mercoledì 24 luglio 2013

in viaggio (VIII) ...

 
 
 
 
Il Santuario della Madonna delle Grazie, sorge nel comune di Torre di Ruggiero (CZ), nel cuore delle serre calabresi.

Il Santuario trae le sue origini al tempo dell'iconoclastia, quando i monaci basiliani, in fuga dall'oriente fondarono in questo luogo una "Dacia basilina", dove nel corso dei secoli fu sempre cara la devozione verso la Madre di Dio.

Il 17 aprile del 1677 due ragazze del luogo, Isabella Cristello e Antonia De Luca, andarono al Santuario per pregare e qui mentre erano raccolte Isabella guarì dal male che da tempo l'affliggeva e contemporaneamente le due giovani assistevando alla visione celestiale della Vergine che chiedeva di essere in quel luogo "riverita dai popoli vicini e lontani" e da quel luogo Lei avrebbe dispensato abbondanti le sue grazie e i suoi favori.
 
Il silenzio sul Santuario calò a causa del devastane terremoto che il 5 febbraio del 1783.

Dopo 74 anni la Madre di Dio, apparendo alla contadina torrese, Pascale Luna, chiede la ricostruzione del Santuario. Mancavano i mezzi necessari e così il popolo piano piano dimenticò la promessa della ricostruzione.
Il pomeriggio del 10 aprile 1858, sabato in albis, il contadino Francesco Arone mentre lavorava il terreno nei pressi del Santuario vide zampillare una polla d'acqua e ricordandosi che proprio in quel luogo la tradizione ricordava una fonte, si dissetò e si lavò gli arti doloranti guarendo all'istante. Commosso dal prodigio corse in paese e i torresi capirono che era l'ennesimo segno voluto dalla Santa Vergine per ricostruire il suo Santuario. L'8 maggio dello stesso anno la curia vescovile di Squillace autorizzò la ricostruzione della Chiesa che in tempi brevissimi per quel periodo fu ultimata e consacrata l'8 settembre 1858.
 
 
 
La nuova statua della Madonna delle grazie fu un dono di Vittorio Emanuele II.
La festa principale della Madonna si celebra ogni 8 settembre.
 
 
 
 
PREGHIERA ALLA SANTA VERGINE

O tesoro dei torresi! Vergine Santissima delle grazie. Tu, in questi tempi di poca fede e di empietà trionfante hai voluto rinnovare in tuo seggio di Regina e di Madre dov'eri con singolar culto da remotissimi tempi venerata, e, riedificato il tuo tempio sopra gli antichi ruderi, con la ricomparsa della fonte prodigiosa, dimostrando così la tu particolare protezione per i tuoi diletti figli di Torre di Ruggiero e per tutti quelli che con viva fede vengono qui a venerarti.
Tu come Madre amorosissima, con le tue acque salutari spargi dappertutto i tesori delle tue celesti misericordie. Deh, O Maria, da questo luogo da te prescelto, rivolgi anche su di me gli occhi tuoi benigni ed abbi pietà di me che ho tanto bisogno del tuo soccorso. Mostrati anche a me come a tanti tuoi devoti ti sei dimostrata Vera Madre di misericordia. Impetrami dal Divin Figlio la grazia che ti domando (.......), mentre con tutto il cuore ti saluto e ti invoco: Madre mia tenerissima, sovrana tesoriera e dispensatrice di tutte le grazie. Amen.
O splendore delle calabrie, che sul dolce colle di Torre di Ruggiero, volesti erigere il tuo trono, Vergine Santissima delle grazie, a te con l'inno che ti glorifica, s'innalza la mia invocazione. Tu, che da secoli spargi da qui copiose le tue grazie sui figli che sanno rivolgersi al tuo cuore con fervore di umiltà e fermezza di fede; tu che a mille e mille mostrasti i tuoi prodigi, onde i ciechi videro, i muti parlarono, gli storpi camminarono davanti al tuo tabernacolo, ascolta la mia preghiera ed intercedi presso il tuo Divin Figlio che mi conceda la grazia di cui ho bisogno! E davanti a te faccio solenne promessa di compiere ogni sforzo per esserne degno, affinché la misericordia che mi avrai concessa si tramuti in luce di bene per l'anima mia e si diffonda ovunque per abbagliare i peccatori facendoli volgere alla tua glorificazione eterna ed universale. Concedi o Vergine delle grazie di Torre di Ruggiero, al peccatore che ti implora questo segno della tua tenerezza, esaudisci la mia preghiera. Amen. Salve Regina....

martedì 23 luglio 2013

in viaggio (VII) ...




S. Maria del Bosco
Serra San Bruno (VV)



Ave, Maria,
gratia plena,
Dominus tecum,
Benedicta tu
in mulieribus,
et benedictus fructus
ventris tui, Jesus.
Sancta Maria, Mater Dei,
ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora
mortis nostrae.
Amen.

lunedì 22 luglio 2013

Regina dei Martiri, prega per noi!




Madonna dello Scoglio
S. Domenica di Placanica (RC)

* * *

Ave Maria...
Santa Maria,
Madre di Dio
prega per noi.

 
* * *

Santi Martiri Cosma e Damiano
Riace (RC)

in viaggio (VI) ...





Mariantonia Samà nasce il 2 marzo 1875 a S. Andrea Jonio, un ridente paese adagiato su verdi colline, sospeso tra cielo e mare in dolce declivio verso la sua incontaminata costa. (FONTE: sito web)
 
             Mariantonia, orfana di padre morto prima della sua nascita, trascorre la fanciullezza e la prima giovinezza soccorrendo la madre Marianna nei quotidiani impegni tipici del ceto contadino.
 
All’età di quindici anni circa, rientrando a casa a conclusione di una faticosa giornata di lavoro, dopo aver bevuto in una “gurna”(pozza), in prossimità del fiume Salubro,  viene invasa da uno spirito immondo che ne strazia il corpo el’anima per cinque lunghi anni trasformando la fanciulla in una energùmena.
 
Poiché a nulla valgono le preghiere dei Sacerdoti di S. Andrea e dei Frati Minori del vicino Convento di Badolato la baronessa Enrichetta Scoppa, che segue con amore cristiano le vicende del popolo andreolese, nel mese di giugno dell’anno 1894 organizza il trasferimento di Mariantonia presso la Certosa di Serra dove si pratica l’esorcismo. Quattro suoi dipendenti, dopo otto ore di viaggio attraverso un viottolo di montagna, depositano davanti al portone della Certosa la cassa in cui viaggia l’ossessa, amorevolmente accompagnata anche dalla madre. Allo scadere di cinque ore ininterrotte di preghiere l’inferma si alza, è finalmente libera dallo spirito immondo e, grata, abbraccia la statua del Santo Patrono; diviene così per tutti la “malatina di San Bruno”.
 
Trascorrono serenamente due anni, poi una terribile malattia la costringe definitivamente a letto in posizione supina con le gambe rattrappite e le consente solo l’uso parziale della mano destra. E’ una giovinetta di 22 anni.
 
 
 
 
Nell’imperscrutabile disegno divino, alcune donne collaborano con la madre nell’assistenza all’inferma, poi alla sua morte, avvenuta nel 1909, ne assumono completamente il carico. La Baronessa Scoppa, il Marchese Lucifero e tutte le altre famiglie provvedono al suo sostentamento in modo così liberale che, con i prodotti superflui, è possibile beneficare molte altre persone bisognose. I Sacerdoti del luogo e i Padri Redentoristi si avvicendano nel portare la comunione quotidiana e nell’assistenza spirituale; le Suore Riparatrici del Sacro Cuore ne curano il corpo, che rimane indenne da piaghe nonostante la decennale degenza, e, soprattutto, lo spirito occupandosi di quella formazione religiosa che le consente di ricevere con voti privati il velo nero della Congregazione; da quel momento la “malatina di San Bruno” viene ricordata come “monachella di San Bruno”.
 
Mariantonia accetta la volontà di Dio ed offre al bel Gesù le sofferenze che di giorno in giorno si fanno più terribili e nella settimana santa sono intollerabili;  nasce, così, il fulgido esempio di devozione filiale al Cristo Crocifisso che ella, in estasi, contempla dal suo letto di dolore. Il martirio la porta nella maturità a penetrare e comprendere la volontà del Padre e la ricolma di doni celestiali che trasfonde, riconoscente, su tutti coloro che fiduciosi le si rivolgono: il dono delle guarigioni, della profezia, dell’estasi, dell’introspezione, del profumo, della bilocazione e dell’apparizione.
 
 
 
 
 
 
La fama di santità della “monachella” si diffonde rapidamente ed il tugurio in un vico (oggi via Mariantonia Samà) di Via Cassiodoro, di fronte alla Chiesa Matrice, in cui ella vive diviene meta di un ininterrotto pellegrinaggio, particolarmente in periodi difficili per la vita personale o anche comunitaria quali la seconda guerra mondiale o il terremoto del 1947; per tutti una parola di speranza (“stai tranquilla” o “devi avere fiducia ) se la richiesta è destinata ad essere esaudita; oppure di conforto (“ dovete pregare e fare la volontà di Dio”) se il volere del Padre non è conforme ai desideri individuali; o ancora di tenera sollecitudine per tutti i compaesani ( non temete il nostro protettore S.Andrea proteggerà il paese dalle bombe).
 
Nel primo mattino del 27 maggio 1953, a seguito di un malessere più accentuato, Mariantonia emette l’ultimo respiro. Le sue carni dopo circa sessanta anni di degenza sono fresche vellutate e profumano di fiori. Le esequie si svolgono nel pomeriggio alla presenza di tutti gli andreolesi e di molti abitanti dei paesi vicini; la bara scoperta attraversa le vie del paese e dopo la cerimonia religiosa viene accompagnata    al Cimitero nella Cappella delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore dove la mattina del 29 maggio viene tumulata.
 
Il 3 agosto 2003 i resti mortali di Mariantonia vengono traslati nella Chiesa Matrice di S. Andrea Jonio durante una solenne cerimonia religiosa ed acclamata santa dall’incontenibile folla accorsa.
 
 
 
 
 
 
23 ottobre 2009
 
 
 
 
 
Gennaio
2013
 
 

Il Tribunale Ecclesiastico di Genova conclude i suoi lavori e trasmette la documentazione alla Congregazione per le Cause dei Santi in Roma.
 
La Congregazione per le Cause dei Santi rilascia il Decreto di Validità.
 
Di seguito il Postulatore, aiutato da un collaboratore esterno e sotto la guida del Relatore, procederà all'elaborazione della "Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis".
 

domenica 21 luglio 2013

sabato 20 luglio 2013

in viaggio (IV) ...



SS. Ecce Homo
Mesoraca (KR)
opera di fra Umile da Petralia (sec. XVII)

Signore Gesù,
che tanto soffristi
per la salvezza nostra...
che per nostro amore
voleste essere
l'uomo dei dolori,
volgi a noi gli occhi
tuoi misericordiosi.

Nulla meritiamo
per i nostri peccati;
ma che faremo, o Gesù,
se tu ci abbandoni
nelle nostre miserie?

Alziamo  a te o Gesù,
gli sguardi confidenti.
I tuoi dolori
sono la nostra
unica speranza.

O Gesù,
abbi misericordia
di noi!
Soccorrici,
salvaci.
Così sia.

venerdì 19 luglio 2013

in viaggio (III) ...




 
 
"Ad Acri in Calabria, beato Angelo, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che, percorrendo instancabilmente il regno di Napoli, predicò la parola di Dio con un linguaggio adatto ai semplici". (MR. 30 ottobre)

giovedì 18 luglio 2013

in viaggio (II) ...





Provincia di Cosenza

mercoledì 17 luglio 2013

VI giorno della novena a S. Vittore





Vittore, probabilmente appartenente ad una famiglia senatoriale, svolse il ruolo di ufficiale nell’esercito romano. Verso la fine del III secolo, in occasione della visita dell’imperatore Massimiano a Marsiglia, si trovò a dover incoraggiare i cristiani indigeni a restare saldi nella loro fede ed a resistere alla persecuzione. Questa ebbe forse inizio quando, assediata la città nel 287, i cristiani rifiutarono categoricamente di combattere, di sacrificare agli dèi e di riconoscere il dogma della divinità imperiale. Denunciato e portato dinnanzi all’imperatore, Vittore fu condannato alla tortura.

La “Passio” gli attribuisce la conversione alla religione cristiana di tre guardie, che sarebbero così state giustiziate ancor prima di lui. Decapitato poi anch’egli, i quattro cadaveri furono gettati in mare. Alcuni loro amici riuscirono però miracolosamente a ritrovarli ed a seppellirli ove sorse poi il cimitero di Marsiglia, in una cavità ricavata nella roccia.
 

A San Giovanni Cassiano, che fondò a Marsiglia un convento dedicato al santo martire, è attribuita da alcuni la stesura della “Passio”.

Recenti ricerche hanno comunque appurato una seppur minima veridicità della “Passio”.
 
E' patrono di Davoli (CZ). 

martedì 16 luglio 2013

venerdì 12 luglio 2013

Venerdì della XIV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

 

 
“siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”. (Gen 46)
 
Un bel detto evangelico.
Peccato però che spesso nelle nostre comunità c’è chi è astuto e perfido come il serpente; invasivo e molesto come i piccioni.
Convertiamoci!
 
Questo detto si colloca prima della profezia di persecuzione e di perseveranza “fino alla fine”.
 
Il Signore prepara i suoi anche a questo.
Egli chiede di essere prudenti: cioè di non cercarsi il martirio.
Gesù Cristo ci domanda la semplicità della colomba, che consiste nel dire le cose semplicemente e agire con bontà, senza simulazione, né artificio, guardando a Dio solo; perciò ciascuno si sforzerà di compiere tutte le sue azioni in questo spirito di semplicità, ricordandosi che a Dio piace parlare ai semplici e rivelare loro i suoi segreti.
Ma Gesù Cristo, mentre ci raccomanda la semplicità della colomba, ci ordina pure di usare la prudenza del serpente, virtù che ci fa parlare e agire con discrezione.
 
“Guardatevi dagli uomini”: guardatevi, con prudenza; ma se vi portano davanti ai giudici, non preoccupatevi delle risposte: “è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi”.
 
Ecco la semplicità. I bambini è per natura sono semplici, di essi è il regno dei Cieli. Questa pagina evangelica ci introduce al tema della memoria liturgica odierna.
 
Oggi ricordiamo la nascita al Cielo dei santi martiri Nabore e Felice.
 
Chi erano? Oggi diremmo due extracomunitari, due neri, se non neri neri, almeno scuri come un nordafricano.
 
È curioso che la fede cristiana in pianura Padana sia stata sigillata dal sangue di tanti testimoni della fede di origine nordafricana.
 
Erano due soldati arrivati a Milano nel IV secolo per servire nell'esercito di Massimiano. Divennero cristiani e, a Lodi Vecchio (Laus Pompeia), furono giustiziati per non aver offerto sacrificio all’imperatore.
È il gesto di obbiezione religiosa che facevano i soldati romani di fede cristiana: offrire l’incenso all’imperatore era mancare al primo comandamento “Non avrai altro Dio all'infuori di me”.
 
I loro sacri corpi furono portati a Milano e dal 1799 furono traslati nella basilica di Sant'Ambrogio.
 
Chiediamo all’intercessione dei Martiri Nabore e Felice una grazia: otteneteci dal Signore - che vi ha resi degni della palma del martirio - di vivere la virtù della prudenza e della semplicità per essere perseveranti fino alla fine … dei nostri giorni, dei tempi, per essere membra del popolo salvato dall’Amore misericordioso di Dio. Amen.

giovedì 11 luglio 2013

SAN BENEDETTO 2013

 

 

“Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole e custodirai in te i miei precetti tendendo il tuo orecchio alla sapienza, inclinando il tuo cuore alla prudenza … allora comprenderai il timore del Signore e troverai la conoscenza di Dio” (Pr 2)
 
 
La vita dell’uomo è una porta spalancata verso l’infinito di Dio.
 
Afferma S. Ambrogio:
“Sia aperta a colui che viene la tua porta, apri la tua anima, allarga il seno della tua mente perché il tuo spirito goda le ricchezze della semplicità, i tesori della pace, la soavità della grazia. Dilata il tuo cuore, va' incontro al sole dell'eterna luce «che illumina ogni uomo» (Gv 1, 9). Per certo quella luce vera splende a tutti. Ma se uno avrà chiuso le finestre, si priverà da se stesso della luce eterna. Allora, se tu chiudi la porta della tua mente, chiudi fuori anche Cristo”.
 
Dio lascia sempre aperta la sua porta. Egli non si stanca mai di attendere sull’uscio l’ultimo figlio. Egli sa attendere … è la carità di Dio per noi, che è paziente, tutto spera e tutto a sopportato per ogni suo figlio … perché sia tale.
 
Il Santo di oggi, Benedetto da Norcia, aveva scoperto profondamente la sua figliolanza divina, egli da vero figlio di Dio si pone come padre amorevole verso i suoi fratelli e li esorta con la sua regola monastica ad essere figli obbedienti della volontà di Dio.
 
“Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apri docilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno, in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell'obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato per l'ignavia della disobbedienza”. (Prologo della Regola)
 
San Benedetto oggi ci esorta ad essere figli, figli di Dio, ad immagine del figlio Gesù. Solo in questo percorso si può essere discepoli, e così membra del popolo di Dio: la Chiesa.
 
Invochiamo il S. Patriarca Benedetto: interceda per l’Europa perché riscopra nell’obbedienza alla Parola di Dio la sua figliolanza divina e la sua dignità. Amen.