sabato 14 marzo 2020

“Ite ad Joseph” - QUINTO GIORNO



“Ite ad Joseph”
«Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». (Gen 41,55)
NOVENA A S. GIUSEPPE,
SPOSO DI MARIA
Patrono universale della Chiesa
150 anniversario della proclamazione
1870 – 2020


Novena 10 – 18 marzo 2020

O San Giuseppe,
Patrono della Chiesa,
Tu che accanto al Verbo incarnato
lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane, traendo da Lui la forza di vivere e faticare;

Tu che hai provato l’ansia del domani, l’amarezza della povertà, la precarietà del lavoro;

Tu che irradi oggi l’esempio della tua figura, umile davanti agli uomini, ma grandissima davanti a Dio; guarda alla immensa famiglia che ti è affidata!

Benedici la Chiesa, sospingendola sempre più sulle vie della fedeltà evangelica, e custodisci la pace nel mondo, quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli e il pieno compimento delle umane speranze:
per il bene dell’umanità,
per la missione della Chiesa,
per la gloria della Trinità Santissima. Amen.
(S. Paolo VI, papa)


venerdì 13 marzo 2020

Un altro S. Espedito!



Questo è un bellissimo santino, che riproduce S. Espedito, ma si legge: "STATUA … con le Sante Reliquie".

Credo che si tratti di reliquie di un omonimo. Quindi un corpo santo o martire delle catacombe.

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Il culto si è sviluppato a Napoli nel XIX secolo. In Piazza Banchi Nuovi n° 5 sorgeva, circa un secolo fa, una chiesa dove si venerava il santo. Le fonti parlano, inoltre, dell’esistenza di un quadro appartenuto a mons. Gargiulo, vescovo di Sansevero, e di un libretto “pubblicato per devozione d’una monaca domenicana del monastero di S. Giovanni di via Costantinopoli” (Sul culto di S. Espedito martire, Napoli, 1905, p. 100). Viene anche citata un’incisione in pietra del Cattaneo, nella quale il santo è rappresentato con lo sguardo rivolto verso il simbolo della Santissima Trinità, mentre trafigge con la spada il corvo che ha sotto il piede (Intorno al culto di S. Espedito Martire, Nota, cit., p. 574) .

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In La Civiltà cattolica (visibile su Google!), rivista erudita dei Gesuiti, ben è spiegato il culto e l'origine dei simboli. Semplificando: il culto è già del Martirologio geronimiano. I simboli hanno due origini: Corvo con Cras è presente fin dall'introduzione della fiera dei mercanti ad Acireale (secolo XVIII), con un preciso richiamo alle "dilazioni ingiustificate, forse nei pagamenti e nell'osservanza dei contratti"; va detto che l’iconografia acese non presenta il santo con croce e corvo, ma solo con il corvo.
La presenza di Croce e Corvo, cioè Hodie e Cras è successiva e fa parte della devozione per le grazie urgenti che nacque in Germania. L’iconografia fu costruita in quest’ambito e poi, successivamente, ebbe una grande diffusione, facendo diventare il Santo (sic!) della grazia veloce: oggi e non domani o poi.
Diciamo in conclusione che il culto primitivo è quello di Acireale e poi c'è' la “bizzocata” tedesca.


Infine che esistono corpi santi chiamati Espedito è totalmente possibile, perché spesso i martiri estratti dalle catacombe erano senza nome, per cui venivano “battezzati” anche con nomi di altri martiri già conosciuti e venerati, alcune volte oppiatamene, per dare al luogo che lo venerava il corpo del patrono (sic!), creando così un doppio pasticcio.

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Dalla lanuovabq.it questo interessante articolo che da una bella e interessante lettura spirituale sull'iconografia del Martire Espedito.

Se san Giuda Taddeo e santa Rita da Cascia sono particolarmente invocati per le cause impossibili, in modo simile sant’Espedito, il più popolare dei martiri di Melitene, è venerato come il santo delle cause urgenti per antonomasia. Dal Martirologio Geronimiano, che nella sua originaria redazione risale alla prima metà del V secolo, si ricavano le principali informazioni certe su di lui, vale a dire il giorno del martirio, il 19 aprile, e il luogo, appunto Melitene (l’odierna Malatya, in Turchia), sede di un’antica fortezza legionaria, dove Espedito venne martirizzato con sant’Ermogene e altri cristiani (In Arminia Militana civitate Hermogeni, Gagi, Expediti, Aristonici, Rufi, Galatae una die coronatorum, si legge nel Martirologio Geronimiano).
La tradizione più diffusa riferisce che era contemporaneo di santa Filomena (c. 290-302), la giovanissima cristiana martirizzata per volere di Diocleziano e lei stessa patrona delle cause impossibili, e lo indica quale comandante della XII Legione Romana, detta la Fulminata (era stata costituita da Giulio Cesare e fu attiva fino al V secolo), posta a guardia dell’attraversamento dell’Eufrate a Melitene. L’iconografia lo rappresenta sempre vestito da soldato romano e il suo nome, Expeditus, che in latino significa “libero da impacci, libero da carichi” (in greco sta invece per “ingegnoso”), ha verosimilmente ispirato i tratti essenziali delle sue raffigurazioni, prive di armi e corazze pesanti, poiché nella terminologia militare gli expediti erano i fanti leggeri.
La sua iconografia ha inoltre reso con simboli molto suggestivi quanto riferito dai diversi racconti agiografici. Si tramanda che Espedito conoscesse bene da tempo la storia di Gesù. Eppure - nonostante gli insegnamenti sulla vita eterna, la via della croce e la Risurrezione lo commuovessero - il soldato aveva di volta in volta rimandato la propria conversione, forse perché in conflitto con quanto di volta in volta l’impero andava richiedendo ai soldati nei tempi delle persecuzioni. Quando Espedito si decise finalmente a seguire Cristo, il diavolo gli apparve sotto forma di corvo invitandolo a rimandare la sua conversione all’indomani. Ma il santo rispose deciso: “Io sarò cristiano oggi!”. Ecco perché in diverse icone è rappresentato nell’atto di calpestare un corvo che grida cras (“domani”, in latino), mentre in una mano tiene una croce recante la scritta hodie (“oggi”) e nell’altra la palma del martirio, avvenuto presumibilmente per decapitazione intorno al 303.

Il suo culto era già diffuso nel Medioevo, come dimostra il fatto che a Torino esisteva già una contrada dedicata a sant’Espedito, e dal XVI secolo in avanti abbiamo molteplici attestazioni della sua venerazione, oggi presente in diversi Paesi tra l’Europa e l’Asia e sentitissima in America Latina. Il suo nome, che richiama la rapidità, ha favorito la diffusione del patrocinio sulle cause urgenti e nei secoli lo si è invocato anche per risolvere le controversie legali e la buona riuscita degli esami. Sulla base della consolidata tradizione, nel 1781 Pio VI lo proclamò protettore dei mercanti e dei navigatori (perché alle prese con la necessità di sbrigare celermente gli affari o salvarsi da improvvisi pericoli). Ma la sua figura è importante soprattutto per il bellissimo esempio di conversione, che sant’Espedito si decise a compiere senza prestare ascolto alle voci che tentavano di dissuaderlo, magari ispirato dall’insegnamento finale di Gesù nella parabola sulle dieci vergini: “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Mt 25, 13).

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Dio onnipotente ed eterno, che hai dato ai santi martiri la grazia di comunicare alla passione del Cristo, vieni in aiuto alla nostra debolezza, e come essi non esitarono a morire per te, concedi anche a noi di vivere da forti nella confessione del tuo nome. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen


(Comune dei Martiri, Messale Romano)

NELL'EPIDEMIA, INVOCHIAMO IL SIGNORE, CON SAN ROCCO



Tutta la folla cercava di toccarlo, 
perché da lui usciva una forza 
che guariva tutti. (Lc 6,19)

A SAN ROCCO 
(CARD. ANGELO COMASTRI)

O San Rocco, tu hai mirabilmente vissuto il comandamento nuovo che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli; tu hai amato i fratelli fino al dono di te stesso e sei diventato immagine viva di Gesù, che ha piantato la Croce dell’Amore Divino nei solchi dell’odio e dell’egoismo umano.

Tu ci ricordi che la carità è indispensabile per essere veramente cristiani perché, al termine della vita , saremo giudicati sulla carità.

Prega per noi, o san Rocco, discepolo fedele del Signore! Prega perché finisca l’indifferenza che chiude i cuori e ci rende estranei gli uni agli altri.

Prega perché noi cristiani diventiamo sempre di più lievito di misericordia, invito al dono della vita, esempio di attenzione e di gioioso servizio ai piccoli, agli ultimi, agli ammalati, agli emarginati.

Prega per noi, o san Rocco, apostolo della carità! Prega perché la nostra fede sia limpida e coerente; prega perché ogni nostro giorno si trasformi in bontà vissuta e prepari la festa dei figli di Dio, completamente risorti con Gesù nello spirito dell’Amore.
Amen.

“Ite ad Joseph” - QUARTO GIORNO




“Ite ad Joseph”
«Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». (Gen 41,55)
NOVENA A S. GIUSEPPE,
SPOSO DI MARIA
Patrono universale della Chiesa
150 anniversario della proclamazione
1870 – 2020

Novena 10 – 18 marzo 2020

O San Giuseppe,
Patrono della Chiesa,
Tu che accanto al Verbo incarnato
lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane, traendo da Lui la forza di vivere e faticare;

Tu che hai provato l’ansia del domani, l’amarezza della povertà, la precarietà del lavoro;

Tu che irradi oggi l’esempio della tua figura, umile davanti agli uomini, ma grandissima davanti a Dio; guarda alla immensa famiglia che ti è affidata!

Benedici la Chiesa, sospingendola sempre più sulle vie della fedeltà evangelica, e custodisci la pace nel mondo, quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli e il pieno compimento delle umane speranze:
per il bene dell’umanità,
per la missione della Chiesa,
per la gloria della Trinità Santissima. Amen.
(S. Paolo VI, papa)

giovedì 12 marzo 2020

“Ite ad Joseph” - TERZO GIORNO



“Ite ad Joseph”
«Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». (Gen 41,55)
NOVENA A S. GIUSEPPE,
SPOSO DI MARIA
Patrono universale della Chiesa
150 anniversario della proclamazione
1870 – 2020

Novena 10 – 18 marzo 2020

O San Giuseppe,
Patrono della Chiesa,
Tu che accanto al Verbo incarnato
lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane, traendo da Lui la forza di vivere e faticare;

Tu che hai provato l’ansia del domani, l’amarezza della povertà, la precarietà del lavoro;

Tu che irradi oggi l’esempio della tua figura, umile davanti agli uomini, ma grandissima davanti a Dio; guarda alla immensa famiglia che ti è affidata!

Benedici la Chiesa, sospingendola sempre più sulle vie della fedeltà evangelica, e custodisci la pace nel mondo, quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli e il pieno compimento delle umane speranze:
per il bene dell’umanità,
per la missione della Chiesa,
per la gloria della Trinità Santissima. Amen.
(S. Paolo VI, papa)

mercoledì 11 marzo 2020

La Santa di Monacilioni: Benedetta


La santità è sempre stupore. Quando guardiamo i santi ci rendiamo conto che la vita secondo il Vangelo è possibile.
Nei Martiri poi ci accorgiamo che la Parola di Dio: quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell'ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo (Mc 13,11), si è realizzata!
Deboli, fragili creature che vivono con un coraggio e una fortezza il martirio, sembra di sentire la Parola di Dio: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre (Gv 14,12).

Nel Martirologio romano antico si commemorava al 4 gennaio:
A Roma i santi Martiri Prisco Prete, Priscilliano Chierico, e Benedetta, donna religiosa, i quali compirono con la spada il martirio al tempo dell'empissimo Giuliano.
Romae sanctorum Martyrum Prisci Presbyteri, et Priscilliani Clerici, ac Benedictae, religiosae feminae; qui, tempore impiissimi Juliani, gladio martyrium compleverunt.
L’odierno martirologio, edizione tipica 2004, tradotta in italiano nel 2007, non contiene questa commemorazione.
La motivazione è semplice, come dice il Sicari: la loro esistenza è messa in dubbio da alcuni studiosi.
Le reliquie insigni di S. Prisco, martire di Roma, nel XVIII secolo si trovavano in S. Maria del Popolo. Mentre le reliquie dei Santi Priscilliano e Benedetta si trovavano in varie chiese romane. S. Benedetta era particolarmente venerata a S. Lucia in Selci.
Per cui se già le reliquie di S. Benedetta erano in una chiesa non potevano essere estratte dalla catacomba di Priscilla ed essere donate, per poi giungere, nel 1752 a Monacilioni.
Con questo non voglio demolire il culto verso la gloriosa martire, ma affermare che S. Benedetta di Monacilioni è un unicum rispetto alle altre con lo stesso nome, rispetto alla martire Benedetta del 4 gennaio, socia di Santi Prisco e Priscilliano.

La santa di Monacilioni è una martire del cimitero di Priscilla dove rimane sepolta fino al 1752, anno nel quale viene traslata a Monacilioni. Il corpo santo viene richiesto dal parroco don Giuseppe Giuliano, dal Sindaco e dagli eletti, legati da stima con l'abate don Gennaro de Simone di S. Elia a Pianisi, amico del Segretario di Stato, Cardinale Giovanni Antonio Guadagni, custode delle reliquie, il quale il 27 novembre 1751 concede il corpo santo. Giunge a Monacilioni sabato 23 aprile 1752 e
viene collocata nella cappella di S. Reparata. Successivamente, è il 29 ottobre 1752, avviene la traslazione dell'urna nella cappella della Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta. Il 29 giugno 1753, l'arcivescovo di Benevento, Mons. Francesco Pacca, effettua la ricognizione canonica del corpo santo. Il 24 giugno 1873 avviene il prelievo di un frammento dell'osso occipitale della Martire, che sarà in seguito portato in processione in un reliquiario, che il 3 gennaio 1991 viene donata ai cittadini di Monacilioni residenti in Argentina e venerata nella Parrocchia di Nostra Signora in Bernal (Buenos Aires).

Recentemente dal Museo diocesano di Brindisi è stata donata un reliquiario contenete varie reliquie, tra cui una che ha il cartiglio: S. Benedicte Mart.
Per quanto detto sopra sulla questione del corpo santo questo frammento osseo se pur di una omonima non fa di questa reliquia una parte del corpo santo di nome Benedetta venerata a Monacilioni, anche se la ricognizione sulle ossa comprova la mancanza di quel frammento nel corpo santo di Monaciloni, è puramente un caso fortuito. Unica prova sarebbe l’analisi delle ossa o un documento che attesta il prelievo del frammento, poi traslato a Brindisi.


Il paese di Monacilioni celebra la patrona, S. Benedetta, il 4 gennaio (sic!) e la terza domenica di maggio.

“Ite ad Joseph” - SECONDO GIORNO


“Ite ad Joseph”
«Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». (Gen 41,55)
NOVENA A S. GIUSEPPE,
SPOSO DI MARIA
Patrono universale della Chiesa
150 anniversario della proclamazione
1870 – 2020

Novena 10 – 18 marzo 2020

O San Giuseppe,
Patrono della Chiesa,
Tu che accanto al Verbo incarnato
lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane, traendo da Lui la forza di vivere e faticare;

Tu che hai provato l’ansia del domani, l’amarezza della povertà, la precarietà del lavoro;

Tu che irradi oggi l’esempio della tua figura, umile davanti agli uomini, ma grandissima davanti a Dio; guarda alla immensa famiglia che ti è affidata!

Benedici la Chiesa, sospingendola sempre più sulle vie della fedeltà evangelica, e custodisci la pace nel mondo, quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli e il pieno compimento delle umane speranze:
per il bene dell’umanità,
per la missione della Chiesa,
per la gloria della Trinità Santissima. Amen.
(S. Paolo VI, papa)

martedì 10 marzo 2020

“Ite ad Joseph” - PRIMO GIORNO




“Ite ad Joseph”
«Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». (Gen 41,55)
NOVENA A S. GIUSEPPE,
SPOSO DI MARIA
Patrono universale della Chiesa
150 anniversario della proclamazione
1870 – 2020

Novena 10 – 18 marzo 2020

O San Giuseppe,
Patrono della Chiesa,
Tu che accanto al Verbo incarnato
lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane, traendo da Lui la forza di vivere e faticare;

Tu che hai provato l’ansia del domani, l’amarezza della povertà, la precarietà del lavoro;

Tu che irradi oggi l’esempio della tua figura, umile davanti agli uomini, ma grandissima davanti a Dio; guarda alla immensa famiglia che ti è affidata!

Benedici la Chiesa, sospingendola sempre più sulle vie della fedeltà evangelica, e custodisci la pace nel mondo, quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli e il pieno compimento delle umane speranze:
per il bene dell’umanità,
per la missione della Chiesa,
per la gloria della Trinità Santissima. Amen.
(S. Paolo VI, papa)

lunedì 9 marzo 2020

Vitale di Castronuovo: santo della Chiesa indivisa




San Vitale di Castronuovo, monaco bizantino, santo della Chiesa indivisa, nato a Castronovo di Sicilia, agli inizi del X secolo e morto a Rapolla nel 994.
Il Martirologio Romano lo commemora il 9 marzo: Nel territorio di Rapolla in Basilicata, san Vitale da Castronuovo, monaco.

PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI
Padre santo, tu che chiami tutti gli uomini all'unità
di una sola famiglia, perdona i nostri atti di divisione e accordaci
di realizzare la nostra vocazione.
Signore Gesù, tu che sei morto per ricondurre all'unità i figli di Dio dispersi,
fa' che sentiamo lo scandalo delle nostre separazioni e aspiriamo
alla comunione fraterna.
Spirito Santo, tu che guidi la Chiesa a tutta la verità e susciti l'amore,
fa' che cerchiamo la verità che non abbiamo ancora saputo vedere
e amiamo con carità sincera i nostri fratelli.
O Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, che hai radunato le nazioni nel tuo popolo
mediante il battesimo, fa' che progrediscano nell'unità,
perchè possano un giorno partecipare insieme allo stesso pane di vita.

giovedì 5 marzo 2020

S. Foca, trionfò felicemente sull’antico serpente!


San Foca Martire
Francavilla Angitola (VV)

Si racconta che Foca lavorava come giardiniere (da qui il titolo di L’Ortolano) a Sinope, Ponto Eusino, dove visse tra il I e il II secolo. Era molto stimato per il suo senso di ospitalità e per la sua generosità. Fu denunciato come cristiano e quindi ricercato per essere messo a morte. Egli stesso ospitò e nutrì coloro che, senza conoscerlo, lo stavano cercavano e provvide ad organizzare la sua sepoltura scavandosi la fossa, quindi di rivelò ai suoi ospiti che lo martirizzarono. È invocato contro il morso dei serpenti ed è patrono dei marinai.
Le sue reliquie insigni sono conosciute, già alla fine del VII secolo, sia a Roma che a Costantinopoli. Alcune di queste sono all’altare maggiore di S. Marcello al Corso. Il Piazza (1703) ricorda l’esposizione della testa a S. Marcello, così afferma Giovanni Sicari in «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma».
La sua memoria è presente sia nel Martirologio antico, che il quello del XXI secolo.
San Foca Martire
Castiglione Marittimo di Falerna (CS)
Martirologio Romano antico, 5 marzo: In Antiochia il natale di san Foca Martire. Dopo molte ingiurie sofferte nel nome del Redentore, trionfò felicemente sull’antico serpente. Ciò è confermato ancora oggi ai popoli con questo miracolo, che, se alcuno è morso da un serpente, appena tocca con fede la porta della Basilica del Martire, subito, resa vana la forza del veleno, viene risanato.
Martirologio Romano, 5 marzo: A Sinópe nel Ponto, nell’odiena Turchia, san Foca, martire, che fu giardiniere e patì molti tormenti per il nome del Redentore.
È venerato come patrono di Francavilla Angitola (Vibo Valentia) e di Castiglione Marittimo di Falerna (Cosenza).
Nell'iconografia è caratterizzata dalla presenza del serpente, per far memoria di ciò che dice il Martirologio antico.

PREGHIERA

Signore Gesù, nostro Redentore,
come S. Foca martire trionfò felicemente sull’antico serpente,
concedici, per sua intercessione, la fine di ogni epidemia,
la fortezza nella Fede, e alla fine dei nostri giorni la felicità del tuo Regno. Amen.

domenica 1 marzo 2020

NELL'EPIDEMIA, INVOCHIAMO IL SIGNORE, CON SAN ROCCO



Tutta la folla cercava di toccarlo, 
perché da lui usciva una forza 
che guariva tutti. (Lc 6,19)

Glorioso San Rocco, che per la vostra generosità nel consacrarvi al servizio degli appestati e per le vostre continue orazioni vedeste cessare la pestilenza e guarire tutti gli infetti di Acquapendente, in Cesena, in Roma, in Piacenza, in Montpellier, in tutte le città della Francia e dell’Italia da voi percorse, ottenete a noi tutti la grazia di essere per la vostra intercessione costantemente preservati da un flagello così spaventoso e così desolante; ma molto più otteneteci di essere preservati dalla peste spirituale dell’anima, che è appunto il peccato, per poter un giorno essere partecipi con voi della gloria lassù in Paradiso. 
Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

venerdì 28 febbraio 2020

San Fedele martire presso Como

Fedele, soldato romano alla corte imperiale di Milano venne scoperto cristiano ed imprigionato con altri soldati. Riuscendo a fuggire con i suoi commilitoni, fra i quali Carpoforo, Essanto, Cassio, Severo, Secondo e Licinio, prese la strada di Como.

Il gruppo, inseguito da un drappello di soldati romani, fu raggiunto nell'attuale località di Camerlata, dove Carpoforo con i compagni venne catturato e subì il martirio per la fede.
Il primo vescovo di Como, Felice, su un tempio dedicato a Mercurio, fece costruire una prima "memoria" cristiana, sulle cui strutture sorse un edificio altomedioevale ultimato in forme romaniche nel sec. XII: è l’attuale basilica di S. Carpoforo.

Nella Basilica furono trasferiti i corpi di alcuni Santi “…tra i quali Carpoforo, che erano collocati in una località poco discosta chiamata S. Martino alla Selvetta" (Rovelli, Storia di Como, vol. l, pag.81).
Fedele, invece continuò la fuga fino a Samolaco, dove, raggiunto, subì il martirio presso il laghetto di Mezzola, in alto Lago di Como, durante la grande persecuzione di Diocleziano del 303-305 d.C.
A ricordo del protomartire cristiano comense sorse proprio a Samolaco nell’XI secolo il bell’oratorio romanico di San Fedele, detto San Fedelino.
Qui le spoglie del glorioso martire riposarono fino al 964, anno in cui il Vescovo di Como Gualdone (o Ubaldo) le rilevò e portò solennemente in città, nella chiesa paleocristiana di S. Eufemia, che da allora assunse il nome di S. Fedele. I cronisti descrivono l'avvenimento come una festa, anzi come un tripudio di tutti i comensi (Rovelli, Storia di Como, vol. l, pag.132). Interrate prima nel mezzo del presbiterio, il 4 giugno 1365, per opera di Stefano Gatti, 66° Vescovo di Como (1362-1369) le ossa di S. Fedele trovarono collocazione stabile in quella preziosa arca marmorea, arricchita da una fascia in belle tessere di vetro dorato recanti ritratti di papi e di santi, che vediamo oggi sotto l'altare maggiore. Questo episodio è documentato per esteso nella scritta latina in caratteri gotici scolpita sull'arca medesima. Numerose ricognizioni delle ossa di S. Fedele furono compiute in seguito, dai Vescovi di Como fino all'ultima del 1964, in occasione delle solenni celebrazioni del millenario della traslazione. In quell'anno le ossa del martire furono ricomposte nell'urna di bronzo dorata opera di pregevole fattura della ditta Silva di Como dell'anno 1906, collocata entro l'arca marmorea, nella quale si trovano inseriti, con il verbale di ricognizione del millenario i documenti delle precedenti ricognizioni.
S. Fedele martire a Como
patrono di Verscio
(Svizzera)
S. Fedele fu martire nei primi secoli e le notizie sul suo conto sono assai più scarse di quanto lascerebbe credere la sua chiara fama. Probabilmente fu un missionario cristiano, inviato dal Vescovo di Milano sulle rive del lago, dove la popolazione era ancora pagana. Infatti, una Passione un po' tarda fa il nome di Materno, Vescovo di Milano, il quale, nel III secolo, avrebbe mandato Fedele a convertire i pagani delle Prealpi retiche.
Predicando e insegnando, San Fedele sarebbe giunto fino all'estremità settentrionale del bacino lacustre, verso Chiavenna. Qui avrebbe sofferto la rapida morte, forse nella persecuzione di Diocleziano.
Un'altra tradizione lo dice invece soldato delle Legioni imperiali, Legione tebana, fuggitivo, con alcuni compagni, quando Diocleziano e Massimiano pubblicarono i primi editti di persecuzione contro i cristiani, miranti a epurare l'esercito e a porre sotto inchiesta i pubblici funzionari.
Giunti a Milano, furono scoperti e nuovamente in fuga furono raggiunti presso Camerlata: Carpoforo, Essanto, Cassio, Severo, Secondo e Licinio furono qui uccisi, mentre Fedele fuggi via lago fino a Samolaco, e qui poi ucciso presso S. Fedelino.
Testimonianza di S. Ennodio, vescovo di Pavia, che narrando la vita di Sant'Antonio di Lérins, ricorda che il suo primo rifugio fu presso la sepoltura di San Felice, dove, egli aggiunge, "il Lario depone la minaccia dei suoi bianchi arieti, quando la terra gli oppone il duro freno delle rive".
Tale descrizione può far pensare che la sepoltura del Martire sia stata effettivamente a Como, nell'estremità più stretta e più ripida del grande lago, spesso tempestoso. Ma altre fonti testimoniano in favore della sepoltura di San Fedele a Samolaco, cioè all'altra estremità del lago, nel luogo stesso della decapitazione.
Santi Martiri
Carpoforo e Fedele
Patroni di Arona
Infine. È poco attendibile, a causa delle tante ricognizioni delle reliquie avvenute nella basilica di S. Fedele in Como, la traslazione ad Arona e la successiva nel 1572, ad opera di San Carlo Borromeo a Milano, in una chiesa allora costruita nel centro della città. Il S. Fedele di Milano è un omonimo o un “battezzato” con questo nome. Per cui le reliquie di S. Fedele, protomartire comense, sono a Como.
Concludendo: S. Fedele è un personaggio veramente esistito, se pur non è chiaro fino in fondo se era un missionario inviato dalla Chiesa di Milano o un legionario fuggitivo che poi subì in zona lariana il martirio per la fede cristiana.
Il suo nome è iscritto nel Martirologio Romano, il 29 ottobre: Nei pressi di Como, san Fedele, martire.
La Chiesa di Como ricorda la memoria di san Fedele il 29 ottobre, in quanto il 28 ottobre è la festa dei Santi Apostoli Simone e Giuda Taddeo.