giovedì 17 marzo 2016

Beati e Santi nel 2016

















23 aprile

Valentíno Palencia Marquina e 4 soci martiri in Spagna
 

21 maggio

Francesco Maria Greco sac. fond. terziario minimo


4 giugno

Beato Stanisłao Papczyński

Beata Maria Elisabetta Hesselblad


11 giugno

Giacomo Abbondo, sac.
 

18 giugno

Maria Celeste Crostarosa
 

4 settembre

Beata Teresa of Calcutta
 

11 settembre

Ladislao Bukovinskij
 

17 settembre

Elisabetta Sanna
 

24 settembre

Engelmaro (Uberto) Unzeitig, sac. martire
 

16 ottobre

Beato Giuseppe Sánchez del Río

Beato Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero

Beata Elisabetta della Trinità Catez
 

10 dicembre

Giuseppe Thạo Tiến, Mario Borzaga e 15 soci martiri in Laos











mercoledì 16 marzo 2016

Santità calabrese nel VI centenario del Paolano

 
 
 
 
Nel VI centenario della nascita di San Francesco di Paola, la Chiesa di Dio che è in Calabria ha un suo figlio elevato agli onori degli altari.
 
Il 21 maggio la Calabria avrà un nuovo beato: Francesco Maria Greco.
 
Il 26 luglio 1857 nasce in Acri (CS), Francesco Maria Greco, da genitori di profonde convinzioni religiose.
 
Fin da piccolo viene guidato nel cammino di fede dalla mamma. Compiuti gli studi ginnasiali si reca a Napoli nel 1874 per intraprendere gli studi liceali. Il padre spera di poter tramandare a questo figlio la sua professione di farmacista ad Acri. Ma Francesco viene affascinato dalla vita sacerdotale e matura nella preghiera, ai piedi della Vergine di Pompei, la sua vocazione e la sua decisione nel realizzarla pur prevedendo le resistenze da parte del padre.
 
Così il 17 dicembre 1881 diventa sacerdote e rientra poi a Napoli dove completa gli stuti universitari per il dottorato in teologia.
Nel settembre 1887 diventa parroco della Chiesa di San Nicola in Acri e l'anno successivo viene nominato arciprete.
 
Zelo apostolico, spirito di sacrificio e di donazione, fede viva e operosa, si mostrano ben presto i nuclei centrali della figura umana e spirituale di Mons. Greco.
La sua opera educativa, rivolta soprattutto alla gioventù, mira a "educare alla fede per educare alla vita".
 
Operaio evangelico, è convinto che l'ignoranza religiosa, da cui scaturiscono altre miserie morali, sia la piaga più dolorosa della Calabria del suo tempo, perciò istituisce in parrocchia scuole vere e proprie di catechesi, associazioni, un oratorio interparrocchiale e, con la collaborazione di Suor Maria Teresa De Vincenti, fonda il nostro Istituto di Suore Piccole Operaie dei Sacri Cuori.
 
Sempre attento ai "segni dei tempi" diede vita, nella realtà sociale acrese, all'ospedale "Caritas", per essere pronto a dare risposta ad ogni esigenza dei fratelli più poveri e bisognosi: "per farmi tutto a tutti". In questo modo riesce a soccorrere tanti ammalati, anziani, poveri soli e abbandonati, bambini orfani.
Mons. Francesco Maria Greco volle essere povero tra i poveri per diventare la "voce dei senza voce".
 
Il segreto della realizzazione delle sue molteplici opere è nella contemplazione dei Sacri Cuori, suoi Modelli sin da giovane diacono. Alla base della sua vita sacerdotale pone un'intensa e prolungata preghiera, spesso notturna, dinanzi all'Eucarestia e, quindi, la cura della vita interiore, sicuro che la fecondità dell'azione apostolica dipende dal rapporto intimo e profondo con Gesù e Maria.
 
Sempre attento ai "segni dei tempi" diede vita, nella realtà sociale acrese, all'ospedale "Caritas", per essere pronto a dare risposta ad ogni esigenza dei fratelli più
 
Come tralcio unito alla vite, il nostro Padre Fondatore ha portato tanti frutti di apostolato, di santità e continua a vivere tra noi attraverso le sue opere di evangelizzazione e di carità diffuse in Italia e all'estero.
 
La sua giornata terrena si chiuse in Acri il 13 gennaio del 1931. I suoi resti mortali riposano nella Chiesa di San Francesco di Paola annessa alla Casa Madre in Acri. Il 24 maggio 1961 venne effettuata regolare "ricognizione canonica".
 
Essendosi diffusa la fama della sua santità di vita, l'8 dicembre del 1957, si diede avvio al Processo di Canonizzazione, volto ad accertare il suo esercizio eroico delle virtù cristiane.
 

domenica 13 marzo 2016

QUINTA (V) DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)







Io faccio una cosa nuova, proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?

Nel film The Passion, sulla via della Croce, mentre Gesù cade e incontra la Madre, il Galileo dice a Maria:

“Vedi Madre, Io faccio nuove tutte le cose”






Cosa dobbiamo vedere? Cos’è la cosa nuova? Di cosa dobbiamo accorgerci?

Per vedere, per accogliere la cosa nuova, per accorgerci dobbiamo considerare che è un guadagno il “guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come … giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede”.

Gesù si avvia verso il Monte degli Ulivi, il monte luogo degli avvenimenti pasquali.

Il punto di osservazione è quindi l’insegnamento della Pasqua.

Gesù entra nel Tempio, e qui insegna.

Ma cosa insegna? L’evangelista Giovanni non ci racconta cosa, ma la scena che vivremo con gli scribi e i farisei, è l’insegnamento di Gesù.

In Gesù c’è unità di azione tra il suo insegnare e il suo agire. Gesù stesso è l’insegnamento.

 

Allora gli scribi e i farisei … l’intento di costoro non è capire, ma è metterlo alla prova … per avere motivo di accusarlo.

Gesù sposta la loro azione, da accusato, la questione della donna è il preteso, gli chiedi di accusarsi: Chi di voi è senza peccato?

L’agire degli scribi e dei farisei è un agire malvagio: doppiamente malvagio, verso Gesù e verso la donna; ma in realtà essi chiedono a Gesù: quale male devono compiere verso la donna?

Può Gesù proporre un male da compiere? Ma Gesù venuto per compire il male?

Egli è venuto per i malati e i peccatori. Egli è venuto per eliminare il male e per perdonare il peccatore.

Non è venuto per eliminare il peccatore. Ecco perché nella prospettiva cristiana la pena di morte non può essere accettata.

Gesù non risponde subito. Tace e scrive per terra. Egli sta scrivendo sul pavimento del Tempio, che è pietra: egli così prima di parlare, scrive la nuova legge quella dell’Amore che perdona.

Gesù vuole donare la sua legge. Solo qui scopriamo cosa predicare all’interno del Tempio.

Il Tempio, luogo in cui erano depositate le Tavole della legge, donate da Dio a Mosè: Legge scritta sulla pietra.

«Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei».

La Legge scritta sulla pietra, Gesù scrive sulla pietra, una nuova legge, e le pietre devono essere scagliate per garantire la legge.

Di questo tempio non rimarrà pietra su pietra… disse Gesù.

Il Tempio, il luogo della Legge, ma in Gesù nuovo Tempio, che sarà ricostruito in tre giorni, la Pasqua di Risurrezione: Egli diviene la nuova Legge, Egli pietra scartata diviene pietra angolare per costruire nella legge nuova, la nuova alleanza, il nuovo popolo: la Chiesa.

La Chiesa, come l’adultera, non sa amare il suo Sposo, ma giorno dopo giorno, nel perdono ricevuto e donato- «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» - continua la sua corsa, e come Paolo dice:

Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

Amen.

mercoledì 9 marzo 2016

La clarissa di Bologna: Caterina Vegri



Master of the Baroncelli Portraits
1440 - 1520: Flemish: flourished 1480-1490
Saint Catherine of Bologna with three donors
Circa 1480
Oil on panel
94.9 cm x 67.9 cm
The Courtauld Gallery, London


Martirologio Romano: A Bologna, santa Caterina, vergine dell’Ordine di Santa Chiara, che, insigne nelle arti liberali, ma ancor più illustre per le virtù mistiche e il cammino di perfezione nella penitenza e nell’umiltà, fu maestra delle sacre vergini.

martedì 8 marzo 2016

Un santo terziario minimo, San Giovanni di Dio





Martirologio Romano: San Giovanni di Dio, religioso di origine portoghese, desideroso di maggiori traguardi dopo una vita da soldato trascorsa tra i pericoli, con carità instancabile si impegnò a servizio dei bisognosi e degli infermi in un ospedale da lui stesso fatto costruire e unì a sé dei compagni, che poi costituirono l’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio. In questo giorno a Granada in Spagna passò al riposo eterno.
 
 
Vestito dell’abito dei Minimi, fu sepolto nell'Ordine dei Mini in Granata. Al funerale celebrò la Messa il Ven. P. Simone Guichard, allora Correttore Generale dell'Ordine dei Minimi. Fu canonizzato nel 1690 e dichiarato Patrono degli infermi.

venerdì 4 marzo 2016

Nichi Vendola, in nome di quale progresso hai tolto quel bambino a sua madre?

 
 
 
 
 
Un interessante articolo che vi propongo di leggere.
 
 
«La guida di un movimento che, se ricordo bene, si autoproclama comunista cede alla pratica ultraclassista dell’adozione di un bambino mediante la mercificazione integrale della donna resa possibile dall’utero in affitto». Queste le parole del giovane filosofo marxista Diego Fusaro a commento della notizia che il leader di Sinistra Ecologia e Libertà (SEL), Nichi Vendola, assieme al compagno gay, avrebbe acquistato un bambino in California, chiamato Tobia Antonio.
 
«Non può essere vero», scrive Fusaro, «sarebbe la dissoluzione immediata e irreversibile di Vendola e del suo partito; sarebbe la prova che si tratta di un partito al servizio del capitale e della mercificazione, dello sfruttamento dei corpi e dell’umiliazione permanente delle donne. No, Vendola non può legittimare quest’orrore. È sicuramente una montatura, un vile attacco ai danni suoi e del suo partito: che presto smentirà, immagino. Vendola, del resto, è uomo colto e sicuramente si ricorda di questo passaggio storico: “si lacerano per il proletario tutti i vincoli familiari, e i figli sono trasformati in semplici articoli di commercio e strumenti di lavoro”. Questa citazione non è tratta da un’Enciclica o da qualche manifesto cattolico in difesa della famiglia tradizionale. È, invece, desunta dal “Manifesto del partito comunista” del 1848 di Carlo Marx e Federico Engels. Due comunisti, di quelli veri». Lo stesso pensa anche Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista.
Purtroppo, pare proprio sia vero. Notizia che ha sconvolto perfino i feticisti di Twitter che, mentre ieri difendevano il senatore gay Sergio Lo Giudice, anche lui dichiarato ed orgoglioso acquirente di bambini, oggi massacrano di insulti e ironia l’ex governatore pugliese. Critiche arrivate anche da molti esponenti omosessuali, coscienti che si tratta di un fatto controproducente per le loro istanze. Alcuni, tuttavia, hanno preso le difese di Vendola, sostenendo che in California è una pratica legale e la madre è una “donna generosa” e non viene sfruttata. Come se regalare i bambini, mercificandoli come fossero pacchi natalizi, fosse una cosa meno orribile e meno violatrice della dignità umana. C’è chi intima di “non giudicare” (gli stessi che ti giudicano se sei contro le nozze gay) e chi fa notare che sarebbero più le coppie eterosessuali a compiere queste pratiche, leggenda confutata proprio pochi giorni fa.
 
Molti ci hanno segnalato anche le terribili parole pronunciate da Vendola nel 1985 in un’intervista per Repubblica (riprese anche in un libro): «Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti – tema ancora più scabroso – e trattarne con chi la sessualità l’ ha vista sempre in funzione della famiglia e dalla procreazione». Nel 2010 l’ex governatore della Puglia ha condannato la pedofilia ma sembra aver mai smentito o ritrattato quelle precise parole.
Nichi Vendola ha risposto parlando di “bellissima storia d’amore”. L’amore viene sempre tirato in ballo per coprire e giustificare le nefandezze umane. Ma quale amore? Un bambino reso appositamente orfano di madre, che un ricco omosessuale occidentale ha acquistato -o si è fatto regalare, è lo stesso- da una donna che per nove mesi lo ha cullato, creando con lui un legame inscindibile, illudendolo di essere la persona che lo avrebbe poi abbracciato e amato fin dalla nascita. Ed invece, Tobia Antonio è l’esperimento del progresso in cui crede l’Occidente, simbolo della mostruosità e disumanità dei nuovi diritti.
 
È stato profetico lo psichiatra Paolo Crepet, quando proprio pochi mesi fa parlò di chi torna dalla California con un bambino figlio dell’utero in affitto: «Se due gay che stanno insieme e decidono di andare in Usa o in Canada, ovvero dove si può andare, e si affitta un utero – perché è di questo che si tratta – e si torna in Italia dopo nove mesi con un bambino, io lo trovo nazista. C’è un’enorme quantità di studi sulla relazione emotiva che c’è tra il feto e la mamma durante i nove mesi di gravidanza. Non è un oggetto che hai nella pancia; è un essere umano vivente che ha delle relazioni con te. Parlo di nazismo perché se due signori gay andassero in California o in Canada ad affittare un utero, non cercherebbero una signora grassa, ma troverebbero qualcosa che si addice alla loro razza. Questo si chiama “eugenetica”, una prassi molto amata dai nazisti».
 
Unione Cristiani Cattolici Razionali FONTE

giovedì 3 marzo 2016

News.... tra i criceti!



Costanza

Pietro

 

beato Innocenzo da Berzo, prega per noi!






Martirologio Romano, 3 marzo: A Bergamo, beato Innocenzo da Berzo (Giovanni) Scalvinoni, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che rifulse per lo straordinario amore nel diffondere la parola di Dio e nell’ascolto delle confessioni
  • 1844,19 marzo: Giovanni Scalvinoni (Innocenzo) nasce a Niardo in Valcamonica (Brescia)
  • 1856-1861: studia a Lovere (Bergamo) nel collegio municipale poi entra in seminario a Brescia
  • 1867. Il 2 giugno: viene ordinato sacerdote.
  • 1867-1869: vicario coadiutore a Cevo in Valsaviore. Poi vice-rettore del seminario diocesano di Brescia e dopo un anno viene rimosso. Allora va a Berzo (Valcamonica, Brescia) come vice-parroco
  • 1874, 16 aprile: inizia il noviziato al convento dell'Annunciata (Cogno-Valcamonica, BS)
  • 1875, 29 aprile: emette la professione di voti semplici e vien destinato al convento di Albino.
  • 1876: ritorna all'Annunciata
  • 1878, 2 maggio: emette la professione solenne ed è vice-maestro dei novizi.
  • 1879: la sede di noviziato viene spostata a Lovere. Lui invece rimane all'Annunciata
  • 1880, ottobre: va a Milano-Monforte nel gruppo redazionale della rivista Annali Francescani
  • 1881, febbraio: va per supplenza ai Sabbioni di Crema
  • 1881, giugno ritorna all'Annunciata.
  • 1889, autunno: viene incaricato di predicare gli esercizi spirituali nei conventi più importanti, Milano, Albino, Bergamo e Brescia
  • 1890, 3 marzo: ad Albino si ammala gravemente e muore nell'infermeria di Bergamo.
  • 1890, 29 settembre: dal cimitero di Bergamo le sue spoglie vengono trasferite solennemente a Berzo
  • 1961, 12 novembre: San Giovanni XXIII lo dichiara "beato"


Gesù è da tutti offeso nel mondo: tocca a me non lasciarlo solo nell'afflizione. L'amore di dio non consiste in grandi sentimenti, ma in una grande nudità e pazienza per l'amato Dio. Non c'è altro mezzo migliore per custodire lo spirito che patire, fare e tacere. Avrò gran desiderio d'esser soggetto a tutti e in orrore l'essere preferito al minimo. Son trattato anche troppo bene: Meriterei di peggio io, che ho così tanti debiti con il Signore. (b. Innocenzo da Berzo)
 



ORAZIONE

O Beato Innocenzo, Voi che foste obbidientissimo ai vostri superiori, modello di illibati costumi, fedele custode della povertà più stretta esimio cultore della regolare disciplina, tanto umile da fuggire anche l'ombra di ogni onore, pazientissimo nelle ingiurie e avversità, che assoggettaste il vostro corpo ad asprissime penitenze, tutto ripieno dello spirito di Dio: otteneteci dal Signore che, dopo aver imitato le vostre virtù, possiamo meritare il premio che Dio ha promesso a coloro che lo servono con fedeltà ed amore. Così sia.
 
 
PREGHIERA

Ti ringraziamo, o Padre Santo, che nel Beato Innocenzo da Berzo hai donato a questo nostro tempo tanto lontano da te e tanto di te bisognoso, un esemplare di preghiera silenziosa e contemplativa e un vero innamorato di Te e dell’Eucaristia. Ti ringraziamo, o Padre Misericordioso, che nel Beato Innocenzo da Berzo hai concesso alla tua Chiesa un ministro buono e un fedele dispensatore del tuo perdono e della tua grazia, per la pace e la salvezza di molti. Ti ringraziamo, o Padre Buono, che nel Beato Innocenzo da Berzo povero e penitente, hai offerto ai bisognosi, ai disoccupati, ai piccoli e ai sofferenti un amico e un benefattore, e per la loro gioia lo hai glorificato con il dono dei miracoli. Ascolta ora le nostre invocazioni e per la sua intercessione concedi a noi di imitarne gli esempi e di ottenere dalla tua bontà la grazia che con fiducia ti chiediamo. Amen

FONTE

mercoledì 17 febbraio 2016

Santità e CL





Dopo l'apertura della causa di Canonizzazione del Fondatore, don Luigi Giussani (nihil obstat: 13 aprile 2012), il Movimento di Comunione e Liberazione, ha il suo primo membro in causa di Canonizzazione: Andrea Aziani (Milano, 1953 - Lima, 2008).
 
Ora si è attesa del nihil obstat da parte della Santa Sede.

 
* * *

Andrea Aziani, «un Francesco del nostro tempo»
di Massimo Borghesi
Il 2 febbraio (2016), durante la messa che celebrava il 19° anniversario della diocesi di Carabayllo nella città di Lima, in Perù, il vescovo Lino Panizza ha annunciato l’apertura della causa di beatificazione di Andrea Aziani (1953-2008). A Lima Andrea era andato nel 1989, su invito di don Luigi Giussani, al fine di promuovere una presenza cristiana nell’ambiente universitario. E’ qui che l’ho incontrato, una prima volta, nel novembre del 1992 in occasione del IV Congreso Mundial de Filosofia Cristiana al quale ero stato invitato come disertante. L’invito era merito suo. Andrea mi conosceva attraverso le pubblicazioni, soprattutto attraverso i miei articoli pubblicati sul settimanale “Il Sabato”. Così mi ritrovai ospite, per una settimana, nell’appartamento che condivideva con gli amici Giancorrado Peluso (Dado) e Gianbattista Bolis (Tista). Alla guida di quella che era una comunità vocazionale era allora P. Joahn Leuridan Huys, decano della Facultad de Ciencias de la Comunication, Turismo y Psicología della Universidad de San Martín de Porres, presso cui insegnava anche Andrea. Leuridan era una persona intelligente, molto legato ad un modello occidentale, affettivamente distante dall’ambiente peruviano. Di fronte a lui mi colpiva, nei colloqui che avemmo, l’umiltà di Andrea, cui non difettavano certo acume ed intelligenza. La sua discrezione mi appariva, al momento, disarmante. Solo in seguito avrei saputo che questa corrispondeva ad un’esigenza più grande: quella di permettere una testimonianza cristiana dentro la Facoltà che Leuridan guidava. Anni dopo il sodalizio, di fronte alle oggettive difficoltà della coabitazione, si sarebbe sciolto. Il Congreso de Filosofia Cristiana fu l’occasione che mi permise di conoscere e di stringere amicizia con taluni dei protagonisti del rinascimento intellettuale cattolico latino-americano. Tra essi Alberto Methol Ferré, l’intellettuale uruguayano molto apprezzato dal cardinal Bergoglio, noto in Italia per il suo libro-intervista a cura di Alver Metalli: Il papa e il filosofo (Cantagalli 2014). E poi Pedro Morandé, decano della facoltà di Scienze sociali della Pontificia Università cattolica del Cile, e Pedro Anibal Fornari docente di filosofia all’Università di Santa Fé, in Argentina. Il tramite era Andrea, sempre presente in quei giorni ricchi di scambi e di valutazioni. Conservo ancora le foto di allora: Methol, Morandé, Fornari ed Andrea dinnanzi alla costa del Pacifico. Ne ho pubblicate talune nella pagina Fb dedicata ad Andrea Aziani. In esse Andrea appare elegante, in giacca e cravatta, un vestiario insolito per lui. Di quei giorni ricordo la visita assieme al Museo archeologico di Lima, ricco dei tesori dell’impero Inca.

Il viaggio del ’92 fu la premessa di quello successivo, a quindici anni di distanza, nel novembre 2007. Non potevo certo immaginare che gli restassero pochi mesi di vita. Negli anni precedenti Andrea, dopo aver insegnato filosofia, etica, epistemologia, dottrina sociale della Chiesa in varie università, su richiesta del vescovo mons. Lino Panizza, contribuisce alla fondazione della Università “Sedes Sapientiae” (UCSS). La scelta del luogo era significativa: non già tra i quartieri eleganti, alto-borghesi, della Lima spagnola, bensì in un contesto popolare con il fine di promuovere l’elevazione sociale dei meno abbienti. Tra essi molti erano studenti lavoratori. Andrea venne a prenderci, a me e a mia moglie Carmen, il mercoledì 31 ottobre in aeroporto. Eravamo stanchi, reduci da un tour cileno, a Santiago, pieno di conferenze e di incontri. Nel tragitto dall’aeroporto alla città la via “breve” scelta dall’autista passava, attraverso strade sterrate, lungo le immense baraccopoli di un sottomondo inenarrabile per l’occhio europeo. Andrea era abituato, noi eravamo muti. Prima dell’arrivo, in albergo, con grande delicatezza, ci portò in un bel ristorante la cui terrazza offriva una vista del Pacifico. Era il suo benvenuto. Lo guardavo: era invecchiato, scavato nel volto e più magro del solito. Il suo essere “ombra” si palesava ora anche nel corpo. Ciò che non era mutato era la fiamma interiore, lo sguardo dolce ed intenso che ti abbracciava e ti faceva sentire a casa. Nei giorni seguenti avremmo conosciuto i suoi amici di appartamento. Oltre a Tista – Dado era tornato in Italia – c’erano Igor, Paolo, Guido. A casa loro l’ospitalità era reale, si respirava un clima di vera amicizia, di profonda serenità. Il clima un po’ teso dell’altro appartamento, quello del ’92, era un ricordo del passato. In casa Andrea, prima di recarsi in università, era inchiodato al computer sin dalle sei del mattino. Nonostante la linea tremendamente lenta rispondeva, con pazienza, ai tanti che gli chiedevano i più svariati consigli. Era fatto così, instancabile dall’alba al tramonto. Questa mobilità non era però vissuta con ansia ma con una sorta di lievità, di consapevole servizio al prossimo che si vietava ogni ostentazione. Umile, discreto, appassionato, attento, essenziale nei bisogni, sempre pronto a farsi tutto a tutti, assomigliava ad un Francesco del nostro tempo. Alle virtù va aggiunta la sua profonda passione intellettuale, la sua curiosità legata al pathos educativo di comunicare adeguatamente il vero ai suoi studenti. Il contenuto della fede cristiana poteva dimostrare la sua corrispondenza all’umano solo dando ragione di tutto, senza censurare nulla. Era questo il motivo del mio trovarmi lì, una seconda volta a Lima. Nel 2005 avevo pubblicato due volumi, il primo dal titolo Il soggetto assente. Educazione scuola tra memoria e nichilismo; il secondo su Secolarizzazione e nichilismo. Cristianesimo e cultura contemporanea. Ambedue erano stati tradotti in spagnolo, nel 2005 e nel 2007, dall’Editrice Encuentro di Madrid. Andrea li aveva letti con grande attenzione al punto da usarli come punto di riferimento per le sue lezioni. Da qui l’idea di chiamarmi per tenere delle conferenze sull’argomento educativo, sul tema del mio volume. La mail con cui mi invitava era del dicembre 2006. Così scriveva:

Carissimo Massimo, da tantissimo tempo desideravo rimettermi in contatto con te…e ora l’occasione è venuta – imprevista! – con la venuta a Lima di Pedro Morandé, in occasione del nostro “Happening” e di una sua conferenza nella Università Cattolica “Sedes Sapientiae”. E’ stato proprio Morandé che mi ha dato la tua mail. Come va? Abbiamo ricordato, in questi giorni, la tua venuta a Lima per quel “famoso” Congresso di filosofia cristiana. Ricordi? Ricordo anche quelle “meschine” e “ridicole” critiche dei vari …. alle tue – giustamente – guardiniane posizioni. Ma in tutti questi anni – forse non ci crederai – ho cercato comunque di “seguirti”. Prima su “30 Giorni”, poi su articoli vari apparsi in internet, anche sulle tue visite in Spagna (da cui deduco che parli perfettamente Espagnol…!) e per ultimo mi sono comprato, letto, e fatto una full immersion nel tuo SPLENDIDO Il soggetto assente, già tradotto in spagnolo insieme con quello sulla secolarizzazione richiamato da Morandé nella sua recensione. Lo sto (lo stiamo) usando in tutte le salse!!!! Il tuo Soggetto assente…de verdad… credimi!!! Io ci sto facendo, di fatto, il corso di FILOSOFIA DELL-EDUCAZIONE. Ma anche in antropologia tutta la parte finale (realismo/preconcetto/esperienza) SPLENDIDO! Non so come ringraziarti!!!!

Ma veniamo a noi! …ora! Avrai già capito che a questo punto invece di citare i tuoi testi - a proposito o a sproposito (nel caso nostro!) saremmo più contenti di avere l’autore…in carne ed ossa! Te parece? […]. Insomma rimaniamo in contatto! Sono felice di aver ritrovato un “vecchio” Amico e “giovane” maestro!

GRAZIE!!!!! A presto, facci sapere. Andrea.


Di fronte ad una lettera così piena di stima e di affetto era impossibile rifiutare. Conservo ancora le mail in cui si preoccupava di rendere quanto più confortevole il nostro viaggio, al punto da organizzare una splendida tappa a Cuzco, l’antica capitale Inca, con un itinerario imperdibile a Machu Picchu. Perché Andrea era fatto così: non si limitava alla forma o ai risultati ma era attento alle persone, alla loro umanità. Non ti abbandonava, ti seguiva con lo sguardo e con gli amici che ti poneva accanto. Tra essi c’era il vescovo Lino Panizza. Ricordo la sua cena ospitale in una casa modesta nella parte popolare di Lima. Era evidente la grande stima, ricambiata, che portava per Andrea. Gli ultimi giorni furono di fuoco, tra conferenze ed incontri. Quelli che gli stavano maggiormente a cuore erano su El sujeto ausente. Educacion y Escuela entre nihilismo y memoria. Il luogo, gremito fino all’inverosimile, era l’aula magna di un collegio vicino alla UCSS. Le lezioni erano alla sera per permettere la partecipazione degli studenti lavoratori della Facultad de Educacion. Le ricordo come un’esperienza unica: il silenzio, l’attenzione, e poi la fila interminabile, alla fine, di tutti coloro che ringraziavano perché erano rimasti colpiti nella loro umanità. Con me, nel palco, c’erano don Giovanni Paccosi e la professoressa Giuliana Contini. Andrea era dietro le quinte, colmo di contentezza per quel momento riuscito. Viveva per quei ragazzi, era il loro professore con una vocazione, innata, ad educare. Da cristiano sentiva l’insegnamento come una trasmissione di vita, una testimonianza della bellezza di Cristo che rifulgeva in tutto ciò che era grande, umano. Una intelligenza sottile ed un cuore ardente, innamorato di Cristo e dell’uomo, ecco chi era Andrea. Nel novembre 2007 ho avuto modo di intuirlo da vicino. Ho sempre pensato che, in fondo, ci siamo conosciuti per pochi giorni, nemmeno due settimane tra il 1992 e il 2007, eppure sentivo che avevo di fronte un grande amico. Nel tempo che abbiamo trascorso insieme mi ha parlato di sé, della sua famiglia, delle sue radici ebraiche per parte di madre, della sua parentela con Emanuele Samek Ludovici, giovane speranza dell’Università Cattolica di Milano, morto prematuramente nel 1981. Andrea era al crocevia di mondi, ebreo-cristiano, italiano-peruviano, intellettuale-popolare. In questo crocevia si collocava il suo peculiare essere aperto a tutti, senza discriminazioni, nell’ottica della gratuità che non chiede ricompense. Questo i “suoi” studenti lo sentivano, avvertivano di avere un docente che era, al contempo, maestro di vita, padre e compagno di viaggio. Una di quelle persone che non si dimenticano e il cui ricordo, a distanza di anni, si associa alla commozione.

Il sabato 10 novembre abbiamo visitato, insieme con Carmen, la Chiesa di S. Francesco con la guida di un architetto. Poi Andrea ci ha accompagnato all’ “Eau vive” e, la sera, ancora al ristorante, insieme con Igor. Era la sua ospitalità, il suo modo di dimostrare la gratitudine. Il giorno dopo, la domenica, la partenza. Al commiato mi ha dato due immaginette del Senór del los Milagros, a cui era affezionato. Nel retro di una aveva scritto: «Grazie. A presto de verdad, de tuto. A.». Nell’altra: «Grazie. A presto o a Roma o a Lima. Grazie. A.».

La gratitudine, l’essere grati, la consapevolezza che il cristianesimo è, dall’inizio alla fine, “grazia”, era il suo modo di essere. Era l’ultima volta che lo vedevo e non lo sapevo. L’ultima mail che mi ha inviato è del 3 giugno 2008. In essa, ancora una volta, mi saluta al modo suo: «Grazieeee amicoooo A!». Un modo urlato, futuristico, per farti presente un affetto fraterno. Andrea è morto all’improvviso il 30 luglio 2008. Il cuore generoso di un uomo, instancabile nel donare la sua vita agli altri, è venuto meno. E’ stato l’amico Alver Metalli, dall’Argentina, a darmi la triste notizia. Anni dopo, in un articolo pubblicato su Tracce.it, Andrea Aziani un uomo consumato dal desiderio di Cristo, scritto da Dado Peluso ho letto che:

Mirna, una studentessa ha ricordato così l’ultima lezione all’Università Cattolica Sedes Sapientiae di Lima. «Sembra ieri l’ultimo giorno di lezione di Metafisica con il mio maestro Andrea Aziani. Molte furono le cose fuori dal comune che disse, ma ciò che richiamò di più la mia attenzione fu la passione con cui spiegò il tema della Bellezza. “In un mondo senza bellezza – scrive Von Balthasar – anche il bene ha perduto la sua forza di attrazione… l’uomo resta perplesso di fronte ad esso e si chiede perché non deve piuttosto preferire il male”. Un mondo senza bellezza è una Waste Land (T. S. Eliot), una “terra desolata” abitata dalla disperazione, è la mezzanotte del Nichilismo. La bellezza risiede in un amore che, come cita il Cantico dei Cantici “è forte come la morte”, un Amore capace di sfidare la morte, il nulla, l’odio e tutto ciò che rende la vita smarrita e miserabile. Non era la bellezza estetica e banale cui si riferiva, era la bellezza della verità, dell’infinito». Lo studente che ha parlato al funerale ha riferito che Andrea aveva terminato la sua ultima lezione dicendo: «Ricordatevi sempre: l’amore è più forte della morte».

Quando ho letto queste testimonianze non ho potuto reprimere un nodo alla gola. Andrea, nella sua ultima lezione, aveva ricordato, alla lettera, frammenti di pagine del mio volume Il soggetto assente. Erano gli stessi (pp. 117 e 63) in cui avevo messo parte di me, quella che protesta contro la morte e, commossa dalla croce di Cristo, attende e spera nella vittoria sul nulla. Che Andrea, un attimo prima di morire, recitasse la frase del Cantico dei cantici: «Forte come la morte è l’amore» aggiungendo un “più”: «L’amore è più forte della morte», era il punto che ci univa e che ci unisce ora che lui, non più presente, è più che mai presente. In quella frase c’è il suo testamento, la sua testimonianza a Gesù come amore al mondo, ai piccoli che faceva sentire importanti, ai suoi studenti che tratteneva, ad uno ad uno, nel suo grande cuore.
 
FONTE: Tracce.it

domenica 14 febbraio 2016

San Valentino e il Web


 
San Valentino di Terni

 
 
San Valentino, il santo degli innamorati: è così ricordato, vera o falsa la questione, è interessante fare una ricerca sul web per immagini: “San Valentino Martire reliquie”, cosa appare?

L'urna contenente le reliquie di San Valentino Martire nella chiesa dei Cappuccini di Ozieri (SS) è la prima ad apparire. Poi a ruota, la reliquia di san Valentino nella chiesa di Santa Maria in Cosmedin a Roma, la più gettonata, fotografata da molti turisti e postata sul web.

Seguono poi le reliquie di San Valentino, conservate nell'oratorio della SS. Trinità di Sassocorvaro nel Montefeltro.

Altra immagine è San Valentino di Monselice: il sacro corpo è nell'oratorio di San Giorgio a Monselice (PD), nel complesso delle Sette Chiese.

Segue San Valentino venerato nella chiesa dei Padri Cappuccini del convento di San Daniele a Belvedere Marittimo (CS). All'interno sono conservate le reliquie di San Valentino martire (sangue e ossa) e di Santa Beatrice martire (femore) entrambe pervenute a Belvedere il 27 maggio 1710.

Appare poi l’immagine dell’urna di San Valentino nella basilica di San Valentino a Terni, in Umbria; e quella di San Valentino sacerdote e martire: uno di Palmoli (CH) e altro di Gandino (BG).

Sempre seguendo l’ordine della ricerca sul web appare San Valentino martire venerato a Waldassen (Germania) e le reliquie di San Valentino venerate a Cavour (TO) dove giunsero da Roma nel 1833.

Poi andiamo in Tuscia, a Viterbo, e troviamo le reliquie di San Valentino (e Sant’Ilario), a cui seguono quelle di San Valentino venerate nella chiesa bolognese di Santa Maria e San Valentino della Grada.

Poi ancora spulciando il web si scopre San Valentino venerato a Livorno nella Chiesa dei Domenicani.

Ma la ricerca continuerebbe se il “cirbericercatore” usasse altre parole chiave.

La domanda sorge spontanea: ma sono tutti veri? Sono tutti il san Valentino venerato il 14 febbraio.

Escludendo san Valentino venerato in Tuscia che è venerato il 3 novembre secondo l’odierno Martirologio Romano (“A Viterbo, santi Valentino, sacerdote, e Ilario, diacono, martiri”), tutti gli altri sono venerati il 14 febbraio e sono definiti patroni degli innamorati, ma solo per omonimia, in quanto l’unico vero San Valentino è quello venerato a Terni.

San Valentino, detto anche san Valentino da Terni o san Valentino da Interamna (Interamna Nahars, 176 circa – Roma, 14 febbraio 273), è stato un vescovo romano, martire. Venerato come santo dalla Chiesa cattolica, da quella ortodossa e successivamente dalla Chiesa anglicana, è considerato patrono degli innamorati e protettore degli epilettici.

mercoledì 10 febbraio 2016

Quaresima: il tempo del "segreto"





Ritornate a me con tutto il cuore

con digiuni, con pianti e lamenti.

Laceratevi il cuore e non le vesti

(Gl 2)

 

Il Signore ci esorta alla conversione.

Ci indica un atteggiamento.

Non tanto un’esteriorità, ma un cuore che si lascia penetrare, perché senza barriere, lacerato.

Ed allora digiuni, pianti e lamenti sono un modo per riportare il cuore verso Dio.

Ognuno come il Salmista può dire:

 

Crea in me, o Dio, un cuore puro (Sal 50)

Chiedere al Signore un rinnovamento della mia vita partendo dal cuore, chiedere un cuore puro perché perdonato e riconciliato.

 

Perdonaci, Signore: abbiamo peccato (Sal 50)

Lasciatevi riconciliare con Dio (2Cor 5)

 

La conversione, il cambiamento del cuore, è un desiderio che parte dall’uomo: il Signore ci esorta a ritornare da Lui, ma poi tocca solo a noi.

Mettere in gioco la nostra libertà, il desiderio di essere rinnovati e di rinnovarsi.

È mettersi in cammino.

 

Scrive papa Francesco nella Bolla di indizione del Giubileo della Misericordia:

Il pellegrinaggio è un segno peculiare nell’Anno Santo, perché è icona del cammino che ogni persona compie nella sua esistenza. .. Il pellegrinaggio, quindi, sia stimolo alla conversione: attraversando la Porta Santa ci lasceremo abbracciare dalla misericordia di Dio e ci impegneremo ad essere misericordiosi con gli altri come il Padre lo è con noi. (MV 14)

 

Un cammino quaresimale, un pellegrinaggio esteriore, come segno del cammino interiore: come cammino del cuore verso Dio.

 

L’Apostolo Paolo ci ricorda:

Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza! (2Cor 6)

 

La Quaresima è nel cammino annuale e liturgico della Chiesa: il tempo favorevole.

 

Scrive ancora papa Francesco:

Questo è il momento favorevole per cambiare vita! Questo è il tempo di lasciarsi toccare il cuore. Davanti al male commesso, anche a crimini gravi, è il momento di ascoltare il pianto delle persone innocenti depredate dei beni, della dignità, degli affetti, della stessa vita. Rimanere sulla via del male è solo fonte di illusione e di tristezza. La vera vita è ben altro. Dio non si stanca di tendere la mano. È sempre disposto ad ascoltare, e anch’io lo sono, come i miei fratelli vescovi e sacerdoti. È sufficiente solo accogliere l’invito alla conversione e sottoporsi alla giustizia, mentre la Chiesa offre la misericordia. (MV 19)

 

Quaresima è tempo della confessione sacramentale. Non aspettiamo solo la Pasqua!

 

Infine, il Vangelo:

la tua elemosina resti nel segreto

chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà

la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. (Mt 6)

 

La Quaresima non è il tempo della testimonianza, ma è il tempo del “segreto”.

Il tempo dell’intimità del discepolo con il Maestro.

È il tempo della segreto del cuore, della conversione del cuore, da cui nasce una testimonianza reale, vera, così che la bocca e la vita parlerà della pienezza del cuore.

Buon Quaresima!

venerdì 5 febbraio 2016

Agathae: “colei che è buona”. Perché essere buoni?



S. Agata condotta al martirio
(Bernardino Niger, 1588)
Chiesa di Sant’Agata al Carcere
Catania


Agathae: “colei che è buona”.

 

Nacque nei primi decenni del III secolo a Catania in una ricca e nobile famiglia di fede cristiana. Verso i 15 anni, scoperta cristiana, fu processata e torturata. Fu ordinato che venisse bruciata. Ma un forte terremoto scuote Catania, allora il proconsole fece togliere Agata dalla brace e la fece riportare agonizzante in cella, dove muore qualche ora dopo. Era il 5 febbraio del 251.

 
Le letture di questa memoria liturgica esaltano due elementi della vita della Santa: la debolezza, è una giovane ragazza; debolezza da cui si sprigiona la forza nel martirio; e la persecuzione, nel martirio Agata è resa forte da Cristo stesso.

Nella Passione di un’altra martire in Africa, Santa Felicita,  questo pensiero è bene spiegato.

Si racconta che Felicita, in carcere perché cristiana, gravida di 8 mesi, soffre per il parto e prima del martirio partorisce, ma il suo travaglio è così sofferente che i carcerieri la prendono in giro: “Tu che soffri così adesso, che farai quando sarai gettata alle belve…?”. Ed ella risponderà: “Ora sono io che soffro quel che soffro; ma là sarà un altro, in me , che soffrirà al mio posto, perché anche io sto per soffrire al posto suo”.

 
Ma torniamo ad Agata.

Ciò che mi colpisce nella vicenda di Agata è un concetto, un pensiero debole, che è nell’etimologia del suo nome: Agata significa buona, meglio dire: “Colei che è buona”.

Un concetto importante per noi cristiani: la bontà. Dio solo è buono, dirà Gesù.

Alcuni santi come P. Pio e Josè Maria affermano:

 
Essere buoni è facile, il difficile è essere giusti.

(Pio da Pietrelcina)

 

Non basta essere buono: devi anche sembrarlo. Che diresti di un roseto che non produce altro che spine?

(Josè Maria E. de Balaguer)

 

Essere buoni non vuol dire apparire buoni. Non è un sorriso di convenevoli o una facciata di buonismo.

 
Generalmente si pensa che il cristiano è il "buono", meglio il bonaccione, il fessacchiotto, colui che porge l'altra guancia e deve accettare tutto, essere buono quindi sta per essere tollerante in tutto.

 
Ma il cristiano deve essere "Giusto".

Noi Cristiani dobbiamo essere uno e l'altro. Dobbiamo porgere l'altra guancia, ma allo stesso tempo non essere indifferenti alle ingiustizie.

 
Agata nel suo martirio a reso onore alla Giustizia! È così è stata buona, perché giusta. Interceda per noi per essere buoni e giusti davanti a Dio. Amen.