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giovedì 28 giugno 2012
martedì 26 giugno 2012
BEATA CANDIDA DA MILAZZO ...
“Se la logica non fa difetto, dato che l’articolo commentato è a firma di Tricamo e che in esso si fa riferimento ad uno studio di D. Grenci, non resta da definire altro che la paternità del testo citato (e vilipeso) che appare sul sito “Santi e Beati”, tratto da un articolo da me pubblicato su un mensile locale nel 2006 e quindi “liberamente” copiato, alterato, reso anonimo e diffuso indecorosamente … Ai fraintendimenti derivanti dalla corruzione del testo suddetto si deve, presumo, l’animosità di chi grida allo scandalo, senza neanche sapere di cosa parla… Per sintetizzare: di Candida discepola di San Francesco, sepolta nella cripta del Santuario, non resta altro che la consolidata tradizione che ho raccolto e “codificato”. Le presunte reliquie non sono invece identificabili in alcun modo: occorrerebbe uno studio di un anatomopatologo per definire, ad esempio, il sesso, le caratteristiche etniche, l’epoca e le modalità della morte dell’individuo a cui appartennero le spoglie…” da oggimilazo.it
Gent.mo Prof. S. Italiano,
il fatto che santibeati.it citi un articolo (modificato o reinterpretato) di cui lei dice di essere il “padre”, ci crediamo.
Purtroppo ed è strano che il suddetto sito non offre la fonte. In realtà però questa versione dei fatti sulla Beata Candida e sul suo presunto corpo è ripreso da altre parti sul web.
Purtroppo ed è strano che il suddetto sito non offre la fonte. In realtà però questa versione dei fatti sulla Beata Candida e sul suo presunto corpo è ripreso da altre parti sul web.
C’è un articolo, citato con un link nei miei precedenti post, dove si è arrivato ad interpretare il simulacro della Martire Candida rileggendolo alla luce della vita della beata Candida … che mi lasciò senza parole!
Lo scandalo c’è .. a mio parere per il fatto che si è venerato il corpo di una Martire per il corpo della Beata con tanta superficialità ed ignoranza in materia! Di chi la colpa … io non lo so, ed non voglio essere giudice di nessuno!
“Le presunte reliquie non sono invece identificabili in alcun modo”: afferma lei!
Diciamo che la sua affermazione è scorretta.
L’urna della Martire Candida è ben identificata dall’autentica citata, di cui lei aveva affermato (ed ora si contraddice) abbiamo il documento; se poi vogliamo usare i criteri della critica moderna sul culto dei “corpi santi” o martiri delle catacombe allora è un’altra questione ed bisognerebbe fare, come lei afferma, “uno studio di un anatomopatologo per definire, ad esempio, il sesso, le caratteristiche etniche, l’epoca e le modalità della morte dell’individuo a cui appartennero le spoglie…” Ma ripeto è un altro percorso va oltre la questione Beata Candida e Martire Candida.
La stessa cosa ad esempio è stata fatta dal parroco di Acate per dimostrare che il loro corpo delle catacombe romane di nome Vincenzo era il martire Vincenzo di Saragozza: trasformando uno studio scientifico in una pagliacciata che doveva solo affermare la tesa già assodata. Contento lui… contenti tutti!
“Per sintetizzare: di Candida discepola di San Francesco, sepolta nella cripta del Santuario, non resta altro che la consolidata tradizione” della comunità cristiana di Milazzo, un po’ ingannata dall’urna della Martire Candida spacciata per decenni (? secoli? boh!) come la Beata Candida.
La Santa Martire Candida le cui reliquie sono venerate in Milazzo, si presume, da dopo il 1784 (data riportata sull’autentica!) sono quelle di una martire della catacomba di S. Ciriaca (stando all’autentica e qui al’autorità della Santa Sede), se poi si vuole (ma perché?) indagare sulle reliquie della Martire Candida si può compiere “uno studio di un anatomopatologo per definire, ad esempio, il sesso, le caratteristiche etniche, l’epoca e le modalità della morte dell’individuo a cui appartennero le spoglie”, ma questo, lo ripeto, va oltre il nostro problema, cioè la non identità di quelle reliquie con la Beata Candida.
E, mi ripeto infine, che la Beata Candida ebbe solo culto popolare a causa di quell’urna con il corpo della Martire Candida, se no rimaneva un ricordo come lo sono le altre beate milazzesi (Angelica, ecc..).
sabato 23 giugno 2012
Un pensiero ...
giovedì 21 giugno 2012
mercoledì 20 giugno 2012
San Papino o Pappiano o Papia, martire
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| San Papino, particolare della pala d'altare della Chiesa del S. Martire in Milazzo (ME) |
San Papino o Pappiano o Papia, martire III secolo (anno 290, circa)
Ricordato dai Sinassari bizantini al 28 giugno ed è riportato nella stessa data nel Martirologio Romano di Gregorio XIII (aggiornato e rivisto da Clemente X e Clemente XI, edito in italiano nel 1702). L’odierno Martirologio Romano (edito nel 2001) non menziona più il Martire Papio.
Alcuni agiografi lo vogliono armeno, altri di Segesta, ma è incerto se la città fosse quella siciliana o spagnola. La tradizione lo dice martirizzato in Sicilia nel 303, sotto l'Imperatore Diocleziano, nel luogo detto La Bruca (oggi Brucoli ) perché non volle sacrificare agli dei. Fu sospeso a un palo, battuto con le verghe e quindi decapitato. Era festeggiato il 17 giugno a Milazzo (ME) come antico Patrono: la data corrisponde al giorno della sua traslazione, come riportano gli Acta Sanctorum Junii: «Ditem autem ejusdem mensis XVII esse nove alicuijus translationis vel dedicationis apud Mylas celebrate».
Tracce di questo culto è una Chiesa a lui intitolata nel 1620, con una pala d’altare settecentesca con S. Papino, con la Vergine e altri Santi.
Secondo una tradizione locale viene detto “cavaliere”, termine inusuale per un martire del III secolo. Il termine è desunto dalla pala d’altare della Chiesa di San Papino che secondo l'agiografia spagnola del tempo, lo rappresenta nelle vesti di cavaliere, in difesa della città dalle incursioni dei pirati saraceni.
Il 27 settembre 2011, l'arcivescovo di Messina, Calogero La Piana, ha benedetto il nuovo simulacro in cartapesta di san Papino martire.
A Sant'Angelo di Brolo (ME) nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo è custodita una statuetta del Martire del secolo XVII.
* * *
O glorioso Martire San Papino, nostro amatissimo Patrono, noi consacriamo a Te le nostre famiglie e il nostro Paese. Allontana le insidie del maligno, proteggi i nostri figli e ottienici dal Signore l’unità, la concordia, la salute dello spirito e del corpo. Fa che non ci manchi mai il lavoro e il pane quotidiano.
O Signore, non guardare la nostra povera fede, ma per l’intercessione della Beata Vergine Maria, di Santo Stefano, di San Francesco di Paola, della beata Angelica Leonti e per i meriti di San Papino Martire, donaci tutte le grazie che noi devotamente Ti chiediamo. Amen.
San Nicola da Tolentino a Brugherio
La diocesi di Milano custodisce innumerevoli tracce della santità cristiana. Tra queste, presso la Comunità Pastorale “Epifania di Gesù” in Brugherio, custodisce il Tempietto Civico di San Lucio in Moncucco.
Qui è, ed era, venerato il Santo Pontefice in un antico oratorio: a conferma di ciò, esiste una lapide, custodita in sacrestia, che reca la data 1633.
Ma l’odierno Tempio di S. Lucio è frutto di un’opera di mecenatismo del secolo XIX.
Infatti la chiesa di San Lucio in Moncucco, nacque nel XV I secolo come cappella dedicata a Sant’Antonio da Padova, annessa al convento di San Francesco in Lugano.
All’inizio dell’Ottocento a causa della soppressione napoleonica fu annoverato tra gli edifici da alienare. Fu messo all’asta. Un certo Natale Albertolli nel 1815 acquisto l’edifico e il terreno: tutto doveva essere abbattuto e qui doveva sorgere una palazzina neoclassica. Un certo Giocondo Albertolli, fratello di Natale, architetto e insegnante all’Accademia di Brera, era deciso di salvare almeno la chiesetta di sant’Antonio (da lui attribuita al Bramante). Bisognava ricostruirla altrove, rivendendola, così da salvare capre e cavoli: cioè gli interessi di famiglia e quella dell’arte.
Il conte Gianmario Andreani fu il mecenate. Fu intrapresa un’opera veramente singolare. La chiesa non venne demolita, ma smontata nei suoi ornamenti (cornici, leséne, cassettoni e le belle pietre di saltrio). Con 150 carri e lungo le vie d’acqua, il tutto giunse al porto Mattalino, tra Cologno e Gobba, poi ancora con i carri fino al parco di V illa Andreani. Iniziò il rimontaggio, che comportò alcune modifiche senza alterare la struttura cinquecentesca dell’interno, e fu completato nel 1832: la chiesa fu dedicata a San Lucio I Papa.
Tra le belle pietre di saltrio ci sono i medaglioni cinquecenteschi (ci sono presenti ben due date, che attestano l’epoca: 1520 e 1542), tra questi spicca sulla colonna cinque di sinistra (secondo la numerazione e lo studio di Laura Valli in Il viaggio di pietra) il medaglione con raffigurato il santo di Tolentino.
Secondo la Valli, il tondo potrebbe essere S. Bernardino da Siena, ma certamente è San Nicola da Tolentino perché l’abito non è francescano ma agostiniano (ha la cintola e non il cordone), e poi non ha sul petto il monogramma del Santo Nome ma il sole.
Questa iconografia è attestata ad esempio da una del Perugino ed una di Piero della Francesca.
San Nicola da Tolentino è raffigurato con l'abito nero degli Eremitani di Sant'Agostino, con una stella sopra di lui o un sole sul petto, e in mano un giglio o una croce con ghirlande di gigli. Talvolta, al posto di un giglio, tiene una sacca riempita di denaro o pane.
È raffigurato con un sole al centro della tonaca nera, per uno dei fatti della vita del santo: si narra che un astro lucente lo seguisse continuamente nei suoi spostamenti e illuminasse la sua figura.
Rimane solo un dubbio: perché raffigurare un santo agostiniano in un complesso francescano?
BIBLIOGRAFIA E SITI
* AA. VV. - Biblioteca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – Voll. 1-12 e I-II appendice – Ed. Città Nuova
* C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142
* Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2012
* Grenci Damiano Marco - quaderno 77 - Il Santo di Moncucco: Lucio I papa – Ed. D.M.G. 2009
* Sito web di cartantica.it – in collaborazioni, don Damiano Grenci: Il Santo di Moncucco: Lucio I papa
* Sito web di sannicoladatolentino.it
* Valli Laura – Il viaggio di pietra – Ed. Città di Brugherio 1989
domenica 17 giugno 2012
XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
“Ci sforziamo di essere a lui graditi” (2 Cor 5)
Mi domando: cosa vuol dire essere graditi al Signore?
La nostra vita è un cammino: elevare la nostra umanità alla divinità, conformarla al mistero trinitario in forza di Cristo che si fa cibo per il nostro cammino, ma come io posso riscrivere in me tutto ciò?
Scrive il Dottore della Chiesa, Teresa di Lisieux:
“Voi lo sapete, madre mia, che ho sempre desiderato essere una santa; ma ahimé! Ho sempre constatato, nel paragonarmi ai santi, che vi è tra loro e me la stessa differenza che esiste tra una montagna la cui vetta si perde nei cieli e il granello di sabbia calpestato dai piedi dei passanti.
Invece di scoraggiarmi, mi sono detta: Il buon Dio non saprebbe ispirare desideri irrealizzabili; posso quindi, malgrado la mia piccolezza, aspirare alla santità. Diventare più grande è impossibile; devo sopportarmi quale sono con tutte le mie imperfezioni. Ma voglio trovare il modo di salire al cielo attraverso una piccola via diritta, corta, una piccola via nuova. Noi siamo in un secolo di invenzioni; ora non è più il caso di salire i gradini di una scala; nelle case dei ricchi un ascensore li sostituisce con vantaggio. Io vorrei trovare l'ascensore per elevarmi fino a Gesù, poiché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione.
Allora ho cercato nei libri santi l'indicazione dell'ascensore, oggetto del mio desiderio; e ho letto queste parole uscite dalla bocca della saggezza eterna: "Chi è inesperto, corra qui!" (Pr 9,4). Allora sono venuta, capendo che avevo trovato ciò che cercavo. E volendo sapere, o mio Dio, che cosa farete agli inesperti che risponderanno alla vostra chiamata, ho continuato le mie ricerche, ed ecco che ho trovato: "Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò; vi porterò in braccio e vi accarezzerò sulle ginocchia" (Is 66,13).
Ah! Mai parole più tenere, più melodiose sono venute a far gioire la mia anima; sono le vostre braccia, o Gesù, l'ascensore che deve portarmi fino al cielo. Io non ho bisogno di diventare più grande; al contrario, bisogna che io resti piccola, che lo diventi sempre di più.
O mio Dio, voi avete superato la mia attesa! Voglio cantare la vostra misericordia”.
Anche noi come Teresina cerchiamo nei “libri santi”.
Nella II lettura, Paolo ai Corinzi, ci esorta alla fiducia perché noi portiamo la zavorra del corpo o meglio il corpo è segno della nostra fragilità umana che con fatica si sforza a elevarsi alla divinità.
Ecco allora l’immagine dell’esilio del corpo: abbandonare la carnalità, come strada che allontana dal divino, per “abitare presso il Signore”.
Tutto questo ci sembra impossibile, ma la I lettura (Ezechiele) e il Vangelo, ci danno la speranza.
Ezechiele ci esorta nel confidare nel Signore, egli parla e compie la trasformazione, perché egli è dalla nostra parte: egli tifa per noi!
Come direbbe Teresina: “Il buon Dio non saprebbe ispirare desideri irrealizzabili”
Egli infatti innalza l’albero basso: cioè, Egli è consapevole della nostra bassezza (però in questa bassezza, l’umanità, Egli si è fatto visibile) per elevarci alla sua altezza. Egli attende e pazienta, se con umiltà camminiamo verso di Lui.
Facciamoci “coltivare” dal Signore così come il profeta ci racconta.
Passiamo ora al Vangelo:
«Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
C’è un seme buono che cresce in noi!
È il seme della vita che il Cristo ha piantato in forza della sua Pasqua: un seme se pur piccolo “come un granello di senape” ma seme di speranza.
La nostra vita cristiana, la nostra fatica di essere di Cristo, l’avvento del Regno di Dio sono dentro questa piccola speranza ma che “cresce e diventa più grande”.
Sii perché dice il profeta Ezechiele “Io, il Signore, ho parlato e lo farò”. Assecondiamo la sua parola e tutto si compirà… perché alla fine diremo: grazie Signore “è arrivata la mietitura”!
Concludo con un pensiero del Santo di Padova:
“Bassa è la porta del Cielo: chi vuole entrarvi è necessario che si abbassi”. (Sant'Antonio)
Rimaniamo bambini in Dio, per essere uomini maturi secondo il Cuore di Cristo per essere segni del Regno di Dio!
giovedì 14 giugno 2012
San Panfilo sacerdote e martire
Martirologio Romano, 16 febbraio: A Cesarea in Palestina, santi martiri Elia, Geremia, Isaia, Samuele e Daniele: cristiani di Egitto, per essersi spontaneamente presi cura dei confessori della fede condannati alle miniere in Cilicia, furono arrestati e dal governatore Firmiliano, sotto l’imperatore Galerio Massimiano, crudelmente torturati e infine trafitti con la spada. Dopo di loro ricevettero la corona del martirio anche Panfilo sacerdote, Valente diacono di Gerusalemme, e Paolo, originario della città di Iamnia, che già avevano trascorso due anni in carcere, e anche Porfirio, domestico di Panfilo, Seleuco di Cappadocia, di grado avanzato nell’esercito, Teodúlo, anziano servitore del governatore Firmiliano, e infine Giuliano di Cappadocia, che, tornato proprio in quel momento da un viaggio, dopo aver baciato i corpi dei martiri, si rivelò come cristiano e per ordine del governatore fu bruciato a fuoco lento.
mercoledì 13 giugno 2012
Santa Felicola Martire e i "santi" del 13 giugno
Felicola, santa, martire di Roma, la passio di Nereo e Achilleo la vuole sorella di latte di S. Petronilla. Sepolta al VII miglio della via Ardeatina, nel 1112 venne scoperta dal presbitero Benedetto e traslata a S. Lorenzo in Lucina. Il suo corpo qui ritrovato nel 1605 è conservato presso l’altare maggiore. Il primo rinvenimento dei resti avvenne, secondo la lapide del 1112, insieme alle spoglie del martire Gordiano.
[ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ]
Antico Martirologio Romano, 13 giugno - A Roma, sulla via Ardeatina, il natale di santa Felicola, Vergine e Martire. Non volendo maritarsi a Flacco, ne sacrificare agli idoli, fu data in mano ad un Giudice, il quale, perseverando essa nella confessione di Cristo, dopo tenebroso carcere e lunga fame, tanto tempo la fece tormentare nell'eculeo, finchè essa non rese lo spirito, e così finalmente la fece deporre e gettare in una cloaca. Il suo corpo, estratto da san Nicomede Prete, fu sepolto sulla medesima via.
Martirologio Romano, 13 giugno: A Roma al settimo miglio della via Ardeatina, santa Felícola, martire.
Oltre a questa martire di Roma, la Chiesa ricorda in data 13 giugno:
- Beata Marianna Biernacka martire del XX secolo
- Beato Achilleo (Sant'Achilla) vescovo di Alessandria
- Beato Alfonso Gomez de Encinas sacerdote mercenario e martire
- Beato Gerardo di Clairvaux monaco
- San Ceteo (Peregrinus) vescovo di Amiterno
- San Fandila di Cordova martire
- San Massimo martire romano venerato a Cravagliana
- San Ramberto (o Ragneberto) martire
- San Salmodio (o Psalmodio) eremita
- San Smbat il Confessore generale armeno
- San Trifilio vescovo di Leucosia (Nicosia)
- Sant'Antonio di Padova sacerdote OFM e dottore della Chiesa
- Sant'Aventino eremita
- Sant'Eulogio vescovo di Alessandria
- Santi Agostino Phan Viet Huy e Nicolao Bui Viet The martiri
martedì 12 giugno 2012
Santi Quirino e sua figlia Balbina, vergine, martiri
Antico Martirologio Romano, 31 marzo - A Roma santa Balbina Vergine, figlia del beato Quirino Martire, la quale, battezzata dal Papa sant'Alessandro, nella sua santa verginità si scelse Cristo per sposo, e, dopo aver superato il corso di questo mondo, fu seppellita sulla via Appia, accanto a suo padre.
Martirologio Romano, 31 marzo - A Roma, commemorazione di santa Balbina, la cui basilica fondata sull’Aventino reca il suo venerando nome.
San Martino diacono e abate di Vertou
Martirologio Romano, 24 ottobre: Nel monastero di Vertou nel territorio di Retz in Francia, san Martino, diacono e abate, che san Felice vescovo di Nantes mandò a convertire i pagani di questa regione.
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