sabato 5 febbraio 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano




Sant'Agata
Museo Pinacoteca - Corinaldo (AN)


5 febbraio
SANT’AGATA, vergine e martire
MEMORIA                             

Agata fu martire a Catania, probabilmente sotto Decio (251). Verso il sec. V sorse una chiesa in suo onore a Roma e papa Simmaco le dedicò una basilica. Il suo nome è associato a quello di santa Lucia nel canone Romano. La sua «deposizione» il 5 febbraio è ricordata dal martirologio geronimiano (sec. VI). Nella tradizione della Chiesa di Milano è venerata come modello e patrona delle donne cattoliche.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)




Sant'Agata riceve in carcere
la visita dell'Apostolo Pietro

cappella prima della navata destra
Duomo di Milano




SANT' AGATA, “LA BUONA”
È tradizione per le donne della nostra diocesi festeggiare il 5 febbraio Sant'Agata vergine e martire. Pensate che nella cattedrale, il Duomo, c’è un altare dedicato alla Martire. Ma chi era questa donna?
Agata “la buona”, questo è il significato del suo nome, nacque nei primi decenni del III secolo (attorno all'anno 235) a Catania in una ricca e nobile famiglia, il padre Rao e la madre Apolla erano proprietari di case e terreni ed essendo cristiani educarono Agata all’amore per Gesù di Nazareth.
Cresciuta nella sua fanciullezza e adolescenza in bellezza, candore e purezza verginale, sin da piccola sentì nel suo cuore il desiderio di appartenere totalmente a Cristo e quando giunse sui 15 anni, sentì che era giunto il momento di consacrarsi a Dio. Il vescovo di Catania accolse la sua richiesta e durante una cerimonia ufficiale chiamata “velatio”, le impose il “flammeum”, cioè il velo color fuoco portato dalle spose nella tradizione romana (Agata viene consacrata sposa di Cristo).
La Sicilia, come l’intero immenso Impero Romano, era soggetta in quei tempi alle persecuzioni contro i cristiani, che erano cominciate, sia pure occasionalmente, intorno al 40 d.C. con Nerone, per proseguire più intense nel II secolo, giustificate da una legge che vietava il culto cristiano.
Nel III secolo, l’editto dell’imperatore Settimio Severo, stabilì che i cristiani potevano essere prima denunciati alle autorità e poi invitati ad abiurare in pubblico la loro nuova fede. Se essi accettavano di ritornare al paganesimo, ricevevano un attestato (libellum), che confermava la loro appartenenza alla religione pagana, in caso contrario se essi rifiutavano di sacrificare agli dei, venivano prima torturati e poi uccisi.
In quel periodo Catania era una città fiorente e benestante, posta in ottima posizione geografica; il suo grande porto, costituiva un vivace punto di scambio commerciale e culturale dell’intero Mediterraneo.
E come per tutte le città dell’Impero Romano, anche Catania aveva un proconsole o governatore, che rappresentava il potere decentrato dell’impero, ormai troppo vasto; il suo nome era Quinziano, uomo brusco, superbo e prepotente.
Quinziano, ebbe l'occasione di vedere Agata e se ne invaghì. I tentativi di seduzione da parte del proconsole non ebbero però alcun risultato, così, in forza dell'editto di persecuzione dell'imperatore Decio, l'accusò di vilipendio della religione di Stato, quindi ordinò che la catturassero e la conducessero al Palazzo Pretorio e mise in atto un programma di rieducazione della ragazza affidandola ad una cortigiana di facili costumi di nome Afrodisia, affinché la rendesse più disponibile. Agata trascorse un mese sottoposta a tentazioni immorali di ogni genere, con festini, divertimenti osceni, banchetti; ma lei resistette indomita nel proteggere la sua verginità consacrata al suo Sposo celeste, al quale volle rimanere fedele ad ogni costo.
Sconfitta e delusa, Afrodisia riconsegnò a Quinziano Agata dicendo: "Ha la testa più dura della lava dell’Etna". Agata fu allora processata, interrogata e torturata, (le vengono stirate le membra, lacerata con pettini di ferro, scottata con lamine infuocate) ma ogni tormento invece di spezzarle la resistenza, sembrava darle nuova forza, allora Quinziano al colmo del furore le fece tagliare i seni con enormi tenaglie. Ma la giovane, dopo una visione fu guarita. Fu ordinato allora che venisse bruciata. Ma un forte terremoto scuote Catania, allora il proconsole fece togliere Agata dalla brace e la fece riportare agonizzante in cella. Là, inginocchiata sull'umido terriccio del tenebroso carcere, Agata prega ardentemente Gesù a darle forza fino in fondo: "Signore Gesù, che fin dall'infanzia mi avete protetta, accogliete il mio spirito, mentre perdono a tutti, come voi sulla croce", così dicendo muore qualche ora dopo. È il 251.
Dopo un anno esatto, il 5 febbraio 252, una violenta eruzione dell’Etna minacciava Catania, molti cristiani e cittadini anche pagani, corsero al suo sepolcro, presero il prodigioso velo che la ricopriva e lo opposero alla lava di fuoco che si arrestò. Da allora Catania la venera come sua patrona e la invoca - portando in processione il velo che copre la sua urna - specialmente quando si vede minacciata dalle eruzioni dell'Etna.
È patrona dei pompieri e con il simbolismo delle mammelle tagliate e poi risanate è patrona delle donne, in particolare quelle con problemi di malattie al seno.
La venerazione per la martire Agata è sparsa in tutto il mondo. In Italia la devozione è tanta, la Lombardia è la regione più ricca del culto agatino. Nel Duomo di Milano c'è un altare con un magnifico quadro su Sant'Agata, due statuette anche nelle guglie. È patrona, nella nostra diocesi, delle parrocchie di Basiglio, Bulgaro Grasso, Caleppio di Settala, Monticello Brianza, Ornago, Tremenico, S. Agata Martesana di Cassina de' Pecchi.

Nei nostri paesi, nella tradizione ambrosiana, la si invoca e la si festeggia con grande concorso di donne.






La Chiesa così la prega: “O Dio di bontà, la tua misericordia accresca in noi la fede e la forza di testimoniarla, e l'esempio della santa martire Agata che seppe amarti fino al sangue, sostenga tutte le donne nei momenti di oscurità e d'incomprensione. Per Cristo nostro Signore”.



Martirologio Romano, 5 febbraio: Memoria di sant’Agata, vergine e martire, che a Catania, ancora fanciulla, nell’imperversare della persecuzione conservò nel martirio illibato il corpo e integra la fede, offrendo la sua testimonianza per Cristo Signore.

venerdì 4 febbraio 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





San Biagio vescovo e martire
Chiesa Matrice
Serra San Bruno (VV)

3 febbraio
SAN BIAGIO, vescovo e martire

San Biagio godette di molta venerazione nelle Chiese d’Oriente e d’Occidente, anche per i miracoli a lui attribuiti. Il santo martire Biagio è ritenuto dalla tradizione vescovo della comunità di Sebaste in Armenia al tempo della "pax" costantiniana. Il suo martirio, avvenuto intorno al 316, è perciò spiegato dagli storici con una persecuzione locale dovuta ai contrasti tra l'occidentale Costantino e l'orientale Licinio. La tradiotione racconta che avendo guarito miracolosamente un bimbo cui si era conficcata una lisca in gola, è invocato come protettore per i mali alla gola. A quell'atto risale il rito della "benedizione della gola", compiuto con due candele incrociate. Nell'VIII secolo alcuni armeni portarono le reliquie a Maratea (Potenza), di cui è patrono e dove è sorta una basilica sul Monte San Biagio.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 3 febbraio: “San Biagio, vescovo e martire, che in quanto cristiano subì a Sivas nell’antica Armenia il martirio sotto l’imperatore Licinio”.


Il sacro corpo del Santo Vescovo Biagio fu deposto nella cattedrale di Sebaste. Nel 732 una parte delle sante reliquie – dopo circa 400 anni dal martirio (Sebaste 316 ca.) viene traslato da alcuni armeni alla volta di Roma. Un’improvvisa tempesta però fa far naufragio presso Maratea (Potenza): la comunità cristiana locale raccolte le sante reliquie le depone in una chiesa sull’altura detta poi Monte San Biagio, sulla cui vetta fu eretta nel 1963 la grande statua del Redentore. La piccola chiesetta è ora il santuario-basilica di San Biagio.

San Biagio è annoverato tra i Santi Quattordici Ausiliatori.



San Biagio di Sebaste
chiesa di San Tomaso in Terramara
MILANO


Santi Quattordici Ausiliatori
PATRONI NELLE VITA
CORPORALE E SPIRITRUALE


Santi Quattordici Ausiliatori


Gloria al Padre …

- Sant'Acacio (o Agazio), ti invoco contro l'emicrania; e per chiedere il dono della sapienza nelle scelte civili, perché siano secondo il Vangelo
- Santa Barbara, ti invoco contro i fulmini, la febbre e la morte improvvisa; e per chiedere il dono di una famiglia fedele al Vangelo
- San Biagio, ti invoco contro il male alla gola; e per chiedere il dono della benevolenza e benedizione verso il prossimo
- Santa Caterina d'Alessandria, ti invoco contro le malattie della lingua; e per chiedere il dono della sapienza nel cammino ecumenico delle Chiese
- San Ciriaco di Roma, ti invoco contro le tentazioni e le ossessioni diaboliche; e per chiedere il dono del discernimento degli spiriti
- San Cristoforo, ti invoco contro la peste e gli uragani; e per chiedere il dono della sapienza nel salvaguardia del creato
- San Dionigi, ti invoco i dolori alla testa; e per chiedere il dono dell’unità cattolica con il successore di Pietro
- Sant'Egidio, ti invoco contro il panico e la pazzia; e per chiedere il dono della sapienza per le giovani generazioni spesso travolte dai “non valori”.
- Sant'Erasmo, ti invoco contro i dolori addominali; e per chiedere il dono della pace che dilania l’esistenza umana
- Sant'Eustachio, ti invoco contro i pericoli del fuoco; e per chiedere il dono del fervore missionario
- San Giorgio, ti invoco contro le infezioni della pelle; e per chiedere il dono della forza in difesa alle aggressioni quotidiane alla fede e alla Chiesa
- Santa Margherita di Antiochia, ti invoco contro i problemi del parto; e per chiedere il dono di figli e figlie alla Chiesa “più degni del Cielo che della terra”
- San Pantaleone, ti invoco contro le infermità di consunzione; e per chiedere il dono della comunione redentrice per tutti coloro che vivono una croce spirituale e fisica.
- San Vito, ti invoco contro la corea, l'idrofobia, la letargia, l'epilessia; e per chiedere il dono di maestri e insegnati capaci di indicare la via della sequela a Cristo.

Padre Nostro
Ave Maria
3 Gloria al Padre …

giovedì 3 febbraio 2011

I Santi del Giorno, secondo il Calendario della Chiesa Ambrosiana di rito romano





3 febbraio
SANT’ANSGARIO (OSCAR)
vescovo

Angario (801 – Brema, Germania, 3 febbraio 865), monaco dell’abbazia franca di Corbie e poi maestro in quella sassone di Korvey (c. 823), divenne il grande evangelizzatore della Danimarca e della Svezia, meritando il titolo di «apostolo del nord». Fu vescovo di Amburgo (831) e poi Brema (847). Gregorio IV lo nominò suo delegato (831-832) per i Danesi e gli Svedesi.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)

Martirologio Romano, 3 febbraio: Sant’Oscar, vescovo di Amburgo e poi insieme di Brema in Sassonia: dapprima monaco di Corbie, fu nominato da papa Gregorio IV suo legato in tutto il Settentrione; in Danimarca e Svezia annunciò il Vangelo a una moltitudine di popoli e vi fondò la Chiesa di Cristo, superando con forza d’animo molte difficoltà, finché, sfinito dalle fatiche, a Brema trovò riposo.

La coroncina a San Giuda Taddeo Apostolo

(Protettore della purezza e Patrono dei casi disperati)
 

San Giuda Taddeo (da Flikers)
 

 
E’ chiamato prodigioso perché per suo mezzo si ottengono grandi grazie nei casi disperati, sempre che quello che viene chiesto serva a maggiore gloria di Dio ed al bene delle nostre anime. Per la recita si usa una comune corona del Rosario.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre, Credo.

Sui grani del Padre nostro si prega:

O apostolo di Cristo, colonna e fondamento della città di Dio. La Chiesa, che radunasti con il sangue e la parola, ti saluta festante. Dalla città dei santi, dove regni glorioso, ci guidi e ci proteggi. A te Cristo, sia lode, al Padre e allo Spirito nei secoli eterni. Amen.

Sui grani dell 'Ave Maria si prega:

San Giuda Taddeo, discepolo e cugino di Cristo, potente intercessore presso Dio, insieme a Maria, a Giuseppe e a tutti i santi, prega Gesù per noi pecca­tori, adesso e nell'ora della prova. Amen.

Per finire
Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi.
Prega per noi Gesù, o apostolo San Giuda Taddeo.
Perchè siamo resi degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo:
O Dio, che per mezzo degli Apostoli ci hai fatto cono­scere il mistero della salvezza, concedi alla tua Chiesa di crescere continuamente con l'adesione di nuovi popoli al Vangelo. Confermaci nella fede, perché aderiamo a Cri­sto, tuo Figlio, con lo stesso sincero entusiasmo dell'A­postolo San Giuda Taddeo e fa' che la Chiesa si riveli al mondo, come sacramento di salvezza. Giuda Taddeo, apostolo glorioso del Vangelo, servo fedele, amico intimo, cugino e discepolo di Gesù, fratello dell’apostolo San Giacomo il Minore, molti ti hanno dimenticato, perché porti lo stesso nome del traditore, ma la Chiesa universalmente ti onora, ti esalta e ti invoca a trono e aiuto potente nei momenti più trepidi e diffici­li della vita. Prega Gesù per noi; tergi le nostre lacrime; nell'ora della prova soccorrici; non ci esporre alla tentazione; liberaci dal male e dai pericoli dell'anima e del corpo; proteggi le famiglie, i sofferenti e i poveri; richiama i peccatori sul retto sentiero; rimani accanto a noi quando la disperazione ci assale, quando la sofferenza e le disgrazie ci rendono la vita difficile ed oscura. Riconoscenti per la tua sensibilità, ti promettiamo di aderire sinceramente al messaggio evangelico, da te pre­dicato, di evitare il peccato, di camminare sulla via del bene, di essere autentici seguaci del Cristo, di diffondere ovunque il tuo culto, di averti dolcissimo compagno nel cammino della vita e potente patrono presso Dio. Amen.

Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre,

Salve, Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, esuli figli di Eva; a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O Clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

LITANIE A SAN GIUDA TADDEO
Signore, pietà Signore pietà
Cristo, pietà Cristo, ascoltaci
Signore, pietà Signore, pietà
Cristo, ascoltaci Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici Cristo, esaudiscici
Santa Maria, prega per noi
Vergine Madre di Cristo
Madre della Chiesa
Madre di tutte le grazie
Regina degli Apostoli
Regina dei martiri
Regina di tutti i santi
San Giuda Taddeo
San Giuda Taddeo, parente di Gesù e Maria
San Giuda taddeo, apostolo del Signore
San Giuda Taddeo, testimone dei suoi miracoli
San Giuda Taddeo, testimone della sua morte e resurrezione
San Giuda Taddeo, testimone della sua ascesa al cielo,
San Giuda Taddeo, che nel Cenacolo hai ricevuto lo Spirito Santo
San Giuda Taddeo, ardente annunciatore della parola di Dio
San Giuda Taddeo, instancabile e coraggioso apostolo di Gesù
San Giuda Taddeo, fondatore e difensore della Chiesa cristiana tra tanti popoli
San Giuda Taddeo, vero apostolo e servo della Chiesa
San Giuda Taddeo, che, nonostante le minacce, continuasti a predicare il Vangelo
San Giuda Taddeo che per la tua eroica fedeltà a Cristo moristi martire
San Giuda e San Simone pregate per noi
San Giuda Taddeo affinché diventiamo veri devoti di Cristo ti preghiamo, ascoltaci
Affinché ti degni di ottenere da Dio, pace e aiuto celeste, ti preghiamo, ascoltaci
Affinché per i tuoi meriti, Dio converta i peccatori, gli increduli alla vera fede cristiana
Affinché faccia crescere in noi le virtù della fede, della speranza e della carità
Affinché allontani da noi i pensieri cattivi e le insidie del maligno
Affinché ci preservi sempre dal peccato e dalle sue occasioni
Affinché ci aiuti nella nostra agonia e ci fortifichi contro le tentazioni
Affinché prima della morte possiamo ricevere degnamente i Sacramenti ed ottenere il perdono delle nostre colpe,
Affinché con Gesù, Maria e Giuseppe, ci accompagni alla gloria del Cielo,
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo.
Perdonaci, Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo.
Ascoltaci, Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo.
Abbi pietà di noi
O san Giuda Taddeo, implora per noi grazie. E salvaci sempre da ogni sventura.

Preghiamo: O Dio, la cui bontà e misericordia non possono mai venire meno, esaudisci benigno le preghiere dei tuoi figli e concedi a tutti coloro che devotamente ti onora­no nel tuo apostolo Giuda Taddeo, per l'efficacia dei suoi meriti, di ottenere che sia esaudita la loro preghie­ra. Per Cristo nostro Signore.

PIA UNIONE DEI DEVOTI DI SAN GIUDA TADDEO (Decreto E.mo Card. Vicario 15 febbraio 1936) con sede in Roma, via Gradisca, 16, per partecipare al beneficio delle preghiere, pratiche pie ed opere buone compiute dalle Revv. Suore Carmelitane di S. Teresa e dalle Orfanelle ricoverate nella PICCOLA CASA DI SAN GIUDA TADDEO in Roma.


mercoledì 2 febbraio 2011

"La Candelora" - 2 febbraio



PRESENTAZIONE DEL SIGNORE
FESTA

Festa delle luci (cfr Lc 2, 30-32), ebbe origine in Oriente con il nome di «Ipapante», cioè «Incontro». Nel sec. VI si estese all’Occidente con sviluppi originali: a Roma con carattere più penitenziale e in Gallia con la solenne benedizione e processione delle candele popolarmente nota come la «candelora». La presentazione del Signore chiude le celebrazioni natalizie e con l’offerta della Vergine Madre e la profezia di Simeone (Lc 2, 33-35) apre il cammino verso la Pasqua.

(dal PROPRIO DEI SANTI della Chiesa di Milano secondo il rito romano)






Festa della
Presentazione DI GESù AL Tempio,
dai Greci chiamata Ipapánte



Madonna della Candelora
Chiesa di S. Pietro in Davoli (CZ)


Il Martirologio Romano, il 2 febbraio, ricorda la “Festa della Presentazione del Signore, dai Greci chiamata Ipapánte: quaranta giorni dopo il Natale del Signore, Gesù fu condotto da Maria e Giuseppe al Tempio, sia per adempiere la legge mosaica, sia soprattutto per incontrare il suo popolo credente ed esultante, luce per illuminare le genti e gloria del suo popolo Israele”.

Maria e Giuseppe portarono il Bambino al Tempio di Gerusalemme quaranta giorni dopo la sua nascita, per offrirlo a Dio. Questa cerimonia era prescritta per tutti i figli maschi primogeniti in ossequio al comando di Mosè (Es 13,2 e 13,11-16) e consiste ancor oggi per gli israeliti nel riscatto del bambino tramite un'offerta. Simultaneamente la puerpera compiva l'offerta prescritta sempre secondo la legge mosaica (Lv 12, 6-8). Durante la visita, incontrarono Simeone, cui era stato predetto che non sarebbe morto prima di vedere il Messia. Simeone lodò il Signore con le parole che ora sono note come Nunc dimittis o Cantico di Simeone, nelle quali annuncia che il Bambino sarebbe stato luce per le nazioni e gloria di Israele. Subito dopo Simeone profetizzò la sofferenza di Maria. Il Vangelo riferisce anche le profezie messianiche della profetessa Anna, un'ottantaquattrenne vedova che si trovava nel Tempio e identificò anch'essa pubblicamente il bambino come il Messia.

È la festa delle luci, quaranta giorni dopo la sua nascita, il bambino Gesù è condotto al Tempio: la casa di Dio, tra gli uomini, e così Colui che si è incarnato nel popolo di Abramo, nella stirpe regale di Davide, e nel popolo sacerdotale di Levi, adempie la legge di Mosè, operando così l’incontro del suo popolo nella persona del vecchio e saggio Simeone e nell’anziana profetessa Anna. Proprio per questo, la festa di origine orientale, fu denominata Ipapánte, cioè “incontro”.

Così l’evangelista Luca, narra l’episodio:
“Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: "Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele". (Lc 2, 22-32)



Madonna della Candelora  - Specchia (LE)


La prima testimonianza di questa festa è del secolo IV a Gerusalemme, festa cristologica, con un’intersa connotazione mariana. In essa si celebrava la “Purificazione della Beata Vergine Maria”, perché, secondo l'usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù. Anticamente questa festa veniva celebrata il 14 febbraio (40 giorni dopo l'Epifania), e la prima testimonianza al riguardo ci è data da Egeria nel suo Pellegrinaggio in Terra Santa (Itinerarium Egeriae, tra il 381 e il 384): “Il quarantesimo giorno dopo l’Epifania è qui celebrato veramente con grande solennità. In quel giorno infatti si fa una processione all’Anastasis e tutti vi partecipano; ogni cosa si compie con grande festa, come a Pasqua. Predicano tutti i sacerdoti e pure il Vescovo”.

Nei secc. V-VI la festa si estese in Occidente con sviluppi originali. Roma adottò la festività verso la metà del VII secolo; papa Sergio I (687-701) istituì la più antica delle processioni penitenziali romane, che partiva dalla chiesa di S. Adriano al Foro e si concludeva a S. Maria Maggiore. Mentre in Gallia  - come già a Gerusalemme nel V secolo - con la solenne benedizione e processione delle candele. Il rito della benedizione delle candele, di cui si ha testimonianza già nel IV secolo, si ispira alle parole di Simeone: "I miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti". Da questo significativo rito è derivato il nome popolare di festa della “Candelora”. La denominazione di "Candelora" data popolarmente alla festa deriva dalla somiglianza del rito del Lucernare, di cui parla Egeria: "Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima", con le antiche fiaccolate rituali che si facevano nei Lupercali.

Infatti da una notizia già di S. Beda il Venerabile (secolo VII), le processione penitenziali sarebbero in contrapposizione alla processione dei Lupercalia dei romani - I Lupercali erano una festività romana che si celebrava nei giorni nefasti di febbraio, in onore del dio Fauno, in quanto Luperco; cioè protettore del bestiame ovino e caprino dall'attacco dei lupi; oppure secondo un'altra ipotesi, i Lupercalia ricordano il miracoloso allattamento dei due gemelli Romolo e Remo da parte di una lupa  - Questa interpretazione di S. Beda ritrova un riscontro nel pontificato di S. Gelasio I (secolo V) che ottenne dal Senato l'abolizione dei Lupercali ai quali fu sostituita nella devozione popolare la festa appunto della Candelora.

Papa Sergio I (VII – VIII secolo) stabili l’uso della processione a Roma, che di seguito assunto una connotazione penitenziale. La dimensione penitenziale e di purificazione aveva reso l’usanza, fino al 1960, di paramenti di color viola.

La riforma liturgica della seconda metà del ‘900, ha riporto lo sguardo non tanto sulla Madre e sul gesto legale in esso compiuto, ma denominandola festa della “Presentazione del Signore”, porta a compimento le celebrazioni natalizie – festa di luci e di incontri - e con l’offerta della Vergine Madre e la profezia di Simeone apre il cammino verso la Pasqua. Infatti l’offerta di Gesù al Padre, compiuta nel Tempio, prelude alla sua offerta sacrificale sulla Croce.

L'incontro del Signore con Simeone e Anna nel Tempio accentua l'aspetto sacrificale della celebrazione e la comunione personale di Maria col sacrificio di Cristo, poiché quaranta giorni dopo la sua divina maternità la profezia di Simeone le fa intravedere le prospettive della sua sofferenza: "Una spada ti trafiggerà l'anima”: Maria, grazie alla sua intima unione con la persona di Cristo, viene associata al sacrificio del Figlio. Tutto questo da una sguardo cristologico-salvifico alla festa, che nella sua dimensione luminosa ci ricorda le feste del Natale appena trascorse, ma ci apre alla grande luce della Veglia pasquale, frutto del sacrifico della Croce del Redentore, sotto lo sguardo della S. Madre di Dio, la Corredentrice.



Madonna della Pietà
Edicola presso la Chiesa di S. Lucia Davoli (CZ)


Questa è la storia e il significato teologico della festività. La tradizione cattolica benedice alla festa della Presentazione di Signore le candele, che vengono portate a casa come segno di luce, accese a protezione dei fulmini e del maltempo, ma anche vengono usate il giorno seguente, legate con un nastro rosso a forma di croce, con cui il sacerdote benedice la gola nella festa di San Biagio.


La Candelora, collocata a mezzo inverno nel tempo astronomico, coincide nel ciclo agreste - vegetativo con la fine dell'inverno e l'inizio della primavera; il più famoso detto popolare a riguardo infatti recita:

"Quando vien la Candelora
de l'inverno semo fora;
ma se piove o tira il vento
de l'inverno semo dentro."

Questo sta a indicare che se il giorno della candelora si avrà bel tempo, si dovranno aspettare ancora diverse settimane perché l'inverno finisca e giunga la primavera. Al contrario, se alla candelora fa brutto, la primavera sta già arrivando.

La Candelora in alcuni luoghi viene chiamata "Giorno dell'orso". In questo particolare giorno, l'orso si sveglierebbe dal letargo e uscirebbe fuori dalla sua tana per vedere come e' il tempo e valutare se sia o meno il caso di mettere il naso fuori. Un proverbio piemontese in questo senso recita:

"se l'ouers fai secha soun ni,
per caranto giouern a sort papì"

Ovvero, se l'orso fa asciugare il suo giaciglio (cosa che starebbe a indicare tempo bello per quel giorno) per quaranta giorni non esce più.

L'orso era anche protagonista di alcuni riti rurali del mese di febbraio, collocati nel ciclo agreste - vegetativo.

Per gli americani è invece la marmotta a decretare l'arrivo o meno della primavera. Il 2 febbraio viene chiamato il "giorno della marmotta" e, in particolare, un paese chiamato Punxsutawney, a nord di Pittsburgh in Pennsylvania, ospita il Groundhog Day. In questo giorno, una marmotta chiamata Punxsutawney Phil è al centro di una rappresentazione in cui viene fatta uscire dalla sua tana e se vede la sua ombra, l’inverno continuerà per altre sei settimane.



Madonna della Candelora
Chiesa Sant'Anna in Bari





Bibliografia e Siti

  • C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142
  • Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2011
  • O’Donnell Christopher – Celebrare con Maria – Libreria Editrice Vaticana, 1994
  • Ravari Gianfranco – L’Albero di Maria – Ed. Paoline, 1993
  • Sito Web di lucedistrega.net
  • Sito Web di santibeati.it
  • Sito Web di wikipedia.org

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Lo scriba saggio. San Carlo Borromeo


San Carlo Borromeo
Parrocchia di San Carlo in Brugherio (MB)





LA PASTORALE “DEVOZIONALE”
DI SAN CARLO


Agli inizi del ‘500, la crisi della Chiesa e del papato, l’incertezza dottrinale, la corruzione dei costumi, la diffusione delle eresie, portano alla grande protesta di Lutero che, nel tentativo di un ritorno all’autentico cristianesimo del Vangelo, nega dogmi della fede come l’Eucarestia, il sacerdozio, la divina maternità della Madonna, il culto dei santi e della Vergine come intermediari presso Dio.


Dopo la scomunica di Lutero nel 1521, la Chiesa cattolica sente la necessità di convocare un concilio che, dopo molti ostacoli e opposizioni, si apre a Trento nel 1545 con lo scopo di definire le dottrine da credere, i dogmi da confermare e le eresie da condannare.


Dopo il Concilio di Trento la Chiesa di Roma, per riaffermare il suo primato, ravvivare la fede e confermare le istituzioni negate dai protestanti, incoraggia ogni forma di devozione, soprattutto quella della Madonna e dei santi. S. Carlo Borromeo, dopo aver contribuito in modo determinante alla conclusione del Concilio, provvede a renderne esecutive le deliberazioni e in Lombardia promuove la realizzazione dei suoi grandi ideali di vescovo e di pastore; l'amore della chiesa e l'amore del popolo.


San Carlo vuole riformare la Chiesa in tutti i suoi aspetti della vita spirituale: rinnovamento morale e culturale del clero, rafforzamento della Fede con le pratiche di culto e con la frequenza ai Sacramenti, riavvicinamento del popolo a Dio con le devozioni della Madonna, dei Santi e delle Reliquie.


A qualche decennio dal Concilio di Trento il rinnovamento della vita religiosa è riscontrabile anche nel territorio dell’arcidiocesi con un rapido intensificarsi delle attività di culto, delle pratiche devozionali, assistenziali e caritative.


Sono erette numerose confraternite laiche; sono edificati conventi di ordini religiosi; sono costruite chiese previa demolizione dei piccoli oratori preesistenti o ex novo.


Agli edifici sacri maggiori, santuari, chiese parrocchiali, oratori, monasteri, si aggiunge la grande quantità di manufatti e di costruzioni minori: cappellette votive, edicole e immagini dipinte sia nell'abitato che nella campagna. Una visione topografica complessiva della dislocazione dei luoghi di culto maggiori e minori ci permette di riconoscere anche sul territorio diocesano un reticolo di sacralizzazione come era nel progetto di San Carlo.


“Le anime – diceva San Carlo Borromeo - si conquistano con le ginocchia". E proprio in quest’ottica diede impulso alla devozione, con un progetto di pastorale anche devozionale. Dava una grande importanza alle devozioni verso Gesù Crocifisso, Maria Santissima e i santi: sono state espressioni eterne e solenni di questa sua azione pastorale l’erezione e il favore mostrato nei riguardi dei santiuati di Cannobbio (NO), Rho (MI), Saronno e Sacro Monte di Varese, Sacro Monte di Varallo Sesia (NO) e S. Fedele a Milano.


Per quanto riguarda il Sacro Monte di Varallo l’ideatore fu un frate, Bernardino Caimi, che nella seconda metà del 1400 tornò dalla Terra Santa e volle dar corpo a un'idea che gli era maturata durante gli anni: dar modo a tutti di poter vedere i luoghi che avevano visto la nascita, la vita e la morte di Gesù.


Il Caimi seguì la realizzazione fino alla sua morte, avvenuta nel 1499, poi fu san Carlo Borromeo, vescovo di Milano, a dare grande impulso a questa idea, diffuse la conoscenza tra i suoi contemporanei della "Nuova Gerusalemme" e fece in modo che venissero costruite altre cappelle per illustrare al meglio la vita di Gesù.


La pastorale devozionale di San Carlo si adoperò anche nelle numerose e solenni traslazioni di reliquie di santi.
Inculcò il culto verso S. Ambrogio, riaffermando la festa di precetto del 7 dicembre (data scelta per il sua ordinazione episcopale) e il commemorazione della sua morte (4 aprile; + Milano, 4 aprile 397).


Ebbe uno sguardo sapiente nella sua pastorale devozionale adottando come criteri il bene comune e la storicità per cui, per motivi sociali e per scarso fondamento storico (alcune avvenimenti avevo fondamento leggendario), soppresse un certo numero di feste di precetto e fece scomparire alcune feste di santi e della Beata Vergine Maria.


Egli cercò di sostenere e diffondere la devozione verso ciò che ha un valore perenne. Si pensi al culto al Santo Chiodo, alla Ss. Crocifisso, devozioni che sono presenti nella nostra diocesi grazie alla pastorale devozionale del Borromeo.


A proposito, e concludo, ecco cosa scrive il Santo Vescovo sul S. Chiodo e sulle reliquie dei santi:


“Non hai ancora capito, Milano mia, che fu precisamente per mezzo del Santo Chiodo della Croce di Gesù Cristo, che devotamente conservi e adori, che fosti ultimamente liberata dalla peste? Chi può contare quanti benefici ricevono e quante grazie continuamente ottengo le popolazioni) per l’intercessione dei santi dei quali venerano le reliquie? … In tanti modi Gesù Cristo ha glorificato i suoi santi; … ha onorato come parti del suo corpo le reliquie, compiendo miracoli ed elargendo benefici per merito loro”.


Ricordando i 400 anni della canonizzazione di San Carlo Borromeo, possa la nostra Arcidiocesi scoprire la sapienza pastorale del suo Santo Vescovo che fu come quella del saggio scriba divenuto discepolo del Regno dei Cieli:


Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”. (Mt 13,52).






Santi Ambrogio e Carlo
Parrocchia della Natività di Maria
Bernareggio (MB)






BIBLIOGRAFIA E SITI
  • AA. VV. - Biblioteca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – Voll. 1-12 e I-II appendice – Ed. Città Nuova
  • C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142
  • Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2011
  • Sito Web di chiesadimilano.it
  • Sito Web di crsoresina.it

Pace, Pace, Pace!

scontri in Egitto
dal Blog:  "La perfetta letizia"




O Egitto, terra antica e gloriosa!
Pace a te che generasti il santo patriarca Mosè
Pace a te che hai avuto l’onore di dare rifugio alla Santa Famiglia in fuga dal crudele Erode
Pace a te che sei stata abitata dal Principe della pace, Cristo Gesù
Pace a te che hai dato dimora alla Regina della pace e al suo santo sposo Giuseppe
Pace a te, o terra bagnata dal sangue dei Santi Martiri di Cristo
Pace a te culla del monachesimo cristiano
Pace a te, o Egitto!
Pace a te!
Pace!