venerdì 17 maggio 2013

Venerdì della VII settimana di Pasqua





“Avevano con lui alcune questioni relative alla loro religione e a un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere vivo” (At 25)

Questa nuova pagina del libro degli Atti ci pone una questione importante. Non tanto la vicenda dell’Apostolo Paolo, ma quanto la sua consapevolezza: “Gesù … vivo”.

Se la vicenda paolina ruotasse intorno una persona morta, prima o poi, l’Apostolo si sarebbe arreso, avrebbe ripudiato le sue teorie, umiliandosi avrebbe chiesto scusa e sarebbe ritornato a fare le tende. Invece la forza di Paolo sta nel fatto che Gesù è vivo. E la sua consapevolezza è così viscerale che il fariseo di Tarso è forte nella professione di fede.

Questo penso sia il segreto dell’ardore apostolico di Paolo, ma anche della sua fortezza nella persecuzione.
Egli racconterà nelle sue lettere il coraggio trovato in Dio per annunciare il Vangelo:

“Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte”. (2Cor 12,10)

“Ma, dopo aver sofferto e subìto oltraggi a Filippi, come sapete, abbiamo trovato nel nostro Dio il coraggio di annunciarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte”. (1Ts 2,2)

Essere di Cristo comporta molto coraggio!
Ma per Paolo avere coraggio significa partecipare dell’opera salvifica di Cristo.

“Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa”. (Col 1,24)
“Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch'essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna”. (2Tm 2,10)

È questo il segreto della santità: partecipare al progetto salvifico di Gesù Cristo.
Dentro questo segreto c’è l’amore.
Si, perché l’amore del Crocifisso risorto è riversato sulla terra, accolto: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene», con coraggio, genera altro amore.

La santità è un amore coraggioso!

Concludo con tre pensieri dei tre ultimi pontefici:
Papa Giovanni Paolo II nell’omelia di canonizzazione di Padre Leopoldo:
“Tra le esperienze del nostro tempo, tra le minacce che incombono sulla grande famiglia umana, tra le lotte dei popoli e delle Nazioni, tra le sofferenze di tanti cuori e di tante coscienze umane, non possiamo mancare di dare la testimonianza: “Dio è amore . . . l’amore è da Dio . . . noi abbiamo creduto all’amore”.

Papa Benedetto XVI nel messaggio di Quaresima 2013:
“Quando noi lasciamo spazio all’amore di Dio, siamo resi simili a Lui, partecipi della sua stessa carità. Aprirci al suo amore significa lasciare che Egli viva in noi e ci porti ad amare con Lui, in Lui e come Lui; solo allora la nostra fede diventa veramente «operosa per mezzo della carità» (Gal 5,6) ed Egli prende dimora in noi (cfr 1 Gv 4,12).
La fede è conoscere la verità e aderirvi (cfr 1 Tm 2,4); la carità è «camminare» nella verità (cfr Ef 4,15). Con la fede si entra nell'amicizia con il Signore; con la carità si vive e si coltiva questa amicizia (cfr Gv 15,14s). La fede ci fa accogliere il comandamento del Signore e Maestro; la carità ci dona la beatitudine di metterlo in pratica (cfr Gv 13,13-17). Nella fede siamo generati come figli di Dio (cfr Gv 1,12s); la carità ci fa perseverare concretamente nella figliolanza divina portando il frutto dello Spirito Santo (cfr Gal 5,22). La fede ci fa riconoscere i doni che il Dio buono e generoso ci affida; la carità li fa fruttificare (cfr Mt 25,14-30)”

Papa Francesco nel omelia del 14 Maggio 2013:
Vieni, Spirito Santo, vieni e dammi questo cuore largo, questo cuore che sia capace di amare con umiltà, con mitezza ma sempre questo cuore largo che sia capace di amare”.

Potrei ancora dirvi perché amo San Leopoldo, ma già queste mura hanno ascoltato della mia simpatia per il piccolo santo cappuccino di Dalmazia.

A lui chiediamo solo di intercedere per noi perché anche noi come lui, alla scuola del cenacolo e del calvario, impariamo l’unico linguaggio che dice la pienezza dello Spirito di Cristo: l’Amore!
Amen.

Umile mistico dell'Eucaristia!

San Pasquale Baylon, francescano




San Pasquale Baylon è nato il giorno di Pentecoste, il 16 maggio 1540, a Torre Hermosa nel regno spagnolo di Aragona, e morto nei pressi di Valencia, a Villa Real il 17 maggio 1592, giorno di Pentecoste, quest'umile "frate laico" che non si sentì degno di accedere all'ordine sacerdotale, fu davvero "pentecostale", cioè favorito dagli straordinari doni dello Spirito Santo, tra cui il dono della sapienza infusa.

È contemporaneo di altri quattordici grandi santi spagnoli; i gesuiti S. Ignazio di Loyola (+1556), S. Francesco Borgia (+1572) e S. Alfonso Rodriguez (+1617); i carmelitani S. Giovanni della Croce (+1591) e S. Teresa di Gesù (+1582); S. Caterina Thomàs (+1574), canonichessa agostiniana e S. Tommaso da Villanova (+1555), eremitano di S. Agostino; S. Pietro d'Alcantara (+1562), S. Salvatore da Horta (+1567) e S. Francesco Solano (+1610), frati minori francescani; S, Luigi Bertràn, domenicano; S. Giovanni de Ribera (+1611), arcivescovo di Valenza; S. Turibio Alfonso de Mogrovejo (+1606), arcivescovo di Lima; S. Giovanni di Dio (+1550), fondatore dei Fatebenefratelli, portoghese, ma spagnolo di adozione.

San Pasquale Baylon, illetterato, trascorse gli anni della vita religiosa svolgendo la modesta mansione di portinaio, ma è considerato addirittura "il teologo" dell'Eucaristia, non solo per le dispute che egli sostenne con i calvinisti di Francia, durante un suo viaggio a Parigi, ma anche per gli scritti che egli ci ha lasciato, una specie di compendio dei maggiori trattati su questo argomento. Al di là delle dotte dissertazioni, l'Eucaristia fu il centro della sua intensa vita spirituale e meritò di essere proclamato da papa Leone XIII patrono delle opere eucaristiche, e più tardi patrono dei congressi eucaristici internazionali. I suoi biografi raccontano che durante le esequie, al momento dell'elevazione dell'ostia e del calice, il frate già irrigidito dalla morte riaperse gli occhi per fissare il pane e il vino della mensa eucaristica e rendere l'ultima testimonianza del suo amore al divino sacramento. I suoi genitori, molto poveri, l'avevano avviato al lavoro in tenera età, mandandolo dietro il gregge di famiglia e più tardi come garzone di un ricco allevatore. Lontano dal consorzio umano e dalla chiesa, trascorreva ore intere in orazione, privandosi del poco cibo per mortificare il proprio corpo, che sovente assoggettava a dolorose flagellazioni.

A diciott'anni fece domanda di essere ammesso al convento di S. Maria di Loreto dei francescani riformati alcantarini, ma gli venne opposto un netto rifiuto. Egli rifiutò a sua volta una cospicua eredità offertagli da un ricco allevatore della zona, Martino Garcia. Infine la fama della sua santità e di alcuni prodigi compiuti gli aprì le porte del convento, dove poté emettere i voti religiosi il 2 febbraio 1564, come "fratello laico".
Mentre pascolava il gregge poco lontano dal convento, prima di esservi ammesso, cadeva in estasi allo scampanellio dell'elevazione. Questo èmpito di devozione eucaristica fu il contrassegno anche della sua vita religiosa, durante la quale accrebbe le mortificazioni inflitte al suo corpo, debilitandolo fino al limite delle capacità di resistenza. Morì giovane, all'età di cinquantatrè anni. Ventisei anni dopo, il 29 ottobre 1618, veniva proclamato beato e nel 1690 santo. Nel 1897 Leone XIII lo proclamò patrono dei Congressi Eucaristici.


Alcuni scritti spirituali di San Pasquale:

Sono felice di unire il povero sacrificio della mia vita al sacrificio di Gesù.
(S. Pasquale Baylon)

Poiché Dio desidera ardentemente donarci cose buone, abbi la certezza che egli ti darà tutto quello che tu chiedi. Non chiedere comunque nulla prima che Dio non ti abbia mosso a chiedere, in quanto egli è più disposto ad esaudire la tua richiesta che tu a chiedere; egli sempre aspetta che noi chiediamo. Per cui a chiedere ti spinga più la volontà di Dio che vuole donarti, anziché la necessità di chiedere: le preghiere quindi devono essere sempre fatte in vista dei meriti di nostro Signore Gesù Cristo. Esercita quindi la tua anima in continue ed intense azioni, desiderando quello che Dio desidera, rimuovendo dalla tua volontà tutto ciò che di bene o guadagno potrebbe a te venire da quella richiesta. Anzi questo chiedi sommamente: che Dio sia cercato sopra ogni altra cosa. È infatti cosa degna che prima e soprattutto si cerchi Dio, anche perché la divina Volontà vuole che riceviamo ciò che chiediamo per divenire più idonei a servirlo ed amarlo più perfettamente. Tutte le tue preghiere siano fatte con questa disposizione, e quando chiedi questo, chiedilo per amore e con amore, istantemente e importunamente. Separa il tuo cuore dalle cose di questo mondo; e ricordati che in questo ,| mondo niente altro esiste se non tu e Dio solo. Non allontanare, neppure per breve tempo, il tuo cuore da Dio; i tuoi pensieri siano semplici e umili; sempre sollecita la tua attenzione su te stesso, ed il tuo amor di Dio sopra tutte le cose come profumo che si spande. Rendere grazie a Dio non è altro che un atto interno dell'anima per il quale uno riceve un bene celeste riconoscendo Dio immenso e Signore dell'universo, dal quale viene ogni bene; e gode per tutta la gloria che ne viene a Dio, in quanto è stato reso degno di tale grazia, per cui è pronto ad amare Dio sempre più e a servire il Datore di ogni bene. Quando ricevi qualche dono da Dio offrigli quello che sei con gioia e letizia, umiliando te stesso e disprezzandoti, rinunciando alla tua volontà in modo da poterti dedicare interamente al suo servizio. Rendi molte, anzi infinite grazie, rallegrandoti della potenza e della bontà del Signore, che ti elargisce doni e benefici, per i quali ora gli rendi grazie. E se vuoi che il tuo rendimento di grazie sia accetto a Dio, prima di farlo, umilia, rinnega e disprezza te stesso, riconoscendo la tua povertà e miseria, sì da comprendere che tutto quello che hai, lo hai ricevuto dalla munificenza di Dio, godendo e rallegrandoti nel vederti arricchito di grazia e di doni, e poco considerando il bene o l'utilità che ne potrebbe derivare, affinché tu possa meglio servire Dio.
(S. Pasquale Baylon)

Io credo, e lo affermo altamente, che Gesù, Figlio di Dio, è così realmente nella Santa Ostia Consacrata, come lo è nella luce del Paradiso
(S. Pasquale Baylon)

La mancanza di fede crea una grande ignoranza. Essi credono che la ragione possa insegnare il contrario della Rivelazione, e che Dio possa dir si per mezzo della fede, e no per  mezzo della natura. Quelli che pensano in tal maniera, non meritano altro nome che di insensati
(S. Pasquale Baylon)

Non c’è tutto nei libri, fratello! Credete a me, lo spirito di orazione e di preghiera sarà sempre il gran mezzo per arrivare all’eloquenza, e rendere un discorso fruttuoso
(S. Pasquale Baylon)

Perdona, o figlio! Perdona per quel Gesù che si fece crocifiggere ed ha dato la vita per me, per te, per tutti noi. Perdona per suo amore!

(S. Pasquale Baylon)

“Per chi ha vera fede tutto è possibile”, non l’ha forse detto Gesù nel Vangelo?
(S. Pasquale Baylon)

Abbiate fiducia, Dio vi esaudisce
(S. Pasquale Baylon)

Quale condiscendenza, o Signore, hai usato con me! Comandarmi perfino che io ti accolga in me; ed essendo quello che sei, Dio infinito, Creatore e Redentore mio, che io ti stringa al mio cuore!
(S. Pasquale Baylon)

Frutto male acquistato non frutta
(S. Pasquale Baylon)

Purificami, o Fonte di acqua viva. Sanami, o Medico della mia salvezza. Ornami di fede e di speranza, perché io ti accolga come in un tempio degno di te.
(S. Pasquale Baylon)

Oh, Padre del Cielo, dammi virtù e coraggio, per un avvenimento così grande. O Figlio,sapienza del Padre, dammi la santa e adatta conoscenza di questo mistero, Spirito Santo, amore del Padre e del Figlio, dammi celeste fervore, purificando quest’anima con l’ardore della tua carità, perché con fede viva io riceva il santissimo Sacramento
(S. Pasquale Baylon)

Datemi, o Signore, aumento di fede, accrescimento di carità; più vigore nella speranza; e tutte quelle virtù, che mi sono necessarie. Così potrò servirvi e lodarvi quaggiù, nella fede, e godervi in Cielo, nella gloria
(S. Pasquale Baylon)

E’ disceso dal cielo Chi vi ha salvato. E’ il vostro Salvatore, fattosi vostro fratello. Egli, la Vita per eccellenza, è divento vostro cibo!
(S. Pasquale Baylon)

Inno proprio dell’Ufficio delle letture:
Di Francesco noi figli in letizia
san Pasquale col canto esaltiamo,
ricordando il suo amore fervente
al mistero dell'Eucaristia.

Mentre il gregge tra i pascoli guida
egli al pane degli angeli anela,
ora in cielo il profondo mistero
già svelato contempla in eterno.

Accostandosi al sacro banchetto
per ricevere il Corpo di Cristo,
il suo volto palesa la fiamma
che gli brucia impetuosa nel cuore.

Agli increduli attesta che Cristo
è presente nel pane e nel vino:
la sua fede è sì viva e sicura
ch'egli è pronto a versare il suo sangue.

Per i meriti di san Pasquale
rendi puro, Gesù, il nostro cuore,
affinché siamo degni per sempre
di nutrirci del pane celeste.

Ciò attendiamo dal Padre e dal Figlio,
dallo Spirito Consolatore:
Trinità, la tua lode si elevi
e s'espanda per tutto il creato.
Amen.

martedì 14 maggio 2013

SAN MATTIA APOSTOLO



S. Mattia - Treviri


Celebriamo oggi la festa dell’Apostolo Mattia.

Di Mattia si parla nel primo capitolo degli Atti degli apostoli, quando viene chiamato a ricomporre il numero di dodici, sostituendo Giuda Iscariota. Viene scelto con un sorteggio, attraverso il quale la preferenze divina cade su di lui e non sull'altro candidato - tra quelli che erano stati discepoli di Cristo sin dal Battesimo sul Giordano -, Giuseppe, detto Barsabba.

Fu ristabilito così, tra l’Ascensione e la Pentecoste, il numero di dodici che simboleggia il nuovo Israele convocato da tutte le genti (At 1, 15-26).

La tradizione ha tramandato l'immagine di un uomo anziano con in mano un'alabarda, simbolo del suo martirio: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”, dice il vangelo odierno.

Alcune sue reliquie sono a Padova, nella Basilica di Santa Giustina; a Roma nella Basilica di S. Maria Maggiore e a Treviri, portate da S. Elena madre di Costantino.

Il suo nome si trova nel secondo elenco dei santi del Canone Romano (Pregh, Euc. I).

“Anche a noi, tuoi ministri, peccatori,
ma fiduciosi nella tua infinita
misericordia, concedi, o Signore,
di aver parte nella comunità
dei tuoi santi apostoli e martiri:
Giovanni, Stefano, Mattia, Barnaba,
Ignazio, Alessandro, Marcellino e Pietro,
Felicita, Perpetua, Agata, Lucia,
Agnese, Cecilia, Anastasia
e tutti i santi …”

La sua memoria ci riporta alla sacralità del numero 12, e Mattia “fu associato agli undici apostoli”.

In esso rileggiamo la storia dell’alleanza del Dio di Israele e la sua fedeltà data al suo patto: Dio non rinnega mai la sua parola, anzi predispone che ogni lacerazione sia rimarginata.

Affidiamo all’intercessione dell’Apostolo Mattia tutte le lacerazioni personali, ecclesiale e sociali perché trovino soluzione e pace.

La memoria dell’Apostolo Mattia ci richiama al fatto che:
- Dio è solo colui che conosce il cuore di tutti: a lui solo il giudizio a noi solo la misericordia e la discrezione.

- Dio sa mostrare qual è la scelta sapiente e necessaria, a noi entrare nella sua logica di pensiero affidandoci alla sua provvidenza.

Infine, la scelta e la memoria di S. Mattia si colloca, in questo pensiero apostolico:

“Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione”.

E qual è la testimonianza? Solo il raccontare? Il dire Gesù è morto e risorto? No!

“io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”

E qual è il frutto che rimane?

“La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. … Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!”

Gesù nell’ultima cena ha sigillato qual è la testimonianza, che il Vangelo odierno ci ripete:

“che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”.

Anche a noi Signore, per intercessione di S. Mattia, concedi, a noi che abbiamo ricevuto in sorte la tua amicizia, di essere nel numero dei tuoi eletti perché testimoni del tuo amore … fino al termine della nostra vita!

Maria, Regina degli Apostoli, prega per noi!
Amen.

lunedì 13 maggio 2013

A Fatima ...





Preghiere dell’Angelo

«Mio Dio, io credo, adoro, spero e Ti amo. Ti chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non Ti amano».

«Santissima Trinità, Padre e Figlio e Spirito Santo, io Ti adoro profondamente e Ti offro il Preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di nostro Signore Gesù Cristo, presente in tutti i Tabernacoli dei mondo, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi ed indifferenze con cui Egli stesso ê offeso. E per i meriti infiniti dei Suo Cuore Santissimo e dei Cuore Immacolato di Maria, Ti domando la conversione dei poveri peccatori».

Apparizione dell’Angelo della Pace (1916)

Preghiere della Beata Vergine Maria

«Sacrificatevi per i peccatori e dite molte volte, specialmente ogni volta che fate qualche sacrificio: o Gesù, è per Vostro amore, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria!»

«Quando recitate la corona dei rosario, dite dopo ogni decina: Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dai fuoco dell´inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia»

Apparizione della Santa Vergine (13 luglio 1917)

domenica 12 maggio 2013

I Santi del 12 maggio ...




«Noi crediamo in Gesù Cristo, Figlio di Dio; e per Gesù Cristo siamo pronti a morire. Fratelli miei fino ad oggi abbiamo combattuto per defensione della patria e salvare la vita e per li signori nostri temporali; ora è tempo che combattiamo per salvare l’anime nostre, per il nostro Signore, quale essendo morto per noi in croce conviene che noi moriamo per esso, stando saldi e costanti nella fede»

(Sant’Antonio Primaldo, martire del XV secolo)

ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO C)





La solennità dell’Ascensione di Cristo è uno degli eventi della vita di Gesù più amati dalla storia dell’arte. Numerose sono, infatti, le sublimi rappresentazioni artistiche di questo mistero; una particolarmente bella si trova nella cappella degli Scrovegni a Padova, dipinta da Giotto.

Qui Giotto dipinge Gesù mentre ascende al cielo, tra due schiere di angeli, una alla sua destra e l’altra alla sua sinistra; questi angeli risultano come trepidanti, in movimento ordinato e nel contempo ondulatorio, che trova rispondenza nelle parole di Jacopo da Varazze: «salì al cielo con letizia, fra il giubilo degli angeli; per questo dice il Salmo: “Ascende Iddio fra le acclamazioni” (Sal 46,6)», lo stesso Salmo che abbiamo pregato oggi.
Ma dove ascende e perche? Scrive Jacopo da Varazze: «Infatti come il Primo Adamo aprì le porte dell’Inferno così il Secondo aprì quelle del Paradiso […] L’ascensione di Cristo è il pegno della nostra ascesa; perché là dove è salito il capo c’è speranza che possa salire anche il corpo […] “Vado a preparare un posto per voi” (Gv 14,2)», dirà Gesù nel Vangelo di Giovanni.

A tal proposito affermava papa Benedetto XVI, nella Solennità dell’Ascensione del 2009: «L’Ascensione di Cristo significa dunque, in primo luogo, l'insediamento del Figlio dell'uomo crocifisso e risorto nella regalità di Dio sul mondo … C’è però un senso più profondo non percepibile immediatamente. Nella pagina degli Atti degli Apostoli si dice dapprima che Gesù fu “elevato in alto” (v. 9), e dopo si aggiunge che “è stato assunto” (v. 11). L'evento è descritto non come un viaggio verso l'alto, bensì come un’azione della potenza di Dio, che introduce Gesù nello spazio della prossimità divina.

La presenza della nuvola che “lo sottrasse ai loro occhi” (v. 9), richiama un'antichissima immagine della teologia veterotestamentaria, ed inserisce il racconto dell'Ascensione nella storia di Dio con Israele, dalla nube del Sinai e sopra la tenda dell'alleanza del deserto, fino alla nube luminosa sul monte della Trasfigurazione. Presentare il Signore avvolto nella nube evoca in definitiva il medesimo mistero espresso dal simbolismo del “sedere alla destra di Dio”.

In Cristo asceso al cielo, l’essere umano è entrato in modo inaudito e nuovo nell'intimità di Dio; l'uomo trova ormai per sempre spazio in Dio. Il “cielo”, questa parola cielo, non indica un luogo sopra le stelle, ma qualcosa di molto più ardito e sublime: indica Cristo stesso, la Persona divina che accoglie pienamente e per sempre l’umanità, Colui nel quale Dio e uomo sono per sempre inseparabilmente uniti. L’essere dell’uomo in Dio, questo è il cielo. E noi ci avviciniamo al cielo, anzi, entriamo nel cielo, nella misura in cui ci avviciniamo a Gesù ed entriamo in comunione con Lui. Pertanto, l'odierna solennità dell’Ascensione ci invita a una comunione profonda con Gesù morto e risorto, invisibilmente presente nella vita di ognuno di noi»

Come è stato glorificato il corpo del Capo, così sarà glorificato il corpo della membra.
Il compimento della nostra vita è partecipare della gloria di Gesù asceso al cielo.
Siamo così invitati a vivere con il nostro corpo – nella sua dimensione più strettamente fisica – una vita che indica la gloria di Dio “poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente che egli ha inaugurato”.
Ed allora “manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso”. Ci ha esortato la II lettura dalla lettera agli Ebrei.
Qual è la nostra speranza? Qual è la sua promessa?
Dice Gesù in San Giovanni: “Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi”. (Gv 14,3).
Ed allora incamminati in questa speranza e in questa promessa, come testimoni del Crocifisso risorto e sorretti dallo Spirito santo che “insegnerà” e “ricorderà” ogni cosa, percorriamo le strade del mondo manifestando la sua gloria in attesa, senza timore e trepidazione … «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?» … trasformando i nostri pensieri nei suoi, del compimento del Regno.

Concludo con un pensiero di Antonio Primaldo, capo fila dei martiri idruntini che papa Francesco ha canonizzato oggi con i suoi 812 compagni:

«Noi crediamo in Gesù Cristo, Figlio di Dio; e per Gesù Cristo siamo pronti a morire. Fratelli miei fino ad oggi abbiamo combattuto per defensione della patria e salvare la vita e per li signori nostri temporali; ora è tempo che combattiamo per salvare l’anime nostre, per il nostro Signore, quale essendo morto per noi in croce conviene che noi moriamo per esso, stando saldi e costanti nella fede» Amen.

sabato 11 maggio 2013

San Fabio, prega per noi!



Martirologio Romano, 11 maggio: A Roma al ventiduesimo miglio della via Salaria, sant’Ántimo, martire.

Santi Antimo, prete, Massimo, Basso, Fabio (1), martiri sulla Salaria in Sabina, Sisinnio, diacono, Dioclezio e Fiorenzio, martiri ad Osimo nella Marca d’Ancona, Faltonio Pianiano e Anicia Lucina, confessori.

venerdì 10 maggio 2013

Venerdì della VI settimana di Pasqua



Damiano da Molokai

La missione di Paolo è difficile, e egli è affaticato nell’annunciare che “Gesù è il Cristo” a causa del contrasto interno alla comunità giudaica.

Consolante è la visione di una notte:
«Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso».

L’apparente solitudine e lotta di Paolo è sostenuta dalla speranza che in quel luogo c’è un popolo numeroso.
L’Apostolo non è capace di vederlo, ma si fida del Signore.

Questo episodio ci è molto vicino. Anche noi siamo in momento storico di lotta per l’annuncio del Vangelo di Gesù.
Ma il Vangelo si fa strada creando “un popolo numeroso”.

Chiediamo al Signore il dono della speranza nelle sue promesse, il dono della pazienza per le nostre fatiche, il dono della santità perché il Vangelo si faccia strada attraverso il nostro viverlo più che attraverso il nostro raccontarlo.

Il Vangelo annunciato vive l’esperienza del parto: “la donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo”.
Come una partoriente sopportiamo la fatica del parto del Regno, per gioire nel compimento del Regno di Dio.
è una gioia che nessuno può più annullare: “nessuno potrà togliervi la vostra gioia”.

È la gioia della pazienza di Giobbe.
È la gioia della fortezza dei martiri: Dioscoride di Smirne, Alfio, Cirino, Filadelfo, Calepodio, Gordiano ed Epimaco, Quarto e Quinto, e la vergine Solange.
È la gioia della saggezza pastorale di Cataldo, Giovanni d’Avila, e Amalario di Treviri.
È la gioia della conformazione a Cristo sofferente di Damiano da Molokai, sacerdote e missionario, che per amore di Gesù divenne lebbroso tra i lebbrosi, fino contrarre il morbo e a morire lebbroso. Sopporta incomprensioni, ma è capace di dire: "Sono tranquillo e rassegnato, e anche più felice in questo mio mondo".

Per citare alcuni tra i testimoni del Vangelo, i santi, che la Chiesa universale ricorda oggi nel calendario.

Ecco il Regno di Dio è “un popolo numeroso”, che nei solchi della storia segna il cuore di molti uomini e donne!

Santità di nome ROLANDO



Rolando Rivi

Beato Rolando (Orlando) de' Medici eremita
m. 15 settembre 1386

Martirologio Romano, 15 settembre: A Busseto vicino a Fidenza in Emilia, beato Rolando de’ Medici, anacoreta, che visse in sommo spirito di penitenza tra luoghi impervi e deserti delle Alpi, conversando soltanto con Dio.


Beato Rolando Rivi seminarista, martire
(7 gennaio 1931 – 13 aprile 1945)
Sarà beatificato probabilmente il 5 ottobre.


Santi Rolando, Oliviero e compagni
paladini di Francia, martiri
Figure leggendarie entrate nell’iconografia. In Italia: portale di San Zeno di Verona e mosaici della cattedrale di Vercelli.


Beato Rolando (Rotland)
abate e fondatore di Hasnon (Belgio)
m. 9 novembre 1084


abate cistercense (m. 1200)


Fonte:
AA. VV. - Biblioteca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) 
Vol. 11 Coll. 299 – 306
Ed. Città Nuova

giovedì 9 maggio 2013

Giovedì della VI settimana di Pasqua

memoria del Beato Serafino Morazzone, sacerdote





“Paolo cominciò a dedicarsi tutto alla Parola, testimoniando davanti ai Giudei che Gesù è il Cristo”. (At 18).

Questo versetto del libro degli Atti delinea lo stile apostolico di Paolo: “dedicarsi tutto”.

Oggi, 9 maggio, la Chiesa ambrosiana ci fa ricordare un santo sacerdote tutto dedicato al Signore: Serafino Morazzone, parroco di Chiuso dal 1773 al 1822. Fu confessore di Alessandro Manzoni, probabilmente fino al 1818, anno in cui la famiglia di Manzoni vendette la villa del Caleotto, ove soggiornava. Manzoni ne scrisse un vero panegirico in Fermo e Lucia; qui vi si legge:

“Egli era pio in tutti i suoi pensieri, in tutte le sue parole, in tutte le sue opere: l’amore fervente di Dio e degli uomini era il suo sentimento abituale …. Se ogni uomo fosse nella propria condizione quale era egli nella sua, la bellezza del consorzio umano oltrepasserebbe le immaginazioni degli utopisti più confidenti”.

Meraviglioso questo elogio del Beato Serafino: qui il Manzoni ci fa comprendere che la santità di vita “abbella il mondo”, come direbbe anche il beato Giuseppe Toniolo.

Anche ne I Promessi Sposi il Manzoni parlerà del santo curato di Chiuso. Il beato Serafino, morirà a Chiuso nel 1822, lasciando ai suoi parrocchiani un ideale così descritto dal Manzoni: “la sua cura continua di fare il suo dovere, e la sua idea del dovere era: tutto il bene possibile”.
Fu sepolto nella chiesa dedicata a San Giovanni del rione di Chiuso di cui fu parroco, che ora viene chiamata “del beato Serafino”.
È stato dichiarato Venerabile il 17 dicembre 2007 e poi beatificato il 26 giugno 2011. In passato la sua canonizzazione era stata sollecitata dal beato Cardinale Schuster, che lo aveva definito "novello curato d'Ars".

Preghiamo particolare in questa giornata per i sacerdoti per siano tutto dedicati all’annuncio: “Gesù è il Cristo”.
Al beato Serafino affidiamo le vocazioni sacerdotali della nostra Diocesi. E concludo con una preghiera alla Santa Vergine che il beato parroco di Chiuso insegnava ai suoi parrocchiani:




“E Voi Vergine amabilissima Maria Santissima per quel nome, forza e potere che l’Altissimo Iddio ha conferito al Vostro Santissimo Nome, ottenetemi grazia, per cui possa piantare nel mio cuore un ben radicato arbore che faccia frutti di penitenza, di dolore, di mortificazione e di rassegnazione ai voleri di Dio ai quali mi rassegno, mi sottometto, mi sacrifico adesso per sempre e nell’ora della mia morte – Così sia.
O Vergine e Pietosa e cara Madre Maria, pregate per me adesso e in fine della mia vita”.

O Beato Serafino Morazzone, prega per noi.
Amen.


PS: un bel libro sul buon curato di Chiuso è: Prete Serafino Morazzone. Curato di Chiuso - Glossa

mercoledì 8 maggio 2013

Mercoledì della VI settimana di Pasqua

memoria di San Vittore martire





"Spesso si è sostenuto che il culto dei martiri sia solo la traslazione in campo cristiano del culto tributato dagli antichi romani ai defunti e agli eroi. … La figura dell’eroe e del martire … si distinguono profondamente: mentre nel primo si esalta la forza, il potere, la vittoria, nel martire emerge l’apparente sconfitta, l’umiliazione, la caduta a terra. Ma proprio in questo fallimento umano il martire si rende prossimo al divino per mezzo dell’emulazione di Gesù. Il martire tende dunque ad essere un tutt’uno con Cristo, cosa che invece non si riscontra fra l’eroe e le divinità pagane che godevano comunque di un culto distinto".

Così uno studioso, il prof. Nicola Rosetti definisce il martire. Oggi celebriamo un martire della Chiesa ambrosiana, forse il più ambrosiano tra i suoi “testimoni” della fede.


S. Vittore martire
Parrocchia di Arcisate (VA)

Le notizie più antiche su di lui le abbiamo da Sant’Ambrogio nell’Explanatio evangelii secundum Lucam e soprattutto nell’Inno in onore dei martiri Vittore, Narbore e Felice, soldati originari della Mauritania, di stanza a Milano, che morirono a Lodi in difesa della fede.
I loro corpi furono poi traslati a Milano e riscoperti da Ambrogio, che ne esaltò il culto.

In quest’anno della fede è importante ritrovare la radici della fede e la storia dei testimoni che ci hanno preceduti.

La memoria di S. Vittore è una pagina gloria della storia della Chiesa nella pianura padana, anche se il Martire Vittore era un africano, ma seminò Cristo in questa terra, e noi siamo il frutto di questa semina. Noi siamo i germogli di questa “chicco di grano, caduto in terra”, il quale muore e produce molto frutto. Come dice uno scrittore africano, Tertulliano, il sangue dei martire è seme di nuovi cristiani.

Oggi la Parola di Dio, ci racconta del “Dio ignoto”, nella predicazione di Paolo ad Atene.
Il martire Vittore unito a Cristo e di Cristo segno, ci mostra il volto del Dio ignoto: “In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: “Perché di lui anche noi siamo stirpe”. – racconta Paolo agli ateniesi.

La testimonianza del Martire Vittore ci faccia superare lo scandalo della morte e resurrezione di Gesù, non ci faccia dire «Su questo ti sentiremo un’altra volta»; ma anzi, nella memoria martiriale di oggi, anche noi dobbiamo ascoltare “lo Spirito della verità”, che come dice Gesù “vi guiderà a tutta la verità”, per essere anche noi testimoni del Crocifisso risorto.

La Vergine Santa, che oggi ricordiamo come Regina del Rosario, nel suo santuario di Pompei, accompagni questo nostro desiderio al suo compimento con al sua intercessione presso il suo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo. Amen

martedì 7 maggio 2013

Santità al femminile ...





Gisella
Flavia

L'Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace celebra il patrono Sant'Agazio martire.

Preghiera a Sant'Agazio (Acacio)
Dio onnipotente, fonte della vita e rimedio di ogni male, donatemi la sicurezza della vostra presenza perché possa confidare solo in voi. Per questo, se è vostra volontà, possa ricevere la guarigione dai miei mali per l'intercessione di Sant'Acacio. Amen
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