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domenica 1 gennaio 2017
sabato 31 dicembre 2016
Decreti del 1 dicembre 2016
BEATI
- il miracolo, attribuito
all’intercessione del Venerabile Servo di Dio Giovanni Schiavo, Sacerdote professo della Congregazione di San
Giuseppe; nato l’8 luglio 1903 e morto il 27 gennaio 1967;
- il martirio dei Servi di Dio Vincenzo Queralt Lloret, Sacerdote
professo della Congregazione della Missione, e 20 Compagni, tra i quali sei
Sacerdoti professi della stessa Congregazione, cinque Sacerdoti diocesani, due
Religiose Figlie della Carità e sette Laici dell’Associazione Figli di Maria
della Medaglia Miracolosa, uccisi in odio alla Fede durante la guerra
civile in Spagna tra il 1936 e il 1937;
- il martirio del Servo di Dio Teofilo Matulionis, Arcivescovo-Vescovo
di Kaišiadorys (Lituania); nato il 22 giugno 1873 e ucciso in odio alla Fede il
20 agosto 1962;
- il martirio del Servo di Dio Stanley Francesco Rother, Sacerdote
diocesano; nato il 27 marzo 1935 e ucciso in odio alla Fede il 28 luglio 1981;
VENERABILI
- le virtù eroiche del Servo di Dio Guglielmo Massaja, dell’Ordine dei
Frati Minori Cappuccini, Cardinale di Santa Romana Chiesa; nato l’8 giugno 1809
e morto il 6 agosto 1889;
- le virtù eroiche del Servo di Dio Nunzio Russo, Sacerdote diocesano,
Fondatore della Congregazione delle Figlie della Croce; nato il 30 ottobre 1841
e morto il 22 novembre 1906;
- le virtù eroiche del Servo di Dio Giuseppe Bau Burguet, Sacerdote
diocesano, Parroco a Masarrochos (Spagna); nato il 20 aprile 1867 e morto il 22
novembre 1932;
- le virtù eroiche del Servo di Dio Mario Ciceri, Sacerdote diocesano; nato
l’8 settembre 1900 e morto il 4 aprile 1945;
- le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Giuseppa Aubert (al secolo:
Susanna), Fondatrice dell’Istituto delle Figlie di Nostra Signora della
Compassione; nata il 19 giugno 1835 e morta il 1° ottobre 1926;
- le virtù eroiche della Serva di Dio Luce Rodríguez-Casanova y García San Miguel,
Fondatrice della Congregazione delle Donne Apostoliche del Sacro Cuore; nata il
28 agosto 1873 e morta l’8 gennaio 1949;
- le virtù eroiche della Serva di Dio Caterina Aurelia del Preziosissimo Sangue
(al secolo: Aurelia Caouette), Fondatrice della Congregazione delle Suore
Adoratrici del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo dell’Unione
di Saint-Hyacinthe; nata l’11 luglio 1833 e morta il 6 luglio 1905;
- le virtù eroiche della
Serva di Dio Leonia Maria Nastał,
Suora professa della Congregazione delle Piccole Ancelle della Beata Vergine
Maria Immacolata; nata l’8 novembre 1903 e morta il 10 gennaio 1940.
lunedì 26 dicembre 2016
Se Stefano non avesse pregato!
Se Stefano non avesse pregato in quel modo, la Chiesa non avrebbe Paolo. Stefano, inginocchiato a terra, fu esaudito, e fu sollevato da terra Paolo.
(S. Agostino, Discorso 382,4)
martedì 13 dicembre 2016
«Lucia sorella mia, vergine di Dio» (S. Agata)
Siete voi la luce del mondo
"Siete
voi la luce del mondo. Una città costruita su un monte non può rimanere
nascosta; e non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul
candelabro, perché faccia luce a tutti quelli che sono in casa. Il Signore
aveva chiamato prima i suoi discepoli sale della terra, perché con la sapienza
celeste ridiedero sapore al cuore dell'uomo, divenuto scipito per opera del
demonio. Li chiama ora luce del mondo, perché illuminati da lui, vera ed eterna
luce, divennero anch'essi luce delle tenebre.
E
non senza motivo Gesù, sole di giustizia, chiama i suoi discepoli luce del
mondo, perché mediante essi, quasi raggi splendenti, infuse in tutto l'universo
la luce della sua conoscenza; essi, infatti, fugarono le tenebre dell'errore
dalle menti degli uomini, mostrando la luce della verità.
Anche
noi, illuminati da loro, siamo divenuti da tenebra luce, secondo l'affermazione
dell'Apostolo: Eravate una volta tenebra, ora siete luce nel Signore, e ancora:
Non siete figli della notte, né della tenebra, ma siete figli della luce e
figli dei giorno. Anche san Giovanni, nella sua lettera, testimoniò dicendo: Dio
è luce, e chi rimane in Dio è nella luce, come egli stesso è nella luce. Se
dunque godiamo di essere stati liberati dalle tenebre dell'errore, dobbiamo
sempre, come figli della luce, camminare nella luce. Dice infatti l'Apostolo:
Voi dovete brillare come fonti di luce in questo mondo, impregnati della Parola
di vita.
Se
non ci comportiamo in questo modo, la nostra infedeltà nasconderà e oscurerà
come un velo l'utilità di una luce così necessaria, a danno nostro e degli
altri, divenendo simile al servo che preferì nascondere il talento ricevuto,
piuttosto che trafficarlo per i beni celesti. E sappiamo per averlo letto quale
ricompensa abbia ricevuto. Perciò quella lampada splendente che fu accesa
perché ne usassimo a nostra salvezza, deve sempre risplendere in noi.
Possediamo infatti la lampada del comandamento divino e della grazia
spirituale, di cui aveva detto David: Lampada ai miei passi è la tua parola, e
luce sulla mia strada, e Salomone: Perché il precetto della tua legge è una
lampada.
Questa
lampada della legge e della fede non deve da noi essere occultata, ma tenuta
sempre alta nella Chiesa, come su di un candeliere, per la salvezza di molti;
affinché noi per primi usufruiamo della sua luce, e tutti i credenti ne siano
illuminati."
Dai « Trattati sul Vangelo di Matteo » di san Cromazio,
vescovo (Trattato 5, 1.3-4; CCL 9, 405-407)
giovedì 8 dicembre 2016
Maria, Vergine Immacolata
Maria, donna libera
«La donna che tu mi hai posto accanto
mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato».
Adamo,
non è libero, non è libero nemmeno di affermare che suo è l’errore, oltre che
della donna, Eva.
Afferma
il Papa:
Tutti siamo chiamati a essere liberi,
tutti a essere figli e ciascuno secondo le proprie responsabilità, a lottare
contro le moderne forme di schiavitù. Da ogni popolo, cultura e religione,
uniamo le nostre forze. Ci guidi e ci sostenga Colui che, per renderci tutti
fratelli, si è fatto nostro servo.
E
poi:
La parola “redenzione” è poco usata,
eppure è fondamentale perché indica la più radicale liberazione che Dio poteva
compiere per noi, per tutta l’umanità e per l’intera creazione. Sembra che
l’uomo di oggi non ami più pensare di essere liberato e salvato da un
intervento di Dio; l’uomo di oggi si illude infatti della propria libertà come
forza per ottenere tutto. Si vanta anche di questo. Ma in realtà non è così.
Quante illusioni vengono vendute sotto il pretesto della libertà e quante nuove
schiavitù si creano ai nostri giorni in nome di una falsa libertà! Tanti, tanti
schiavi: “Io faccio questo perché voglio farlo, …, sono libero, io faccio
quell’altro”. Sono schiavi! Diventano schiavi in nome della libertà. Tutti noi
abbiamo visto persone del genere che alla fine finiscono per terra. Abbiamo
bisogno che Dio ci liberi da ogni forma di indifferenza, di egoismo e di
autosufficienza.
Maria
è la donna libera dalla seduzione del male, perché tutta avvolta nel bene,
piena di grazia, Lei è posta accanto all’umanità perché la guidi verso la vera
libertà.
Cosa
vuol dire essere liberi in Gesù?
Maria, madre piena di carità.
Lui ci ha scelti prima della
creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli
Maria
è figlia prediletta, madre prediletta, ma è prediletta a nostro favore.
C’è
un destino di predilezione che si compie in Maria: santa e immacolata.
Lei
è scelta per essere santa e immacolata perché sia di fronte a Dio pura carità:
cioè che tutto in Lei sia essenza di Dio: Dio infatti è amore!
Ecco
il compito della Madre: nella carità, guidare l’umanità alla pienezza della
carità, rendendola (rendendoci!) essenza di Dio.
Cosa
vuol dire vivere la carità come Gesù?
Maria, discepola del sì
«Ecco la serva del Signore: avvenga
per me secondo la tua parola».
Per
essere liberi e per farsi riempire di carità, tanto da essere essenza di Dio,
bisogna seguire l’esempio di Maria: dire con Lei, ogni giorno, il nostro sì a
Dio, perché si compia nella nostra vita la sua volontà.
Questa infatti è la volontà del Padre
mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo
risusciterò nell'ultimo giorno (Gv
6,40)
Fare
la volontà di Dio, quindi, vuol dire chiedere a Dio di essere salvato ogni
giorno.
Amen.
mercoledì 7 dicembre 2016
domenica 4 dicembre 2016
SECONDA DI AVVENTO (A)
Dio
dei viventi, suscita in noi
il desiderio di una vera conversione,
perché rinnovati
dal tuo Santo Spirito
sappiamo
attuare in ogni rapporto umano
la giustizia, la mitezza e la pace,
che l’incarnazione
del tuo Verbo
ha fatto germogliare sulla nostra terra.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Ci
siamo lasciati domenica scorsa con quel concetto che abbiamo definito “cambiare pelle”, rivestirsi di Gesù.
La
prima orazione riprende questa riflessione proponendo come immagine di
rinnovamento Gesù stesso: l’incarnazione, cioè il fatto che Dio si è fatto
uomo, è il germoglio di questa nuova umanità.
Ecco
che questa domenica il tema della conversione emerge con chiarezza. Il grido
del Battista nel deserto è chiaro: «Convertitevi,
perché il regno dei cieli è vicino!».
Camminare
verso il Natale, avviarsi verso Colui che ci viene incontro, per compiere la
storia, ci chiede con chiarezza che i nostri atti religiosi, i nostri gesti di
fede, diventino rinnovamento di vita umana, cioè si attuino in ogni rapporto
umano.
La
profezia di Isaia è un respiro di speranza e di misericordia: un germoglio spunterà.
Noi
sappiamo che è già spuntato, e al di là della miseria della storia e della
miseria di noi uomini, il Germoglio di Iesse ci sta giudicando con giustizia.
Tutto
si sta compiendo di quello che il profeta ci sta raccontando.
Ma
dove? Ma quando?
Dice
l’Apostolo Paolo: in virtù della
perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva
la speranza.
Facciamoci
cullare dalla Paola di Dio, noi sappiamo che – come scrive Paolo ai cristiani
di Tessalonica - il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno.
Infine.
Preparate la via del Signore.
Cioè
la nostra vita sia una via di accesso del Signore della storia ad ogni uomo,
perché con le nostre relazioni possa andare incontro ad ogni uomo: come lo fece
con Giovanni Battista.
E
nel rimprovero Giovanni ai molti farisei
e sadducei, cerchiamo di immedesimarci, per evitare di riempirci la bocca
di definizioni: mi sono convertito! Ma hai fatto un frutto degno della conversione? Oppure “Abbiamo Abramo per padre!”. Ma in realtà hai la fede del padre
Abramo che credette, saldo nella speranza
contro ogni speranza?
Amen
giovedì 1 dicembre 2016
Primo centenario della nascita al Cielo...
1 dicembre 1916 moriva il grande Carlo di Gesù (de Foucauld). Beatificato da papa Benedetto XVI il 13 novembre 2005.
Padre mio,
io mi abbandono a te,
fa di me ciò che ti piace.
Qualunque cosa tu faccia di me
Ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto.
La tua volontà si compia in me,
in tutte le tue creature.
Non desidero altro, mio Dio.
Affido l'anima mia alle tue mani
Te la dono mio Dio,
con tutto l'amore del mio cuore
perché ti amo,
ed è un bisogno del mio amore
di donarmi
di pormi nelle tue mani senza riserve
con infinita fiducia
perché Tu sei mio Padre
domenica 27 novembre 2016
Patrono degli agenti di custodia carceraria: San Basilide
San Basilide è il patrono degli
agenti di custodia carceraria.
Perché?
Il
Martirologio Romano in data 30 giugno ricorda:
Ad Alessandria d’Egitto, san
Basílide, che, sotto l’imperatore Settimio Severo, avendo cercato di proteggere
dagli insulti di uomini volgari la santa vergine Potamiena che stava conducendo
al supplizio, ricevette il compenso di questo suo pietoso servizio: convertito
infatti a Cristo dalle preghiere di lei, dopo un breve combattimento, divenne
martire glorioso.
Durante
la persecuzione di Settimio Severo (193-211), Origine, filosofo e teologo
cristiano istruì alcuni pagani alla fede cristiana. Tra questi c'era Basilide,
soldato addetto a scortare i condannati al luogo del supplizio. Durante le
persecuzioni fu arrestata anche Potamiena, vergine cristiana, che già aveva
dovuto respingere molti pretendenti. Fu subito condannata a morte e affidata a
Basilide, che la difese dagli attacchi degli scalmanati. Potamiena gli promise
che avrebbe pregato per la sua salvezza. Assieme a lei fu uccisa anche la madre
Marcella. Dopo pochi giorni Basilide fu invitato a fare un giuramento davanti
agli idoli, ma si rifiutò, dichiarandosi cristiano. Condotto dal giudice, fu
messo in carcere. Tre giorni dopo il martirio, gli era apparsa una notte
Potamiena, che gli aveva posto sulla testa una corona, dicendogli che aveva
implorato per lui la Grazia per la sua salvezza, che era stata esaudita e che
quindi fra poco sarebbe venuta a prenderlo. Basilide fu battezzato nella stessa
prigione e il giorno dopo venne decapitato.
Viene
però spontanea la domanda: perché lui patrono degli agenti di custodia
carceraria o polizia penitenziaria e non altri?
Ci
sono molti casi simili, di soldati addetti al custodia dei Martiri, che poi si
convertirono. La Passio di Eufemia ricorda Sostene e Vittore; la vicenda di
Pietro ricorda i suoi carcerieri convertiti e poi martiri, Processo e
Martiniano; oppure nella Passio di S. Eusebio e soci a Roma, il carceriere
Antonino si converte e muore martire. Anche Claudio carceriere di Sebastiano,
si converte e muore martire. E l’elenco continua.
Per
cui rimane la domanda: ci sono carcerieri convertiti e martiri nella vita di più
famosi e venerati Santi Martiri, perché San Basilide?
Forse
perché discepolo di Origene? Ma Pietro Apostolo è più di Origine.
Forse
perché carceriere delle Sante Martiri Potamiena e Marcella? Ma Pietro Apostolo…
Forse
la scelta è arbitrale. Ma certamente ha un perché.
Un
bel perché lo troviamo nell’omelia di don Virgilio Balducchi per la festa di
San Basilide (Anno 2015):
"San Basilide, nell’esercizio delle
sue funzioni di accompagnamento al martirio di alcuni cristiani ha difeso la
dignità di una donna, che proprio perché condannata correva il rischio di non
essere trattata da persona umana.
Questo modo di proteggere e di
svolgere il suo compito è di esempio per tutti noi che lavoriamo in carcere, ed
è per questo che viene invocato come patrono degli agenti di Polizia
Penitenziaria".
Nella
vita degli altri carcerieri santi, non spicca questa dimensione di custodia
della dignità umana, elemento fortemente evangelico e presente in tutta la vita
di Gesù.
Ecco
perché!
Con
decreto della Sacra Congregazione dei riti del 2 settembre 1948, San Basilide è
stato proclamato patrono del Corpo degli Agenti di Custodia, oggi Polizia
Penitenziaria.
Il
30 giugno, gli appartenenti al Corpo di Polizia penitenziaria celebrano la
festa di San Basilide martire, il cui culto è unito a quello di Santa Potamiena
e Santa Marcella.
Le
spoglie di San Basilide sono custodite in un'urna posta nella navata sinistra,
nella cappella dell'Assunta, del Santuario di Santa Maria dei Miracoli presso
San Celso a Milano. Alcuni frammenti delle reliquie del Santo si trovano nella
cripta sotto l'altare dell'Abbazia di San Basilide a Badia Cavana (PR).
sabato 26 novembre 2016
Nuovo anno liturgico...
Prima domenica di Avvento (A)
O Dio, Padre
misericordioso,
che per
riunire i popoli nel tuo regno
hai inviato il tuo Figlio unigenito,
maestro di verità e fonte di riconciliazione,
risveglia in noi uno spirito vigilante,
perché camminiamo
sulle tue vie di libertà e di amore
fino a
contemplarti nell’eterna gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Il Vangelo
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del
Figlio dell’uomo
Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che
non immaginate, viene il Figlio dell’uomo
Irrompe nella storia un
fatto: Gesù.
Irrompe nel quotidiano,
figlio di una donna
Irromperà Gesù nella
storia, dandogli compimento, nel tempo degli uomini, mentre noi il nostro
quotidiano.
Quindi vegliate!
Cioè?
La veglia è pienezza di
gesti e di atti, fatto di movimenti, di scelte.
saliamo sul monte del Signore,
possiamo camminare per i suoi sentieri
Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,
delle loro lance faranno falci;
una nazione non alzerà più la spada
contro un’altra nazione,
non impareranno più l’arte della guerra.
Casa di Giacobbe, venite,
camminiamo nella luce del Signore
delle loro lance faranno falci;
una nazione non alzerà più la spada
contro un’altra nazione,
non impareranno più l’arte della guerra.
Casa di Giacobbe, venite,
camminiamo nella luce del Signore
Questo è la veglia che
attende che viene il Figlio dell’uomo
Ma ancora
svegliarvi dal sonno,
gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le
armi della luce.
Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.
L’attesa è cambiare
pelle, è cambiare abitudini, fino ad essere rivestiti di Cristo. Se questo è la
pretesa di questa prima domenica di Avvento, dove di dirigerà il mio vegliare e
come sarà il mio attendere?
«Andremo alla casa del Signore!». …. là che salgono le tribù. Amen.
venerdì 11 novembre 2016
Pensieri spirituali ...
Maria, vergine fedele, ci farà
riscoprire il primato dell’iniziativa di Dio e dell’ascolto credente della sua
Parola; nella sposa delle nozze messianiche potremo cogliere il valore della
comunione che ci unisce come Chiesa mediante il patto sancito dal sangue di
Gesù e approfondiremo la speranza del Regno che deve venire; Maria, madre del
Crocifisso, ci condurrà a ripensare la carità per la quale egli si è consegnato
alla morte per noi, la carità che è il distintivo del discepolo e da cui nasce
la Chiesa dell’amore.
Card. Carlo Maria Martini
La Madonna
del Sabato Santo, Lettera pastorale per l’anno 2000-2001
Mi hai invitato a soffermarmi sulla
prima beatitudine, quella che raccoglie tutte le altre: “beati i poveri, perché
di essi è il Regno di Dio”. La povertà mi fa paura, mi spaventa a morte. Il
desiderio del Regno però è grande, palpabile, quasi una necessità che sento
sulla pelle. Vivo il dramma della divisione, della sottile ma incessante guerra
tra l’io e Dio, tra l’avere e l’essere. Mi conforta Signore pensarti compagno
in questo viaggio: anche tu hai dovuto scegliere, neanche per te tutto era
scontato. Da ricco che eri ti sei fatto povero per noi, pur essendo di natura
divina non hai esitato a farti carne con il mondo e per il mondo. Anche per te
il di-lemma tra la volontà del Padre e l’egoistico progetto di vita ha fatto
colare lacrime di sangue. Ti ringrazio per aver scelto la via della fedeltà,
per aver rifiutato potere e nazioni, per aver scelto la Parola piuttosto che il
solo Pane. Anche per me il dramma si fa grave. La ricchezza, anche se nascosta,
mi uccide giorno dopo giorno, come una lebbra mortale incancrenisce la voglia
di fare, di dare anche tutto me stesso per il regno. Si, o Signore, la logica
della sufficienza, del quieto vivere, del successo, dell’egoismo, dell’individualismo
non mi lascia neanche un giorno, né mai (penso) mi abbandonerà. Aiutami Signore
a non cedere! Fa che sulla mia strada possa ancora una volta incontrare modelli
autentici di poveri per il vangelo, autentici testimoni della tua volontà, ne
ho bisogno, ma con me anche tutta l’umanità.
Don Massimo Bignetti,
Dal diario spirituale (dal 3
gennaio 1994 al 25 aprile 1997)
sabato 5 novembre 2016
Santa Gaia, esiste?
GAIA,
GAIANA, GAIANO, CAIO
Deriva dal praenomen
latino Gaius, di origine etrusca
e dal significato ignoto,
o forse riconducibile al greco antico Γαῖα (Gaia).
Alcune fonti gli danno il significato di "felice", una paretimologia
provocata dall'associazione con il termine italiano "gaio" (che è
però di derivazione germanica), oppure con il latino gaudere,
"gioire".
Ai tempi dell'AnticaRoma
Gaius era abbreviato in "C.", ed era il praenomen più
diffuso, tanto che veniva usato per recitare la formula matrimoniale Ubi tu
Gaius, ego Gaia, cioè "Dove tu sarai, Gaio, vi sarò anch'io, Gaia",
e che la sua variante "Caio", in italiano, è arrivata a diventare un
termine colloquiale per indicare una persona generica (assieme con Tizio,
e analogamente all'inglese Jack). Venne usato in Gran Bretagna
durante il periodo di dominazione romana, lasciando dietro di sé il nome
gallese Kay
(o Cai), la cui origine però non è del tutto certa. L'abbreviazione del praenomen
Gaius in "C.", assai frequente nelle iscrizioni latine, è
dovuta al fatto che la lettera G
fu introdotta nell'alfabeto latino come segno distinto dalla C solo nei decenni
finali del III sec. a.C.: i Romani continuarono dunque, per antica convenzione,
ad abbreviare il prenome Gaius alla sola lettera C malgrado fosse a
tutti chiaro che la corretta pronuncia implicasse la lettura del segno come una
"G dura" (occlusiva velare sonora, [g]). Ne consegue che le
traduzioni in italiano dei nomi antichi che non considerano tale fenomeno (come
le forme Caio Giulio Cesare o Caio Cestio) sono da considerarsi del tutto
erronee. Il nome compare brevemente nel Nuovo
Testamento, portato da almeno quattro diversi personaggi.
Per quanto riguarda l’onomastica
circa Gaia, Gaio, Gaiano, Gaiano e Caio, c’è un’ampia scelta.
San
Gaiano diacono martire in
Romania (IV secolo, 10 aprile)
San
Gaiano martire in Numidia (Algeria), socio dei Santi Agapio,
Secondino e soci (III secolo, 29 aprile)
San
Gaiano martire ad Ancira, socio dei Santi Eustochio prete e
compagni (III-IV secolo, 23 giugno)
San
Gaiano martire in Dalmazia, socio dei Santi Venazio vescovo e
compagni (III secolo, 1 aprile), venerati in Istria
San
Caio Papa, deposto nel cimitero di Callisto sulla via Appia (III
secolo, 22 aprile, MR)
Beato
Caio di Corea, martire in Giappone, catechista (1571 – 1624,
15 novembre, MR)
San
Caio di Corinto, personaggio del N.T., ospite di s. Paolo
durante il soggiorno dell'apostolo a Corinto nel 57 o 58 d.C., da lui
battezzato personalmente in segno di distinzione, era venerato il 4 ottobre nel
Martirologio Romano insieme con San Crispo archisinagogo di Corinto.
La
città fu tutta in agitazione e si precipitarono in massa nel teatro,
trascinando con sé i Macèdoni Gaio e Aristarco, compagni di viaggio di Paolo. (At
19,29)
Lo
accompagnavano Sòpatro di Berea, figlio di Pirro, Aristarco e Secondo di
Tessalònica, Gaio di Derbe e Timòteo, e gli asiatici Tìchico e Tròfimo. (At
20,4)
Vi
saluta Gaio, che ospita me e tutta la comunità. Vi salutano Erasto, tesoriere
della città, e il fratello Quarto. (Rm 16,23)
Ringrazio
Dio di non avere battezzato nessuno di voi, eccetto Crispo e Gaio.
(1Cor 1,14)
Io,
il Presbìtero, al carissimo Gaio, che amo nella verità.
(3Gv 1,1)
Universalmente ammessa è
l'identità fra il Caio delle due epistole paoline citt.: in 1 Cor. 1, 14 si
ricorda la distinzione del battesimo che s. Paolo concesse, a Corinto, soltanto
a Caio, a Crispo, e alla famiglia di Stefana; in Rom. 16, 23 si loda l'ospitalità
concessa da Caio all'apostolo e s'inviano i suoi saluti ai fedeli di Roma, che
evidentemente conoscevano Caio come persona facoltosa e virtuosa. Meno pacifica
è l'identità fra il Caio
"macedone" di Atti 19, 29, rapito e malmenato a Efeso a causa di
Paolo da furibondi dimostranti capeggiati dall'argentiere Demetrio, e il Caio di Derbe (in Licaonia) ricordato
in At 20, 4 fra i compagni di Paolo nel viaggio a Gerusalemme del 58.
Certamente diverso da tutti gli omonimi biblici è il Caio destinatario della lettera e discepolo dell'evangelista, che
ne loda l'ospitalità (erronea identificazione col Caio di Corinto, fatta da San
Beda).
Per quanto riguarda la
celebrazione dei santi di nome Caio nei martirologi, il comportamento delle
Chiese orientali merita qualche attenzione. I menologi greci, tacendo di
Crispo, celebrano un s. C. il 4 (o 5) novembre nonché il 30 giugno, nella festa
comune a tutti i santi del N.T.; il Martirologio di Rabban Slibà ricorda Caio
il 5 novembre semplicemente come discepolo di s. Paolo. L'indeterminatezza
potrebbe essere intenzionale, dato l'incrociarsi di varie tradizioni relative a
Caio: infatti i menologi greci lo indicano come apostolo o come uno dei
settanta discepoli del Signore secondo il canone dello Ps. Ippolito, nonché
come vescovo di Efeso, successore immediato di San Timoteo: invece, secondo una
tradizione risalente a Origene, Caio sarebbe stato il primo vescovo di
Tessalonica. Quest'ultima tradizione appare assai dubbia ai Bollandisti, i
quali la attribuiscono alla confusione di Caio di Corinto con Caio il macedone,
peraltro assai difficilmente imputabile a Origene che, commentando Rom 16, 23,
non può aver avuto in mente che Caio di Corinto. Non si può non lodare, anche
in questo caso, la sobrietà del Martirologio Romano che, in assenza di dati
certi, si astiene dall'assegnare a Caio una determinata sede vescovile e non
festeggia che Caio di Corinto, sulla base di 1 Cor. 1,14, senza neppure
accennare all'ovvia identificazione col Caio di Rom 16, 23.
San
Caio vescovo di Milano, sarebbe stato discepolo di san
Barnaba e vescovo di Milano per ventidue anni, dal 63 all'85 (27 settembre, MR)
Santi Caio
e Cremenzio di Saragozza, martiri (III
secolo, 16 aprile, MR)
Santi Caio
ed Alessandro martiri ad Apamea, in
Frigia, nell’odierna Turchia (II-III secolo; 10 marzo, MR)
Santi Dasio, Zotico e Caio (Gaio) martiri a Nicomedia,
in Bitinia, nell’odierna Turchia (IV secolo, 21 ottobre, MR)
Santi Dionigi, Fausto, Caio, Pietro, Paolo e compagni martiri in Alessandria d’Egitto (II-III secolo,
3 ottobre, MR)
Santi Ermete e Caio
martiri nella Mesia, nelle
odierne terre comprese tra Romania e Bulgaria (IV secolo, 4 gennaio, MR)
Santi Ottato, Engrazia, Caio, Crescenzio e compagni martiri di Saragozza (IV secolo, 16 aprile, MR)
San
Gaio di Salerno, martire con Fortunato e Ante (III
secolo, già nel MR il 28 agosto; 30 agosto)
San
Caio presbitero e martire romano, reliquie catacombali nella
cripta del Seminario di Venegono (VA)
San
Caio martire romano, reliquie catacombali nella parrocchia
San Germano in Palazzolo Vercellese (XVII secolo, I domenica di Settembre)
Sante Ripsima,
Gaiana e compagne martiri in Armenia
(IV secolo, 29 settembre, MR)
FONTI
* Sito Wikipedia
* Dizionario ragionato dei Santi, Ed. Ancora
* Archivio 1977 - 2016 di DMG
* Sito Santibeati
* Enciclopedia dei Santi, Ed. Città Nuova
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