mercoledì 5 giugno 2013

Mercoledì della IX settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

San Bonifacio vescovo e martire


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“In quel medesimo momento la preghiera di ambedue fu accolta davanti alla gloria di Dio e fu mandato Raffaele a guarire tutti e due”. (Tb 3)

Dio misericordioso accoglie la supplica dei sui servi fedeli.
È la carità – che copre molti peccati, “sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato” – riveste di virtù Tobi e Sara. Iddio ha misericordia di coloro che operano la carità.

La carità di Tobi: uomo compassionevole; la carità di Sara: donna dal grande cuore, infatti dirà Sara se facessi “così farei precipitare con angoscia la vecchiaia di mio padre negli inferi”.

Quando il nostro desiderio è quello di Dio, Iddio ascolta la nostra preghiera! Ma da questa pagina biblica ci fa si comprende che non basta un desiderio, ci vuole una piena volontà che scopre la sua felicità nel compiere la legge di Dio.

Ed allora anche noi facciamo nostre le parole di supplica di Sara:
«Benedetto sei tu, Dio misericordioso, e benedetto è il tuo nome nei secoli». (Tb 3)

Benedetto il tuo nome, Signore!
Come benedire il tuo nome Signore?

“Solo tu. o Gesù, sai quanti passi faremo ancora nel mondo; se tu non sarai con noi, saranno mossi invano. A me interessa identificarmi con te; o Gesù, ama col mio cuore, io amo col tuo; parla con la mia lingua, o Gesù; pensa con la mia mente, benedici con le mie mani, cammina coi miei piedi, soffri con le mie membra.”. (Padre Mario Borzaga)

Sono le parole di missionario del XX secolo. Parole che hanno un eco fuori dal tempo: valgono sempre.

Oggi celebriamo la memoria del martirio e dell’opera missionaria di San Bonifacio, apostolo dei Germani.
Monaco inglese di nome Vinfrido, spinto dallo zelo per il vangelo, dopo le prime difficoltà in tre anni percorse gran parte del territorio germanico. Convocato a Roma, ebbe dal papa l'ordinazione episcopale e il nuovo nome di Bonifacio. Prima di organizzare la Chiesa sulla riva destra del Reno pensò alla fondazione, tra le regioni di Hessen e Turingia, di un'abbazia, che divenisse il centro propulsore della spiritualità e della cultura religiosa della Germania. Nacque così la celebre abbazia di Fulda. Come sede arcivescovile scelse la città di Magonza. Morì martire, a Dokkum tra i Frisoni, nel 754.

San Bonifacio è un apostolo del VIII secolo: a lui si deve l’evangelizzazione della Germania e quindi di parte dell’Europa.
A lui chiediamo di pregare per la fedeltà dell’Europa al Vangelo di Gesù.

Concludo con le parole di Padre Mario Borzaga, missionario e martire del XX secolo:
“O dolce Regina del Cielo e Madre mia, che mi hai generato a Gesù e mi hai insegnato ad amarlo, dimmi che cosa devo fare. Non so dove sbattere la testa: qual è la volontà del tuo Divin Figlio su di me, e la tua volontà, o Regina delle Missioni? Dimmelo subito perché ho bisogno di saperlo. Io pregherò la mia parte, e rinuncerò a tutto quello a cui devo rinunciare. Cuore di Gesù, se ti ho amato, aiutami e illuminami” (Padre Mario Borzaga). Amen.

martedì 4 giugno 2013

Martedì della IX settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)



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AMA!
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«Dove sono le tue elemosine? Dove sono le tue buone opere? Ecco, lo si vede bene da come sei ridotto!». (Tb 9)

Così la moglie di Tobia, stufa del borbottio del marito, risponde al proprio coniuge per la questione del capretto “dato in più del salario”.

La frase stizzosa della donna, ci fa ben pensare.
Anche noi diciamo: vedi a fare il bene? Meglio fare il male …

Ognuno riceverà il suo a tempo debito: tu fa il bene che devi, a Cesare, quello per Cesare, a Dio, quello che è per Dio.

Scrive Madre Teresa di Calcutta:

L'uomo è irragionevole, illogico, egocentrico.
Non importa, amalo!
Se fai il bene ti attribuiscono secondi fini egoistici.
Non importa, fa il bene!
Se realizzi i tuoi obbiettivi trovi falsi amici e veri nemici.
Non importa, realizzali!
Il bene che fai verrà domani dimenticato.
Non importa, fai il bene!
L’ onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile.
Non importa, sii franco e onesto!
Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo.
Non importa, costruisci!
Se aiuti la gente, se ne risentirà.
Non importa, aiutala!
Da al mondo il meglio di te e ti prenderanno a calci.
Non importa, dai il meglio di te!

E rimasero ammirati di lui (Mc 12)

Amen.

lunedì 3 giugno 2013

Santo Rosario per la famiglia



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***AVE MARIA***
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“San Paolo disse agli Efesini: “Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore” (Ef 5, 8). Quanto sono state eloquenti le parole di Papa Paolo VI nella sua omelia in occasione della canonizzazione dei martiri dell’Uganda! “Chi avrebbe potuto prevedere che insieme alle grandi figure storiche dei martiri e dei confessori africani come Cipriano, Felicita e Perpetua e lo straordinario Agostino, un giorno avremmo citato gli amati nomi di Charles Lwanga, Matthias Mulumba Kalemba e i loro venti compagni?” chiese il Papa (18 ottobre 1964). In verità i martiri dell’Uganda sono diventati luce nel Signore! Il loro sacrificio ha accelerato la rinascita della Chiesa in Africa”.
(Dall’Omelia di Papa Giovanni Paolo II in Uganda, 7 febbraio 1993).

Ogni evento della storia della Chiesa, caratterizza i suoi passi successivi, le sue feste e la sua rinascita.

Nell’Anno della Fede ci facciamo guidare da un testimone: padre Mario Borzaga, martire in Laos, e preghiamo per le vocazioni alla vita matrimoniale, perché la santità degli sposi sia seme di vocazione alla vita matrimoniale, sacerdotale e religiosa, in quanto come i martiri d’Uganda accelerarono la rinascita della Chiesa in Africa, così la santità degli sposi è seme fecondo di rinascita della società civili e della comunità ecclesiale.

Oggi è la memoria dei Santi Martiri d’Uganda, alla loro intercessione ci affidiamo.

Con queste intenzioni e in comunione con il santo Padre Francesco viviamo questa preghiera del Santo Rosario.

I MISTERO
Maria l’annuncio celeste ascoltò
e il Figlio di Dio in lei s’incarnò. Ave…

Dal Vangelo: Rallegrati piena di Grazia il Signore è con te (Lc 1, 28)

“Il Mistero dell’Annunciazione mi insegna ad amare in silenzio: ogni nostro Fiat alla volontà di Dio, richiama, aumenta Gesù in noi” (25 marzo 1957).

Preghiamo per il sì degli sposi: sia eterno, come è eterno l’Amore di Dio.

Padre, 10 Ave Maria, Gloria
Maria, Regina della Famiglia, prega per noi!

II MISTERO
Ai monti di Giuda Maria salì
e il grande mistero di Grazia compì. Ave …

Dal Vangelo: A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? (Lc 1,43)

Vergine Madre, apri il cuore e le tue mani sopra di me, perché sono un povero peccatore. (14 maggio 1957)

Preghiamo perché le fragilità coniugali e famigliari non spengano mai l’amore dei sì coniugale: esso è eterno nell’eterno amore di Dio.

Padre, 10 Ave Maria, Gloria
Maria, Regina della Famiglia, prega per noi!

III MISTERO
La Madre beata sul fieno adagiò
Il Bimbo divino e poi l’adorò. Ave…

Dal Vangelo: Maria… serbava  tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. (Lc 2,19)

Io non devo essere altro che uno strumento del suo amore: come la Vergine santa strumento dell’Incarnazione. (28 gennaio 1957)

Preghiamo perché i coniugi siano sempre strumenti dell’Amore eterno di Dio.

Padre, 10 Ave Maria, Gloria
Maria, Regina della Famiglia, prega per noi!

IV MISTERO
Col Bimbo Maria al Tempio salì
E il vecchio profeta li vide e gioì. Ave …

Dal Vangelo: Anche a te una spada trafiggerà l’anima. (Lc 2,35).

Stamane ho meditato sulla Presentazione di Gesù al tempio: Gesù e Maria osservano anche le leggi inutili, perché amano … la volontà del Padre. (11 gennaio 1957).

Preghiamo perché tutti i genitori siano testimoni credibili per i loro figli nel vivere la volontà del Padre.

Padre, 10 Ave Maria, Gloria
Maria, Regina della Famiglia, prega per noi!

V MISTERO
Gesù fra i Maestri del Tempio restò,
tre giorni la Madre per lui trepidò. Ave …

Dal Vangelo: Perché mi cercavate? (Lc 3,49)

Stamane ho meditato sul ritrovamento di Gesù nel tempio. Cercare Gesù è trovare Gesù. Gesù noi è mai assente, sparito dalla circolazione, occupato a sbrigare i suoi affari, perché i suoi affari sono le nostre anime. (12 gennaio 1957).

Preghiamo per le famiglie perché siano nella società segno della presenza divina.

Padre, 10 Ave Maria, Gloria
Maria, Regina della Famiglia, prega per noi!

domenica 2 giugno 2013

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO C)



Gesù salvatore degli uomini
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Gesù salvatore degli uomini




“Melchìsedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abram”. (Gen 14).

Chi è Melchìsedek, re di Salem, … sacerdote del Dio altissimo?

Melchisedek non apparteneva al popolo ebraico.
È significativo che Melchisedek offra pane e vino al Signore, come fece Gesù nell’ultima cena istituendo l’eucaristia secondo i Vangeli. Melchisedec assunse un posto primario nel pensiero cristiano: egli è l’archetipo (figura) che precede Gesù Cristo, nelle sue funzioni di sacerdote - Gesù Cristo viene definito nella lettera agli Ebrei: "Tu sei sacerdote per sempre, secondo l'ordine di Melchìsedek " - e anche per indicare la seconda venuta del Signore Cristo che ritorna come Re dei re, cioè Re in eterno secondo l'ordine di Melchisedek.

Il suo nome significa: il mio re è giustizia o re di giustizia. Ponendo questa lettura nella liturgia della solennità odierna possiamo cogliere il significato: in Gesù, re di giustizia, è posta ogni giustizia, e il Padre nell’offerta del Figlio – pane e vino, corpo sangue – pone la definitiva benedizione sul popolo nato dalla Pasqua di Gesù. Con Gesù la benedizione su Abramo si compie in modo definitivo, non solo sul popolo eletto, ma l’intera umanità.

Siamo il popolo benedetto dal Signore!
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi, ascoltiamo i gesti dell’Ultima Cena, che come afferma l’Apostolo Paolo ha imparato da chi glielo ha insegnato. Nello spezzare il pane, gesto presente fin dall’inizio nella comunità dei discepoli, la Chiesa, nuovo popolo, pone in atto la benedizione di Dio in Cristo Gesù. Ogni eucarestia perpetua in eterno la benedizione di Dio.
La Chiesa, dicevo. A questo punto è bene ascoltare le parole di Papa Francesco sulla Chiesa, di mercoledì 29 maggio 2013:
“Tutta la storia della salvezza è la storia di Dio che cerca l’uomo, gli offre il suo amore, lo accoglie. Ha chiamato Abramo ad essere padre di una moltitudine, ha scelto il popolo di Israele per stringere un’alleanza che abbracci tutte le genti, e ha inviato, nella pienezza dei tempi, il suo Figlio perché il suo disegno di amore e di salvezza si realizzi in una nuova ed eterna alleanza con l’umanità intera. Quando leggiamo i Vangeli, vediamo che Gesù raduna intorno a sé una piccola comunità che accoglie la sua parola, lo segue, condivide il suo cammino, diventa la sua famiglia, e con questa comunità Egli prepara e costruisce la sua Chiesa.
Da dove nasce allora la Chiesa? Nasce dal gesto supremo di amore della Croce, dal costato aperto di Gesù da cui escono sangue ed acqua, simbolo dei Sacramenti dell’Eucaristia e del Battesimo. Nella famiglia di Dio, nella Chiesa, la linfa vitale è l’amore di Dio che si concretizza nell’amare Lui e gli altri, tutti, senza distinzioni e misura. La Chiesa è famiglia in cui si ama e si è amati.
Quando si manifesta la Chiesa? L’abbiamo celebrato due domeniche fa; si manifesta quando il dono dello Spirito Santo riempie il cuore degli Apostoli e li spinge ad uscire e iniziare il cammino per annunciare il Vangelo, diffondere l’amore di Dio.
Ancora oggi qualcuno dice: “Cristo sì, la Chiesa no”. Come quelli che dicono “io credo in Dio ma non nei preti”. Ma è proprio la Chiesa che ci porta Cristo e che ci porta a Dio; la Chiesa è la grande famiglia dei figli di Dio. Certo ha anche aspetti umani; in coloro che la compongono, Pastori e fedeli, ci sono difetti, imperfezioni, peccati, anche il Papa li ha e ne ha tanti, ma il bello è che quando noi ci accorgiamo di essere peccatori, troviamo la misericordia di Dio, il quale sempre perdona. Non dimenticatelo: Dio sempre perdona e ci riceve nel suo amore di perdono e di misericordia. Alcuni dicono che il peccato è un’offesa  a Dio, ma anche un’opportunità di umiliazione per accorgersi che c’è un’altra cosa più bella: la misericordia di Dio. Pensiamo a questo.
Domandiamoci oggi: quanto amo io la Chiesa? Prego per lei? Mi sento parte della famiglia della Chiesa? Che cosa faccio perché sia una comunità in cui ognuno si senta accolto e compreso, senta la misericordia e l’amore di Dio che rinnova la vita? La fede è un dono e un atto che ci riguarda personalmente, ma Dio ci chiama a vivere insieme la nostra fede, come famiglia, come Chiesa”.

Infine – tornando alle letture – il Vangelo di Luca. Qui l’evangelista ci racconto un episodio molto conosciuto. Una frase mi ha sempre colpito, che San Luca riporta: «Voi stessi date loro da mangiare» (Lc 9)
L’esortazione di Gesù nasce da una strana preoccupazione dei discepoli: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». (Lc 9).
Afferma Papa Francesco: “Di fronte alla necessità della folla, ecco la soluzione dei discepoli: ognuno pensi a se stesso; congedare la folla! Ognuno pensi a se stesso; congedare la folla! Quante volte noi cristiani abbiamo questa tentazione!”.

Gesù propone di prendersi carico della folla, e di farne un popolo. Afferma ancora Papa Francesco:
Questa sera, anche noi siamo attorno alla mensa del Signore, alla mensa del Sacrificio eucaristico, in cui Egli ci dona ancora una volta il suo Corpo, rende presente l’unico sacrificio della Croce. È nell’ascoltare la sua Parola, nel nutrirci del suo Corpo e del suo Sangue, che Egli ci fa passare dall’essere moltitudine all’essere comunità, dall’anonimato alla comunione. L’Eucaristia è il Sacramento della comunione, che ci fa uscire dall’individualismo per vivere insieme la sequela, la fede in Lui. Allora dovremmo chiederci tutti davanti al Signore: come vivo io l’Eucaristia? La vivo in modo anonimo o come momento di vera comunione con il Signore, ma anche con tutti i fratelli e le sorelle che condividono questa stessa mensa? Come sono le nostre celebrazioni eucaristiche?

Vengo “a prendere la Messa” o sono qui per celebrare l’Eucaristia? È un atto dovuto oppure è un gesto esistenziale?

Ricorda ancora Papa Francesco: mi lascio trasformare da Lui? Lascio che il Signore che si dona a me, mi guidi a uscire sempre di più dal mio piccolo recinto, a uscire e non aver paura di donare, di condividere, di amare Lui e gli altri?

Infine. «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». (Lc 9)
Il Signore chiede a ciascuno nella sua possibilità di ridonare ciò che ha ricevuto. In primis la fede, San Paolo diceva ai Corinzi: “ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso”. (1 Cor 11)
Non interrompiamo la corsa della fede – come la chiama sempre l’Apostolo! Ma come possiamo essere veri testimoni?
Solo uomini e donne profondamente abitati dal Vangelo di Gesù sono capaci di testimoniarlo in modo attraente. Ha affermato il nostro Cardinale Arcivescovo:
«senza bastioni da difendere, ma solo strade da percorrere per andare incontro agli uomini. Anche i bastioni della vecchia città di Milano non ci sono più. Restano solo le porte … attraverso l’annuncio esplicito della bellezza, della bontà e della verità dell’evento di Gesù Cristo presente nella comunità ecclesiale».

Poi la speranza. Affermava Papa Benedetto XVI: “La fede ci invita a guardare al futuro con la virtù della speranza, nell’attesa fiduciosa che la vittoria dell'amore di Cristo giunga alla sua pienezza”.
I discepoli di Gesù sono uomini e donne che non si perdono nelle notizie spazzatura dei media, perché vivono la certezza della vittoria di Cristo sul male e sulle morte, di cui l’Eucarestia è segno e presenza. “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv 6, 56).

Infine la carità. Questa virtù teologale è l’essenza del volto della Chiesa che mangia e beve del corpo e sangue di Cristo. La carità è il volto del popolo nuovo, è la linfa di un nuova umanità, è l’essenza vitale che da slancio all’umano perché “la carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio”. (1 Cor 13).

Concludo con Papa Benedetto XVI, dal Messaggio della Quaresima 2013:
La fede ci fa riconoscere i doni che il Dio buono e generoso ci affida; la carità li fa fruttificare (cfr Mt 25,14-30).
Disse Gesù: «Voi stessi date loro da mangiare» (Lc 9). Amen.

giovedì 30 maggio 2013

Giovedì della VIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)



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------ Signore, pietà ------
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«Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!» (Mc 10)

Di cosa devi avere pietà noi, Signore?
Mi faccio aiutare dalla prima lettura: il libro del Siracide.

Ricorderò ora le opere del Signore e descriverò quello che ho visto. (Sir 42)
Di cosa devi avere pietà noi, Signore?
Della nostra smemoratezza: noi ci dimentichiamo delle tue meraviglie e riempiamo il nostro cuore di falso stupore, quando - dice il Santo Padre Francesco - diventiamo portatori di pettegolezzi o di parole inutili per stupire i nostri simili.

Di cosa devi avere pietà noi, Signore?
Neppure ai santi del Signore è dato di narrare tutte le sue meraviglie … (Sir 42)
Di cosa devi avere pietà noi, Signore?
Della nostra presunzione: quando vogliamo narrare ciò che non consociamo facendoci sapienti in false parole.

Di cosa devi avere pietà noi, Signore?
L’Altissimo conosce tutta la scienza e osserva i segni dei tempi, annunciando le cose passate e future e svelando le tracce di quelle nascoste. (Sir 5)
Di cosa devi avere pietà noi, Signore?
Della nostra superbia: quando vogliamo metterci al posto di Dio nel giudicare la vita e i tempi.

Di cosa devi avere pietà noi, Signore?
Ha disposto con ordine le meraviglie della sua sapienza, egli solo è da sempre e per sempre: nulla gli è aggiunto e nulla gli è tolto, non ha bisogno di alcun consigliere. (Sir 5)
Di cosa devi avere pietà noi, Signore?
Della nostra saccenza: quando vogliamo dare noi il senso alle cose e cercare noi l’armonia invece di ricercare l’ordine e l’armonia di Dio.

Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». (Mc 10)


Signore fammi vedere come tu vedi,
fammi pensare come tu pensi,
fammi amore come tu ami:
questo è avere fede!

E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada. (Mc 10).

domenica 26 maggio 2013

OMELIA SANTISSIMA TRINITÀ (ANNO C)



Servo di Dio Baldovino del Belgio e San Giovanni XXIII

Celebriamo oggi la solennità della Santissima Trinità.

«La Chiesa esprime la sua fede trinitaria confessando un solo Dio in tre Persone: Padre e Figlio e Spirito Santo. Le tre Persone divine sono un solo Dio perché ciascuna di esse è identica alla pienezza dell’unica e indivisibile natura divina. Esse sono realmente distinte tra loro, per le relazioni che le mettono in riferimento le une alle altre: il Padre genera il Figlio, il Figlio è generato dal Padre, lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio» (Compendio, 48).

Il mistero trinitario è il centro della fede cristiana.
Dio non è una religione, ma è una relazione.
Il significato comune della parola “relazione” è legame di affetto, di amicizia, di affari e di amore intercorrente tra due o più persone.
Il termine relazione non si addice al rapporto con Dio, credo che la Parola di Dio prediliga il termine comunione. A tal motivo, il precedente concetto sarebbe più corretto come: Dio non è una religione, ma un rapporto di comunione.

Questo concetto, benché altamente spirituale, è allo stesso tempo qualcosa di semplice e quotidiano, qualcosa che Dio richiede ad ognuno di noi. Egli non chiede mai quello che non possiamo dargli!

Nasce spontaneo porsi queste domande: Come possiamo avere comunione intima con Dio?
Quali sono le condizioni che Dio richiede per avere tale comunione?

A queste domande ci aiuta a rispondere, come sempre, la Parola di Dio.

Dalla prima lettura – Proverbi (Pr 8,22-31 ) - sappiamo che Dio ha una relazione con tutta la creazione, con la natura, con gli animali e con tutto quello che esiste nell’universo.

In essa capiamo che però la relazione profonda è all’interno della Trinità: “io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno” (Pr 8)

Tuttavia, creando l’uomo e la donna a Sua immagine e somiglianza, Egli fornì loro la capacità di avere una relazione differente da tutte le altre cose create.

L’uomo non capì il valore di avere una relazione-comunione con Dio, fine per il quale Lui ci ha creati.

Questa relazione scardinata e disordinata, a causa del peccato originale, viene riportata alla sua armonia con l’Incarnazione: “noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo”. (Rm 5).

È la morte sulla croce di Gesù, che spandendo il suo sangue, ci ha purificarci dal peccato, permettendoci di avere una relazione intima di comunione col Padre: “Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia”. (Rm 5).

Infine, è lo Spirito Santo, che alimenta in noi questa comunione con gemiti e con sussulti, rigenerando “l’amore di Dio” che “ è stato riversato nei nostri cuori” (Rm 5).
Ecco che la solennità odierna – oltre a farci riscoprire il mistero trinitario – ci invita a costruire comunione ad immagine della Santissima Trinità.

“Se ognuno fa qualche cosa, allora si può fare molto...” – diceva il Beato Giuseppe Puglisi, sacerdote palermitano martire.

Ma io cosa posso fare?

Vivi una vera comunione con Dio Padre, Figlio, Spirito Santo. Non solo con i tuoi atti di culto, ma entrando con tutta la tua mente e il tuo cuore nel mistero trinitario. Pensa come Dio! Pensa come Gesù! Ragiona come lo Spirito santo.

Afferma infatti San Paolo: “ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza”.
Pensa come Dio!

Vivi una vera comunione con gli uomini. Papa Francesco ha affermato: «Chiediamo al Signore Gesù che ci dia la grazia di non immischiarci mai nella vita degli altri, di non diventare cristiani di buone maniere e cattive abitudini, di seguire Gesù, di andare dietro Gesù, sulla sua strada».
Osserviamo come Gesù costruisce la comunione con gli uomini.

Egli in primis si abbassa: facendosi uomo. Abbassiamoci anche noi passando da un atteggiamento di individualismo ad un atteggiamento di altruismo. Questo costruisce comunione, comunione vera!
Gesù poi rimanda sempre ad una comunione più grande: non chiude un cerchio, ma apre all’eterno.
Afferma Papa Francesco: “Domandiamoci oggi: siamo aperti alle "sorprese di Dio"? O ci chiudiamo, con paura, alla novità dello Spirito Santo? Siamo coraggiosi per andare per le nuove strade che la novità di Dio ci offre o ci difendiamo, chiusi in strutture caduche che hanno perso la capacità di accoglienza?”.

Questo significa anche che costruire comunione significa entrare nell’idea di armonia di Dio: la comunione non è uniformità, e nemmeno omologazione.
Afferma ancora Papa Francesco: “Chiediamoci allora: sono aperto all’armonia dello Spirito Santo, superando ogni esclusivismo? Mi faccio guidare da Lui vivendo nella Chiesa e con la Chiesa?”.

“Lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà” – così afferma il Vangelo ascoltato in questa solennità.

La comunione con Dio ci deve sì esortare a vivere una vera comunione nella Chiesa – affinché l’amore dei discepoli sia segno della comunione trinitaria – ma non per creare un gruppo di isolati dal mondo, ma per essere nel mondo segno di questa comunione divina.

Afferma nuovamente Papa Francesco: “Lo Spirito Santo ci fa vedere l’orizzonte e ci spinge fino alle periferie esistenziali per annunciare la vita di Gesù Cristo. Chiediamoci se abbiamo la tendenza di chiuderci in noi stessi, nel nostro gruppo, o se lasciamo che lo Spirito Santo ci apra alla missione”.

Concludo con un pensiero di San Josèmaria Escrivà de Balaguer:
«Frequenta le tre Persone, Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo. E per arrivare alla Trinità Beatissima, passa attraverso Maria»
Amen.


giovedì 23 maggio 2013

TRE PENSIERI ...

Giovedì della VII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
S. Maria Maddale de Pazzi (mf)
S. Beda il Venerabile (mf)

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INRI
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Primo
“E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna” (Mc 9)

Il miracolo del piede.
Un grande stupendo miracolo fu causato da una confessione. Un uomo di Padova, di nome Leonardo, una volta riferì all'uomo di Dio, tra gli altri peccati di cui s'era accusato, di avere percosso con un calcio la propria madre, e con tale violenza da farla cadere malamente per terra. Il beato padre Antonio, che detestava fieramente ogni cattiveria, in fervore di spirito e in aria di deplorazione, commentò: "Il piede che colpisce la madre o il padre, meriterebbe di essere tagliato all'istante".

Quel sempliciotto, non avendo capito il senso di tale frase, nel rimorso per la colpa commessa e per le aspre parole del Santo, tornò in fretta a casa e subito si recise il piede. La notizia di una punizione tanto crudele si diffuse in un baleno per tutta la città, e fu riportata al servo di Dio. Il quale si recò difilato da colui e, premessa un'angosciata devota orazione, congiunse alla gamba il piede mozzato, facendovi il segno della croce.

Cosa mirabile! Non appena il Santo ebbe accostato il piede alla gamba tracciandovi il segno del Crocifisso, passandovi sopra dolcemente per un poco le sue sacre mani, il piede di quell'uomo restò inserito nella gamba così celermente, che tosto colui si alzò allegro e incolume, e si mise a camminare e saltare, lodando e magnificando Dio e rendendo grazie infinite al beato Antonio, che in maniera così mirabile lo aveva risanato (Benignitas 17,36-40).

Anche noi chiediamo misericordia per i peccatori, tra cui ci siamo anche noi, e fermezza con noi stessi: per essere gloria a Dio.

Secondo
“Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, vergine dell’Ordine delle Carmelitane, che a Firenze in Cristo condusse una vita nascosta di preghiera e di abnegazione, pregò ardentemente per la riforma della Chiesa e, arricchita da Dio di doni straordinari, fu per le consorelle insigne guida verso la perfezione”. (Martirologio Romano)

Attendete, Attendete, Santissimo Padre, a tal imitazione, dico a spogliarvi tutto di voi stesso e vestirvi di lui, come ben disse il Consorte di cui voi tenete il luogo, che ci spogliassimo di noi e ci vestissimo di Christo: Induimini Dominum Jesum Christum (Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo) (Rom 13,14).
(S. M. Maddalena de’ Pazzi a papa Sisto V)

Anche noi preghiamo per riforma della Chiesa e per la santità dei suoi membri: tutti noi dobbiamo rivestirci di Cristo.

“Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri»”. (Mc 9)

"Il sale conservato nella bottiglietta, con l'umidità, perde forza e non serve. Il sale che noi abbiamo ricevuto è per darlo, è per insaporire, è per offrirlo". "Con l'adorazione del Signore io trascendo da me stesso al Signore e con l'annunzio evangelico io vado fuori da me stesso per dare il messaggio. Ma se noi non facciamo questo, il sale rimarrà nella bottiglietta e noi diventeremo cristiani da museo”
(Papa Francesco)

Anche noi preghiamo per essere una Chiesa vivificata dallo Spirito e non museo. La Vergine Maria interceda per noi! Amen.

mercoledì 22 maggio 2013

Mercoledì della VII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

memoria facoltativa di S. Rita da Cascia


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“La sapienza esalta i suoi figli
e si prende cura di quanti la cercano
… Dapprima lo condurrà per vie tortuose,
lo scruterà attentamente,
gli incuterà timore e paura,
lo tormenterà con la sua disciplina,
finché possa fidarsi di lui e lo abbia provato con i suoi decreti;
ma poi lo ricondurrà su una via diritta e lo allieterà,
gli manifesterà i propri segreti
e lo arricchirà di scienza e di retta conoscenza”. (Sir 4)

Una lettura che riporta subito alla mente la vicenda di Margherita di Roccaporena, conosciuta più comunemente come Rita da Cascia. Una santa universale, ma che è stata canonizzata – proclamata santa - solo il 24 maggio 1900: solo 113 anni!

Una donna che ha attraversato le vie tortuose della vita: sposa provata, madre addolorata, religiosa rifiutata. Ma poi è stata condotta per la via diretta e lieta dei segreti della sapienza divina.
Così che la sua vita diventa prezioso esempio che rivela a noi l’amore immenso del Signore.
In particolare nell’episodio della spina. In esso riviviamo l’amore singolare che Gesù ha per noi.
La spina - ratta dalla corona di spine di Nostro Signore - ci richiama alla regalità di Cristo sulla nostra vita: Rita ha incentrato tutta la sua vita in questa prospettiva.
Abbiamo infatti abbiamo pregato con il Salmo 118:

“Grande pace per chi ama la tua legge:
nel suo cammino non trova inciampo.
Osservo i tuoi precetti e i tuoi insegnamenti:
davanti a te sono tutte le mie vie”.

In conclusione: “Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me” – dice Gesù ai discepoli – nell’intercessione de “la Rosa di Roccaporena”, il Padre ci ottenga di gioire per il bene che ogni uomo di buona volontà compie nel nome Gesù, affinché come diceva il Beato Giuseppe Puglisi, sacerdote palermitano martire: “Se ognuno fa qualche cosa, allora si può fare molto...”. Amen.