venerdì 13 marzo 2020

NELL'EPIDEMIA, INVOCHIAMO IL SIGNORE, CON SAN ROCCO



Tutta la folla cercava di toccarlo, 
perché da lui usciva una forza 
che guariva tutti. (Lc 6,19)

A SAN ROCCO 
(CARD. ANGELO COMASTRI)

O San Rocco, tu hai mirabilmente vissuto il comandamento nuovo che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli; tu hai amato i fratelli fino al dono di te stesso e sei diventato immagine viva di Gesù, che ha piantato la Croce dell’Amore Divino nei solchi dell’odio e dell’egoismo umano.

Tu ci ricordi che la carità è indispensabile per essere veramente cristiani perché, al termine della vita , saremo giudicati sulla carità.

Prega per noi, o san Rocco, discepolo fedele del Signore! Prega perché finisca l’indifferenza che chiude i cuori e ci rende estranei gli uni agli altri.

Prega perché noi cristiani diventiamo sempre di più lievito di misericordia, invito al dono della vita, esempio di attenzione e di gioioso servizio ai piccoli, agli ultimi, agli ammalati, agli emarginati.

Prega per noi, o san Rocco, apostolo della carità! Prega perché la nostra fede sia limpida e coerente; prega perché ogni nostro giorno si trasformi in bontà vissuta e prepari la festa dei figli di Dio, completamente risorti con Gesù nello spirito dell’Amore.
Amen.

“Ite ad Joseph” - QUARTO GIORNO




“Ite ad Joseph”
«Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». (Gen 41,55)
NOVENA A S. GIUSEPPE,
SPOSO DI MARIA
Patrono universale della Chiesa
150 anniversario della proclamazione
1870 – 2020

Novena 10 – 18 marzo 2020

O San Giuseppe,
Patrono della Chiesa,
Tu che accanto al Verbo incarnato
lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane, traendo da Lui la forza di vivere e faticare;

Tu che hai provato l’ansia del domani, l’amarezza della povertà, la precarietà del lavoro;

Tu che irradi oggi l’esempio della tua figura, umile davanti agli uomini, ma grandissima davanti a Dio; guarda alla immensa famiglia che ti è affidata!

Benedici la Chiesa, sospingendola sempre più sulle vie della fedeltà evangelica, e custodisci la pace nel mondo, quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli e il pieno compimento delle umane speranze:
per il bene dell’umanità,
per la missione della Chiesa,
per la gloria della Trinità Santissima. Amen.
(S. Paolo VI, papa)

giovedì 12 marzo 2020

“Ite ad Joseph” - TERZO GIORNO



“Ite ad Joseph”
«Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». (Gen 41,55)
NOVENA A S. GIUSEPPE,
SPOSO DI MARIA
Patrono universale della Chiesa
150 anniversario della proclamazione
1870 – 2020

Novena 10 – 18 marzo 2020

O San Giuseppe,
Patrono della Chiesa,
Tu che accanto al Verbo incarnato
lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane, traendo da Lui la forza di vivere e faticare;

Tu che hai provato l’ansia del domani, l’amarezza della povertà, la precarietà del lavoro;

Tu che irradi oggi l’esempio della tua figura, umile davanti agli uomini, ma grandissima davanti a Dio; guarda alla immensa famiglia che ti è affidata!

Benedici la Chiesa, sospingendola sempre più sulle vie della fedeltà evangelica, e custodisci la pace nel mondo, quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli e il pieno compimento delle umane speranze:
per il bene dell’umanità,
per la missione della Chiesa,
per la gloria della Trinità Santissima. Amen.
(S. Paolo VI, papa)

mercoledì 11 marzo 2020

La Santa di Monacilioni: Benedetta


La santità è sempre stupore. Quando guardiamo i santi ci rendiamo conto che la vita secondo il Vangelo è possibile.
Nei Martiri poi ci accorgiamo che la Parola di Dio: quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell'ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo (Mc 13,11), si è realizzata!
Deboli, fragili creature che vivono con un coraggio e una fortezza il martirio, sembra di sentire la Parola di Dio: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre (Gv 14,12).

Nel Martirologio romano antico si commemorava al 4 gennaio:
A Roma i santi Martiri Prisco Prete, Priscilliano Chierico, e Benedetta, donna religiosa, i quali compirono con la spada il martirio al tempo dell'empissimo Giuliano.
Romae sanctorum Martyrum Prisci Presbyteri, et Priscilliani Clerici, ac Benedictae, religiosae feminae; qui, tempore impiissimi Juliani, gladio martyrium compleverunt.
L’odierno martirologio, edizione tipica 2004, tradotta in italiano nel 2007, non contiene questa commemorazione.
La motivazione è semplice, come dice il Sicari: la loro esistenza è messa in dubbio da alcuni studiosi.
Le reliquie insigni di S. Prisco, martire di Roma, nel XVIII secolo si trovavano in S. Maria del Popolo. Mentre le reliquie dei Santi Priscilliano e Benedetta si trovavano in varie chiese romane. S. Benedetta era particolarmente venerata a S. Lucia in Selci.
Per cui se già le reliquie di S. Benedetta erano in una chiesa non potevano essere estratte dalla catacomba di Priscilla ed essere donate, per poi giungere, nel 1752 a Monacilioni.
Con questo non voglio demolire il culto verso la gloriosa martire, ma affermare che S. Benedetta di Monacilioni è un unicum rispetto alle altre con lo stesso nome, rispetto alla martire Benedetta del 4 gennaio, socia di Santi Prisco e Priscilliano.

La santa di Monacilioni è una martire del cimitero di Priscilla dove rimane sepolta fino al 1752, anno nel quale viene traslata a Monacilioni. Il corpo santo viene richiesto dal parroco don Giuseppe Giuliano, dal Sindaco e dagli eletti, legati da stima con l'abate don Gennaro de Simone di S. Elia a Pianisi, amico del Segretario di Stato, Cardinale Giovanni Antonio Guadagni, custode delle reliquie, il quale il 27 novembre 1751 concede il corpo santo. Giunge a Monacilioni sabato 23 aprile 1752 e
viene collocata nella cappella di S. Reparata. Successivamente, è il 29 ottobre 1752, avviene la traslazione dell'urna nella cappella della Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta. Il 29 giugno 1753, l'arcivescovo di Benevento, Mons. Francesco Pacca, effettua la ricognizione canonica del corpo santo. Il 24 giugno 1873 avviene il prelievo di un frammento dell'osso occipitale della Martire, che sarà in seguito portato in processione in un reliquiario, che il 3 gennaio 1991 viene donata ai cittadini di Monacilioni residenti in Argentina e venerata nella Parrocchia di Nostra Signora in Bernal (Buenos Aires).

Recentemente dal Museo diocesano di Brindisi è stata donata un reliquiario contenete varie reliquie, tra cui una che ha il cartiglio: S. Benedicte Mart.
Per quanto detto sopra sulla questione del corpo santo questo frammento osseo se pur di una omonima non fa di questa reliquia una parte del corpo santo di nome Benedetta venerata a Monacilioni, anche se la ricognizione sulle ossa comprova la mancanza di quel frammento nel corpo santo di Monaciloni, è puramente un caso fortuito. Unica prova sarebbe l’analisi delle ossa o un documento che attesta il prelievo del frammento, poi traslato a Brindisi.


Il paese di Monacilioni celebra la patrona, S. Benedetta, il 4 gennaio (sic!) e la terza domenica di maggio.

“Ite ad Joseph” - SECONDO GIORNO


“Ite ad Joseph”
«Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». (Gen 41,55)
NOVENA A S. GIUSEPPE,
SPOSO DI MARIA
Patrono universale della Chiesa
150 anniversario della proclamazione
1870 – 2020

Novena 10 – 18 marzo 2020

O San Giuseppe,
Patrono della Chiesa,
Tu che accanto al Verbo incarnato
lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane, traendo da Lui la forza di vivere e faticare;

Tu che hai provato l’ansia del domani, l’amarezza della povertà, la precarietà del lavoro;

Tu che irradi oggi l’esempio della tua figura, umile davanti agli uomini, ma grandissima davanti a Dio; guarda alla immensa famiglia che ti è affidata!

Benedici la Chiesa, sospingendola sempre più sulle vie della fedeltà evangelica, e custodisci la pace nel mondo, quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli e il pieno compimento delle umane speranze:
per il bene dell’umanità,
per la missione della Chiesa,
per la gloria della Trinità Santissima. Amen.
(S. Paolo VI, papa)

martedì 10 marzo 2020

“Ite ad Joseph” - PRIMO GIORNO




“Ite ad Joseph”
«Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». (Gen 41,55)
NOVENA A S. GIUSEPPE,
SPOSO DI MARIA
Patrono universale della Chiesa
150 anniversario della proclamazione
1870 – 2020

Novena 10 – 18 marzo 2020

O San Giuseppe,
Patrono della Chiesa,
Tu che accanto al Verbo incarnato
lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane, traendo da Lui la forza di vivere e faticare;

Tu che hai provato l’ansia del domani, l’amarezza della povertà, la precarietà del lavoro;

Tu che irradi oggi l’esempio della tua figura, umile davanti agli uomini, ma grandissima davanti a Dio; guarda alla immensa famiglia che ti è affidata!

Benedici la Chiesa, sospingendola sempre più sulle vie della fedeltà evangelica, e custodisci la pace nel mondo, quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli e il pieno compimento delle umane speranze:
per il bene dell’umanità,
per la missione della Chiesa,
per la gloria della Trinità Santissima. Amen.
(S. Paolo VI, papa)

lunedì 9 marzo 2020

Vitale di Castronuovo: santo della Chiesa indivisa




San Vitale di Castronuovo, monaco bizantino, santo della Chiesa indivisa, nato a Castronovo di Sicilia, agli inizi del X secolo e morto a Rapolla nel 994.
Il Martirologio Romano lo commemora il 9 marzo: Nel territorio di Rapolla in Basilicata, san Vitale da Castronuovo, monaco.

PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI
Padre santo, tu che chiami tutti gli uomini all'unità
di una sola famiglia, perdona i nostri atti di divisione e accordaci
di realizzare la nostra vocazione.
Signore Gesù, tu che sei morto per ricondurre all'unità i figli di Dio dispersi,
fa' che sentiamo lo scandalo delle nostre separazioni e aspiriamo
alla comunione fraterna.
Spirito Santo, tu che guidi la Chiesa a tutta la verità e susciti l'amore,
fa' che cerchiamo la verità che non abbiamo ancora saputo vedere
e amiamo con carità sincera i nostri fratelli.
O Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, che hai radunato le nazioni nel tuo popolo
mediante il battesimo, fa' che progrediscano nell'unità,
perchè possano un giorno partecipare insieme allo stesso pane di vita.

giovedì 5 marzo 2020

S. Foca, trionfò felicemente sull’antico serpente!


San Foca Martire
Francavilla Angitola (VV)

Si racconta che Foca lavorava come giardiniere (da qui il titolo di L’Ortolano) a Sinope, Ponto Eusino, dove visse tra il I e il II secolo. Era molto stimato per il suo senso di ospitalità e per la sua generosità. Fu denunciato come cristiano e quindi ricercato per essere messo a morte. Egli stesso ospitò e nutrì coloro che, senza conoscerlo, lo stavano cercavano e provvide ad organizzare la sua sepoltura scavandosi la fossa, quindi di rivelò ai suoi ospiti che lo martirizzarono. È invocato contro il morso dei serpenti ed è patrono dei marinai.
Le sue reliquie insigni sono conosciute, già alla fine del VII secolo, sia a Roma che a Costantinopoli. Alcune di queste sono all’altare maggiore di S. Marcello al Corso. Il Piazza (1703) ricorda l’esposizione della testa a S. Marcello, così afferma Giovanni Sicari in «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma».
La sua memoria è presente sia nel Martirologio antico, che il quello del XXI secolo.
San Foca Martire
Castiglione Marittimo di Falerna (CS)
Martirologio Romano antico, 5 marzo: In Antiochia il natale di san Foca Martire. Dopo molte ingiurie sofferte nel nome del Redentore, trionfò felicemente sull’antico serpente. Ciò è confermato ancora oggi ai popoli con questo miracolo, che, se alcuno è morso da un serpente, appena tocca con fede la porta della Basilica del Martire, subito, resa vana la forza del veleno, viene risanato.
Martirologio Romano, 5 marzo: A Sinópe nel Ponto, nell’odiena Turchia, san Foca, martire, che fu giardiniere e patì molti tormenti per il nome del Redentore.
È venerato come patrono di Francavilla Angitola (Vibo Valentia) e di Castiglione Marittimo di Falerna (Cosenza).
Nell'iconografia è caratterizzata dalla presenza del serpente, per far memoria di ciò che dice il Martirologio antico.

PREGHIERA

Signore Gesù, nostro Redentore,
come S. Foca martire trionfò felicemente sull’antico serpente,
concedici, per sua intercessione, la fine di ogni epidemia,
la fortezza nella Fede, e alla fine dei nostri giorni la felicità del tuo Regno. Amen.

domenica 1 marzo 2020

NELL'EPIDEMIA, INVOCHIAMO IL SIGNORE, CON SAN ROCCO



Tutta la folla cercava di toccarlo, 
perché da lui usciva una forza 
che guariva tutti. (Lc 6,19)

Glorioso San Rocco, che per la vostra generosità nel consacrarvi al servizio degli appestati e per le vostre continue orazioni vedeste cessare la pestilenza e guarire tutti gli infetti di Acquapendente, in Cesena, in Roma, in Piacenza, in Montpellier, in tutte le città della Francia e dell’Italia da voi percorse, ottenete a noi tutti la grazia di essere per la vostra intercessione costantemente preservati da un flagello così spaventoso e così desolante; ma molto più otteneteci di essere preservati dalla peste spirituale dell’anima, che è appunto il peccato, per poter un giorno essere partecipi con voi della gloria lassù in Paradiso. 
Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

venerdì 28 febbraio 2020

San Fedele martire presso Como

Fedele, soldato romano alla corte imperiale di Milano venne scoperto cristiano ed imprigionato con altri soldati. Riuscendo a fuggire con i suoi commilitoni, fra i quali Carpoforo, Essanto, Cassio, Severo, Secondo e Licinio, prese la strada di Como.

Il gruppo, inseguito da un drappello di soldati romani, fu raggiunto nell'attuale località di Camerlata, dove Carpoforo con i compagni venne catturato e subì il martirio per la fede.
Il primo vescovo di Como, Felice, su un tempio dedicato a Mercurio, fece costruire una prima "memoria" cristiana, sulle cui strutture sorse un edificio altomedioevale ultimato in forme romaniche nel sec. XII: è l’attuale basilica di S. Carpoforo.

Nella Basilica furono trasferiti i corpi di alcuni Santi “…tra i quali Carpoforo, che erano collocati in una località poco discosta chiamata S. Martino alla Selvetta" (Rovelli, Storia di Como, vol. l, pag.81).
Fedele, invece continuò la fuga fino a Samolaco, dove, raggiunto, subì il martirio presso il laghetto di Mezzola, in alto Lago di Como, durante la grande persecuzione di Diocleziano del 303-305 d.C.
A ricordo del protomartire cristiano comense sorse proprio a Samolaco nell’XI secolo il bell’oratorio romanico di San Fedele, detto San Fedelino.
Qui le spoglie del glorioso martire riposarono fino al 964, anno in cui il Vescovo di Como Gualdone (o Ubaldo) le rilevò e portò solennemente in città, nella chiesa paleocristiana di S. Eufemia, che da allora assunse il nome di S. Fedele. I cronisti descrivono l'avvenimento come una festa, anzi come un tripudio di tutti i comensi (Rovelli, Storia di Como, vol. l, pag.132). Interrate prima nel mezzo del presbiterio, il 4 giugno 1365, per opera di Stefano Gatti, 66° Vescovo di Como (1362-1369) le ossa di S. Fedele trovarono collocazione stabile in quella preziosa arca marmorea, arricchita da una fascia in belle tessere di vetro dorato recanti ritratti di papi e di santi, che vediamo oggi sotto l'altare maggiore. Questo episodio è documentato per esteso nella scritta latina in caratteri gotici scolpita sull'arca medesima. Numerose ricognizioni delle ossa di S. Fedele furono compiute in seguito, dai Vescovi di Como fino all'ultima del 1964, in occasione delle solenni celebrazioni del millenario della traslazione. In quell'anno le ossa del martire furono ricomposte nell'urna di bronzo dorata opera di pregevole fattura della ditta Silva di Como dell'anno 1906, collocata entro l'arca marmorea, nella quale si trovano inseriti, con il verbale di ricognizione del millenario i documenti delle precedenti ricognizioni.
S. Fedele martire a Como
patrono di Verscio
(Svizzera)
S. Fedele fu martire nei primi secoli e le notizie sul suo conto sono assai più scarse di quanto lascerebbe credere la sua chiara fama. Probabilmente fu un missionario cristiano, inviato dal Vescovo di Milano sulle rive del lago, dove la popolazione era ancora pagana. Infatti, una Passione un po' tarda fa il nome di Materno, Vescovo di Milano, il quale, nel III secolo, avrebbe mandato Fedele a convertire i pagani delle Prealpi retiche.
Predicando e insegnando, San Fedele sarebbe giunto fino all'estremità settentrionale del bacino lacustre, verso Chiavenna. Qui avrebbe sofferto la rapida morte, forse nella persecuzione di Diocleziano.
Un'altra tradizione lo dice invece soldato delle Legioni imperiali, Legione tebana, fuggitivo, con alcuni compagni, quando Diocleziano e Massimiano pubblicarono i primi editti di persecuzione contro i cristiani, miranti a epurare l'esercito e a porre sotto inchiesta i pubblici funzionari.
Giunti a Milano, furono scoperti e nuovamente in fuga furono raggiunti presso Camerlata: Carpoforo, Essanto, Cassio, Severo, Secondo e Licinio furono qui uccisi, mentre Fedele fuggi via lago fino a Samolaco, e qui poi ucciso presso S. Fedelino.
Testimonianza di S. Ennodio, vescovo di Pavia, che narrando la vita di Sant'Antonio di Lérins, ricorda che il suo primo rifugio fu presso la sepoltura di San Felice, dove, egli aggiunge, "il Lario depone la minaccia dei suoi bianchi arieti, quando la terra gli oppone il duro freno delle rive".
Tale descrizione può far pensare che la sepoltura del Martire sia stata effettivamente a Como, nell'estremità più stretta e più ripida del grande lago, spesso tempestoso. Ma altre fonti testimoniano in favore della sepoltura di San Fedele a Samolaco, cioè all'altra estremità del lago, nel luogo stesso della decapitazione.
Santi Martiri
Carpoforo e Fedele
Patroni di Arona
Infine. È poco attendibile, a causa delle tante ricognizioni delle reliquie avvenute nella basilica di S. Fedele in Como, la traslazione ad Arona e la successiva nel 1572, ad opera di San Carlo Borromeo a Milano, in una chiesa allora costruita nel centro della città. Il S. Fedele di Milano è un omonimo o un “battezzato” con questo nome. Per cui le reliquie di S. Fedele, protomartire comense, sono a Como.
Concludendo: S. Fedele è un personaggio veramente esistito, se pur non è chiaro fino in fondo se era un missionario inviato dalla Chiesa di Milano o un legionario fuggitivo che poi subì in zona lariana il martirio per la fede cristiana.
Il suo nome è iscritto nel Martirologio Romano, il 29 ottobre: Nei pressi di Como, san Fedele, martire.
La Chiesa di Como ricorda la memoria di san Fedele il 29 ottobre, in quanto il 28 ottobre è la festa dei Santi Apostoli Simone e Giuda Taddeo.

giovedì 27 febbraio 2020

San Gaucherio di Aureil eremita e sacerdote, prega per noi!




GAUCHER. Un nome di un santo francese, un sacerdote. Se con Google Traduttore si prova decifrare il nome in italiano, è soprendente: mancino, sinistra. Si perché il francese GAUCHE assomiglia molto al nome GAUCHER. Ma è ancora più sorprendente che nella ricerca su Google risulta la MALATTIA DI GAUCHER.
Il Martirologio Romano ha latinizzato il nome GAUCHER in GAUCHERIO.

Martirologio Romano, 9 aprile: Ad Aureil nel territorio di Limoges in Francia, san Gaucherio, che, canonico regolare, fu per il clero modello di vita comunitaria e di zelo per le anime.

GAUCHER è nato a Meulan-sur-Seine nella seconda metà del sec. XI. Fu istruito nelle arti liberali da un certo Reynier e poi di Umberto, canonico di Limoges, che seguì nel Limousin. Qui, all'età di diciotto anni, insieme a Germondo, suo amico d'infanzia che l'aveva accompagnato, si diede a condurre vita eremitica nella foresta di Chavagnac. La solitudine dei due fu presto violata da discepoli che, in numero sempre più grande, accorrevano per porsi sotto la loro guida. Pertanto, Gaucherio chiese e ottenne dai canonici di Limoges il permesso di costruire un monastero in un bosco di loro proprietà. Sorse così il monastero di Aureil.


Successivamente, Gaucherio costruì anche un monastero femminile e pose le due fondazioni sotto la regola dei Canonici di S. Agostino. Tra i numerosi discepoli del santo, particolarmente famoso fu S. Stefano Muret, il fondatore di Grandmont.
All'età di ottant'anni, il 9 apr. 1139 o 1140, Gaucherio morì per una caduta da cavallo. Il suo corpo sepolto ad Aureil, fu levato da terra dal vescovo Sebrando nel 1194, a seguito di un decreto di canonizzazione emesso da papa Celestino III. La sua festa si celebra il 9 aprile nel Limousin, a Versailles e a Rouen; il 31 maggio viene esposto il suo corpo nella chiesa di Aureil.