martedì 5 novembre 2019

Era l'ultimo sabato di Aprile del 1001!






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L’origine dell’Incoronata di Foggia si perde quasi nella notte dei tempi e sempre si è tramandata con amore e costanza da generazione a generazione.
Pur trattandosi di “un’antica e costante tradizione”, le fonti letterarie che abbiamo in nostro possesso risalgono appena al secolo XVII; le fonti archivistiche invece attestano la sua esistenza già affermata e di una certa importanza fin dal 1140 con il diploma reale di Ruggero II del 24 Novembre di quell’ anno.
Tutti gli autori pongono a fondamento di tutto sono posti i fatti straordinari che sarebbero avvenuti nel bosco del Cervaro l’ultimo sabato di Aprile del 1001, presso Foggia, con la concomitanza del ritrovamento della prodigiosa immagine che da sempre richiama una grande moltitudine di fedeli. La Beata Vergine Maria apparve all’alba dell’ultimo sabato di aprile del 1001, su una grande quercia, ad un signore che si trovava a caccia nel bosco del fiume Cervaro e gli mostrò la Statua, chiedendo che venisse posta in venerazione in un’apposita chiesa da costruire sul luogo dell’apparizione, assicurando che sarebbe stata larga di grazia verso chiunque l’avesse pregata davanti a quel Simulacro.
Sopraggiunse un contadino, che la tradizione chiama
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Strazzacappa, appese ad un ramo della quercia la sua caldarella trasformata, con un pò di olio, in rustica lampada. Fu costruita la prima chiesa che l’affluenza numerosa di pellegrini e le tante grazie concesse per l’intercessione della Madonna, fecero rapidamente cambiare in un tempio, con annesso convento ed opere di carità.
Monaci bizantini detti comunemente basiliani, San Guglielmo da Vercelli con i suoi monaci di Montevergine ed i Cistercensi si susseguirono nella cura pastorale del Santuario dell’Incoronata dal secolo XI al secolo XVI.
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Nel secolo XVII l’Incoronata divenne commenda cardinalizia finché all’inizio del secolo XIX fu tolta alla giurisdizione dell’autorità ecclesiastica dal governo napoleonico, che ne affidò la gestione ai laici: fu il periodo più brutto che attraversò il Santuario fino ad un quasi completo abbandono,
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facendo così diminuire di molto l’affluenza dei pellegrini.
Finalmente nel 1939 l’Incoronata ritornò alla diocesi di Foggia nella persona del Vescovo, monsignor Fortunato Farina, che nell'aprile del 1950 lo affidò ai Figli della Divina Provvidenza, fondati da Don Luigi Orione: essi costruirono il nuovo Santuario ed il grande complesso architettonico che lo circonda dando grande sviluppo alla devozione alla Madonna, offrendo calorosa accoglienza ai pellegrini che sono sempre più andati crescendo nel corso degli anni perché hanno trovato piena disponibilità per i sacramenti della Riconciliazione e della Comunione, per gli incontri spirituali, per le loro devozioni e per ogni esigenza materiale e spirituale.

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Il simulacro. Per quanto riguarda le immagini Beata Vergine Maria venerata a Foggia si è tentato da anni di studiarne la storia e di raccoglierne il più possibile nella diversa figurazione e provenienza: tutto è stato raccolto nell'archivio dell’Incoronata. L’ iconografia dell’Incoronata è da porre in relazione alle narrazioni che si sono tramandate nei vari paesi e alle laudi popolari che ne rievocano il fatto. Nella collezione dell’archivio del santuario predomina in senso assoluto, e maggiormente nelle immaginette più antiche, la figura del boscaiolo o del misero bifolco che prega devotamente e offre con generosità l’olio per allestire un’improvvisata lampada alla Madre celeste che si è degnata di venire incontro ai suoi umili e perseguitati figli. Sono stati tramandati cinque tipi d’immagini:

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- La quercia con la statua poggiata sul fogliame, e ai piedi il contadino con i buoi (1);
- Immagini che mostrano ai piedi della quercia il solo nobile cacciatore con i suoi cani (5);
- Immagini che mostrano sia il nobile cacciatore che il contadino (4);
- Immagini che raffigurano solo la Vergine (3);
- Immagini che mostrano le “Due Madonne”, l’una accanto all'altra e che si rifanno alla narrazione di Matteo Romano che racconta come la Vergine sarebbe apparsa lasciando una Statua perché la venerassero e le costruissero una chiesa (2).
Immagine che mostra la Vergine sulla quercia e ai piedi l’Arcangelo Michele e S. Nicola Vescovo di Myra (6).

I luoghi di culto.
Foggia, Apricena, San Bartolomeo in Galdo, Serracapriola, Bagnoli del Trigno (2), Pietracupa, S. Elena Sannita, Agnone, S. Polo Matese, Roccamandolfi, Toro, Capracotta, Troia, Carovilli, Faifoli, Roccaspromonte, Lavello. Melfi, Canosa, Santa Croce di Magliano, S. Agata di Puglia, Trani, Mattinata, Campobasso, … eccetera.

Maria dell'Incoronata o quanto sei bella!
Alzo gli occhi al Cielo - vedo una stella
Maria dell'Incoronata, quanto sei bella
N'Angelu dal Cielo - a me è calato:
va a visitar Maria - l'Incoronata
Venenn erba erba - e erbicella
ammà venì a truvà - Maria la Zingarella
Venenti da ogni parte chi muti e struppiati
che li guarisce - Maria l'Incoronata ...
Maria gloriosa nostra - deh senti questa voce
che s'appresiente a Te - Maria prega per me!

lunedì 4 novembre 2019

Ero carcerato e siete venuti a trovarmi!



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"Venite, benedetti del Padre mio perché ero carcerato e siete venuti a trovarmi" (cfr. Mt 25)
Il 6 novembre la Chiesa ricorda S. Leonardo.
Leonardo nacque in Gallia da una famiglia di nobili franchi nel castello di Vandôme, nel villaggio di Corroi presso Orléans all'epoca dell'imperatore Anastasio I Dicoro. È lo stesso re Clodoveo al quale i genitori di Leonardo sono stretti da vincoli d'amicizia a fargli da padrino la notte di Natale del 496, quando Clodoveo, mantenendo la promessa fatta alla consorte Clotilde prima della battaglia di Tolbiaco, insieme alla sua corte abiurò i riti pagani, facendosi battezzare.
Della giovinezza di Leonardo non si hanno molte notizie. Si sa solamente ch'egli giovanotto rifiutò di dedicarsi alla carriera cavalleresca per seguire gli insegnamenti dell'allora arcivescovo di Reims, Remigio che lo aveva tenuto a battesimo.
Il re dei Franchi Salii, Clodoveo, gli diede il privilegio, concesso già a Remigio, di liberare i prigionieri che avesse incontrato e ritenuto innocenti. E Leonardo sfruttò questa opportunità liberando un gran numero di persone ridotte in condizioni miserevoli e prive di libertà.
Per le vicende che lo videro restituire la libertà a molti prigionieri, è considerato il patrono dei carcerati, insieme ad altri santi come ad esempio S. Giuseppe Cafasso e la Beata Enrichetta Alfieri.
Ma come si può vivere l’invito di Gesù?
Non tutti possiamo andare in carcere a trovare i detenuti. E allora? C’è un modo per superare l'ostacolo. Come? Assistere coloro che vivono la visita ai carcerati.
"Quando mai ti abbiamo visto...in carcere e non ti abbiamo assistito?" (Cfr. Mt 25).
Chi vuole vivere quest’opera di misericordia può sostenere le associazioni caritative che assistono i carcerati.

domenica 3 novembre 2019

Come Zaccheo!


S. Papulo Martire
3 novembre

La Parola di Dio di questa prima domenica di novembre è ricca di tante provocazioni e di profonde affermazioni.
Tu ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato, perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore.
Eppure, Signore, l’uomo può provare disgusto di sé o di un altro uomo, e non crede che messo da parte ogni male, possa essere tuo discepolo.
Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo … fratelli, non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente.
Eppure, Signore, quando gente, ignorando questa esortazione dell’Apostolo Paolo, si è allontana dalla fede cattolica, aderendo a sette o gruppi religiosi fasulli. Bene diceva S. Girolamo sull’ignoranza verso la S. Scrittura!
Eppure nulla è perduto. Zaccheo è l’esempio.
Zaccheo, piccolo, non solo di statura; malvagio – era capo dei pubblicani e ricco – ma Signore, il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose, ed era anche in lui, e lavorava, tanto che cercava di vedere chi era Gesù.
E per riuscire, vivere questo desiderio, sale su un albero, quindi supera sé stesso, il suo limite, ed accoglie l’invito: scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua.
Lui scese in fretta, pieno di gioia, accoglie Gesù nella sua casa; ma la folla mormora: è un peccatore. La folla non si accorge del suo desiderio, vede solo il suo peccato.
Gesù invece vede anche il suo desiderio. Lo ammonisce, ma nell’ammonirlo lo ama, Zaccheo, amato, accoglie la salvezza e non solo ripaga il suo male, ma compie il bene.

Signore, in questo nostro cammino, verso il compimento di noi stessi, ravviva in noi il desiderio di vederti, di accoglierti ogni giorno, e la grazia di sentirci amati da te, per accoglie la salvezza - che sei Tu - non solo per non fare il male, ma compiere in te e con te il bene! Amen.


I santi di questo giorno, come sempre, sono tanti!
Il grande e umile Martino di Porres. Una santa tra le madri: Silvia, madre di Gregorio Magno. Un santo il cui nome è tutto un progetto: Amico di Avellana. Infine tra i martiri della Tuscia: Valentino e Ilario di Viterbo.

venerdì 1 novembre 2019

Decreto pontificio: la memoria facoltativa della Beata Maria Vergine di Loreto sia iscritta nel Calendario Romano il 10 dicembre



La venerazione per la Santa Casa di Loreto è stata, fin dal Medioevo, l’origine di quel peculiare santuario frequentato, ancora oggi, da numerosi fedeli pellegrini per alimentare la propria fede nel Verbo di Dio fatto carne per noi. Quel santuario ricorda il mistero dell’Incarnazione e spinge tutti coloro che lo visitano a considerare la pienezza del tempo, quando Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, e a meditare sia le parole dell’Angelo nunziante l’Evangelo, sia le parole della Vergine che rispose alla divina chiamata. Adombrata di Spirito Santo, l’umile serva del Signore è divenuta casa della divinità, immagine purissima della santa Chiesa.
Il menzionato santuario, strettamente vincolato alla Sede Apostolica, lodato dai Sommi Pontefici e universalmente conosciuto, ha saputo illustrare in modo eccellente, nel corso del tempo, non meno di Nazaret in Terra Santa, le virtù evangeliche della Santa Famiglia. Nella Santa Casa, davanti all’effige della Madre del Redentore e della Chiesa, Santi e Beati hanno risposto alla propria vocazione, i malati hanno invocato consolazione nella sofferenza, il popolo di Dio ha iniziato a lodare e a supplicare Santa Maria con le Litanie lauretane, note in tutto il mondo. In modo particolare quanti viaggiano in aereo hanno trovato in lei la celeste patrona.
Alla luce di tutto questo, il Sommo Pontefice Francesco ha decretato con la sua autorità che la memoria facoltativa della Beata Maria Vergine di Loreto sia iscritta nel Calendario Romano il 10 dicembre, giorno in cui vi è la festa a Loreto, e celebrata ogni anno.
Tale celebrazione aiuterà tutti, specialmente le famiglie, i giovani, i religiosi, a imitare le virtù della perfetta discepola del Vangelo, la Vergine Madre che concependo il Capo della Chiesa accolse anche noi con sé.
La nuova memoria dovrà quindi apparire in tutti i Calendari e Libri liturgici per la celebrazione della Messa e della Liturgia delle Ore; i relativi testi liturgici sono allegati a questo decreto e le loro traduzioni, approvate dalle Conferenze Episcopali, saranno pubblicate dopo la conferma di questo Dicastero. Nonostante qualsiasi cosa in contrario.
Dalla sede della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, 7 ottobre 2019, memoria della Beata Maria Vergine del Rosario.
Roberto Card. Sarah
Prefetto
+Arthur Roche
Arcivescovo Segretario

mercoledì 30 ottobre 2019

900 anni: Gerardo La Porta e Potenza




San Gerardo La Porta da Piacenza, vescovo di Potenza: novecento anni legano la città lucana con il suo vescovo e patrono; difatti Gerardo fu vescovo della città dal 1111 al 1119.
Come mai da Piacenza a Potenza? Forse alla volta dei luoghi santi, ma giunto a Potenza decise di dedicarsi alla vita apostolica.
Il suo ardore fu tale che, la sede episcopale vacante dal 1099, fu concessa a Gerardo: venne consacrato vescovo ad Acerenza nel 1111. Resse la diocesi con tale fervore e con fama di santità che il suo successore Manfredo ne scrisse una Vita, e a solo un anno dalla morte, nel 1120, papa Callisto II lo proclamò santo a viva voce; immediatamente la popolazione potentina iniziò a venerare il santo. Il santo vescovo è stato inserito nel Martirologio Romano in data 30 ottobre: A Potenza, san Gerardo, vescovo.
Le sacre ossa di S. Gerardo riposano sotto l'altare a lui dedicato nella Chiesa Cattedrale di Potenza. Il Santo viene onorato, in modo particolare, il 30 ottobre, giorno della sua morte, e il 30 maggio a ricordo della traslazione delle sue ossa, fatta dal Vescovo Oberto nel 1250.

martedì 29 ottobre 2019

In solitudine e preghiera, la vergine Ermelinda del Brabante




Ermelinda nasce nel VI secolo a Lovenjoul nel Brabante (Belgio), da nobili genitori legati alla stirpe dei Pipini: Ermeonoldo ed Armensinda.
Fin da giovane si mise alla ricerca di solitudine e silenzio, allontanandosi dalla vita agiata e ricca della sua famiglia, votandosi alla verginità per il Regno di Dio. In questa ricerca si fermò presso il villaggio di Beauvechain, dove nella preghiera notturna presso la chiesa locale viveva il suo desiderio di solitudine e preghiera. Lotto contro due pretendenti, fratelli e signori del luogo, che volevano rapirla in chiesa di notte, ma avvertita dal suo angelo custode, fuggi e partì per Meldert, dove morì a 48 anni, nella seconda metà del VI secolo, di cui è patrona. È commemorata il 29 ottobre, ma il suo nome non è inserito nel Martirologio Romano.

* * *

Spirito Santo, Spirito di silenzio,

Tu che rimani l’ospite silenzioso della nostra anima, comunicaci il fervore del Tuo silenzio.
Tu che operi tanto efficacemente nell’intimo di noi stessi, senza scosse e senza rumore, liberaci dall’agitazione superficiale e portaci a raggiungere il silenzio della Tua azione in profondità.
Tu che vuoi concentrare su Dio il nostro sguardo e la nostra attenzione, chiudi il nostro cuore e le labbra alla dissipazione e riconduci l’anima, costantemente, al centro della sua vita intima.
Tu che fai udire le Tue ispirazioni mormorate sottovoce, aiutaci a non soffocarle con troppe parole e pensieri umani, e fa regnare in noi il silenzio che Ti ascolta.
Tu che manifesti la Tua presenza con discrezione e ne doni il gusto soltanto alle anime che sanno tacere, donaci il gusto di un silenzio interiore che ci riempia del contatto con Te e ci dia un’altissima stima della Tua ineffabile vicinanza.
Tu che vuoi aprirci alla contemplazione delle cose divine, insegnaci a meditarle e a conservarle nel nostro spirito con un’attenzione silenziosa ma tanto più penetrante. Spirito santo, degnati di creare in noi un a silo di pace e di silenzio, affinché tutto il nostro essere diventi dimora di Dio. Amen.
(Preghiera delle Suore di N. S. del Cenacolo)

martedì 22 ottobre 2019

San Giovanni Paolo II, prega per noi!



1978 l'anno dei 3 papi
San Paolo VI
Venerabile Giovanni Paolo I
San Giovanni Paolo II
Ecco la musica di quell'anno!




In quell'anno, 22 ottobre, un discorso pontificio indimenticabile.





venerdì 18 ottobre 2019

«Ecumenismo dei confessori e dei martiri»



L’occidente cristiano non conosce in larga scala la persecuzione anticristiana ottomana, perché non ha subito la dominazione. Solo casi circoscritti di martiri ad opera dei saraceni: Cordova, Otranto e Taormina.

L’oriente cristiano avendo subito la dominazione ottomana ha molti e significativi santi martiri.
Tra costoro Zlata tra i martiri bulgari vittima della dominazione ottomana durata 5 secoli.

Zlata è nata a Slatino, diocesi di Muglen. Bella d’aspetto e di cuore, ebbe una esistenza con non poche prove e sofferenze. Tutto accadde in un giorno qualunque, in gesto quotidiano, la raccolta della legna nel bosco, che la fede di Zlata mi messa alla prova fino al martirio. Vista la sua bellezza un giovane turco sorprendendola nel bosco, sola, la rapì, una fuitina, diremmo noi, ma contro la volontà di Zlata. Matrimonio e conversione alla fede maomettano le stavano stretti: si rifiutò. Alcune donne turche tentarono di convincerla con ogni sorta di promessa, ma neppure le torture verso i suoi familiari le fecero cambiare idea. Con l'aiuto di Dio Zlata sopportò ogni tortura, e morì impiccata il 18 ottobre 1795. Il suo corpo fu disperso, per nascondere il misfatto. La festa è celebrata presso la Chiesa Ortodossa Bulgara.

«San Nicola fa parte dell’ampia schiera di cristiani perseguitati, che comprende anche» molti fedeli dell’epoca odierna. «Oggi tutte le Chiese hanno i loro confessori e i loro martiri. I cristiani non sono perseguitati perché appartenenti a una specifica confessione, ma perché cristiani». È il tema sempre attuale dell’«ecumenismo dei confessori e dei martiri».

giovedì 17 ottobre 2019

Ignazio, “frumento di Dio”.




Ignazio (“detto anche Teoforo”, così si chiama in tutte le sue lettere), vissuto ad Antiochia di Siria sotto l’imperatore Traiano (98-117), fu il terzo vescovo della comunità cristiana di Antiochia, dopo Simon Pietro ed Evodio. Di lui narra Eusebio di Cesarea nella sua Storia Ecclesiastica (III,36), ed è l’unica fonte diretta che abbiamo della sua vita, insieme alle notizie che provengono dalla Lettera di Policarpo ai Filippesi .
Arrestato come cristiano durante una persecuzione romana del cristianesimo, ritenuto “superstitio illicita”, negli anni tra il 107 e il 110 fu condannato ad essere ucciso dalle bestie a Roma. Nel viaggio sotto scorta militare che, insieme ad altri cristiani condannati, percorse per raggiungere il luogo dell’esecuzione, fece anche lunghe soste.
A Smirne venne accolto dal vescovo Policarpo e da una numerosa comunità di cristiani. Accorrevano a incontrarlo anche membri di altre comunità dell’Asia minore (Efeso, Magnesia, Tralli) che, non trovandosi sul percorso del suo viaggio ultimo, vollero comunque accomiatarsi da un vescovo molto stimato e amato. Da Smirne scrisse lettere di commiato alle Chiese di cui aveva accolto la delegazione e alla Chiesa di Roma: questa è l’unica lettera datata, il giorno 24 agosto. Dopo Smirne il drappello passò a Troade, da dove Ignazio scrisse alle chiese di Filadelfia e di Smirne, e al suo vescovo Policarpo. Successivamente dovette passare da Filippi, come testimonia la lettera scritta posteriormente da Policarpo ai Filippesi, per imbarcarsi poi a Durazzo per l’Italia. Ireneo (180 ca.) e Origene (235 ca.) testimoniano che effettivamente subì il martirio, in Roma, consegnato alle fauci dei leoni.
Le sette lettere scritte in questo viaggio infamante, in realtà trasformato da lui in corteo trionfale, sono espresse in stile molto acceso e diretto e testimoniano la tenera e vigorosa passione di questo umilissimo vescovo per il Signore Gesù Cristo, e per l’unità delle chiese: “uomo fatto per l’unità” egli si autodefinisce. Soprattutto la Lettera ai Romani rivela l’animo di questo appassionato e mitissimo discepolo della prima generazione apostolica. Alla fine del primo secolo di vita della Chiesa, tali lettere sono al tempo stesso testimonianza preziosa sulla vita della più antica sede della Chiesa apostolica, Antiochia; sulla fede cristologica ed ecclesiologia; sulle crisi derivanti dagli influssi gnostici, giudaizzanti, docetisti; e sulla spiritualità del martirio, strettamente collegata al senso dell’eucaristia.

Non per niente Ignazio che, ritenendosi non ancora diventato veramente discepolo (Ai Tralliani, V.2), anelava a “imitare la passione del suo Dio” (Ai Romani, VI.3), si definiva “frumento di Dio”, destinato ad essere stritolato dalle bestie per diventare pane puro di Cristo (Ai Romani, IV.1).



I suoi resti sono, unitamente a quelli di S. Clemente I, nell’urna posta sotto l’altare maggiore di S. Clemente Papa al Laterano. Dato in pasto alle fiere nel 107, le ossa furono raccolte dai fedeli che le trasportarono da Roma ad Antiochia. Qui Teodosio II (408-450) gli dedicò il tempio già della Fortuna. Con l’occupazione della città nel 637 da parte dei Saraceni, le reliquie furono riportate a Roma e deposte a S. Clemente. In seguito furono distribuite in varie chiese tra le quali S. Maria del Popolo e il SS. Nome di Gesù. In quest’ultima veniva indicata fino al secolo scorso la reliquia della testa.

mercoledì 16 ottobre 2019

... testimoni delle bontà del Signore.










Dopo domani celebreremo la festa di san Luca, l’evangelista che rivela meglio il cuore di Gesù e la sua misericordia. Tale ricorrenza aiuti tutti a riscoprire la gioia di essere cristiani, testimoni delle bontà del Signore.
Papa Francesco

martedì 15 ottobre 2019

La Santuzza!


Se a Padova, il Santo è Antonio; la Santuzza a Palermo è Rosalia.

S. Rosalia venerata a S. Magno Cilento
La Santuzza è patrona di San Mango Cilento, frazione del comune di Sessa Cilento, in provincia di Salerno.

Nel comune cilentano il 4 settembre segna un po’ la fine dell’estate: nella frazione San Mango, infatti, si celebra Santa Rosalia da Palermo Vergine e Anacoreta e la ricorrenza è l’ultimo dei festeggiamenti in onore dei santi patroni.

Nella festa di Santa Rosalia a San Mango ci recita l’Opera Sacra che porta in scena la vita della Santuzza. Il testo di autore anonimo è di notevole spessore letterario: risale probabilmente al XVIII secolo e fu forse scritto da un ecclesiastico. La tradizione sanmanghese più antica vorrebbe che l’Opera venisse rappresentata a mezzogiorno del 4 settembre, tuttavia in tempi più recenti è stata allestita per la sera della vigilia e si è consolidata l’usanza di riproporne una riduzione durante la processione del giorno di festa nei pressi dell’antico mulino. Le persone più anziane del paese ricordano a memoria le battute dei due atti che compongono l’Opera Sacra e che, fino agli anni Cinquanta, erano riservate esclusivamente all’interpretazione maschile. (fonte)

Rosalia, vergine eremita del XII secolo, santa Rosalia è divenuta patrona di Palermo nel 1666 con culto ufficiale esteso a tutta la Sicilia. Figlia di un nobile feudatario, Rosalia Sinibaldi visse in quel felice periodo di rinnovamento cattolico, che i re Normanni ristabilirono in Sicilia, dopo aver scacciato gli Arabi che se n'erano impadroniti dall'827 al 1072; favorendo il diffondersi di monasteri Basiliani e Benedettini. In quest'atmosfera di fervore e rinnovamento religioso, s'inserì la vocazione eremitica della giovane che lasciò la vita di corte e si ritirò in preghiera in una grotta sul monte Pellegrino, dove, secondo la tradizione, morì il 4 settembre 1160. Nel 1624, mentre a Palermo la peste decimava il popolo, lo spirito di Rosalia apparve in sogno ad una malata, e poi ad un cacciatore. A lui Rosalia indicò la strada per ritrovare le sue reliquie, chiedendogli di portarle in processione per la città. Così fu fatto: e dove quei resti passavano i malati guarivano, e la città fu purificata in pochi giorni. Da allora, a Palermo, la processione si ripete ogni anno. Rosalia, fu inclusa nel Martirologio romano nel 1630 da Papa Urbano VIII.

È patrona oltre che di Palermo, anche di San Mango Cilento (SA), di Racalmuto (AG), di Bivona (AG), di Bisacquino (PA), di Centuripe (EN), di Campofelice di Roccella (PA), di Santo Stefano Quisquina (AG), di Delia (CL), di Lentiscosa di Camerota (SA), di Vicari (PA), di Baucina (PA), di Pegli (GE), di Santa Margherita di Belice (AG), di Rina di Savoca (ME), di Montelepre (PA) e compatrona di Benetutti (SS).
Due curiosità lombarde. È venerata a Salò e nella Chiesa di S. Bernardino alle Ossa in Milano.