mercoledì 16 ottobre 2013

Mercoledì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)




Beato Contardo Ferrini nasce a Milano nel 1859. Ragazzo prodigio, a 17 anni consegue la licenza liceale, a 21 si laurea in giurisprudenza e, dopo un periodo di specializzazione a Berlino, a 24 insegna già diritto romano all'università di Pavia. Insegna poi a Messina e a Modena e nel 1894 torna a Pavia, dove resterà fino alla morte. Studioso, giurista e ricercatore stimato, coltiva anche una forte spiritualità, che gli permetterà di distinguersi in un ambiente fortemente anticlericale. Il suo segreto: l’«apostolato silenzioso» e il suo stile di vita, con cui riuscirà a parlare di Dio anche ai lontani, agli indifferenti, agli atei. Impegnato nella San Vincenzo e in altre attività caritative, per quattro anni è anche consigliere comunale di Milano, dove si batte per conservare l'insegnamento religioso nelle scuole primarie. Il 6 gennaio 1886 professò la regola del terz'ordine francescano. È anche uno dei primi a sostenere il progetto di un'università cattolica in Italia. Contrae il tifo bevendo a una fontana inquinata e muore a 43 anni, il 17 ottobre 1902, durante un periodo di vacanza a Suna, sul Lago Maggiore.
Il Servo di Dio Padre Agostino Gemelli il 23 giugno 1942, fa traslare la salma di Contardo Ferrini dal cimitero di Suna alla cripta dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Il Venerabile Pio XII lo proclama beato nel 1947. Nel settembre 1947, mons. Leone Ossola consegna alla parrocchia di Suna l'insigne reliquia del cuore.

Se uno legge la vita dei santi si rende conto proprio che la Parola di Dio di oggi è vera!
“Dio infatti non fa preferenza di persone”

In ogni esempio di santità si scorge la “gloria, onore e pace per chi opera il bene”, e che “Dio, renderà a ciascuno secondo le sue opere: la vita eterna a coloro che, perseverando nelle opere di bene, cercano gloria, onore, incorruttibilità”.
Certo la vita dei santi non è fatta solo di rose, ma anche di spine!
Ma questo è scontato: ce lo racconta anche la vita, la loro come la nostra.

Cosa spinge, cosa giuda, cosa da forza nella vita dei santi da essere perseveranti nelle opere di bene?
È il senso della presenza di Dio!
Un Dio che non si condisce via con il pagare “la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe”, il Signore vuole di più!
La vita è un atto d’amore. Spesso il beato Contardo ripetava: "Diligam Te, sicut diligor a te" (Che io ami Te come io sono amato da Te).
Era il modo per ricordarsi che Egli doveva amare!

Cosa vuol dire amare? Parola così semplice e così grande!
Afferma il beato in una sua lettera:
"Un patto eterno, ineffabile, per cui non vorremmo altro che il bene, sempre il bene e tutto il bene, una promessa di amore imperituro, che ci fa passare pel mondo senza poterci persuadere come sia possibile il male, dopo cui altro non ci resta che sospirare il compimento della nostra adozione in cielo".

Signore, che io ti ami come io sono amato da Te! Amen.

martedì 15 ottobre 2013

Martedì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)






Teresa de Cepeda y Ahumada, "mater spiritualium", patrona degli scrittori cattolici (1965) e Dottore della Chiesa (1970): prima donna, insieme a S. Caterina da Siena, ad ottenere tale titolo; nata ad Avila il 28 marzo 1515; morta ad Alba de Tormes (Salamanca) il 4 ottobre 1582 (il giorno dopo, per la riforma gregoriana del calendario fu il 15 ottobre); beatificazione nel 1614, canonizzazione nel 1622.

Entrò nel Carmelo dell'Incarnazione d'Avila il 2 novembre 1535, fuggendo di casa. Da quella data ci mise 39 anni, per vivere quella che lei chiama la sua “conversione”.

Tra il 1554 e il 1555 avvenne il significativo episodio che avrebbe condotto la religiosa al ribaltamento della propria vita: “I miei occhi caddero sopra una immagine che era stata posta lì, in attesa della solennità che doveva farsi in monastero. Raffigurava Nostro Signore coperto di piaghe. Appena la guardai mi sentii tutta commossa, perché rappresentava al vivo quanto Egli aveva sofferto per noi: fu così grande il dolore che provai al pensiero dell'ingratitudine con la quale rispondevo al suo amore, che mi parve il cuore mi si spezzasse. Mi gettai ai suoi piedi tutta in lacrime, e lo supplicai a darmi forza per non offenderlo più”(Vita 9,1).

Quali sono i tratti che dobbiamo guardare di Santa Teresa?

La preghiera come atto amoroso tra la creatura e il Creatore: “significa frequentare con amicizia, poiché frequentiamo a tu per tu Colui che sappiamo che ci ama” (Vita 8, 5) .

Il riferimento al Vangelo e in particolare all’Umanità di Gesù, che lei definisce la Santa Umanità di Cristo: per Teresa, infatti, la vita cristiana è relazione personale con Gesù, che culmina nell'unione con Lui per grazia, per amore e per imitazione.

L’importanza di avere un buon Padre Spirituale (ebbe santi guide: S. Alfonso Borgia, gesuita; San Pietro d’Alcantara, francescano) e leggere dei buoni libri che alimentano la sua fede.

Infine il senso di appartenenza alla Chiesa, lei che tanto aveva patito a causa della riforma che aveva intrapreso all’interno dell’Ordine Carmelitano, ma per lei fu una gioia poter dire sul letto di morte: "muoio figlia della Chiesa".

Il Vangelo così affermava:
«Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

Alla luce della vita di S. Teresa possiamo così meditare:
- attenzione alla cura dell’esteriorità, il Signore vuol il cuore
- il Signore ha fatto buona ogni cosa
- la Carità come stile di vita è segno di un cuore buono.

Concludo con le parole di Benedetto XVI:
“L’esempio di questa Santa, profondamente contemplativa ed efficacemente operosa, spinga anche noi a dedicare ogni giorno il giusto tempo alla preghiera, a questa apertura verso Dio, a questo cammino per cercare Dio, per vederlo, per trovare la sua amicizia e così la vera vita; perché realmente molti di noi dovrebbero dire: “non vivo, non vivo realmente, perché non vivo l'essenza della mia vita”. Per questo il tempo della preghiera non è tempo perso, è tempo nel quale si apre la strada della vita, si apre la strada per imparare da Dio un amore ardente a Lui, alla sua Chiesa, e una carità concreta per i nostri fratelli”. Amen.

lunedì 14 ottobre 2013

Valentina è mamma!




I cuccioli sono nati il 19 settembre ...
I possibili nomi sono:
FEMMINE: Elisabetta, Barbara, Antonia, Caterina, Eufemia, Petronilla, Emilia, Bianca, Kinga;

MASCHI: Gennaro, Giovanni, Ciriaco, Costantino, Peleo, Basilio, Nilo, Elia e Franjo.

Il resto dell'albero genealogico è qui ... CLICCA



domenica 13 ottobre 2013

OMELIA XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)




Dalla “Breve istruzione delle cose più necessarie alla salvezza” del barnabita Alessandro Sauli: Domanda: «Quali sono le dignità del buon cristiano?» Risposta: «La prima, essere figlio di Dio; la seconda, essere fratello di Nostro Signore Gesù Cristo; la terza, essere erede del Cielo». Domanda: «Quale è il segno interiore del cristiano?» Risposta: «La carità fraterna, così come insegna il Signore: da questo vi riconosceranno che sarete miei discepoli se vi amerete insieme come io vi ho amati, cioè sommamente e santamente». Domanda: «Quale è il segno esteriore del cristiano?» Risposta: «Il segno della santa Croce…».

Questo è l’antico testo con cui il vescovo di Alenia in Corsica – S. Alessandro Sauli - catechizzava un popolo rozzo, ma buono - così egli lo definì - ed un clero ignorante che - in alcuni suoi membri -non sapeva leggere. Siamo nel secolo XVI!

Noi come siamo oggi? Qual è il livello della nostra fede?

La nostra fede è ancora capace di suscitare lo stupore di Gesù come quel giorno in cui attraversava un villaggio nel suo viaggio verso Gerusalemme?

«Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Il lebbroso samaritano compie un gesto importante. Non tanto perché è un uomo educato – va a dire grazie – ciò che conta nel suo gesto è la capacità di riconoscere il dono ricevuto.
Riconoscere il bene per poi saper riconoscere il male: per saperlo denunciare in nome della Verità professata e vissuta (la fede è vivere!); ma anche, se il male è mia opera, saper chiedere perdono, avere l’umiltà di riconoscere l’errore.

Dice l’Apostolo a Timoteo: “se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso”. Se riconosciamo la sua infinità fedeltà sapremo anche con umiltà riconoscere il nostro errore, causato dalla nostra fragilità, dalla nostra cattiverie, dalla nostra fantasia nel male, e chiedendo perdono, convertirci.

Un segno. Questa domenica la Chiesa riconosce la fedeltà – beatificandoli - di 522 uomini e donne di Spagna che tra il 1936 e il 1939 morirono per il Vangelo e per la fedeltà alla Chiesa: questo segno ci deve dare vigore e di deve spronare nel vivere la nostra amicizia con Gesù, “Il Signore … (che) si è ricordato del suo amore, della sua fedeltà alla casa d’Israele”. Amen.

Nuovi Santi, Beati e Venerabili



Ven. Eleonora Giorgi

Promulgati i nuovi decreti della Congregazione per le Cause dei Santi
CITTA' DEL VATICANO, 11 Ottobre 2013 (FONTE ZENIT) - Il 9 ottobre 2013, il Santo Padre Francesco, accolta la relazione di Sua Eminenza Reverendissima il Signor Card. Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha esteso alla Chiesa Universale il Culto liturgico in onore della Beata Angela da Foligno, dell'Ordine Secolare di San Francesco; nata a Foligno (Italia) intorno al 1248 ed ivi morta il 4 gennaio 1309, iscrivendola nel catalogo dei Santi.
Allo stesso tempo, il Sommo Pontefice ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:
- il miracolo, attribuito all'intercessione della Venerabile Serva di Dio Maria Assunta Caterina Marchetti, Cofondatrice della Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo; nata a Lombrici di Camaiore (Italia) il 15 agosto 1871 e morta a Sao Paolo (Brasile) il 10 luglio 1948;
- le virtù eroiche del Beato Amato Ronconi, Fondatore dell'Ospedale-Ospizio dei Pellegrini Poveri di Saludecio (Diocesi di Rimini), chiamato ora "Casa di Riposo Opera Pia Beato Amato Ronconi"; nato a Saludecio (Italia) circa nel 1226, e morto a Rimini (Italia) circa nel 1292;
- le virtù eroiche del Servo di Dio Pio Alberto Del Corona, Arcivescovo titolare di Sardica, già Vescovo di San Miniato, Fondatore della Congregazione delle Suore Domenicane dello Spirito Santo; nato a Livorno (Italia) il 5 luglio 1837 e morto a Firenze (Italia) il l5 agosto 1912;



- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Elisabetta Turgeon, Fondatrice della Congregazione delle Suore di Nostra Signora del Santo Rosario di San Germain; nata a Beaumont (Canada) il 7 febbraio 1840 e morta a Rimouski (Canada) il l 7 agosto 1881;

- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria di San Francesco Wilson (al secolo: Maria Giovanna), Fondatrice della Congregazione delle Suore Francescane di Nostra Signora delle Vittorie; nata a Hurryhur (India) il 3 ottobre 1840 e morta a Camara de Lobos (Portogallo) il 18 ottobre 1916;
-le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Eleonora Giorgi (al secolo: Angela), Suora professa della Congregazione delle Serve della Vergine Maria Addolorata di Firenze; nata a Scheggiano (Italia) il 16 gennaio 1882 e morta a Firenze (Italia) il 6 novembre 1945;
- le virtù eroiche del Servo di Dio Attilio Luciano Giordani, Laico e Padre di famiglia, Cooperatore della Società Salesiana di San Giovanni Bosco; nato a Milano (Italia) il 3 febbraio 1913 e morto a Campo Grande (Brasile) il 18 dicembre 1972.

Angela da Foligno è santa
 
Il significato della canonizzazione della Terziaria francescana spiegato dalla diocesi di Foligno
ROMA, 11 Ottobre 2013 (FONTE ZENIT) - Con il seguente comunicato la diocesi di Foligno ha annunciato il significato della canonizzazione della beata Angela, che assieme alla recente comunicazione delle date di beatificazione della venerabile Maria Cristina di Savoia (25 gennaio 2014) e di madre Speranza di Collevalenza (31 maggio 2014), mostrano ancora una volta l'attenzione di papa Francesco affinché venga riscoperta e valorizzata la dimensione femminile, ossia mariana, della Chiesa.
"Il 9 ottobre 2013, il Santo Padre Francesco, accolta la relazione di Sua Eminenza Reverendissima il Signor Card. Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha esteso alla Chiesa Universale il Culto liturgico in onore della Beata Angela da Foligno, dell'Ordine Secolare di San Francesco; nata a Foligno (Italia) intorno al 1248 ed ivi morta il 4 gennaio 1309, iscrivendola nel catalogo dei Santi." Con queste parole la Santa Sede ha annunciato oggi, 11 ottobre, il compimento del processo che attribuisce ad Angela il titolo di Santa attraverso la canonizzazione equipollenteal suono festoso delle campane della chiesa di San Francesco e della Cattedrale.
La canonizzazione equipollente avviene senza una solenne celebrazione liturgica, ma con la firma da parte del Papa di un decreto che, riconoscendo l’esistenza di un culto che supera i confini della Diocesi di Foligno e della Famiglia francescana in cui è permesso ormai da secoli, lo estende alla Chiesa universale. Del resto, più volte i Papi – da ultimo Benedetto XVI nella catechesi tenuta durante l’udienza del 13 ottobre 2010 – hanno chiamato Angela “Santa” in occasioni pubbliche, confermando di fatto il valore unanimemente riconosciuto dai teologi e dai fedeli alla sua esperienza mistica. Tra gli atti di venerazione, ricordiamo quello del Beato Giovanni Paolo II che, in visita a Foligno il 20 giugno 1993, volle pregare dinanzi all’urna della Mistica folignate. Papa Francesco è giunto alla decisione di iscrivere Angela nel catalogo dei Santi in virtù della determinazione di Papa Benedetto XVI che, autorizzando la Congregazione a derogare alla comune prassi in presenza di un culto antico, universale e ininterrotto, ha impresso una sostanziale accelerazione alla causa. Per provvidenziale coincidenza, la canonizzazione di Angela da Foligno avviene proprio all’indomani della visita di Papa Francesco ad Assisi, nella città che vide alcuni passi decisivi della conversione di Sant’Angela sulle orme di San Francesco, e a pochi giorni dall’annuncio della canonizzazione di Giovanni Paolo II, a lei molto devoto.
Sant’Angela da Foligno, definita “Maestra dei Teologi”, nacque a Foligno da famiglia agiata nel 1248 circa. Nella sua giovinezza non compì studi approfonditi ed ebbe una vita segnata dal peccato, fino alla conversione avvenuta nel 1285 circa. Persi in breve tempo la madre, il marito e i figli, entrò verso il 1291 nel Terz’Ordine Francescano. Le scarse notizie sulla sua vita ci giungono dal Memoriale, compilato dal confessore frate A. (Arnaldo?) tra il 1292 ed il 1296 per sottoporre la sua esperienza mistica ad una commissione di teologi. Esso è contenuto nel più ampio Liber, opera di grande intensità e testo fondamentale della mistica, che ripercorre la sua esperienza dal raggiungimento della consapevolezza del peccato fino all’unione con la Trinità, dalla necessità della conoscenza di sé fino al desiderio di dare istruzioni ai figli spirituali riuniti nel Cenacolo. Morì a Foligno il 4 gennaio 1309 ed i suoi resti sono venerati nella Chiesa Conventuale di San Francesco.
La memoria liturgica – fissata al 4 gennaio, suo dies natalis – sarà celebrata nel 2014 con particolare solennità, per rendere grazie a Dio di aver donato alla sua Chiesa l’esempio e l’intercessione di Sant’Angela da Foligno: hanno accettato l’invito a partecipare alla celebrazione il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, Card. Angelo Amato, ed il Segretario della stessa Congregazione S. E. mons. Marcello Bartolucci. Inoltre, domenica 30 marzo 2014, IV di Quaresima, la Diocesi di Foligno si recherà in pellegrinaggio ad Assisi sulle orme di Angela. 

venerdì 11 ottobre 2013

Venerdì della XXVII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Beato Giovanni XXIII papa
San'Alessandro Sauli, vescovo




"Anima  nera, demone, demonio, angelo del male, angelo delle tenebre, nemico invidioso, maligno, tentatore, satana, Lucifero, angelo nero, spirito del male, Beelzebùl, principe di questo mondo, menzognero, ecc...”

Così la tradizione definisce il nemico per eccellenza dell’uomo.
Il Vangelo odierno parla della lotta tra Gesù e il demonio, una lotta che avviene nell'anima dell'uomo.
 
Chi è il diavolo?
 
§                        La Chiesa insegna che all’inizio i diavoli erano angeli buoni, creati da Dio, ma che poi da se stessi, per loro libera e irrevocabile scelta, si sono trasformati in malvagi, ribellandosi, rifiutando Dio.
§                        Il Vangelo di Giovanni chiama il diavolo Satana “il principe di questo mondo” (Gv 12,31). «Il diavolo è peccatore fin dal principio» (1 Gv 3,8), e si oppone personalmente a Dio e al suo disegno di salvezza.
 
Quale potere ha il diavolo su di noi?
 
§                        Nella prima Epistola dello stesso Giovanni si legge: “Tutto il mondo giace nel potere del Maligno” (Gv 5,19). San Paolo parla della nostra battaglia contro le potenze spirituali (cfr. Ef 6,10-17).  E’ anche a causa sua che il peccato e le sue conseguenze (malattie, sofferenze, cataclismi e soprattutto la morte) sono entrati nel mondo.
§                        Il diavolo opera generalmente attraverso la tentazione e l’inganno; è mentitore, «padre della menzogna» (Gv 8,44). Può ingannare, indurre all’errore, illudere. Come Gesù è la Verità (cfr. Gv 8, 44), così il diavolo è il bugiardo per eccellenza. Lo scrittore francese Charles Baudelaire diceva che l’astuzia più perfetta di Satana consiste nel persuaderci che non esiste.
·                        Inganna gli uomini persuadendoli che non hanno bisogno di Dio e che sono autosufficienti, senza bisogno della Grazia e della Salvezza. Addirittura inganna gli uomini diminuendo, anzi facendo scomparire il senso del peccato.
§                        “La potenza di Satana però non è infinita. Egli non è che una creatura, potente per il fatto di essere puro spirito, ma pur sempre una creatura: non può impedire l’edificazione del Regno di Dio” (CCC, 395). 
§                        La sua azione, oltre che essere limitata, “è permessa dalla divina Provvidenza, la quale guida la storia dell’uomo e del mondo con forza e dolcezza. La permissione divina dell’attività diabolica è un grande mistero, ma «noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28)” (CCC, 395).
 
Perché Dio “permette” a Satana di “tormentare” l’uomo?
 
La vita terrena è un tempo di prova, durante il quale Dio consente al demonio di tentare e ‘saggiare’ l’uomo, mai però al di sopra delle sue forze. Sappiamo tuttavia per Fede che da questo male Dio sa trarre un bene più grande perché, con la sua grazia, il cuore esce purificato dalla prova e la Fede diviene più salda.
In quale modo Gesù si comporta con i demoni?
§                        Egli anzitutto parla frequentemente del diavolo (cfr. ad es. Mt 4,10; Mc 4,15; Lc 10,18; Gv 8,44).
§                        Egli inoltre agisce contro il demonio:
·                                       si veda la tentazione di Gesù nel deserto, a cui Egli reagisce con forza (cfr. Lc 4,1-13). “La tentazione nel deserto mostra Gesù Messia umile, che trionfa su Satana in forza della sua piena adesione al disegno di salvezza voluto dal Padre” (CCC, 566);
·                                       nel Vangelo di San Luca, leggiamo che Gesù comanda ai demoni, che lo riconoscono come il Figlio di Dio (cfr. Lc 4,41; 8,28…);
·                                       fra i miracoli che Gesù compie, ci sono liberazioni da possessioni diaboliche (cfr. Mc 1,25-26; 5,2-20): realizzando tali guarigioni, egli “ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie” (Mt 8,17);
·                                       più volte gli Evangelisti ci narrano che Gesù pratica vari esorcismi, con i quali libera alcune persone dal tormento dei demoni, anticipando così la grande vittoria che egli attuerà sul principe di questo mondo (cfr. Mc 1,25-26), con la Sua Morte e Risurrezione;
·                                       Gesù predica la venuta del regno di Dio, la quale costituisce la sconfitta del regno di Satana: “Se io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra voi il Regno di Dio” (Mt 12,28).
 
Come si vince il diavolo?
 
In vari modi, complementari:
§                        Innanzitutto con una genuina vita di Fede, caratterizzata da fiducioso abbandono all’amore paterno e provvidente di Dio (cfr. Lc 12, 22-31), e dall’obbedienza alla sua volontà (cfr. Mt 6, 10), in imitazione di Cristo Signore. Questo è lo scudo più sicuro. La più bella vittoria sull’influenza di Satana è la continua conversione della nostra vita, che ha una sua speciale e continua attuazione nel Sacramento della Riconciliazione, mediante il quale Dio ci libera dai peccati, compiuti dopo il nostro Battesimo, ci ridona la Sua amicizia, e ci corrobora con la sua grazia per resistere agli assalti del Maligno.
§                        Con una permanente vigilanza; «Vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare» (1Pt 5,8). 
§                        Accogliendo e testimoniando, sempre più, con la parola e con le opere, il Vangelo. Per questo occorre un annuncio integrale e coraggioso del Vangelo: non si deve avere paura di parlare anche del demonio, e soprattutto della vittoria che Cristo ha già riportato su di esso e continua a riportare nella persona dei suoi fedeli. 
§                        Lottando contro le sue seduzioni e tentazioni. “Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin dall’origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l’uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l’aiuto della grazia di Dio” (Concilio Ecumenico Vaticano II, Gaudium et spes, 37, 2).
§                        Fuggendo, evitando il peccato, che “è un’offesa a Dio: «Contro di te, contro te solo ho peccato. Quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto» (Sal 51,6). Il peccato si erge contro l’amore di Dio per noi e allontana da lui i nostri cuori. Come il primo peccato, è una disobbedienza, una ribellione contro Dio, a causa della volontà di diventare «come Dio» (Gn 3,5), conoscendo e determinando il bene e il male. Il peccato pertanto è amore di sé fino al disprezzo di Dio” (CCC, 1850).
§                        Utilizzando il discernimento. “Lo Spirito Santo ci porta a discernere tra la prova, necessaria alla crescita dell’uomo interiore  in vista di una «virtù provata», e la tentazione, che conduce al peccato e alla morte. Dobbiamo anche distinguere tra «essere tentati» e «consentire» alla tentazione. Infine, il discernimento smaschera la menzogna della tentazione: apparentemente il suo oggetto è «buono, gradito agli occhi e desiderabile» (Gn 3,6), mentre, in realtà, il suo frutto è la morte” (CCC, 2847). 
§                        Pregando. “Se infatti Dio è dalla nostra parte, chi sarà contro di noi?” (Rm 8,31). Lo stesso Signore, nella preghiera del Padre nostro, ci ha insegnato a chiedere a Dio Padre: ‘Liberaci dal male”.  “Chiedendo di essere liberati dal male, noi preghiamo nel contempo per essere liberati da tutti i mali, presenti, passati e futuri, di cui egli (il diavolo) è l’artefice o l’istigatore. In quest’ultima domanda la Chiesa porta davanti al Padre tutta la miseria del mondo. Insieme con la liberazione dai mali che schiacciano l’umanità, la Chiesa implora il dono prezioso della pace e la grazia dell’attesa perseverante del ritorno di Cristo. Pregando così, anticipa nell’umiltà della Fede la ricapitolazione di tutti e di tutto in colui che ha «potere sopra la morte e sopra gli inferi» (Ap 1,18), «colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!» (Ap 1,8)” (CCC, 2854).
§                        Ricorrendo talvolta anche all’esorcismo.
 
§                        Infine: il demonio c’è, ma non vediamolo se ci cade una piatto a terra, se inciampiamo nel marciapiede, ecc…
 
Concludo citando il Beato Giovanni XXIII, non devo raccontarvi al sua vita è ben conosciuta, Egli fu un uomo di Dio, semplice, profetico e sapiente. Concludo con una sua preghiera scritta nella Pentecoste del 1962:
 
Spirito Santo Paraclito perfeziona in noi l'opera iniziata da Gesù; rendi forte e continua la preghiera che facciamo in nome del mondo intero; accelera in ciascuno di noi i tempi di una profonda vita interiore; dà slancio al nostro apostolato che vuol raggiungere tutti gli uomini e popoli, tutti redenti dal sangue di Cristo e tutti sua eredità. Mortifica in noi la naturale presunzione e solleva nelle regioni della santa umiltà, del vero timor di Dio, del generoso coraggio. Che nessun legame terreno ci impedisca di far onore alla nostra vocazione: nessun interesse, per ignavia nostra, mortifichi le esigenze della giustizia; nessun calcolo riduca gli spazi immensi della carità dentro le angustie dei piccoli egoismi. Tutto sia grande in noi: la ricerca e il culto della verità, la prontezza al sacrificio fino alla croce; tutto, infine, corrisponda alla estrema preghiera del Figlio al Padre celeste, e a quella effusione di Te, o Spirito Santo d'amore, che il Padre e il Figlio vollero sulla Chiesa, e sulle istituzioni, sulle singole anime e sui popoli. Amen.

Beato Giovanni XXIII, prega per noi!

giovedì 10 ottobre 2013

Giovedì della XXVII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)






Giovedì della XXVII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

«È inutile servire Dio: che vantaggio abbiamo ricevuto dall’aver osservato i suoi comandamenti o dall’aver camminato in lutto davanti al Signore degli eserciti? Dobbiamo invece proclamare beati i superbi che, pur facendo il male, si moltiplicano e, pur provocando Dio, restano impuniti».

Non è anche nostra questa affermazione?
Non è quello che pensiamo, urliamo a Dio di fronte allo scandalo del male?

Ma il timorato di Dio, è colui che vive la legge divina come legge di Vita: poca a se il superbo prospera! Colui che teme Dio spera solo in Lui.

La storia del popolo di Dio è colma di uomini e donne che lo temono: sono come “un libro di memorie .. scritto davanti a lui per coloro che lo temono e che onorano il suo nome”.

Essi sanno che Dio è Padre: “Avrò cura di loro come il padre ha cura del figlio che lo serve”.

Per coloro che lo temono sarà visibile, scorgeranno, e vedranno: “sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia”.

Signore poca è la nostra fede!
Noi siamo cattivi!
Aumenta la nostra fede.
Accompagnaci con la tua presenza paterna e con tanti amici “timorati di Dio”.
Padre donaci lo Spirito Santo a noi che te lo chiediamo!
Maria, Tempio dello Spirito Santo, prega per noi!
Amen.

mercoledì 9 ottobre 2013

Mercoledì della XXVII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

San Giovanni Leonardi, sacerdote
Santi Dionigi vescovo e soci martiri




"Perciò so che tu sei"

Giona conosce l'essenza di Dio:

"un Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore e che ti ravvedi riguardo al male minacciato"

Giona è contrariato perché Dio è così!

Giona è desgnato!

Cioè ha un forte disprezzo, è risentito.

Come conosco Dio?

Provo (ho provato) questi sentimenti nella mia vita verso Dio?

Dio per educare Giona facendogli provare l'esperienza dell'amore verso qualcosa di nulla! Per un ricino!

Qui Giona è provato da Dio!

Qui appare che Giona non è capace di amare.
 




Signore, educaci, al vero amore!

Facci gustare la tua pietà per farci poi vivere con un cuore pieno di compassione!

Avere PIETA' vuol dire anche provare compassione verso la sofferenza altrui.

La Pietà nell'arte è il Cristo morto tra le braccia della Madre.

La pietà è la virtù che sgorga dalla Croce, pulpito che grida l'amore e la misericordia di Dio.

PERDONA A NOI I NOSTRI DEBITI

ANCHE NOI INFATTI PERDONIAMO A OGNI NSOTRO DEBITORE.

Se non periamo, non saremo perdonati!?

Se gustiamo il perdiamo, sapremo perdonare.

SIGNORE, INSEGNACI A PREGARE

così che stando alla tua scuola possiamo capire come vivere la pienezza delle tue virtù! Amen

lunedì 7 ottobre 2013

Beata Speranza Alhama Valera





Carissimi,
la nostra Chiesa di Orvieto-Todi è ricolma di gioia ed eleva lodi e inni al Signore, Padre Buono e Misericordioso, per il dono concesso della Beatificazione della Madre Speranza, Apostola dell’Amore Misericordioso di Gesù, proprio in questo Anno della Fede e nel mentre è in corso il Giubileo Eucaristico straordinario.
Il 5 luglio, infatti, conclusosi l’iter processuale, si giungeva, con il consenso di Papa Francesco, al Decreto per la Beatificazione della Venerabile Madre Speranza Alhama Valera firmato dal Card. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione dei Santi.
Apprendiamo ora che Papa Francesco ha concesso che il Rito della Beatificazione avvenga a Collevalenza sabato 31 maggio 2014 e che sarà rappresentato dal Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione dei Santi.
All’inizio di questo nuovo Anno Pastorale ci uniamo al gaudio della Famiglia dell’Amore Madre Speranza di Gesù Misericordioso del Santuario di Collevalenza che ebbe Madre Speranza fondatrice delle due Congregazione, delle Ancelle e dei Figli, e di tutte le opere di carità sorte tra noi e in altri luoghi con nuove fondazioni in Spagna, Germania, Brasile, Romania, India, Cuba, Messico, Bolivia, Filippine.
Un grande dono del Signore questo della Beatificazione di Madre Speranza, Apostola dell’Amore Misericordioso, per il nostro cammino di fede e per la nuova evangelizzazione: dobbiamo sentirci tutti inviati in missione fino alle lontane periferie esistenziali del nostro territorio per annunciare l’Amore eterno e irrevocabile di Dio.
In un tempo di smarrimento e di sfiducia come il quello che stiamo vivendo, nel quale milioni di uomini e donne vivono disperatamente lontani dalla vera sorgente di acqua viva, l’unico messaggio di speranza che come cristiani possiamo annunciare in quest’ora di rievangelizzazione a cui tutti siamo chiamati, è soltanto quello dell’Amore Misericordioso di Dio in Cristo Gesù.
Nella misericordia, infatti, l’uomo può riscoprire il senso della propria esistenza e il luogo ove dimorare, e tutto acquista significato, anche la fatica, la sofferenza, gli ostacoli, le inevitabili sconfitte che accompagnano il nostro cammino.
L’amore misericordioso di Gesù va incontro all’uomo di oggi, che nella sua libertà può anche rifiutarlo: ma l’uomo non può impedire al Signore di amarlo ugualmente. “L’uomo più perverso e più miserabile e perfino il più abbandonato e trascurato - scrive Madre Speranza - è amato da Dio con immensa tenerezza: Egli è per lui un padre e una tenera madre”. La misericordia di Gesù è per noi fonte inesauribile di speranza. Di fronte ad un amore simile, nessuno può perdersi d’animo, nessuno può dire “non conto nulla”. Gesù ci ha mostrato chiaramente che ogni uomo dinanzi a Dio ha un valore immenso.
Dio che ha conosciuto e ci presenta Madre Speranza è un Padre che va alla ricerca degli uomini come “Il più buono dei padri,” e chiede “che lo chiamiamo Padre” perché vuole farci partecipi della sua divina bontà. ”E’ per tutti –scrive Madre Speranza- un padre buono che ci ama con un amore infinito, che non fa distinzioni.” Per tutti gli uomini, dunque, non solo per i cristiani e la “nostra felicità non si trova se non in Lui “
E più avanti Madre Speranza, nella cui esperienza spirituale Dio si svela in maniera personale e straordinaria tanto da illuminare tutta la sua esistenza terrena, scriverà: “Egli mi dice che devo far sì che gli uomini conoscano Dio come un Padre buono che si adopera con tutti i mezzi e in ogni modo per confortare, aiutare, e far felici i suoi figli e che li segue e li cerca con amore instancabile come se non potesse essere felice senza di loro.
E di fronte alla indifferenza, alla superbia e alle offese degli uomini Dio si manifesta non come un giudice severo ma come un padre capace di dimenticare e di perdonare e Madre Speranza, appunto, ci ricorderà che Dio è “un Padre pieno di amore e di misericordia che non è un contabile, ma perdona e dimentica le offese e le miserie dei suoi figli
Madre Speranza è letteralmente presa da stupore dalla persona di Gesù che si fa per tutti padre, madre, amico, sposo, fratello, maestro, compagno perchè in Lui si riflette il Volto del Padre e tutto in Lui è incarnazione dell’ Amore e della misericordia.
Da dove scaturisce tanta misericordia divina? da dove ha origine questa tenera compassione, umanamente inspiegabile, verso i peccatori? quale ne è la causa? La causa –scrive Madre Speranza- è che Gesù moltiplica il suo amore in proporzione alla miseria dell’uomo…Il cuore di Gesù pulsa con immenso amore per tutti gli uomini…il nostro povero cuore non ama che a tratti, Gesù invece non ha cessato neppure per un attimo di pensare a noi e il suo amore veglierà ininterrottamente su di noi per tutto il tempo della nostra vita…Egli non viene meno, non si stanca, perdona; non conta. In Lui non c’è mutamento.
Gesù soffre in silenzio e con pazienza per tutte le nostre colpe ma si china su di noi per colmarci di grazie e amarci di un amore infinito. Egli abita dentro di noi e cerca con tenerezza il nostro amore, quasi non potesse vivere senza di noi”. Ma ciò che riempie di stupore Madre Speranza, quasi un mistero difficile da accettare, è che Egli si umilia fino a farsi, per la salvezza di tutti gli uomini, “mendigo de amor”, mendicante di amore.
Esorto, tutti voi, carissimi fratelli e sorelle, perché si moltiplichino le iniziative di annuncio e di preghiera portando a tutti questo messaggio carico di speranza in armonia anche con il magistero di Papa Francesco.
La Beatificazione di Madre Speranza è un grande dono del Signore nell’Anno della Fede che sta per concludersi. Questo evento deve aiutarci a vivere intensamente il secondo anno di Giubileo Eucaristico perché la nostra vita grazie all’Eucaristia sia una vita donata a Dio, alla Chiesa e ai fratelli e il messaggio dell’Amore Misericordioso annunziato, cantato e testimoniato da Madre Speranza sia il cuore del Messaggio per la Nuova evangelizzazione.
 
+ Benedetto Tuzia, Vescovo di Orvieto-Todi

domenica 6 ottobre 2013

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

 


 


Il grido Abacuc è il grido di ogni uomo di fronte al male!
"Perché mi fai vedere l’iniquità
e resti spettatore dell’oppressione?"

E' il grido di Gesù sulla Croce:
"Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?"

E' lo scandalo del male!

Cristo non libera dallo scandalo del male, Cristo libera dal peccato: il male attanaglia l'uomo con tutto il suo dramma e la sua forza. Cristo è presenza che accompagna nella lotta contro il male! Dice Abacuc:
"Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede"
Ma com'è la mia fede?

Quanto un granello di senape?

Fosse quanto un granello di senape!

Sono reduce dal pellegrinaggio al santuario internazionale mariano della Madonna "Regina della pace", a Medjugorje in Bosnia Erzegovina, un luogo di folle oceaniche di uomini di donne in ricerca.

Di cosa?

Di segni ... ma la fede è la ricerca dei segni?
Non disse Gesù a Tommaso: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».


Faccio mia una affermazione dell'Apostolo Pietro, che trasformo in domanda:
"Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa"? (1 Pt 1,8)


Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate « private », alcune delle quali sono state riconosciute dall'autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di « migliorare » o di « completare » la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica. Guidato dal Magistero della Chiesa, il senso dei fedeli sa discernere e accogliere ciò che in queste rivelazioni costituisce un appello autentico di Cristo o dei suoi santi alla Chiesa. (CCC 67)

Ma cos'è la fede?

La fede è una questione di "cuore", di "testa" e di "volontà", una questione che impegna l'uomo nella sua totalità, una questione di vita. È il nostro rispondere continuamente "sì" a Dio che si rivela, si presenta a noi e ci parla ininterrottamente nelle vicende quotidiane della vita. Ma la fede ha anche i suoi momenti di crisi, di difficoltà, di oscurità.

Non ripetono sempre i messaggi di Medjugorje: "Grazie, cari figli, che avete risposto alla mia chiamata", la fede è una risposta ad un appello che si fa vita.

La fede è vivere: il giusto vivrà della sua fede, ci ricorda Abacuc.

Quando la fede ha le sue crisi, le sue difficoltà e i suoi momenti oscuri?

Ad esempio di fronte al mistero del male, del dolore e della malattia.
Ecco perché gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
San Giovanni Damasceno diceva che se un pagano ti chiede cosa sia la fede tu non rispondergli, ma prendilo per mano, portalo nell'interno della tua chiesa e mostragli le sue immagini, i suoi dipinti, le sue opere. Forse perché l'arte è l'espressione visibile di quella esperienza invisibile che è l'incontro col Dio che si rivela, incontro che "ispira" profeti a parlare in nome di Dio e artisti a dipingere il Suo volto. La fede, dunque, non può essere spiegata, ma semplicemente raccontata, nella speranza che chi ascolta possa farne un'esperienza simile.

Fare un'esperienza simile, non uguale!

Per raccontare la fede, per accompagnare a vedere le immagini sacre che sono in Chiesa, stando a San Giovanni Damasceno, bisogna conoscerle per saperle raccontare.
Ed ecco il monito di Paolo a Timoteo: "ti ricordo di ravvivare il dono di Dio".


Tengo viva la mia fede? La nutro e la ravvivo con intelligenza e spiritualità? Non con slogan o con formule, ma cercando di entrare con semplicità e umiltà nelle formule!
Noi non crediamo in alcune formule, ma nelle realtà che esse esprimono e che la fede ci permette di « toccare ». « L'atto [di fede] del credente non si ferma all'enunciato, ma raggiunge la realtà [enunciata]». (CCC 170)

Tutto questo presuppone una fatica, una sofferenza, una immolazione:
"Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo". Esorta l'Apostolo Paolo nella sua lettera a Timoteo.

Tanto più oggi in un epoca di crisi di fede!

Per cui ognuno ravvivi la fede che in è lui, in modo da raggiungere le realtà credute, così da essere segno di Cristo Gesù.

E se vedrà trionfare il Regno di Dio nella sua vita, dopo aver fatto quello che doveva fare, dica:
"Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare".

Amen.

San Bruno, prega per noi!






"Gioite dunque, fratelli miei carissimi, per la felicità che avete avuto in sorte e per l'abbondanza della grazia di Dio verso di voi. Gioite, poiché siete sfuggiti ai molteplici pericoli e naufragi di questo mondo sballottato dalle onde. Gioite, poiché avete guadagnato il tranquillo e sicuro rifugio di un porto ben riparato, al quale molti desiderano arrivare ed a cui molti tendono con parecchi sforzi, e pur tuttavia non vi giungono. Inoltre, molti, dopo averlo raggiunto, ne sono esclusi, poiché a nessuno di loro è stato concesso dall'alto.
 
 
 
 
Perciò, fratelli miei, considerate come cosa certa e provata che, chiunque abbia goduto di un bene così desiderabile, se in qualche modo verrà a perderlo, se ne dorrà fino alla morte, se pur avrà avuto qualche riguardo e cura della salvezza della sua anima" 
(San Bruno, il certosino)