martedì 4 dicembre 2012

Novena all'Immacolata (6)







«O Vergine, presenta il frutto del tuo seno» . – Sono le parole di san Bernardo, che lodano la libertà evangelica di Maria: ella non ha tenuto il Figlio come dono esclusivo per sé, ma l'ha offerto perché divenisse causa di salvezza per ogni uomo.

Chiediamo a Maria
il dono della libertà interiore
che consegna tutto ed è
disponibile a tutti

Triduo a S. Ambrogio (1)



O glorioso Arcivescovo Sant'Ambrogio, che fuggiste sempre gli onori e le dignità, e solo le accettaste per non contraddire alle divine aspirazioni, che vi volevano modello di ogni virtù a tutti; ottenetemi, vi prego, di fuggire le mondane distinzioni, e di gloriarmi solo nel compiere esattamente la volontà del Signore. Pater, etc.
O glorioso Arcivescovo Sant'Ambrogio, che impiegaste tutta la vostra vita nel difendere la verità della fede, contro gli assalti dell'eresia e dell'empietà; ottenetemi, vi prego, la grazia di professar costantemente e difendere con intrepidezza fino alla morte quella santa religione di cui per divina misericordia ebbi la sorte avventurata di nascere. Pater, etc.
O glorioso Arcivescovo Sant'Ambrogio, che non temeste di predicare la verità anche in faccia ai potenti, e trionfaste dei cuori più ritrosi colla vostra eloquenza celeste: ottenetemi, Vi prego, la grazia che io non mi lasci mai dominare dagli umani rispetti; e che con la dolcezza del mio parlare e con la mansuetudine del mio tratto edifichi il mio prossimo nel mentre che attendo alla mia perfezione. Amen
3 Gloria

lunedì 3 dicembre 2012

Novena all'Immacolata (5)





«Custodiva ogni cosa serbandola nel suo cuore». – Benché non comprenda tutto del suo Figlio, Maria si mantiene obbediente alla Parola del Signore e attende in fiducioso silenzio che si compia la volontà di Dio e la sua luce dipani ogni dubbio.

Chiediamo a Maria il dono del silenzio
che permette di custodire in cuore
gioie e dolori
perché si compia la volontà di Dio

domenica 2 dicembre 2012

Novena all'Immacolata (4)





L'anima mia magnifica il Signore. – L'anima mia magnifica il Signore. – Maria custodisce la propria vocazione in un atteggiamento di preghiera: prima della nascita di Gesù (Lc 1,46-55), con lui nel suo ministero (Gv 2,1-12), con gli apostoli in attesa dello Spirito (At 1,14).

Chiediamo a Maria il dono della fedeltà
 all'impegno assunto con la scelta vocazionale
a cui abbiamo risposto:
matrimonio,
vita religiosa,
vita laicale,
vita sacerdotale

PRIMA DOMENICA DI AVVENTO (ANNO C)





Con questa domenica entriamo in un nuovo anno liturgico – cioè il tempo in cui la Chiesa ci insegna attraverso la liturgia che Gesù si è incarnato, è morto ed è resuscitato, donandoci lo Spirito dei figli adottivi, «che ci fa esclamare: Abba, Padre» (Rm 8,15).

La teologia dell'Avvento ruota attorno a due prospettive principali. Da una parte con il termine "adventus" (= venuta, arrivo) si è inteso indicare l'anniversario della prima venuta del Signore; d'altra parte designa la seconda venuta alla fine dei tempi.
È quello che ci dice la I lettura di Geremia: “in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto”, e il Vangelo: Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”; e poi “Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria”.

Il Tempo di Avvento ha quindi una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all'attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi.

Un tempo in cui siamo chiamati ad accogliere i segni liturgici che ci portano al Natale, ma anche i segni in mezzo a noi del Regno di Dio che si fa presente: Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle …”. Ma non con paura o con angoscia, ma con gioia, perché come dice il profeta Geremia: “verranno giorni - oràcolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene”.

Impariamo anche noi a essere segno di queste promesse di bene: questo tempo di Avvento, in attesa del pienezza di Regno, sia un tempo in cui abbiamo a “crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti”, (1 Ts 3), come ci esorta l’Apostolo nella II lettura. La preghiera e la partecipazione alla vita liturgica è segno della sovrabbondanza nell’amore verso Dio e la ricerca della giustizia, quello del Padre in Cristo Gesù, sia il nostro crescere e sovrabbondare nell’amore verso tutti.
Concludo con una preghiera:
“O Sapienza, che esci dalla bocca dell’Altissimo, ti estendi ai confini del mondo, e tutto disponi con soavità e con forza: vieni insegnaci la via della salvezza.
O Germoglio di Jesse, che ti innalzi come segno per i popoli: tacciano davanti a te i re della terra, e le nazioni t’invocano: vieni a liberarci, non tardare”.

(Elvira Cascio)

sabato 1 dicembre 2012

Novena all'Immacolata (3)





Ti saluto, o piena di grazia. – Dio Padre, per un dono singolare della sua bontà, ricolma Maria di Spirito Santo, perché divenga la madre del suo Figlio. Per la sua umile disponibilità, il disegno d'amore del Padre si compie in Maria ed ella concepisce il Figlio Gesù Cristo.

Chiediamo a Maria il dono del
servizio appassionato verso tutti
coloro che ci stanno vicini e
si attendono una mano amica

venerdì 30 novembre 2012

Novena all'Immacolata (2)





Beata colei che ha creduto nelle promesse del Signore. – Maria primeggia fra gli umili e i poveri del Signore, i quali con fiducia attendono e ricevono da lui la salvezza. La sua beatitudine sta nell'essere attenta e fedele alla voce del Signore.
Chiediamo a Maria il dono dell'umiltà
per un gioioso servizio
a vantaggio
del bene comune

giovedì 29 novembre 2012

Novena all'Immacolata (1)





Maria , donna di fede. – In vista del compito straordinario di essere Madre del Signore, Maria ha ricevuto da Dio il grande dono di non essere intaccata dal peccato originale, mantenendo sempre così una fede pura e salda nelle sue promesse.
Chiediamo a Maria il dono della Fede
nelle difficoltà della vita quotidiana



* Fonte delle preghiere è... vedi link
** iconografia mariana di ogni giorno è della regione Calabria

lunedì 26 novembre 2012

L'abate di Fabriano: San Silvestro





Martirologio Romano, 26 novembre: Presso Fabriano nelle Marche, san Silvestro Gozzolini, abate, che, presa coscienza della grande vanità del mondo davanti al sepolcro aperto di un amico da poco defunto, si ritirò in un eremo e, dopo aver cambiato varie sedi per meglio isolarsi dagli uomini, fondò infine in un luogo appartato presso Montefano la Congregazione dei Silvestrini sotto la regola di san Benedetto.

domenica 25 novembre 2012

OMELIA XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo




La I lettura, del profeta Daniele, ci offre un’immagine che immediatamente di fa pensare a Gesù: “uno simile a un figlio d’uomo”.
Costui ha un potere donato gli dal “vegliardo” (il Padre). Il potere che ottiene è “un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto”.
La regalità di Cristo, come la sua venuta tra gli uomini – l’Incarnazione -, è opere di un potere che viene dall’alto, non è data dall’uomo.
In realtà l’uomo è chiamato a riconoscere questa regalità.
Ma oggi Cristo regna?

La II lettura, l’Apocalisse, ci propone quasi un testo liturgico in cui colpisce cadenzare nella parola AMEN, così sia, così avviene ed è avvenuto.

Il potere regale di Cristo è dato dal suo amare l’umanità, “ci ama” dice Giovanni, e questo suo amarci gli è costato la vita: “ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue”, afferma l’Apostolo.

Con quest’opera egli ha costituito il suo Regno: “noi - un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre”, afferma ancora l’Apostolo.
Allora lì dove c’è un cuore che corrisponde all’amore di Cristo, lì c’è il Regno di Dio.
Quindi, oggi Cristo regna?
Sì, se regna nel nostro cuore!

Ma la II lettura, continua, e ci propone il desiderio d’amore dl Padre: Cristo non vuole regnare solo su chi l’accoglie, ma su tutti “anche quelli che lo trafissero”, afferma ancora l’Apostolo.
Egli attende come Agnello mite e paziente la conversione di tutti:
“tutte le tribù della terra si batteranno il petto”
Quando ritornerà glorioso troverà un popolo desideroso di vederlo: “ogni occhio lo vedrà”.
Siamo in attesa di questa pienezza!

Infine. Il Regno di Dio, in Cristo Gesù, non è un regno secondo lo schema di questo mondo.
Se lo fosse, dice Gesù, “i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato …; ma il mio regno non è di quaggiù”.

Pensiamo a tutte le volte che Gesù fugge perché voglio farlo re secondo lo schema di questo mondo!

Tutto questo ci fa pensare che esiste una dimensione “alta” della vita, quella secondo il Regno di Dio, che non è di quaggiù.
Come accoglierla?
Come viverla?
Come permettere a Cristo di regnare?
Lo dice lo stesso Vangelo: “Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”.




Questa solennità fu introdotta da papa Pio XI (Achille Ratti, il papa di Desio), con l’enciclica “Quas primas” dell’11 dicembre 1925, a coronamento del Giubileo che si celebrava in quell’anno.
È poco noto e, forse, un po’ dimenticato, che non appena elevato al soglio pontificio, nel 1922, papa Pio XI condannò in primo luogo esplicitamente il liberalismo “cattolico” nella sua enciclica “Ubi arcano Dei”. Egli comprese, però, che una disapprovazione in un’enciclica non sarebbe valsa a molto, visto che il popolo cristiano non leggeva i messaggi papali – visto che erano anche in latino!. Qual saggio pontefice pensò allora che il miglior modo di istruirlo fosse quello di utilizzare la liturgia. Di qui l’origine della “Quas primas”, nella quale egli dimostrava che la regalità di Cristo implicava (ed implica) necessariamente il dovere per i cattolici di fare quanto in loro potere per tendere verso l’ideale dello Stato cattolico: “Accelerare e affrettare questo ritorno [alla regalità sociale di Cristo] coll’azione e coll’opera loro, sarebbe dovere dei cattolici”. Dichiarava, quindi, di istituire la festa di Cristo Re, spiegando la sua intenzione di opporre così “un rimedio efficacissimo a quella peste, che pervade l'umana società. La peste della età nostra è il così detto laicismo, coi suoi errori e i suoi empi incentivi”. Tale festività coincide con l’ultima domenica dell’anno liturgico, con ciò vuole farci capire che Cristo Redentore è Signore della storia e del tempo, a cui tutti gli uomini e le altre creature sono soggetti. Egli è l’Alfa e l’Omega, come canta l’Apocalisse. Gesù stesso, dinanzi a Pilato, ha affermato categoricamente la sua regalità. Alla domanda di Pilato: “Allora tu sei re?”, il Redentore rispose: “Tu lo dici, io sono re”. Pio XI insegnava che Cristo è veramente Re. Egli solo, infatti, Dio e uomo – scriveva il successore Pio XII, nell’enciclica “Ad caeli Reginam” dell’11 ottobre 1954 – “in senso pieno, proprio e assoluto, … è re”.

Tutti i discepoli di Gesù sono chiamati a condividere la sua regalità, se “ascoltano la sua voce” (Gv 18,37). È veramente re colui che la verità ha reso libero (Gv 8,32).


sabato 24 novembre 2012

Un pensiero ...





"Si può essere santi da fare miracoli ma,
se non si ha la carità,
non si andrà in paradiso"
San Giovanni Maria Vianney, "Curato d'Ars" (1786 –1859)

venerdì 23 novembre 2012

Venerdì XXXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)



San Clemente Romano, papa

Abbiamo appena ascoltato nella I lettura:
“«Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele».
Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza”. (Ap 10)
A questa pagina fa eco un brano profetico di Ezechiele:
“Mi disse: «Figlio dell'uomo, alzati, ti voglio parlare». A queste parole, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava.
Mi disse: «Figlio dell'uomo, io ti mando ai figli d'Israele, a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi. Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: «Dice il Signore Dio». Ascoltino o non ascoltino - dal momento che sono una genìa di ribelli -, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro. (…)
Figlio dell'uomo, ascolta ciò che ti dico e non essere ribelle come questa genìa di ribelli: apri la bocca e mangia ciò che io ti do». Io guardai, ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. Lo spiegò davanti a me; era scritto da una parte e dall'altra e conteneva lamenti, pianti e guai. Mi disse: «Figlio dell'uomo, mangia ciò che ti sta davanti, mangia questo rotolo, poi va' e parla alla casa d'Israele». Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: «Figlio dell'uomo, nutri il tuo ventre e riempi le tue viscere con questo rotolo che ti porgo». Io lo mangiai: fu per la mia bocca dolce come il miele”. (Ez 2-3)
Alla luce di questa pagina possiamo capire che la parola di Dio di questa giornata ci vuole ricordare che essere di Cristo è dolcezza, ma è anche fatica.
Il libretto divorato è immagine del rapporto di relazione tra Dio e l’uomo: è dolce e gioioso. Immaginiamoci un incontro a tu per tu con Gesù: non sarebbe causa di una gioia immensa? Certo… ma dopo questo primo momento ci sarà chiesto di fare nostro quell’incontro, di assimilarlo, per poterlo testimoniare adeguatamente: ci viene chiesta una macerazione interiore, che può contrastare con la nostra stessa vita e con la nostra idea di Dio.
Ecco allora il gusto amaro nelle viscere.
Adorare è un momento dolce e gioioso che ci fa vivere una dimensione di intimità con Cristo.
Ma questa esperienza di preghiera deve anche scavare in noi per conformare la nostra vita a lui affinché tutta la nostra vita comunichi la presenza del divino.
È questa la testimonianza richiesta al profeta.
Ognuno di noi è chiamato alla profezia nel suo tempo e nel suo ambiente per essere segno di Colui che è il Primo, l’Ultimo e il Vivente.
La Chiesa oggi ci propone due testimoni: l’abate Colombano, segno profetico che è all’origine a quella “peregrinatio pro Domino”, che costituì uno dei fattori dell'evangelizzazione e del rinnovamento culturale dell'Europa; è il papa martire Clemente “che resse la Chiesa di Roma per terzo dopo san Pietro Apostolo e scrisse ai Corinzi una celebre Lettera per rinsaldare la pace e la concordia tra loro”.
La loro faticosa testimonianza, ma gioiosa e piena, sia di sostegno alla nostra. Amen.