giovedì 26 dicembre 2013

Santo Stefano diacono e primo martire






Nell’Angelus del 26 dicembre 2008, papa Benedetto XVI, diceva: “L’odierna festa di Santo Stefano, il primo martire della Chiesa, si colloca nella luce spirituale del Natale di Cristo. Stefano, … insieme con altri sei fu ordinato diacono nella prima Comunità di Gerusalemme e, a motivo della sua predicazione ardente e coraggiosa, fu arrestato e lapidato”.

Chi è un diacono?
Il diaconato è il primo grado del Sacramento dell'Ordine, ed è finalizzato all'aiuto e al servizio dei due gradi di partecipazione ministeriale al sacerdozio di Cristo: l'Episcopato e il presbiterato[o sacerdozio]. In questo caso è detto diaconato transeunte, cioè transitorio, di passaggio.

E si comprende dalla festa odierna che i diaconi sono una presenza antica, dagli inizi della Chiesa.

Nell’anno liturgico esistono altri Santi Diaconi, oltre a S. Stefano:
San Lorenzo, diacono e martire della Chiesa di Roma (III secolo)
San Vincenzo, diacono e martire della Chiesa di Saragozza (III-IV)
Sant'Efrem siro, dottore della Chiesa (IV secolo)
Sant’Arialdo, diacono e martire della Chiesa di Milano (XI secolo)
San Francesco d’Assisi, diacono della Chiesa di Assisi (XIII secolo)



 
Il Concilio Vaticano II ha rivalutato l'importanza del ministero diaconale per la vita della Chiesa come ruolo specifico in sé medesimo, sicché accanto al diaconato transeunte finora comunemente preso in considerazione, che riguarda la tappa obbligatoria per essere ordinati presbiteri, si è riscoperto il valore del diaconato permanente che consacra il battezzato a vita nel ruolo di servizio ministeriale e può essere conferito anche a coloro che hanno già contratto matrimonio.

La pagina del Vangelo di Matteo, ci fà fare memoria che Stefano, non è solo diacono ma è anche martire: “Sarete odiati da tutti a causa del mio nome”

Il martirio all’inizio della Chiesa, è la prima forma di testimonianza. Infatti il termine martire significa proprio testimone.

Ma la vicenda del primo martire Stefano, racchiude in se tutti i valori della vera testimonianza cristiana.
I sette primi diaconi erano stati costituiti per dare uno spazio privilegiato alla carità. Ricorda infatti il libro degli Atti che furono scelti “per servire alle mense”. Già in epoca apostolica c’è un attenzione specifica al povero, che in quel contesto sociale e storico aveva il volto delle vedove.

Ma poi tutta la vicenda di S. Stefano ci è di monito e ci richiama ai valori evangelici primari, che sono la grande e vera testimonianza che deve porre in atto un cristiano.

Così infatti ci ricordava papa Benedetto:
“Cari fratelli e sorelle, in santo Stefano vediamo realizzarsi i primi frutti della salvezza che il Natale di Cristo ha recato all’umanità: la vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio, della luce della verità sulle tenebre della menzogna. Lodiamo Dio perché questa vittoria permette anche oggi a tanti cristiani di non rispondere al male con il male, ma con la forza della verità e dell’amore. La Vergine Maria, Regina dei Martiri, ottenga a tutti i credenti di seguire con coraggio questa stessa via”.

Amen.

mercoledì 25 dicembre 2013

NATALE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO





Ed il Natale del Signore è arrivato.
Risuonano le parole di Zaccaria: “Benedetto il Signore Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo ”.

Ripensiamo al lungo elenco di nomi della genealogia di San Matteo: “Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli … tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici. Così fu generato Gesù Cristo …”.
E capiamo che il tempo è giunto, si è compiuto l’evento tanto atteso: annunciato dai profeti e sperato da un popolo!

Ci si scalda il cuore quando riecheggia in esso il canto degli Angeli di quella Notte Santa: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Come non pensare ai pastori, quando dissero: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Perché anche in noi questo avvenimento si è fatto conoscere e l’abbiamo visto, anzi lo cerchiamo ogni giorno perché “giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna”!

Ed infine come non sussultare di gioia nel ripensare alle parole di Giovanni:

“Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi”

Egli abita sempre in mezzo a noi! Anche quando non l’accogliamo o ce lo dimentichiamo. Perché abita in mezzo a noi! Solo però ci chiede di “credere nel suo nome” perché accogliendolo si attui i miracolo del Natale: “diventare figli di Dio”.

“Dio ha voluto condividere la nostra condizione umana al punto da farsi una cosa sola con noi nella persona di Gesù, che è vero uomo e vero Dio. Ma c’è qualcosa di ancora più sorprendente. La presenza di Dio in mezzo all’umanità non si è attuata in un mondo ideale, idilliaco, ma in questo mondo reale, segnato da tante cose buone e cattive, segnato da divisioni, malvagità, povertà, prepotenze e guerre. Egli ha scelto di abitare la nostra storia così com’è, con tutto il peso dei suoi limiti e dei suoi drammi. Così facendo ha dimostrato in modo insuperabile la sua inclinazione misericordiosa e ricolma di amore verso le creature umane. Egli è il Dio-con-noi; Gesù è Dio-con-noi. Credete questo voi? Facciamo insieme questa professione: Gesù è Dio-con-noi! Gesù è Dio-con noi da sempre e per sempre con noi nelle sofferenze e nei dolori della storia. Il Natale di Gesù è la manifestazione che Dio si è “schierato” una volta per tutte dalla parte dell’uomo, per salvarci, per risollevarci dalla polvere delle nostre miserie, delle nostre difficoltà, dei nostri peccati. Da qui viene il grande “regalo” del Bambino di Betlemme: Lui ci porta un’energia spirituale, un'energia che ci aiuta a non sprofondare nelle nostre fatiche, nelle nostre disperazioni, nelle nostre tristezze, perché è un’energia che riscalda e trasforma il cuore. La nascita di Gesù, infatti, ci porta la bella notizia che siamo amati immensamente e singolarmente da Dio, e questo amore non solo ce lo fa conoscere, ma ce lo dona, ce lo comunica!”(Udienza generale, 18 Dicembre 2013)

Ed allora comunichiamolo unendoci al coro degli angeli, non solo in questo giorno, ma ogni giorno; non solo perché oggi siamo più sereni di ieri, ma anche quando non siamo sereni, perché afflitti o inquieti, comunichiamocelo ogni giorno, perché questa consapevolezza non duri da Natale e Santo Stefano, ma duri ogni giorno, ogni dove, e su ogni perché.

«Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».

Gesù umile e mite di cuore, adagiato in una mangiatoia, rendi il mio cuore simile al tuo!Amen.

martedì 24 dicembre 2013

Natale del Signore





Carissimi,
qui un piccolissimo capolavoro di cinematografia contemporanea, vale la pena di essere visto - in consonanza con la tradizione orientale, nutrito dal vangelo apocrifo di Giacomo: l'incontro di Maria con l’Angelo alla sorgente (Maria è intenta a stendere il bucato); San Giuseppe fuori della capanna  'ruminando' si chiede della provenienza del bambino e l’angelo mostri i segni della provenienza divina; il bagno del Santo Bambino, che certo è Dio, ma è vero uomo; il bue e l'asino, l'arrivo contemporaneo dei Santi Magi d'oriente con i pastori; la visione di pacificazione tra tutte le creature così come la racconta il profeta Isaia (leone, conigli, pescatori e pesci), e l’angelo che mostra ogni volta la Parola che si realizza nell’evento. Un opera d'arte per la gioia e la fede.








“Nel giorno glorioso della Tua Natività hai ricolmato tutta la Creazione di gioia ed esultanza, perchè hai convertito la Terra in Cielo dove si incontrano Angeli e uomini“

 (dalla liturgia siriaca del Natale del Signore)

domenica 22 dicembre 2013

IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)




Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».
“Cristo Gesù … nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità”

Le prime due letture ci danno il contorno di ciò che liturgicamente sta per accadere: ci mettiamo in questa domenica nei panni di Giuseppe, lo sposo di Maria.

Il Vangelo di Matteo chiama Giuseppe "giusto". Qual'era il senso di tale parola per noi oggi e nell'epoca di Gesù?

Autori antichi come Giuseppe Flavio e Filone, affermano:
Per Giuseppe Flavio († 100 d.C., di origine ebraica), l'aggettivo/sostantivo "giusto" (greco : dikaios) non ha significato univoco : è colui che obbedisce ai comandi di Dio, è l'uomo di fede, l'uomo retto che sta al suo posto e agisce come deve secondo la volontà di Dio, è l'uomo di carattere, fedele alle divine prescrizioni. Sulla scia degli accostamenti dell'ambiente ellenistico, lo avvicina a parole che esprimono la bontà. Potremmo dire che è l’uomo buono che vive della bontà di Dio.

Per Filone di Alessandria detto l’Ebreo († 45 d.C.), il giusto è il vero sostegno del genere umano, nel quale si trova per sanare le infermità di fronte alla folla degli ingiusti dopo essere giunto egli stesso alla giustizia che tutto risana. In questa filosofia si colloca il pensiero moderno, nato dopo l’Olocausto, per definire il Giusto tra le nazioni. Per Filone il giusto è il patriarca Abramo. Il giusto è Abramo, uomo che erge come sostegno perché in tutto in lui è sostenuto da Dio.

In questa pagina evangelica, giusto è una qualifica data a Giuseppe nel momento più critico della sua vita.
Giuseppe, sposa di Maria, qui emerge come giusto, perché?
In una lista di significati si possono includere i seguenti:

A) è giusto perché il suo comportamento non è vincolato alla legge - non è legalista, un fariseo – ma il suo comportamento è opera della fede (categoria tipicamente neotestamentaria, vedi San Paolo);

B) è giusto perché che tempera la giustizia o l’amministrazione con la misericordia, la pietà, la bontà; l'uomo dotato di ogni virtù (così è definito dai Padri della Chiesa);

C) è giusto perché nella sua condotta è fedele a Dio (abbinamento dell'ideale antico e neotestamentario: disposizione a separarsi da Maria e ad accettarla secondo la volontà di Dio);

D) è giusto perché conoscendo il mistero di Dio compiuto in Maria, è disposto a ritirarsi.

Giuseppe, "uomo giusto" e vero israelita, accoglie nella fede il progetto di Dio che sta prendendo forma in Maria. Non si tratta di una accettazione qualunque nella fede, ma di una accettazione nella fede messianica, il cui contenuto è indicato dall'angelo rivelatore (Mt 1, 20-21):
«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

La salvezza non passa secondo i miei progetti, ma nell’assecondare i progetti di bontà di Dio.
Così sembra insegnarci Giuseppe.
Tutto ciò che viene da Dio è buono, anche se non subito comprensibile: “Gesù è la manifestazione che Dio si è “schierato” una volta per tutte dalla parte dell’uomo, per salvarci, per risollevarci dalla polvere delle nostre miserie, delle nostre difficoltà, dei nostri peccati”. (Papa Francesco). Amen.

Rosalia, tra i testimoni di Gesù (II)






Il nome si è diffuso tra il popolo di Dio, così da essere presente con altri esempi di santità. Quest’anno poi è particolarmente significativo per il nome Rosalia, perché ricorre il decimo anniversario di beatificazione della Suora della Carità Rosalia Rendu (2003 – 2013) e il rinoscimento delle virtù eroiche della Serva di Dio Rosalia Cadron-Jetté (9 dicembre 2013). La Rendu è l’ultima Rosalia iscritta nel Martirologio Romano.

Ecco di seguito gli altri esempi di santità che si chiamano Rosalia.

Maria Rosalia Baudelet de Haute-Fontaine in Bayart
laica della Diocesi di Arras; sposata
Nata nel 1727
Morta † 1792-1799
Fa parte della causa di canonizzazione del gruppo Giovanni Poulin, sacerdote, e 154 compagni martiri della Diocesi di Arras e dell’Arcidiocesi di Cambrai. La causa ha un decreto sugli scritta del 28 febbraio 1940

Rosalia Maioul
laica della Diocesi di Arras;
Nata il 13 Ottobre 1768
Morta † 1792-1799
Fa parte della causa di canonizzazione del gruppo Giovanni Poulin, sacerdote, e 154 compagni martiri della Diocesi di Arras e dell’Arcidiocesi di Cambrai. La causa ha un decreto sugli scritta del 28 febbraio 1940

Rosalia Colbeau
laica della Diocesi di Arras
nata nel 1738
Morta † 1792-1799
Fa parte della causa di canonizzazione del gruppo Giovanni Poulin, sacerdote, e 154 compagni martiri della Diocesi di Arras e dell’Arcidiocesi di Cambrai. La causa ha un decreto sugli scritta del 28 febbraio 1940

Rosalia (Rosa) Remaud
Nata il 19 Marzo 1789 a Bourgneuf, Vandea (Francia)
Morta il 28 Febbraio 1794 a Les Lucs-sur-Boulogne, Vandea (Francia). Martire di solo 4 anni e 11 mesi.
Fa parte della causa di canonizzazione di "Maria Airiau et Socii et Sociae Infantes". Perché il nome di Maria Modesta Airiau è il primo nella lista alfabetica dei martiri, alcuni documenti romani riguardanti i presunti martiri infanti di Les Lucs si riferiscono a lei come capo del gruppo: Maria Modesta Airiau e 11° infanti e bambini di Les Lucs della diocesi di Luçon. Tuttavia, gli attori della causa hanno sempre preferito Lousa Minaud come capo della causa in quanto è la più giovane (15 giorni) tra i 110 presunti martiri; causa aperta in due momenti: nel 1947 e il 1948

Rosalia (Rosa) Martin
Nato il 21 aprile 1791 a La Guénière, Vandea (Francia)
Morta il 28 Febbraio 1794 a Les Lucs-sur-Boulogne, Vandea (Francia). Martire di solo 2 anni e 10 mesi.
Fa parte della causa di canonizzazione di "Maria Airiau et Socii et Sociae Infantes". Perché il nome di Maria Modesta Airiau è il primo nella lista alfabetica dei martiri, alcuni documenti romani riguardanti i presunti martiri infanti di Les Lucs si riferiscono a lei come capo del gruppo: Maria Modesta Airiau e 11° infanti e bambini di Les Lucs della diocesi di Luçon. Tuttavia, gli attori della causa hanno sempre preferito Lousa Minaud come capo della causa in quanto è la più giovane (15 giorni) tra i 110 presunti martiri; causa aperta in due momenti: nel 1947 e il 1948

Rosalia (Rosa) Martineau
Nato il 21 marzo 1791 a Bourgneuf, Vandea (Francia).
Morta il 28 Febbraio 1794 a Les Lucs-sur-Boulogne, Vandea (Francia). Martire di solo 2 anni e 11 mesi.
Fa parte della causa di canonizzazione di "Maria Airiau et Socii et Sociae Infantes". Perché il nome di Maria Modesta Airiau è il primo nella lista alfabetica dei martiri, alcuni documenti romani riguardanti i presunti martiri infanti di Les Lucs si riferiscono a lei come capo del gruppo: Maria Modesta Airiau e 11° infanti e bambini di Les Lucs della diocesi di Luçon. Tuttavia, gli attori della causa hanno sempre preferito Lousa Minaud come capo della causa in quanto è la più giovane (15 giorni) tra i 110 presunti martiri; causa aperta in due momenti: nel 1947 e il 1948.

sabato 21 dicembre 2013

Un pensiero ....




"Se un giorno cammini tranquillo per la tua strada e vedi un tuo fratello che ti precede, lui pure tranquillo, e d'improvviso vedi un uomo cattivo che spunta da una stradina e gli salta addosso e gli si avventa contro per colpirlo violentemente con un coltello, gli tira i capelli, lo ferisce e lo butta a terra sanguinante, tu, davanti a questa scena, provi rabbia per il tuo fratello, o senti compassione e pietà per lui ?"
Mi sono meravigliato della domanda del padre e allora gli ho chiesto: "Com' è possibile che mi arrabbi con un mio fratello ferito che è caduto vittima di un bandito? Un simile pensiero non mi è passato neppure per l'anticamera del cervello! Senz' altro avrò pietà di lui e cercherò di aiutarlo come posso".

"E dunque", ha continuato il padre, "ogni uomo che ti offende, che ti danneggia, che ti calunnia, che in qualunque modo compie un'ingiustizia contro di te è un tuo fratello che è caduto nelle mani del bandito diavolo. Come devi fare dunque, quando affronti il torto subito da parte di tuo fratello? Devi sentire tanta pietà e compassione per lui e pregare intensamente e silenziosamente Iddio affinché ti sostenga in questo difficile momento di prova e devi aver pietà del tuo fratello che è stato vittima del bandito diavolo: così Dio aiuterà sia te, sia lui. Altrimenti, se fai l’opposto, dimostrando rabbia nei suoi confronti, rispondendo con un contrattacco al suo attacco, allora il diavolo, che sta sul collo del tuo fratello salta anche sul tuo e vi fa tribolare entrambi."

San Porfirio del Monte Athos (1906 – 1991)

venerdì 20 dicembre 2013

San Porfirio, prega per noi!




Porfirio fu monaco eccezionale per spiritualità e per fede della Sacra Montagna dell’Athos.
Nacque il 7 Febbraio 1906 nel paese di San Giovanni dell'isola greca Eubea, col nome Evangelos. Era il quarto figlio di una famiglia molto povera. Suo padre a causa della povertà dovette trasferirsi nell'America centrale e lavorare nella costruzione dello stretto di Panarna. Il piccolo Evangelos frequentò solo le prime due classi delle elementari, perché a causa della povertà della sua famiglia dovette iniziare a lavorare all'età di 7 anni come pastorello del piccolo gregge della famiglia, a 8 anni lavorò nella miniera della zona e in seguito in un negozio di alimentari di parenti in Calcida e poi nella città di Pireo.
Quando pascolava il gregge leggeva con difficoltà la biografia di San Giovanni il Calivita, un giovane di ricca famiglia, il quale aveva scelto la vita di asceta e una volta diventato monaco, ritornò e costruì lui stesso la sua capanna ascetica vicino alla ricca dimora dei genitori senza che questi lo riconoscessero. Cosi nacque in Evangelos il desiderio di diventare asceta e quando sentì un cliente del negozio dove lavorava parlare con degli amici del monte Athos decise di andarci e di farsi monaco.

All'età di 12 anni fuggì di nascosto per il monte Athos e divenne allievo monaco di due asceti: Panteleimon e Ioannichio, i quali erano asceti nell’eremo di Cafsocalivia, una zona solitaria e difficilmente accessibile del Monte Athos, vicino al Monastero di Megisti Lavra. All'età di 16 anni venne giudicato degno di diventare monaco con il nome di Nikita. Da allora ebbe il dono della veggenza cioè quel dono spirituale che permette all'uomo di vedere oltre le possibilità fisiche tutto ciò che Dio permette nel mondo fisico e spirituale. A 18 anni si ammalò gravemente e i gli anziani maestri decisero di mandarlo in un monastero al di fuori del Monte Athos per poter essere curato.

Si stabilì nel Monastero di San Charalampo, vicino al paese Avlonari dell' isola Eubea. In quel periodo conobbe l'arcivescovo del Sinai, Porfirio III, che era stato ospitato nel monastero: che profondamente colpito dalla sue virtù, dal suo amore per Cristo, dal suo zelo ascetico, dalla sua chiaroveggenza e dalla sua saggezza e con il consenso del vescovo locale, lo ordinò diacono e sacerdote nonostante la sua giovane età.
Come sacerdote esercitò nella diocesi di Caristia e in seguito de Calcida fino al 1940. Nell'ottobre del.1940 venne assunto come infermiere nel Policlinico di Atene, a causa del suo grande amore per i malati. Lì servi gli ammalati per trentatre anni e contemporaneamente confessava e consigliava coloro che si rivolgevano a lui.
Visse umilmente e in silenzio, pregando e aiutando il prossimo. Una volta divenuto anziano si ritirò nel piccolo monastero abbandonato e semidistrutto di San Nicola in Callistia del monte Penteli, in un bosco fuori Atene, dove riceveva, confessava e consigliava un gran numero di fedeli. Fu colpito da infarto e una volta ristabilitosi, nel 1979, si stabilì in una zona agricola del paese Milesi, 45 km fuori Atene dove fondò un monastero. Anche qui arrivava una moltitudine di fedeli per ascoltare i suoi consigli, per la sua benedizione, per risolvere i loro problemi, per conoscere ciò che succedeva loro e per essere guariti dalle loro malattie. Visse in questo luogo per 12 anni. Quando capì che era arrivato alla fine della sua vita terrena ritornò nell’eremo di Cafsocalivia del Monte Athos, ove era stato accolto come monaco 73 anni prima, per essere qui sepolto umilmente e silenziosamente. E lì si addormentò nel Signore il 2 Dicembre 1991, pronunciando le parole: "Di essere uno".




Il Santo Sinodo del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli ha proclamato, il 27 novembre 2013, ufficialmente la canonizzazione del santo anziano padre Porfirio (1906-1991).

La fonte consultata ed elaborata è in ortodoxia.it
Per approfondire si veda il libro: La fiamma divina che si accese nel mio cuore (Monaco Agapio)

giovedì 19 dicembre 2013

Decreti del 17 dicembre 2013: un Santo , una Beata e due Venerabili



San Pietro Favre sj

Il 17 dicembre 2013, il Sommo Pontefice, accolta la relazione del Prefetto, ha esteso alla Chiesa Universale il culto liturgico in onore del Beato Pietro Favre, Sacerdote professo della Compagnia di Gesù, nato a Le Villaret (Alta Savoia, Francia) il 13 aprile 1506 e morto a Roma il 1° agosto 1546, iscrivendolo nel catalogo dei Santi.



Allo stesso tempo, ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:




- il miracolo, attribuito all'intercessione della Venerabile Serva di Dio Maria Teresa Demjanovich, Suora professa della Congregazione delle Suore della Carità di Sant'Elisabetta; nata a Bayonne (New Jersey, Stati Uniti d'America) il 26 marzo 1901 e morta a Elizabeth (New Jersey, Stati Uniti d'America) l'8 maggio 1927;

- le virtù eroiche del Servo di Dio Emanuele Herranz Establés, Sacerdote diocesano e Fondatore delle Religiose Esclavas de la Virgen Dolorosa; nato a Campillo de Dueñas (Spagna) il 1° gennaio 1880 e morto a Madrid (Spagna) il 29 giugno 1968;

- le virtù eroiche del Servo di Dio Giorgio Ciesielski, Laico e Padre di famiglia; nato a Cracovia (Polonia) il 12 febbraio 1929 e morto in Egitto il 9 ottobre 1970.

FONTE: zenit

Feria propria del 19 Dicembre





Oggi 19 dicembre siamo alla terza feria prenatalizia.

O Germoglio di Iesse,
che ti innalzi come segno per i popoli:
tacciono davanti a te i re della terra,
e le nazioni t'invocano:
vieni a liberarci non tardare.
(Al Magnificat)

O Radice di Iesse,
che t’innalzi come segno per i popoli:
vieni a liberarci, non tardare.
(Al Vangelo)

La liturgia ci presenta due nascite per grazia.
Quella di Sansone e quelle del Battista; due uomini pieni di Spirito Santo:
“Lo spirito del Signore cominciò ad agire su di lui” … “colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio”.

Due segni della salvezza che pian piano si delinea e si realizza in Gesù, germoglio di Iesse.
Anche noi siamo parte di questo progetto salvifico e ed anche noi siamo portatori e annunciatori che Dio in Gesù ci salva!

Come Sansone,
il cui nome in ebraico significa "piccolo sole",
dobbiamo spenderci, con la forza di Dio, ad essere segno luminoso della sua salvezza contro ogni ingiustizia e sopruso: perché il Signore è venuto ha portare la vera giustizia.

Come Giovanni Battista,
che “venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce”,
dobbiamo preparare il nostro cuore ad accogliere il Signore e testimoniare il Vangelo così da “preparare al Signore un popolo ben disposto”.

Signore Gesù,
germoglio di Iesse,
inizio di una nuova umanità:
suscita a noi la stessa luminosa testimonianza
di Sansone e del Battista,
perché anche noi possiamo partecipare
al compimento del tuo Regno.
Amen.

mercoledì 18 dicembre 2013

Feria propria del 18 Dicembre





Oggi 18 dicembre siamo alla seconda feria prenatalizia.

O Signore, guida della casa d'Israele,
che sei apparso a Mosè nel fuoco del roveto,
e sul monte Sinai gli hai dato la legge:
vieni a liberarci con braccio potente.
(Al Magnificat)

O Signore, guida della casa d’Israele,
che hai dato la Legge a Mosè sul monte Sinai:
vieni a liberarci con braccio potente.
(Al Vangelo)

Gesù è il Signore, che invia al popolo un pastore, Egli ha donato la legge sul monte Sinai al suo servo Mosè, viene a liberarci.

Gesù è il nuovo Mosè, Egli sul monte Calvario ci ha donato la legge dell’Amore, che libera l’uomo con potenza da ogni egoismo e da ogni malvagità.

Noi siamo il nuovo popolo che nasce dal Calvario, e dal Crocifisso risorto è condotto e guidato!

Accogliamolo, in questo cammino verso il Natale del Signore, come pastore e guida della nostra vita, la sua parola sia misura della “giustizia e pace”.

Accogliamolo come “Giuseppe, figlio di Davide”, che non temette “di prendere … Maria” e il frutto del suo grembo “generato in lei … dallo Spirito Santo; … un figlio … Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”.

Signore,
accoglici perché noi possiamo accoglierti,
così come hai accolto Giuseppe come padre,
ed Egli ti accolse come figlio e Signore:
dona a noi la sua disponibilità,
perché svegliati dal sonno della nostra dispersione,
possiamo metterci al servizio del tuo Regno.
Amen.

martedì 17 dicembre 2013

Feria propria del 17 dicembre





Con oggi inizia quel tempo liturgico detto delle ferie prenatalizie che vanno dal 17 al 23 dicembre, caratterizzate da invocazioni – antifone – in cui la Chiesa proclama gli aspetti messianici di Gesù.

La prima così risuona:
“O Sapienza dell’Altissimo, che tutto disponi con forza e dolcezza: vieni ad insegnarci la via della saggezza”. (Al Vangelo)
“O Sapienza, che esci dalla bocca dell'Altissimo, ti estendi ai confini del mondo, e tutto disponi con soavità e con forza: vieni, insegnaci la via della saggezza”. (Al Magnificat)

Oggi, siamo così chiamati ad accogliere il Messia come Sapienza dell’Altissimo.

Il termine sapienza non vuol dire propriamente sapere, e tanto meno solo scienza o intelligenza; rifacendosi al verbo latino sapere, allude al gusto delle cose, sapio = io gusto, ossia “sapienza” è sinonimo di sapore, il sapore di Dio.

È dunque fondamentale che noi credenti, se con Dio vogliamo avere un rapporto autentico, dobbiamo saper gustare Dio, noi che gli siamo vicini; e quanto più gli siamo vicini, tanto più questa esperienza diventa comunicativa; infatti è capace di parlare convincentemente di Dio non tanto il teologo quanto colui che conosce il gusto di Dio, il sapore di Dio.

È questa la sfida della nuova evangelizzazione.

Comunicare Dio, diventa allora una sfida del gusto: solo avendone carpito il gusto, l’annuncio è tanto più comunicativo tanto più lo si è fatto proprio.
Qual è il sapore di Dio?
Due pensieri.
Avere il sapore di Dio vuol dire avere i suoi gusti e custodire il suo gusto.
Non è mai capitato di sentire un profumo e risvegliare nella memoria un insieme di fatti o di persone?
Avere il sapore di Dio vuol dire avere il suo olfatto, il suo udito, il suo gusto, il suo tatto e la sua vista.
Ma anche gustarlo così come Egli è! Ci ricorda un salmo: Gustate e vedete quant’è buono il Signore! (Sal 33,9).
Quando diciamo che “Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini”, vuol dire che Gesù impara crescendo, il sapore di Dio, solo questo gli permetteva di entrare in sintonia con il Padre, al punto di vivere nella sua volontà.

Signore Gesù,
il ricordo della tua venuta in mezzo a noi,
ci ridoni il sapore di Dio,
perché la nostra pratica cristiana non sia uno sterile fare,
ma sia un “sapere” per poi annunciare
“quant’è buono il Signore”.
Amen.

sabato 14 dicembre 2013

Don Domenico Pogliani, prega per noi!




È del prete procurare all’umanità ogni bene. È del prete fare della terra un’anticamera del cielo.

(servo di Dio don Domenico Pogliani)