angelina, allevata da mamma Giovanna Rauti, che si divide tra la famiglia e i lavori a giornata nei campi o a fare e vendere sapone. Anche Concetta, fatte le scuole elementari, lavora nei campi, sbriga le faccende domestiche, ricama e fa la sarta. Ogni giorno frequenta la chiesa, dove è impegnata come catechista. La sua fede è semplice, ma soda e convinta: nutre il suo spirito di Parola e di Eucaristia e legge anche buoni libri, fornitigli dal suo parroco. Tra questi c'è anche la vita di Santa Maria Goretti. Ha cura del proprio cammino spirituale, formandosi nell'Azione Cattolica e nel Terz'Ordine Francescano.
E' una ragazza seria, nelle parole e nei comportamenti. Era fidanzata di un giovane, ma questi, emigrato in Germania, lì si sposa. Lei se ne fa una ragione, accettando la volontà di Dio. Altre due persone esprimono a lei un pensiero di amore, ma sono allontanate da Vincenzo Messina il fruttivendolo-macellaio del paese vicino, Gasperina, che si invaghisce di lei a tal punto da trasformare in breve tempo quel sentimento in un'autentica ossessione. Il fatto di essere regolarmente sposato con una figlia non gli impedisce di progettare la sua vita accanto a Concetta, in un crescendo di proposte sempre più esplicite, fino al punto di proporle una convivenza. La conoscenza di Concetta, da parte di Vincenzo, era avvenuta in seguito al comparaggio che la sorella di Concetta, Angelina, aveva stretto con la famiglia Messina come madrina nel battesimo della loro figlia. La frequenza delle famiglie, con scambi di doni, come si è soliti fare in Calabria, accende la passione di Vincenzo. Quando la famiglia Lombardo si accorge delle attenzioni particolari del compare, rompe il comparaggio. Ma Vincenzo non demorde, insegue, pedina, insidia Concetta, la quale deve continuamente nascondersi e scappare per non incontrare il suo pretendente.
Concetta ha molto chiaro il principio dell'indissolubilità del matrimonio, dell'illiceità morale dell'adulterio, della peccaminosità di ogni relazione extraconiugale. Respinge il pretendente in nome dei suoi principi morali: "Tu sei sposato. Dio non vuole, questo è peccato". La presenza ossessiva di Vincenzo davanti a casa di Concetta e le minacce non velate, fino al punto di puntarle la pistola, assumono sempre più i contorni di un dramma.
Si arriva così al 22 agosto 1948, quando Vincenzo, dopo una notte insonne e tormentata, esce di casa alle quattro del mattino, dicendo alla moglie di voler andare a piangere la sua situazione ed a far piangere qualcun altro. Dopo aver vagato per prati e campi, si presenta dove Concetta sta raccogliendo fichi d'India insieme alla zia Maria e a zio Giovanni. Pistola in pugno, Vincenzo prima invita e poi intima a Concetta di seguirlo. La zia e un vicino, vista la situazione drammatica, invitano Concetta a seguire Vincenzo. Avrebbero provveduto loro a dire alla madre quello che era successo, ma Concetta si rifiuta "perché questo è peccato ed è uno scorno per la mamma". Partono tre colpi di pistola: cade Concetta; quindi il Messina si suicida a pochi metri da lei.
Autore: Padre Pasquale Pitari, ofmcapp
altro filmato su Concetta Lombardo.
25 ottobre 2000
venerdì 21 agosto 2015
"Sono lieto ..."
Sono lieto perchè in una età in cui molti hanno vergogna di dirsi cattolici, molti altri prendono a catafascio Dio, fede, rivelazione, culto e ministri, di tutto discorrono con beffarda empietà, tutto negano e volgono a derisione ed a scherno, non rispettando nemmeno il santuario della coscienza; è impossibile che di fronte a queste manifestazioni del soprannaturale, per quanto cerchino di chiudere gli occhi in faccia al sole che li illumina, un raggio divino non li penetri, e, non fosse altro, per la via del rimorso li riconduca alla fede.
Sono lieto, perché la virtù di questi eroi deve rianimare i fiacchi ed i paurosi nella pratica della dottrina e credenza cristiana e renderli forti nella fede. Il coraggio infatti non ha la sua ragione di essere se non in quanto ha per fondamento una convinzione. La volontà è una potenza cieca, quando non è illuminata dalla intelligenza; né si può camminare con piè sicuro fra le tenebre. Ma se la generazione attuale ha tutte le incertezze e i dubbi dell'uomo che va a tentoni, è segno evidente che non si fa più tesoro della parola di Dio, che è lucerna che guida i nostri passi, e luce che illumina i nostri sentieri, lucerna pedibus meis verbum tuum et lumen semitis meis.
Fonte
lunedì 17 agosto 2015
Ricordi di un viaggio...
L'estate 2015 mi ha visto tra il Friuli e la provincia di Viterbo, circa 15 giorni stupendi. Tra luglio e agosto.
L'Italia è proprio bella!
La Tuscia viterbese è incantevole, e il Friuli è una regione spettacolare.
Arte, storia, fede, amor di Patria ecco gli ingrediente dell'estate 2015.
La musica che mi ha accompagnato è questa...
Filippo Neviani
Giusy Ferreri
Mengoni
Deorro
Malika Ayane
Madcon
Tiziano Ferro
The Kolors
(incubo!!!)
Lorenzo Fragola
(canzonetta!!!! video da maleducati!!!!)
In Tuscia ho dormito a Bagnoregio (VT) presso "La Loggetta" - in centro, un B&B dove mi sentivo a casa - ed ho mangiato presso il "Ripi&go".
Una parola va spesa per il "Ripi&go". Delizioso luogo! Pizza meravigliosa... da primato, per gusto e digeribilità! Costi super ottimi. La pizza preferita: Civita.
Poi non parliamo degli spaghetti alla carbonara, della trippa alla viterbese, o del coniglio porchettato .... che dire! Non ci sono parole.
Mentre in Friuli ho dormito presso Stop & Sleep - Udine, Viale Europa Unita 101 - e ho mangiato in giro, senza un punto fisso, visto che non ho trovato un vero locale per mangiare secondo la cucina locale. Un grazie grande alla Signora Raimonda di Stop & Sleep.
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| Stop & Sleep camera Roma |
Indonesia: estremisti islamici bloccano costruzione chiesa S. Chiara
Di Redazione
Roma, (ZENIT.org)
Gruppi di estremisti islamici sono riusciti ad ottenere il blocco
della costruzione della chiesa parrocchiale di S. Chiara nel distretto di
Bekasi (West Java), dopo una massiccia manifestazione durata tutta la giornata
di ieri. I dimostranti affermano che la comunità cattolica non ha il permesso
di costruzione.
Quando il sindaco di Bekasi, Rahmat Effendi, ha mostrato il
permesso, lo hanno accusato di averlo formulato dietro pagamento di tangenti.
L’accusa è stata rifiutata dall’amministrazione di Bekasi, ma per il momento,
Effendi ha consigliato ai cristiani di fermare la costruzione della chiesa. Per
“minimizzare le tensioni” i cattolici celebreranno le messe domenicali in un
edificio di proprietà dell’esercito.
Come ricorda AsiaNews,
dal 2006, il permesso per costruire chiese (IMB, Izin Mendirikan Bangunan) in
Indonesia è divenuto molto complicato. Secondo un decreto congiunto del ministero
per gli affari religiosi e quello degli interni, per essere approvato, ogni
progetto di chiesa deve avere la firma di almeno 90 fedeli e deve essere
sostenuto da almeno 60 firmatari residenti nell’area, approvati dal capo
villaggio.
La parrocchia di S. Chiara – che aspettava il permesso da 17 anni
- ha ottenuto tutte queste firme e l’IMB è stato concesso lo scorso 28 luglio,
ma da allora, gruppi di estremisti islamici esigono che il piano di costruzione
della chiesa sia smantellato, soprattutto a North Bekasi, città costituita
solo da “pii musulmani”.
Emmanuel Dapa Loka, uno dei parrocchiani e scrittore, dichiara ad AsiaNews: “Sono stato
coinvolto di persona nel processo dell’ottenimento dell’IMB. Il comitato per la
costruzione della chiesa ha compiuto con diligenza tutte le procedure legali.
Tutti i documenti, comprese le firme dei vicini, sono stati compilati con
professionalità; le loro lettere di sostegno sono state stilate sotto la
guida del ministero locale per gli affari religiosi e hanno ricevuto il sigillo
ufficiale”.
“Il comitato di verifica interreligioso – continua – e i
rappresentanti del ministero degli affari religiosi di Bekasi sono venuti a
visitare il luogo dove sorgerà la chiesa” che servirà almeno 9mila fedeli. Per
tutto ciò, Emmanuel conclude che le accuse dei dimostranti sono false. Simili
lamentele sono un cliché usato da gruppi estremisti per fermare lo sviluppo
delle comunità cristiane.
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