mercoledì 7 luglio 2021

Rimaniamo uniti a Cristo!

 


Una grande obbedienza e una grande fede in questo evento che segna il cammino della Chiesa in Calabria e per certi versi la Chiesa italiana.

Non credo che i TG nazionali abbiano parlato di questa notizia, non ho riscontri, magari non mi è capitato di sentirla, ma è certamente un momento grave e di prova.

Prego per la Chiesa in Calabria e per tutti coloro che avevo aderito a questo cammino spirituale: rimaniamo uniti a Cristo e al suo amore, affidiamoci alla Chiesa che è madre. Amen.

lunedì 5 luglio 2021

"A sa Sardigna nostra dadu in sorte"

 

Secondo gli studiosi contemporanei, tra i quali Padre Vincenzo Mario Cannas e il vescovo emerito d’Ogliastra Mons. Antioco Piseddu, è certo che san Giorgio di Suelli sia stato il primo vescovo della Ecclesia Barbariensis nominato intorno all’anno 1000 D.C. sotto il Giudicato di Torchitorio e di sua moglie Nispella.

San Giorgio Vescovo di Suelli, nato a Cagliari nel rione di Stampace da famiglia modesta, sarebbe stato consacrato vescovo in giovane età per le sue grandi qualità morali e culturali, che lo rendevano idoneo alla difficile opera di evangelizzazione delle popolazioni che vivevano nelle lontane contrade orientali del Giudicato di Cagliari.

Sulla base dei documenti epigrafici e delle pergamene rinvenute nell’archivio arcivescovile di Cagliari, si ritiene oggi legittimo sostenere che i racconti agiografici riguardanti la figura di san Giorgio di Suelli abbiano un fondamento storico.


SAN GIORGIO VESCOVO
ARBATAX (NU)

De su Suellense admirandu Preladu

Sa rara concezione, vida e morte
Cantare in pianu stile hapo pensadu
Cun su favore de sa celeste Corte,
Donu meda preziosu et segnaladu
A sa Sardigna nostra dadu in sorte,
Santu de una vida incomparabile
Pro seculos eternos memorabile.


Così lo decantava il Sacerdote Lorenzo Scano, Parroco di Suelli, in una lode risalente all’ottobre del 1896.



Non sappiamo molto di san Giorgio. I pochi dati biografici sono presentati in modo vago e non circostanziato e, per lo più, nel contesto di episodi miracolistici, che disorientano gli studiosi impegnati a definire la personalità di questa singolare e poetica figura della Chiesa sarda.

L’agiografia narra di un vescovo pastore saggio ed energico, dotato di poteri taumaturgici: a lui vengono attribuiti numerosi miracoli sia in vita che dopo la morte. È però probabile che le gesta del giovane vescovo barbariense siano state talvolta confuse con quelle di san Giorgio martire e cavaliere, il cui culto era stato diffuso dalla Chiesa greca.

Ma nonostante tale confusione e sovrapposizione di nomi, la figura di Giorgio vescovo si staglia nitidamente tra le vicende della storia isolana, a cavallo di un secolo nebuloso e l’inizio di un altro non molto più chiaro.

Apostolo, missionario, civilizzatore di gente indomita e battagliera ma fondamentalmente buona, svolse un ruolo di animatore della rinascita non solo spirituale, ma anche economica e sociale di quella società arcaica, portandovi una luce nuova di vita, di speranza e di fede.



www.camminodisangiorgiovescovo.it


FONTE

domenica 4 luglio 2021

Debolezza ...

 

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.




Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito… sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro.

Gesù è come il profeta, in mezzo al suo popolo e che non viene accolto perché non corrisponde al desiderio atteso. Il profeta? Cosa fa? È segno della pazienza di Dio; è l’avvertimento che si sta rompendo il legame con il Signore. Il profeta è colui che, come la spina nella carne di Paolo, ridimensiona le proprie capacità o incapacità, ricordando che la salvezza è grazia: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza».

La debolezza. È la via scelta dal Signore per essere Dio-con-noi. L’Incarnazione è via di debolezza per manifestare la gloria. La Croce è via di debolezza per manifestare vittoria.

Non avere paura della tua debolezza, come non devi aver paura di combattere la buona battaglia della fede (Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo). Solo vivi in pienezza è scruta l’orizzonte per accogliere in che modo il Signore entra attraverso le ferite della tua vita, e quale grazia risplenderà anche attraverso la tua debolezza … infatti quando sono debole, è allora che sono forte.

Tutto il messaggio cristiano che appare debolezza. Che trova poco spazio tra testardi e cuori induriti.

Ma ogni cristiano, se non si spaventa della sua debolezza e della buona battaglia, è presenza di Dio, di Cristo attraverso la via della debolezza, annunciando il Vangelo di Gesù, manifesta la sua forza che agisce oltre e anche attraverso sé.

Poi … non ti preoccupare dell’incredulità, però non essere un figlio testardo o dal cuore duro, non temere la debolezza, ma fa come Gesù … Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando.

Infine. Quando di senti incredulo e testardo nei confronti di Gesù? Dove e perché hai il cuore indurito?

Non temere la tua debolezza, ma spalanca la tua vita alla grazia. Gesù a ciascuno dice: Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza. Amen

sabato 3 luglio 2021

San Teofilo a Las Palmas

 



Buon domenica!

Scopro questa presenza e ne sono molto felice, in quanto cultore dei corpi dei martiri delle catacombe.

Però la sua ricostruzione è molto errata. Diciamo nella ricostruzione agiografica non è il martire che lei definisce, ma solo un omonimo. Un martire di Cipro del secolo VIII non sarebbe potuto essere sepolto a Roma. Quindi se pur è in profondo abbandono è un problema di molti martiri simili, cioè martiri delle catacombe, non una negligenza del clero, ma per il fatto che già con la fine del XIX secolo questi martiri persero di importanza perché “problematici”, cioè non certamente storici, ma solo ossa trovate nelle catacombe. Saluti.


VEDI ARTICOLO


venerdì 2 luglio 2021

Martiri delle catacombe di nome Teofilo

 

Martiri delle catacombe di nome Teofilo, presenti e fin ad oggi censiti presenti nel mondo:


8 in Italia tra cui Castelbuono, Circello e Trebisacce (2021)

1 in Belgio

1 a Malta

2 in Spagna

1 in Svizzera

1 in Polonia

1 in Uruguay

2 in Germania


martedì 15 giugno 2021

San Teofilo a Trebisacce

 


Buongiorno

una nota tecnica: se cerca su Google san Teofilo Martire appariranno almeno 5-6 corpi di San Teofilo martire. Nel mio censimento che dura da decenni ne ho almeno 15.

Quindi la nota su Castelbuono è errata.

Poi la questione martire libico bruciato vivo e sepolto a Roma. Di chi è questa fantasia agiografica? E’ un antico problema sui martiri delle catacombe, far diventare un corpo santo solo con un nome o nominato alla sua estrazione un altro martire del Martirologio romano. Grave errore. Compressibile nel passato (XVI – XIX), ma non nel XXI secolo, è una grave bugia agiografica. Cordialità



lunedì 31 maggio 2021

Santi Zaccaria ed Elisabetta, pregate per noi.

 


Nel rituale delle nozze è previsto l’invocazione dei santi “in particolare quelli che vissero in stato coniugale”.

Ecco il testo:

Santa Maria, Madre di Dio,

Santa Maria, Madre della Chiesa,

Santa Maria, Regina della famiglia,

San Giuseppe, Sposo di Maria,

Santi Angeli di Dio,

Santi Gioacchino e Anna,

Santi Zaccaria ed Elisabetta,

San Giovanni Battista,

Santi Pietro e Paolo,

Santi Apostoli ed Evangelisti,

Santi Martiri di Cristo,

Santi Aquila e Priscilla,

Santi Mario e Marta,

Santa Monica,

San Paolino,

Santa Brigida,

Santa Rita,

Santa Francesca Romana,

San Tommaso Moro,

Santa Giovanna Beretta Molla,


Tra costoro ci sono i genitori di San Giovanni Battista.

Il Martirologio Romano li commemora il 23 settembre: Commemorazione dei santi Zaccaria ed Elisabetta, genitori di san Giovanni Battista, Precursore del Signore. Elisabetta, accogliendo in casa sua Maria, sua parente, piena di Spirito Santo, salutò la Madre del Signore benedetta tra le donne; Zaccaria, sacerdote, pieno di spirito profetico, alla nascita del figlio, lodò Dio redentore e predisse il prossimo avvento di Cristo, che verrà dall’alto come sole che sorge.

Data infausta da quando il 23 settembre è memoria obbligatorio di San Pio da Pietrelcina.

Il loro culto non è diffusissimo. Una presenza è nella Chiesa delle Grazie in San Severo (FG). Sono ancora venerati?

domenica 30 maggio 2021

Sante "donne" di Timoteo

 


“Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, 2a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro. 3Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno. 4Mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. 5Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te”.
(2 Tm 1,1-5)

I nomi appaiono nella Bibbia (2 Tm 1,5), dove sono portati dalla madre Eunìce e dalla nonna Lois (nel testo greco: Lois, nella Bibbia CEI tradotto come Loide) di san Timoteo.

Come nomi inglesi, l’utilizzo fu in seguito alla Riforma. Eunìce è inoltre presente nella mitologia greca, è una delle nereidi, alla quale è dedicato l'asteroide 185 Eunike.

L’elogio che l’Apostolo Paolo fa della loro fede, come è per altri personaggi del N.T., fa di loro dei testimoni della fede e quindi dei santi, ma non sono mai entrate nel Martirologio. Possono essere festeggiate il 1 novembre o azzardando si potrebbe celebrare nel giorno della festa di San Timoteo il 26 gennaio.

Nella stupenda stampa il piccolo Timoteo è educato alla conoscenza della Scrittura dalla madre e dalla nonna.

sabato 29 maggio 2021

I Santi diaconi di Lemelléfa: Primo e Donato.

 


Santi Primo e Donato
, martiri in Africa nel 361 d. C.

Il Martirologio Romano li ricorda il 9 febbraio: A Lemelléfa in Africa settentrionale, commemorazione dei santi Primo e Donato, diaconi e martiri, anch’essi uccisi dagli eretici in chiesa, mentre cercavano di difendere l’altare.

Scrive il Gordini della Bibliotheca Sanctorum: Secondo la narrazione di Ottato di Milevi, nella Mauritania Sitifense al tempo dell'imperatore Giuliano l'apostata, i Donatisti compirono saccheggi, distruzioni ed uccisioni. Nel castello Lemellefense, avendo trovato la chiesa cattolica sbarrata, gli eretici salirono sul tetto dell'edificio e ne cominciarono la distruzione. I due diaconi Primo, figlio di Gennaro, e Donato, figlio di Miro, tentarono la difesa dell'altare, ma vennero uccisi a colpi di pietra.

Il Baronio inserì i lori nomi nel Martirologio Romano, precedentemente non erano presenti in altri martirologi.


INNO AI SANTI MARTIRI

Una Luce sul Monte (M. Frisina)



venerdì 9 aprile 2021

SANTA CORONA .... esiste!

 


In questo periodo la parola “corona” è molto in auge, visto il problema serio del corona virus covid-19.

Eppure città come Otricoli, Feltre, Castelfidardo, Rivalta di Torino, Castelminio di Resana, Canepina, Monte Romano, Vallerano, Praga e Annezat, conosco bene questa santa martire, socia di Vittore, perché in esse è presente il culto o addirittura reliquie insigni o i corpi.

Secondo l’«Illustre Certamen», testo redatto da un diacono della Chiesa di Antiochia nel IV secolo, Vittore era un soldato cristiano proveniente dalla Cilicia. Durante la persecuzione di Marco Aurelio, fu denunciato al prefetto Sebastiano e sottoposto a torture. Mentre egli soffriva, pur restando sereno nella fede, la sposa di un suo compagno d’armi, il cui nome era Corona (equivalente latino del nome Stefania), che non aveva ancora sedici anni, dichiarò di essere cristiana anche lei e l’incoraggiò. Fu arrestata e sottoposta a un breve interrogatorio, dopo il quale fu legata per i piedi alle cime, piegate a terra, di due alberi di palma, e squartata viva. Vittore, invece, fu decapitato. Le reliquie sono venerate presso il santuario a loro dedicato a Feltre.

Il Martirologio Romano, il 14 maggio, custodisce questa memoria: In Siria, santi Vittore e Corona, martiri, che subirono insieme il martirio.


giovedì 8 aprile 2021

Martire della giustizia: Giacomo Villa l'Elemosiniere

 


Nacque a Castel della Pieve nella seconda metà del sec. XIII. Studiò diritto a Siena, ove conobbe i Servi di Maria e collaborò con loro nel servizio presso l’ospedale di Santa Maria della Scala. Tornato in patria e ordinato sacerdote, si fece carico, donando anche tutti i suoi beni, di un ospedale fatiscente fuori porta del Vecciano, ove prese ad assistere con amore i più diseredati. L’ospedale però, sottoposto alla giurisdizione del vescovo di Chiusi che esigeva pesanti censi annui, decadde e il giovane sacerdote rivendicò in tre diversi gradi di giudizio la libertà e l’autonomia dell’istituzione. La vicenda va inquadrata nel contesto delle lotte per l’autonomia tra Chiusi, il dipendente Castel della Pieve e Perugia. Dopo un colloquio chiarificatore con il vescovo di Chiusi, sulla via del ritorno il sacerdote fu assalito da sicari e ucciso: era il 15 gennaio 1304. Il suo corpo, ritrovato casualmente da pastori e conteso tra Chiusi e Castel della Pieve, fu affidato – dice la leggenda – ad un carro di buoi, che si diressero a Castel della Pieve, mostrando così anche l’avallo del “cielo” alla volontà di autonomia della cittadina subalterna. Passando per Castel della Pieve, papa Benedetto XI, che fuggiva da Roma in preda alle fazioni per ritirarsi nella più quieta Perugia, sentendo narrare la triste storia di Giacomo Villa, lo definì il “santo elemosiniere”. Questo appellativo, dato da un papa poi proclamato beato, parve una sorta di beatificazione equipollente, che spinse i pievesi ad onorare ancor più il loro eroe. S’ebbe anche una “elevazione” delle sue spoglie, che nel 1687, essendo fatiscente l’oratorio del Vecciano, furono trasferite in cattedrale, per essere poi, l’11 luglio 1717, riportate nella nuova chiesa e deposte in un’urna sopra l’altar maggiore. Nel 1807 fu riconosciuta la legittimità del culto ab immemorabili e si concesse alla città l’ufficiatura richiesta, che fu estesa successivamente anche ai Servi di Maria e ai Frati Minori, appartenendo Giacomo Villa contemporaneamente ai due Terz’Ordini. Conosciuto e onorato come “martire della giustizia”, per due volte è stato proposto come patrono degli avvocati d’Italia. Il Martirologio Romano lo ricorda con le parole: “A Città della Pieve in Umbria beato Giacomo, detto l’Elemosiniere, che, giurisperito, si fece avvocato dei poveri e degli oppressi”.

(FONTE)