lunedì 18 luglio 2011

Madonne Coronate ... in Calabria




Madonna delle Montagna di Polsi
"REGINA DEL POPOLO DEI BRUZI"



Il rito dell'Incoronazione delle immagini sacre e, in particolar modo, della Madonna nacque nel XVII secolo e veniva praticato con solennità e liturgie speciali, solo con l’approvazione del Capitolo Vaticano. Ispiratore di questa pratica di incoronare le immagini famose e prodigiose della Madre di Dio fu il cappuccino fra’ Girolamo Paolucci da Calboli di Forlì. Gemme preziose, oro, argento e denaro venivano raccolti dai fedeli per farne preziose corone poste poi sulle immagini della Vergine con il Bambino per ringraziare di miracoli avvenuti o per la protezione offerta in casi di grandi calamità.


Santa Maria Maggiore a Roma e la Madonna di Oropa, nel 1620, furono le prime immagini coronate canonicamente. Impulso decisivo a questa devozione mariana venne dato da Alessandro Sforza Pallavicini, conte di Borgonovo di Piacenza (1638), che lasciò un consistente legato al Capitolo Vaticano, con le rendite del quale, ogni anno, il Capitolo doveva fare confezionare alcune corone d’oro da inviare alle immagini miracolose. Dal 1631, in poi, ebbero seguito le annuali incoronazioni di immagine mariane antiche, venerate e miracolose, come richiedono le condizioni fissate dal Vaticano per le corone d’oro.

Dai praenotanda al Rito dell'Incoronazione di un'immagine della Beata Vergine Maria (contenuti nel Benedizionale), al numero 2034, si legge: “Spetta al vescovo diocesano, insieme con la comunità locale, giudicare sull'opportunità di incoronare l'immagine della beata Vergine Maria. Si tenga tuttavia presente che è opportuno incoronare soltanto quelle immagini che, essendo oggetto di venerazione per la grande fiducia dei fedeli nella Madre del Signore, godono di una certa notorietà, tanto che il luogo in cui son venerate è diventato sede e centro di genuino culto liturgico e di attivo impegno cristiano”.



Anche in Calabria si trovano sacre immagine mariane, venerate e miracolose, tra cui:




  • Curinga (CZ), Maria SS. del Carmelo - Incoronata dal Capitolo Vaticano il 16.7.1951




  • Palmi (RC), Maria SS. del Carmelo - Incoronata solennemente dal Capitolo Vaticano il 16 luglio 1896




     
  • Praia a Mare (CS), Madonna della Grotta - Incoronata il 13 maggio 1905


  • San Sosti (CS), Maria SS. del Pettoruto - Incoronata dal Capitolo Vaticano nell'anno 1903







  • Siderno (RC), S. Maria di Portosalvo - Incoronata l'8 settembre 1923  



  • Taurianova (RC), Maria SS. del Carmine - Incoronata solennemente dal Card. C. Confalonieri il 27 marzo 1960


     





  • Gimigliano (CZ), Madonna di Porto – Incoronata dal beato Giovanni Paolo II il 6 ottobre 1984




SARVI REGGINA
(preghiera in dialetto sansostenese di Gregorio Capano)

Sarvi Reggina, matri de’ misericordi,
vita durcezza e speranza nostra, sarvi.
A ttia ricorrìmu nui esuli higghj di Eva;
a ttia suspiràmu gimenti e ciangenti ntra cchista vadri ‘e lacrimi.
Orsù dunque, abbocata nostra,
rivolgi a nnui l’occhj toi misericordiusi e
mùstraci doppu chistu esiliu Jesù,
‘u hruttu benedittu du’ senu toi.
O crimenti, o pia, o durci Vergini Maria. 



 Il rito è descritto nel seguente link: Rito di Incoronazione della Beata Vergine Maria

domenica 17 luglio 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





Parrocchia S. Bartolomeo
Brugherio (MB)

17 luglio
SANTA MARCELLINA, vergine
MEMORIA

Marcellina nacque a Roma (o, secondo altre fonti, a Treviri) da famiglia patrizia verso il 327 e si convertì in gioventù al cristianesimo. Fu maestra di fede per i fratelli minori, Satiro e Ambrogio, soprattutto dopo la morte della madre. Nel giorno di Natale del 353, ricevette il velo verginale da Papa Liberio in San Pietro in Vaticano. Nel 374, all'elezione episcopale del fratello Ambrogio, si trasferì con lui e Satiro a Milano. Nella città lombarda Marcellina continuò la vita comunitaria con le compagne venute da Roma, secondo una pia tradizione nella campagna milanese, zona in cui poi nacque la cittadina di Brugherio. Morì nel 397, pochi mesi dopo Ambrogio, e fu sepolta nella basilica ambrosiana.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)


Martirologio Romano, 17 luglio: A Milano, santa Marcellina, vergine, sorella del vescovo sant’Ambrogio, che ricevette a Roma nella basilica di San Pietro il velo della consacrazione da papa Liberio nel giorno dell’Epifania del Signore.

sabato 16 luglio 2011

San Vitaliano vescovo, patrono dell'Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace

Eremo di San Vitaliano
Casola di Casertavecchia



Catanzaro, la città delle tre V (Vento, Velluti, Vitaliano), venera il vescovo di Capua Vitaliano come suo patrono principale della città dell'Arcidiocesi il 16 luglio (forse la data della traslazione dei suoi resti mortali).


busto reliquiario
Cattedrale di Catanzaro

I sacerdoti di tutta l'Arcidiocesi si radunano in tale occasione per rendere omaggio al Santo e scambiare il bacio di pace con l'Arcivescovo che celebra la Messa.


 
Eremo di San Vitaliano
Casola di Casertavecchia

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano








16 luglio
B. V. MARIA DEL MONTE CARMELO

Memoria mariana di origine devozionale. Il titolo del Carmelo ricorda l’eredità spirituale di Elia profeta, come contemplativo e strenuo difensore dell’unico Dio di Israele. Sul monte Carmelo, nel secolo XII, si raccolsero alcuni eremiti nell’intento di dedicarsi giorno e notte alla lode di Dio sotto il patrocinio della beata Vergine Maria.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)


Martirologio Romano, 16 luglio: Beata Maria Vergine del Monte Carmelo, dove un tempo il profeta Elia aveva ricondotto il popolo di Israele al culto del Dio vivente e si ritirarono poi degli eremiti in cerca di solitudine, istituendo un Ordine di vita contemplativa sotto il patrocinio della santa Madre di Dio.

venerdì 15 luglio 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano







15 luglio
SAN BONAVENTURA, vescovo e dottore della Chiesa
MEMORIA

Bonaventura (Bagnoregio, Viterbo, 1218 – Lione, Francia, 15 luglio 1274), mistico e pensatore medievale, dottore allo studio di Parigi, diede forma di sintesi sapienziale alla teologia scolastica sulle orme di Agostino. L’espressione più matura di questo umanesimo teologico è nell’«Itinerario della mente a Dio». Discepolo di san Francesco guidò con superiore saggezza il suo ordine (1257-1273), tanto da essere chiamato «secondo fondatore e padre». Vescovo e cardinale di Albano, partecipò al secondo Concilio di Lione e si adoperò per l’unità della Chiesa.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)


Martirologio Romano, 15 luglio: Memoria della deposizione di san Bonaventura, vescovo di Albano e dottore della Chiesa, che rifulse per dottrina, santità di vita e insigni opere al servizio della Chiesa. Resse con saggezza nello spirito di san Francesco l’Ordine dei Minori, di cui fu ministro generale. Nei suoi molti scritti unì una somma erudizione a una ardente pietà. Mentre si adoperava egregiamente per il II Concilio Ecumenico di Lione, meritò di giungere alla visione beata di Dio.

giovedì 14 luglio 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano








14 luglio
SAN CAMILLO DE LELLIS, sacerdote

Camillo (Bucchianico, Chieti, 1550 – Roma 14 luglio 1614), dopo molte peripezie nella vita militare e mondana, maturò la sua conversione in ospedale, dove era stato ricoverato per una piaga inguaribile. Al contatto con i malati si delineò la sua speciale vocazione al servizio del Cristo nei fratelli sofferenti. Per quest’opera di misericordia fondò l’Ordine dei Ministri degli Infermi (Camilliani).


(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)


Martirologio Romano, 14 luglio: San Camillo de Lellis, sacerdote, che, nato vicino a Chieti in Abruzzo, dopo aver seguito fin dall’adolescenza la vita militare ed essersi mostrato incline ai vizi del mondo, maturò la conversione e si adoperò con zelo nel servire i malati nell’ospedale degli incurabili come fossero Cristo stesso; ordinato sacerdote, fondò a Roma la Congregazione dei Chierici regolari Ministri degli Infermi.

mercoledì 13 luglio 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano








13 luglio
SANT’ENRICO, re

Enrico II (973 – Bamberga, Germania, 13 luglio 1024), duca di Baviera, fu coronato imperatore nel 1014 da Benedetto VIII. Insieme con la sposa santa Cunegonda ispirò la sua vita ad un alto modello di religiosità e integrità di costumi. Regnò, sollecito del benessere del suo popolo, attento sempre a promuovere l’elevazione umana e cristiana. Dietro sua insistenza il papa Benedetto VIII prescrisse il Credo nella Messa delle domeniche e delle feste principali (1014).

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)


Martirologio Romano, 13 luglio: Sant’Enrico, che imperatore dei Romani, si adoperò insieme alla moglie santa Cunegonda per rinnovare la vita della Chiesa e propagare la fede di Cristo in tutta l’Europa; mosso da zelo missionario, istituì molte sedi episcopali e fondò monasteri. A Grona vicino a Göttingen in Germania lasciò in questo giorno la vita.

martedì 12 luglio 2011

"Dirupisti vincula mea... hai spezzato le mie catene"

La Beata Vergine Maria libera S. Girolamo
Chiesa di S. Maria in Aquiro - Roma


Giubileo Somasco 2011-2012

I Padri Somaschi non possono far passare sotto silenzio l’evento che interessò Girolamo Emiliani, loro Fondatore, nella notte tra il 27 e il 28 settembre 1511.
In quella notte, infatti, essi vedono attuarsi quell’agire sommesso di Dio che «pian piano costruisce nella grande storia dell’umanità la sua storia» . Per la mediazione di Maria, Madre delle Grazie, Dio, ricco di misericordia, bussa al cuore di Girolamo, giovane soldato della Serenissima Repubblica di Venezia preparandolo ad entrare nel numero dei grandi santi del secolo XVI «che portano con sé nuove irruzioni del Signore nella storia confusa del loro secolo che andava alla deriva allontanandosi da Lui» .
L’evento provvidenziale è, in realtà,  un piccolo avvenimento da inquadrare nella lunga e spietata guerra che la Repubblica di Venezia, all’apice della sua potenza, sostenne contro tutte le potenze d’Europa dal 1508 (lega di Cambrai) al 1516 (pace di Noyon).
Girolamo Miani, giovane patrizio veneziano, all’età di 25 anni ottenne dal Maggior Consiglio la castellania di un forte posto all’imboccatura della valle del Piave: Castelnuovo presso Quero. Vi si recò nella primavera del 1511, e provvide alla sua fortificazione. Ma i sogni di gloria svanirono all’alba del 28 agosto 1511 quando la guarnigione del castello dovette arrendersi di fronte alle forze preponderanti dei coalizzati. Il castellano fu gettato in prigione e vi rimase, incatenato, per un mese. Ma, nella  notte tra il 27 e il 28 settembre la speranza rifiorì nel cuore del  prigioniero per un fatto insperato.
L’evento è narrato con la freschezza e la semplicità disarmante di un ex voto: « Girolamo Miani facendo la sua vita in pan ed acqua, essendo tutto afflitto e mesto per la mala compagnia li venia fatta et tormenti dati, avendo sentito nominar questa Madonna di Treviso, con humil core a lei se aricomanda, promettendo visitar questo suo loco miraculoso, venendo di scalzo, in camisa, et far dir messe. Statim (subito) li apparve una donna vestita di bianco, avendo in man certe chiave et li dixi: tolle queste chiave, apri li ceppi et torre , et fuge via. Et bisognando pasar per mezo lo exercito de soi inimici et non sapendo la via di Treviso, si ritrovava molto di mala voglia. Iterum (di nuovo) si ricomandò alla Madonna, et la pregò che gli desse aiuto a insire (uscire) dello esercito con la vita, et gli insegnasse la via di venir qui; et statim (subito) la Madonna lo pigliò per man et lo menò per mezzo gli inimici, che niuno vide niente. Et lo menò alla via di Treviso et come puote veder le mura della terra (città) disparve. Et lui proprio contò questo stupendo miraculo» .
In questo evento miracoloso, fin dai primi anni della sua storia, la Congregazione somasca ha sempre visto la sua origine, la “dolce occasione che la Provvidenza” gli ha preparato per suscitarla nella Chiesa di Dio a servizio dei poveri . Un carisma nato in carcere e cresciuto per strada: un carisma a vantaggio chi il carcere lo vive ogni giorno dentro di sé e senza speranza, e che trova solo nella strada la “casa” che lo “ospita”. Per questo motivo l’attenzione non è rivolta esclusivamente alla liberazione miracolosa. Nel silenzio di quella notte l’intervento di Maria ruppe le catene della prigionia e, soprattutto, quelle del cuore dell’Emiliani, disponendolo a diventare soldato di Cristo. Nella stessa notte furono scandite le prime battute di un dialogo d’amore tra il Liberatore e il liberato che gradatamente aiuterà Girolamo «ad interpretare i segni dei tempi e a rispondere in modo illuminato alle esigenze via via emergenti».

Agli occhi di Girolamo, illuminati dallo Spirito, apparve la grande emergenza del momento: la riforma della Chiesa. Egli si accinse ad affrontare questa impresa entrando nella logica di Dio che sceglie ciò che è debole nel mondo per confondere i forti . Alla scuola di Gesù Crocifisso entrò in un itinerario spirituale che, in 17 anni di ricerca della Volontà di Dio lo portò gradualmente a spogliarsi di ogni sicurezza umana per conformarsi sempre meglio a Cristo nudo in croce. Il beato Giovanni Paolo II ci ha ricordato, però, che lo Spirito Santo «lungi dal sottrarre alla storia degli uomini le persone che il Padre ha chiamato, le pone a servizio dei fratelli e le orienta a svolgere particolari compiti in rapporto alle necessità della Chiesa e del mondo» . Ardendo di amore per Dio e la Chiesa Girolamo impegnò tutto se stesso nella contemplazione e nell’azione caritativa, accompagnato sempre dalla sua amica povertà. Privilegiò l’azione a vantaggio degli orfani con i quali volle creare delle piccole oasi di cristiani riformati che sarebbero state fermento vivo nella generale riforma della Chiesa. Il suo esempio attrasse altri che, come lui, rinunciarono a tutto per seguire Cristo Crocifisso e servire i poveri. Sorge la Compagnia dei servi dei poveri riconosciuta poi dalla Chiesa come Ordine dei Chierici Regolari Somaschi. Anche essi, come il Fondatore, mostrano la loro offerta a Cristo servendo i poveri.
Il 137° Capitolo generale della Congregazione, appena conclusosi, si è posto nella prospettiva di tale avvenimento, e vi ha tratto ispirazione per guardare al proprio futuro: LIBERI PER SERVIRE, hai spezzato le mie catene. La frase che richiama il salmo 116, costituisce il motivo ispiratore per il Giubileo e gli anni a venire. La Famiglia carismatica somasca è chiamata a guardare al proprio Fondatore, a tornare con lui a Quero e rivivendo l’esperienza della liberazione. Calarsi nella situazione di Girolamo nel mese della prigionia, anche se solo nella modalità del memoriale, richiede alcuni passaggi fondamentali capaci di ridare vita e slancio ad un carisma che sta per varcare la data dei 500 anni.
Primo passaggio: si tratta di prendere coscienza della situazione esistenziale e creaturale segnata dal limite e dal peccato, che sempre incatenano, non temere di dare un nome alle catene che impediscono la libertà da figli di Dio.
Secondo passaggio: si tratta di rialzare lo sguardo facendo memoria del dono di grazia concesso a san Girolamo e trasmesso sotto l’azione dello Spirito Santo alla Compagnia, e attraverso di lei, nostra madre, ad ognuno di noi.
Terzo passaggio: si tratta di riconoscere che tutto questo è dono immeritato e che l’intercessione di Maria, che ha accompagnato per mano Girolamo attraverso il campo nemico, continua a lavorare anche oggi perché la Compagnia resti libera e salda senza lasciarsi imporre di nuovo il giogo della schiavitù .
Quarto passaggio: si tratta di ribadire il motivo della nostra nascita, della nostra uscita dal carcere di Quero, che corrisponde alla glorificazione di Dio, al bene della Chiesa, alla partecipazione alla sua missione apostolica attraverso il servizio a Cristo nei poveri. Nel progetto di Dio la Congregazione non nasce e resta libera per sé, ma per la Chiesa e per i poveri di Cristo.
A questi passaggi ci stiamo preparando da tre anni interiorizzando e cercando di attualizzare il testamento del Fondatore . Sono solo tre frasi, ma dense di contenuto e sintesi di un’autentica esperienza carismatica:
•    seguite la via del Crocifisso disprezzando il mondo: ossia la spiritualità come sequela di Cristo, perché la spiritualità somasca è portare col dolcissimo Gesù il peso della Croce;
•    amatevi gli uni gli altri: ossia la comunione di vita, perché la Compagnia somasca è testimonianza di Chiesa riformata come quella del tempo degli Apostoli;
•    servite i poveri: ossia la missione per il Regno di Dio nel mondo come applicazione di Mt 25 e Lc 10, perché la missione somasca è missione samaritana.
Il Giubileo dei cinquecento anni vuole quindi rinnovare la forza e l’energia contenuta nel miracolo del 27 settembre 1511 e ribadire che se poniamo tutta la nostra fede e speranza nel Signore egli continuerà a fare in noi cose grandi esaltando gli umili.
Lo spirito che guida la Congregazione e la Famiglia somasca è quello di Quero, ed è l’evento che ci radica nella storia di oggi in fedeltà al carisma che siamo chiamati a custodire e sviluppare per confermare noi stessi ed i fratelli nelle opere di Cristo per non tornare indietro né lasciare tornare altri.

p. Franco Moscone crs
Preposito generale

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano







12 luglio
SANTI NABORE e FELICE martiri
MEMORIA

I Martiri Nabore e Felice erano due soldati di origine nordafricana, arrivati a Milano nel IV secolo per servire nell'esercito di Massimiano. Divennero cristiani e, a Lodi Vecchio (Laus Pompeia), furono giustiziati per aver offerto sacrificio all’imperatore. I corpi furono portati nella basilica milanese detta «naboriana». Il loro culto pian piano decadde, e con esso la chiesa, fino a che nel XIII secolo i francescani non ravvivarono tutt'e due. Nel 1799 i martiri furono traslati nella basilica di Sant'Ambrogio.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)


Martirologio Romano, 12 luglio: A Milano, santi Nábore e Felice, martiri, che, soldati provenienti dalla Mauritania, nell’odierna Algeria, si narra che abbiano patito a Lodi il martirio durante le persecuzioni e siano stati poi sepolti a Milano.

lunedì 11 luglio 2011

Eccoci, cresciuti!

PETRONILLA

TECLA J.

ADELAIDE J.

CAROLINA J.
Eravamo così... (QUI)

Eccoci, oramai grandi!

GUGLIELMO e GERARDO


Eravamo così.... (QUI)


EUFEMIA J.

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano







11 luglio
SAN BENEDETTO, abate
patrono d’Europa
FESTA

Benedetto (Norcia, c. 480 – Montecassino, c. 547) è il patriarca del monachesimo occidentale. Dopo un periodo di solitudine presso il sacro Speco di Subiaco, passò alla forma cenobitica prima a Subiaco, poi a Montecassino. La sua Regola, che riassume la tradizione monastica orientale adattandola con saggezza e discrezione al mondo latino, apre una via nuova alla civiltà europea dopo il declino di quella romana. In questa scuola di servizio del Signore hanno un ruolo determinante la lettura meditata della parola di Dio e la lode liturgica, alternata con i ritmi del lavoro in un clima intenso di carità fraterna e di servizio reciproco. Nel solco di san Benedetto sorsero nel continente europeo e nelle isole centri di preghiera, di cultura, di promozione umana, di ospitalità per i poveri e i pellegrini. Paolo VI lo proclamò patrono d’Europa (24 ottobre 1964). La sua memoria, a causa della Quaresima, è stata trasferita dalla data tradizionale del 21 marzo, ritenuto il giorno della sua morte, all’11 luglio, giorno in cui fin dall’alto Medioevo in alcuni luoghi si faceva un particolare ricordo del santo.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)


Martirologio Romano, 9 luglio: Memoria di san Benedetto, abate, che, nato a Norcia in Umbria ed educato a Roma, iniziò a condurre vita eremitica nella regione di Subiaco, raccogliendo intorno a sé molti discepoli; spostatosi poi a Cassino, fondò qui il celebre monastero e scrisse la regola, che tanto si diffuse in ogni luogo da meritargli il titolo di patriarca dei monaci in Occidente. Si ritiene sia morto il 21 marzo.