lunedì 14 ottobre 2013

Valentina è mamma!




I cuccioli sono nati il 19 settembre ...
I possibili nomi sono:
FEMMINE: Elisabetta, Barbara, Antonia, Caterina, Eufemia, Petronilla, Emilia, Bianca, Kinga;

MASCHI: Gennaro, Giovanni, Ciriaco, Costantino, Peleo, Basilio, Nilo, Elia e Franjo.

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domenica 13 ottobre 2013

OMELIA XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)




Dalla “Breve istruzione delle cose più necessarie alla salvezza” del barnabita Alessandro Sauli: Domanda: «Quali sono le dignità del buon cristiano?» Risposta: «La prima, essere figlio di Dio; la seconda, essere fratello di Nostro Signore Gesù Cristo; la terza, essere erede del Cielo». Domanda: «Quale è il segno interiore del cristiano?» Risposta: «La carità fraterna, così come insegna il Signore: da questo vi riconosceranno che sarete miei discepoli se vi amerete insieme come io vi ho amati, cioè sommamente e santamente». Domanda: «Quale è il segno esteriore del cristiano?» Risposta: «Il segno della santa Croce…».

Questo è l’antico testo con cui il vescovo di Alenia in Corsica – S. Alessandro Sauli - catechizzava un popolo rozzo, ma buono - così egli lo definì - ed un clero ignorante che - in alcuni suoi membri -non sapeva leggere. Siamo nel secolo XVI!

Noi come siamo oggi? Qual è il livello della nostra fede?

La nostra fede è ancora capace di suscitare lo stupore di Gesù come quel giorno in cui attraversava un villaggio nel suo viaggio verso Gerusalemme?

«Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Il lebbroso samaritano compie un gesto importante. Non tanto perché è un uomo educato – va a dire grazie – ciò che conta nel suo gesto è la capacità di riconoscere il dono ricevuto.
Riconoscere il bene per poi saper riconoscere il male: per saperlo denunciare in nome della Verità professata e vissuta (la fede è vivere!); ma anche, se il male è mia opera, saper chiedere perdono, avere l’umiltà di riconoscere l’errore.

Dice l’Apostolo a Timoteo: “se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso”. Se riconosciamo la sua infinità fedeltà sapremo anche con umiltà riconoscere il nostro errore, causato dalla nostra fragilità, dalla nostra cattiverie, dalla nostra fantasia nel male, e chiedendo perdono, convertirci.

Un segno. Questa domenica la Chiesa riconosce la fedeltà – beatificandoli - di 522 uomini e donne di Spagna che tra il 1936 e il 1939 morirono per il Vangelo e per la fedeltà alla Chiesa: questo segno ci deve dare vigore e di deve spronare nel vivere la nostra amicizia con Gesù, “Il Signore … (che) si è ricordato del suo amore, della sua fedeltà alla casa d’Israele”. Amen.

Nuovi Santi, Beati e Venerabili



Ven. Eleonora Giorgi

Promulgati i nuovi decreti della Congregazione per le Cause dei Santi
CITTA' DEL VATICANO, 11 Ottobre 2013 (FONTE ZENIT) - Il 9 ottobre 2013, il Santo Padre Francesco, accolta la relazione di Sua Eminenza Reverendissima il Signor Card. Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha esteso alla Chiesa Universale il Culto liturgico in onore della Beata Angela da Foligno, dell'Ordine Secolare di San Francesco; nata a Foligno (Italia) intorno al 1248 ed ivi morta il 4 gennaio 1309, iscrivendola nel catalogo dei Santi.
Allo stesso tempo, il Sommo Pontefice ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:
- il miracolo, attribuito all'intercessione della Venerabile Serva di Dio Maria Assunta Caterina Marchetti, Cofondatrice della Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo; nata a Lombrici di Camaiore (Italia) il 15 agosto 1871 e morta a Sao Paolo (Brasile) il 10 luglio 1948;
- le virtù eroiche del Beato Amato Ronconi, Fondatore dell'Ospedale-Ospizio dei Pellegrini Poveri di Saludecio (Diocesi di Rimini), chiamato ora "Casa di Riposo Opera Pia Beato Amato Ronconi"; nato a Saludecio (Italia) circa nel 1226, e morto a Rimini (Italia) circa nel 1292;
- le virtù eroiche del Servo di Dio Pio Alberto Del Corona, Arcivescovo titolare di Sardica, già Vescovo di San Miniato, Fondatore della Congregazione delle Suore Domenicane dello Spirito Santo; nato a Livorno (Italia) il 5 luglio 1837 e morto a Firenze (Italia) il l5 agosto 1912;



- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Elisabetta Turgeon, Fondatrice della Congregazione delle Suore di Nostra Signora del Santo Rosario di San Germain; nata a Beaumont (Canada) il 7 febbraio 1840 e morta a Rimouski (Canada) il l 7 agosto 1881;

- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria di San Francesco Wilson (al secolo: Maria Giovanna), Fondatrice della Congregazione delle Suore Francescane di Nostra Signora delle Vittorie; nata a Hurryhur (India) il 3 ottobre 1840 e morta a Camara de Lobos (Portogallo) il 18 ottobre 1916;
-le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Eleonora Giorgi (al secolo: Angela), Suora professa della Congregazione delle Serve della Vergine Maria Addolorata di Firenze; nata a Scheggiano (Italia) il 16 gennaio 1882 e morta a Firenze (Italia) il 6 novembre 1945;
- le virtù eroiche del Servo di Dio Attilio Luciano Giordani, Laico e Padre di famiglia, Cooperatore della Società Salesiana di San Giovanni Bosco; nato a Milano (Italia) il 3 febbraio 1913 e morto a Campo Grande (Brasile) il 18 dicembre 1972.

Angela da Foligno è santa
 
Il significato della canonizzazione della Terziaria francescana spiegato dalla diocesi di Foligno
ROMA, 11 Ottobre 2013 (FONTE ZENIT) - Con il seguente comunicato la diocesi di Foligno ha annunciato il significato della canonizzazione della beata Angela, che assieme alla recente comunicazione delle date di beatificazione della venerabile Maria Cristina di Savoia (25 gennaio 2014) e di madre Speranza di Collevalenza (31 maggio 2014), mostrano ancora una volta l'attenzione di papa Francesco affinché venga riscoperta e valorizzata la dimensione femminile, ossia mariana, della Chiesa.
"Il 9 ottobre 2013, il Santo Padre Francesco, accolta la relazione di Sua Eminenza Reverendissima il Signor Card. Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha esteso alla Chiesa Universale il Culto liturgico in onore della Beata Angela da Foligno, dell'Ordine Secolare di San Francesco; nata a Foligno (Italia) intorno al 1248 ed ivi morta il 4 gennaio 1309, iscrivendola nel catalogo dei Santi." Con queste parole la Santa Sede ha annunciato oggi, 11 ottobre, il compimento del processo che attribuisce ad Angela il titolo di Santa attraverso la canonizzazione equipollenteal suono festoso delle campane della chiesa di San Francesco e della Cattedrale.
La canonizzazione equipollente avviene senza una solenne celebrazione liturgica, ma con la firma da parte del Papa di un decreto che, riconoscendo l’esistenza di un culto che supera i confini della Diocesi di Foligno e della Famiglia francescana in cui è permesso ormai da secoli, lo estende alla Chiesa universale. Del resto, più volte i Papi – da ultimo Benedetto XVI nella catechesi tenuta durante l’udienza del 13 ottobre 2010 – hanno chiamato Angela “Santa” in occasioni pubbliche, confermando di fatto il valore unanimemente riconosciuto dai teologi e dai fedeli alla sua esperienza mistica. Tra gli atti di venerazione, ricordiamo quello del Beato Giovanni Paolo II che, in visita a Foligno il 20 giugno 1993, volle pregare dinanzi all’urna della Mistica folignate. Papa Francesco è giunto alla decisione di iscrivere Angela nel catalogo dei Santi in virtù della determinazione di Papa Benedetto XVI che, autorizzando la Congregazione a derogare alla comune prassi in presenza di un culto antico, universale e ininterrotto, ha impresso una sostanziale accelerazione alla causa. Per provvidenziale coincidenza, la canonizzazione di Angela da Foligno avviene proprio all’indomani della visita di Papa Francesco ad Assisi, nella città che vide alcuni passi decisivi della conversione di Sant’Angela sulle orme di San Francesco, e a pochi giorni dall’annuncio della canonizzazione di Giovanni Paolo II, a lei molto devoto.
Sant’Angela da Foligno, definita “Maestra dei Teologi”, nacque a Foligno da famiglia agiata nel 1248 circa. Nella sua giovinezza non compì studi approfonditi ed ebbe una vita segnata dal peccato, fino alla conversione avvenuta nel 1285 circa. Persi in breve tempo la madre, il marito e i figli, entrò verso il 1291 nel Terz’Ordine Francescano. Le scarse notizie sulla sua vita ci giungono dal Memoriale, compilato dal confessore frate A. (Arnaldo?) tra il 1292 ed il 1296 per sottoporre la sua esperienza mistica ad una commissione di teologi. Esso è contenuto nel più ampio Liber, opera di grande intensità e testo fondamentale della mistica, che ripercorre la sua esperienza dal raggiungimento della consapevolezza del peccato fino all’unione con la Trinità, dalla necessità della conoscenza di sé fino al desiderio di dare istruzioni ai figli spirituali riuniti nel Cenacolo. Morì a Foligno il 4 gennaio 1309 ed i suoi resti sono venerati nella Chiesa Conventuale di San Francesco.
La memoria liturgica – fissata al 4 gennaio, suo dies natalis – sarà celebrata nel 2014 con particolare solennità, per rendere grazie a Dio di aver donato alla sua Chiesa l’esempio e l’intercessione di Sant’Angela da Foligno: hanno accettato l’invito a partecipare alla celebrazione il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, Card. Angelo Amato, ed il Segretario della stessa Congregazione S. E. mons. Marcello Bartolucci. Inoltre, domenica 30 marzo 2014, IV di Quaresima, la Diocesi di Foligno si recherà in pellegrinaggio ad Assisi sulle orme di Angela. 

venerdì 11 ottobre 2013

Venerdì della XXVII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Beato Giovanni XXIII papa
San'Alessandro Sauli, vescovo




"Anima  nera, demone, demonio, angelo del male, angelo delle tenebre, nemico invidioso, maligno, tentatore, satana, Lucifero, angelo nero, spirito del male, Beelzebùl, principe di questo mondo, menzognero, ecc...”

Così la tradizione definisce il nemico per eccellenza dell’uomo.
Il Vangelo odierno parla della lotta tra Gesù e il demonio, una lotta che avviene nell'anima dell'uomo.
 
Chi è il diavolo?
 
§                        La Chiesa insegna che all’inizio i diavoli erano angeli buoni, creati da Dio, ma che poi da se stessi, per loro libera e irrevocabile scelta, si sono trasformati in malvagi, ribellandosi, rifiutando Dio.
§                        Il Vangelo di Giovanni chiama il diavolo Satana “il principe di questo mondo” (Gv 12,31). «Il diavolo è peccatore fin dal principio» (1 Gv 3,8), e si oppone personalmente a Dio e al suo disegno di salvezza.
 
Quale potere ha il diavolo su di noi?
 
§                        Nella prima Epistola dello stesso Giovanni si legge: “Tutto il mondo giace nel potere del Maligno” (Gv 5,19). San Paolo parla della nostra battaglia contro le potenze spirituali (cfr. Ef 6,10-17).  E’ anche a causa sua che il peccato e le sue conseguenze (malattie, sofferenze, cataclismi e soprattutto la morte) sono entrati nel mondo.
§                        Il diavolo opera generalmente attraverso la tentazione e l’inganno; è mentitore, «padre della menzogna» (Gv 8,44). Può ingannare, indurre all’errore, illudere. Come Gesù è la Verità (cfr. Gv 8, 44), così il diavolo è il bugiardo per eccellenza. Lo scrittore francese Charles Baudelaire diceva che l’astuzia più perfetta di Satana consiste nel persuaderci che non esiste.
·                        Inganna gli uomini persuadendoli che non hanno bisogno di Dio e che sono autosufficienti, senza bisogno della Grazia e della Salvezza. Addirittura inganna gli uomini diminuendo, anzi facendo scomparire il senso del peccato.
§                        “La potenza di Satana però non è infinita. Egli non è che una creatura, potente per il fatto di essere puro spirito, ma pur sempre una creatura: non può impedire l’edificazione del Regno di Dio” (CCC, 395). 
§                        La sua azione, oltre che essere limitata, “è permessa dalla divina Provvidenza, la quale guida la storia dell’uomo e del mondo con forza e dolcezza. La permissione divina dell’attività diabolica è un grande mistero, ma «noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28)” (CCC, 395).
 
Perché Dio “permette” a Satana di “tormentare” l’uomo?
 
La vita terrena è un tempo di prova, durante il quale Dio consente al demonio di tentare e ‘saggiare’ l’uomo, mai però al di sopra delle sue forze. Sappiamo tuttavia per Fede che da questo male Dio sa trarre un bene più grande perché, con la sua grazia, il cuore esce purificato dalla prova e la Fede diviene più salda.
In quale modo Gesù si comporta con i demoni?
§                        Egli anzitutto parla frequentemente del diavolo (cfr. ad es. Mt 4,10; Mc 4,15; Lc 10,18; Gv 8,44).
§                        Egli inoltre agisce contro il demonio:
·                                       si veda la tentazione di Gesù nel deserto, a cui Egli reagisce con forza (cfr. Lc 4,1-13). “La tentazione nel deserto mostra Gesù Messia umile, che trionfa su Satana in forza della sua piena adesione al disegno di salvezza voluto dal Padre” (CCC, 566);
·                                       nel Vangelo di San Luca, leggiamo che Gesù comanda ai demoni, che lo riconoscono come il Figlio di Dio (cfr. Lc 4,41; 8,28…);
·                                       fra i miracoli che Gesù compie, ci sono liberazioni da possessioni diaboliche (cfr. Mc 1,25-26; 5,2-20): realizzando tali guarigioni, egli “ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie” (Mt 8,17);
·                                       più volte gli Evangelisti ci narrano che Gesù pratica vari esorcismi, con i quali libera alcune persone dal tormento dei demoni, anticipando così la grande vittoria che egli attuerà sul principe di questo mondo (cfr. Mc 1,25-26), con la Sua Morte e Risurrezione;
·                                       Gesù predica la venuta del regno di Dio, la quale costituisce la sconfitta del regno di Satana: “Se io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra voi il Regno di Dio” (Mt 12,28).
 
Come si vince il diavolo?
 
In vari modi, complementari:
§                        Innanzitutto con una genuina vita di Fede, caratterizzata da fiducioso abbandono all’amore paterno e provvidente di Dio (cfr. Lc 12, 22-31), e dall’obbedienza alla sua volontà (cfr. Mt 6, 10), in imitazione di Cristo Signore. Questo è lo scudo più sicuro. La più bella vittoria sull’influenza di Satana è la continua conversione della nostra vita, che ha una sua speciale e continua attuazione nel Sacramento della Riconciliazione, mediante il quale Dio ci libera dai peccati, compiuti dopo il nostro Battesimo, ci ridona la Sua amicizia, e ci corrobora con la sua grazia per resistere agli assalti del Maligno.
§                        Con una permanente vigilanza; «Vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare» (1Pt 5,8). 
§                        Accogliendo e testimoniando, sempre più, con la parola e con le opere, il Vangelo. Per questo occorre un annuncio integrale e coraggioso del Vangelo: non si deve avere paura di parlare anche del demonio, e soprattutto della vittoria che Cristo ha già riportato su di esso e continua a riportare nella persona dei suoi fedeli. 
§                        Lottando contro le sue seduzioni e tentazioni. “Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin dall’origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l’uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l’aiuto della grazia di Dio” (Concilio Ecumenico Vaticano II, Gaudium et spes, 37, 2).
§                        Fuggendo, evitando il peccato, che “è un’offesa a Dio: «Contro di te, contro te solo ho peccato. Quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto» (Sal 51,6). Il peccato si erge contro l’amore di Dio per noi e allontana da lui i nostri cuori. Come il primo peccato, è una disobbedienza, una ribellione contro Dio, a causa della volontà di diventare «come Dio» (Gn 3,5), conoscendo e determinando il bene e il male. Il peccato pertanto è amore di sé fino al disprezzo di Dio” (CCC, 1850).
§                        Utilizzando il discernimento. “Lo Spirito Santo ci porta a discernere tra la prova, necessaria alla crescita dell’uomo interiore  in vista di una «virtù provata», e la tentazione, che conduce al peccato e alla morte. Dobbiamo anche distinguere tra «essere tentati» e «consentire» alla tentazione. Infine, il discernimento smaschera la menzogna della tentazione: apparentemente il suo oggetto è «buono, gradito agli occhi e desiderabile» (Gn 3,6), mentre, in realtà, il suo frutto è la morte” (CCC, 2847). 
§                        Pregando. “Se infatti Dio è dalla nostra parte, chi sarà contro di noi?” (Rm 8,31). Lo stesso Signore, nella preghiera del Padre nostro, ci ha insegnato a chiedere a Dio Padre: ‘Liberaci dal male”.  “Chiedendo di essere liberati dal male, noi preghiamo nel contempo per essere liberati da tutti i mali, presenti, passati e futuri, di cui egli (il diavolo) è l’artefice o l’istigatore. In quest’ultima domanda la Chiesa porta davanti al Padre tutta la miseria del mondo. Insieme con la liberazione dai mali che schiacciano l’umanità, la Chiesa implora il dono prezioso della pace e la grazia dell’attesa perseverante del ritorno di Cristo. Pregando così, anticipa nell’umiltà della Fede la ricapitolazione di tutti e di tutto in colui che ha «potere sopra la morte e sopra gli inferi» (Ap 1,18), «colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!» (Ap 1,8)” (CCC, 2854).
§                        Ricorrendo talvolta anche all’esorcismo.
 
§                        Infine: il demonio c’è, ma non vediamolo se ci cade una piatto a terra, se inciampiamo nel marciapiede, ecc…
 
Concludo citando il Beato Giovanni XXIII, non devo raccontarvi al sua vita è ben conosciuta, Egli fu un uomo di Dio, semplice, profetico e sapiente. Concludo con una sua preghiera scritta nella Pentecoste del 1962:
 
Spirito Santo Paraclito perfeziona in noi l'opera iniziata da Gesù; rendi forte e continua la preghiera che facciamo in nome del mondo intero; accelera in ciascuno di noi i tempi di una profonda vita interiore; dà slancio al nostro apostolato che vuol raggiungere tutti gli uomini e popoli, tutti redenti dal sangue di Cristo e tutti sua eredità. Mortifica in noi la naturale presunzione e solleva nelle regioni della santa umiltà, del vero timor di Dio, del generoso coraggio. Che nessun legame terreno ci impedisca di far onore alla nostra vocazione: nessun interesse, per ignavia nostra, mortifichi le esigenze della giustizia; nessun calcolo riduca gli spazi immensi della carità dentro le angustie dei piccoli egoismi. Tutto sia grande in noi: la ricerca e il culto della verità, la prontezza al sacrificio fino alla croce; tutto, infine, corrisponda alla estrema preghiera del Figlio al Padre celeste, e a quella effusione di Te, o Spirito Santo d'amore, che il Padre e il Figlio vollero sulla Chiesa, e sulle istituzioni, sulle singole anime e sui popoli. Amen.

Beato Giovanni XXIII, prega per noi!

giovedì 10 ottobre 2013

Giovedì della XXVII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)






Giovedì della XXVII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

«È inutile servire Dio: che vantaggio abbiamo ricevuto dall’aver osservato i suoi comandamenti o dall’aver camminato in lutto davanti al Signore degli eserciti? Dobbiamo invece proclamare beati i superbi che, pur facendo il male, si moltiplicano e, pur provocando Dio, restano impuniti».

Non è anche nostra questa affermazione?
Non è quello che pensiamo, urliamo a Dio di fronte allo scandalo del male?

Ma il timorato di Dio, è colui che vive la legge divina come legge di Vita: poca a se il superbo prospera! Colui che teme Dio spera solo in Lui.

La storia del popolo di Dio è colma di uomini e donne che lo temono: sono come “un libro di memorie .. scritto davanti a lui per coloro che lo temono e che onorano il suo nome”.

Essi sanno che Dio è Padre: “Avrò cura di loro come il padre ha cura del figlio che lo serve”.

Per coloro che lo temono sarà visibile, scorgeranno, e vedranno: “sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia”.

Signore poca è la nostra fede!
Noi siamo cattivi!
Aumenta la nostra fede.
Accompagnaci con la tua presenza paterna e con tanti amici “timorati di Dio”.
Padre donaci lo Spirito Santo a noi che te lo chiediamo!
Maria, Tempio dello Spirito Santo, prega per noi!
Amen.

mercoledì 9 ottobre 2013

Mercoledì della XXVII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

San Giovanni Leonardi, sacerdote
Santi Dionigi vescovo e soci martiri




"Perciò so che tu sei"

Giona conosce l'essenza di Dio:

"un Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore e che ti ravvedi riguardo al male minacciato"

Giona è contrariato perché Dio è così!

Giona è desgnato!

Cioè ha un forte disprezzo, è risentito.

Come conosco Dio?

Provo (ho provato) questi sentimenti nella mia vita verso Dio?

Dio per educare Giona facendogli provare l'esperienza dell'amore verso qualcosa di nulla! Per un ricino!

Qui Giona è provato da Dio!

Qui appare che Giona non è capace di amare.
 




Signore, educaci, al vero amore!

Facci gustare la tua pietà per farci poi vivere con un cuore pieno di compassione!

Avere PIETA' vuol dire anche provare compassione verso la sofferenza altrui.

La Pietà nell'arte è il Cristo morto tra le braccia della Madre.

La pietà è la virtù che sgorga dalla Croce, pulpito che grida l'amore e la misericordia di Dio.

PERDONA A NOI I NOSTRI DEBITI

ANCHE NOI INFATTI PERDONIAMO A OGNI NSOTRO DEBITORE.

Se non periamo, non saremo perdonati!?

Se gustiamo il perdiamo, sapremo perdonare.

SIGNORE, INSEGNACI A PREGARE

così che stando alla tua scuola possiamo capire come vivere la pienezza delle tue virtù! Amen

lunedì 7 ottobre 2013

Beata Speranza Alhama Valera





Carissimi,
la nostra Chiesa di Orvieto-Todi è ricolma di gioia ed eleva lodi e inni al Signore, Padre Buono e Misericordioso, per il dono concesso della Beatificazione della Madre Speranza, Apostola dell’Amore Misericordioso di Gesù, proprio in questo Anno della Fede e nel mentre è in corso il Giubileo Eucaristico straordinario.
Il 5 luglio, infatti, conclusosi l’iter processuale, si giungeva, con il consenso di Papa Francesco, al Decreto per la Beatificazione della Venerabile Madre Speranza Alhama Valera firmato dal Card. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione dei Santi.
Apprendiamo ora che Papa Francesco ha concesso che il Rito della Beatificazione avvenga a Collevalenza sabato 31 maggio 2014 e che sarà rappresentato dal Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione dei Santi.
All’inizio di questo nuovo Anno Pastorale ci uniamo al gaudio della Famiglia dell’Amore Madre Speranza di Gesù Misericordioso del Santuario di Collevalenza che ebbe Madre Speranza fondatrice delle due Congregazione, delle Ancelle e dei Figli, e di tutte le opere di carità sorte tra noi e in altri luoghi con nuove fondazioni in Spagna, Germania, Brasile, Romania, India, Cuba, Messico, Bolivia, Filippine.
Un grande dono del Signore questo della Beatificazione di Madre Speranza, Apostola dell’Amore Misericordioso, per il nostro cammino di fede e per la nuova evangelizzazione: dobbiamo sentirci tutti inviati in missione fino alle lontane periferie esistenziali del nostro territorio per annunciare l’Amore eterno e irrevocabile di Dio.
In un tempo di smarrimento e di sfiducia come il quello che stiamo vivendo, nel quale milioni di uomini e donne vivono disperatamente lontani dalla vera sorgente di acqua viva, l’unico messaggio di speranza che come cristiani possiamo annunciare in quest’ora di rievangelizzazione a cui tutti siamo chiamati, è soltanto quello dell’Amore Misericordioso di Dio in Cristo Gesù.
Nella misericordia, infatti, l’uomo può riscoprire il senso della propria esistenza e il luogo ove dimorare, e tutto acquista significato, anche la fatica, la sofferenza, gli ostacoli, le inevitabili sconfitte che accompagnano il nostro cammino.
L’amore misericordioso di Gesù va incontro all’uomo di oggi, che nella sua libertà può anche rifiutarlo: ma l’uomo non può impedire al Signore di amarlo ugualmente. “L’uomo più perverso e più miserabile e perfino il più abbandonato e trascurato - scrive Madre Speranza - è amato da Dio con immensa tenerezza: Egli è per lui un padre e una tenera madre”. La misericordia di Gesù è per noi fonte inesauribile di speranza. Di fronte ad un amore simile, nessuno può perdersi d’animo, nessuno può dire “non conto nulla”. Gesù ci ha mostrato chiaramente che ogni uomo dinanzi a Dio ha un valore immenso.
Dio che ha conosciuto e ci presenta Madre Speranza è un Padre che va alla ricerca degli uomini come “Il più buono dei padri,” e chiede “che lo chiamiamo Padre” perché vuole farci partecipi della sua divina bontà. ”E’ per tutti –scrive Madre Speranza- un padre buono che ci ama con un amore infinito, che non fa distinzioni.” Per tutti gli uomini, dunque, non solo per i cristiani e la “nostra felicità non si trova se non in Lui “
E più avanti Madre Speranza, nella cui esperienza spirituale Dio si svela in maniera personale e straordinaria tanto da illuminare tutta la sua esistenza terrena, scriverà: “Egli mi dice che devo far sì che gli uomini conoscano Dio come un Padre buono che si adopera con tutti i mezzi e in ogni modo per confortare, aiutare, e far felici i suoi figli e che li segue e li cerca con amore instancabile come se non potesse essere felice senza di loro.
E di fronte alla indifferenza, alla superbia e alle offese degli uomini Dio si manifesta non come un giudice severo ma come un padre capace di dimenticare e di perdonare e Madre Speranza, appunto, ci ricorderà che Dio è “un Padre pieno di amore e di misericordia che non è un contabile, ma perdona e dimentica le offese e le miserie dei suoi figli
Madre Speranza è letteralmente presa da stupore dalla persona di Gesù che si fa per tutti padre, madre, amico, sposo, fratello, maestro, compagno perchè in Lui si riflette il Volto del Padre e tutto in Lui è incarnazione dell’ Amore e della misericordia.
Da dove scaturisce tanta misericordia divina? da dove ha origine questa tenera compassione, umanamente inspiegabile, verso i peccatori? quale ne è la causa? La causa –scrive Madre Speranza- è che Gesù moltiplica il suo amore in proporzione alla miseria dell’uomo…Il cuore di Gesù pulsa con immenso amore per tutti gli uomini…il nostro povero cuore non ama che a tratti, Gesù invece non ha cessato neppure per un attimo di pensare a noi e il suo amore veglierà ininterrottamente su di noi per tutto il tempo della nostra vita…Egli non viene meno, non si stanca, perdona; non conta. In Lui non c’è mutamento.
Gesù soffre in silenzio e con pazienza per tutte le nostre colpe ma si china su di noi per colmarci di grazie e amarci di un amore infinito. Egli abita dentro di noi e cerca con tenerezza il nostro amore, quasi non potesse vivere senza di noi”. Ma ciò che riempie di stupore Madre Speranza, quasi un mistero difficile da accettare, è che Egli si umilia fino a farsi, per la salvezza di tutti gli uomini, “mendigo de amor”, mendicante di amore.
Esorto, tutti voi, carissimi fratelli e sorelle, perché si moltiplichino le iniziative di annuncio e di preghiera portando a tutti questo messaggio carico di speranza in armonia anche con il magistero di Papa Francesco.
La Beatificazione di Madre Speranza è un grande dono del Signore nell’Anno della Fede che sta per concludersi. Questo evento deve aiutarci a vivere intensamente il secondo anno di Giubileo Eucaristico perché la nostra vita grazie all’Eucaristia sia una vita donata a Dio, alla Chiesa e ai fratelli e il messaggio dell’Amore Misericordioso annunziato, cantato e testimoniato da Madre Speranza sia il cuore del Messaggio per la Nuova evangelizzazione.
 
+ Benedetto Tuzia, Vescovo di Orvieto-Todi

domenica 6 ottobre 2013

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

 


 


Il grido Abacuc è il grido di ogni uomo di fronte al male!
"Perché mi fai vedere l’iniquità
e resti spettatore dell’oppressione?"

E' il grido di Gesù sulla Croce:
"Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?"

E' lo scandalo del male!

Cristo non libera dallo scandalo del male, Cristo libera dal peccato: il male attanaglia l'uomo con tutto il suo dramma e la sua forza. Cristo è presenza che accompagna nella lotta contro il male! Dice Abacuc:
"Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede"
Ma com'è la mia fede?

Quanto un granello di senape?

Fosse quanto un granello di senape!

Sono reduce dal pellegrinaggio al santuario internazionale mariano della Madonna "Regina della pace", a Medjugorje in Bosnia Erzegovina, un luogo di folle oceaniche di uomini di donne in ricerca.

Di cosa?

Di segni ... ma la fede è la ricerca dei segni?
Non disse Gesù a Tommaso: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».


Faccio mia una affermazione dell'Apostolo Pietro, che trasformo in domanda:
"Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa"? (1 Pt 1,8)


Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate « private », alcune delle quali sono state riconosciute dall'autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di « migliorare » o di « completare » la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica. Guidato dal Magistero della Chiesa, il senso dei fedeli sa discernere e accogliere ciò che in queste rivelazioni costituisce un appello autentico di Cristo o dei suoi santi alla Chiesa. (CCC 67)

Ma cos'è la fede?

La fede è una questione di "cuore", di "testa" e di "volontà", una questione che impegna l'uomo nella sua totalità, una questione di vita. È il nostro rispondere continuamente "sì" a Dio che si rivela, si presenta a noi e ci parla ininterrottamente nelle vicende quotidiane della vita. Ma la fede ha anche i suoi momenti di crisi, di difficoltà, di oscurità.

Non ripetono sempre i messaggi di Medjugorje: "Grazie, cari figli, che avete risposto alla mia chiamata", la fede è una risposta ad un appello che si fa vita.

La fede è vivere: il giusto vivrà della sua fede, ci ricorda Abacuc.

Quando la fede ha le sue crisi, le sue difficoltà e i suoi momenti oscuri?

Ad esempio di fronte al mistero del male, del dolore e della malattia.
Ecco perché gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
San Giovanni Damasceno diceva che se un pagano ti chiede cosa sia la fede tu non rispondergli, ma prendilo per mano, portalo nell'interno della tua chiesa e mostragli le sue immagini, i suoi dipinti, le sue opere. Forse perché l'arte è l'espressione visibile di quella esperienza invisibile che è l'incontro col Dio che si rivela, incontro che "ispira" profeti a parlare in nome di Dio e artisti a dipingere il Suo volto. La fede, dunque, non può essere spiegata, ma semplicemente raccontata, nella speranza che chi ascolta possa farne un'esperienza simile.

Fare un'esperienza simile, non uguale!

Per raccontare la fede, per accompagnare a vedere le immagini sacre che sono in Chiesa, stando a San Giovanni Damasceno, bisogna conoscerle per saperle raccontare.
Ed ecco il monito di Paolo a Timoteo: "ti ricordo di ravvivare il dono di Dio".


Tengo viva la mia fede? La nutro e la ravvivo con intelligenza e spiritualità? Non con slogan o con formule, ma cercando di entrare con semplicità e umiltà nelle formule!
Noi non crediamo in alcune formule, ma nelle realtà che esse esprimono e che la fede ci permette di « toccare ». « L'atto [di fede] del credente non si ferma all'enunciato, ma raggiunge la realtà [enunciata]». (CCC 170)

Tutto questo presuppone una fatica, una sofferenza, una immolazione:
"Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo". Esorta l'Apostolo Paolo nella sua lettera a Timoteo.

Tanto più oggi in un epoca di crisi di fede!

Per cui ognuno ravvivi la fede che in è lui, in modo da raggiungere le realtà credute, così da essere segno di Cristo Gesù.

E se vedrà trionfare il Regno di Dio nella sua vita, dopo aver fatto quello che doveva fare, dica:
"Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare".

Amen.

San Bruno, prega per noi!






"Gioite dunque, fratelli miei carissimi, per la felicità che avete avuto in sorte e per l'abbondanza della grazia di Dio verso di voi. Gioite, poiché siete sfuggiti ai molteplici pericoli e naufragi di questo mondo sballottato dalle onde. Gioite, poiché avete guadagnato il tranquillo e sicuro rifugio di un porto ben riparato, al quale molti desiderano arrivare ed a cui molti tendono con parecchi sforzi, e pur tuttavia non vi giungono. Inoltre, molti, dopo averlo raggiunto, ne sono esclusi, poiché a nessuno di loro è stato concesso dall'alto.
 
 
 
 
Perciò, fratelli miei, considerate come cosa certa e provata che, chiunque abbia goduto di un bene così desiderabile, se in qualche modo verrà a perderlo, se ne dorrà fino alla morte, se pur avrà avuto qualche riguardo e cura della salvezza della sua anima" 
(San Bruno, il certosino)

venerdì 4 ottobre 2013

ADORAZIONE EUCARISTICA PRIMO VENERDI' DEL MESE





 
CANTO

La divina Eucarestia
adoriamo supplici:
Cristo fonda un'era nuova
che non ha più termine.
È la fede che ci guida
non i sensi fragili.
Lode al Padre, onore al Figlio,
ch'egli sempre genera,
sommo gaudio, eterno osanna,
esultante cantico;
gloria all'infinito Amore,
il divino Spirito. Amen
.




PREGHIERA INSIEME
 
Questa preghiera è riportata da Bartolomeo da Pisa, nelle sue «Conformitates», come preghiera quotidiana di San Francesco. Anzi, Bartolomeo scrive che il Serafico passava delle notti intere meditando su queste parole. Il Santo davanti alla immensità di Dio si umilia fino a chiamarsi «vermiciattolo»!
 


Mio Dio e mio tutto!

Chi siete voi, mio dolcissimo Signore Iddio,

e chi sono io, io povero vermiciattolo, vostro servo?

Signore santissimo io vorrei amarvi.

Signore mio Dio,

io vi dono tutto il cuor mio e lo desidero ardentemente

fare sempre di più,

se almeno lo potessi compiere. Amen.



 

TESTI PER L'ADORAZIONE PERSONALE

Allora i Giudei si misero a mormorare contro di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: «Sono disceso dal cielo»?».

Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». (Gv 6)

 


DALLE LITANIE AL SANTISSIMO SACRAMENTO
Santissima Eucaristia noi ti adoriamo
Dono Ineffabile del Padre noi ti adoriamo
Segno dell'amore supremo del Figlionoi ti adoriamo
Prodigio di carità dello Spirito Santo noi ti adoriamo
Frutto benedetto della Vergine Maria noi ti adoriamo
Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo noi ti adoriamo
Sacramento che perpetua il sacrificio della Croce noi ti adoriamo
Sacramento della nuova ed eterna alleanza noi ti adoriamo
Memoriale della morte e risurrezione del Signore noi ti adoriamo
Memoriale della nostra salvezza noi ti adoriamo
Sacrificio di lode e di ringraziamento noi ti adoriamo
Sacrificio d'espiazione e di propiziazione noi ti adoriamo
Dimora di Dio con gli uomini noi ti adoriamo
Banchetto delle Nozze dell'Agnello noi ti adoriamo



Viviamo anche questa Adorazione del primo venerdì del mese - nel mezzo della festa della nostra comunità - facendoci guidare dalle parole del nostro Cardinale Arcivescovo e da alcuni brani evangelici che richiamano la nostra vita: la fede è un incontro con Gesù, solo questo incontro salva.
Il Figlio dell’uomo semina il seme buono nel campo che è il mondo. Questo significa che tutto dell’uomo e tutti gli uomini sono interlocutori di Gesù. Come comunicare che la fede è un dono alla portata di tutti? Come mostrare allora che non vi è opposizione tra fede e ragione, le due ali dell’umana, inesausta ricerca? Come superare la diffidenza, in molti diffusa, verso la fede e la Chiesa? A questi interrogativi papa Francesco ha dato una risposta semplice e diretta: «La fede nasce nell’incontro con il Dio vivente, che ci chiama e ci svela il suo amore, un amore che ci precede e su cui possiamo poggiare per essere saldi e costruire la vita. Trasformati da questo amore riceviamo occhi nuovi... La fede... appare come luce per la strada, luce che orienta il nostro cammino nel tempo» (Lumen fidei 4).

Noi non siamo uomini e donne isolati gli uni dagli altri, ma viviamo, fin dall’istante del nostro concepimento, in relazione. Ebbene, Dio ha voluto entrare nella storia come uno di noi e cambiare la vita degli uomini attraverso una trama di relazioni nata dall’incontro con Lui.

Andando via di là, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori». (Mt 9)

Dopo l’incontro con Gesù di Nàzaret nulla fu più come prima nella vita dei discepoli. Mentre lo ascoltavano, camminavano con Lui per le strade di Galilea, lo vedevano abbracciare i peccatori e guarire gli ammalati, condividevano le loro giornate con Lui... insomma dalla convivenza con Gesù ebbe inizio una storia ininterrotta di rapporti umani, che ha raggiunto anche noi, in cui Dio stesso si comunica da Libertà a libertà.

Partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore - disse la donna -, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita. (Mt 15)

 


DALLE LITANIE AL SANTISSIMO SACRAMENTO
Pane vivo disceso dal Cielo noi ti adoriamo
Manna nascosta piena di dolcezza noi ti adoriamo
Vero Agnello pasquale noi ti adoriamo
Diadema dei Sacerdoti noi ti adoriamo
Tesoro dei fedeli noi ti adoriamo
Viatico della Chiesa pellegrinante noi ti adoriamo
Rimedio delle nostre quotidiane infermità noi ti adoriamo
Farmaco di Immortalità noi ti adoriamo
Mistero della Fede noi ti adoriamo



E giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada. (Mc 10)

Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo, il fariseo che l'aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di' pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!». (Lc 7)

 


DALLE LITANIE AL SANTISSIMO SACRAMENTO
Sostegno della Speranza noi ti adoriamo
Vincolo della Carità noi ti adoriamo
Segno di unità e di pace noi ti adoriamo
Sorgente di gioia purissima noi ti adoriamo
Sacramento che germina i vergini noi ti adoriamo
Sacramento che dà forza e vigore noi ti adoriamo
Pregustazione del convito celeste noi ti adoriamo
Pegno della nostra risurrezione noi ti adoriamo
Pegno della gloria futura noi ti adoriamo


Al suo ritorno, Gesù fu accolto dalla folla, perché tutti erano in attesa di lui. Ed ecco, venne un uomo di nome Giàiro, che era capo della sinagoga: si gettò ai piedi di Gesù e lo pregava di recarsi a casa sua, perché l'unica figlia che aveva, di circa dodici anni, stava per morire.
Mentre Gesù vi si recava, le folle gli si accalcavano attorno. E una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, la quale, pur avendo speso tutti i suoi beni per i medici, non aveva potuto essere guarita da nessuno, gli si avvicinò da dietro, gli toccò il lembo del mantello e immediatamente l'emorragia si arrestò. 45Gesù disse: «Chi mi ha toccato?». Tutti negavano. Pietro allora disse: «Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia». Ma Gesù disse: «Qualcuno mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me». Allora la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, tremante, venne e si gettò ai suoi piedi e dichiarò davanti a tutto il popolo per quale motivo l'aveva toccato e come era stata guarita all'istante. Egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace!». (Lc 8)

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!». (Lc 17)

 


DALLE LITANIE AL SACRO CUORE
Cuore di Gesù, Figlio dell'Eterno Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, fonte di vita e di santità
Cuore di Gesù, ricolmato di oltraggi
Cuore di Gesù, propiziazione per i nostri peccati
Cuore di Gesù, annientato dalle nostre colpe
Cuore di Gesù, obbediente fino alla morte
Cuore di Gesù, trafitto dalla lancia
Cuore di Gesù, fonte di ogni consolazione
Cuore di Gesù, vita e risurrezione nostra
Cuore di Gesù, pace e riconciliazione nostra
Cuore di Gesù, vittima per i peccatori
Cuore di Gesù, salvezza di chi spera in te
Cuore di Gesù, speranza di chi muore
Cuore di Gesù, gioia di tutti i santi



 

Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli». (Lc 22)

A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta. Al contrario uno potrebbe dire: «Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede». Tu credi che c'è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano! Insensato, vuoi capire che la fede senza le opere non ha valore? Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le sue opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull'altare? Vedi: la fede agiva insieme alle opere di lui, e per le opere la fede divenne perfetta. E si compì la Scrittura che dice: Abramo credette a Dio e gli fu accreditato come giustizia, ed egli fu chiamato amico di Dio. Vedete: l'uomo è giustificato per le opere e non soltanto per la fede. Così anche Raab, la prostituta, non fu forse giustificata per le opere, perché aveva dato ospitalità agli esploratori e li aveva fatti ripartire per un'altra strada? Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta. (Gc 2)


 


 
PREGHIERA PER L'ITALIA

Concludi questa preghiera di adorazione invocando l'intercessione di San Francesco per l'Italia. Ricorda Papa Francesco commentando San Paolo: "Preghiamo per i governanti, perché ci governino bene, perché portino la nostra patria, la nostra nazione avanti e anche il mondo, che ci sia la pace e il bene comune" (16 settembre 2013)

O Serafico San Francesco, Patrono d'Italia, tu che rinnovasti il mondo nello spirito di Gesù Cristo, ascoltaci!
L'avidità delle ricchezze, l'insidia dei piaceri, la follia del disordine tornano ad offuscare le menti e ad agghiacciare i cuori.
Tu che fosti segnato dalle stimmate della Passione, fa che il Sangue di Cristo infiammi tutti i popoli e ci comunichi la tua luce, il tuo amore, il tuo spirito.
Tu conosci le anime, le opere, le ansie e le speranze nostre: benedicile!
Proteggi la Chiesa, proteggi l'Italia di cui sei Patrono, proteggi il mondo intero, suscita sul cammino di tutti gli uomini un desiderio fecondo di Pace e Bene, nel quale soltanto è perfetta letizia.


Così sia.