| S. Maria della Pace parrocchia di Satriano Marina (CZ) |
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domenica 21 luglio 2013
sabato 20 luglio 2013
in viaggio (IV) ...
| SS. Ecce Homo Mesoraca (KR) opera di fra Umile da Petralia (sec. XVII) |
Signore Gesù,
che tanto soffristi
per la salvezza nostra...
che per nostro amore
voleste essere
l'uomo dei dolori,
volgi a noi gli occhi
tuoi misericordiosi.
Nulla meritiamo
per i nostri peccati;
ma che faremo, o Gesù,
se tu ci abbandoni
nelle nostre miserie?
Alziamo a te o Gesù,
gli sguardi confidenti.
I tuoi dolori
sono la nostra
unica speranza.
O Gesù,
abbi misericordia
di noi!
Soccorrici,
salvaci.
Così sia.
venerdì 19 luglio 2013
in viaggio (III) ...
"Ad Acri in Calabria, beato Angelo, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che, percorrendo instancabilmente il regno di Napoli, predicò la parola di Dio con un linguaggio adatto ai semplici". (MR. 30 ottobre)
giovedì 18 luglio 2013
in viaggio (II) ...
Provincia di Cosenza
- Acquaformosa: Firmoza
- Cantinella (frazione di Corigliano Calabro): Kantinela
- Cerzeto: Qana
- Castroregio: Kastërnexhi
- Cavallerizzo (frazione di Cerzeto): Kajverici
- Civita: Çifti
- Eianina (frazione di Frascineto): Purçìll
- Falconara Albanese: Fullkunara
- Farneta (frazione di Castroregio): Farneta
- Firmo: Ferma
- Frascineto: Frasnita
- Lungro: Ungra
- Macchia Albanese (frazione di San Demetrio Corone): Maqi
- Marri (frazione di San Benedetto Ullano): Allimarri
- Plataci: Pllatëni
- San Basile: Shën Vasili
- San Benedetto Ullano: Shën Benedhiti
- Santa Caterina Albanese: Picilia
- San Cosmo Albanese: Strihàri
- San Demetrio Corone: Shën Mitri
- San Giorgio Albanese: Mbuzati
- San Giacomo di Cerzeto (frazione di Cerzeto): Shën Japku
- San Martino di Finita: Shën Mërtiri
- Santa Sofia d'Epiro: Shën Sofia
- Spezzano Albanese: Spixana
- Vaccarizzo Albanese: Vakarici
mercoledì 17 luglio 2013
VI giorno della novena a S. Vittore
Vittore, probabilmente appartenente ad una famiglia senatoriale, svolse il ruolo di ufficiale nell’esercito romano. Verso la fine del III secolo, in occasione della visita dell’imperatore Massimiano a Marsiglia, si trovò a dover incoraggiare i cristiani indigeni a restare saldi nella loro fede ed a resistere alla persecuzione. Questa ebbe forse inizio quando, assediata la città nel 287, i cristiani rifiutarono categoricamente di combattere, di sacrificare agli dèi e di riconoscere il dogma della divinità imperiale. Denunciato e portato dinnanzi all’imperatore, Vittore fu condannato alla tortura.
La “Passio” gli attribuisce la conversione alla religione cristiana di tre guardie, che sarebbero così state giustiziate ancor prima di lui. Decapitato poi anch’egli, i quattro cadaveri furono gettati in mare. Alcuni loro amici riuscirono però miracolosamente a ritrovarli ed a seppellirli ove sorse poi il cimitero di Marsiglia, in una cavità ricavata nella roccia.
A San Giovanni Cassiano, che fondò a Marsiglia un convento dedicato al santo martire, è attribuita da alcuni la stesura della “Passio”.
Recenti ricerche hanno comunque appurato una seppur minima veridicità della “Passio”.
E' patrono di Davoli (CZ).
martedì 16 luglio 2013
venerdì 12 luglio 2013
Venerdì della XIV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
“siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”. (Gen 46)
Un bel detto evangelico.
Peccato però che spesso nelle nostre comunità c’è chi è astuto e perfido come il serpente; invasivo e molesto come i piccioni.
Convertiamoci!
Questo detto si colloca prima della profezia di persecuzione e di perseveranza “fino alla fine”.
Il Signore prepara i suoi anche a questo.
Egli chiede di essere prudenti: cioè di non cercarsi il martirio.
Gesù Cristo ci domanda la semplicità della colomba, che consiste nel dire le cose semplicemente e agire con bontà, senza simulazione, né artificio, guardando a Dio solo; perciò ciascuno si sforzerà di compiere tutte le sue azioni in questo spirito di semplicità, ricordandosi che a Dio piace parlare ai semplici e rivelare loro i suoi segreti.
Ma Gesù Cristo, mentre ci raccomanda la semplicità della colomba, ci ordina pure di usare la prudenza del serpente, virtù che ci fa parlare e agire con discrezione.
“Guardatevi dagli uomini”: guardatevi, con prudenza; ma se vi portano davanti ai giudici, non preoccupatevi delle risposte: “è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi”.
Ecco la semplicità.
I bambini è per natura sono semplici, di essi è il regno dei Cieli.
Questa pagina evangelica ci introduce al tema della memoria liturgica odierna.
Oggi ricordiamo la nascita al Cielo dei santi martiri Nabore e Felice.
Chi erano? Oggi diremmo due extracomunitari, due neri, se non neri neri, almeno scuri come un nordafricano.
È curioso che la fede cristiana in pianura Padana sia stata sigillata dal sangue di tanti testimoni della fede di origine nordafricana.
Erano due soldati arrivati a Milano nel IV secolo per servire nell'esercito di Massimiano.
Divennero cristiani e, a Lodi Vecchio (Laus Pompeia), furono giustiziati per non aver offerto sacrificio all’imperatore.
È il gesto di obbiezione religiosa che facevano i soldati romani di fede cristiana: offrire l’incenso all’imperatore era mancare al primo comandamento “Non avrai altro Dio all'infuori di me”.
I loro sacri corpi furono portati a Milano e dal 1799 furono traslati nella basilica di Sant'Ambrogio.
Chiediamo all’intercessione dei Martiri Nabore e Felice una grazia: otteneteci dal Signore - che vi ha resi degni della palma del martirio - di vivere la virtù della prudenza e della semplicità per essere perseveranti fino alla fine … dei nostri giorni, dei tempi, per essere membra del popolo salvato dall’Amore misericordioso di Dio.
Amen.
giovedì 11 luglio 2013
SAN BENEDETTO 2013
“Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole e custodirai in te i miei precetti tendendo il tuo orecchio alla sapienza, inclinando il tuo cuore alla prudenza … allora comprenderai il timore del Signore e troverai la conoscenza di Dio” (Pr 2)
La vita dell’uomo è una porta spalancata verso l’infinito di Dio.
Afferma S. Ambrogio:
“Sia aperta a colui che viene la tua porta, apri la tua anima, allarga il seno della tua mente perché il tuo spirito goda le ricchezze della semplicità, i tesori della pace, la soavità della grazia. Dilata il tuo cuore, va' incontro al sole dell'eterna luce «che illumina ogni uomo» (Gv 1, 9). Per certo quella luce vera splende a tutti. Ma se uno avrà chiuso le finestre, si priverà da se stesso della luce eterna. Allora, se tu chiudi la porta della tua mente, chiudi fuori anche Cristo”.
Dio lascia sempre aperta la sua porta. Egli non si stanca mai di attendere sull’uscio l’ultimo figlio.
Egli sa attendere … è la carità di Dio per noi, che è paziente, tutto spera e tutto a sopportato per ogni suo figlio … perché sia tale.
Il Santo di oggi, Benedetto da Norcia, aveva scoperto profondamente la sua figliolanza divina, egli da vero figlio di Dio si pone come padre amorevole verso i suoi fratelli e li esorta con la sua regola monastica ad essere figli obbedienti della volontà di Dio.
“Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apri docilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno, in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell'obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato per l'ignavia della disobbedienza”. (Prologo della Regola)
San Benedetto oggi ci esorta ad essere figli, figli di Dio, ad immagine del figlio Gesù. Solo in questo percorso si può essere discepoli, e così membra del popolo di Dio: la Chiesa.
Invochiamo il S. Patriarca Benedetto: interceda per l’Europa perché riscopra nell’obbedienza alla Parola di Dio la sua figliolanza divina e la sua dignità. Amen.
mercoledì 10 luglio 2013
Mercoledì della XIV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
“io temo Dio!” (Gen 42)
Così si esprime Giuseppe verso i suoi fratelli, che sono incapaci di riconoscerlo: è questo timore di Dio che smuove la coscienza di Giuseppe.
Ma cos’è il Timor di Dio?
Per noi timore vuol dire paura, invece no. Dal punto di vista biblico e teologico timore vuole soltanto dire “rispetto”.
Un senso di dipendenza profonda: ecco cosa diventa il rispetto profondissimo, poiché sono ragionevole, dipendo da Dio e lo so.
Il mio rispetto diventa dinamico, vivo, personale: dipendo da Te e sono anche contento di dipendere da Te
Senza il dono del timore di Dio facilmente si cade nella sicurezza, nell’arroganza oppure nella tristezza, ti trovi perso.
Qui comprendiamo che questo Timor di Dio preserva Giuseppe nello schiacciare i suoi fratelli, lui che è ora potente, e nella sua potenza è sicuro di se; ma il timor di Dio scava nel suo cuore.. e sfoga la sua tristezza in un pianto liberatorio!
Il Timore di Dio in concreto ci conserva umili dinanzi alla grandezza di Dio e alla sua volontà: Giuseppe rilegge la sua vita come certamente un dono provvidente di Dio.
Il popolo della “terra di Canaan” trova in lui un sostegno nella carestia. Dio dal male sa trarre il bene.
Il Timore di Dio ci evita la superficialità e la disinvoltura morale.
Il Timore di Dio ci impedisce di farci una religione a nostra
misura.
Il Timore di Dio ci impedisce tutto questo perché ci rende limpidi, onesti con Dio.
Come i Dodici, nel racconto del Vangelo, Giuseppe è scelto da Dio per essere di soccorso “alle pecore perdute della casa d’Israele”.
Egli pieno di timor di Dio, diventa segno della provvidenza e dell’amore Dio.
Il Santo Padre Francesco ci ha spesso esortati ad essere Chiesa provvidente e amorevole verso l’umanità, così da essere vero sacramento di salvezza: “Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità”.
La vicenda del patriarca Giuseppe, ci sproni a custodire il timor di Dio come corazza che ci preserva da ogni approssimazione religiosa – un credere a nostra misura – per essere Cristo dipendenti in pensieri, parole, opere così da non vivere una vita in continuo rimpianto per il bene non compiuto.
«Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male» (Rm 12,21).
Giuseppe poteva ripagare con il male, ma ha vinto il male con il bene. Sia questo l’annuncio del regno dei cieli che è vicino. Amen.
martedì 9 luglio 2013
lunedì 8 luglio 2013
Lunedì della XIV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
“una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo”
In questo sogno di Giacobbe c’è il desiderio dell’uomo di arrivare a Dio, ma il nostro Dio anticipa i tempi e prima di essere cercato, cerca, si mostra, così da ridurre i tempi: Egli sa che l’uomo è poco perseverante!
«Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo».
In questa frase possiamo rileggere la fatica di Giacobbe di scorgere la presenza di Dio. Ma il Signore è presente, anche lì dove noi non ne scorgiamo la presenza.
Infine il Vangelo.
Uno dei capi e la donna hanno la consapevolezza che in Gesù è presente Dio.
Egli è il Dio vicino, ma non solo presente, ma in cammino con l’uomo.
Possa, Signore questo giorno, essere un giornata in cammino con te; in cui scorgere la tua presenza sorprendente; una coraggiosa giornata alla tua sequela in cui fedeli alla tua promessa sveliamo e viviamo la notizia di essere salvati per la fede.
La Vergine Santa, che invochiamo come “scala del Cielo”, “porta del Cielo” e “casa di Dio”, preghi per noi!
Sangue di Cristo, pegno di vita eterna, salvaci
Amen.
domenica 7 luglio 2013
XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura.
(Gal 6)
Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli
(Lc 10)
Cosa conta? Cosa ci rallegra?
La vita di ogni giorno ci educa che conta avere … dove l’avere è l’autodeterminarsi, è l’autosufficienza, l’autoreferenzialità … questo “avere” per San Paolo è rappresentato in quel segno antico – la circoncisione - del popolo d’Israele. L’Apostolo dice che non conta, ma ciò che conta, ciò che dona pace è “essere nuova creatura”.
Cosa significa essere nuova creatura?
Risponde alla nostra domanda lo stesso Apostolo Paolo nella II lettera ai Corinzi:
“quando uno è unito a Cristo è una creatura nuova: le cose vecchie sono passate; tutto è diventato nuovo”. Questo dona pace … “su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia”, ci ricorda sempre l’Apostolo.
Questo ci dona pace, e ci rallegra. Perché l’essere uno in Cristo è avere la consapevolezza che noi siamo in Dio e Dio è in noi: “i vostri nomi sono scritti nei cielo”, dove il cielo non è qualcosa sopra la terra, ma è Dio stesso.
E cos’è il nome?
Afferma William Shakespeare: “Cosa c'è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo”. Il nome è la mia essenza, sono io, il mio nome scritto nel Cielo, è il mio povero io che tutt’uno con il tu di Dio.
Questa ci deve rallegrare!
Per essere in Dio e Dio in me, ci vuole un presupposto, ciò “che conta”: essere nuova creatura.
Il mio nome – ciò la mia persona, la mia essenza – deve essere uno con Colui che ha fatto nuova ogni cosa – Gesù – questo mi rende creatura nuova: nuovo uomo, nuova umanità, nuovo in dignità…
Questo percorso ci riporta al giorno in cui siamo diventati per grazia nuova creatura: è il giorno del nostro Battesimo.
Faccio memoria annuale di questo giorno?
Concludendo un pensiero di San Leone Magno:
«Riconosci, cristiano, la tua dignità e, reso partecipe della natura divina non voler tornare all'abiezione di un tempo con una condotta indegna. Ricordati chi è il tuo Capo e di quale Corpo sei membro. Ricordati che, strappato al potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce del Regno di Dio. Con il sacramento del battesimo sei diventato tempio dello Spirito Santo! Non mettere in fuga un ospite così illustre con un comportamento riprovevole e non sottometterti di nuovo alla schiavitù del demonio. Ricorda che il prezzo pagato per il tuo riscatto è il sangue di Cristo» (Disc. 1 per il Natale; Liturgia delle ore vol. I, p. 397).
Ecco la nostra dignità, la nostra gioia, ciò che conta …. “Non dimenticarlo mai; dentro di te e fuori di te poni ad obbiettivo della tua esistenza … fa di cercarlo e custodirlo con la pietà; e vedrai come si abbella tutta la scena di questo mondo, come si sublimano tutti gli affetti di questo nostro cuore, come si appianano tutte le asprezze di questo cammino nella società, come si affrettano e si assicurano tutti i successi di queste battaglie per conquistare l’avvenire”. (Beato Giuseppe Toniolo)
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