domenica 27 ottobre 2013

Santi Palermitani del XIX e XX secolo




"Numerose e varie sono le motivazioni per cui la città di Palermo fa continuamente "notizia" sui mezzi di comunicazione nazionale: le vicende politiche, quelle legate alla criminalità organizzata, ecc.

Un aspetto di Palermo, ai più poco noto, è l'essere città di santi.
Il capoluogo siciliano, infatti, ha dato i natali e/o è stato luogo di azione apostolica fino al compimento della vita terrena di diversi uomini e donne, credenti in Gesù Cristo, la cui testimonianza al vangelo si è manifestata in modo evidente.

... diciotto protagonisti della vicenda ecclesiale e sociale palermitana dei secoli XIX e XX, di cui è in corso il processo di canonizzazione".

(da: M. Torcivia, Santi Palermitani, Rubettino, 2013)

1. Suor Maria Maddalena del SS. Crocifisso
2. Giovanni Battista Arista
3. Angelo Cantons Fornells
4. Giacomo Cusmano (Beato)
5. Vincenza Cusmano
6. fra Giuseppe Maria da Palermo
7. Suor Maria Dolores Di Majo
8. Francesco Paolo Gravina
9. Maria Carmelina Leone
10. fra Luigi Lo Verde
11. Maria Chiara Magro
12. Giovanni Messina
13. Marianna Orsi
14. Antonino Petyx
15. Suor Carmelina di Gesù Prestigiacomo
16. Giuseppe Puglisi (Beato)
17. Nunzio Russo
18. Suor Maria di Gesù Santocanale




Preghiera per la canonizzazione
dei “Santi Palermitani”

Signore Gesù,
ti ringraziamo per averci dato
……,
esemplare testimone di Gesù,
dedicato\a nella vita
interamente al tuo Regno,
nella testimonianza del Vangelo
come sorgente di salvezza
per la cultura e la società.
Fa' che il suo esempio
ci spinga ad amarti
come egli\ella ti ha amato.
La sua intercessione
ci sostenga e ci aiuti
nelle nostre necessità.
Dona alla Chiesa,
che egli\ella ha tanto amato e servito,
di poterlo\a onorare come santo\a accanto a te,
sui tuoi altari,
testimone di santità
a gloria della santissima Trinità.
Amen

giovedì 24 ottobre 2013

Rosario Livatino, "in odium fidei, uti fertur"




FRANCESCO MONTENEGRO

per grazia di Dio e mandato della Sede Apostolica

ARCIVESCOVO METROPOLITA DI AGRIGENTO


-Vista l’istanza del postulatore della causa di canonizzazione del servo di Dio ROSARIO LIVATINO con la quale si chiede l’introduzione di detta causa;
-sentiti i nostri fratelli dell’episcopato siculo ed avendo  avuto il loro parere favorevole con nota del 31 maggio 2010;

-ricevuto il “nihil obstat” della Congregazione delle cause dei santi prot. N. 2986-1/11 del 11 maggio 2011

DECRETIAMO

di accettare la predetta istanza del postulatore e di introdurre la causa di canonizzazione del servo di Dio ROSARIO LIVATINO, magistrato.

Rosario Livatino, è stato proposto come testimone del XXI secolo per la regione ecclesiastica siciliana, nel convegno ecclesiale della Chiesa Italiana tenutosi a Verona nell’ottobre 2006.

Rosario Angelo Livatino, nacque a Canicattì, provincia e Arcidiocesi di Agrigento il 3 ottobre 1952, primo ed unico figlio di Vincenzo Livatino, avvocato e di Rosalia Corbo. Fu educato ai più nobili ideali in seno alla famiglia, e trovò nei docenti, dalle elementari alle superiori, preziosi e validi educatori.
Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza all’università di Palermo, vinse il concorso ed entrò nella magistratura.
Per dieci anni, dal 1979 al 1989 fu Sostituto Procuratore della Repubblica ad Agrigento, dove si occupò di numerose inchieste di criminalità e di mafia.

Condusse le indagini su quella che sarà poi chiamata la tangentopoli siciliana. Non temette le vendette della criminalità e insieme ad altri magistrati scoprì numerosi intrecci malavitosi. Venne ucciso il 21 settembre 1990 in un agguato mafioso mentre si recava al lavoro senza scorta.
“Martire della giustizia e, indirettamente, della fede”: così Giovanni Paolo II definì il giudice Rosario Livatino.

La sessione introduttiva del processo verrà celebrata il giorno 21 settembre 2011 alle ore 18, anniversario della morte del servo di Dio, presso la Chiesa di San Domenico a Canicattì.
Si invitano tutti i fedeli che sono in possesso di scritti autografi e non, del servo di Dio ROSARIO LIVATINO di farne pervenire copia al Tribunale Ecclesiastico costituito per questo processo di canonizzazione, presso la nostra Curia Arcivescovile – via Duomo, 96 – Agrigento.

Agrigento, 27 giugno 2011
+ Francesco Montenegro

mercoledì 23 ottobre 2013

San Giovanni da Capistrano, prega per noi!




Per una felice coincidenza - o segno provvidenziale della storia - alla memoria liturgica del beato Giovanni Paolo II fa seguito il 23 ottobre la festa del francescano san Giovanni da Capestrano. Infatti fu proprio papa Wojtyla nel 1984 ad approvare l'elezione di san Giovanni da Capestrano, sacerdote, quale patrono universale presso Dio dei cappellani militari di tutto il mondo.  Nel frattempo l'interesse verso il suddetto Santo francescano si va accrescendo come mostrano i diversi lavori di ricerca finalizzati all'edizione delle sue opere. Di seguito un testo inerente a san Giovanni da Capestrano dell'attuale Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, monsignor José Rodríguez Carballo, già Ministro Generale dell'Ordine dei Frati Minori   
Giovanni da Capestrano fu penitente austero, grande riformatore, consigliere acuto, legislatore sapiente, scrittore fecondo, infaticabile predicatore del Vangelo, difensore della Sede Apostolica e del Papato, uomo di preghiera e di azione, apostolo dell’Europa, convinto assertore dei diritti dei più deboli, formatore di coscienze, infaticabile apostolo di pace; fu acclamato come «stella Bohemorum», «lux Germaniae», «clara fax Hungariae» e «decus Polonorum».
Ma qual è la chiave di lettura del suo “successo” o per interpretare la sua biografia, il suo linguaggio e la sua azione? Giudice affermato ed uomo “politico” molto apprezzato, Giovanni conobbe la durezza del carcere, che fu per lui causa di una profonda crisi religiosa. Dopo una tenace lotta interiore ed una testarda resistenza alla voce di san Francesco, che lo invitava ad entrare nell’Ordine, decise di abbandonare il mondo e di seguire solo il Signore, come confidò più tardi ad un amico. Il 4 ottobre 1415 iniziò il noviziato a Monte Ripido, durante il quale procedette in modo impetuoso sulla via della minorità, secondo l’esemplarità del Poverello di Assisi, immagine eloquente della kenosis del Cristo (cf 2Lf 4ss). E che cosa avviene – si domanda san Francesco – in chi si è espropriato di tutto per «offrirsi nudo alle braccia del Crocifisso»? Risponde lo stesso Francesco: «Ne uscirebbe come un leone liberato dalle catene, pronto a tutto, e la linfa spirituale assorbita in principio aumenterebbe in lui con un progresso continuo. Alla fine gli si potrebbe affidare con sicurezza il ministero della parola, certi che riverserebbe sugli altri il fervore che lo brucia» (2Cel 194). Subito il «leone liberato e pronto a tutto», ha messo il suo fervore a servizio dell’Ordine e della Chiesa.
È stimolante ripensare all’itinerario della conversione di Giovanni da Capestrano nell’VIII centenario dell’incontro di Francesco di Assisi con il Crocifisso di San Damiano. Tale incontro diede inizio alla tuttora affascinante avventura umana e cristiana del Poverello; ha scandito le riflessioni e le attività dell’Ordine durante il 2006; è stato un punto di riferimento essenziale per il Capitolo generale straordinario, conclusosi da poco, per capire che cosa vuole il Signore oggi da chi ha scelto di seguire il Vangelo, secondo il proposito di vita vissuto e proposto da san Francesco.
Appena ordinato sacerdote, Giovanni da Capestrano assunse questo impegno: «Anche se non ne porto l’ultima responsabilità, sono deciso di porre, fino all’ultimo respiro della mia vita, tutte le mie forze in difesa del gregge di Cristo».
Questa passione per il «gregge di Cristo» lo portò ad avere una devozione senza limiti verso chi aveva la principale responsabilità del gregge, il Papa, al servizio del quale mise tutta la sua vita e le sue energie, come risulta da una sua lettera-confessione a san Bernardino: «Sono un vecchio debole, malaticcio... Non ne posso più... Ma se il Papa dispone altrimenti, non mi ricuso, anche se dovessi trascinarmi mezzo morto, ovvero dovessi attraversare siepi di spine, fuoco ed acqua». Questa incondizionata fiducia nel ministero petrino, l’aveva anche per vivere da Frate Minore. Nelle Costitutionis Martinianae, infatti, san Giovanni Capestrano raccomandava ai Frati l’obbedienza alla Chiesa, secondo la volontà di Francesco nella Regola, come ebbe modo di ricordare polemicamente ad un confratello: «sembra che tu non voglia far servire la Regola alla Chiesa, ma la Chiesa alla Regola. Il nostro serafico Padre S. Francesco, proprio nella sua Regola afferma il contrario. Non la Chiesa deriva dalla nostra Regola, ma la Regola dalla Chiesa». [...]
«Io dormo due ore e anche una sola – dirà in una predica a Vienna –. Vorrei ora piuttosto dormire che predicare, ma io non appartengo più a me, ma a voi». Non appartenendo più a se stesso, ma al «gregge di Cristo», Giovanni riversò tutto il suo fervore nell’annuncio del Vangelo, non solo in Italia, ma anche oltre le alpi, toccando la Carinzia, l’Austria, l’Ungheria, la Transilvania, la Polonia, la Turingia, la Moravia, la Boemia. Un fervore, quello del Capestrano, entusiasticamente ricambiato, poiché gli uditori delle sue prediche erano così tanti da costringerlo a parlare nelle piazze e nei campi. Non solo, la gente voleva vederlo, toccarlo, prendere pezzi delle sue vesti e rivolgergli suppliche per essere guariti, nonostante portasse loro le reliquie di san Bernardino, neo canonizzato!
In tal modo la predicazione itinerante, caratteristica dei francescani del sec. XIII ed entrata in crisi agli inizi del 1400, fu ripresa da Bernardino da Siena e portata avanti da Giovanni da Capestrano, dandole un’impronta tutta personale: non è solo il momento dell’annuncio del Vangelo, ma anche delle confessioni, della formazione delle coscienze, della visita degli ammalati. Soprattutto è l’occasione per la composizione di discordie e il ristabilimento della pace: il «tractare pacem», «pacem reformare», «bonam pacem conficere» costituisce il cuore della predicazione del Capestrano. In breve, nell’attività apostolica di Giovanni da Capestrano possiamo vedere realizzato quanto il Signore chiedeva ai suoi nell’inviarli ad annunciare il regno di Dio (cf Lc 9,1ss; 10,1ss). [...]
Il fervore che lo bruciava, Giovanni da Capestrano l’ha riversato anche a vantaggio dell’Ordine, portando avanti con coraggio e tenacia un’incisiva azione di rinnovamento, assieme ai santi Bernardino da Siena, Giacomo della Marca e ai beati Alberto da Sarteano e Marco Fantuzzi da Bologna. La riforma dell’Ordine è avvenuta attraverso la promozione della fedeltà alla Regola di san Francesco, come dimostrano le Costitutiones Eugenianae, scritte alla Verna nel 1443, e il Commento alla Regola di san Francesco; anche con l’attualizzazione dell’ideale di Francesco per rispondere alle numerose ed impegnative sfide che man mano gli avvenimenti ecclesiali, politici e sociali gli presentavano.
Una molla forte, però, del suo impegno per portare avanti il rinnovamento dell’Ordine fu la convinzione che gli studi, come «ricerca della sapienza», fossero uno strumento formidabile del Frate Minore non solo per dare dignità ed efficacia al ministero, ma anche come ponte per incontrare la cultura dell’epoca. Tale convinzione il Capestranese l’ha manifestata esplicitamente nella Lettera all’Ordine, 4 febbraio 1444, sulla «Necessità di promuovere gli studi tra i Frati Minori». Nella sua appassionata perorazione a favore degli studi, Giovanni da Capestrano, nel tentativo di infrangere le resistenze dei Frati nei confronti degli studi, usa espressioni molto forti: «Nessuno è messaggero di Dio se non annuncia la verità; e non può annunciare la verità chi non la conosce; e non può conoscerla se non l’ha appresa». I Frati, esorta il Santo: «devono trovare il tempo per dedicarsi alle lettere e alle scienze... per non tentare Iddio con una vana presunzione...». Dichiara senza mezzi termini: «O ignoranza, madre stolta e cieca di tutti gli errori...». Distinguendo tra «scienza» e «abuso della scienza», Giovanni da Capestrano afferma che la vera scienza conduce alla sapienza, «che viene dall’alto ed è... madre di ogni bene e maestra di ogni verità».

FONTE: Zenit.it

martedì 22 ottobre 2013

Martedì della XXIX settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

memoria del Beato Giovanni Paolo II



“Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese”

Questa frase riecheggia nella liturgia di questi giorni.
C’è un richiamo alla resa dei conti: Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Stiamo vigilanti, in attesa del padrone che arriverà all’improvviso -come la morte per il ricco stolto che aveva avuto il raccolto abbondante!

Tutto questo può far un po’ tremare!
Qual è sarà il conto che dovrò pagare?
Avrò le garanzia per pagare il conto? Chi mi farà il fido, se non ho i soldi?

“Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita”.

Cristo Gesù è il fido per pagare il nostro conto!
Ma dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia
Ma ora ... sovrabbondi la grazia!
Di modo che, come regnò il peccato nella morte, così regni anche la grazia mediante la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore.

Oggi, nella nostra Arcidiocesi, si celebra la memoria di San Giovanni Paolo II.
Non si poteva trovare un testimone più eloquente in cui rileggere la Parola di Dio di questa giornata.

Il 22 ottobre è il giorno dell'inizio solenne del Suo ministero di Pastore Universale della Chiesa.

Un papa fortemente missionario, per i suoi innumerevoli viaggi apostolici, in cui annunciò la vittoria di Gesù sul male e sul peccato.

Un papa che ha indicato, facendo suo il monito conciliare, l’universale chiamata alla santità di ogni battezzato, proclamando nel suo pontificato 1338 beati e 482 santi.

Un papa di una grande umanità: testimone della necessità di evangelizzare l’umano.

Un papa del dialogo e della ricerca della comunione di intenti tra tutte le religioni per il bene di tutta l’umanità.

Anche noi alla luce di questa pagina del Vangelo che ci richiama alla vigilanza, o meglio a fare verità in noi, in attesa della pienezza del Regno di Dio, chiediamo al Signore per intercessione di San Giovanni Paolo II di donarci la grazia dello Spirito Santo per avere il coraggio di un nuovo passo alla sequela di Gesù:

“O Cristo! Fa’ che io possa diventare ed essere servitore della tua unica potestà! Servitore della tua dolce potestà! Servitore della tua potestà che non conosce il tramonto! Fa’ che io possa essere un servo! Anzi, servo dei tuoi servi”.

Fratelli e Sorelle! Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà!

Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l’uomo e l’umanità intera!

Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!

Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa!”
(22 ottobre 1978) Amen

lunedì 21 ottobre 2013

UN SANTO DI NOME VILMO






Il nome Vilmo è presente nella tradizione italiana. Tutti si chiedono: ma esiste un santo con questo nome?
L’unico testimone della fede di nome Vilmo è il beato di origine ungherese, nato il 29 febbraio 1892 a Sighişoara (Segesvár), anticamente in Ungheria, ora Romania: Vilmos Apor.

Il nome Vilmos è la versione ungherese del nome Guglielmo.

Il nome Guglielmo ha altre versioni linguistiche: Guillem (catalano); Viljami, Vilhelmi, Ville (finlandese); Guillaume (francese); William, Will, Willy, Bill, Billy (inglese); Vilius, Viliumas (lituano); Willem (olandese); Guilherme (portoghese); Guillermo (spagnolo) e Willhelm, Willi (tedesco).

Le varianti Zelmo e Azelma sono caratteristiche dell'Emilia-Romagna, Memmo è toscano, mentre Gelmo-Gelma e Vilmo-Vilma sono caratteristiche delle Venezie.

Guglielmo deriva dal nome germanico Willihelm, giunto in Italia per tradizione francone. Documentato nelle forme medioevali Guilihelmus, Guillelmus, Gulliemus, Guilgelmus e Wilielmus e negli ipocoristici Lemnus, Memmus, Welmus e Willus. Deriva dalle radici germaniche wilja, volontà, e helma, elmo, di incerto significato complessivo.

Vilmos Apor, figlio di nobili ungheresi, nasce nel 1892. Nel 1909 entrò nel seminario di Györ. Il vescovo Széchényi lo inviò all'Università dei Gesuiti di Innsbruck, dove conseguì la laurea in teologia. Venne ordinato sacerdote il 24 agosto 1915. Durante la prima guerra mondiale fu cappellano militare su un treno ospedale della Croce Rossa. A 26 anni divenne il più giovane parroco d'Ungheria, a Gyula. Nella travagliata situazione sociale e politica fu un punto sicuro di riferimento per i suoi parrocchiani. Il 21 gennaio 1941 papa Pio XII lo nominò vescovo di Györ, diocesi fondata da Santo Stefano. Durante la seconda geurra mondiale il vescovo difese gli ebrei alzando la voce anche contro gli stessi politici al potere. Nel 1945 i russi, nella Settimana Santa, attaccarono Györ; colpito a morte da alcuni soldati il Venerdì santo per difendere alcune ragazze rifugiatesi nell'episcopio morì il lunedì di Pasqua seguente: 2 aprile 1945.




La causa di canonizzazione ebbe inizio nel 1989. la Congregazione per le cause dei santi riconobbe il martirio “in odium fidei” il 7 luglio 1977, fu beatificato dal beato Giovanni Paolo II il 9 novembre 1997, in piazza S. Pietro a Roma.

Il nome Guglielmo è presente nel Martirologio Romano ben 50 volte. Ecco l’elenco in ordine di data di commemorazione:

San Guglielmo di Volpiano o di Fruttuaria, abate di S. Benigno di Digione (1 gennaio)
Beato Guglielmo Repin, sacerdote e martire (2 gennaio)
San Guglielmo di Bourges, vescovo (10 gennaio)
Beato Guglielmo Carter m. (11 gennaio)
Beato Guglielmo Giuseppe Chaminade, sacerdote, fondatore (22 gennaio)
Beato Guglielmo Patenson, sacerdote e martire (22 gennaio)
Beato Guglielmo Ireland, martire (24 gennaio)
Beato Guglielmo Saultemouche, martire 87 febbraio)
San Guglielmo il Grande (di Malavalle), eremita 810 febbraio)
Beato Guglielmo Harrington, martire (18 febbraio)
Beato Guglielmo Richardson, sacerdote e martire (27 febbraio)
Beato Guglielmo Hart, sacerdote e martire (15 marzo)
Beato Guglielmo Pike, martire (21 marzo)
San Guglielmo Tempier di Poitiers, vescovo (29 marzo)
Beato Guglielmo Gnoffi di Noto, eremita (4 aprile)
San Guglielmo di Eskill, abate (6 aprile)
Beato Guglielmo Thomson, martire (20 aprile)
San Guglielmo Firmato da Mantilly, eremita (24 aprile)
Beato Guglielmo Marsden, martire (25 aprile)
San Guglielmo da Foggia, eremita (26 aprile)
San Guglielmo Southernem martire (30 aprile)
Beato Guglielmo Tirry, agostiano martire(2 maggio)
San Guglielmo di Pontoise, sacerdote (10 maggio)
Beato Guglielmo da Tolosa, agostiniano (18 maggio)
San Guglielmo di Gellone, monaco (28 maggio)
Beato Guglielmo Arnaud, martire di Avignonet (29 maggio)
Beato Guglielmo Scott , martire (29 maggio)
Beato Guglielmo Filby, sacerdote e martire (30 maggio)
Beato Guglielmo Greenwood, sacerdote certosino, martire (6 giugno)
San Guglielmo di York, vescovo (8 giugno)
Beato Guglielmo Exmew, sacerdote certosino, martire (19 giugno)
San Guglielmo da Montevergine o di Vercelli, abate (25 giugno)
Beato Guglielmo Andleby, martire (4 luglio)
Beato Guglielmo Webster, martire (26 luglio)
Beato Guglielmo Davies, martire (27 luglio)
San Guglielmo Pinchon, vescovo (29 luglio)
Beato Guglielmo Horne, certosino, martire (4 agosto)
Beato Guglielmo Plaza Hernandez, sacerdote e martire (9 agosto)
Beato Guglielmo Lampley martire (11 agosto)
Beato Guglielmo Freeman, martire (13 agosto)
Beato Guglielmo Lacey , sacerdote e martire (22 agosto)
Beato Guglielmo Dean, martire (28 agosto)
Beato Guglielmo Browne, martire. (5 settembre)
Beato Guglielmo Way, martire (23 settembre)
Beato Guglielmo Spenser, martire (24 settembre)
San Guglielmo Courtet, martire (29 settembre)
Beato Guglielmo Hartley, martire (5 ottobre)
Beato Guglielmo Knight martire (29 novembre)
Beato Guglielmo di Fenoglio, certosino (19 dicembre)
Beato Guglielmo Howard, Visconte di Stafford, martire (29 dicembre)




Altri santi e beati i cui nomi sono ricordati localmente o all’interno degli ordini religiosi sono:

San Guglielmo di Fruttuaria, abate (senza data)
Beato Guglielmo de Loarte, mercedario (2 gennaio)
Beato Guglielmo Vives, mercedario (3 gennaio)
Beato Guglielmo de Sanjulia, mercedario (14 gennaio)
Beato Guglielmo di Morgex, sacerdote (7 febbraio)
Beato Guglielmo Zucchi, sacerdote (7 febbraio)
San Guglielmo d'Aquitania, duca (10 febbraio)
Beato Guglielmo Giraldi, mercedario (6 marzo)
Beato Guglielmo di Norwich, martire (25 marzo)
Beato Guglielmo di San Romano, mercedario (6 aprile)
San Guglielmo da Firenze, mercedario, martire (3 maggio)
Beato Guglielmo Tandi, mercenario (6 maggio)
Beato Guglielmo di Monferrato, domenicano (16 giugno)
San Guglielmo di Hirsau, abate (5 luglio)
Beato Guglielmo di Altavilla, mercedario (6 agosto)
San Guglielmo Sanz, mercenario, martire (6 agosto)
Beato Guglielmo da Castellammare di Stabia, francescano, martire (8 agosto)
Beato Guglielmo da Parma, mercedario (14 agosto)
Beato Guglielmo de Eril, mercedario (15 ottobre)
Beato Guglielmo da Montreal, mercedario (21 ottobre)
Beato Guglielmo da Granada, mercedario (21 ottobre)
Beato Guglielmo de Anglesi, mercedario (24 ottobre)
Beato Guglielmo di Paolo  da Maniace, abate (30 novembre)
Beato Guglielmo de Bas, mercedario (3 dicembre)
San Guglielmo di San Leonardo, mercenario, martire (4 dicembre)
San Guglielmo Saggiano, mercenario, martire (5 dicembre)
Beato Guglielmo de Carraria, mercedario (10 dicembre)
Beato Guglielmo de Rovira, mercedario (14 dicembre)

Concludo con il testo del Martirologio Romano che fa memoria del beato Vilmos:

“A Györ in Ungheria, beato Guglielmo Apor, vescovo e martire, che, durante la guerra, aprì la sua casa a circa trecento profughi e, percosso la sera del Venerdì Santo per aver difeso alcune ragazze dalle mani dei soldati, tre giorni dopo spirò”.


BIBLIOGRAFIA E SITI

* AA. VV. - Biblioteca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – Voll. 1-12 e I-II appendice – Ed. Città Nuova
* C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142
* Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2013
* sito web di newsaints.faithweb.com
* sito web di wikipedia.org

domenica 20 ottobre 2013

DEDICAZIONE DEL DUOMO DI MILANO (Anno C)




“Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo”

Qual è lo scopo di una vita cristiana? È conoscere Dio e Suo Figlio Gesù Cristo e portare frutti. Cosa dice la Parola di Dio a tal proposito?

Giovanni 15, 16
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda.

Romani 7, 4
Alla stessa maniera, fratelli miei, anche voi, mediante il corpo di Cristo, siete stati messi a morte quanto alla Legge per appartenere a un altro, cioè a colui che fu risuscitato dai morti, affinché noi portiamo frutti per Dio.

Matteo 13, 23
Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno.


Giovanni 15, 8
In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

Qual è il frutto da portare, i frutti?

Volendo usare parole semplici, direi che il frutto è una vita cambiata, una vita incentrata su Cristo, una vita in cui non siamo più noi che viviamo, ma è Cristo che vive in noi. Facciamo ancora aiutare dalla Parola di Dio:

Galati 5, 22-23
Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c'è Legge.

In che senso non c’è Legge? Teresa d’Avila insegna che la vita cristiana è relazione personale con Gesù, che culmina nell'unione con Lui per grazia, per amore e per imitazione.

Efesini 2, 10
Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.

Ci ricorda il nostro Cardinale Arcivescovo:
"Noi non siamo uomini e donne isolati gli uni dagli altri, ma viviamo, fin dall’istante del nostro concepimento, in relazione. Ebbene, Dio ha voluto entrare nella storia come uno di noi e cambiare la vita degli uomini attraverso una trama di relazioni nata dall’incontro con Lui". (Card. Scola)

1 Pietro 4, 7-11
La fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera. Soprattutto conservate tra voi una carità fervente, perché la carità copre una moltitudine di peccati. Praticate l'ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare. Ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l'energia ricevuta da Dio, perché in tutto sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo …

“L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda”.



Filippesi 1, 9-11
E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

La preghiera come atto amoroso tra la creatura e il Creatore, afferma Teresa d’Avila: pregare “significa frequentare con amicizia, poiché frequentiamo a tu per tu Colui che sappiamo che ci ama” (Vita 8, 5) .

Abbiamo ascoltato nel canto al Vangelo:

“Santo è il tempio di Dio, campo che Egli coltiva”

Poiché noi "coltiviamo" Dio ma Dio coltiva noi. Noi però non "coltiviamo" Dio in modo da renderlo migliore col "coltivarlo". Noi infatti lo "coltiviamo" adorandolo, non arandolo. Egli invece coltiva noi come coltiva il campo l'agricoltore. Per il fatto dunque ch'egli ci coltiva, ci rende migliori, poiché anche l'agricoltore rende migliore il campo coltivandolo, e cerca in noi proprio il frutto affinché noi lo coltiviamo. La sua opera di coltivatore nei nostri riguardi consiste nel fatto che non cessa d'estirpare con la sua parola dal nostro cuore i germi del male, di aprire il nostro cuore, per così dire, con l'aratro della parola, di piantarvi i semi dei precetti e d'aspettare il frutto della vita di fede. Quando avremo ricevuto nel nostro cuore quest'azione di Dio che ci coltiva in modo che gli rendiamo il giusto culto, non risulteremo ingrati al nostro agricoltore, ma gli offriremo il frutto del quale egli sarà contento. Il nostro frutto però non renderà lui più ricco, ma renderà noi più felici.

Mi son dunque prefisso di dimostrarvi che anche Dio "coltiva" noi; ma l'ho già detto: ci "coltiva" come un campo al fine di renderci migliori. È il Signore che nel Vangelo dice: Io sono la vite e voi siete i tralci. Mio Padre è l'agricoltore. (S. Agostino, Disc. 7)

“Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene”.

A chi assomiglia dunque il costruttore accorto? Certamente a colui che prima ha messo se stesso in una posizione salda sul comandamento dell’Amore: ecco la roccia!
Un uomo edificato dal comandamento dell’Amore è un edificio su una roccia.
Ma quale altro effetto hanno invece i venti e gli acquazzoni sull’edificio che era stato costruito
Ogni causa ha il suo effetto. Come ogni albero si riconosce dal suo frutto. Guardiamo alle nostre azioni e si rivelerà ai nostri occhi di che pasta siamo fatti.

“il Pastore grande delle pecore, in virtù del sangue di un’alleanza eterna, il Signore nostro Gesù, (ci) renda perfetti in ogni bene, perché possia(mo) compiere la sua volontà, operando in (noi) ciò che a lui è gradito per mezzo di Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen”.

III Domenica di Ottobre - Dedicazione della Chiesa Cattedrale




DEDICAZIONE DEL DUOMO DI MILANO (Anno C)
CHIESA MADRE DI TUTTI I FEDELI AMBROSIANI
Solennità del Signore

PRIMA LETTURA
Dal libro del profeta Isaia – (Is 60, 11-21)
Così dice il Signore Dio: / «Le tue porte saranno sempre aperte, / non si chiuderanno né di giorno né di notte, / per lasciare entrare in te la ricchezza delle genti / e i loro re che faranno da guida. / Perché la nazione e il regno / che non vorranno servirti periranno, / e le nazioni saranno tutte sterminate. / La gloria del Libano verrà a te, / con cipressi, olmi e abeti, / per abbellire il luogo del mio santuario, / per glorificare il luogo dove poggio i miei piedi. / Verranno a te in atteggiamento umile / i figli dei tuoi oppressori; / ti si getteranno proni alle piante dei piedi / quanti ti disprezzavano. / Ti chiameranno “Città del Signore”, / “Sion del Santo d’Israele”. / Dopo essere stata derelitta, / odiata, senza che alcuno passasse da te, / io farò di te l’orgoglio dei secoli, / la gioia di tutte le generazioni. / Tu succhierai il latte delle genti, / succhierai le ricchezze dei re. / Saprai che io sono il Signore, il tuo salvatore / e il tuo redentore, il Potente di Giacobbe. / Farò venire oro anziché bronzo, / farò venire argento anziché ferro, / bronzo anziché legno, / ferro anziché pietre. / Costituirò tuo sovrano la pace, / tuo governatore la giustizia. / Non si sentirà più parlare di prepotenza nella tua terra, / di devastazione e di distruzione entro i tuoi confini. / Tu chiamerai salvezza le tue mura / e gloria le tue porte. / Il sole non sarà più la tua luce di giorno, / né ti illuminerà più / lo splendore della luna. / Ma il Signore sarà per te luce eterna, / il tuo Dio sarà il tuo splendore. / Il tuo sole non tramonterà più / né la tua luna si dileguerà, / perché il Signore sarà per te luce eterna; / saranno finiti i giorni del tuo lutto. / Il tuo popolo sarà tutto di giusti, / per sempre avranno in eredità la terra, / germogli delle piantagioni del Signore, / lavoro delle sue mani per mostrare la sua gloria».
                                                      Parola di Dio

[oppure:
PRIMA LETTURA
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo – (1 Pt 2, 4-10)
Carissimi, avvicinandovi a Cristo, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: / «Ecco, io pongo in Sion / una pietra d’angolo, scelta, preziosa, / e chi crede in essa non resterà deluso. / Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono / la pietra che i costruttori hanno scartato / è diventata pietra d’angolo / e sasso d’inciampo, pietra di scandalo». / Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. Un tempo voi eravate non-popolo, ora invece siete popolo di Dio; un tempo eravate esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia. ]
                                                          Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE  - Sal 117 (118)
® Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre». ®

Apritemi le porte della giustizia:
vi entrerò per ringraziare il Signore.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi. ®

Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Il Signore è Dio, egli ci illumina. ®

II LETTURA
Dalla lettera agli Ebrei (Eb 13, 15-17. 20-21)
Fratelli, per mezzo di Gesù offriamo a Dio continuamente un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome.
Non dimenticatevi della beneficenza e della comunione dei beni, perché di tali sacrifici il Signore si compiace.
Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi e devono renderne conto, affinché lo facciano con gioia e non lamentandosi. Ciò non sarebbe di vantaggio per voi.
Il Dio della pace, che ha ricondotto dai morti il Pastore grande delle pecore, in virtù del sangue di un’alleanza eterna, il Signore nostro Gesù, vi renda perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in voi ciò che a lui è gradito per mezzo di Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Parola di Dio
CANTO AL VANGELO
Alleluia
Santo è il tempio di Dio, campo che Egli coltiva, e costruzione da lui edificata
Alleluia

VANGELO
Dal Vangelo secondo Luca  - (Lc 6, 43-48)
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. / Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene».
                                                  Parola del Signore

giovedì 17 ottobre 2013

Giovedì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)






“A questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione”.

Noi non siamo più la generazione di cui parla Gesù, però c’è un sangue innocente di cui dobbiamo rendere conto?

Abbiamo sulla coscienza un rendiconto da pagare?
Forse la nostra coscienza ci accusa?
Attenzione!

Consolante l’affermazione dell’Apostolo Paolo:
“Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù.
È lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue, a manifestazione della sua giustizia per la remissione dei peccati passati mediante la clemenza di Dio, al fine di manifestare la sua giustizia nel tempo presente, così da risultare lui giusto e rendere giusto colui che si basa sulla fede in Gesù”.

Qualunque sia il peccato di cui il nostro cuore, la nostra coscienza ci accusa, noi siamo stati redenti dal Sangue di Gesù.
È il suo Sangue, che grida a Dio Padre, Misericordia!
Non temiamo allora per le mancanze del passato, abbiamo un potente avvocato: Gesù Cristo!
La sua morte e la sua vittoria dia pace al nostro cuore ora che lo seguiamo con perseveranza e con Sant’Ignazio diciamo: “Io cerco colui che è morto per noi, voglio colui che per noi è risorto. È vicino il momento della mia nascita”.

Chi Sant’Ignazio, che oggi ricordiamo?
La Chiesa ricorda vari santi, escludendo i beati, che portano questo nome:
11 maggio - Ignazio da Laconi, religioso cappuccino
12 luglio - Ignazio Clemente Delgado, vescovo spagnolo, martire in Vietnam
31 luglio - Ignazio di Loyola, sacerdote e fondatore dei Gesuiti
22 settembre - Ignazio da Santhià, sacerdote cappuccino
23 ottobre – Ignazio di Costantinopoli, patriarca

Sant’Ignazio che oggi ricordiamo - primo santo con questo nome - fu il terzo vescovo di Antiochia, in Siria, terza metropoli del mondo antico dopo Roma e Alessandria d'Egitto, di cui san Pietro era stato il primo vescovo e Sant’Evodio il secondo vescovo. Non era cittadino romano, e pare che non fosse nato cristiano, convertendosi in età non più giovanissima. Mentre era vescovo ad Antiochia, l'Imperatore Traiano dette inizio alla sua persecuzione. Arrestato e condannato, Ignazio fu condotto, in catene, da Antiochia a Roma dove si allestivano feste in onore dell'Imperatore e i cristiani dovevano servire da spettacolo, nel circo, sbranati dalle belve.
Durante il viaggio da Antiochia a Roma, Ignazio scrisse sette lettere. In una di queste lettere indirizzata alla Chiesa di Roma, ma per tutte le comunità cristiane, scrive:
“Scrivo a tutte le chiese, e a tutti annunzio che morrò volentieri per Dio, se voi non me lo impedirete. Vi scongiuro, non dimostratemi una benevolenza inopportuna. Lasciate che io sia pasto delle belve, per mezzo delle quali mi sia dato di raggiungere Dio. Sono frumento di Dio, e sarò macinato dai denti delle fiere per divenire pane puro di Cristo. Supplicate Cristo per me, perché per opera di queste belve io divenga ostia per il Signore”. (S. Ignazio d’Antiochia)

Che bellissimo e profondo richiamo! Essere un’ostia! Cos’è una ostia? L’Eucaristia è Cristo fra noi!
Eucaristia è offerta, ringraziamento, amore, sacrificio, dono di sé, presenza divina.

Signore, rendi anche noi un’ostia!
In forza della fatica del vivere e del credere,
in forza di tutti i nostri atti d’amore e di conversione,
in forza del Sangue di Gesù che ci ha giustificati gratuitamente:
fa che possiamo essere pane puro per Cristo,
frumento di Dio
presenza santa e santificante del tuo figlio Gesù.
Amen.

mercoledì 16 ottobre 2013

Mercoledì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)




Beato Contardo Ferrini nasce a Milano nel 1859. Ragazzo prodigio, a 17 anni consegue la licenza liceale, a 21 si laurea in giurisprudenza e, dopo un periodo di specializzazione a Berlino, a 24 insegna già diritto romano all'università di Pavia. Insegna poi a Messina e a Modena e nel 1894 torna a Pavia, dove resterà fino alla morte. Studioso, giurista e ricercatore stimato, coltiva anche una forte spiritualità, che gli permetterà di distinguersi in un ambiente fortemente anticlericale. Il suo segreto: l’«apostolato silenzioso» e il suo stile di vita, con cui riuscirà a parlare di Dio anche ai lontani, agli indifferenti, agli atei. Impegnato nella San Vincenzo e in altre attività caritative, per quattro anni è anche consigliere comunale di Milano, dove si batte per conservare l'insegnamento religioso nelle scuole primarie. Il 6 gennaio 1886 professò la regola del terz'ordine francescano. È anche uno dei primi a sostenere il progetto di un'università cattolica in Italia. Contrae il tifo bevendo a una fontana inquinata e muore a 43 anni, il 17 ottobre 1902, durante un periodo di vacanza a Suna, sul Lago Maggiore.
Il Servo di Dio Padre Agostino Gemelli il 23 giugno 1942, fa traslare la salma di Contardo Ferrini dal cimitero di Suna alla cripta dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Il Venerabile Pio XII lo proclama beato nel 1947. Nel settembre 1947, mons. Leone Ossola consegna alla parrocchia di Suna l'insigne reliquia del cuore.

Se uno legge la vita dei santi si rende conto proprio che la Parola di Dio di oggi è vera!
“Dio infatti non fa preferenza di persone”

In ogni esempio di santità si scorge la “gloria, onore e pace per chi opera il bene”, e che “Dio, renderà a ciascuno secondo le sue opere: la vita eterna a coloro che, perseverando nelle opere di bene, cercano gloria, onore, incorruttibilità”.
Certo la vita dei santi non è fatta solo di rose, ma anche di spine!
Ma questo è scontato: ce lo racconta anche la vita, la loro come la nostra.

Cosa spinge, cosa giuda, cosa da forza nella vita dei santi da essere perseveranti nelle opere di bene?
È il senso della presenza di Dio!
Un Dio che non si condisce via con il pagare “la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe”, il Signore vuole di più!
La vita è un atto d’amore. Spesso il beato Contardo ripetava: "Diligam Te, sicut diligor a te" (Che io ami Te come io sono amato da Te).
Era il modo per ricordarsi che Egli doveva amare!

Cosa vuol dire amare? Parola così semplice e così grande!
Afferma il beato in una sua lettera:
"Un patto eterno, ineffabile, per cui non vorremmo altro che il bene, sempre il bene e tutto il bene, una promessa di amore imperituro, che ci fa passare pel mondo senza poterci persuadere come sia possibile il male, dopo cui altro non ci resta che sospirare il compimento della nostra adozione in cielo".

Signore, che io ti ami come io sono amato da Te! Amen.