venerdì 19 aprile 2013

Venerdì della III settimana di Pasqua



Le letture di questa mattina ci scuotono. Noi viviamo l’Eucaristia quotidiana per rimanere in Lui? L’Eucaristia quotidiana non è per noi quotidiano richiamo alla conversione?

Questa mattina siamo di fronte ad un viaggio: la conversione è un cammino.
È il viaggio della conversione di Paolo: descritto dal libro degli Atti.
Si legge:
Paolo descrive la sequela cristiana come una Via - “io la via, la verità e la vita” diceva Gesù ai Dodici - “appartenenti a questa Via”. mentre era in viaggio – Paolo – cadendo a terra” – incontrò Gesù. Dio che si è fatto terra, lo incontra a terra. In basso, per risollevarlo in alto, al Cielo. “«Io sono Gesù, che tu perséguiti! Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare»”.
Dopo questa incontro, è rialzato dal comando di Gesù, inizia un nuovo cammino – “facevano il cammino”, ma è accompagnato – guidandolo per mano, lo condussero a Damàsco”. Ecco qui compare un nuovo personaggio – la Chiesa – che raccoglie e accompagna su una nuova strada (diritta!) – “va’ nella strada chiamata Diritta … sta pregando, .. di nome Ananìa, … recuperasse la vista”.
San Luca poi delinea la vocazione, nella profezia del Signore: “«Va’, perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli d’Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome»”.
Anania lo accoglie e dà a Paolo una nuova possibilità descritta sempre come una strada, la vista è riacquistata e anche qui si scorge una caduta e un rialzarsi: “«Sàulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo». …. caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista. .. Si alzò e venne battezzato … prese cibo e le forze gli ritornarono. … subito nelle sinagoghe annunciava che Gesù è il Figlio di Dio”.

La scena con il mangiare e la testimonianza.
A questa conclusione fa eco il Vangelo:
“«In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me”.



Signore conduci anche a noi,
nella strada “Diritta”,
cada da noi ciò che ancora
non ci va vivere la tua Via:
il nostro confessore sia il nostro Anania,
che nutrendoci di te, ci aiuti a rimanere in te.
“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui”.

Il santo martire Espedito, martire di Militene, ci sostenga con la sua preghiera
Perché oggi sia giorno di grazia
Perché sia giorno di risposta alla tua grazia
Perché oggi sia giorno di testimonianza.
Amen.

giovedì 18 aprile 2013

Giovedì della III settimana di Pasqua

San Galdino vescovo di Milano



“Filippo, prendendo la parola e partendo da quel passo della Scrittura, annunciò a lui Gesù”

La Chiesa del I secolo annuncia che le Scritture trovano in Gesù la pienezza del loro senso. Così spiegava Gesù ai discepoli di Emmaus, agli Undici nel Cenacolo … allo stesso modo il diacono Filippo con l’eunuco di Candace.

L’annuncio cristiana dopo la dispersione della comunità di Gerusalemme ha il suo trampolino di lancio: non solo ai Giudei, ma a tutti… anche ad un lontano ètiope.

Afferma S. Girolamo: “L'ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo”.

Oggi siamo quindi esortati a nutrirci della Parola per avere il pensiero di Cristo e camminare alla sua sequela.

Questa immagine del nutrirci è ripresa anche nel Vangelo: la vita eterna è da donata da Colui che disceso dal cielo: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo”.

L’Eucarestia e la Parola: due mense a cui attingere nutrimento per avere la vita eterna, per vivere da salvati: “il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.

Gesù è la Parola e il Pane. La Parola è parola di vita. Il Pane è pane di vita. Se vuoi vivere della vita di Cristo: nutriti del pane e della parola!

La partecipazione a queste mensa del Pane e della Parola dà speranza, dà la certezza della vittoria di Cristo. Nulla potrà oscurare la speranza, nemmeno la persecuzione della Chiesa in epoca apostolica, né la devastazione di Milano del secolo XII vissuta dal vescovo Galdino.

San Galdino, figlio di piccoli nobili, è nato a Milano nel 1096, avviandosi poi alla vita ecclesiastica, nel 1160 è arcidiacono della cattedrale, e lo troviamo con l'arcivescovo Oberto al campo dei milanesi. Nel 1162 assiste alla distruzione della città ordinata dall'imperatore, Federico I Barbarossa. Lui e l'arcivescovo sono schierati con Alessandro III, eletto papa nel 1159 da una parte dei cardinali, mentre altri eleggevano il filo-tedesco, antipapa, Ottaviano de' Monticelli col nome di Vittore VI. Scisma nella Chiesa, dunque. Nel 1165 Galdino viene nominato cardinale e succede a Oberto sulla cattedra di Ambrogio. La città però è in rovina. Nel 1167 incomincia la ricostruzione, e uno dei protagonisti è lui. Riorganizza la Chiesa in Lombardia e pianifica il soccorso ai molti poveri. Rimette in piedi le strutture fondamentali per miserie vecchie e nuove, dice agli amministratori e fa incidere sulla pietra: «Voi siete qui solo per servire i poveri». Lo stesso slogan di papa Francesco del XXI secolo!
Galdino fa restaura la cattedrale, aiutato da donne milanesi che donano i pochi gioielli salvati dai saccheggi del Barbarossa. Morirà nel 1176 dopo un sermone, sul pulpito della Basilica di Santa Tecla, l’odierno Duomo.

Signore, dopo la notte c’è sempre il giorno, dopo il buio la luce: fa che nutrendoci alla mensa del Pane e della Parola sappiamo sempre sperare nella speranza che sgorga dalla tua Pasqua. Amen.

mercoledì 17 aprile 2013

La santa pellerossa!







Martirologio Romano, 17 aprile: A Sault nel Québec in Canada, santa Caterina Tekakwitha, vergine, che, nata tra gli Indiani nativi del luogo, fu battezzata nel giorno di Pasqua e, benché perseguitata da molte minacce e da vessazioni, offrì a Dio quella purezza che quando non era ancora divenuta cristiana si era già impegnata a conservare.



“Dio abbia pietà di noi
e ci benedica,
su di noi faccia splendere
il suo volto;
perché si conosca sulla terra
la tua via,
la tua salvezza
fra tutte le genti.
Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Gioiscano le nazioni
e si rallegrino,
perché tu giudichi
i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.
Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
La terra ha dato il suo frutto.
Ci benedica Dio, il nostro Dio,
ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra”.
(Salmo 67)

martedì 16 aprile 2013

Un pensiero ...





"O Gesù, o mio Dio,
ascoltate la mia preghiera.
Separtaemi da tutto ciò
che mi può separare da voi".

(Santa Bernardetta Soubirous)

domenica 14 aprile 2013

III DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)





Primo pensiero.
“Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare”. (Gv 21)

È un senso di pudore oppure cosa nasconde questo gesto?
Come Gesù quando all’ultima cena si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita e cominciò a lavare i piedi dei discepoli: anche Pietro che era senza vesti, si stringe ai fianchi la veste come un grembiule, perché egli vuole imitare il suo Maestro che gli aveva detto Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi”. Per Pietro è l’inizio del cammino nell’esempio. Egli si mette al servizio del Maestro, e l’ardore di Pietro è così forte che si butta in mare per iniziare prima di tutti questa nuova vita. Difatti la scena si conclude con una nuova chiamata: “Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi»”

Questo versetto però si presta bene per suggerci un pensiero su vestirsi davanti a Gesù. Cosa voglio dire? C’è un vestito da teatro, un vestito da salotto, uno per le riunioni familiari ed anche uno per il lutto. Il mondo non permette che si vada a riunioni importanti senza un vestito adatto. Questo ogni persona lo trova logico; tanto è vero che se una persona va a teatro e le si fa notare che non può entrare vestita in un certo modo, non si ribella, né pretende di aver ragione. Solo in chiesa ognuno pretende di entrare come crede e non tollera osservazioni di alcun tipo. Non mi dilungo quindi con degli esempi, fa ancora freschino, ma concludo con le parole di Gesù: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

Secondo pensiero.
«Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». (Gv 21)

Simone di Giovanni. Un nome seguito dall'indicazione della paternità che definisce l'apostolo nella sua dimensione umana, quindi fragile e debole. Gesù è consapevole che Pietro è tale, ma in questa dimensione sta per affidargli la Chiesa.
Simone di Giovanni è ogni battezzato che, una volta divenuto membro del Corpo Mistico di Cristo, la Chiesa, ha ricevuto in consegna il mandato di prendersi cura dei fratelli. Ovviamente secondo il suo ruolo, le sue possibilità. E per far questo Gesù non chiede particolari doni. Una cosa sola si attende: un amore continuamente proteso verso un "più di".
Non si tratta di stabilire inutili e sterili confronti, ma di vivere in una tensione: Lo amo veramente? Lo amo più dei miei interessi, degli affetti, della mia stessa vita?
Insegnami, Signore Gesù, la via dell'amore. Pungolami continuamente perché non mi senta mai un arrivato, ma in te trovi la forza e il coraggio di puntare sempre oltre, verso quella pienezza che tu stesso mi hai posto come meta: “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.

Terzo pensiero.
«Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene» (Gv 21)

Pietro è consapevole che Gesù lo conosce bene. Anzi è cosciente che Gesù conosce Petro più di quando l’apostolo conosca se stesso. La domanda è ripetuta tre volte. Gesù sembra voler lavare i tre no (della Passione - prima del canto del gallo) con tre sì: così che tutto possa iniziare daccapo … Gesù gli da una nuova possibilità. Vuole risvegliare nell’apostolo Pietro l’amore del loro primo incontro. Vuole che Simon Pietro, figlio di Giovanni, si innamori “più di” … affinché sia ancora capace di lasciare tutto e seguirlo. “Detto questo, aggiunse: «Seguimi»”. È la seconda e definiva chiamata di Pietro.

“Innamorarsi di Gesù Cristo vuol dire conoscenza profonda di Lui, dimestichezza con Lui, frequenza diuturna della Sua casa, assimilazione del Suo pensiero, accoglimento senza sconti delle esigenze radicali del Vangelo”. (Mons. Antonio Bello).
Amen.

sabato 13 aprile 2013

Santi e beati martiri per impiccagione





Cercando ho trovato, alcuni casi tra:

- martiri messicani
- beati e santi martiri irlandesi e inglesi
* Beati Conor O' Devany e Patrizio O' Lougham martiri
* Beati Giacomo Bell e Giovanni Finch martiri
* Beati Giovanni Amias e Roberto Dalby sacerdoti e martiri
* Beati Guglielmo Dean e sette compagni martiri
* beati Martino di San Felice (Giovanni) Woodcock, OFM, Edoardo Bamber e Tommaso Whitaker, sacerdoti e martiri
* Beati Sebastiano Newdigate, Umfrido Middlemore e Guglielmo Exmew sacerdoti certosini, martiri
* Beati Tommaso Green e Gualtiero Pierson certosini martiri
* Beato Alessandro Rawlins, sacerdote e martire (impiccato e squartato)
* beato Carlo Meehan, sacerdote OFM e martire
* Beato Davide Gonson (Gunston) Cavaliere di Malta, martire
* Beato Dermot (Dermizio) O’Hurley vescovo e martire
* Beato Domenico Collins s.j. martire
* Beato Edoardo Coleman martire (impiccato e squartato)
* Beato Edoardo Osbaldeston sacerdote martire
* Beato Edoardo Waterson sacerdote e martire
* Beato Enrico Heath (Paolo di Santa Maddalena) sacerdote OFM e martire
* Beato Everardo Hanse sacerdote e martire (impiccato e squartato)
* Beato Francesco Page s.j martire
* Beato Giorgio Gervase sacerdote benedettino, martire
* Beato Giovanni Felton martire (impiccato e squartato)
* Beato Giovanni Haile sacerdote e martire
* Beato Giovanni Ingram sacerdote martire
* Beato Giovanni Kearney sacerdote e martire
* Beato Guglielmo Horn certosino martire
* Beato Riccardo Herst martire
* Beato Roberto Watkinson sacerdote, martire
* Beato Tommaso Felton O.M. martire
* Beato Tommaso Holland s.j. martire
* Beato Tommaso Plumtree sacerdote e martire
* Beato Tommaso Pormort sacerdote e martire
* Beato Tommaso Reding certosino, martire
* San Cuthberto Mayne martire (impiccato e squartato)
* San Davide Enrico Lewis s.j. martire
* San Filippo Evans Martire (impiccato e squartato)
* San Giovanni Ogilvie s.j martire
* San Giovanni Plessington sacerdote e martire
* San Giovanni Stone sacerdote agostiniano, martire
* San Guglielmo Southerne sacerdote martire
* San Roberto Southwell s.j. martire
* Sant’Enrico Walpole s.j. martire (impiccato e squartato)
* Santa Margherita Ward martire
* Sant'Ambrogio Edoardo Barlow benedettino, martire
* Sant'Edmondo Arrowsmith s.j. martire
* Sant'Edmondo Campion s.j martire
* Sant'Enrico Morse (Mowse) s.j. martire
* Santi Edmondo Gennings sacerdote e Swithun Wells martiri
* Santi Giovanni Houghton, Roberto Lawrence, Agostino Webster e Riccardo Reynolds sacerdoti e martiri certosini
**** (forse altri)

- 108 martiri polacchi (m. 1939 – 1945: Beati Antoni Julian Nowowiejski e compagni)
* Beati Giuseppe Pawlowski e Casimiro Grelewski sacerdoti e martiri

- Santi Martiri di Gorcum

Poi:
- Beati Agatangelo de Vindocino (Francesco) Nourry e Cassiano da Nantes (Gundisalvo) Vaz Lopez-Netto Sacerdoti cappuccini, martiri
- Santi Antonio, Giovanni ed Eustazio Nobili lituani, martiri
- San Koloman (Colman) Pellegrino (non è definito martire)
- Beato Nicola Gross martire
- San Pietro Armengol mercedario (salvato dalla Madre di Dio)
- Sant'Augusto Chapdelaine MEP martire
- San Noè Mawaggali martire
- San Cristiano servo dei benedettini polacchi, martire

Altre Chiese:
- San Gabriele Patriarca di Serbia, martire
- Dietrich Bonhoeffer teologo protestante

**** (forse altri)

venerdì 12 aprile 2013

800 santi martiri italiani!

12 maggio, canonizzazione.


Icona dei Santi Martiri


LA STORIA







Santi Martiri d'Otranto
Chiesa di Santa Caterina a Formiello
Napoli

Preghiera ai Santi Martiri di Otranto

Eterno Padre,
che ricolmi di santità chi è fedele fino alla fine,
accogli la nostra umile preghiera
per intercessione
dei Santi Antonio Primaldo e Compagni
che contemplano ora il Tuo volto.

Gesù Signore,
che no hai risparmiato la tua vita per noi
e hai chiesto ai Santi martiri di Otranto
di salire sul Calvario,
aiutaci ad ascoltare la Tua parola,
ad accogliere la grazia della tua presenza
e a configurarci ogni giorno a Te,
Figlio amato del padre.

Spirito d’Amore,
che con l’unzione del crisma
hai reso forte il cuore di questi laici
davanti al rischio di rinnegare la fede,
dà a noi lo steso ardore
davanti ad ogni compromesso
perché la nostra testimonianza sia sempre
umile e coraggiosa, pronta e generosa.

Santa Maria dei Martiri,
compagna di viaggio di chi crede,
aiutaci a seguire senza scoraggiamenti Gesù
nel cammino tracciato dai Santi,
per amre ogni fratello
che incontriamo sulla strada della vita.

O Santi Antonio Primaldo e Compagni,
che insieme avete affrontato
la prova suprema del martirio,
sostenete i legami fraterni
della diocesi di Otranto
con la Chiesa intera,
perché possiamo vivere la grazia
di una comunione vera
per essere segno di riconciliazione
e di pace per tutti. Amen

+ Donato Negro
Arcivescovo


Venerdì della II settimana di Pasqua

San Zeno di Verona



“Se infatti questo piano o quest’opera fosse di origine umana, verrebbe distrutta; ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli. Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!” (At 5)

Signore Gesù,
hai camminato con i tuoi discepoli mostrando i tuoi piani,
lasciando a loro un testamento:
Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri”

Signore Gesù,
ritornato al Padre, hai lasciato ai credenti -
in forza dell’obbedienza – lo Spirito Santo,
affinché custodissero e vivessero il tuo comandamento nuovo.

Signore Gesù,
da quel ragazzo che aveva “cinque pani d’orzo e due pesci”,
hai suscitato un santo pastore per la Chiesa: Siro di Pavia.

Signore Gesù,
ancora una volta, in riva, questa volta di un fiume,
hai chiamato un pescatore, nero di pelle, Zeno, e hai fatto di lui
un pastore per la Chiesa di Verona.
Il nostro Santo Padre Ambrogio lo definisce “di santa memoria”.

Signore Gesù,
che fuggi via sul monte,
quando vengono a prenderti per farti re,
regna di su di noi,
perché con la nostra vita non abbiamo a combatterti
ma a servirti santamente come San Zeno di Verona.
Amen.


giovedì 11 aprile 2013

Giovedì della II settimana di Pasqua

San Stanislao vescovo e martire





“Chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui”

Quale ira?
Quella suscitata dal peccato del primo uomo! La maledizione di Adamo, suscita l’ira di Dio, e Gesù il nuovo Adamo ha cancellato l’ira di Dio!
Egli si è fatto terra per farci Cielo, così che noi potessimo rinascere a vita nuova.
“Chi crede nel Figlio ha la vita eterna”.
La dimensione della vita eterna non è solo premio dopo la morte, la vita eterna è anche prospettiva della vita quotidiana: “Padre nostro che sei nei cieli .. venga il tuo regno!”: non diciamo così ogni giorno? Il Regno è la vita eterna che si fa vita quotidiana.

“Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini..” la ricerca del compiacimento di Dio, rispondere al suo amore ogni giorno è ciò che costruisce il Regno, che mette in opera la vita eterna dono della fede nel Figlio: non per la nostra forza però, ma per il dono dello “Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono”.

È questa la novità della Pasqua che ha fatto una dozzina di spauriti uomini ... in testimoni!
Invochiamo l’intercessione di San Stanislao, vescovo di Cracovia – che oggi al chiesa di fa ricordare - pastore sapiente e sollecito, intrepido sostenitore della libertà della Chiesa e della dignità dell’uomo, difensore dei piccoli e dei poveri, che per testimoniare la novità della vita in Cristo Gesù subì il martirio sotto il tirannico re Boleslao II, affinché la nostra vita sia qui segno del Regno di Dio e poi “vita eterna”. Amen.

un link...




un bel BLOG in polacco
sul Martirologio Romano
dal titolo Martyrologium

mercoledì 10 aprile 2013

Mercoledì della II settimana di Pasqua




«Andate e proclamate al popolo, nel tempio, tutte queste parole di vita».

Avviene il miracolo, escono dal carcere, e gli viene ordinato di annunciare “parole di vita”.
Un miracolo? Perché?
Questo miracolo non è per loro ma è per le autorità: deve creare stupore e timore.
Deve quindi condurre alla conversione, perché le parole di vita proclamate trovino un terreno fertile.
Il miracolo è allora, come un per un campo, una buona aratura, per poi seminare le “parole di vita”: ma non tutti i terreni hanno bisogno di una aratura profonda, non tutti hanno bisogno dello stupore e del timore suscitato dal miracolo.

Perché cerchiamo i miracoli?
Forse perché la nostra fede è debole in “Dio (che) ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”?

“Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”

Salvaci, Signore!
Salvaci dalla nostra poca fede
Che cerca sempre la sensazione emotiva
e non accoglie la sostanza: il Figlio mandato nel mondo per salvarci!
Salvaci, Signore!
Salvaci dalla nostra fame di felicità
Che fa acquisti nel discount della nostra fantasia religiosa
e scambia le “parole di vita” con messaggi profetici.
Salvaci, Signore!
Amen.

domenica 7 aprile 2013

II DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)





Udire, vedere, contemplare, toccare, credere... Verbi che esprimono la fede "concreta" in Giovanni, concreta nel senso di reale e non eterea, basata sulle sensazioni. È tuttavia fede che coinvolge tutti i sensi, in cui tutto l'essere personale è coinvolto. In una parola: fede in Colui che si è fatto carne.

Vidi … uno simile a un Figlio d’uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro. Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle presenti e quelle che devono accadere in seguito». (Ap 1)

La testimonianza di Giovanni e degli altri apostoli è fondamentale.

“Mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore” (Gv 20)

La nostra fede si fonda sulla testimonianza resa dagli apostoli. Un fondamento sicuro da cui non discostarsi.

Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!»”. (Gv 20)

“Credere in Dio equivale a credere in tutto, perché significa credere in Colui dalle cui mani tutto proviene… In questo senso, significa anche credere in se stessi, cioè accogliere se stessi dalle mani di Dio così come si è… Significa pure accettare dalla mano di Dio il proprio mondo, gli uomini con cui si vive, la propria società, il proprio tempo e destino, con tutte le preoccupazioni che vi sono incluse, anche la preoccupazione per la morte propria e degli altri. La fede è dunque il grande sì, il grande gesto positivo verso la totalità dell’esistenza e del mondo. Il sì detto a Dio è anche il sì detto a tutto”. (Bernhard Welte (1906-1983) - teologo cattolico tedesco e filosofo - Dal nulla al mistero assoluto, Marietti, Casale Monferrato 1985, p. 158).

“Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!»”.

La risposta di Tommaso è il suo grande sì a Dio, ma è anche il suo grande sì detto a tutto.
Accogliamo la testimonianza degli Apostoli affinché credendo, abbiamo la vita.

Signore Gesù,
Sei Tu la concretezza della mia fede.
Tu sei la mia difesa, il mio scudo, la sicurezza della mia vita eterna.
Ti tengo saldo nel mio cuore, nella mia mente e davanti al mio sguardo.
Grazie, perché con Te nulla mi distoglie dall'essere figlio del Padre.
Amen.