domenica 13 giugno 2010

La Madonna e il pioppo bianco



La Madonna dell'Alno


La Madonna dell'Alno, la "Madonna del pioppo bianco", è la festa patronale di Canzano (TE). Le origini dell'omonima chiesa, di linee barocche, sono dovute all'apparizione della Vergine ad un contadino di nome Floro. Era il maggio del 1480 e mentre il contadino stava arando notò che i due buoi tendevano ad inginocchiarsi, perchè su di un ontano (pioppo bianco o Alnus incana) era apparsa la Vergine. (VEDI QUI)







Il PIOPPO (Populus alba) è un albero dalla corteccia argentata; i suoi rami più giovani sono bianchi.
La Bibbia vi allude presentando Giacobbe avveduto nella gestione dei suoi beni: “Giacobbe pascolava l’altro bestiame di Labano. Giacobbe prese freschi rami di pioppo, di mandorlo e di platano, ne intagliò la corteccia a strisce bianche, mettendo a nudo il bianco dei rami… Egli si arricchì oltre misura e possedette greggi in grande quantità…” (Gn. 30,36-37.43).
Dopo la propria conversione, Israele ricevette la benedizione del Signore:
“Io sarò come rugiada per Israele;
esso fiorirà come un giglio,
metterà radici come un pioppo,
si spanderanno i suoi germogli…” (Os. 14,6-7).

martedì 1 giugno 2010

I "santi" devoti al Santo Volto



1 – La beata Madre Pierina De Micheli, nata a Milano l'11.9.1890, è morta in concetto di santità il 26.7.1945 a Centonara d'Artò (Novara) dove le sue spoglie mortali riposano nella cripta della cappella dell'istituto delle Figlie dell'immacolata Concezione di Buenos Aires.
Visse nel silenzio e nell'umiltà più profonda, martire d'amore per riparare le offese recate al Signore Gesù. Il 30 maggio 2010 è stata beatificata la Serva di Dio Madre Maria Pierina de Micheli .


2- Il servo di Dio Abate Ildebrando Gregori, monaco benedettino silvestrino, nato a Poggio Cinolfo di Carsoli (L'Aquila) '8.5.1894, è morto a Roma il 12.11.1985.
Per un ventennio egli fu abate generale della sua congregazione a cui dette un eccezionale impulso negli anni difficili del dopoguerra. Fondò la congregazione delle Suore Benedettine Riparatrici del S. Volto di N.S.G.C. che ne custodiscono i resti mortali nella cappella della loro casa madre 'L'Assunta" in Bassano Romano (VT).
L'Abate Ildebrando Gregori visse di fede ed esercitò in grado eroico la carità verso i poveri e i bisognosi nei quali scorgeva il Volto stesso di Cristo crocifisso. Di lui è in corso la causa di canonizzazione.


3- San Gaetano Catanoso, sacerdote della Diocesi di Reggio Calabria e Bova, fondatore delel Suore Veroniche (Chorio di San Lorenzo, Reggio Calabria, 14 febbraio 1879 - Reggio Calabria, 4 aprile 1963).


4- Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo. Thérèse Martin, nacque ad Alençon in Francia il 2 gennaio 1873 in una famiglia cristiana. Studiò presso le benedetine di Lisieux. A quindici anni, seppure molto giovane, entrò nel monastero delle Carmelitane di Lisieux, dopo essersi recata fino a Roma a chiederne l'autorizzazione al papa.
Morì il 30 settembre 1897 nel Carmelo di Lisieux. Fu canonizzata il 17 maggio 1925 da Papa Pio XI e nel 1927, sempre da Papa Pio XI, fu nominata, insieme a s. Francesco Saverio, patrona delle missioni. Nel 1944 patrona secondaria della Francia, accanto a Giovanna d'Arco. Il 19 ottobre 1997 papa Giovanni Paolo II l’ha dichiarata Dottore della Chiesa.




5- San Giuda Taddeo apostolo e martire. S. Giuda era fratello di Giacomo, Apostolo anche lui, figlio di Alfeo e di Maria di Cleofe e sorella della Vergine Maria e quindi cugino di Gesù. Fu soprannominato Taddeo "Thad" che significa "dolce, misericordioso, amabile, generoso" e "Lebbeo", coraggioso. Da bambino senz'altro come coetaneo frequentò la casa e il cugino Gesù. Secondo il martirologo romano il campo di azione apostolica di S. Giuda fu vastissimo: evangelizzò prima la Giudea, poi la Mesopotamia ed infine la Persia portando ovunque il lume della verità. In Persia Giuda Taddeo si ricongiunse con Simone il Cananeo ed insieme evangelizzarono la regione; coi miracoli e con la dottrina convertirono alla Fede quelle barbare nazioni. Gli indovini e gli stregoni del posto, preoccupati e invidiosi, incitarono alla rivolta gli abitanti. Giuda e Simone si rifiutarono di sottomettersi ai loro dei e di fare sacrifici e furono martirizzati. Alcuni sostengono a colpi di bastone, altri decapitati con la spada, o un'ascia. Si ritiene che il martirio sia avvenuto l'anno 70 d.C. La Chiesa celebra la ricorrenza il 28 Ottobre giorno del loro martirio.

Infine bisogna citare santa Veronica o Berenice, che asciugo il Volto di Gesù, a cui molto santi della spiritualità del santo Volto si sono ispirati.


“Sì, o dolcissimo Gesù, rimani con noi, che si fa sera, e un raggio della Tua Divina Faccia, che noi adoriamo sotto i veli eucaristici, illumini le nostre menti, e dissipi le tenebre che avvolgono la povera umanità. Gesù amabilissimo, rimani con noi, a consolarci nelle angosce della vita, ad insegnarci a soffrire con Te, nella pace e ad impreziosire il nostro dolore.
  
Rimani con noi, Maestro amabile di verità, perché fiduciosi camminiamo all'eterna salvezza, nel trionfo del Regno di Dio.

O Gesù, rimani con noi, nutrendoci delle Tue Carni Immacolate, perché germoglino i Vergini, gli Apostoli, i Santi a rinnovare la faccia della terra.

Gesù dolcissimo, fonte di ogni bene, rimani con noi nella Eucaristia, e nel Tuo Vicario in terra, perché tutti uniti in un solo Pastore, glorifichiamo Dio qui, nella luce della fede, per glorificarlo eternamente nella visione e nell'amore, in Paradiso. Così sia”.

(Beata Pierina De Micheli)



venerdì 28 maggio 2010

Maria Antonia Samà. La "consolazione" di Sant'Andrea sulla Jonio

Il Cristo Risorto
Chiesa Matrice di S. Andrea sulla Jonio (CZ)


Premessa
Quando era bambino, poi ragazzo… avevo la gioia di trascorre tanti mesi, a casa dei nonni, in estate, a San Sostene (CZ). Qui partecipavo alla vita cittadina ed ecclesiale. Ricordo sempre con gioia, emozione e devozione il gesto che facevano i bambini alla processione del Corpus Domini nel mese di Giugno… e poi alla festa del Sacro Cuore di Gesù: cospargevano i vicoli e le strade del paese di petali di ginestra mista a petali di rose. Era uno spettacolo… passava il Signore ed allora bisognava mettere il tappeto per l’Ospite gradito. I Santi credo siano un po’ come la ginestra, è il tappeto dell’incontro, attraverso essi passa il Signore! Così sono state le serve di Dio Mariantonia, Rosella, Concetta e Maria Angelica.

Ma prima di inoltrarci nella santità calabrese, ascoltiamo…

La Calabria… così scrive, in una lettera, san Bruno il certosino a Rodolfo il Verde:
“Abito un eremo, isolato da ogni parte delle dimore uomini, situato in Calabria, con i miei fratelli religiosi, di cui alcuni sono molto colti.

Che montando ostinatamente la guardia, aspettano il ritorno del loro Signore per aprigli immediatamente quando busserà. Come potrò parlare degnamente della bellezza del luogo e della dolcezza e salubrità dell’aria, o della pianura ampia e ridente che si allunga tra i monti, dove si trovano prati verdeggianti e floridi pascoli? O chi descriverà adeguatamente la vista dei colli che si ergono da ogni parte dolcemente, e i recessi delle valli ombrose, con piacevole abbondanza di fiumi, di rivi e di fonti? Né mancano orti irrigati e alberi da frutta di ogni genere, con la loro utile fecondità.

Ciò che la solitudine e il silenzio dell’eremo danno in fatto di utilità e di letizia divina a coloro che li amano,  lo sa solo chi lo ha sperimentato. Qui infatti agli uomini forti è lecito raccogliersi quanto desiderano, e restare con se stessi, e coltivare appassionatamente i germi della virtù e nutrirsi abbondantemente dei frutti del paradiso. Qui si cerca di acquistare quell’occhio, il cui sereno sguardo ferisce lo sposo col suo amore e per mezzo della cui purezza si vede Dio. Qui si praticano un ozio attivo e un’attività ordinata e calma. Qui Dio rende ai suoi atleti, per la fatica della lotta, la ricompensa desiderata, la pace che il mondo ignora e la gioia nello Spirito”.

Dall’omelia di mons. Giancarlo Brigantini, vescovo di Gerace-Locri, del 2 maggio 2000:
“Tertulliano diceva che Dio sa fare grande cose con povere cose. Ecco la santità: grandi cose con povere cose. Un po’ di pane diventa il suo Corpo, qualche goccia di vino diventa il suo sangue, questa nostra comunità fragile diventa luogo della sua presenza, una giovane ragazza può diventare modello per tanti altri: questo mistero di oggi, di una parola che usiamo dal punto di vista affettivo, non giuridico, la santità… Dio non è passato invano, ma ha lasciato il suo seme. È entrato nella storia, nel soffio del suo spirito ha ridato vigore ad ogni cosa”.


La Santa Pasqua a S. Sostene (2006)

Introduzione
La santità calabrese vede le sue origini nell'apostolo Paolo e con il suo primo discepolo Stefano di Nicea, protovescovo di Reggio e di tutti i Bruzii.

Nei secoli lo Spirito ha conquistato molte anime e le ha plasmate ad immagine di Cristo, vero uomo e vero Dio.

Tra costoro ricordiamo la grande schiera dei martiri di Calabria: dai martiri locresi a Daniele di Belvedere; lo splendore dei monaci italo-greci; e le glorie di terra calabra: Francesco di Paola, Gaetano Catanoso e Umile da Bisignano.

Molti altri hanno reso gloria al Padre che è nei cieli, in questa pagina vogliamo soffermarci su alcuni di loro, meno conosciuti, però molto amati ed invocati.


Maria Antonia Samà

Mariantonia Samà nacque il 2 marzo 1875 in Sant'Andrea Ionio, piccolo paese in provincia di Catanzaro e visse in condizioni di estrema povertà, in una cameretta simile ad una cella.
All'età di dodici anni, seguendo la madre in campagna, fu invasa dallo spirito "maligno", dopo aver bevuto dell'acqua corrente tra i sassi.
Viste le inutili benedizioni impartitele anche dai frati del convento del vicino comune di Badolato, si ricorse all'esorcismo presso la Certosa di Serra San Bruno (ora in provincia di Vibo Valentia).
Dopo alcuni tentativi del Padre certosino, Mariantonia fu liberata dal "maligno", ma si narra che lo stesso pronunciò la frase: "La lascio viva, ma storpia".
Trascorsi un paio di anni, Mariantonia -- non si sa se per "vendetta" di Satana... -- rimase immobile a letto, fino alla morte e, quindi, per oltre sessant'anni, in posizione supina, con le ginocchia sempre alzate e contratte.
Iniziò per lei un lungo e doloroso calvario che sopportò con la forza dell'amore, con lo sguardo sempre rivolto al Crocifisso appeso alla parete di fronte al letto.
Guidata dallo Spirito Santo nella comprensione del "mistero della Croce", considerò, quindi, un dono la sua malattia, accettando con serena rassegnazione la definitiva immobilità, che offriva a Dio per la conversione dei peccatori, in riparazione delle loro offese e per ottenere risposta alle richieste di coloro che cercavano conforto presso di lei.
Il suo piccolo letto divenne un altare di offerta e di partecipazione alla Passione ed alla Croce di Gesù: "non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me" (Paolo - Gal.2,20).
Fu sempre assistita da volontarie, sotto il costante controllo delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore, che curarono anche la sua preparazione spirituale, trasmettendole una sentita devozione verso lo Spirito Santo ed il Sacro Cuore di Gesù, al quale Mariantonia si rivolse per tutta la vita con spirito di "riparazione eucaristica".
Le Suore decisero di aggregarla alla loro Congregazione e, dopo i voti, Mariantonia divenne per tutti la "Monachella di San Bruno".
Le virtù che hanno caratterizzato la sua vita sono numerose:
la semplicità d'animo; l'umiltà; la modestia; la serenità, che traspariva dal suo volto anche nei momenti di maggior sofferenza; la disponibilità; la generosità ed un'immensa fiducia nella Divina Provvidenza.
Lei, che poteva vivere solo di offerte, divideva con gli altri bisognosi del paese tutto quanto riceveva, sicura che il giorno successivo vi avrebbe comunque provveduto il buon Dio e dimostrando, così, la verità delle parole di San Paolo: "Si è più felici nel dare che nel ricevere" (At. 20,35).
La virtù esercitata da Mariantonia in maniera estremamente eroica è stata senz'altro la pazienza che le impedì non solo di ribellarsi alla sua infermità, ma anche di lamentarsi quando i dolori lancinanti, specie durante la Quaresima, da lei sempre sofferta in condivisione con Cristo, martoriavano il suo esile corpo.
Viceversa, il suo spirito era forte, perché lo alimentava quotidianamente con la preghiera e con l'ostia che le portava puntualmente il suo confessore e dalla quale attingeva sostegno per sopportare la sofferenza, per lottare contro il male e per vivere in perenne amicizia con il Signore.
La sua cameretta, con le pareti tappezzate da molte immagini sacre, sembrava un piccolo "tempio", soprattutto quando, per ben tre volte al giorno, vi era la recita comunitaria del Santo Rosario, essendo Mariantonia "calamita" di preghiere.
Già durante la vita, la sua fama di santità si era diffusa tra gli abitanti del paese, molti dei quali avevano sperimentato i suoi doni della profezia e della guarigione.
Ma oltre a questi, tanti altri sono stati i carismi concessi a lei dallo Spirito Santo: il dono dell'estasi; dell'introspezione; della bilocazione; dell'apparizione; del profumo, sempre presente nella sua camera; della condivisione delle sofferenze di Gesù durante la Quaresima e la Passione e, infine, il dono dell'immunità da piaghe da decubito, anche questo scientificamente inspiegabile, benché fenomeno oggettivo e visibile a tutti.
Mariantonia esalò l'ultimo respiro la mattina del 27 maggio 1953.
Le esequie si svolsero nel pomeriggio dello stesso giorno e l'Arciprete, don Andrea Samà, in considerazione della fama di santità, ordinò che la salma, deposta nella bara aperta, per consentire l'ultimo saluto dei compaesani, venisse accompagnata in processione per alcune vie del paese, prima di raggiungere il Cimitero.
Qui rimase esposta ai fedeli fino al mattino del 29 maggio e molti attestano di aver visto, nel baciarla, che le sue palpebre si alzavano ed abbassavano e di aver sentito un delizioso profumo di rose, non proveniente da fiori...
Attualmente, i sacri resti della Serva di Dio Mariantonia Samà, assieme alla sua inseparabile corona del Rosario, si trovano nella Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, dove sono stati traslati il 3 agosto 2003.
Il 5 agosto 2007 è stato aperto il processo di beatificazione e canonizzazione presso l’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace.





Per approfondire la vita della Serva di Dio leggi le pagine su moscati.it (QUI) della Sig.ra Dorà Samà.

Vedi anche sulla santità calabrese la pagina su cartantica.it (QUI)



Per la glorificazione della “Monachella di San Bruno”


Santissima Trinità, Ti adoriamo e Ti ringraziamo
per averci dato la tua serva fedele Maria Antonia Samà,
sorella nella fede e sublime esempio di vita e di virtù cristiane.
Attraverso lei, hai riproposto la partecipazione
alla croce di Gesù come l’unica pedagogia che,
con la forza dello Spirito, redime, salva e vivifica.
Crocifissa su un povero giaciglio completò, amò e visse con gioia
nella sua carne i patimenti della croce di Cristo,
suo sposo, a favore della Chiesa.
In lei hai operato meraviglie, chiamandola ad essere, in Gesù,
vittima di amore per l’umanità sofferente.
Sul suo esempio, fa che anche noi ci spendiamo totalmente per il bene dei fratelli.
Concedici, per sua intercessione,
secondo la tua volontà, la grazia che imploriamo…,
e fa che presto sia annoverata nel numero dei tuoi santi.
Amen.

3 Gloria al Padre….

lunedì 10 maggio 2010

Pensieri devoti a Gesù, Giuseppe e Maria






Buon Pastore
Guida, Signore, i nostri passi,
sulla via della verità e della speranza.


Mio Gesù, buon pastore,
conducimi con gioia nel cammino della Vita.


Madonna
Madre di Gesù e Madre nostra, insegnaci
sempre a seguire il Vangelo del tuo Figlio.


O dolce Madre, accompagna i miei passi
sulle orme del tuo Figlio!


Risorto
Gesù Cristo vincitore, del peccato e della morte,
ci doni sempre la sua grazia e la sua pace!


Sei vivo, Signore Gesù!
Vivificato dalla tua vittoria sulla morte, ora vivo in Te!


S. Famiglia
Maria e Giuseppe, modello sublime di vita familiare,
ci conducano all’incontro con Cristo.

Gesù, Giuseppe e Maria: accompagnate la nostra vita
perché sia obbediente alla volontà del Padre.

venerdì 22 gennaio 2010





Ravenna
il corteo dei Martiri

Coroncina con i Santi Martiri
(22 gennaio 2010)

è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel Regno di Dio” (At 14,22). Se molte sono le persecuzioni, molti anche sono i riconoscimenti, e dove ci sono molte corone, è segno che vi sono state altrettante lotte.
Ti giova che ci sono molti persecutori perché, fra molte persecuzioni, troverai più facilmente la corona.
Prendiamo l’esempio del martire Sebastiano (…).
Però badiamo bene che non sono persecutori soltanto quelli che si vedono, non anche quelli che non si vedono, e sono molto più numerosi (…).
(…) Anche il diavolo invia molti suoi ministri per suscitare persecuzioni (…) dentro delel anime dei singoli.
Quanti oggi sono in segreto martiri di Cristo e rendono testimonianza al Signore Gesù.

(dal commento dal Salmo 118 di S. Ambrogio vescovo)

Introdotti da questa bella pagina santambrosiana, ora ci facciamo guidare da alcuni brani evangelici per camminare alla sequela di Cristo affidando a lui i nostri segreti martirii.

1. Il Martirio di Maria. “Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima»”. (Lc 2,33 - 35)

Pater, 10 Ave, Gloria

2. Il Martirio dei discepoli. “E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia”. (Mt 10, 28 – 29)

Pater, 10 Ave, Gloria

3. Il Martirio dei Testimoni. “Poi disse loro: «Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza. Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”. (Lc 21, 10 – 18)

Pater, 10 Ave, Gloria

4. Il Martirio di Cristo. “Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui. 33Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dá testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate”. (Gv 19, 31 – 35)

Pater, 10 Ave, Gloria

5. Il Martirio dei figli e delle figlie della Chiesa. “Apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all’Agnello». (…) Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: «Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro. Non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà il sole, né arsura di sorta, perché l’Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi»”. (Ap 7, 14 – 17)

Pater, 10 Ave, Gloria

Salve Regina …

“Nessuno confidi nelle sue forze quando sopporta una tentazione, perché, per parlare bene, la sapienza viene da Dio e per sopportare i mali, da lui viene la fortezza. Ricordate Cristo Signore quando nel vangelo ammonisce i suoi discepoli. Ricordate il re dei martiri che provvede le sue schiere di armi spirituali, fa intravedere la guerre, reca aiuto, promette il premio”.
(dai Discorsi di S. Agostino)

venerdì 1 gennaio 2010

Le mie schede su santibeati.it







Cardinale arcivescovo di Milano 
30 agosto

Religioso
+ 12 novembre 1738

Sacerdote e martire 
29 gennaio

San Baiulo (e Liberato)
martiri romani 
20 dicembre

vescovo 
21 marzo

1 agosto

religioso domenicano
28 aprile

San Cassiano di Novellara
Vescovo e martire 
4 maggio

Beata Caterina Morigi di Pallanza 
vergine eremita
6 aprile

San Celestino Martire

Beato Cesare De Bus
Sacerdote 
15 aprile

San Cristino Martire 
29 aprile

San Curio Martire

Santa Damaride
Vergine e martire

Beato Damiano
Eremita camaldolese e cardinale 
30 marzo

Beato Damiano Grassi da Rivoli
Sacerdote domenicano 
4 luglio

Sante Einbetta, Vorbetta e Vilbetta
Vergini 
16 settembre

Sant' Elisabetta Anna Bayley Seton
Vedova 
4 gennaio

Beato Enea da Faenza 
15 novembre

Sant' Equizio
Diacono 
18 giugno

San Filippo
Diacono 
12 maggio

San Gemiliano (o Emiliano o Emilio)
Vescovo e martire 
28 maggio

Beata Giovanna di Montefalco 
vergine agostiniana
22 novembre

San Giovanni Battista della Concezione 
religioso trinitario
14 febbraio

San Giovanni Massias (Macias)
religioso domenicano 
16 settembre

Beata Giuliana Puricelli di Busto 
vergine eremita
27 aprile

domenica 6 dicembre 2009

Il vero Babbo Natale

San Nicola di Myra
Cattedrale di Bari

Dante sta avanzando nel quinto girone del Purgatorio ove sono collocate le vittime di quella «maladetta antica lupa» che è l'avarizia. Ecco farglisi incontro Ugo Capeto, il primo re della dinastia di Francia (X secolo), «radice de la mala pianta» di un potere detestato dal poeta. Ma le parole di quel sovrano impressionano Dante perché evocano un esempio di assoluta generosità: è quella «larghezza / che fece Niccolao a le pulcelle, / per condurre ad onor la giovinezza» (Purgatorio XX, 31-33). Emerge, così, il volto di san Nicola, un profilo aureolato non solo di santità e di fama ma anche di leggenda, come appunto accade per l'episodio commemorato dal Capeto: alle tre giovani, che un padre in miseria aveva ormai votato alla prostituzione, Nicola era venuto in soccorso introducendo di notte nella loro stamberga tre borse colme di monete d'oro. E pochi sanno che a quell'atto munifico risale l'uso folcloristico dei doni portati ai bambini da «Santa Claus», deformazione popolare e mitizzata di «Sankt Niklaus» nell'area anglosassone.

La biografia di Nicola rimane immersa nell'agiografia più favolosa, tant'è vero che la lista dei suoi miracoli è sterminata e colma di iridescenze fantasiose: si va dal salvataggio di un intero equipaggio durante una furiosa tempesta (per questo è divenuto patrono dei marinai) al superamento prodigioso di una carestia, fino alla risurrezione di tre giovani chierici che un albergatore cupido e sadico aveva fatto a pezzi e messi in salamoia per impossessarsi del loro denaro. Un taumaturgo straordinario, quindi, che avrebbe trionfato nella devozione popolare la quale l'avrebbe alonato di luce così intensa fino a dissolverne i lineamenti storici. Se è vero, come è stato attestato nelle scorse settimane da un sondaggio, che Padre Pio è in assoluto il santo più invocato e amato dagli italiani, possiamo dire che nel passato questa postazione di privilegio era occupata da Nicola sia in Oriente sia in Occidente.

L'arte si gettò su di lui con una passione unica e la mostra barese lo testimonia in modo diacronico e tematico, conducendoci fino a un dipinto di Warhol che introduce il Nicola-Santa Claus persino nel dissacrato mondo postmoderno. Ma già nel Medioevo l'Europa era costellata di chiese dedicate al santo (duemila in Francia e Germania, quattrocento in Inghilterra, quaranta in Irlanda e un numero incalcolabile in Italia) al punto tale che un inno latino non esitava a cantare: «Se io avessi mille bocche e mille lingue, non riuscirei a enumerare tutte le chiese sorte in onore del glorioso san Nicola». La sua protezione era stata accaparrata, oltre che dai marinai, anche dagli artigiani e dai viaggiatori, dai carcerati e dagli schiavi, dai sofferenti e dai lavoratori, dalle vittime di furti e dalle famiglie, dai bambini e dalle nubili per il citato gesto delle «tre limosine d'oro», come dicevano gli antichi racconti.


Ecco, gli antichi racconti sono un po' la nostra fonte in cui bisogna sceverare qualche dato storico in mezzo a una fioritura lussureggiante di miti, di ricostruzioni creative, di dati devozionali. Una lunga trama fatta di tradizioni orali si era cristallizzata in scritti come quella Vita per Michaelem del IX secolo, composta da un autore ignoto, che è stata il primo anello di una vera e propria genealogia, da cui discesero le opere di Metodio, patriarca di Costantinopoli, di Giovanni, diacono napoletano, dalla celeberrima e popolarissima Legenda aurea di Iacopo di Varazze(qui ne pubblichiamo un passo), di Simone Metafraste e così via.
Tra l'altro, in questa trasmissione era anche avvenuta una curiosa contaminazione: il nostro san Nicola era stato confuso con un altro Nicola, santo e vescovo come lui, Nicola di Sion, vescovo di Pinara di Licia, la stessa regione del Nostro, ma vissuto tre secoli dopo.

In questa massa di memorie e di leggende è possibile rintracciare qualche filo storico a cui affidarci per una biografia essenziale? La risposta è molto esitante e ogni dato dev'essere assunto sempre con cautela. La sua terra d'origine sembra essere la Licia, una regione dell'Asia minore meridionale. Là, forse nella cittadina di Patara, egli vide la luce nella seconda metà del III secolo. La città che, però, entrerà nella prima denominazione popolare del santo è Myra, la sua sede episcopale, e in questa veste Nicola avrebbe partecipato al Concilio di Nicea del 325, anche se il suo nome non figura nell'elenco ufficiale di quei Padri conciliari. Giunsi anni fa in quella che ora si chiama Demre ed è un importante centro agricolo, posto in una pianura costiera popolata di serre ortofrutticole e affacciata sul mar Egeo meridionale. Là, in verità, mi ero recato - durante uno dei miei molteplici viaggi in Turchia - non solo per san Nicola ma anche per visitare lo stupendo complesso di tombe rupestri intagliate in un'ampia parete rocciosa. Sul modello della straordinaria città di Petra in Giordania, questa sequenza architettonica "verticale" di facciate sepolcrali ellenistiche a forma di residenze è simile a una mappa urbana di palazzi e templi, posti però in piedi l'uno sull'altro.

Ma a Demre si va soprattutto per visitare la chiesa di san Nicola, talora con la delusione di non riuscirci perché in inverno e in primavera, essendo l'edificio a tre metri sotto il livello stradale attuale, essa è sommersa dalle acque delle piogge. Là già nel V secolo, quindi poco dopo la morte del santo avvenuta a metà del IV secolo, si levava un martyrion, cioè un tempietto memoriale, e dalla sua tomba emanava quel liquido prodigioso e aromatico che accompagnò quasi sempre la salma del santo e che fu denominato «il santo myron». È probabile che si trattasse di olio fatto colare dai fedeli per riaverlo poi benedetto dal contatto con le ossa di Nicola. La basilica che seguì si sviluppò attraverso i secoli fino alla seconda metà del XIX secolo.
Ma per tutti Nicola è legato alla città di Bari e qui si entra in un ambito più storico e documentabile. Era il 1087 quando la sua salma fu strappata a Myra e imbarcata per la città pugliese. Un documento del XII secolo, che conserva anche i nomi dei 62 marinai che operarono il trafugamento, narra la vicenda con vari colpi di scena. A ordire questa manovra sarebbero stati due sacerdoti baresi, Lupo e Grimoaldo, che avrebbero guidato la spedizione, preparata da un esploratore. Tralasciamo i particolari dell'azione che ebbe momenti di tensione e che in realtà era forse destinata a prevenire un analogo progetto dei Veneziani, e seguiamo i resti mortali di Nicola che approdarono a Bari il 9 maggio 1087.

Ormai aveva inizio quella storia che è ampiamente documentata dalla mostra del Castello Svevo di Bari e che giustamente intreccia "il corpo e l'immagine", perché il dato storico si incrociò sempre con la devozione, l'arte, la bellezza, a partire dalla stessa grandiosa e austera basilica che ospita le reliquie di Nicola, mirabile esempio di romanico pugliese. Fu un abate benedettino, venerato da tutti, Elia, che sarebbe poi divenuto arcivescovo della città, a far concedere dal duca di Puglia, Ruggero il Normanno, l'area dell'antica residenza dei governatori bizantini («Corte del Catapano») per erigervi il santuario del santo. Era il 1089 quando a consacrare la cripta venne da Roma il papa Urbano II, che volle con le sue mani deporre sotto l'altare l'urna delle reliquie di Nicola. E nove anni dopo, nel 1098, lo stesso pontefice celebrava nella basilica ormai compiuta un importante concilio per il dialogo con la Chiesa greca.



Sepolcro di San Nicola
Basilica del Santo - Bari


È per questo che a Bari un'istituzione accademica teologica si dedica ancor oggi con rigore e passione all'ecumenismo, soprattutto nei confronti dell'Ortodossia. E anche se nel 1095 davanti alle reliquie di Nicola si inginocchiò a pregare Pietro l'Eremita prima di partire per la sua crociata, il santo rimase sempre un ideale ponte di fede e di comunione tra le Chiese cristiane d'Oriente e d'Occidente, raffigurato nelle icone ortodosse ma anche nei bassorilievi delle cattedrali europee, presente negli affreschi della chiesa di S. Sofia a Kiev ma anche nelle Storie a lui dedicate in S. Croce di Firenze da Agnolo Gaddi o nelle tele di Tiziano e Tiepolo.

Un emblema, quindi, di dialogo religioso e culturale, del tutto necessario ai nostri giorni.

Gianfranco Ravasi
Articolo tratto da Il Sole 24ORE del 26 novembre 2006

martedì 8 settembre 2009

Calabria Mariana




Maria Rifugio dei Peccatori
Parrocchia di S. Barbara
Davoli (CZ)


Il culto mariano in Calabria è molto diffuso e segna la devozione dell’antico popolo bruzio. Molte Cattedrali sono dedicate all’Assunzione di Maria, designando così una forte marianità di derivazione bizantina.I luoghi di culto mariani sono molteplici. Dalla piccola edicola mariana dedicata all’Immacolata all’inizio del paese di S. Sostene (CZ), per citare un esempio concreto, al santuario diocesano della Madonna delle Grazie di Torre di Ruggero. Ecco un elenco, non completo, dei luoghi di culto mariani in Calabria. Due testi significativi su questo tema sono i libri:

1) Sodaro, Santuari Mariani in Calabria. In esso sono raccontati i circa 100 luoghi di Maria Santissima. Edizione della Fram Sud spa del 1987
2) Giustina Aceto, Alla scoperto dei Santuari calabresi. Edizioni Rubbettino del 2009.


Ecco invece un elenco dei luoghi di culto mariani:

Bombile di Ardore
Santa Maria della Grotta: chiesa suggestiva scavata nella roccia, vi si accede scendendo una scalinata di 141 scalini. La statua della Madonna è del XVI secolo

Bivongi
Nella Chiesa Matrice (di S. Giovanni Decollato), santuario di Madonna detta Mamma nostra

Cassano Jonio
Santuario della Madonna della Catena: maestoso tempio del XVII secolo

Castrovillari
Santuario di Santa Maria del Castello

Catanzaro
Santuario dell'Immacolata
Santuario di S. Maria di Mezzagosto

Cerchiara
Santuario di Santa Maria delle Armi

Confluenti
Santuario della Madonna della Quercia

Cosenza
Santuario e Chiesa Cattedrale dell'Assunta in custodita la Madonna del Pilerio

Davoli
Santuario parrocchiale della Madonna della Misericordia

Gerace
Santuario di N.S. di Prestarona

Gimigliano
Santuario della Madonna di Porto

Melito Porto Salvo
Santuario di S. Maria di Porto Salvo

Montalto Uffugo
Santuario di Santa Maria della Serra

Morano Calabro
Santuario della Madonna del Pollino

Pentone
Santuario di Maria Santissima delle Grazie di Termini

Praia a Mare
Santuario della Madonna della Grotta.

Reggio Calabria
Santuario di Maria Santissima della Consolazione

Rossano
Duomo (cattedrale di M. SS. Acheropita)

San Luca di Polsi
Santuario di Maria Santissima della Montagna di Polsi

San Sosti
Santuario di Maria Santissima del Pettoruto

Seminara
Santuario della Madonna dei Poveri

Serra S. Bruno
Santuario di S. Maria del Bosco

Squillace
Santuario di S. Maria del Ponte

Staiti
Santuario di Santa Maria di Tridetti

Tropea
Cattedrale (1163): custodisce la Madonna di Romania
Santuario di S. Maria dell’Isola

Vallelonga
Santuario della Madonna del Monserrato



S. Maria delle Grazie
Torre di Ruggero (CZ)

Ed ora in conclusione eccoci alla Beata Vergine Maria venerata a Torre di Ruggiero nel suo Santuario delle Grazie. Era il 17 aprile 1677, quando in questo luogo, due giovani, Isabella e Antonina, elevavano la loro preghiera a Dio e alla sua S. Madre, nell’antica Chiesetta alla Beata Vergine. Un evento prodigioso coinvolge Isabella: vede la Madonna che le dice: “Recati in paese, racconta l’accaduto ed esprimi ai sacerdoti il mio desiderio di essere riverita dai popoli vicini e lontani”. Nello stesso giorno il popolo ed alcuni devotissimi sacerdoti videro la Madonna con il Bambino Gesù che volgevano loro sorrisi e sguardi di profonda dolcezza. Con il terremoto del 1783, la Chiesetta fu distrutta , ma una nuova visione in sogno a Pascale Luna, chiede la ricostruzione della Chiesa, che fu terminata l’8 settembre 1858. Il 10 aprile dello stesso anno, un contadino di Torre di Ruggero, Francesco Arone, assetato a causa del lavoro dei campi nei pressi dei ruderi della Chiesa, pensò all’antica fonte che sgorgava in quel luogo. Affossando la zappa urto i ruderi della Chiesa e zampillo dell’acqua ed egli attonito si disseto e lavò gli arti reumatizzati e subito guarì dai dolori. In questo luogo la Vergine Santa continua a domandare al Figlio i doni per i suoi figli qui accorro devoti verso questa S. Madre. Molti ex-voto attestano la divina protezione. La statua venerata nel santuario, di scuola napoletana, è dono del re Vittorio Emanuele II. Concludendo, un testo che tratta del santuario torrese è: Sodaro, Il Santuario delle Madonna delle Grazie di Torre di Ruggero. I testi succitati sono reperibili presso il Santuario. La festa della Madonna delle Grazie è l’8 e il 9 settembre.



Madonna della Misericordia
Davoli (CZ)


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