venerdì 16 agosto 2013

Venerdì della XIX settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

memoria liturgica di San Rocco de la Croix




Questa mattina ascoltiamo quello che è definito il grande discorso di Giosuè a Sichem. Un discorso in cui - la nuova giuda per il popolo designata da Dio - ripercorre tutte le tappe che il Signore ha fatto loro percorrere. Scopo di questo discorso – che si concluderà nella lettura di domani – è quello di ricordare ad Israele – come abbiamo pregato nel salmo - che l’Amore di Dio è per sempre, quindi anche tu rispondi al suo amore!


 
Il popolo rispose a Giosuè: «Noi serviremo il Signore, nostro Dio, e ascolteremo la sua voce!». Giosuè in quel giorno concluse un’alleanza per il popolo e gli diede uno statuto e una legge a Sichem. (Gs 24)

 
 
A questo risposta d’amore del popolo, fa eco il Vangelo, in cui Gesù e i farisei discutono su una questione legislativa: "all’inizio però non fu così", secondo la legge divina non esiste una fine della vita d’amore dei coniugi, "non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto".




Una questione credo ormai chiara, che abbiamo già trattato.
Ciò che ci interessa, è la questione che "Non tutti capiscono … ma solo coloro ai quali è stato concesso".

È il tema della verginità per il Regno dei Cieli: "ve ne sono altri … che si sono resi tali per il regno dei cieli".

Esser vergini per il Regno dei cieli vuol dire amare Dio al di sopra di tutte le creature (con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze), per amare con il cuore e la libertà di Dio ogni creatura, senza legarsi a nessuna né escluderne alcuna (senza procedere cioè con i criteri elettivi-selettivi tipici dell’amore umano), anzi, amando in particolare chi è più tentato di non sentirsi amabile.


 
 
Questo tema però è anche del matrimonio: anche i coniugi sono chiamati ad essere segno dell’amore di Dio, e questo amore è eterno, su questa eternità divina si fonda la fondatezza dell’amore coniugale, che può subire sballottamenti, può essere nascosto da eventi, distrazioni, tentazioni, ma non può finire!


 
Il voto di castità dei consacrati o la promessa di celibato dei sacerdoti è la risposta d’amore del consacrato o del sacerdote all’Amore di Dio che è per sempre: risposta personale all’Amore divino.



Anche il santo di oggi, Rocco de la Croix (della Croce) – così detto perché nacque con una voglia a forma di croce sul torace, profezia della sua vita di carità – è un vergine per il Regno dei Cieli.



Il cuore vergine di San Rocco rifulse nel suo amare con il cuore e la libertà di Dio ogni creatura, soprattutto i malati che incontrò nel suo pellegrinaggio verso Roma, dove voleva rendere omaggio ai sepolcro degli Apostoli e dei Martiri. Un cuore vergine e caritatevole, ma un cuore umile! Quando ad un certo punto si ammalò di peste curando gli appestati, si fece abbandonare per non essere di contagio fuori della città di Piacenza.


 
Ma il Signore che è fedele nell’amore, non lascio solo il suo servo fedele, e gli mandò un cane che ogni giorno portava un pane al Santo Pellegrino, così che poté essere rifocillato, ed una sorgente – che parve miracolosa – in cui dissetò la sua arsura per la febbre e lavò la sua piaga.
 
 
 
Ecco perché il santo è vestito da pellegrino, con una piaga sulla gamba e un cane con un bocca un pane.
Il santo guarì e poté continuare il suo viaggio fino a Roma. Nel viaggio di ritorno, verso la sua patria – Montpellier in Francia – stanco e consumato dalla carità si addormentò in Cristo a Voghera il 16 agosto fra il 1376 ed il 1379.


 
 
La fama della sua carità era così diffusa che durante il Concilio di Costanza nel 1414 fu invocato per la liberazione dall'epidemia di peste ivi propagatasi durante i lavori conciliari, ottenuto il miracolo, fu lì subito canonizzato.


 
Il suo culto è molto diffuso ovunque. Nella vicina Monza esistono due parrocchia a lui dedicate e un altare nel Duomo.


 
 
Signore, la memoria della santità e della carità di San Rocco, suoni al nostro cuore come l’esortazione di Giosuè a Sichem: "sceglietevi oggi chi servire". Amen.

giovedì 15 agosto 2013

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA



 
 
Ognuno di noi ha fatto l’esperienza attraverso un amico, un parente o un conoscente della morte.

Noi tutti sappiamo – anche se pare politicamente scorretto dirlo, ma è la pura verità – che la morte ci attende inaspettata.

Può essere dopo una lunga e saggia vecchia; può essere dopo un vita di lavoro e arrivati alla pensione si vorrebbe dire "Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti", ed invece abbiamo fatto i calcoli senza l’oste: i beni sono pochi e la salute pure; ancora può essere che arriva in tenera età o in giovane età; in modo tragico o in modo inaspettato: comunque la morte ci attende!

Che discorsi direte!
Ma li sentiamo ogni giorno. Basta ascoltare un qualunque telegiornale, in cui sembra faccio a gara a prenderci letteralmente a schiaffi con annunci di morte.
 
 
 


La solennità odierna è una festa che parte da questo concetto: la morte. Ma non è annunciata come catastrofe, come evento che ci attende, ma come prospettiva che apre le porte al nostro destino ultimo. Non è una porta chiusa, ma una porta spalancata: così come la descrivono le icone, una porta divelta!

Nell’Assunzione di Maria al Cielo, la morte è una porta divelta … scardinata, che non si può più chiudere, perché in Maria assunta al Cielo noi celebriamo la vittoria di Cristo sulla morte, viviamo gli effetti della resurrezione di Gesù, vediamo realizzato il Credo nelle sue affermazioni:

"Credo … la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna".


In Maria è vinto l’ultimo nemico la morte … in Lei si è realizzata la resurrezione della carne in una creatura; nella Madre di Dio vediamo il compiersi del nostro destino la vita eterna per l’anima e per il corpo.

Quindi noi affermiamo "Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà", ma in Maria assunta al Cielo questo si è realizzato, ed è pegno di speranza per tutti noi.

In Maria la morte è evento di ricongiunzione stabile con l’amato, con il Dio dell’alleanza e della promessa in cui lei a creduto.

Nell’Assunzione si realizza sino in fondo il suo essere "nuova creatura."




Nell’Anno della Fede, celebrare l’Assunzione di Maria ha un particolare significato: quello che per noi avverrà alla fine dei tempi, in Maria è già avvenuto… quindi per noi avverrà!

In questa solennità dobbiamo rinnovare la nostra consapevolezza, radicarla. Aver fede infatti non è solo compiere un atto umano di fiducia, in una dinamica puramente affettiva (Gesù confido in te! per capirci..), ma avere consapevolezza radicata di quello in cui si crede.

Diceva il Venerabile Pio XII: "La Chiesa non teme tanto i propri nemici, ma teme l’ignoranza del suo popolo".

Oggi siamo bombardati con ogni mezzo da infiniti contenuti, ma spesso viviamo un reale analfabetismo di fede.

Celebrare l’Assunzione di Maria, non vuol dire quindi celebrare una festa dedicata alla Madonna, ma far memoria - radicare nel nostro cuore - che la vita non finisce con la morte, ma noi professiamo la fede nella resurrezione del corpi e non nella rincarnazione!
 
Ovvio direte … purtroppo non molto oggi!
Pur essendo bombardati da tanti contenuti – alcune volte mal raccontati o mal ascoltati – rischiamo di fare una minestra – meglio una passato – di fedi, dimenticandoci in cosa noi crediamo.

Concludo. Nella solennità di Maria al Cielo assunta noi professiamo questa fede: "Credo … la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna".

Se crediamo in questo, costruiamo un quotidiano che è riflesso di questa nostra fede. Non abbassato tutto sul materiale, ma innalzato, proteso verso "il Cielo", verso Dio! Amen.

TRIDUO per San Rocco

 
 



Glorioso San Rocco, che colpito da morbo pestilenziale
nell'atto di servire ad altri infetti,
e posto da Dio alla prova con atroci dolori,
domandaste ed otteneste di essere posto lungo la strada,
indi da quella scacciato,
fuori della città vi ricoveraste in povera grotta,

presso Sarmato,
ove da un Angelo vennero risanate le vostre piaghe
e da un cane pietoso ristorata la vostra fame,
recandovi ogni giorno un pane tolto alla mensa del suo padrone, Gottardo,
ottenete a noi tutti la grazia di soffrire
con inalterabile rassegnazione le infermità,

le tribolazioni,
le disgrazie tutte di questa vita,
aspettando sempre dal cielo il necessario soccorso. Amen.

mercoledì 14 agosto 2013

TRIDUO per San Rocco






Glorioso San Rocco, che per la vostra generosità
nel consacrarvi al servizio degli appestati
e per le vostre continue orazioni vedeste cessare la pestilenza
e guarire tutti gli infetti di Acquapendente,
in Cesena, in Roma, in Piacenza, in Montpellier,
in tutte le città della Francia e dell'Italia da voi percorse,
ottenete a noi tutti la grazia di essere
per la vostra intercessione
costantemente preservati da un flagello
così spaventoso e così desolante;
ma molto più otteneteci di essere preservati
dalla peste spirituale
dell'anima, che è appunto il peccato,
per poter un giorno
essere partecipi con voi
della gloria lassù in Paradiso. Amen

martedì 13 agosto 2013

TRIDUO per San Rocco



San Rocco
Parrocchia di Cardinale (CZ)


San Rocco fa che ci sentiamo pellegrini
su questa terra con il cuore rivolto verso il cielo.
Dona pace e serenità alle nostre famiglie.
Proteggi la nostra gioventù e infondi in essa amore alle virtù.
Agli ammalati porta conforto e guarigione.
Aiutaci ad usare della salute per il bene dei fratelli bisognosi.
Intercedi per l'unità della Chiesa e la pace nel mondo.
Ottienici per la carità praticata qui in terra
di godere con Te la gloria immortale.
Amen.




* BLOG su San Rocco de la Croix

Martedì della XIX settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Santi Ponziano, papa, e Ippolito, sacerdote, martiri

 

Celebriamo oggi due santi di grande importanza nella vicenda della Chiesa. Sono in realtà due nemici, a capo di fazioni contrapposte.
Siamo in un epoca di pace per i cristiani. Non ci sono persecuzioni.
Ponziano, dell'antica e nobile famiglia dei Calpurni, venne eletto papa nel 230. Ma già da qualche decennio la Chiesa è divorata da una persecuzione interna: è presente un antipapa, nella persona di Ippolito, sacerdote, colto e austero, poco incline all'indulgenza e timoroso che in ogni riforma si celasse l'errore, era giunto ad accusare di eresia lo stesso pontefice.
Questa situazione durava da molti decenni. Solo che nel 235 scoppia una grande persecuzione contro i cristiani, il sacerdote Ippolito e il papa Ponziano sono coinvolti, vengono deportati ai lavori forzati in Sardegna. Papa Ponzino si dimette da pontefice in modo tale che a Roma potessero eleggere segretamente un nuovo papa: un gesto di umiltà e di carità pastorale che commuove il sacerdote Ippolito. Questo fatto fa rientrare la lotta interna nella Chiesa, Ippolito e Ponziano si riconciliano ed entrambe muoiono martiri. I corpi dei due martiri, trasportati a Roma con grande onore vennero sepolti, Ippolito nella catacomba lungo la via Tiburtina e Ponziano nelle catacombe di S. Callisto.
 
Cosa impariamo da questa pagina della storia della Chiesa?
Che il troppo zelo e la paura della novità irrigidiscono i cuori. Che solo l’umiltà e la carità reggono ed edificano la Chiesa.
La storia dei martiri è per noi un’esortazione, la stessa che ci racconta la I lettura, la stessa fatta da Mosè al popolo:
"Siate forti, fatevi animo, non temete e non vi spaventate di loro, perché il Signore, tuo Dio, cammina con te; non ti lascerà e non ti abbandonerà".
 
La medesima che Mosè fece a Giosuè:
«Sii forte e fatti animo, perché tu condurrai questo popolo nella terra che il Signore giurò ai loro padri di darvi: tu gliene darai il possesso. Il Signore stesso cammina davanti a te. Egli sarà con te, non ti lascerà e non ti abbandonerà. Non temere e non perderti d’animo!».
Infine. Il Signore è il custode della Chiesa, Egli è il Buon Pastore: "Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda".
Possa ogni pastore, ogni educatore, ogni genitore vivere con umiltà e carità questo desiderio del Padre che nessuno dei suoi figli abbia a perdersi. Amen.

domenica 11 agosto 2013

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)


vetrata di fra Alberto Farina 1995
Barcellona P.G.

"vigilanti nell’attesa della tua ora". (orazione colletta)
 
Così abbiamo pregato all’inizio della celebrazione eucaristica.
Noi attendiamo un’ora.
Ma qual è l’ora?
Nei Vangeli, in particolare in Giovanni, è il tempo del compimento del senso dell’Incarnazione. È l’ora della passione, a cui fa contorno l’ora delle tenebre, ma è anche l’ora della vittoria del Crocifisso risorto.

L’ora che attendiamo è l’attesa della liberazione: l’ora "della salvezza dei giusti, della rovina dei nemici".
L’ora, è il tempo che ci è dato, per imparare a capire qual è il nostro tesoro in cui far riposare il cuore: "Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore".
Questo tempo è un tempo di vigilanza, di temperanza, di prudenza, un tempo di fede: "la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede".
L’ora che viviamo è quella della fede, in attesa del compimento: come amministratori fidati, che attendono l’arrivo del padrone: quindi pellegrini su questa terra, consapevoli che essa non gli appartiene, ma che ha il suo Custode e Signore.
La fede va vissuta con serenità, perché noi siamo il suo piccolo gregge, perché dal Signore siamo scelti ed amati, forse anche provati, ma amati!
"Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno"
 
 
"Abramo, messo alla prova", ebbe fede, e da lui "nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare".

Infine.
"Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più»".
L’ora è attesa del compimento, in cui ognuno e ogni cosa vivrà l’armonia divina: così che la nostra disponibilità a cercare l’armonia pensata da Dio, sarà messa in luce, ed Egli premierà il consapevole e l’inconsapevole, il giusto e il pigro: cercando di trarre da ciascuno il bene compiuto secondo l’armonia divina.

Pieni di speranza, in attesa e con la certezza del compimento della promessa di Dio, cerchiamo di guardare il bene e di raccontarci il silenzio della foresta che cresce e non il rumore dell’albero che cade. Amen.

Santa Chiara, prega per noi!





"O Chiara dotata di tali e tante prerogative di chiarezza! Sei stata, invero, chiara prima della tua conversione, più chiara nel tuo cambiamento di vita, luminosa nella tua vita claustrale, splendente infine di luce vivissima dopo il corso della presente esistenza! Da Chiara spuntò per il mondo un chiaro specchio di esempio; nel gaudio del cielo ella porge il fragrante giglio della verginità, e in terra si sperimenta in modo evidente il soccorso della sua protezione"
(Alessandro IV, Bolla Can., 1255)

venerdì 9 agosto 2013

SANTA TERESA BENEDETTA DELLA CROCE

 

 
"Ti farò mia sposa per sempre"
 
L’immagine della sposa proposta nel libro di Osea, ben si presta per il cammino di ricerca di S. Teresa Benedetta della Croce.

La sposa è il popolo di Israele, la sposa è Edith appartenente al popolo di Israele.

Una vergine sposa saggia che con la luce della sua piccola lampada ha illuminato alla scuola del Crocifisso la Chiesa e ha voluto essere segno luminoso per il suo popolo di sangue, Israele.
 
A S. Teresa Benedetta della Croce, chiediamo di intercedere per noi perché ci guidi nella scienza della Croce: per essere testimoni dell’amore che dona la vita per gli amici.

A S. Teresa Benedetta della Croce, affidiamo l’Europa, di cui è patrona, perché non dimentica mai da dove viene, così come Edith che non dimenticò le sue radici giudaiche facendosi discepola di Cristo.

A S. Teresa Benedetta della Croce, affidiamo la pace del mondo, lei che visse il difficile e tribolato secolo XX, affinché per sua intercessione cerchiamo sempre te, Somma Verità, in te la pace. Amen.

giovedì 8 agosto 2013

Giovedì della XVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

memoria di S. Domenico



 
Abbiamo ascoltato il "litigio" tra Pietro e Gesù, ma anche la tensione tra il popolo eletto e Dio.

Dio è paziente. Il Signore mostra la sua clemenza, facendo scorrere le acque a Meriba, ma il popolo è ripagato per la sua non fede, Mosè e Aronne increduli con il popolo vengono puniti: «Poiché non avete creduto in me, in modo che manifestassi la mia santità agli occhi degli Israeliti, voi non introdurrete quest’assemblea nella terra che io le do».

Quante volte anche noi sbeffeggiamo il Signore, ci impuntiamo di fronte a ciò che ci accadere… il Signore ci chiede solo pazienza e fede.

La pazienza è vivere la volontà, la fede è vivere da figlio.

Il Vangelo ci racconta molte cose.

La Chiesa è edificata sulla pazienza di Gesù e la fede di Pietro.

«Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa ..».
 
Oggi facciamo memoria di un uomo, Domenico di Guzman, che ha edificato, anzi a sollevato con la sua fede la Chiesa che era lesionata dai terremoti del tempo e degli uomini.

Lo ha fatto con una vita santa e con un fervoroso apostolato: educando alla verità evangelica il popolo di Dio, attraverso la predicazione.

Da lui nasce la famiglia religiosa dei Predicatori o Domenicani.

Al santo sacerdote Domenico, affidiamo il S. P. Francesco, perché guidi con fede e nella pazienza di Cristo la Chiesa.

Ad ognuno di noi è affidato la custodia della Chiesa: edificata sugli apostoli e su tanti uomini e donne di santa volontà, come San Domenico.

A San Domenico affidiamo il gruppo del Rosario parrocchiale, di cui il Santo è ispiratore e patrono, perché sia fucina di santità e di efficace apostolato.

A San Domenico affidiamo le famiglie, lui che proveniva da una famiglia di santi, la beata Giovanna d’Aza, la sua mamma, e il beato Mannes, suo fratello: perché siano "case" di santità, di pazienza cristiana e di fede feconda a gloria di Dio e per il bene della sua Chiesa. Amen.

martedì 6 agosto 2013

TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE (ANNO C)




 "… un vegliardo si assise. La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana".

"Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante".
 
I due versetti della Scrittura, il primo dal libro del profeta Danièle (c. 7), il secondo dal capitolo 9 del Vangelo di Luca: contengono un elemento comune, la vesta candida. Nel primo caso è applicato al vegliardo, nel secondo caso a l’uomo Gesù. Nel libro di Daniele la figura del vegliardo è Dio, per cui in riferimento lucano, ci vuole riportare alla teofania: qui Gesù mostra ciò che è nascosto sotto l’Incarnazione.
 
Afferama San Gregorio di Nazianzo: "[Cristo] ha voluto che tre salissero sul monte, per risplendere ad essi nella sua vera forma, per mostrare la sua divinità e per rivelare ciò che nascondeva sotto le spoglie umane" (Gregorio Nazianzeno, Oratio 32).
 
Questa festa fu celebrata in Oriente già prima del IV secolo, epoca in cui l'Imperatrice Elena fece erigere sul Tabor una basilica della trasfigurazione. Mentre in Occidente, nel rito romano fu inserita solo a partire dal 1457. I motivi non erano né teologici né spirituali, ma rimase una festa devozionale il cui vero fine consisteva nel ringraziare Dio per la vittoria di Belgrado ottenuta dalle armi cristiane contro l’invadente armata turca: una festa quindi nata come memoria di un evento storico.
La liturgia ordina è di alto contenuto teologico nel trinomio passione-morte- resurrezione.
Infatti Gesù parla con Mosè ed Isaia "del suo esodo che stava per compiersi a Gerusalemme": il Cristo parla della sua passione e morte e vittoria.
Bella una preghiera della liturgia bizantina che recita:
"Ti sei trasfigurato sul monte, o Cristo Dio, mostrando ai tuoi discepoli la tua gloria, per quanto essi fossero in grado di vederla. Fa brillare anche per noi peccatori la tua eterna luce. Per le preghiere della Madre di Dio, Signore che doni la vita, gloria a te!"
 
Mostra anche a noi, Signore, la tua gloria, anche se anche noi come i tuoi discepoli non siamo in grado di vederla nel nostro quotidiano.
Ma Tu, Signore, abbia ancora pazienza, perdona i nostro peccati, e trasformaci con la tua grazia nell’uomo nuovo che abita in noi in forza della tua passione – morte - risurrezione affinché possiamo obbedire al Padre: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!», così che da glorificare il Padre: portando molto frutto e diventando tuoi discepoli. Amen.

lunedì 5 agosto 2013

Lunedì della XVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno C dispari)

Dedicazione della Basilica di S. Maria Maggiore
 
 
Madonna della Neve
Castelruggero (SA)
 
 
Oggi non è il compleanno della Madre di Dio.
 
Oggi è memoria della “nascita” - della fondazione - della prima chiesa mariana in occidente.
 
Questa memoria è collegata alla dedicazione della basilica di Santa Maria Maggiore sul colle Esquilino di Roma, che viene considerata il più antico santuario mariano d'Occidente.
 
La eresse, sul precedente edificio liberiano – dopo il famoso sogno e al nevicata del 5 agosto -, il papa Sisto III (432-440) dedicandola a Dio e intitolandola alla Vergine, proclamata solennemente dal concilio di Efeso (431), Madre di Dio.
 
Da questo culto mariano deriva il saluto del salve, che è più neutro del ciao o del buon giorno, un saluto che deriva dal latino “salvus” sano, salvo. La Madonna ti guarisca!
Infatti il 5 agosto si venera la Salus populi romani.
 
Invochiamo la compassione della Vergine, in questo giorno, perché ci liberi dall’irriconoscenza e dalla nostalgia: per riconoscere il dono di Dio ed essere capaci di avere occhi riconoscenti e compassionevoli verso il prossimo; e ci dia quella sazietà del cuore e dello spirito – così da liberarci da ogni altra fame – per renderci gioiosi testimoni del suo Figlio Gesù.
 
Salus populi romani, «salvezza del popolo romano», prega per noi!