sabato 18 aprile 2015

Pellegrino a Loreto ...



beato Bartolo di S. Angelo in Vado




Preghiera a tutti i Santi

 

O spiriti celesti, voi santi venerati in questo luogo e a voi tutti Santi del Paradiso,

volgete pietosi lo sguardo sopra di noi,

ancora peregrinanti in questa valle di dolore e di miserie.

Voi godete ora la gloria che vi siete meritata seminando nelle lacrime in questa terra di esilio.

Dio è adesso il premio delle vostre fatiche, il principio, l'oggetto e il fine dei vostri godimenti.

O anime beate, intercedete per noi!

Ottenete a noi tutti di seguire fedelmente le vostre orme,

di seguire i vostri esempi di zelo e

di amore ardente a Gesù e alle anime,

di ricopiare in noi le sue sante virtù,

affinché diveniamo segno della sua presenza e

un giorno partecipi della vostra gloria immortale.

Amen.

giovedì 16 aprile 2015

Compatrono di Ancona, Gabriele Ferretti

 


Il Beato Gabriele nacque in Ancona dalla nobile famiglia dei Conti Ferretti nel 1385. Il Conte Liverotto, suo padre, e Alvisia, sua madre, educarono Gabriele alle più squisite virtù cristiane, specialmente alla purezza che traspariva dal suo comportamento angelico. A 18 anni si fece Religioso francescano nell'Ordine dei Frati Minori. Nel chiostro studiò filosofia e teologia con raro profitto, per cui, ordinato Sacerdote, si dedico con frutto alla predicazione, convertendo molti peccatori. Ebbe da Dio il privilegio di conoscere il futuro, e il dono di guarire i malati con il semplice segno della Croce o al contatto della sua tonaca.
 
 
 
 
Nutrì tenera devozione alla Vergine Santissima, che spesso gli appariva con il Bambino Gesù tra le braccia nel silenzio della cella o nel bosco del Convento. Il 12 novembre 1456, dopo una vita piena di virtù e di miracoli a favore degli umili e dei sofferenti, dolcemente spirava. San Giacomo della Marca, ai funerali solennissimi, ne tesseva l'elogio dinanzi al Vescovo, al Senato e al popolo Anconitano. Presso le sue spoglie incorrotte, che si venerano nella Chiesa di San Giovanni Battista in Ancona, si moltiplicano da secoli grazie e miracoli; e i malati, benedetti con l'olio della lampada del Beato Gabriele, ottengono la sua celeste protezione.

martedì 14 aprile 2015

Beato Pietro, grazie!



Chiesa del Rosario
Sirolo (AN)


Il Beato Pietro (Marchionni) nacque a Treia (MC) attorno all'anno 1230. Francesco d'Assisi (1182-1226) aveva appena chiuso la sua stupefacente giornata terrena. Nel 1228 Gregorio IX lo aveva elevato agli onori dell'altare. Pietro non ebbe la fortuna, a quanto sembra, di conoscere personalmente il più grande uomo di Dio di quel tempo, ma sentì aleggiare nel suo paese e nella sua giovinezza quel profumo, quel fascino irresistibile. E si lasciò trascinare, portare. Entrò, anche lui, nella compagnia dei cavalieri di Madonna Povertà che Francesco aveva ideato, ossia nell'Ordine dei Frati Minori. Non sappiamo il luogo e il tempo in cui fece l'anno di Noviziato, probabilmente proprio alla Porziuncola, ed emise poi la professione religiosa. Ma è certo che Pietro era uno di quegli uomini che non scherzava e che, se non era proprio tra quei compagni della prima ora, era comunque uno che di quella prima esperienza conservava l'entusiasmo, lo spirito e l'ardore.
Si diede il nostro santo, una volta divenuto Frate Minore, nella sua città natale alla predicazione del Vangelo: e fu uno di quegli araldi della Parola di Dio che non lascia indifferenti, che trasforma le situazioni e che cambia il cuore.
 
Fu poi trasferito nel Convento antico di S. Francesco ad Alto, in Ancona, fondato da S. Francesco nel 1219, in occasione del suo ritorno dalla visita ai luoghi santi della terra del Signore. Nella Chiesa del Convento di Ancona il Beato Pietro ebbe, secondo il racconto dei Fioretti, l'estasi del Crocifisso: fu visto, infatti, "elevato da terra cinque o sei braccia (ossia 2 metri e mezzo) insino appiè del Crocifisso della chiesa, dinanzi al quale stava in orazione" (Fioretti, cap. 42). Qui il Beato Pietro conobbe e visse insieme al Beato Corrado da Offida (1241-1306), col quale si legò con vincolo di speciale amicizia. I Fioretti di S. Francesco, che parlano di questi due santi frati nei capitoli 42-44, affennano che "tra loro era tanto amore e tanta carità che un medesimo cuore e una medesima anima pareva in loro due; e si legarono insieme a questo patto, che ogni consolazione, la quale la misericordia di Dio facesse loro, se la dovessero insieme rivelare l'uno all'altro in carità" (Fioretti, cap. 44).
   
Da qui il Beato Pietro, insieme al Beato Corrado da Offida, fu mandato nel luogo di Sirolo (AN), dove il Beato Corrado guarì una povera donna, pregando per lei tutta la notte e liberandola, così, dal demonio e dove il Beato Pietro ebbe la visione di S. Michele Arcangelo, il quale in segno di gratitudine per la Quaresima che il santo praticava in preparazione della sua festa del 29 settembre, gli procurò la grazia dell'esperienza impareggiabile della certezza del perdono dei peccati. 
    
Dal luogo di Sirolo i due santi frati andarono in quello di Forano nel Comune di Appignano (MC), anch'esso visitato da S. Francesco nel 1215, essendo ospizio e chiesa dei monaci cistercensi della vicina abbazia di Fiastra: il luogo era circondato da una bella selva, per cui ci si poteva dedicare abbondantemente alla preghiera nel silenzio e nella discrezione. Qui entrambi ebbero visioni celestiali, dedicandosi con lo spirito tipico dei figli del Poverello alla meditazione della Parola di Dio e dei misteri fondamentali della nostra salvezza, ossia l'umiltà dell'incarnazione e l'amore e la sofferenza della Croce.
Dopo varie esperienze legate alle vicende della Chiesa e dell'Ordine del tempo, il Beato Pietro ritornò al Convento di Sirolo, dove il 19 febbraio 1304 si addormentò piamente nel Signore, carico di opere buone e di santità. "Stella lucente e uomo celestiale ", come lo chiamano i Fioretti, il Beato Pietro era ritenuto santo, già nella sua vita terrena. Avendo nel tempo operato vari miracoli, fu sempre circondato di venerazione, onorato e amato per quell'alone di santità che da lui promanava. Finché l'11 settembre 1793 il Papa Pio VI con- fermò il culto e il titolo di Beato e concesse l'Ufficio e la Messa propri in suo onore.
Essendo semidistrutto il Convento di S. Francesco di Sirolo, alla fine dell'800 il corpo del Beato Pietro fu trasportato nella Chiesa della Beata Vergine del Rosario, sem pre in Sirolo, dove attualmente si trova. 
    
La celebrazione del VII Centenario della morte del Beato Pietro da Treia, compatrono della città di Sirolo e uno dei figli più illusti della terra marchigiana e della memoria francescana della Regione possa, non solo rinvigorirne la devozione e l'affetto, ma anche restituirne lo spirito nei frati e nei devoti, rinnovarne nel territorio l'esempio e ritrovare nei luoghi a lui legati la sua anima e la sua presenza.

FONTE: treiaonline.it

lunedì 13 aprile 2015

Pellegrino a Loreto ...







Litanie dei Santi

 

Signore Pietà! Signore, pietà!

Cristo pietà, Cristo, pietà!

Signore, pietà! Signore, pietà!

Santa Maria, madre di Dio, prega per noi.

San Michele, prega per noi.

San Giovanni Battista, prega per noi.

San Giuseppe, prega per noi.

Santi Pietro e Paolo, pregate per noi.

Sant'Andrea, prega per noi.

San Giovanni, prega per noi.

Santi apostoli ed evangelisti, pregate per noi.

Santa Maria Maddalena, prega per noi.

Santi discepoli del Signore, pregate per noi.

 

Santo Stefano, prega per noi.

Sant'Ignazio d'Antiochia, prega per noi.

San Lorenzo, prega per noi.

Sante Perpetua e Felicita, pregate per noi.

Sant'Agnese, prega per noi

Sant’Emidio vescovo e martire, prega per noi

Santi martiri di Cristo, pregate per noi.

 

San Gregorio, prega per noi.

Sant'Agostino, prega per noi.

Sant'Atanasio, prega per noi.

San Basilio, prega per noi.

San Martino, prega per noi.

San Benedetto, prega per noi.

San Francesco, prega per noi.

San Domenico, prega per noi.

San Romualdo, prega per noi

San Nicola da Tolentino, prega per noi.

San Francesco Saverio, prega per noi.

San Giovanni Maria [Vianney], prega per noi.

San Giuseppe da Copertino, prega per noi.

Santa Caterina da Siena, prega per noi.

Santa Teresa d'Avila, prega per noi

Santa Veronica Giuliani, prega per noi

San Serafino da Montegranaro, prega per noi

beato Girolamo da Sant'Angelo in Vado, prega per noi

beata Castoria Gabrielli, prega per noi

beato Bartolo da Sant'Angelo in Vado, prega per noi

beato Benedetto da Urbino, prega per noi

beato Francesco da Libbra, prega per noi

beato Raniero da Fabriano, prega per noi

Venerabile Francesca Ticchi, prega per noi

 

Santi e beati pellegrini a Loreto, pregate per noi

Santi e sante di Dio, pregate per noi.

venerdì 10 aprile 2015

Il compatrono di Vigevano





Gian Francesco Carreri, della nobilissima famiglia Carreri, nacque a Mantova nel 1420. Suo padre, Francesco, era notaio di Gian Francesco Gonzaga e proprio in suo onore venne battezzato. Nel 1440 indossò l’abito Domenicano e cambiò il suo nome di battesimo in Matteo. La sua predicazione attraversò il centro-nord Italia, ma raggiunse il culmine della sua vita spirituale proprio a Vigevano dove ancora in vita gli furono attribuite miracolose conversioni e guarigioni. Visse e predicò nel Convento di San Pietro Martire, dove morì il 5 ottobre 1470, non prima di aver provato la Passione di Cristo:  il Crocifisso gli apparve e gli trapassò il cuore. Il suo corpo è venerato nella chiesa di San Pietro Martire. Nel 1482 Papa Sisto IV permise la celebrazione della memoria liturgica ai vigevanesi e nel 1518 fu proclamato compatrono (protettore).

giovedì 9 aprile 2015

Il Santo di Palmoli, Valentino martire romano





Si legge nel sito iltrigno.net:

Tra i Santi della Chiesa, il 14 febbraio è celebrata la festa di San Valentino, il santo dei fidanzati. Secondo la tradizione popolare, ogni volta che incontrava due giovani, San Valentino li incoraggiava a sposarsi, ritenendo questa l'unica soluzione per combattere il peccato.
«Di San Valentino nel mondo ce ne sono vari: a volte si tratta di qualche corpo di martire cui è dato il nome di Valentino; altre, di S.Valentino che non hanno a che fare col nostro». Così scrive P. Beniamino Maurizio S.F. nel volume Palmoli mia (Storia di Palmoli) pubblicato nel dicembre 1999, dall'Editrice Il Nuovo di Vasto. "Chiese e reliquie di S. Valentino - soggiunge P. Beniamino Maurizio -  sono disseminate per il mondo e oggi, sotto la spinta consumistica, tutti tendono a festeggiarlo il 14 febbraio. Il S. Valentino, protettore di Palmoli, è S. Valentino prete e martire romano, la cui festa ricade il 14 febbraio. Una certa critica, oggi, tenderebbe a identificarlo con quello di Terni, vescovo e martire (ci mancherebbe!!); ma la cosa è molto discutibile e - credo - poco attendibile (già non è attendibile la prima identificazione!). Se la città eterna dei sette colli ebbe la fortuna d'avergli dato i natali e d'essere stato teatro delle sue meraviglie, non meno fortunata è Palmoli che possiede la maggior parte del prezioso tesoro della sua salma e gli ha eretto una magnifica tomba, ricchissima, adorna di fini marmi e lo ha eletto a suo comprotettore veneratissimo.
 
Ma purtroppo per Palmoli, molte altre città possiedono lo stesso prezione tesoro. Cito tre esempi: Cavour (TO), Monselice (PD) e Belvedere (CS).
 
 

San Valentino di Cavour
fonte: cavour.info
 
Per cui: sono quattro omonimi o sono quattro falsi?
Sarei per quattro omonimi del presunto San Valentino prete martire di Roma.
Ma continuiamo a leggere ...
 
Questo lembo di terra del forte e gentile Abruzzo, prima ancora che si fosse ornato del Sacro Deposito, ne aveva già una sacra reliquia miracolosa, il Santo Braccio (altro martire, dubito che sia dello stesso corpo!), concessa dal Rev.mo Don Andrea Valentini, con autentica del 13 dicembre 1704 dell'Eccell.mo Cardinal di Stato Duina, alla Chiesa Matrice dal titolo di Santa Maria delle Grazie, da qualche anno prima eretta in ricettizia innumerata. La traslazione della Sacra gloriosa salma dell'invitto prete e martire, S. Valentino avvenne nel 22 dicembre 1824 (ecco la prova delle date di autentica troppo distanti!), quando se n'era precedentemente ottenuta la concessione, con rescritto dell'Eccell.mo Cardinal Giuseppe Perugini, Prefetto dei Sacrari Apostolici, addì 18 novembre dello stesso 1824. Mentre un comitato di eletti cittadini palmolesi si era portato in Roma a rilevarne le Sacre Spoglie per trasportarle al paese via Molise, l'intera popolazione di Palmoli, non sapendo trattenersi più a lungo ad attendere, festante era andata ad incontrarle processionalmente nella limitrofa Trivento. Ora Palmoli, ricca ed orgogliosamente altera del Sacro Deposito, parecchie volte all'anno celebra la festa del glorioso Comprotettore, solennizzandone ora la nascita ai 14 febbraio; ora la fortunata traslazione del Corpo Santo, al 22 dicembre; ora la donazione del Santo Braccio, il Martedì di Pentecoste; ora, infine la commemorazione dei miracoli da lui operati e, nel 1837, dal 2 al 5 settembre; e nel 1865, dal 18 al 22 maggio ed infine nel 1916, per i quali ultimi si attende fiduciosi il competente giudizio della Superiore Autorità Ecclesiastica per la maggiore pubblicazione; a maggior diffusione della venerazione del Santo, ed a gloria della SS. Religione di Cristo, che può gloriarsi d'aver nutrito un figlio, il quale, opponendo il forte petto all'impeto dei suoi nemici, suggellò col sangue la sua fede per ingemmarle il serto di sempre nuovo fulgore e per fortificare ed ampliare il celeste suo regno".
 
Quindi un vero martire di Cristo, visto i segni miracolosi, ma non è il S. Valentino prete e martire, che poi per motivi di storicità è epurato dall'odierno Martirologio Romano. Tanto che si pensa che il Valentino presbitero romano, sia il Valentino di Terni, un romano che divenne vescovo ternano.
Continuiamo la lettura ...
 
Non si hanno notizie precise sul santo vissuto nel 270 d.C. sotto l'imperatore Claudio II, detto il "Gotico". Ed è proprio l'imperatore Claudio II a farlo imprigionare a causa delle guarigioni compiute dal Santo e per il rifiuto opposto all'ordine di convertirsi al paganesimo.
Fu così che "l'amico dei fidanzati" venne decapitato. Ma prima di morire Valentino volle compiere un miracolo, rivolgendo gli occhi al cielo, ridonando la vista ad una bellissima fanciulla cieca, figlia di Asterius, che era il comandante delle Carceri.
Dopo l'editto di Costantino del 313 che concedeva ai cristiani la libertà di culto, la Chiesa volle sostituire la festa pagana della divinità romana Lupercus, che simboleggiava la dissolutezza e la libertà dei costumi, con il culto di S.Valentino, esempio di fede e di onore spirituale che si perfeziona nell'unione coniugale. A cominciare dal IV secolo si diffuse la festa di San Valentino protettore degli innamorati, ma anche festa dell'amore.
 
Concludo il Santo di Palmoli, è semplicemente un omonimo al S. Valentino presbitero e martire di Roma, se poi è veramente vissuto. Certo un omonimo lo è comunque!
 

IL MARTIRE VINCENZO DI ROMA, il “Santo” di Acate - (2)





Si legge in italreport.it
avendo italareport modificato il link riporto quello nuovo

Salvatore Cultraro, Acate (Rg), 19 gennaio 2015.- Il calendario liturgico ricorda il martirio di San Vincenzo, protettore di Acate, il 22 gennaio ma, come è ben noto, nella cittadina iblea il Santo Martire viene onorato e festeggiato la terza domenica dopo la Pasqua. Una scelta non certo arbitraria e casuale ma, che al contrario, si rifà ad una serie di motivazioni valide, anche se non matematicamente certe. Come riferisce don Rosario Di Martino nel suo volume, “Biscari e il suo Martire che sorride”, una delle motivazioni che giustificherebbero la scelta della terza domenica dopo Pasqua per i festeggiamenti, potrebbe essere suffragata dal fatto che il Corpo del Santo Martire sia arrivato a Biscari proprio in concomitanza della terza domenica dopo Pasqua del 1701 o 1702. Le prime notizie storiche, documentate, sulla prima festa solenne in onore del Santo si hanno a partire dal 1722, data della fine dei lavori di ricostruzione, a causa degli ingenti danni riportati dal terremoto del 1693, dell’antica chiesa di San Giuseppe, annessa al Castello e riaperta al culto proprio nel 1722, con il cambio di denominazione in chiesa di San Vincenzo, come si legge nel cartiglio marmoreo posto all’ingresso della sagrestia, per la presenza, sull’altare maggiore, del Corpo del Santo. Ma l’ipotesi più accreditata sarebbe un’altra. Sempre come ci riferisce don Rosario nella sua opera citata, nel calendario liturgico di alcuni Santi si celebrano due ricorrenze: la morte e la traslazione delle loro reliquie. E tra essi c’è anche San Vincenzo, Diacono di Saragozza, il quale si festeggia nel giorno del suo martirio, il 22 gennaio e nel giorno della sua traslazione da Costantinopoli, il 27 aprile. Ed infatti, già a partire dalla prima festa solenne in suo onore, quella del 1722, non si scelse la giornata del 22 gennaio, forse a causa del rigido periodo invernale, ma quella della sua traslazione, anticipata al 26 per non farla coincidere con la Pasqua, tradizione, questa, protrattasi nei secoli e giunta fino ai nostri giorni. I nostri avi, quindi, avrebbero preferito dare più risalto alla data della traslazione (giustamente, per non creare confusione con il diacono di Saragozza! Nulla a che vedere con la traslazione del Santo Diacono) del corpo del Martire, da Costantinopoli, città della Turchia. Una nazione, questa, che ci riporta alla memoria la nota leggenda sulla vita del Santo Martire, tramandata, per secoli, da padre in figlio. Secondo questa leggenda (come quella di Santa Fortunata di Baucina, una invenzione!), infatti, Vincenzo sarebbe stato un principe figlio unico di un re turco, educato al cristianesimo dalla madre, convertitasi all’insaputa dell’emiro suo marito. Vincenzo, quindi, avrebbe deciso di partecipare alla Prima Crociata, combattendo contro i suoi connazionali e lo stesso padre. Indubbiamente un’onta  per il padre il quale, dopo averlo invano richiamato a riabbracciare la fede islamica, ne avrebbe ordinato la morte. Vincenzo colto di sorpresa mentre riposava sotto una palma, sarebbe stato, pertanto, ucciso dallo stesso padre con un colpo di scimitarra alla guancia destra. Questa la leggenda, sfatata però dalle ricerche storiche portate avanti da anni con successo, e suffragate da validissimi riscontri scientifici (ahahha ... le leggende non si sfatano con la scienza, basta il buon senso!), dal reverendissimo parroco, don Rosario Di Martino. Ricerche che hanno finalmente fatto luce sulla figura del Santo Martire, da secoli avvolta da un alone di mistero. Oggi, grazie a questi studi, sappiamo, con certezza quasi matematica che il corpo custodito nell’artistica urna di cristallo di Boemia ed esposto alla venerazione dei fedeli sull’altare maggiore dell’omonima chiesa, apparterrebbe a Vincenzo,  giovane diacono spagnolo (certo, ma uno dei tanti, come già scritto nel BLOG, con puntuale dovizia... perché quello di Acate deve essere il vero e non quello di altri luoghi!), martirizzato durante le persecuzioni contro i cristiani, ordinate da Diocleziano nel 300 d.C. .... Successivamente, per salvaguardarlo dalle profanazioni dei Mori, il suo corpo sarebbe stato portato a Costantinopoli. E proprio dalla presenza delle reliquie del Santo Martire a Costantinopoli e per la loro misteriosa (ahahha!) traslazione a Roma (dicono così anche a Fara Novarese per San Damiano martire!!) presso le catacombe vaticane (???? al massimo romane), potrebbe essere nata la leggenda che lo voleva figlio di un emiro turco, generando, come ipotizza don Rosario nell’opera citata, “una certa confusione che ha storpiato il modo di chiamare il corpo del Santo: Santo Crociato invece di Santo del Crociato”. Rifacendosi, infatti, a numerosi storici, don Rosario ha rilevato che alcuni antenati dei Principi di Biscari, oltre ad avere avuto radici storiche a Saragozza e quindi devoti al Diacono Vincenzo, avrebbero preso parte a più di una Crociata.
 
Come già detto teorie raffazzonate! Un colabrodo di ipotesi che sfranano con la traslazione a Roma, per giunta in catacomba!
Luogo, la catacomba, o le catacombe, abbandonate e dimenticate fino alla fine del XVI secolo, che stando alle teorie acatesi, vengono usate per seppellire un bottino così importante per poi DIMENTICARLO ed essere ritrovato nel XVIII secolo ... ma mi faccia il piacere, direbbe Totò!

Torniamo al testo ...
 
In modo particolare un tale, Perricone Castelli, presente in Terra Santa, quale Capitan Generale, nel 1188, durante la Terza Crociata. Il Perricone, conoscendo la devozione della propria famiglia nei confronti del Santo Diacono di Saragozza, è probabile che abbia trafugato le reliquie del Santo Martire per sottrarle alle scorrerie dei musulmani. Questo spiegherebbe il legame, anche se confuso, tra la leggenda e la realtà. Il corpo del Santo Martire, una volta recuperato dal crociato, sarebbe stato chiamato, il “Santo del Crociato”, denominazione, questa, che tramandata oralmente dalla tradizione popolare si sarebbe alterata in “Santo Crociato”.
 
Solite pie bugie! Uff ... Mi sembrano una logica di Testimone di Geova che trova la soluzione aggirando l'ostacolo!
 
 

un esempio trovato sul web
 
 
Propongo al lettore di guardare la somiglianza con altri ricomposizioni di corpi delle catacombe per far capire che se fosse stato il diacono di Saragozza non avrebbero certo ricomposto da soldato o crociato o come lo si vuole chiamare.
 
 
 
Questo, che è San Generoso Martire, venerato a Ortona dei Marsi, è molto somigliate come fattura artistica a quello di Acate.
 
Altri esempi
 

San Fulgenzio martire
Chiesa della Maddalena
Lisbona, Portogallo
Infine san Benedetto martire venerato a Vallebona, simile a quello di Acate: sorride?
 
 
 
 
Questa è l'ultima: datata gennaio 2015!


Cari sacerdoti,
è sempre buona cosa un po' di umiltà e chiamare ogni cosa con il suo nome, come hanno fatto a Milazzo con S. Candida!

Pace, Gesù è risorto!
 

mercoledì 8 aprile 2015

Mercoledì fra l'Ottava di Pasqua






1) fissando lo sguardo su di lui (At 3)

Dopo il coraggio di Pietro nell’annunciare Gesù crocifisso e risorto, oggi il coraggio si trasforma in opere del Regno di Dio.

L’evangelista Luca non solo narra che i due Apostoli Pietro e Giovanni compiono i miracoli come Gesù, segni dei Regno del Cieli, ma hanno lo stesso approccio umano di Gesù.

La Pasqua ci deve dare il coraggio dell’annunciare, ma nello stile di Gesù. Ci deve dare l’umanità di Gesù.

Avere l’umanità di Gesù significa essere nuovo creatura.

2) «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò. (At 5)

Ecco la ricchezza del discepolo, possedere Gesù.

Ecco che il monito del Signore sulla ricchezza si comprende. Se un discepolo ricco nel possedere perde Gesù, perde la sua vera ricchezze. Ecco allora il monito di Gesù: Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. (Mt 6).

3) Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. (Lc 24)

Nella luce della Pasqua si può comprendere l’insegnamento di Gesù.

Apri gli occhi del nostro cuore alla comprensione del tuo amore! Amen.

domenica 5 aprile 2015

Geù il Nazereno è Risorto!








“Diceva S. Agostino
che vale più una sola lacrima sparsa meditando sula Passione di Cristo,
che un pellegrinaggio sino a Gerusalemme ed
un anno a digiuno a pane ed acqua”.
 
(S. Alfonso Maria de' Liguori)

sabato 4 aprile 2015

Buona Pasqua!






“Voglio che la mia vita, il mio carattere,
le mie azioni parlino per me e
dicano che sto seguendo Gesù Cristo”
(Shahbaz Bhatti)

giovedì 2 aprile 2015

Santa Coralia di Tracia





La Tracia (in greco antico Θρᾴκη, Provincia Thracia in latino) è la regione che occupa l'estrema punta sudorientale della Penisola balcanica e comprende il nordest della Grecia, il sud della Bulgaria e la Turchia europea.

I suoi confini sono cambiati nel tempo: secondo i confini stabiliti in seguito alla Prima guerra mondiale, i monti Rodopi separano la Tracia greca da quella bulgara, e il fiume Evros (Maritza) separa la Tracia orientale (in Turchia) dalla Tracia occidentale (Grecia).
 
La Tracia fu evangelizzata dall'Apostolo Paolo. La martire Coralia è una martire della Tracia orientale, cioè turca.
 
Fa parte delle Sante Quaranta di Eraclea con Annone, diacono, vergini e vedove, martiri († Eraclea (Tracia), 312 ca.)

La tradizione orientale è solita raffigurare in un’unica grande icona. L'icona riportata è una novità iconografica.

Martirologio Romano, 19 novembre: A Marmara Ereglisi in Tracia, nell’odierna Turchia, sante quaranta donne, vergini e vedove, martiri.

mercoledì 1 aprile 2015

La dittatura dei pruriti di libertà!





Non si può tacere!

Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l'amore siate invece a servizio gli uni degli altri. (Gal 5,13)



Unioni civili: MCL pronto alle barricate
Secondo il presidente Carlo Costalli, il DDL Cirinnà è "assolutamente peggiorativo" rispetto alle mediazioni proposte e si pone in contrasto con i recenti pronunciamenti della Corte Costituzionale
Di Paolo Accomo
ROMA, 31 Marzo 2015 (Zenit.org) - Pronti alle barricate. È un no senza mezzi termini quello pronunciato dal Movimento Cristiano Lavoratori dopo aver letto il nuovo testo “unificato” sulle unioni civili a firma dalla senatrice Cirinnà, approvato nei giorni scorsi dalla Commissione Giustizia del Senato. Un provvedimento che vede la luce dopo una lunga serie di audizioni e che avrebbe dovuto costituire un punto “alto” di mediazione. Invece…
Invece no, giusto Costalli?
Invece no, perché le audizioni non sono servite a nulla e il testo è assolutamente peggiorativo, anzi, disperde il mandato di mediare, non tiene conto delle posizioni di tutti e apre le porte dell’ordinamento giuridico italiano a una esasperazione faziosa del modello di regolazione delle unioni civili tra omosessuali, come ha ben rilevato il Forum delle famiglie.
Partiamo dall’inizio. Perché la mediazione è fallita?
Perché su questo argomento, la logica di una parte del Pd è quella, diciamo pure animalesca, di marcare il territorio, facendo piazza pulita delle istanze che contrastino con l’autodeterminazione assoluta dell’individuo. Nei fatti, non si ascolta e si impone un regime di uguaglianza giuridica con il matrimonio, che è innaturale e socialmente devastante. Per farla breve, la mediazione è fallita perché non si è cercata alcuna mediazione, ma dopo anni e anni di dibattito sulle unioni civili si è tornati a propugnare il matrimonio tra omosessuali. Quel testo propone di fatto la costruzione di un modello simile a quello che la Costituzione riserva all’istituto matrimoniale, in barba agli stessi pronunciamenti della Corte Costituzionale, che ha confermato il nesso tra matrimonio ed eterosessualità.
Politicamente parlando, che significato ha questo passaggio?
Che ancora una volta il Pd china la testa di fronte ai poteri forti di questo Paese.
Cosa c’entra l’economia?
Non è solo un discorso economico ma è anche un discorso economico: per i potentati finanziari e produttivi – non solo italiani – è vantaggioso interloquire con un mercato di individui e non di associazioni. La famiglia tradizionale, con le sue esigenze scritte nel Dna e nella cultura di uomini e donne, scolpite nella natura, rappresenta un consumatore rigido, che non puoi governare con i soli meccanismi del marketing e al quale devi riconoscere una soggettività e un ruolo contrattuale. Né più né meno di quello che si sta facendo con il mercato del lavoro, dove il governo non ama confrontarsi con le parti sociali ma procede a colpi di norme che dialogano con il singolo lavoratore in base all’età, al profilo pensionistico, alle speranze di vita media, alla formazione individuale, ecc. Spostandoci sul mercato, meglio dunque confrontarsi con famiglie che in realtà sono solo la sommatoria di individui che restano tali: due maschi o due femmine, ciascuno identico all’altro per natura e bisogni, perché la scelta di convivere non intacca la loro natura né il loro sesso, dal momento che, generalmente, questi soggetti non lo cambiano e continuano ad essere  uomini e donne, seppure con gusti omosessuali, che vogliono vedere legittimati.
Quindi il punto non sono i tanto sbandierati diritti alla reversibilità o all’assistenza del compagno malato?
Non faccio il processo alle intenzioni. Abbiamo accettato il riconoscimento delle unioni civili con quei presupposti e non ci rimangiamo la parola data, ma qui si tenta il blitz, si vuole imporre l’ideologia del gender, un errore della mente umana, come ha detto papa Francesco, e noi siamo radicalmente contrari in quanto si sta andando allo snaturamento dell’istituto matrimoniale, con riflessi disastrosi sui figli e sulle adozioni. La cronaca recente sugli uteri in affitto illumina uno scenario sempre più allarmante e il tentativo in corso in Senato, con la copertura politica del Pd di Renzi, è quello di equiparare le unioni gay al matrimonio, consentendo anche di accedere a meccanismi di filiazione innaturale, legittimando il ricorso all’utero in affitto.
Quale sarà adesso la posizione del MCL?
Con tutte le nostre forze, eserciteremo un’opposizione durissima a questa forzatura operata da una lobby faziosa con una maggioranza fittizia e improvvisata, in nome di una assoluta minoranza di cittadini. Qui si vogliono scardinare i valori  fondamentali della società. Denunceremo in tutte le sedi questo tentativo e la debolezza del premier che asseconda questo disegno