domenica 27 luglio 2014

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)





Il regno dei cieli è simile …
Cosa è per noi il regno di cieli? Ma noi siamo coscienti che c’è un regno dei cieli, già in mezzo a noi? A cosa lo rendiamo simile? Noi come discepoli di Gesù viviamo e rendiamo visibile la novità del regno dei cieli?

Due esempi, un po’ aspri, duri, ma veri, su cosa emerge nel nostro quotidiano, spiccio, circa il regno dei cieli.

Il primo.

“Questi qui son tutti terüni, non c’è nemmeno un italiano”.

È l’ennesima esperienza di insipienza cattolica, spiccia, che ho vissuto questa settimana.

Voi direte il solito ignorante!
Oppure si potrebbe dire la solita affermazione che è sintomo di una cultura cristiana che è incapace di amare la legge di Dio nella quale trovare la saggezza e l’intelligenza della vita, in cui distinguere il bene dal male?

Il secondo.

“Voi del nord siete senza valori.
Drogati, convivente, non avete più i valori della famiglia”

Un’altra affermazione ascoltata in questa settimina. Da un giovane siciliano, il quale si era però dimenticato, ad esempio, che sono le mafie che importano le droghe e che la zizzania cresce con il buon grano sia al Nord, che al Centro, che al Sud non solo d’Italia, ma del mondo.

Stando alla Parola di Dio di questa domenica, tutti siamo chiamati a “concorrere al bene” perché amando Dio e la sua legge siamo costruttori del regno dei cieli.

Il regno dei cieli che è un tesoro nascosto nel campo, ed aggiungo: “Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno”.
Un tesoro, il regno, su cui investire tutto il cuore, la mente e le forze: “vende tutti i suoi averi e compra quel campo”.

Il regno dei cieli che è come una perla preziosa con cui adornarsi, invece di ricoprirsi con surrogati del regno dei cieli o con abiti fatti “in casa” secondo la propria misura e non prendendo come misura Gesù: “Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non lasciatevi prendere dai desideri della carne”.
Dove “della carne” non vuol dire solo esclusivamente della carnalità, sessualità, ma della mentalità mondata, di un modo di vivere la vita senza la vitalità dello Spirito Santo.

Il regno dei cieli che ci dà la misura di una fraternità come una rete “che raccoglie ogni genere di pesci”.

Solo alla fine dei tempi ci sarà la cernita tra il pesce buono e il pesce cattivo, ora a noi non è chiesto di definire chi è buono e chi è cattivo, ma cosa è il bene e cosa è il male nella sapienza del Vangelo e vivere in questa sapienza per edificare veramente il regno dei cieli divenendo discepoli dal cuore docile perché sappiamo rendere giustizia ad ogni uomo e sappiamo distinguere il bene dal male. Amen.

martedì 22 luglio 2014

Prega per noi il Signore Gesù ...

 
 

Tu che sei stata liberata da
sette demoni
Prega per noi il Signore Gesù:
Che noi siamo liberati
Da ciò che ci incatena lontani
da Lui
Che è la sorgente dell 'amore
e del perdono






Tu che sei stata scelta
per essere la prima testimone
di Gesù Cristo
liberato dai lacci della morte
Prega per noi il Signore Gesù:
Che noi possiamo vivere in pienezza
nella comunione del Padre,
del Figlio e dello Spirito




 

mercoledì 16 luglio 2014

Vitaliano, il santo al quale guardare




 
La riflessione del vescovo di Catanzaro-Squillace sui fatti di Oppido nell'editoriale de "La Gazetta del Sud" di domenica 13 luglio
Di Mons. Vincenzo Bertolone
CATANZARO, 13 Luglio 2014 (Zenit.org) - «La religiosità popolare, se ben orientata, manifesta una sete di Dio che genera atteggiamenti interiori raramente osservati altrove al medesimo grado: pazienza, senso della croce nella vita quotidiana, distacco, apertura agli altri, devozione».
I fatti di Oppido, e le parole consegnate da papa Paolo VI all’eternità attraverso la Evangelii nuntiandi, non possono rimanere estranei alla riflessione alla quale Catanzaro è chiamata nella festa del suo patrono, san Vitaliano, il cui culto è praticato anche in altre località dell’Italia meridionale, in particolare Capua, nel segno di una comune vicinanza ad un Vescovo che ha custodito fedelmente il gregge affidatogli, mantenendo ferma la sua fede cristiana e superando assalti e violenze, forte del valore della contemplazione e dell’orazione, oltre che dell’azione.
Per questa via il santo campano mostra che cosa sia necessario fare di fronte alle insidie che quotidianamente si traducono in inciampi alla vita ed alla fede. Lo fa all’insegna della gioia e dell’amore, sentimenti che egli provò e manifestò donando tutto se stesso al popolo, che l’aveva entusiasticamente voluto salvo per poi rinchiuderlo in un sacco e gettarlo nel fiume Garigliano, prima di far ricorso a lui, sopravvissuto miracolosamente, nei giorni della carestia, della siccità e della peste. Una testimonianza che pone in rilievo come spesso, forse troppo spesso, l’uomo viva come se Dio non esistesse, trattando con indifferenza e superficialità le virtù umane e cristiane.
Guardando a san Vitaliano si è invece invitati a riscoprire la bellezza del tempo della formazione e della catechesi e, soprattutto, verificare la congruenza tra quanto viene creduto dottrinalmente e quanto bisogna vivere, socialmente ed ecclesialmente, sia individualmente, sia come comunità. Ma si è spinti anche ad approfondire l’essenza del rapporto personale e collettivo di fede con Dio, che sfocia pure nelle manifestazioni religiose nell’ambito delle quali capita di dover assistere, come i recenti fatti di cronaca attestano, ad altrettanto serie divaricazioni tra l’essere e l’apparire, tra ciò in cui si dice di credere e ciò in cui davvero si crede, come fanno i cattivi cristiani, quali gli uomini e le donne di mafia.
 
 
 
Ma in queste fratture non c’è spazio per equivoci: guai se ci fosse! Così come peccato e bene non sono compatibili, anche Vangelo e mafia sono incompatibili, e non conduce a conclusione diversa l’ostentazione di santini o l’esibizione di sé durante i riti della tradizione popolare. In casi del genere l’unica strada che consente di entrare a far parte del gregge di Dio è quella della conversione, che presuppone il riconoscimento degli errori, l’accettazione della giustizia umana e, soprattutto, l’assoggettamento all’espiazione e alla riparazione del male commesso.
È da qui, dall’impegno per non tradire il mandato spirituale che dal sacrificio di san Vitaliano deriva, che occorre ripartire se si vuole cambiare se stessi e la propria terra, protesi verso orizzonti di pace, fraternità, giustizia e di testimonianza di una fede vera, autentica.
 
 
 

martedì 15 luglio 2014

Caterina di Demenna, monaca basiliana




Luca di Armento (di Demenna), nacque nei primi decenni del secolo X da Giovanni e da Tedibia, esponenti del patriziato di Demenna, centro fortificato di Val Demone, regione nordorientale della Sicilia.

Luca di Demenna fu raggiunto dalla sorella Caterina e dai figli di questa. Tutta la famiglia di Caterina prese l'abito monastico e la sorella di L. fu posta alla testa di una nuova comunità femminile. L. infine, cui fu preannunciata la morte, chiuse la sua vita esemplare il 13 ottobre 693 secondo l'era del mondo, ossia l'anno 984 dell'Incarnazione (sebbene per un errore nel passaggio da un computo all'altro la traduzione latina della sua Vita riporti l'anno 993 dell'Incarnazione). Lo assistette nei suoi ultimi momenti, e lo seppellì, Saba, normalmente identificato, tra più personaggi omonimi, come Saba da Collesano.
 
Segni recenti del culto di questa santa monaca sono presenti in un eremo ortodosso a S. Lucia del Mela (ME) e nella chiesa di San Basilio Magno a S. Marco d'Alunzio (ME).

lunedì 14 luglio 2014

Lunedì della XV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)




“Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà”.
Rileggendo la vita di San Camillo - nome di battesimo che ricevette in omaggio alla madre Camilla de Compellis – ben si comprende l’esortazione di Gesù.

La vita di Camillo de Lellis., è stato un perdersi, per poi ritrovarsi nel Sangue Preziosissimo di Gesù – ecco perché ancora oggi portano sul petto, i camilliani, una grossa croce rossa: la grande conversione avviene, dopo una vita vagabonda, nel 1575 nel convento dei padri cappuccini di San Giovanni Rotondo, dove si era rifugiato nel 1574 da poveraccio dopo aver perso i suoi soldi al gioco.

Non si può qui fare una preghiera per tutti coloro che cadono, oggi, nella schiavitù del gioco: preghiamo San Camillo perchè lo Stato, consapevole di questo grave male sociale, non pensi solo al guadagno ma al bene complessivo dei suoi cittadini.

La Parola di Dio di oggi poi ci esorta:
“Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova”.

È una esortazione alla conversione, e al coraggio per una vita piena di giustizia e di misericordia.
Papa Francesco ieri all’Angelus:
“Saluto ora con grande affetto tutti i figli e le figlie spirituali di san Camillo de Lellis, del quale domani ricorre il 400° anniversario della morte. Invito la Famiglia camilliana, al culmine di questo anno giubilare, ad essere segno del Signore Gesù che, come buon samaritano, si china sulle ferite del corpo e dello spirito dell’umanità sofferente, versando l’olio della consolazione e il vino della speranza. A voi convenuti qui in Piazza san Pietro, come pure agli operatori sanitari che prestano servizio nei vostri ospedali e case di cura, auguro di crescere sempre più nel carisma di carità, alimentato dal contatto quotidiano con i malati”.

San Camillo è patrono degli infermieri.
Preghiamo per loro perché come San Camillo sappiano servire con umanità e tenerezza ogni malato.
Infine questo 4 centenario della morte di San Camillo ci sproni a trovare la strada della nostra santificazione attraverso i piccoli gesti di ogni giorno:

“Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.
Amen.

sabato 12 luglio 2014

DECRETI DEL 8 luglio 2014





Papa Francesco, ricevendo in udienza il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, cardinale Angelo Amato, SdB, ha infatti autorizzato la promulgazione dei decreti riguardanti una serie di virtù eroiche.
I servi di Dio sono:

- Antonio Ferreira Viçoso, della Congregazione della Missione, Vescovo di Mariana; nato a Peniche (Portogallo) il 13 maggio 1787 e morto a Mariana (Brasile) il 7 luglio 1875;

- Saturnino López Novoa, Sacerdote diocesano, Confondatore della Congregazione delle Suore Povere de los Ancianos Desamparados; nato a Sigüenza (Spagna) il 29 novembre 1830 e morto a Huesca (Spagna) il 12 marzo 1905;

- Giuseppe Augusto Arribat, Sacerdote professo della Società Salesiana di San Giovanni Bosco; nato a Trédou (Francia) il 17 dicembre 1879 e morto a La Navarre (Francia) il 19 marzo 1963;

- Maria Veronica della Passione (al secolo: Sofia Leeves), Monaca professa dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi, Fondatrice dell'Istituto delle Suore dell'Apostolic Carmel; nata a Costantinopoli (Turchia) il 1° ottobre 1823 e morta a Pau (Francia) il 16 novembre 1906;

- Elena da Persico, Fondatrice dell'Istituto Secolare delle Figlie della Regina degli Apostoli; nata ad Affi (Italia) il 17 luglio 1869 ed ivi morta il 28 giugno 1948;

- Gaetana del Santissimo Sacramento (al secolo: Maria Carlotta Fontana), Prima Superiora Generale della Congregazione delle Povere Figlie di San Gaetano; nata a Pancalieri (Italia) l'11 gennaio 1870 ed ivi morta il 25 marzo 1935;

- Marcello Candia, Laico; nato a Portici (Italia) il 27 luglio 1916 e morto a Milano (Italia) il 31 agosto 1983.

domenica 6 luglio 2014

venerdì 27 giugno 2014

Prima o poi Pio XII sarà Beato


 


Di Federico Cenci

ROMA, 26 Giugno 2014 (Zenit.org) - “Al povero Pio XII è stato detto di tutto”. L’osservazione è di papa Francesco, rilasciata al giornale spagnolo La Vanguardia due settimane fa. Anche l’attuale Pontefice riconosce così che il suo predecessore che si trovò a sedere sul soglio di Pietro negli anni turbolenti della Seconda Guerra Mondiale e dell’occupazione di Roma, è vittima di un giudizio storico sommario e persino fallace. Ma a quali manovre vanno attribuite queste mistificazioni intorno alla figura di Pio XII? Soprattutto, si tratta di manovre che hanno rallentato il processo di Beatificazione del Papa che “in mezzo a San Lorenzo spalancò le ali”? E ora, a che punto si trova il processo? A queste e ad altre domande risponde nell’intervista che segue padre Peter Gumpel, gesuita, nominato nel 1983 relatore della Causa di Beatificazione di Pio XII.

***                                                        

Padre Gumpel, secondo la vulgata, Pio XII fu un pontefice freddo, ieratico, distaccato dai fedeli. Lei che lo ha conosciuto di persona, cosa può dirci in proposito?
Padre Gumpel: Io ho conosciuto e incontrato varie volte in udienza privata Pio XII, fin da quando ero un giovanissimo insegnante di filosofia al Pontificio Collegio Germanico. Il primo incontro avvenne poiché fui convocato da lui, il quale voleva ringraziarmi di persona per un piccolo lavoro d’archivio che avevo svolto su sua richiesta. Fui accolto con una semplicità assoluta - senza tutti i formalismi che oggi vengono attribuiti a quell’epoca della Chiesa -, fui messo a mio agio sin da subito. Inoltre l’impressione che Pio XII trasmetteva era quella di una persona profondamente spirituale. Questo è ciò che posso dire facendo appello alla mia esperienza personale. Ma poi ci sono una serie di abitudini nel modo di relazionarsi con i fedeli da parte di Pio XII che confermano questa mia impressione. Per esempio lui usava svolgere udienze pubbliche in mezzo alla gente, in alcune grandi sale del Palazzo Apostolico che contenevano circa mille persone. Non faceva lunghi discorsi, piuttosto preferiva mischiarsi tra la folla e parlare con loro, accoglieva le richieste e confessava chi ne avesse bisogno. Come si può dire di un Papa del genere che fosse freddo, ieratico, distaccato? Si tratta di considerazioni costruite artificialmente, su basi ideologiche e lontane dalla realtà dei fatti.

Coloro che hanno costruito queste considerazioni sono forse gli stessi che considerano Pio XII espressione di una Chiesa arcaica, ultimo Papa pre-conciliare e dunque divergente dai suoi successori…
Padre Gumpel: Pio XII fu piuttosto un precursore del Concilio Vaticano II. Le cito a tal proposito un documento scritto per l’università di Marsiglia da padre Paolo Molinari (postulatore della Causa di beatificazione di Pio XII, ndr): Le presence de Pie XII au Concile Vatican II. Padre Molinari era membro della Commissione teologica del Concilio, pertanto poteva parlare di questo tema con grande competenza. Ebbene, egli confuta tutte le tesi circa la discontinuità tra Pio XII e Giovanni XXIII. Il lavoro di padre Molinari evidenzia che nei documenti del Concilio esistono 219 note con riferimenti alla dottrina di Pio XII: nessun autore è stato più citato di lui, né Sant’Agostino, né San Tommaso d’Aquino, nessun altro Padre della Chiesa. E non è tutto. Negli atti del Concilio sono presenti 1663 citazioni di Pio XII. Ciò che mi chiedo è: le persone che ritengono vi sia stata frattura dottrinale tra Pio XII e i suoi successori, hanno mai studiato questi documenti? Non credo, forse non hanno la conoscenza del latino e la competenza teologica per poterlo fare…

Il suo lavoro per la Causa di Beatificazione di Pio XII è finito da tempo. A suo avviso quanto c’è ancora da attendere prima che papa Pacelli sia iscritto nell’albo dei Beati?
Padre Gumpel: La Causa di Beatificazione per un “confessore” (colui che ha testimoniato la sua fede durante la vita terrena) segue una procedura molto meticolosa per documentare che il candidato abbia vissuto in modo esemplare e coerente al Vangelo. Procedura che si è svolta regolarmente nel caso di Pio XII. Abbiamo convocato e ascoltato 98 testimoni che l’hanno conosciuto in vari periodi della sua vita. Dopo di che io, che ero il relatore della Causa, ho raccolto e esaminato tutti i documenti presenti nell’Archivio vaticano. Successivamente, gli stessi documenti sono stati sottoposti a una commissione di storici che ha dovuto valutare, in mia presenza, se il materiale era esauriente, autentico, probativo. E ancora, la questione è passata poi a 9 teologi che hanno documentato che Pio XII ha esercitato tutte le virtù necessarie per la Beatificazione. A fine processo, come prassi, si è dovuta esprimere una commissione di 13 tra cardinali e vescovi di nazioni diverse, i quali hanno dato parere positivo su tutto l’iter di Beatificazione. Non solo, essi hanno pure espresso una raccomandazione al Papa, che era Benedetto XVI, affinché firmasse subito il decreto di approvazione. Firma che tuttavia non è avvenuta, non perché il Papa mettesse in dubbio le virtù di Pio XII, piuttosto - e ciò è comprensibile, in quanto tedesco - per non aver beghe con gli ebrei.

È giusto dunque attribuire all’intervento di alcuni settori del mondo ebraico il rallentamento della Causa?
Padre Gumpel: Anzitutto sottolineo che è molto opportuno parlare di alcuni settori e non della totalità degli ebrei. Come in tutti i grandi gruppi, si trovano persone eminenti, altre molto buone, altre mediocri e altre ancora che sono “mele marce”. Questo vale per gli ebrei e per qualunque altro gruppo. Fatta questa premessa, aggiungo che comprendo che gli ebrei avrebbero voluto una presa di posizione esplicita di Pio XII contro le deportazioni naziste. Ma a tal riguardo posso raccontare una mia personale esperienza. Io nel 1942 ero in Olanda, esiliato dalla Germania per motivi politici. Essendo un ragazzo cattolico, il 26 luglio 1942 andai alla Messa domenicale e con mia grande meraviglia ascoltai la lettera pastorale dell’unico Arcivescovo olandese, mons. De Jong, che attaccava duramente l’occupazione tedesca dell’Olanda. La mia reazione spontanea fu duplice: dapprima apprezzai il coraggio di questo presule, in un secondo momento tuttavia compresi che un simile gesto avrebbe provocato una risposta dei nazisti. Ebbene, pochi giorni dopo, il 2 agosto, la Germania attuò un’accelerazione della deportazione degli ebrei dall’Olanda, inserendo nella lista anche quegli ebrei battezzati, tra i quali si ricordano Edith Stein e sua sorella. Alla luce di questa esperienza possiamo affermare che una simile protesta non ha salvato la vita di un solo ebreo, anzi ha avuto un effetto controproducente. Pio XII ne era a conoscenza, perciò decise di agire prudentemente.

Prudenza che molti interpretano come una connivenza tra Pio XII e il Terzo Reich…
Padre Gumpel: Anni fa è stato pubblicato negli Stati Uniti un libro che raccoglie contributi di grandi professori, edito da Joseph Buttom, persona liberale, che non è sospettabile di simpatie filo-cattoliche. Il volume, che s’intitola The Pius War, afferma che i difensori di Pio XII hanno vinto ogni singola battaglia, sfatando ogni opposizione, però non hanno ancora vinto la guerra. E per vincere la guerra, aggiungo io, c’è bisogno dei mezzi d’informazione. Uno dei più grandi storici tedeschi, il prof. Konrad Repgen, mi scrisse in un’occasione che il lavoro meticoloso di noi storici è diffuso solo tra gli specialisti, mentre le masse “bevono” quanto gli viene propinato dai media, dove anche il primo idiota (come dice una citazione che mi è rimasta impressa) che racconta le più grosse stupidaggini, se le ripete più volte e attraverso canali a larga diffusione, diventa credibile alle orecchie della gente. A mio avviso l’opinione pubblica oggi è totalmente in mano a gruppi che sono ostili alla Chiesa, dunque anche a Pio XII.

È recentemente stato pubblicato un libro su un presunto progetto di Hitler per catturare Pio XII e deportarlo in Germania. Lei cosa sa di questa vicenda?
Padre Gumpel: Sono convinto che sia vero. Nell’ambiente tedesco a Roma, durante l’occupazione, circolava questa voce con una certa insistenza. Esiste la testimonianza di Nikolaus Kunkel, giovane tenente tedesco della sede del governatore militare di Roma, che rivela come si attendesse da un momento all’altro l’ordine di invadere il Vaticano. Non è la sola testimonianza da parte tedesca. C’è poi quella del generale Karl Wolff, Comandante supremo delle SS nel nord Italia, che ha rivelato direttamente a me e padre Molinari la questione. Sotto giuramento, affermò che ricevette personalmente da Hitler l’ordine di invadere il Vaticano e che riuscì però a sabotarlo. Molti pensano che lo disse per “lavarsi” la coscienza, ma a mio avviso invece fu una dichiarazione attendibile. In base a una mia esperienza personale, posso affermare che Wolff non era un criminale e nemmeno un bugiardo.

Nell’intervista rilasciata a La Vanguardia, papa Francesco si esprime espressamente a favore di Pio XII condannando le calunnie rivolte contro la sua figura. Come interpreta quest’atteggiamento?
Padre Gumpel: In un’altra intervista sullo stesso tema il Pontefice ha affermato che manca il miracolo per poter firmare il decreto per Pio XII. Affermazione che francamente mi lascia un po’ perplesso, in quanto l’attuale Papa ha sempre avuto grande devozione verso il primo sacerdote della Compagnia del Gesù, Pietro Favre, il cui processo di Beatificazione ha seguito una procedura anomala, ossia equipollente. Ciò vuol dire essenzialmente che esclude la necessità del miracolo. Di Beatificazioni avvenute senza miracolo ce ne sono del resto molte.

Crede che assisterà mai alla Beatificazione di Pio XII?
Padre Gumpel: Francamente non lo so, perché non sono un profeta… Personalmente sono però convinto che prima o poi si arriverà alla Beatificazione di Pio XII. Da storico posso constatare che spesso gli uomini di rilievo, subito dopo la loro morte, suscitano grandi reazioni negative. È solo nel corso del tempo, quando gli animi si raffreddano, che si compie una graduale rivalutazione.

lunedì 23 giugno 2014

Santa Giuliana V.M., prega per noi!


Santa Giuliana V. M.
patrona di Borgolavezzaro (NO)


Con il termine di “corpo santo” si identificano quelle reliquie ossee che, proveniente dalle catacombe romane e non solo, furono traslate nell’Urbe e nell’Orbe, in un periodo comprese tra la fine del XVI secolo e la seconda metà del XIX secolo.
 
 
 

 Perché “corpo santo” e non “santo corpo”? La differente posizione dell’attributo (santo) rispetto all’oggetto (corpo) determina una differenza sostanziale: possiamo definirla una certezza d’identità del soggetto. Il “corpo santo” è un oggetto in quanto tale, un corpo di un defunto nelle catacombe, che solo in un secondo tempo ha una valenza sacrale.
 
 
 

 Ma come riconoscere un “corpo santo” nelle catacombe? Tutte le sepolture erano di “martiri”? È un discorso molto grande che lasciamo ad altri studi, qui vogliamo solo rifarci a Marcantonio Boldetti (famoso custode pontificio e incaricato per l’estrazione dei corpi dalle catacombe), il quale dava per certe le spoglie scoperte attribuendole ad un martire dei primi tre secoli. La simbologia che definiva la sepoltura di un martire era: la palma, il XP, la scritta B.M. (“Beato Martire”), e poi nel suo interno un balsamario con “il sangue”. Spesso la lapide riportava il nome del “martire”, in caso contrario dopo l’estrazione veniva attributo un nome e i criteri di rinomina dei “corpi santi” è molto vario (ad esempio il nome del…. vescovo diocesano o pontefice in carica; titolare della Chiesa che accoglie il corpo; della catacomba da cui è estratto; eccetera).
 
 
 

 Ciò che importa, oggi come oggi, è la valenza simbolica del “corpo santo”: un cristiano della Chiesa dei primi secoli (spesso dell’Urbe e quindi la comunione con la Santa Sede), un testimone verace del Vangelo, fino al dono della propria vita con il martirio.
Infine, il culto delle reliquie, derivante dalle onoranze per i defunti, è oggi raccomandato ma non imposto dalla Chiesa. Il Concilio di Trento nella sua venticinquesima sessione lo emendò dagli eccessi e il Concilio Vaticano II così si espresse: "La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i Santi, le loro reliquie autentiche e le loro immagini".



Il culto dei “corpi santi” è oggi vario: in oblio e le reliquie scomparse; molto vivo o addirittura vivace essendo il “martire” patrono di qualche località.




Per quanto riguarda il corpo santo di Giuliana, giunse dalle catacombe di Callisto o Sebastiano nel 1602/1603 ed è custodito nel simulacro in ceroplastica presso la Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Giuliana. La Santa Martire è venerata quale patrona di Borgolavezzaro (NO) il 16 febbraio come l'omonima martire di Nicomedia.

domenica 22 giugno 2014

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (Anno A)





* Ricòrdati … l’uomo non vive soltanto … l’uomo vive di… (Dt 8)

L’Eucaristia è un memoriale: non è semplice ricordo!
Cosa vuol dire? Ogni volta che si celebra la S. Messa si rinnova il sacrificio di Gesù, il sacrifico che dona la vita eterna!

Celebrare l’Eucaristia vuol dire ricordarsi!
Noi spesso siamo smemorati dei doni di Dio.
Qui tante riflessioni. Ci ricordiamo solo ciò che vogliamo … scusandoci che abbiamo troppe cose da pensare! Forse non sappiamo, in fondo, per chi viviamo!
Noi siamo smemorati dei doni di Dio.
Ma il Signore sempre rinnova i suoi doni!
Allora educhiamoci ogni volta che facciamo eucaristica, che facciamo comunione, di rinnovare nel silenzio del ringraziamento il ricordo dei doni ricevuti.
 


 
Mi ricordo la domanda di un bambino che mi disse: “cosa si fa dopo aver fatto la S. Comunione”?
Cosa si fa?
Prima canti con l’assemblea, e poi nel silenzio dopo la comunione ricordi il dono di Dio: Gesù che ora è in te, e poi tutti gli altri doni che il Signore ti ha fatto! Lo sposo ricorda la sposa, e viceversa; i genitori i figli, ecc….

Ma mentre ringrazi nel silenzio, devi anche far memoria se tu stai vivendo per Dio o vivi per altro? Se vivi in Dio o vivi in altro? Ecco perché si deve essere pronti per ricevere la Comunione, con una buona regola di Confessione.
 


 
Afferma Papa Francesco:
«Il Signore, tuo Dio, … ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi» (Dt 8,2). L’invito è quello di ritornare all’essenziale, all’esperienza della totale dipendenza da Dio, quando la sopravvivenza era affidata alla sua mano, perché l’uomo comprendesse che «non vive soltanto di pane, ma … di quanto esce dalla bocca del Signore» (Dt 8,3).
Oltre alla fame fisica l’uomo porta in sé un’altra fame, una fame che non può essere saziata con il cibo ordinario. E’ fame di vita, fame di amore, fame di eternità. … Nell’Eucaristia si comunica l’amore del Signore per noi: un amore così grande che ci nutre con Sé stesso; un amore gratuito, sempre a disposizione di ogni persona affamata e bisognosa di rigenerare le proprie forze.


 
* noi siamo, benché molti, un solo corpo (1 Cor 10)

Fare Eucaristia vuol dire essere uomini e donne di comunione, di fraternità, di ecclesialità … però non la comunione che penso io, non la fraternità a mia misura e nemmeno secondo lo schema mentale di Chiesa che ho in mente io!

Dice infatti Gesù:
* colui che mangia me vivrà per me. (Gv 6)

Ecco la misura da conquistare!



 
Se facciamo un vero cammino come discepoli, di Eucaristia in Eucaristia, noi rimaniamo in lui, e vivremo di Lui e in Lui, ora e nell’eternità!

Ecco perché fare la S. Comunione è gesto molto importante!
 


 
* Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». … Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. … Chi mangia questo pane vivrà in eterno. (Gv 6)
amen

domenica 15 giugno 2014

Decreti del 12 giugno 2013




Due beati e 6 venerabili:

- il miracolo, attribuito all'intercessione del Venerabile Servo di Dio Ludovico-Eduardo Cestac, Sacerdote diocesano, Fondatore dell'Istituto delle Figlie di Maria; nato a Bayonne (Francia) il 6 gennaio 1801 e morto ad Anglet (Francia) il 27 marzo 1868;

- il miracolo, attribuito all'intercessione della Venerabile Serva di Dio Irene Stefani (al secolo: Aurelia Giacomina Mercedes), Suora professa dell'Istituto delle Suore Missionarie della Consolata; nata ad Anfo (Italia) il 22 agosto 1891 e morta a Gekondi (Kenya) il 31 ottobre 1930;

- le virtù eroiche del Servo di Dio Luigi Savaré, Sacerdote diocesano; nato a Cremona (Italia) il 15 agosto 1878 e morto a Lodi (Italia) il 22 marzo 1949;

- le virtù eroiche del Servo di Dio Eugenio Reffo, Cofondatore e Sacerdote professo della Congregazione di San Giuseppe; nato a Torino (Italia) il 2 gennaio 1843 ed ivi morto il 9 maggio 1925;

- le virtù eroiche della Serva di Dio Maddalena del Sacro Cuore (al secolo: Francesca Margherita Taylor), Fondatrice delle Povere Ancelle della Madre di Dio; nata a Stoke Rochford (Inghilterra) il 20 gennaio 1832 e morta a Londra (Inghilterra) il 9 giugno 1900;

- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Giuseppa Scandola, Suora professa delle Suore
Missionarie delle Pie Madri della Nigrizia; nata a Bosco Chiesanuova (Italia) il 26 gennaio 1849 e morta a Lul (Sud Sudan) il 1° settembre 1903;

- le virtù eroiche della Serva di Dio Itala Mela, Oblata Benedettina del Monastero di San Paolo fuori le mura; nata a La Spezia (Italia) il 28 agosto 1904 ed ivi morta il 29 aprile 1957;

- le virtù eroiche del Servo di Dio Uberto Mori, Laico e Padre di famiglia; nato a Modena (Italia) il 28 gennaio 1926 e morto a Pavia (Italia) il 6 settembre 1989.

sabato 7 giugno 2014

Sant’Onorato martire romano, venerato a Molise (CB)





Con il termine di “corpo santo” si identificano quelle reliquie ossee che, proveniente dalle catacombe romane e non solo, furono traslate nell’Urbe e nell’Orbe, in un periodo comprese tra la fine del XVI secolo e la seconda metà del XIX secolo.
Perché “corpo santo” e non “santo corpo”? La differente posizione dell’attributo (santo) rispetto all’oggetto (corpo) determina una differenza sostanziale: possiamo definirla una certezza d’identità del soggetto. Il “corpo santo” è un oggetto in quanto tale, un corpo di un defunto nelle catacombe, che solo in un secondo tempo ha una valenza sacrale.
Ma come riconoscere un “corpo santo” nelle catacombe? Tutte le sepolture erano di “martiri”?È un discorso molto grande che lasciamo ad altri studi, qui vogliamo solo rifarci a Marcantonio Boldetti (famoso custode pontificio e incaricato per l’estrazione dei corpi dalle catacombe), il quale dava per certe le spoglie scoperte attribuendole ad un martire dei primi tre secoli. La simbologia che definiva la sepoltura di un martire era: la palma, il XP, la scritta B.M. (“Beato Martire”), e poi nel suo interno un balsamario con “il sangue”. Spesso la lapide riportava il nome del “martire”, in caso contrario dopo l’estrazione veniva attributo un nome e i criteri di rinomina dei “corpi santi” è molto vario (ad esempio il nome del…. vescovo diocesano o pontefice in carica; titolare della Chiesa che accoglie il corpo; della catacomba da cui è estratto; eccetera).
Ciò che importa, oggi come oggi, è la valenza simbolica del “corpo santo”: un cristiano della Chiesa dei primi secoli (spesso dell’Urbe e quindi la comunione con la Santa Sede), un testimone verace del Vangelo, fino al dono della propria vita con il martirio.
Infine, il culto delle reliquie, derivante dalle onoranze per i defunti, è oggi raccomandato ma non imposto dalla Chiesa. Il Concilio di Trento nella sua venticinquesima sessione lo emendò dagli eccessi e il Concilio Vaticano II così si espresse: "La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i Santi, le loro reliquie autentiche e le loro immagini".
Il culto dei “corpi santi” è oggi vario: in oblio e le reliquie scomparse; molto vivo o addirittura vivace essendo il “martire” patrono di qualche località.

Per quanto riguarda il corpo santo di Onorato, giunse dalle catacombe di Calepodio un osso del braccio nel 1716 portato dal barone locale. La reliquia è custodita nella Parrocchia di San Nicola. Sant’Onorato è patrono di Molise (CB), e la sua festa ricorre 2 volte l’anno: 5 luglio e 22 dicembre (data che nel Martirologio Romano ricorda S. Onorato di Tolosa).

PREGHIERA

Dio onnipotente e misericordioso,
cha hai dato a S. Onorato
un’invitta costanza
fra i tormenti del martirio,
rendici sereni nelle prove della vita e salvaci
dalle insidie del maligno.
Per Cristo nostro Signore. Amen.