mercoledì 2 novembre 2011

Omelia della COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

 
 


 
2 novembre 2011
 
“Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno”. Così abbiamo ascoltato nel libro di Giobbe.
Il giorno della Commemorazione dei Defunti ci riporta alla memoria che la volontà di Dio in Cristo Gesù, la sua Incarnazione, la sua Passione e la sua Resurrezione, è volontà di salvezza eterna.

“chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”, dice il Vangelo di Giovanni.

Due prospettive: sperare che i nostri cari defunti sono nell’Eternità e far memoria che l’Eternità è anche per noi.
C’è però un tema da recuperare nella liturgia odierna: i Novissimi (Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso - ai quali possiamo aggiungere il Purgatorio).
Dice il beato Giovanni Paolo II: «La dannazione rimane una reale possibilità, ma non ci è dato di conoscere, senza speciale rivelazione divina, e quali esseri umani vi siano effettivamente coinvolti». (Estate 1999).
Dobbiamo santificarci per non dannarci (lo dicevamo ieri! Il cristiano deve farsi santo!), ma la Chiesa, poi, da sempre ci educa ad offrire preghiere, sacrifici e olocausti per la salvezza eterna delle Anime.
L’olocausto gradito a Dio è la Santa Messa. Dice infatti il Canone Romano o Preghiera Eucaristica I:

“Accetta con benevolenza, o Signore,
l'offerta che ti presentiamo
noi tuoi ministri e tutta la tua famiglia:
disponi nella tua pace i nostri giorni,
salvaci dalla dannazione eterna,
e accoglici nel gregge degli eletti”

Il Sangue di Cristo lenisce e purifica le pene delle Anime del Purgatorio.
Le Anime del Purgatorio. La devozione alle Anime Purganti è da qualche anno caduta un po’ in oblio, eppure il bisogno di preghiere, che le anime del purgatorio hanno, è descritto in modo chiaro da tanti grandi santi:

San Roberto Bellarmino: "Dopo la morte sono rare le anime che vanno direttamente in Paradiso; la moltitudine delle altre che muoiono in grazia di Dio debbono essere purificate dalle pene acerbissime del Purgatorio".

San Tommaso d’Aquino: "Ogni minima pena del Purgatorio è più grave della massima pena del mondo. Tanto differisce la pena del fuoco del Purgatorio dal nostro fuoco, quanto il nostro fuoco differisce da quello dipinto".

Beato Angelo D’Acri: "Le anime del Purgatorio ti aiutano. La mia vocazione religiosa e sacerdotale è una grazia immensa che attribuisco alla mia quotidiana preghiera per le anime del Purgatorio, che ancora bambino imparai da mia madre".

Dobbiamo educare le nuove generazione a questa prassi religiosa. Ad una sana dottrina dell’Aldilà. Imperano in TV telefilm sul mistero della morte, delle anime dei defunti e sui Novissimi. Però sono forvianti. Per non parlare poi di pseudo rivelazioni private che circolano tra i fedeli.

Dobbiamo tornare ad una sana concezione dei defunti secondo la millenaria dottrina della Chiesa. Educare le nuove generazione alla carità della preghiera per i defunti, a custodire il senso della morte e dell’Aldilà, a partecipare alle Messe per i defunti e ai funerali.
A tal proposito due testimonianze:

Il B. Contardo Ferrini afferma: "Ogni giorno ascolto la S. Messa per le anime sante del Purgatorio: a questa pia consuetudine debbo tante grazie che continuamente ricevo per me e per i miei amici".

San Roberto Bellarmino: "È certo che nulla è più efficace per il suffragio e la liberazione delle anime dal fuoco del Purgatorio dell'offerta a Dio per loro del sacrificio della Messa".
C’è una antica giaculatoria che recita, all’incirca: “Anime sante, anime purganti pregate per me che io prego per voi”

A tal proposito afferma Santa Caterina da Bologna: "Quando voglio ottenere qualche grazia da Dio ricorro alle anime del Purgatorio e sento di essere esaudita per la loro intercessione".
"Non ho mai chiesto grazie alle anime purganti senza essere esaudita, anzi, quelle che non ho potuto ottenere dagli spiriti celesti l'ho ottenuto per intercessione delle anime del Purgatorio".

Oggi è il giorno in cui abbiamo in mente, più che altri giorni, ma avviene in ogni Messa, che la Chiesa militante, la Chiesa purgante e la Chiesa celeste si incontro intorno alla Messa eucaristica e nella comunione dei santi preghiamo per la salvezza eterna di ciascuno.

Padre! Compi la tua volontà: salvaci!


I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





2 novembre
COMMEMORAZIONE di TUTTI i FEDELI DEFUNTI

Anche quando il 2 novembre è domenica, si celebra la Commemorazione di tutti i fedeli defunti.

Fino a quando il Signore Gesù verrà nella gloria, e distrutta la morte gli saranno sottomesse tutte le cose, alcuni suoi discepoli sono pellegrini sulla terra, altri che sono passati da questa vita stanno purificandosi, altri infine godono della gloria contemplando Dio. Tutti però comunichiamo nella stessa carità di Dio. L’unione quindi di coloro che sono in cammino con i fratelli morti non è minimamente spezzata, anzi è conservata dalla comunione dei beni spirituali (cfr Conc. Vat. II, Costituzione dommatica sulla Chiesa, «Lumen gentium», 49). La Chiesa fin dai primi tempi ha coltivato con grande pietà la memoria dei defunti e ha offerto per loro i suoi suffragi (ibidem, 50). Nei riti funebri la Chiesa celebra con fede il mistero pasquale, nella certezza che quanti sono diventati con il Battesimo membri del Cristo crocifisso e risorto, attraverso la morte, passano con lui alla vita senza fine. (Cfr Rito delle esequie, 1). Si iniziò a celebrare la Commemorazione di tutti i fedeli defunti, anche a Roma, dal sec. XIV.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 2 novembre: Commemorazione di tutti i fedeli defunti, nella quale la santa Madre Chiesa, già sollecita nel celebrare con le dovute lodi tutti i suoi figli che si allietano in cielo, si dà cura di intercedere presso Dio per le anime di tutti coloro che ci hanno preceduti nel segno della fede e si sono addormentati nella speranza della resurrezione e per tutti coloro di cui, dall’inizio del mondo, solo Dio ha conosciuto la fede, perché purificati da ogni macchia di peccato, entrati nella comunione della vita celeste, godano della visione della beatitudine eterna.

martedì 1 novembre 2011

Io ho un sogno!

TUTTI I SANTI 1 novembre 2011

Avete un sogno? Una grande sogno. Martin Luter King diceva: io ho un sogno. "I have a dream".

Anche io ho un sogno. Sogno una nuova umanità. Un’umanità dal cuore grande. Un’umanità che non cerca sempre il capro espiatorio. Un’umanità che non cataloga il suo prossimo: è negro, è rom, è zingaro, è terrone, è crucco, è brianzolo, è gay, è senza fisico, è malato, è cattivo, è buono, è ciellino, è … la nuova umanità deve ricordarsi quello che San Paolo scrive ai Galati:

“Non c'è Giudeo né Greco; non c'è schiavo né libero; non c'è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”.

E poi prosegue nella prima lettera ai Tessalonicesi:

“Riguardo all'amore fraterno, non avete bisogno che ve ne scriva; voi stessi infatti avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri, e questo lo fate verso tutti i fratelli (dell'intera Macedonia). Ma vi esortiamo, fratelli, a progredire ancora di più e a fare tutto il possibile per vivere in pace”


La domanda di oggi è: chi sono i Santi?
Dice il libro dell’Apocalisse:

“Ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello».

“e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello»”.

I santi sono “una moltitudine immensa”. Per cui c’è speranza per ciascuno di noi. In caso contrario dobbiamo dire di noi stesso, no, io non diventerò santo, io non andrò in Paradiso.

Una curiosità c’è libro edito in questi giorni che ne elenca 11.811. Ma questi sono i santi “canonizzati”, ma oggi la Chiesa ci fa celebrare tutti i giusti che sono nel regno dei cieli.

Ma torniamo all’Apocalisse di San Giovanni.
I santi poi sono coloro che hanno vissuto la “grande tribolazione”: forse significa hanno vissuto la fedeltà a Cristo fino al dono della vita. Ma forse anche hanno vissuto l’amore di Dio e del prossimo “con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente” dice l’evangelista Matteo. Poi aggiunge san Giovanni, essi: “hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel sangue dell’Agnello”.

L’Agnello è il Cristo Crocifisso e Risorto. I santi sono coloro che sono stati assimilati a Cristo per mezzo della sua Pasqua. Infatti dice sempre l’apostolo Giovanni: “noi saremo simili a lui”, i santi sono la nuova umanità redenta, salvata, l’umanità nuova che vive del Cristo e lotta (la tribolazione di prima) per assomigliare all’uomo nuovo: Gesù.

I santi, dice l’antifona al salmo responsoriale, sono “la generazione che cerca il tuo volto, Signore”. Cioè sono la generazione di ogni generazione che cerca e indica il vero Volto di Dio.

Una generazione felice, beata, dice il Vangelo, quest’oggi. Felice perché forte nella speranza del regno di cieli; felice perché consolata intimamente; felice perché certa dell’eredità di Cristo; felice perché sazia di giustizia e misericordia; felice perché vede con gli occhi di Dio; felice perché amata da Dio che gli dona la figliolanza divina; infine felice perché fortificata dalla prospettiva che la vita non ha fine, ma è eterna: “perché di essi è il regno dei cieli”.

Ogni città, ogni regione, ogni stato, ricorda i suoi santi. Questo ricordare nel corso dell’anno ci aiuta a far memoria di come Gesù opera ed ha operato nella nostra storia, per far radicare la felicità tra
gli uomini.

Ma alcuni santi sono venerati in tutto il mondo, non solo in una città o regione o stato. Questo perché dice S. B. Stefan, Arcivescovo di Ohrid e di Macedonia:

 “I santi non conoscono le frontiere, le nazioni; non conoscono nessuna divisione né appartenenza. Loro sono al di sopra di tutti e per tutti! I santi sono il legame più forte tra la terra e il cielo, e ancora tra i popoli stessi. Loro sono i nostri rappresentanti davanti al Signore e mediatori tra i popoli. Loro portano pace laddove c’è discordia e degli sconosciuti fanno amici.”

Per questo noi in Italia ricordiamo Santa Rosa da Lima o San Carlo d’Uganda, e così via.

Concludo con la seconda parte dell’udienza del 1966 del servo di Dio papa Paolo VI, diceva:

“Ma allora, voi domanderete, che cosa è questa santità?
Figliuoli carissimi: la risposta è piuttosto difficile; ma voi forse la capite subito: occorrono due cose per fare la santità: la grazia di Dio e la buona volontà. Avete voi queste due cose? sì? Allora siete santi!
Intendiamoci: la santità è unica: consiste nell’essere uniti a Dio, vitalmente, mediante la carità; ma si realizza in tante forme diverse, e anche in tante misure diverse. È diversa la bontà, cioè la santità, d’un bambino dalla bontà d’una persona adulta; è diversa la bontà d’un uomo da quella di una donna; la bontà d’un soldato è diversa da quella, per così dire, d’un malato, o d’un vecchio! ogni condizione di vita ha le sue virtù particolari. Ogni persona, possiamo dire, ha la sua propria maniera di realizzare la santità, a seconda delle proprie attitudini e dei propri doveri. Ma quello che dobbiamo ricordare è questo: ognuno di noi è chiamato ad essere santo, cioè ad essere veramente buono, veramente cristiano.
È difficile? sì e no. È difficile, se contiamo soltanto sulle nostre forze; è difficile, se ci lasciamo impaurire dagli ostacoli che certamente incontriamo, dentro e fuori di noi; è difficile, se prendiamo di mala voglia la nostra vocazione cristiana: chi vuol essere cristiano a metà, sente doppiamente il peso degli impegni cristiani.
Ma chi è coraggioso e chi pone nel Signore la sua fiducia (cioè chi prega, chi ascolta la parola del Signore e si conserva nella sua grazia) trova facile la santità, anzi la trova bella, la trova felice. Soltanto quelli che sono veramente buoni, i santi, sono felici”.

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





1 novembre
TUTTI I SANTI
SOLENNITÀ

La Chiesa è indefettibilmente santa: Cristo l’ha amata come sua sposa e ha dato se stesso per lei, al fine di santificarla; perciò tutti nella Chiesa sono chiamati alla santità (cfr Conc. Vat. II, Costituzione dommatica sulla Chiesa, «Lumen gentium», 39). La Chiesa predica il mistero pasquale nei santi che hanno sofferto con Cristo e con lui sono glorificati, propone ai fedeli i loro esempi che attraggono tutti al Padre per mezzo di Cristo e implora per i loro meriti i benefici di Dio (cfr Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra Liturgia, «Sacrosanctum Concilium», 104).
Oggi in un’unica festa si celebrano, insieme ai santi canonizzati, tutti i giusti di ogni lingua, di ogni razza e di ogni nazione, i cui nomi sono scritti nel libro della vita (cfr Ap 20, 12). Si iniziò a celebrare la festa di tutti i santi, anche a Roma, fin dal sec. IX.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 1 novembre: Solennità di tutti i Santi uniti con Cristo nella gloria: oggi, in un unico giubilo di festa la Chiesa ancora pellegrina sulla terra venera la memoria di coloro della cui compagnia esulta il cielo, per essere incitata dal loro esempio, allietata dalla loro protezione e coronata dalla loro vittoria davanti alla maestà divina nei secoli eterni.


sabato 29 ottobre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





29 ottobre
SANT’ONORATO di VERCELLI
vescovo

Il vescovo Onorato di Vercelli ha legato il suo nome a quello del contemporaneo Ambrogio. In molti dipinti è infatti raffigurato mentre dà la Comunione al grande vescovo di Milano morente. Segno di un legame forte nell’episcopato, vissuto in anni difficili come quelli tra la fine del III e l’inizio del IV secolo. Anni di confronti serrati, in comunità scosse da scismi e movimenti ereticali. A Vercelli capitò alla morte del vescovo Limenio: la designazione di Onorato come successore trovò fortissime resistenze. Ambrogio dovette spendere tutta la sua autorità, recandosi personalmente a consacrarlo. I fatti dimostrarono che la sua fiducia era ben fondata: come ricorda una lapide nella cattedrale di Vercelli (dove risposano tuttora le sue spoglie) il vescovo Onorato fu un degno discepolo di Eusebio (il grande padre e maestro di questa Chiesa piemontese) e un predicatore infaticabile della dottrina cattolica contro gli influssi ariani. Il suo episcopato durò circa un ventennio e si concluse un 29 di ottobre, giorno in cui ancora è ricordato nel calendario liturgico delle diocesi di Vercelli e di Milano.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 29 ottobre: A Vercelli, sant’Onorato, vescovo: discepolo di sant’Eusebio in monastero e suo compagno nel carcere, tenne per secondo dopo il suo maestro questa sede episcopale che istruì nella retta dottrina ed ebbe il privilegio di offrire il viatico a sant’Ambrogio in punto di morte.

venerdì 28 ottobre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




28 ottobre
SANTI SIMONE E GIUDA APOSTOLI
FESTA

Simone, da Luca soprannominato Zelota (Lc 6, 15; At 1, 13), forse perché aveva militato nel gruppo antiromano degli Zeloti, da Matteo e Marco è chiamato Cananeo (Mt 10, 4; Mc 3, 18).

Giuda è detto Taddeo (Mt 10, 3; Mc 3, 18) o Giuda di Giacomo (Lc 16, 16; At 1, 13). Nell’ultima cena rivolse a Gesù la domanda: «Signore come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?». Gesù gli rispose che l’autentica manifestazione di Dio è riservata a chi lo ama e osserva la sua parola (Gv 14, 22-24). Una lettera del Nuovo Testamento porta il suo nome. La loro festa il 28 ottobre è ricordata dal calendario geronimiano (sec. VI). In questo stesso giorno si celebra a Roma fin dal sec. IX.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 28 ottobre: Festa dei santi Simone e Giuda, Apostoli: il primo era soprannominato Cananeo o “Zelota”, e l’altro, chiamato anche Taddeo, figlio di Giacomo, nell’ultima Cena interrogò il Signore sulla sua manifestazione ed egli gli rispose: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».

martedì 25 ottobre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano



25 ottobre
SAN GAUDENZIO di BRESCIA
vescovo

San Gaudenzio visse tra i secoli IV-V, e ottavo vescovo di Brescia, la città in cui era nato. Il Martirologio Romano lo ricorda il 25 ottobre e dice di lui: “ordinato da sant’Ambrogio, rifulse tra i presuli del suo tempo per dottrina e virtù, istruì il suo popolo con la parola e con gli scritti e fondò una basilica che chiamò Concilio dei Santi”. Si sa qualcosa sulla sua vita dai suoi dieci Sermoni, inviati ad un meritevole concittadino che perché malato, non poteva recarsi ad ascoltarlo. Gaudenzio, per la suo umiltà, pensava di svolgere il suo ministero unicamente attraverso la predicazione. I suoi discorsi vennero copiati e diffusi perché richiesti dai fedeli. Quando fu eletto vescovo, a furor di popolo e con l'approvazione di Sant'Ambrogio, era in pellegrinaggio in Terra Santa. Fece parte anche della missione di vescovi(obbligati poi a tornare indietro) che il Papa ha inviò in aiuto di Giovanni Crisostomo. Gaudenzio, molto colto ma insicuro, godeva fama di grande santità e per questo ebbe la stima di grandi personalità religiose e civili del suo tempo.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 25 ottobre: A Brescia, san Gaudenzio, vescovo, che, ordinato da sant’Ambrogio, rifulse tra i presuli del suo tempo per dottrina e virtù, istruì il suo popolo con la parola e con gli scritti e fondò una basilica che chiamò Concilio dei Santi.

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




25 ottobre
BEATO CARLO GNOCCHI
sacerdote

Nacque a S. Colombano al Lambro (MI) il 25 ottobre 1902 dal padre Enrico marmista e da Clementina Pasta sarta. A 2 anni divenne orfano di padre e la famiglia si trasferì prima a Milano e poi a Besana di Brianza; studiò nel seminario milanese e venne ordinato sacerdote il 6 giugno 1925; le sue prime esperienze d’apostolato le fece nelle parrocchie di Cernusco sul Naviglio e in quella di S. Pietro in Sala a Milano. Il 22 settembre 1936, fu nominato direttore spirituale dell’Istituto Gonzaga di cui era stato cappellano, diretto dai Fratelli delle Scuole Cristiane e inoltre insegnante di religione all’Istituto Commerciale Schiapparelli di Milano. Il 10 giugno 1940, l’Italia entrò in guerra e don Carlo Gnocchi si arruolò volontariamente come cappellano militare del Battaglione degli Alpini ‘Val Tagliamento’, che partecipò alla campagna di Grecia. Di ritorno dalla Grecia, volle pure partecipare da ‘sacerdote’ alla campagna di Russia, come cappellano degli Alpini della Divisione Tridentina; la disastrosa ritirata del gennaio 1943, che vide la morte di numerosi soldati, lo colpì profondamente, provocandogli una forte crisi spirituale sulla bontà di Dio, crisi che superò con la sua immensa fede e facendogli intuire il significato e il valore della sofferenza degli innocenti. Maturò il lui il desiderio di provvedere all’assistenza degli orfani dei suoi alpini, dei mutilatini di guerra, vittime dei bombardamenti e degli ordigni bellici scoppiati fra le loro mani e dei disabili di ogni genere. Decorato con medaglia d’argento al valor militare, negli anni 1944-45 partecipò alla Resistenza subendo anche il carcere per alcuni giorni e liberato per l’intervento del cardinale Schuster. Nel 1945 lasciò l’incarico di direttore spirituale all’Istituto Gonzaga, prendendo quello di assistente ecclesiastico degli studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, restandoci tre anni, intanto nel 1947 aveva fondato l’Istituzione Pro infantia mutilata riconosciuta con D.P.R. del 26 marzo 1949. Nel 1953 l’istituzione cambiò denominazione in Fondazione Pro Juventute.
Fu scrittore fecondo di spiritualità, educazione, pedagogia. Muore santamente a Milano il 28 febbraio 1956. Il 25 ottobre 2009 è stato beatificato in piazza Duomo a Milano.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 28 febbraio: (il testo non esiste in quanto il Martirologio Romano è del 2001 e la beatificazione è del 2009)

lunedì 24 ottobre 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




24 ottobre
SANT’ANTONIO MARIA CLARET
vescovo

Antonio (Sallent, Spagna, 1807 – Fontfroide, Francia, 24 ottobre 1870), poliedrica figura di apostolo del Vangelo, fu parroco in Catalogna, missionario nelle Isole Canarie, arcivescovo a Santiago di Cuba, consigliere della corona di Spagna, fecondo scrittore popolare, educatore di anime. Fondò la Congregazione dei Missionari del Cuore Immacolato di Maria (Clarettiani, 1849). Strenuo difensore degli oppressi, soffrì a sua volta persecuzioni e attentati, a cui oppose la sua intrepida fede.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 24 ottobre: Sant’Antonio Maria Claret, vescovo: ordinato sacerdote, per molti anni percorse la regione della Catalogna in Spagna predicando al popolo; istituì la Società dei Missionari Figli del Cuore Immacolato della Beata Maria Vergine e, divenuto vescovo di Santiago nell’isola di Cuba, si adoperò con grande merito per la salvezza delle anime. Tornato in Spagna, sostenne ancora molte fatiche per la Chiesa, morendo infine esule tra i monaci cistercensi di Fontfroide vicino a Narbonne nella Francia meridionale.

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




24 ottobre
SAN LUIGI GUANELLA
sacerdote

Luigi Guanella nacque a Fraciscio di Campodolcino (Sondrio) nel 1842. Nel 1866 divenne sacerdote. Nella sua attività pastorale avvicinò le esperienze del Cottolengo e di don Bosco, che incontrò a Torino e con il quale trascorse tre anni. Nel 1881 fondò i Servi della Carità e le Figlie di Santa Maria della Provvidenza. Presto da Como si diffusero in Italia e anche in America, Asia e Africa. A Roma, con l'aiuto di San Pio X, sorse la basilica del Transito di San Giuseppe al Trionfale. Guanella intervenne con don Orione nel terremoto della Marsica: gennaio 1915. Si spense pochi mesi dopo. È beato dal 1964. Canonizzato il 23 ottobre 2011.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 24 ottobre: A Como, beato Luigi Guanella, sacerdote, che fondò la Congregazione dei Servi della Carità e delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza per prendersi cura delle necessità dei più poveri e degli afflitti e provvedere alla loro salvezza.

domenica 23 ottobre 2011

Con una cerimonia in piazza San Pietro il Papa ha portato agli altari Guido Maria Conforti, Luigi Guanella e Bonifacia Rodriguez De Castro






Proclamati tre nuovi santi: Conforti, Guanella e De Castro

Sono gli italiani Luigi Guanella – sacerdote fondatore della Congregazione dei Servi della Carità e dell’Istituto delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza - e Guido Maria Conforti -  Vescovo di Parma e fondatore della Pia Società di San Francesco Saverio per le Missioni estere - e la spagnola Bonifacia Rodriguez De Castro - fondatrice della Congregazione delle Serve di San Giuseppe - i beati canonizzati oggi da papa Benedetto XVI durante una s. Messa celebrata sul sagrato della Basilica vaticana.



Luigi Guanella
(Fraciscio di Campodolcino, 19 dicembre 1842 – Como, 24 ottobre 1915).
Educato a Como dai Somaschi, viene ordinato prete nel 1866. Nominato parroco a Panello Lario nel 1878, vi trova un ospizio per orfanelli che più tardi trasferisce a Como, fondando nel 1866 la Casa della Divina Provvidenza, da cui estende in numerose diocesi i benefici del «Cottolengo» di Torino. La primitiva fondazione dà vita a numerose altre in Italia e all’estero (Svizzera, Stati Uniti, ma anche Asia e Africa). Per la direzione e l’assistenza delle sue Case don Guanella fonda nel 1881 le due congregazioni dei «Servi della Carità» e delle «Figlie di S. Maria della Divina Provvidenza», che fioriscono in opere di bene. Spirito attivo e infaticabile, apprezzato da san Giovanni Bosco - che incontra a Torino e con il quale collabora per tre anni - da san Pio X e dal card. Andrea Carlo Ferrari, amico di Davide Albertario, di Giuseppe Toniolo, di mons. Giacomo Sichirollo e del p. Gerardo Beccaro, don Guanella aderisce alle iniziative sociali del tempo: si dedica al risanamento di zone malariche, e – soprattutto dopo un viaggio in America – all’assistenza agli emigrati, inviando sul posto i suoi religiosi; istituisce l’Arciconfraternita del Transito di S. Giuseppe, con più di nove milioni di iscritti che continuamente offrono preghiere per gli agonizzanti; e al Transito di San Giuseppe dedica anche una basilica in Roma, eretta con l’aiuto di papa San Pio X.

Nel gennaio del 1915 don Guanella fa ancora in tempo a intervenire insieme a don Luigi Orione nel terremoto della Marsica, prima di terminare la sua vita terrena a Como. Paolo VI lo beatificherà nel 1964.

«E’ morto un santo», dice Benedetto XV alla notizia della scomparsa di don Luigi Guanella; alcuni anni prima un altro Papa, San Pio X, conversando con p. Agostino Gemelli che nutriva dubbi di fede e teologici, gli aveva suggerito di rivolgersi a don Guanella, al che Gemelli aveva replicato: «Ma non è un teologo», e Pio X a sua volta: «Tu non hai bisogno di un teologo, ma di un santo».

«Don Guanella è da annoverare tra i “santi sociali”», sottolineerà invece nel 2011 il card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, «perché lungo tutta la sua vita è stato un sacerdote zelante, con una grande voglia di bene».

Tra le iniziative organizzate per la canonizzazione, ci sarà una serata con i «Cantautori Guanelliani» venerdì 21 ottobre, e poi una Veglia di preghiera sabato 22 a San Paolo Fuori Le Mura, una s. Messa di ringraziamento lunedì 24 presieduta dal card. Tarcisio Bertone, e un pellegrinaggio a Como e nei «luoghi guanelliani» da martedì 25.



Guido Maria Conforti
(Parma, 30 marzo 1865 – 5 novembre 1931)
Volontà molta, salute poca. Supera qualche difficoltà familiare entrando in seminario, ma a 17 anni comincia a soffrire di epilessia e sonnambulismo. Gli fa coraggio il rettore don Andrea Ferrari (futuro Arcivescovo di Milano) e a 23 anni viene ordinato sacerdote. A 28 è già Vicario generale della diocesi parmense. Ma sogna la missione. In Oriente, sull’esempio del pioniere Francesco Saverio.
Però la salute è fragile: nessun istituto missionario lo accetta. E lui, nel 1895, ne fonda uno per conto suo, la «Congregazione di san Francesco Saverio per le Missioni estere». Lo fonda, lo guida, con pochi alunni al principio, e con l’aiuto di un solo prete. Spenderà poi l’eredità paterna per consolidarlo. E nel 1896 ecco già in partenza per la Cina i primi due Saveriani. 

Guido Maria Conforti in questo momento si trova a essere una figura insolita nella Chiesa italiana: impegnato come Vicario nel governo di una diocesi «domestica», e proiettato al tempo stesso verso la missione lontana. E polemico con quanti in Italia ignorano la missione o sembrano temerla («Ruba sacerdoti alle diocesi!»). Nominato Arcivescovo di Ravenna a 37 anni, lascerà l’incarico un anno dopo, ancora per malattia. Muore in Cina uno dei suoi missionari; lui richiama l’altro e si concentra tutto sull’Istituto. Ma nel 1907 eccolo poi «richiamato» in diocesi, come coadiutore del Vescovo di Parma e poi come Successore. Reggerà la diocesi per 25 anni, attivissimo: due sinodi, cinque visite pastorali a 300 parrocchie. E intanto i suoi Saveriani ritornano in Cina. Nel 1912 uno di essi, padre Luigi Calza, è nominato Vescovo di Cheng-chow, e riceve la consacrazione da lui nella Cattedrale di Parma.
Infine arriva il momento più bello per Guido Maria: nel 1928 eccolo in Cina per visitare i suoi Saveriani. Ecco avverato il sogno di una vita: conoscere i nuovi cristiani, la giovane Chiesa cresciuta tra dure difficoltà, sentirsi realizzatore, con i suoi, del sogno di Francesco Saverio. E, insieme, quest’uomo proiettato verso continenti lontani, è pienamente e vigorosamente pastore della sua diocesi nativa, partendo dal lavoro di rievangelizzazione attraverso il movimento catechistico e dalla fraternità praticata in tutte le direzioni, soprattutto con l’opera di assistenza alle famiglie durante la prima guerra mondiale, riconosciuta anche dal governo italiano con un’alta onorificenza civile. Il suo fisico sempre sofferente, e tanto spesso trascinato dalla volontà, cede irrimediabilmente nel 1931. Nel 1995 Giovanni Paolo II lo proclamerà beato.



Bonifacia Rodriguez De Castro
(Salamanca, 6 giugno 1837 – Zamora, 8 agosto 1905).
Spagnola di Salamanca, Bonifacia inizia a lavorare a 15 anni come operaia in una fabbrica di corde, poi apre presso la propria abitazione un laboratorio per la fabbricazione di passamanerie. Prova sulla sua pelle i problemi e i drammi del mondo del lavoro, e così decide di impegnarsi in questo ambito: sotto la direzione del gesuita Francisco Javier Butinyà i Hospital, nel 1874 avvia una congregazione, le Serve di San Giuseppe, per l’assistenza alle operaie; il nuovo Istituto verrà approvato da papa Leone XIII nel 1901. Bonifacia dedica tutta la sua vita alla promozione in campo cristiano e sociale delle donne attraverso la preghiera e il lavoro. Muore nel 1905 all’età di 68 anni. Sarà proclamata beata da papa Giovanni Paolo II nel 2003.


di Domenico Agasso jr
in vaticaninsider.lastampa.it


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O spiriti celesti e voi tutti Santi del Paradiso, volgete pietosi lo sguardo sopra di noi, ancora peregrinanti in questa valle di dolore e di miserie.

Voi godete ora la gloria che vi siete meritata seminando nelle lacrime in questa terra di esilio. Dio è adesso il premio delle vostre fatiche, il principio, l'oggetto e il fine dei vostri godimenti. O anime beate, intercedete per noi!

Ottenete a noi tutti di seguire fedelmente le vostre orme, di seguire i vostri esempi di zelo e di amore ardente a Gesù e alle anime, di ricopiare in noi le virtù vostre, affinché diveniamo un giorno partecipi della gloria immortale.
Amen.

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





23 ottobre
SAN GIOVANNI DA CAPESTRANO
sacerdote

Giovanni, nato a Capestrano, L’Aquila, nel 1386, convertito all’ideale francescano dopo travagliate vicende nell’ambito forense e politico, iniziò quell’incessante ministero della predicazione che lo portò dalla Terra Santa, ai Paesi Bassi, alle regioni germaniche e slave, così da essere chiamato l’apostolo dell’Europa. Spirito intransigente, organizzò i Minori Osservanti, fu consigliere di papi e svolse la sua opera per la diffusione della fede e per il rinnovamento dei costumi anche in Italia. Animò la resistenza della città di Belgrado assediata dai Turchi. Concluse la sua testimonianza di missionario itinerante a Tarvisio, Villach, Austria, il 23 ottobre 1456.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 23 ottobre: San Giovanni da Capestrano, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che difese l’osservanza della regola e svolse il suo ministero per quasi tutta l’Europa a sostegno della fede e della morale cattolica. Con il fervore delle sue esortazioni e delle sue preghiere incoraggiò il popolo dei fedeli e si impegnò nella difesa della libertà dei cristiani. Morì presso Ujlak sulla riva del Danubio nel regno di Ungheria.