sabato 15 settembre 2012

Ave Maria, piena di dolori ...



Beata Vergine Maria Addolorata
Parrocchia S. Maria
Cascia (PG)


"Ave Maria, piena di dolori,
il Crocifisso è con Te,
addolorata sei Tu fra le donne
e addolorato è il frutto del tuo seno Gesù!
Santa Maria, Madre del Crocifisso,
ottieni lacrime di compunzione a noi,
crocifissori del Figlio tuo,
adesso e nell’ora della nostra morte.
Amen”.

venerdì 14 settembre 2012

GIUSTINA MARTIRE ROMANA: la "Santa" di Bellusco






Il Corpo Santo denominato “S. Giustina V. M.” proviene dalla Catacomba di Calepodio in Roma ed è stato donato alla Parrocchia di S. Martino in Bellusco per interessamento del parroco Don Luigi Alemanni.




Le Catacombe romane, abbandonate per un lungo periodo a causa delle invasioni barbariche, furono riscoperte a partire dall’anno 1578, suscitando un enorme entusiasmo nel popolo cristiano. E’ noto che le Catacombe sono state i Cimiteri della primitiva comunità cristiana nelle quali furono deposti anche molti Martiri: esse allora divennero testimonianza viva e concreta di Cristiani che vissero così profondamente la loro fede da accettare la morte piuttosto che tradire il Signore.
Poiché molte Chiese hanno desiderato avere un segno di questa eroica testimonianza, seguendo alcuni criteri per l’identificazione e col consenso dei Sommi Pontefici, dalle Catacombe si estrassero molti “Corpi Santi” destinati alla pubblica venerazione.
La riscoperta delle Catacombe nel secolo XVI venne considerata un avvenimento provvidenziale per la Chiesa capace di sottolineare fortemente il culto dei Santi e delle loro Reliquie in un momento in cui veniva fortemente contestato.
Il Popolo Cristiano accolse sempre queste sacre reliquie in un clima di festa e con grande  devozione: esse infatti costituivano per i fedeli il segno della fedeltà al Signore fino all’estremo sacrificio e l’espressione della comunione con la Chiesa di Roma “che presiede nella carità a tutte le Chiese”.
Con il dono di un Corpo Santo venivano anche offerte indicazioni precise circa il culto da prestargli: il Corpo Santo deve essere custodito nella chiesa con rispetto e con decoro, le sue reliquie sono poste in venerazione con la possibilità di celebrare in suo ricordo unicamente la Messa in onore di tutti i santi Martiri.
C’è una particolare avvertenza per evitare un grave equivoco: non si può confondere il Corpo Santo denominato come “S. Giustina V. M.” con altri Santi dello stesso nome ricordati nel Martirologio Romano; in particolare non si può evidentemente identificare con S. Giustina Martire commemorata il 7 ottobre.




L’augurio è che la presenza di queste Sacre Reliquie favoriscano un accrescimento della fede in Gesù Cristo e la forza per testimoniare il Signore anche nelle difficoltà dei nostri giorni.

Alcune date:

- Inizio del 1700, "inventio" presso la catacomba di Calepodio in Roma.

- 1702, Papa Clemente XIII, ne fa dono all'abate Don Piero Scotti di Milano.

- 9 gennaio 1703, autentificazione da parte della Curia Ambrosiana.

- 27 luglio 1808, arrivo alla parrocchia di S. Martino di Bellusco.

- 2 agosto 1815, decreto papale che accorda la celebrazione della festa annuale.

- II domenica di Settembre, data della festa e sagra di Santa Giustina V. M.

La sapienza dei santi, la Croce!





"Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso”. (1Cor 2,2)

Queste parole di San Paolo alla comunità cristiana di Corinto dovrebbero essere scritte a caratteri di fiamma nella mente e nel cuore di ogni cristiano. Perché?
Perche noi siamo cristiani in quanto Gesù Cristo si è fatto crocifiggere per noi, e quindi redenti dalla sua morte in croce.
Il Crocifisso e segno di gloria e di pena: la via della Croce è la via della bellezza del discepolo:
Lo dice in una maniera così sua S. Agostino:
"Gesù pende deforme sulla croce: ma la deformità Sua sarà la tua bellezza....Ti riformerà la deformità di Cristo".
Quindi per essere salvi, dobbiamo imparare da Lui, essere con Lui una cosa sola!
La passione di Cristo, il contemplare il Volto del Crocifisso è il segreto.
I santi sono Santi, perché si sono preoccupati di scoprire il segreto.
Si sono rivestiti delle sofferenze ineffabili di Gesù, per riviverle nella loro carne, nel loro cuore: hanno avuto, come Paolo, la sapienza della Croce.
La santità dei Santi è nata in primo luogo nella vera compassione dei dolori di Cristo, e hanno giurato a se stessi di non far più piangere il Divin Crocifisso: ma anzi hanno cercato ci consolarlo, imitando il suo esempio.

giovedì 13 settembre 2012

San Giovanni Crisostomo



San Giovanni Crisostomo
Vescovo e Dottore della Chiesa
Basilica di S. Maria Maggiore
Bergamo


Sapete chi è il Santo di oggi?
Cosa vuol dire “Crisostomo”?
“Crisostomo”, vale a dire “bocca d'oro”, fu il soprannome dato a Giovanni a motivo del fascino suscitato da suo parlare, ma non perché abbindolava le persone …
Nato ad Antiochia tra il 344 e il 354, Giovanni si dedicò agli studi di retorica sotto la direzione del celebre insegnate pagano Libanio.
Dopo aver ricevuto il battesimo, Giovanni frequentò la cerchia di Diodoro, il futuro Vescovo di Tarso: nel gruppo di discepoli che si radunavano attorno a costui imparò a leggere le Scritture, e compì i primi passi lungo quel cammino spirituale che lo condurrà a lasciare la città e a vivere alcuni anni in solitudine sul monte Silpio, nei pressi di Antiochia.
Rientrato in città, fu ordinato diacono dal Vescovo Melezio nel 381 e, cinque anni più tardi, presbitero dal Vescovo San Flaviano, che gli fu maestro non solo di eloquenza, ma anche di carità e saldezza nella fede. Furono anni di intensa predicazione: Giovanni commentava le Scritture. Con grande zelo esorta a radicare la propria vita di credenti nella conoscenza delle Scritture, a vivere un'intensa vita spirituale senza ritenere che essa sia riservata soltanto ai monaci, a praticare la carità nella cura sollecita per il “sacramento del fratello”. “È un errore mostruoso credere che il monaco debba condurre una vita più perfetta, mentre gli altri potrebbero fare a meno di preoccuparsene ... Laici e monaci devono giungere a un'identica perfezione” (Contro gli oppositori della vita monastica 3, 14).
Nel 397 Giovanni fu chiamato a Costantinopoli quale successore del Patriarca Nettario. Nella capitale dell'impero il nuovo Patriarca si dedicò con grande zelo alla riforma della Chiesa: depose i Vescovi simoniaci (=vendevano i beni spirituali in cambio di denaro), combatté l'usanza della coabitazione di preti e diaconesse, predicò contro l'accumulo delle ricchezze nelle mani di pochi e contro l'arroganza dei potenti, e destinò gran parte dei beni ecclesiastici a opere di carità. Anche a Costantinopoli continua il suo ministero di predicatore della Parola e di operatore di pace. La sua opera di evangelizzazione si estende ai goti e ai fenici. Intransigente quando la fede è minacciata, predica l'amore per il peccatore e per il nemico. “Il popolo lo applaudiva per le sue omelie e lo amava”, afferma lo storico Socrate (Storia ecclesiastica 6, 4).
Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. (Lc 6)
Tutto questo gli procurò molti amici e molti nemici: amato dai poveri come un padre, fu osteggiato dai potenti, che vedevano in lui una temibile minaccia per i loro privilegi. L'inimicizia nei suoi confronti crebbe con l'ascesa al potere dell'imperatrice Eudossia. Costei, nel 403, con l'appoggio del Patriarca di Alessandria, Teofilo, indisse un processo contro Giovanni e lo fece deportare e condannare all'esilio. Il decreto di condanna fu revocato dopo poco tempo e Giovanni poté rientrare in diocesi, ma solo per pochi mesi. Durante la celebrazione della Pasqua del 404 le guardie imperiali fecero irruzione nella cattedrale della città provocando uno spargimento di sangue; vi furono disordini per diversi giorni. Poco dopo la festa di Pentecoste, Giovanni fu arrestato e nuovamente condannato all'esilio. Per evitare mali ulteriori, il Patriarca lasciò la casa episcopale uscendo da una porta secondaria; si congedò dai Vescovi riuniti in sacrestia e fece chiamare la diaconessa Olimpia e le sue compagne, che conducevano una vita comunitaria a servizio della chiesa nella casa accanto a quella del Vescovo. “Venite, figlie, ascoltatemi. Per me è giunta la fine, lo vedo. Ho terminato la corsa e forse non vedrete più il mio volto” (Palladio, Dialogo sulla vita di Giovanni Crisostomo, 10). Con queste parole il padre si accomiata dalle sue figlie spirituali.
Giovanni fece appello al papa Sant’Innocenzo I, che ne riconobbe l’innocenza; ma ciò nonostante fu costretto a lasciare Costantinopoli. Alla sua partenza vi furono tumulti in città: venne appiccato fuoco a una chiesa adiacente al palazzo del senato e questo fornì un pretesto alle autorità imperiali per arrestare e perseguitare i seguaci di Giovanni. Questi fu confinato a Cucuso, una piccola città dell'Armenia, ma anche in questo luogo sperduto era raggiunto dalle manifestazioni di affetto dei suoi fedeli, e così i suoi nemici provvidero a farlo partire per una sede ancora più lontana. Avrebbe dovuto raggiungere Pizio, sul Ponto, ma morì lungo il viaggio, a Comana, stremato dalle marce forzate a cui era stato sottoposto. Era il 14 settembre 407.
“Gloria a Dio in tutto: non smetterò di ripeterlo, sempre dinanzi a tutto quello che mi accade!” (Lettere a Olimpia, 4). In queste parole troviamo condensata la testimonianza di Giovanni; anche in mezzo alle molte tribolazioni che occorre attraversare per entrare nel regno dei cieli (cf. At 14, 22), Giovanni “Boccadoro” ci insegna a cogliere la luce della risurrezione che già si sprigiona dalla croce e a portare la croce nella luce del Cristo risorto. Allora ogni discepolo può proclamare con gioia: “Gloria a Dio in tutto!”.
Il Martirologio romano, come pure i sinassari orientali, hanno iscritto la festa di Giovanni al 27 gennaio, anniversario del ritorno del corpo a Costantinopoli. Attualmente nel calendario romano la sua festa è celebrata il 13 settembre. Nello stesso giorno la festa è celebrata presso i siri. La Chiesa bizantina lo festeggia anche il 30 gennaio, insieme a San Basilio e a San Gregorio di Nazianzo, e il 13 novembre, giorno del suo ritorno dall'esilio. In Oriente si incontrano molti monasteri a lui dedicati. Dottore della Chiesa, Giovanni circonda con i Santi Atanasio, Ambrogio e Agostino, la Cattedra del Bernini nell'abside della Basilica Vaticana. Papa Giovanni XXIII pose il Concilio Vaticano II sotto la sua protezione.
“l’amore edifica” (1 Cor 8), edificati dall’amore per Chiesa e per la Verità di San Giovanni Crisostomo, chiediamo a Gesù la grazia di vivere la sapienza che sgorga dal vangelo. Amen!

Di sublime eloquenza ...



San Giovanni Crisostomo ritorna dall'esilio


“Memoria di san Giovanni, vescovo di Costantinopoli e dottore della Chiesa, che, nato ad Antiochia, ordinato sacerdote, meritò per la sua sublime eloquenza il titolo di Crisostomo e, eletto vescovo di quella sede, si mostrò ottimo pastore e maestro di fede. Condannato dai suoi nemici all’esilio, ne fu richiamato per decreto del papa sant’Innocenzo I e, durante il viaggio di ritorno, subendo molti maltrattamenti da parte dei soldati di guardia, il 14 settembre, rese l’anima a Dio presso Gumenek nel Ponto, nell’odierna Turchia”. (M.R.)


Vescovo Giovanni,
pastore della Chiesa indivisa,
fedele a Cristo e alla sua Chiesa,
prega il Buon Pastore,
affinché ritorni l’unità dell’unico gregge di Gesù,
a gloria a Dio. Amen!
 

mercoledì 12 settembre 2012

Santo Nome di Maria





Martirologio Romano, 12 settembre: Santissimo Nome della beata Vergine Maria: in questo giorno si rievoca l’ineffabile amore della Madre di Dio verso il suo santissimo Figlio ed è proposta ai fedeli la figura della Madre del Redentore perché sia devotamente invocata.

Dopo la festa della Natività della Santissima Vergine (8 settembre), la Chiesa consacra un giorno ad onorare il santo nome di Maria per insegnarci attraverso la liturgia e l'insegnamento dei santi, tutto quello che questo nome contiene per noi di ricchezze spirituali, perché, come quello di Gesù, lo abbiamo sulle labbra e nel cuore.

La memoria del S. Nome di Maria, celebrata il 15 settembre, entra nel calendario diocesano di Cuesca in Spagna nel 1513 con approvazione di Papa Giulio II. Tale concessione viene soppressa da san Pio V, ma fu ripristinata successivamente Papa Sisto V nel 1587 che spostò la celebrazione al 17 dello stesso mese. Fu papa Gregorio XV che nel 1622 estese la festa a tutta l’Arcidiocesi di Toledo, mentre nel 1671 Papa Clemente X confermò la celebrazione a tutta la Spagna, al Regno di Napoli e a Milano.

Con molte feste mariane e non solo (si pensi alla Trasfigurazione di Gesù), anche il santo nome di Maria, ha un suo retroscena storico, una battaglia la cui vittoria è attribuita all’intercessione dalla Madre di Dio. Il Beato Innocenzo XI nel 1685 estese la festa a tutta la Chiesa e scelse il giorno del 12 Settembre, giorno dell’alleanza tra l’Imperatore Leopoldo I d’Austria ed il Re di Polonia Giovanni III Sobieski, avvenuta ufficialmente in quel giorno del 1683; l’alleanza che portò alla liberazione di Vienna dall’assedio dei turchi, avvenuta il 17 Settembre del 1683.

Nell’arco dei secoli ci sono state molte interpretazioni sul significato del nome; secondo alcuni rabbini Maria deriva dall’ebraico Miryam, dalla radice Mrr, cioè essere amaro, sostenendo che Maria, sorella di Mosè fu chiamata così perché appena nacque il faraone cominciò a rendere amara la vita degli israeliti, inoltre alcuni studiosi cristiani hanno messo in risalto l’amarezza provata da Maria, nell’opera di redenzione portata avanti dal figlio a caro prezzo.
Un’altra interpretazione dice che Maria deriverebbe da Moreh, in ebraico Maestra o Signora e da Yam, cioè Mare; da qui Maestra e Signora del Mare, come disse S. Ambrogio, sarebbe proprio Maria ad aiutarci ad attraversare questo mare per raggiungere il cielo, questa è una tesi avallata anche ad esempio da San Girolamo e Sant’Epifanio.

San Gregorio Taumaturgo invece, ipotizza che Maria sia composto da Mor, in ebraico Luce e da Yam, come avevamo visto prima, Mare; da qui nasce la teoria del nome di Maria Stella del Mare.

Scrive a tal proposito S. Bernardo di Chiaravalle:
“O tu che nell’instabilità continua della vita presente t’accorgi di essere sballottato tra le tempeste
senza punto sicuro dove appoggiarti, tieni ben fisso lo sguardo al fulgore di questa stella se non vuoi essere travolto dalla bufera. Se insorgono i venti delle tentazioni e se vai a sbattere contro gli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria! Se i flutti dell’orgoglio, dell’ambizione, della calunnia e dell’invidia ti spingono di qua e di là, guarda la stella, invoca Maria! Se l’ira, l’avarizia, l’edonismo squassano la navicella della tua anima, volgi il pensiero a Maria! Se turbato per l’enormità dei tuoi peccati, confuso per le brutture della tua coscienza, spaventato al terribile pensiero del giudizio, stai per precipitare nel baratro della tristezza, e nell’abisso della disperazione, pensa a Maria! Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità, pensa a Maria, invoca Maria! Maria sia sempre sulla tua bocca e nel tuo cuore. E per ottenere la sua intercessione, segui i suoi esempi.  Se la segui non ti smarrirai, se la preghi non perderai la speranza, se pensi a lei non sbaglierai. Sostenuto da lei non cadrai, difeso da lei non temerai, con la sua guida non ti stancherai, con la sua benevolenza giungerai a destinazione”.

Invece, San Luigi Maria Grignion da Montfort, riprende una vecchia teoria in cui Moreh, sarebbe tradotto in Prima Pioggia Stagionale, considerando Maria, come colei che manda dal cielo una pioggia di grazia, essendo lei stessa una pioggia di grazia.

L’ultima teoria accreditata sull’origine del nome di Maria, vede la traduzione ebraica di Marom, in Altezza, Excelsis; nel Vangelo di Luca (Lc 1,78) leggiamo: “Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall'alto”, questo versetto in base al testo greco e alla retro visione in ebraico può essere così compreso: Cristo è il sole che sorge che viene dall'alto (il Padre) oppure ci ha visitati un sole che sorge dall'alto, cioè da Maria.






Ad ogni modo non ci è dato di sapere qual è la corretta origine del Santissimo Nome di Maria, come dice S. Alberto Magno: “Il nome di Maria ha quattro significati: illuminatrice, stella del mare, mare amaro, signora o padrona”, in ognuna di queste ipotesi possiamo trovare il significato che la Fede ci suggerisce.


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* Le immagini sono prese da: FONTE

martedì 11 settembre 2012

IL MARTIRE ROMANO CLEMENTE

venerato a Cefalù (PA)



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Il Corpo Santo denominato “S. Clemente M.” proviene dalle Catacombe di Roma ed è stato donato alla Parrocchia della cattedrale di Cefalù (PA).

Le Catacombe romane, abbandonate per un lungo periodo a causa delle invasioni barbariche, furono riscoperte a partire dall’anno 1578, suscitando un enorme entusiasmo nel popolo cristiano. E’ noto che le Catacombe sono state i Cimiteri della primitiva comunità cristiana nelle quali furono deposti anche molti Martiri: esse allora divennero testimonianza viva e concreta di Cristiani che vissero così profondamente la loro fede da accettare la morte piuttosto che tradire il Signore.

Poiché molte Chiese hanno desiderato avere un segno di questa eroica testimonianza, seguendo alcuni criteri per l’identificazione e col consenso dei Sommi Pontefici, dalle Catacombe si estrassero molti “Corpi Santi” destinati alla pubblica venerazione.
La riscoperta delle Catacombe nel secolo XVI venne considerata un avvenimento provvidenziale per la Chiesa capace di sottolineare fortemente il culto dei Santi e delle loro Reliquie in un momento in cui veniva fortemente contestato.

Il Popolo Cristiano accolse sempre queste sacre reliquie in un clima di festa e con grande  devozione: esse infatti costituivano per i fedeli il segno della fedeltà al Signore fino all’estremo sacrificio e l’espressione della comunione con la Chiesa di Roma “che presiede nella carità a tutte le Chiese”.

Con il dono di un Corpo Santo venivano anche offerte indicazioni precise circa il culto da prestargli: il Corpo Santo deve essere custodito nella chiesa con rispetto e con decoro, le sue reliquie sono poste in venerazione con la possibilità di celebrare in suo ricordo unicamente la Messa in onore di tutti i santi Martiri.

C’è una particolare avvertenza per evitare un grave equivoco: non si può confondere il Corpo Santo denominato come “S. Clemente M.” con altri Santi dello stesso nome ricordati nel Martirologio Romano; in particolare non si può evidentemente identificare con S. Clemente Papa e Martire commemorato il 23 novembre.

L’augurio è che la presenza di queste Sacre Reliquie favoriscano un accrescimento della fede in Gesù Cristo e la forza per testimoniare il Signore anche nelle difficoltà dei nostri giorni.

** Immagine da collezione privata (G.B.A. e D.M.G.)

lunedì 10 settembre 2012

Celesti patroni del 10 settembre ...





“Nell’isola di Woodlark in Oceania, beato Giovanni Battista Mazzucconi, sacerdote dell’Istituto Milanese per le Missioni Estere e martire, che, dopo due anni trascorsi al servizio dell’evangelizzazione, ormai spossato dalle febbri e dalle piaghe, fu ucciso in odio alla fede con un colpo di scure”. (M.R.)



San Sostene (III – IV secolo), martire presso Calcedonia in Bitinia. Il nome era incluso nel Martirologio Romano Antico fino alla metà del XIX secolo.



“A Tolentino nelle Marche, san Nicola, sacerdote dell’Ordine degli Eremiti di Sant’Agostino, che, dedito a una severa astinenza e assiduo nella preghiera, fu severo con se stesso, ma clemente con gli altri, e spesso imponeva a sé le penitenze altrui”. (M.R.)

domenica 9 settembre 2012

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)





“Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!»” (Mc 7)
Una scena disgustosa è questa. Crea un po’ ribrezzo: eppure nessuno obbietta, non c’è mormorio nella folla. Gesù compie quei gesti quasi da negromante, e il popolo accoglie tacendo.

Quante volte capita di sentire di uomini o donne credenti che vanno a cercare riti simili per essere salvati dal loro male, per avere una speranza o la felicità perduta?

Spesso sono cialtroni che approfittano della nostra buona fede e ci vendo il nulla per qualcosa di vero e santo.

Spesso noi siamo i cialtroni che ci accostiamo a Dio cercando il miracolo, o meglio il miracolismo, pensando solo così di risolvere il nostro desiderio di felicità.



Il sordomuto assomiglia a noi quando siamo nel peccato.
Possiamo avere accanto Dio, che ci sussurra le parole più dolci. Non lo sentiamo.
Possiamo aver vicino le persone più acute e più buone, che desiderano aiutarci. Non prestiamo attenzione.
O passiamo davanti a chi ha bisogno di un conforto, di una speranza. È come se fossimo soli al mondo, chiusi nel nostro piccolo mondo.

Eppure il Dio della Bibbia è si è rivelato “agli smarriti di cuore”.

Egli ha bussato al nostro cuore chiedendoci di aprirlo alla Speranza, alla Vita, e all’Amore.

Ecco il nostro “Effatà!”: spalancare lo sguardo sul volto di Dio, aprire la nostra sordità alla sua novità di vita.

Dice l’Apostolo Giacomo (II lettura): “La vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali”.

La nostra fede è ancora non immune da questa dinamica. È limitata e non spalancata, è chiusa e non aperta.

Rileggiamo quello scrive l’Apostolo:
“Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: «Tu siediti qui, comodamente», e al povero dite: «Tu mettiti là, in piedi», oppure: «Siediti qui ai piedi del mio sgabello», non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi?”

L’Apostolo è duretto nel definire questo: “non siete giudici dai giudizi perversi?”
Cioè egli rimprovera la comunità cristiana di essersi allontanata, di aver deviato dalle norme generalmente riconosciute. Questo vuol dire infatti essere perversi.
E quali sono queste norme?
L’Apostolo ci esorta ad unire la fede alle sue opere, solo così saremo aperti alla Speranza, alla Vita e all’Amore di Dio in Cristo Gesù.
Infatti più aventi nel cap. 2 al versetto 14 dirà l’Apostolo Giacomo: “A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere?”.

Il Signore che «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!», come dice il Vangelo in domenica, doni a ciascuno di noi che si dice cristiano la capacità di portare a compimento in noi e attraverso di noi, nel mondo, l’opera di bene iniziata da Cristo.




Concludo con un pensiero del Cardinale Ratzinger, ora papa Benedetto XVI:
«Abbiamo sempre bisogno del coraggio di denunciare apertamente il male, per promuovere un miglioramento ma forse oggi abbiamo ancora più bisogno del coraggio di fare emergere con chiarezza il bene che c’è in ogni persona e nel mondo».

sabato 8 settembre 2012

Oh Santa Bambina!



Santa Bambina di Acireale
Parrocchia Santa Maria degli Angeli


La beata Vergine Maria ci fa godere di un duplice beneficio: ci innalza alla conoscenza della verità, e ci libera dal dominio della lettera, esonerandoci dal suo servizio. In che modo e a quale condizione? L'ombra della notte si ritira all'appressarsi della luce del giorno, e la grazia ci reca la libertà in luogo della schiavitù della legge. La presente festa è come una pietra di confine fra il Nuovo e l'Antico Testamento. Mostra come ai simboli e alle figure succeda la verità, e come alla prima alleanza succeda la nuova. Tutta la creazione dunque canti di gioia, esulti e partecipi alla letizia di questo giorno. Angeli e uomini si uniscano insieme per prender parte all'odierna liturgia. Insieme la festeggino coloro che vivono sulla terra e quelli che si trovano nei cieli. Questo infatti è il giorno in cui il Creatore dell'universo ha costruito il suo tempio, oggi il giorno in cui, per un progetto stupendo, la creatura diventa la dimora prescelta del Creatore. (S. Andrea di Creta)

venerdì 7 settembre 2012

Un santo "attore": Genesio di Roma




san genesio martire
Celeste patrono di Romito di Arcola (SP)

Martirologio Romano (antico), 25 agosto: A Roma san Genesio Martire, il quale, essendo prima pagano e commediante, mentre nel teatro, alla presenza dell'Imperatore Diocleziano, metteva in burla i misteri dei Cristiani, improvvisamente, ispirato da Dio, si convertì alla fede e fu battezzato. Poco dopo, per ordine dell'Imperatore, fu percosso crudelissimamente con bastoni, quindi sospeso sull'eculeo, con uncini fu lacerato per lunghissimo tempo e anche abbruciato con fiaccole. Finalmente, perseverando nella fede cristiana, dicendo: "Non vi è altro Re che Cristo, per il quale se mille volte io fossi ucciso, voi non me lo potreste mai togliere nè dalla bocca, nè dal cuore", colla decapitazione meritò la palma del martirio.

San Genesio, patrono della Diocesi di San Miniato
Presso la città di San Miniato il culto di Genesio è accertato almeno dal secolo VII, come si evince da un documento della Chiesa di Arezzo, relativo a un Concilio di Vescovi toscani, tenuto nel 715 presso la pieve di San Genesio di Vico Wallari lungo la Via Francigena. Dopo che i Sanminiatesi distrussero Vico Wallari nel primo trentennio del secolo XIII, il titolo di quella antica pieve fu trasferito nella chiesa di Santa Maria in San Miniato, elevata poi a cattedrale nel 1622. Papa Gregorio XV innalzò Genesio a patrono della Diocesi per l’antica e radicata tradizione di culto che gli era tributata nel territorio locale.

San Genesio, patrono di alcune parrocchie d’Italia
  1. Bedizzano di Carrara (MS)
  2. Borgo Loreto, Cremona (CR)
  3. Brescello (RE) *
  4. Caminata di Casalmaggiore (CR)
  5. Cantone di Agazzano (PC)
  6. Cardoso di Gallicano (LU)
  7. Corio (TO)
  8. Dairago (MI)
  9. La Valle (BZ)
  10. Palazzo Canavese (TO)
  11. Perosa Argentina (TO)
  12. Rocca d'Arazzo (AT)
  13. Rocca d'Arazzo (AT)
  14. S. Genesio Atesino (BZ)
  15. S. Genesio ed Uniti (PV)
  16. Semoriva di Busseto (PR)
  17. Tizzano Val Parma (PR)


* SAN GENESIO VESCOVO - Venerato a Brescello (Reggio Emilia), come vescovo di quell'antica diocesi, sarebbe vissuto tra la fine del IV e gli inizi del V sec., piú o meno contemporaneamente ai grandi vescovi santi delle altre diocesi dell'Emilia occidentale, Savino di Piacenza, Prospero di Reggio, Geminiano di Modena. Le reliquie scoperte nel sec. X vi sono ancora conservate in una cappella della chiesa parrocchiale.