lunedì 18 novembre 2019

Questa gioia di dimorare nell'amore di Dio incomincia fin da quaggiù (S. Paolo VI).



La tradizione locale ritiene santa Gioconda discepola del vescovo san Prospero — per questo si celebra all’indomani della festa del Patrono—, il cui episcopato risale al secolo V. Tuttavia, il suo culto si è esteso a tutta la città di Reggio e alla Diocesi verso l’anno 1030; in seguito sarà largamente sottolineato anche dall’iconografia reggiana. Il corpo della Santa è conservato e venerato nel tempio cittadino dei santi Pietro e Prospero. Nell’ultima revisione del Proprio diocesano, che risale al 1989, nella memoria di santa Gioconda si propone alla meditazione dei fedeli un passo dell’Esortazione apostolica Gaudete in Domino di San Paolo VI.
Una statua che raffigura Santa Gioconda si trova nella facciata della chiesa di San Prospero e nel transetto al termine della navata della chiesa di san Pietro si può ammirare la Madonna del Giglio, dove ai suoi piedi si possono notare gli sguardi e i gesti dei personaggi in primo piano che sono san Pietro e santa Gioconda, che si volgono alla Madonna, con gli angeli in volo circondano e sembrano sostenere il quadro con la Madonna e il Bambino.
Infine nel santuario della Ghiara c’è la sua immagine nel tamburo della cupola centrale.
La festa per Santa Gioconda nel proprio della diocesi è stata fissata nel giorno 25 novembre.

Santa Gioconda, prega per noi affinché non perdiamo la gioia di essere amati …. salvati!

Da GAUDETE IN DOMINO di S. Paolo VI
Soffermiamoci ora a contemplare la persona di Gesù, nel corso della sua vita terrena. Nella sua umanità, egli ha fatto l'esperienza delle nostre gioie. Egli ha manifestamente conosciuto, apprezzato, esaltato tutta una gamma di gioie umane, di quelle gioie semplici e quotidiane, alla portata di tutti. La profondità della sua vita interiore non ha attenuato il realismo del suo sguardo, né la sua sensibilità. Egli ammira gli uccelli del cielo e i gigli dei campi. Egli richiama tosto lo sguardo di Dio sulla creazione all'alba della storia. Egli esalta volentieri la gioia del seminatore e del mietitore, quella dell'uomo che scopre un tesoro nascosto, quella del pastore che ritrova la sua pecora o della donna che riscopre la dramma perduta, la gioia degli invitati al banchetto, la gioia delle nozze, quella del padre che accoglie il proprio figlio al ritorno da una vita di prodigo e quella della donna che ha appena dato alla luce il suo bambino. Queste gioie umane hanno tale consistenza per Gesù da essere per lui i segni delle gioie spirituali del Regno di Dio: gioia degli uomini che entrano in questo Regno, vi ritornano o vi lavorano, gioia del Padre che li accoglie. E per parte sua Gesù stesso manifesta la sua soddisfazione e la sua tenerezza quando incontra fanciulli che desiderano avvicinarlo, un giovane ricco, fedele e sollecito di fare di più, amici che gli aprono la loro casa come Marta, Maria, Lazzaro. La sua felicità è soprattutto di vedere la Parola accolta, gli indemoniati liberati, una peccatrice o un pubblicano come Zaccheo convertirsi, una vedova sottrarre alla sua povertà per donare. Egli esulta anche quando costata che i piccoli hanno la rivelazione del Regno, che rimane nascosto ai dotti e ai sapienti (20). Sì, perché il Cristo «ha condiviso in tutto, eccetto il peccato, la nostra condizione umana» (21) ha accolto e provato le gioie affettive e spirituali, come un dono di Dio. E senza sosta egli «ai poveri annunziò il vangelo di salvezza, agli afflitti la gioia» (22). Il Vangelo di san Luca offre una particolare testimonianza di questa seminagione di allegrezza. I miracoli di Gesù, le parole di perdono sono altrettanti segni della bontà divina: la folla intera esulta per tutte le meraviglie da lui compiute (23) e rende gloria a Dio. Per il cristiano, come per Gesù, si tratta di vivere, nel rendimento di grazie al Padre, le gioie umane che il Creatore gli dona.
Ma qui è importante cogliere bene il segreto della gioia inscrutabile che dimora in Gesù, e che gli è propria. È specialmente il Vangelo di san Giovanni che ne solleva il velo, affidandoci le parole intime del Figlio di Dio fatto uomo. Se Gesù irradia una tale pace, una tale sicurezza, una tale allegrezza, una tale disponibilità, è a causa dell'amore ineffabile di cui egli sa di essere amato dal Padre. Fin dal suo battesimo sulle rive del Giordano, questo amore, presente fin dal primo istante della sua Incarnazione, è manifestato: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto» (24).
Questa certezza è inseparabile dalla coscienza di Gesù. È una Presenza che non lascia mai solo (25). È una conoscenza intima che lo colma: «Il Padre conosce me e io conosco il Padre» (26). È uno scambio incessante e totale: «Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie» (27). Il Padre ha rimesso al Figlio il potere di giudicare, quello di disporre della vita. È una reciproca inabitazione: «Io sono nel Padre e il Padre è in me» (28). A sua volta, il Figlio rende al Padre un amore senza misura: «Io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato» (29). Egli fa sempre ciò che piace al Padre: è il suo «cibo» (30). La sua disponibilità giunge sino al dono della sua vita d'uomo, la sua fiducia sino alla certezza di riprenderla: «Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo» (31). In questo senso, egli si rallegra di andare al Padre. Non si tratta per Gesù di una effimera presa di coscienza: è l'eco, nella sua coscienza umana, dell'amore che egli conosce da sempre come Dio nel seno del Padre: «Tu mi hai amato prima della creazione del mondo» (32). Vi è qui una relazione incomunicabile d'amore, che si 'identifica con la sua esistenza di Figlio, ed è il segreto della vita trinitaria: il Padre vi appare come colui che si dona al Figlio, senza riserva e senza intermissione, in un impeto di generosità gioiosa, e il Figlio come colui che si dona nello stesso modo al Padre, con uno slancio di gratitudine gioiosa, nello Spirito Santo.
Ed ecco che i discepoli, e tutti coloro che credono nel Cristo, sono chiamati a partecipare a questa gioia. Gesù vuole che essi abbiano in se stessi la pienezza della sua gioia (33): «E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore col quale mi hai amato sia in essi e io in loro» (34).
Questa gioia di dimorare nell'amore di Dio incomincia fin da quaggiù. È quella del Regno di Dio. Ma essa è accordata su di una via scoscesa che richiede una totale fiducia nel Padre e nel Figlio, e una preferenza data al Regno. Il messaggio di Gesù promette innanzi tutto la gioia, questa gioia esigente; non si apre essa attraverso le beatitudini? «Beati, voi poveri, perché vostro è il Regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete» (35).

(20) Cfr. Luc. 10, 21
(21) Prex Eucharistica, IV; cfr. Hebr. 4, 15
(22) Ibid.; cfr. Luc. 4, 18
(23) Cfr. Luc. 13, 17
(24) Luc. 3, 22
(25) Cfr. Io. 16, 32
(26) Io. 10, 15
(27) Ibid. 17, 10
(28) Ibid. 14, 10
(29) Ibid. 14, 31
(30) Cfr. Io. 8, 29; 4, 34
(31) Io. 10, 17
(32) Ibid. 17, 24
(33) Cfr. Io. 17, 13
(34) Io. 17, 26
(35) Luc. 6, 20-21

domenica 17 novembre 2019

Santi Crisanto e Daria, pregate per noi!




I Santi Crisanto e Daria da oltre un millennio sono venerati patroni della Città di Reggio Emilia.

La loro memoria è presente nei più antichi Martirologi della Chiesa di Oriente e di Occidente e il loro culto si è diffuso in tutta la cristianità fin dai primi secoli: lo testimoniano le raffigurazioni dei due santi Martiri nei mosaici di Sant’Apollinare a Ravenna. Nel Martirologio Romano pubblicato nel 2001 a norma della Costituzione del Concilio Ecumenico Vaticano II sulla sacra Liturgia, così si apre l’elenco dei Santi ricordati dalla Chiesa il 25 ottobre: «a Roma nel cimitero di Trasóne sulla via Salaria nuova, santi Crisanto e Daria, martiri, lodati dal papa san Damaso».

I loro resti, unitamente a quelli dei martiri Diodoro e Mariano, traslati da Stefano VI nella basilica dei Ss. XII Apostoli, sono nel pozzo della nuova confessione dal 22 aprile 1879. Le reliquie venivano esposte all’altare maggiore il 1 di maggio. La tomba di Crisanto e Daria è indicata, sia negli Itinerari del VII secolo sia nel Liber Pontificalis, in una basilichetta del Cimitero di Trasone sulla Via Salaria Nuova.
Secondo la tradizione parte dei loro resti è custodita anche a S. Silvestro, a S. Prassede, al Laterano e a S. Paolo f.l.m. che vanta, inoltre, il possesso delle loro teste. Dal Sancta Sanctorum furono, secondo la leggenda, traslate nel 915 al monastero di Munstereiffel e da qui, nel 947, trasferite nel Duomo di Reggio Emilia ad opera del vescovo Adelardo.
Il loro culto di diffuse rapidamente nella Città di Reggio al punto che furono dichiarati Patroni, assieme a S. Prospero, con il quale compaiono nel gonfalone della stessa Città.

Secondo l’iconografia tradizionale che li vuole rivestiti di abiti bianchi secolari, Crisanto e Daria erano cristiani, e cristiani laici vissuti nel III secolo, convertiti al cristianesimo ricevendone il Battesimo e accomunati dalla testimonianza al Vangelo fino al Martirio (si suppone nell’anno 283).
Altre città vantano il possesso di loro reliquie: Oria, Salisburgo, Vienna e Napoli.

Nascosta nel castello di Oria, la Cripta dei Santi Crisante e Daria è un raro esempio di chiesa sotterranea urbana altomedievale interamente conservata.
È una scalinata che si apre nel cortile del superbo castello svevo di Oria a consentire l’accesso all’affascinante Cripta dei Santi Crisante e Daria, piccola chiesa ipogea d’epoca altomedievale.
La cripta, riportata alla luce nel 1822, è stata verosimilmente fondata dal vescovo Teodosio per ospitare le reliquie dei santi Crisante e Daria, ricevute in dono da Papa Stefano V.

Come si può comprendere ci sono un po' di incongruenze storiche tra le tradizioni locali, solo Iddio sa la verità, ciò che conta che la testimonianza di fede dei Santi Crisante e Daria sia da custodia della fede di coloro che visitano con fede questi luoghi per rinsaldare il loro rapporto con il Signore Gesù.

sabato 16 novembre 2019

S. Eusanio sipontino




Le scarse notizie della sua vita provengono da una Passio leggendaria, secondo la quale era originario di Siponto, attualmente frazione di Manfredonia; durante un pellegrinaggio a Roma Eusanio sostò nei territori di Chieti, Valva, Antrodoco e Rieti; in queste ultime due città compie dei miracoli, e a Rieti gli venne dedicata la chiesa di Sant'Eusanio. Durante il viaggio di ritorno, si fermò nel territorio dell'attuale Sant'Eusanio Forconese, nella provincia dell'Aquila, dove svolse un secondo apostolato, suscitando le gelosie di unHistoria della città di Chieti metropoli della provincie d'Abbruzzo; del 1657, redatta dallo storico e giurista Girolamo Nicolino. Nel testo si narra che Eusanio compì un miracolo nella sua cittadina di origine Siponto, resuscitando un giovane di nome Diocleziano. A seguito dell'evento miracoloso i suoi concittadini gli offrirono la carica di vescovo della città, ma egli rifiutò, lasciando la città insieme con lo stesso Diocleziano, e altri due compagni, Teodoro e sua sorella Gratula, per recarsi a Roma. Durante il viaggio attraversarono il territorio di Chieti. In un luogo chiamato Montecchio (l'odierna Sant'Eusanio del Sangro), Eusanio compì un altro miracolo guarendo Teoconia, una donna che era cieca da dodici anni. Il viaggio prosegui attraverso Valva e Cinque Ville (l'odierna Sant'Eusanio Forconese), dove Eusanio compì diversi altri miracoli.

Attualmente il corpo del Santo è custodito nella cripta della chiesa di Sant'Eusanio Forconese, dove fu ritrovato nel 1748 in seguito agli scavi voluti dall'allora vescovo dell'Aquila Giuseppe Coppola, il quale sull'evento scrisse una minuziosa relazione.

venerdì 15 novembre 2019

La mia dignità ...





Un fiore cade senza far rumore
Senza colpa né dolore
Senza chiedersi perché
Dal sonno prende forma un'illusione
Che la vita è un'occasione
E domani si offrirà
Cambia il cielo sopra di noi
Non c'è fretta e poi
Al risveglio il buio si spaventerà
Fra le mani una novità
La mia dignità
Come neve bianca al sole splenderà
Ritorneremo
Bianche foglie al gelo nudi senza peso
Ritroveremo
Chiuso in un cassetto un altro sogno arreso
Senza chiedersi perché
Ieri c'era e oggi non c'è
Leggero come un cambio di stagione
Voglia di ricominciare
Anche poco basterà
È come se non fosse mai successo
La bellezza di un inizio
Sembra non finire mai
Cambia il cielo sopra di noi
Non c'è fretta e poi
Al risveglio il buio si addormenterà
Fra le mani una novità
La mia dignità
Come neve bianca al sole splenderà
Ritorneremo
Bianche foglie al gelo nudi senza peso
Ritroveremo
Chiuso in un cassetto un altro sogno arreso
Senza chiedersi perché
Ieri c'era e oggi non c'è
Come foglie arrese
Senza più difese
Nonostante il vento siamo ancora appese
Gemme ormai dischiuse
Vene d'acqua e luce
Aspettando il sole mentre il cielo tace
Ritorneremo
Bianche foglie al gelo nudi senza peso
Ritroveremo
Chiuso in un cassetto un altro sogno arreso
Senza chiedersi perché
Ieri c'era e oggi non c'è.

mercoledì 13 novembre 2019

Cos I'm only human after all, I'm only human after all!




Forse sono sciocco, forse sono cieco
Pensando di poter vedere attraverso questo e vedere cosa c'è dietro
Non ho modo di dimostrarlo, quindi forse sono cieco

Ma sono solo umano dopo tutto, sono solo umano dopo tutto
Non dare la colpa a me

Dai un'occhiata allo specchio e cosa vedi
Lo vedi più chiaro o sei ingannato in ciò in cui credi

Perché dopo tutto sono solo umano, dopotutto sei solo umano
Non dare la colpa a me
Non dare la colpa a me

Alcune persone hanno i veri problemi
Alcune persone sfortunate
Alcune persone pensano che io possa risolverli
Signore cielo sopra
Dopotutto sono solo umano, dopotutto sono solo umano
Non dare la colpa a me
Non dare la colpa a me

Non chiedere la mia opinione, non chiedermi di mentire
Quindi chiedi perdono per averti fatto piangere, per averti fatto piangere

Cos I'm only human after all, I'm only human after all
Don't put your blame on me, don't put the blame on me
Perché dopo tutto sono solo umano, dopo tutto sono solo umano
Non dare la colpa a me, non dare la colpa a me

Alcune persone hanno i veri problemi
Alcune persone sfortunate
Alcune persone pensano che io possa risolverli
Signore cielo sopra
Dopotutto sono solo umano, dopotutto sono solo umano
Non dare la colpa a me
Non dare la colpa a me
Sono solo umano, faccio errori
Sono solo umano, è tutto ciò che serve per incolpare me
Non dare la colpa a me

I'm no prophet or messiah
Should go looking somewhere higher
Non sono un profeta o un messia
Dovrebbe andare a cercare da qualche parte più in alto

Dopotutto sono solo umano, dopotutto sono solo umano
Non dare la colpa a me, non dare la colpa a me
Sono solo umano, faccio quello che posso
Sono solo un uomo, faccio quello che posso
Non dare la colpa a me
Non dare la colpa a me

martedì 12 novembre 2019

lunedì 11 novembre 2019

Bartolomeo da Simeri e Martino di Tours, santi della Chiesa indivisa!



 icona del maestro Ivan Polverari

Martirologio Romano, 11 novembre: Nel monastero di Grottaferrata nei pressi di Frascati, vicino a Roma, san Bartolomeo, abate, che, nato in Calabria, fu compagno di san Nilo, del quale avrebbe in seguito composto la Vita, e gli fu accanto quando, ormai prossimo alla morte, fondò nel territorio di Frascati un monastero organizzato secondo la disciplina ascetica dei Padri orientali, che egli consolidò durante il suo governo facendone una scuola di scienza e arte.


Martirologio Romano, 11 novembre: Memoria di san Martino, vescovo, nel giorno della sua deposizione: nato da genitori pagani in Pannonia, nel territorio dell’odierna Ungheria, e chiamato al servizio militare in Francia, quando era ancora catecumeno coprì con il suo mantello Cristo stesso celato nelle sembianze di un povero. Ricevuto il battesimo, lasciò le armi e condusse presso Ligugé vita monastica in un cenobio da lui stesso fondato, sotto la guida di sant’Ilario di Poitiers. Ordinato infine sacerdote ed eletto vescovo di Tours, manifestò in sé il modello del buon pastore, fondando altri monasteri e parrocchie nei villaggi, istruendo e riconciliando il clero ed evangelizzando i contadini, finché a Candes fece ritorno al Signore.



Preghiera per l’unità dei Cristiani

Signore Gesù Cristo, che alla vigilia della tua passione hai pregato perché tutti i tuoi discepoli fossero uniti perfettamente come tu nel Padre e il Padre in te, fa’ che noi sentiamo con dolore il male delle nostre divisioni e che lealmente possiamo scoprire in noi e sradicare ogni sentimento d’indifferenza, di diffidenza e di mutua astiosità.
Concedici la grazia di poter incontrare tutti in te, affinché dal nostro cuore e dalle nostre labbra si elevi incessantemente la tua preghiera per l’unità dei cristiani, come tu la vuoi e con i mezzi che tu vuoi.
In te che sei la carità perfetta, fa’ che noi troviamo la via che conduce all’unità nell’obbedienza al tuo amore e alla tua verità. Amen.


domenica 10 novembre 2019

San Leone Magno è un luogo!




Martirologio Romano, 10 novembre: Memoria di san Leone I, papa e dottore della Chiesa: nato in Toscana, fu dapprima a Roma solerte diacono e poi, elevato alla cattedra di Pietro, meritò a buon diritto l’appellativo di Magno sia per aver nutrito il gregge a lui affidato con la sua parola raffinata e saggia, sia per aver sostenuto strenuamente attraverso i suoi legati nel Concilio Ecumenico di Calcedonia la retta dottrina sull’incarnazione di Dio. Riposò nel Signore a Roma, dove in questo giorno fu deposto presso san Pietro.

San Leone Magno è un luogo del cuore! Piazza Udine, parrocchia di San Leone Magno. Qui i primi i passi del cammino.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. (Gv 6,56-57).

sabato 9 novembre 2019

UNA DATA CHE HA CAMBIATO IL MONDO!




Il 9 novembre 1989, cadeva il Muro di Berlino, che per tanto tempo ha tagliato in due la città ed è stato simbolo della divisione ideologica dell’Europa e del mondo intero. La caduta avvenne all’improvviso, ma fu resa possibile dal lungo e faticoso impegno di tante persone che per questo hanno lottato, pregato e sofferto, alcuni fino al sacrificio della vita. Tra questi, un ruolo di protagonista ha avuto il santo Papa Giovanni Paolo II. Preghiamo perché, con l’aiuto del Signore e la collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà, si diffonda sempre più una cultura dell’incontro, capace di far cadere tutti i muri che ancora dividono il mondo, e non accada più che persone innocenti siano perseguitate e perfino uccise a causa del loro credo e della loro religione. Dove c’è un muro, c’è chiusura di cuore. Servono ponti, non muri!

Papa Francesco

venerdì 8 novembre 2019

Mix Canzoni Italiane 2019 ... - 53 alla fine!




0:01 Playa 3:15 Una Volta Ancora 6:08 Pensare Male 9:36 Jambo 12:11 Dove e Quando 15:21 Senza Pensieri 18:25 Margarita 21:23 Mambo Salentino 23:56 Arrogante 27:10 Italiani In Vacanza 24:47 Maradona Y Pelé (un errore di titolazione nel video) 33:11 Tequila E San Miguel 36:25 Senza Farlo Apposta 40:00 Soldi 43:20 Mademoiselle 46:29 La Hit Dell'estate 49:38 Ostia Lido 52:31 L'altra Dimensione 54:36 La Ragazza Con Il Cuore Di Latta 58:00 Vivere Tutte Le Vite 1:01:40 Calipso 1:04:56 Piccola Stella

giovedì 7 novembre 2019

Signore, da chi andremo?



Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». Rispose Gesù: «Non ho forse scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!». Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: questi infatti stava per tradirlo, uno dei Dodici. 

(Gv 6,67-70).