venerdì 14 giugno 2013

Venerdì della X settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)


INRI
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"Abbiamo un tesoro in vasi di creta"
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JHS

1
“Fratelli, noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi”. (2Cor 4)

Parole meravigliose quelle di San Paolo. Egli è consapevole della propria fragilità, si conosce infatti bene, sa chi era e sa chi è.
Ma Egli è convinto che attraverso la nostra umanità il Signore manifesterà la sua potenza. Infatti è nella strada della fragilità della carne, l’Incarnazione, che Dio ha scelto la via in cui manifestare la sua straordinaria potenza.

Pensate alla storia della Chiesa: non è attraverso l’umanità di tanti uomini e donne, che noi chiamiamo Santi, che si è manifestata la gloria di Dio. Credete che i Santi fossero più bravi noi? Essi erano vasi di creta, come noi, ma hanno scelto di essere riempiti di Dio per manifestare così la straordinaria sua potenza.
Scrivo infatti l’Apostolo Paolo a Timoteo:
“In una casa grande però non vi sono soltanto vasi d'oro e d'argento, ma anche di legno e di argilla; alcuni per usi nobili, altri per usi spregevoli. Chi si manterrà puro da queste cose, sarà come un vaso nobile, santificato, utile al padrone di casa, pronto per ogni opera buona”. (2 Tm 2,20ss)

Noi nella casa di Dio tra gli uomini, la Chiesa, siamo vasi di creta pronti e disponibili per ogni opera buona affinché si manifesti che apparteniamo a Dio.

2
“In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale”. ( 2Cor 4)

Ecco la Chiesa, noi: un popolo tribolato, sconvolto, perseguitato, colpito, che porta ovunque la morte di Cristo perché nella debolezza del corpo appaia la grandezza del Capo: perché nella nostra vita e con la nostra vita si manifesti la vita di Gesù.
“Gesù, ama col mio cuore, io amo col tuo; parla con la mia lingua, o Gesù; pensa con la mia mente, benedici con le mie mani, cammina coi miei piedi, soffri con le mie membra.”. (Padre Mario Borzaga).

Un popolo, la Chiesa, noi, che non può essere schiacciato, disperato, abbandonato, ucciso, perché esso si regge sulla Croce di Cristo affinché nella Croce risplenda la Resurrezione.

Infatti dice l’Apostolo Paolo ai Corinzi: “convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi”. ( 2Cor 4)

3
Un popolo, la Chiesa, noi, che mira alle alte vette, perché così gli viene chiesto dal suo Signore. Già lo diceva il Vangelo di ieri.
Gesù chiede un misura alta della vita: “se la vostra giustizia non supera…”, la formalità o il perbenismo. Non basta non uccidere, rispettando il comandamento, bisogna amare, rispettare il fratello.
Bisogna cercare sempre il giusto nelle relazioni fraterne, ma non secondo il proprio senso di giustizia, ma secondo la giustizia di Dio.
Oggi è il caso specifico del matrimonio.
“Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico….” (Mt 5)

Gesù non accetta nessuna possibilità di infedeltà. L’immagine della nozze è un’immagine sacra al Signore: è l’unione che lo unisce al suo popolo la Chiesa. Egli è lo sposo e la Chiesa è la sposa.

Qui ben ci stanno le parole dell’Evangelista Giovanni:
«Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire». (Gv 3)
Ecco la nostra gioia sarà piena se nel nostro vaso di creta togliamo “il mio” e mettiamo “il tuo”: “Gesù, ama col mio cuore, io amo col tuo”.

Gesù poi nel Vangelo odierno prosegue donandoci un suggerimento di perfezione:
“Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te …”. (Mt 5)
A tal proposito mi sovviene alla mente un episodio della vita di Sant’Antonio da Padova, la cui memoria era ieri.

È Il miracolo del piede.
Un grande stupendo miracolo fu causato da una confessione. Un uomo di Padova, di nome Leonardo, una volta riferì all'uomo di Dio, tra gli altri peccati di cui s'era accusato, di avere percosso con un calcio la propria madre, e con tale violenza da farla cadere malamente per terra. Il beato padre Antonio, che detestava fieramente ogni cattiveria, in fervore di spirito e in aria di deplorazione, commentò: "Il piede che colpisce la madre o il padre, meriterebbe di essere tagliato all'istante".

Quel sempliciotto, non avendo capito il senso di tale frase, nel rimorso per la colpa commessa e per le aspre parole del Santo, tornò in fretta a casa e subito si recise il piede. La notizia di una punizione tanto crudele si diffuse in un baleno per tutta la città, e fu riportata al servo di Dio. Il quale si recò difilato da colui e, premessa un'angosciata devota orazione, congiunse alla gamba il piede mozzato, facendovi il segno della croce.

Cosa mirabile! Non appena il Santo ebbe accostato il piede alla gamba tracciandovi il segno del Crocifisso, passandovi sopra dolcemente per un poco le sue sacre mani, il piede di quell'uomo restò inserito nella gamba così celermente, che tosto colui si alzò allegro e incolume, e si mise a camminare e saltare, lodando e magnificando Dio e rendendo grazie infinite al beato Antonio, che in maniera così mirabile lo aveva risanato (Benignitas 17,36-40).

Alla fine cosa impariamo dal suggerimento evangelicaoe dal racconto:
“u devi giudicare te stesso e, trovandoti distorto, non lusingarti ma correggerti, diventando dritto, in modo che ti piaccia Dio, il quale è retto. In effetti, Dio, che è retto, non piace a chi è tortuoso. Vuoi che ti piaccia colui che è retto? Sii retto!”
(S. Agostino, Discorso 49)

4
infine. Il Vangelo di oggi torno sul tema del matrimonio, senza nessuno sconto.
C’è solo una questione che Gesù pone come elemento di novità, valida anche per la prassi della Chiesa sulla nullità del matrimonio, afferma il Vangelo: “eccetto il caso di unione illegittima”. (Mt 5)

Che significa?
Che un matrimonio è nullo, non valido, perché celebrato in modo illegittimo.
Entriamo qui nel Diritto Canonico. Per farla semplice ci sono diversi elementi di nullità: sulla persona e sulle sue opere (che il Diritto chiama “comportamento delittuoso”). Tra i primi: l’età, l’impotenza assoluta e perpetua; un vincolo matrimoniale ancora sussistente di un precedente matrimonio valido; l’Ordine sacro o voto pubblico perpetuo di castità emesso in un istituto religioso; la disparità di culto.
Tra i secondi: il rapimento a scopo di matrimoni e il crimine, cioè l’uccisione di un coniuge per sposarne un altro.
Questi elementi – e molti altri che qui non elenco – delineano un matrimonio non legittimo e quindi nullo, per cui la Chiesa, in obbedienza al Vangelo, può definire la nullità del matrimonio fin dall’origine, cioè dalla sua celebrazione.
“La grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio”. (2Cor 4). AMEN.

giovedì 13 giugno 2013

Giovedì della X settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Sant’Antonio da Padova

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Deh, ascoltate, o amato Santo,
per amor del Dio bambino la mia prece
ed il mio pianto, che io verso a Voi vicino.
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“se il nostro Vangelo rimane velato” (2 Cor 3-4)


Con questa frase l’Apostolo Paolo annuncia l’inefficacia dell’annuncio del Vangelo per coloro che non lo voglio accogliere.

A tal proposito l’Apostolo usa due immagini: il velo e lo specchio.
La nostra vita deve essere un volto scoperto, non velato, non nascosto, un cuore non sotto velo, ma libero per mostrare come uno specchio il Signore Gesù.
Noi siamo lo specchio in cui Gesù si specchia. E cosa accade a chi si specchia? Che rivede la sua immagine. Noi siamo a sua immagine, fatti a sua immagine e somiglianza, per cui Egli, Gesù deve rispecchiarsi in noi e noi in lui: “rifulse nei nostri cuori” (2 Cor 3-4). Gesù deve risplendere nel nostro cuore, Gesù deve risplendere nel nostro volto, nella nostra vita.
Ogni Santa Comunione deve essere sostegno a questa trasformazione, a questa immedesimazione, a questa pienezza!
Pienezza della vita cristiana è ritrovare tutto Gesù in noi: Gesù, ama col mio cuore, io amo col tuo; parla con la mia lingua, o Gesù; pensa con la mia mente, benedici con le mie mani, cammina coi miei piedi, soffri con le mie membra.”. (Padre Mario Borzaga).

“se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”. (Mt 5)

Gesù chiede un misura alta della vita: “se la vostra giustizia non supera…”, la formalità o il perbenismo. Non basta non uccidere, rispettando il comandamento, bisogna amare, rispettare il fratello.
Bisogna cercare sempre il giusto nelle relazioni fraterne, ma non secondo il mio senso di giustizia, ma secondo la giustizia di Dio.
Ma cos’è la giustizia di Dio? Risponde S. Agostino.
“La giustizia è l'opera di Dio.
Ma ecco - dirai - dal Signore abbiamo udito: Questa è l'opera di Dio: credere in lui; da te invece abbiamo udito che opera di Dio è la giustizia. Dimostraci che credere in Cristo sia, proprio questo, la giustizia.
Operate la giustizia, credete! Il giusto vive di fede. È difficile che viva male colui che crede rettamente. Credete con tutto il cuore, credete non zoppicando, non esitando, non argomentando contro la fede sulla base di congetture umane. È stata da lui chiamata fede perché ciò che si dice si fa. Quando si pronuncia la parola "fede" si ode il suono di due sillabe: la prima deriva da fare, la seconda da dire. Ti domando dunque: Credi tu? Mi rispondi: Credo. Fa' ciò che dici, e questo è già fede.
Riguardo al giudizio, … che tu devi giudicare te stesso e, trovandoti distorto, non lusingarti ma correggerti, diventando dritto, in modo che ti piaccia Dio, il quale è retto. In effetti, Dio, che è retto, non piace a chi è tortuoso. Vuoi che ti piaccia colui che è retto? Sii retto!
Voglio dirvi delle cose che sono frequentissime in mezzo agli uomini. Succede a volte che, avendo tu un amico carissimo, un terzo, che era amico comune di tutt'e due, diventi nemico dell'altro.
E per questo motivo vorresti che io divenga nemico del tuo nemico? Debbo piuttosto essere nemico del tuo vizio. Colui del quale tu vorresti rendermi nemico è un uomo. Un altro è il tuo nemico, del quale anch'io, se son tuo amico, debbo essere nemico. Ti ribatterà: Ma chi è quest'altro mio nemico? Il tuo vizio. Ed egli ancora: Qual è il mio vizio? L'odio che ti fa odiare il tuo amico. Sii dunque simile a un medico. Il medico non amerebbe l'ammalato se non odiasse la malattia. Per liberare il malato, si accanisce contro la febbre. Non amate i vizi dei vostri amici, se amate gli amici stessi.
Ma io che predico eseguo forse le cose che predico? Miei fratelli, le eseguo se prima le attuo in me stesso; e le attuo in me stesso se dal Signore ricevo [il dono di attuarle]. Ecco, le eseguo: odio i miei vizi, offro il mio cuore al mio medico perché lo risani; gli stessi vizi per quanto mi è possibile perseguito, ne gemo, riconosco che sono in me ed, ecco, me ne accuso. Tu che vorresti rimproverarmi, correggi te stesso. La giustizia è infatti questa: che non ci si possa dire: Vedi la pagliuzza nell'occhio di tuo fratello e non vedi la trave che è nell'occhio tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi vedrai di togliere la pagliuzza dall'occhio di tuo fratello.
Amate dunque la giustizia e non nutrite odio se non contro i vizi. Quanto alle persone, amate tutti. Se vi comporterete così e praticherete questa giustizia, preferirete cioè che gli uomini, anche se viziosi, siano piuttosto risanati che non condannati, compirete opere buone nella vigna [del Signore]. Occorre però che a questo vi esercitiate, o miei fratelli.
Ecco, terminato il discorso … Si giungerà al momento della preghiera. Voi sapete dove si giungerà. Che diremo a Dio in antecedenza? Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori.
Ma la tua anima non vuol perdonare, e si rattrista perché le dici di non portar odio. Rispondile: Perché sei triste, anima mia, e perché mi turbi? Perché mi turbi?, o: Perché sei triste? Non odiare per non portarmi alla perdizione. Perché mi turbi? Spera in Dio. Sei nel languore, aneli, ti opprime l'infermità. Non sei in grado di liberarti dall'odio. Spera in Dio, che è medico. Egli per te fu sospeso a un patibolo e ancora non si vendica. Come vuoi tu vendicarti? Difatti in tanto odi in quanto ti vorresti vendicare. Guarda al tuo Signore pendente [dalla croce]; guardalo così sospeso e quasi in atto d'impartire ordini dall'alto di quel legno-tribunale. Guardalo mentre, sospeso, prepara a te malato la medicina ricavata dal suo sangue. Guardalo sospeso! Vuoi vendicarti? Lo vuoi davvero? Guarda a colui che pende [dalla croce] e ascolta ciò che dice: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. (S. Agostino, Discorso 49).

Concludo con una preghiera a Sant’Antonio:
Sant'Antonio mio beato, pura gemma di splendore, del Bambino che Vi è a lato ottenetemi il favore.

E qual'è il favore? Una vita che mostra col cuore e nel volto il Signore Gesù. Una vita che cerca le alte vette del vivere, una vita giusta che cerca la giustizia di Dio. Amen.

Deh, ascoltate, o amato Santo, per amor del Dio bambino la mia prece ed il mio pianto, che io verso a Voi vicino.
Amen 

mercoledì 12 giugno 2013

Mercoledì della X settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)


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CHARITAS


“Per mezzo di Cristo, davanti a Dio. … il quale anche ci ha resi capaci di essere ministri di una nuova alleanza, non della lettera, ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita”. (2 Cor 3)

Sant’Atanasio afferma: “Lo Spirito è chiamato ed è unzione e sigillo ... L’unzione è il soffio del Figlio, di modo che colui che possiede lo Spirito possa dire: Noi siamo il profumo di Cristo”.

Qual è il profumo di Cristo?
Credo che la risposta la troviamo nel Vangelo quando rispondiamo alla risposta: “qual è il pieno compimento della legge?”.
Ci aiuta a rispondere sempre l’Apostolo Paolo quando nella lettera ai Romani afferma:
"Pieno compimento della legge è l'amore". (Rm 13,10).

Allora l’Amore, la Carità è pieno compimento della legge, è il ministero della nuova alleanza, è il profumo di Cristo.

In ogni eucarestia, nella preghiera eucaristica II, noi invochiamo il Signore e gli chiediamo di renderci, di rendere la Chiesa, “perfetta nell’amore”.

“Egli è santo!”, abbiamo pregato con il Salmo 98, noi suo popolo, popolo della nuova alleanza che profumiamo di Cristo, perché unti dal sigillo dello Spirito dobbiamo cercare di vivere nel quotidiano la perfezione della carità per essere santo come “Egli è santo”.

Il Signore accolga il nostro desiderio, la nostra aspirazione per intercessione di tanti uomini e donne che si sono santificati nell’esercizio della carità verso Dio e verso il prossimo.

Signore, nostro Dio, tu li esaudivi, eri per loro un Dio che perdona, … perché santo è il Signore, nostro Dio! (Sal 98)
Amen.

domenica 9 giugno 2013

X DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)



Strumento
Dell’opera di Dio
Ì


«Ora so veramente che tu sei uomo di Dio e che la parola del Signore nella tua bocca è verità». (1 Re 17)
“il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano …” (Gal 1)
«Dio ha visitato il suo popolo» (Lc 7)

Sono le tre frasi che hanno colpito la mia attenzione in questa X domenica del Tempo Ordinario.
Subito mi ritorna alla memoria il discorso di Gamaliale del libro di Atti:
«Uomini d'Israele, badate bene a ciò che state per fare a questi uomini. Tempo fa sorse Tèuda, infatti, che pretendeva di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quelli che si erano lasciati persuadere da lui furono dissolti e finirono nel nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse gente a seguirlo, ma anche lui finì male, e quelli che si erano lasciati persuadere da lui si dispersero. Ora perciò io vi dico: non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questo piano o quest'opera fosse di origine umana, verrebbe distrutta; ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli. Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!». (At 5, 35-39)

Tra il discorso al Sinedrio e le frasi della Parola di Dio odierna c’è un legame: tutto ciò che noi siamo e vediamo non è invenzione umana, ma vien da Dio.

C’è un principio di inizio che è divino. Poi ciascuno, nella sua fragilità umanità, ha sostenuto l’opera di Dio. La Chiesa è l’opera di Dio, se pur fragile, per annunciare il suo progetto di sapienza, di misericordia, di vicinanza di Dio con l’umanità.
Afferma papa Benedetto nella sua ultima Udienza del mercoledì:
“Dio guida la sua Chiesa, la sorregge sempre anche e soprattutto nei momenti difficili. Non perdiamo mai questa visione di fede, che è l’unica vera visione del cammino della Chiesa e del mondo”.

Gesù è il volto di sapienza, di misericordia e di vicinanza divina che la Chiesa annuncia.

Gesù chiede a ciascuno di noi di essere strumento per far conoscere la sua sapienza, la sua misericordia e la sua presenza amica.

Ciascuno di noi, come l’Apostolo Paolo, è scelto fin dal seno materno e per grazia chiamato ad essere apostolo: strumento nelle mani di Dio, per l’avvento del suo Regno, a gloria della sua Chiesa e per vera felicità dell’uomo.

Come Isaia, come Paolo, edifico la Chiesa? Sono strumento del Regno nelle mani di Gesù?
“Solo tu, o Gesù, sai quanti passi faremo ancora nel mondo; se tu non sarai con noi, saranno mossi invano. A me interessa identificarmi con te; o Gesù, ama col mio cuore, io amo col tuo; parla con la mia lingua, o Gesù; pensa con la mia mente, benedici con le mie mani, cammina coi miei piedi, soffri con le mie membra.”.
(Padre Mario Borzaga)
Amen.

X DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)


La compassione
cristina
 

«Signore, mio Dio, vuoi fare del male anche a questa vedova che mi ospita, tanto da farle morire il figlio?».

Il grido di Elia è il grido dell’uomo: perchè Dio lascia al male di operare a suo piacimento!
Ma cos’è il male?

Affermava in un suo discorso Papa Benedetto XVI: «Il demonio non spinge direttamente verso il male, ma verso un falso bene».
Ugualmente affermava il 15 marzo 2013, Papa Francesco: “Non cediamo mai al pessimismo, a quell’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno; non cediamo al pessimismo e allo scoraggiamento: abbiamo la ferma certezza che lo Spirito Santo dona alla Chiesa, con il suo soffio possente, il coraggio di perseverare …”

Così infatti fa il profeta: certo si lamenta con Dio, in preda alla scoraggiamento, nel cercare lui il vero bene, e poi prega riaffidando, perseverando, con tutta la sua fede la vita del bambino a Dio:
“Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: «Signore, mio Dio, la vita di questo bambino torni nel suo corpo»”.
Isaia usa il suo corpo per porre rimedio alla morte, pone il suo corpo come strumento di mediazione tra la morte e la Vita, sente sul suo corpo il dramma di quell’evento tanto che si distese sul bambino, quasi a sentire il gelo della morte che era in lui.
È la grande compassione di Elia, la stessa che vive Gesù con la vedova di Nain.
Anche Gesù era figlio unico, forse oramai di madre vedova, e comprende il dramma di quella donna, di quella madre.

Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!».

In questa pagina voglio rileggere tutto il mistero della misericordia e di vicinanza che traspare nelle pagine del Vangelo di San Luca.
Egli ci parla di un Dio vicino, di un Dio così vicino che si fa uomo, bambino.
Un Dio che per compassione del dolore umano si fa dolore, Incarnandosi, così da risollevare l’uomo da una dimensione di miseria – non piangere , dirà alla vedova – ad una situazione di gioia.

Egli che era Cielo si è fatto terra, per rialzare noi che siamo terra verso il Cielo!

Ecco la compassione divina: farsi simile per poi aprire, spalancare le porte verso una nuova dignità … che era già sua! Non dice infatti l’Apostolo Paolo:
“Cristo Gesù …, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini”.

La lezione di questa domenica è quella della compassione cristiana, che non è un semplice dire poverino, ma è farsi carico dell’uomo e della sua felicità come Gesù ci insegna.

Ma cos’è il male?
Ritorno alla domanda.
Il grande male di questo tempo è cercare il falso bene, dice San Paolo nella II lettura:
il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano.

È ritornare da battezzati (ricordati dei tre rinuncio e dei tre credo!?) al “modello umano”, che non è tanto il pensiero comune, ma è il pensiero con non trae la sua sapienza, la sua intelligenza, la sua forza dal Vangelo di Gesù.
Scrive in un suo Discorso, San Efrem il siro, di cui al Chiesa oggi celebra il ricordo della sua nascita al cielo (9 giugno 373):
Donaci di vedere in noi stessi la vita della risurrezione e fà che nulla distolga il nostro spirito dalle tue gioie. Imprimi in noi, o Signore, il segno di questo giorno che non trae inizio dal sole, infondendoci una costante ricerca di te.
Ogni giorno noi ti accogliamo nei tuoi sacramenti e ti riceviamo nel nostro cuore. Facci degni di sperimentare nella nostra persona la risurrezione che speriamo. Con la grazia del battesimo abbiamo nascosto nel nostro essere il tuo tesoro, quel tesoro che si accresce alla mensa dei tuoi sacramenti. Concedici di gioire della tua grazia. Noi possediamo in noi stessi il tuo memoriale che attingiamo alla tua mensa spirituale. Fà che lo realizziamo pienamente nella rinascita eterna.

Ma cos’è il male?
Ritorno alla domanda.
Il grande male di questo tempo, dice San Paolo è vivere la propria libertà senza obbedienza alla Verità:
Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta, ricorda Paolo ai Gàlati.
La nostra condotta è operatrice di bene, benedizione, e di male, maledizione. Edifica o rallenta il Regno di Dio.
San Paolo ricorda che c’è un tempo della chiamata alla conversione:
Ma quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia
Un tempo in cui perseverare nella grazia per vincere il pessimismo e lo scoraggiamento, e stare saldi, con coraggio nella via del bene.

C’è la ricordato anche San Efrem;
Noi possediamo in noi stessi il tuo memoriale che attingiamo alla tua mensa spirituale. Fà che lo realizziamo pienamente nella rinascita eterna.

Con la parole di Papa Francesco concludo dicendo:
Alla potente intercessione di Maria, nostra Madre, Madre della Chiesa …Sotto il suo sguardo materno, ciascuno di noi possa camminare lieto e docile alla voce del suo Figlio divino, rafforzando l’unità, perseverando concordemente nella preghiera e testimoniando la genuina fede nella presenza continua del Signore. Amen.

venerdì 7 giugno 2013

SACRATISSIMO CUORE DI GESU' (ANNO C)



Cor Jesu
Heart of Jesus
Corazón de Jesús
Cœur de Jésus
Cuore di Gesù



INTRODUZIONE ALLA SANTA MESSA
Dal Diario di Santa Margherita Maria Alacoque:
“Mi disse – Gesù – che dovevo perdermi nell’abisso senza fondo del Suo Cuore, questa è la dimora degli amanti; l’anima trova la sorgente delle acque vive per la purificarsi e ricevere la vita della grazia che il peccato aveva tolto; il cuore vi trova la fornace di amore ardente che non lascia più vivere che per amore”.

Chiedendo perdono per ogni mancanza d’amore verso Dio e verso il prossimo, iniziamo questa celebrazione eucaristica nella Solennità del Sacro Cuore di Gesù.


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Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. (Ez 34)

Nell’Antico Testamento una delle immagini adoperate per esprimere l’amore di Dio, la sua continua assistenza è quella del pastore.
Il Salmo 22, con cui abbiamo pregato, Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla, è di alto contenuto teologo: cioè rafforzativo nel delineare il volto di Dio.
Possiamo capire come il tema del buon pastore era quindi per gli ascoltatori di Gesù particolarmente familiare e vivo.

Gesù si attribuisce il titolo di pastore.
L’arte paleocristiana  - cioè dei primi cristiani - rappresenta Gesù come un giovane pastore che porta dolcemente sulle spalle una pecorella.
Tale iconografia si ispira alla parabola della misericordia che abbiamo ascoltato nel Vangelo di oggi.
C’è una preoccupazione che guida il pastore – il Buon Pastore – che nessuna delle pecore a lui affidate abbiamo a perdersi.
Egli …”va in cerca di quella perduta, finché non la trova” (Lc 15).
Gesù non si perde d’animo per le sue pecore: Egli continua a riversare nei nostri cuori il suo amore per opera dello Spirito Santo.

Il Cuore di Gesù è traboccante d’amore ... “Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita”: infatti Gesù non vuole perderci, noi siamo sue pecore, e il Buon Pastore è morto per dare la vita per le sue pecore.

Contemplare il Cuore di Gesù, vuole dire allora:
1. credere nell’Amore eterno di Gesù per ciascuno di noi, egli ci ama personalmente.
2. sperare che quest’Amore immenso ci sosterrà in ogni male e ci salverà alla fine dei nostri giorni
3. amare come lui ama. “Solo tu. o Gesù, sai quanti passi faremo ancora nel mondo; se tu non sarai con noi, saranno mossi invano. A me interessa identificarmi con te; o Gesù, ama col mio cuore, io amo col tuo; parla con la mia lingua, o Gesù; pensa con la mia mente, benedici con le mie mani, cammina coi miei piedi, soffri con le mie membra.”. (Padre Mario Borzaga).

Guardare al Cuore di Gesù vuole dire ripensare al ruolo nella Chiesa nel progetto di Dio.
“La Chiesa è mandata da Cristo risorto a trasmettere agli uomini la remissione dei peccati, e così far crescere il Regno dell’amore, seminare la pace nei cuori, perché si affermi anche nelle relazioni, nelle società, nelle istituzioni … fiduciosi sempre nella misericordia del Signore: Lui sempre ci aspetta, ci ama, ci ha perdonato con il suo sangue e ci perdona ogni volta che andiamo da Lui a chiedere il perdono. Abbiamo fiducia nella sua misericordia!”. (Papa Francesco, 7\4\2013)

Infine vivere secondo il Cuore di Cristo: scrive P. Mario Borzago, 28 febbraio 1957, missionario e martire in Laos:
“Ho celebrato la mia prima Messa al Sacro Cuore … Me ne vado dall'altare come se mi allontanassi dal Calvario: nessuna parola umana è capace di dire quello che è avvenuto fra le mie mani…Silenzio e basta; poi compiere tutti gli altri doveri come se fossero azioni della Messa”.

Concludendo: “Signore Dio, Padre delle misericordie nella tua smisurata bontà ci hai dato il Cuore amatissimo del tuo Figlio. Accorda ai nostri cuori di essere strettamente uniti tra loro come lui, affinché il nostro amore in te sia perfetto.
O Cuore amabilissimo e amorossimo del mio Salvatore, sii il Cuore del mio cuore, l’anima della mia anima, lo spirito del mio spirito, la vita della mia vita.
O Gesù, sii sempre Gesù, e io sarò sempre contento, qualunque cosa possa succedermi”.

(San Giovanni Eudes)

mercoledì 5 giugno 2013

Mercoledì della IX settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

San Bonifacio vescovo e martire


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LUX
MUNDI
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“In quel medesimo momento la preghiera di ambedue fu accolta davanti alla gloria di Dio e fu mandato Raffaele a guarire tutti e due”. (Tb 3)

Dio misericordioso accoglie la supplica dei sui servi fedeli.
È la carità – che copre molti peccati, “sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato” – riveste di virtù Tobi e Sara. Iddio ha misericordia di coloro che operano la carità.

La carità di Tobi: uomo compassionevole; la carità di Sara: donna dal grande cuore, infatti dirà Sara se facessi “così farei precipitare con angoscia la vecchiaia di mio padre negli inferi”.

Quando il nostro desiderio è quello di Dio, Iddio ascolta la nostra preghiera! Ma da questa pagina biblica ci fa si comprende che non basta un desiderio, ci vuole una piena volontà che scopre la sua felicità nel compiere la legge di Dio.

Ed allora anche noi facciamo nostre le parole di supplica di Sara:
«Benedetto sei tu, Dio misericordioso, e benedetto è il tuo nome nei secoli». (Tb 3)

Benedetto il tuo nome, Signore!
Come benedire il tuo nome Signore?

“Solo tu. o Gesù, sai quanti passi faremo ancora nel mondo; se tu non sarai con noi, saranno mossi invano. A me interessa identificarmi con te; o Gesù, ama col mio cuore, io amo col tuo; parla con la mia lingua, o Gesù; pensa con la mia mente, benedici con le mie mani, cammina coi miei piedi, soffri con le mie membra.”. (Padre Mario Borzaga)

Sono le parole di missionario del XX secolo. Parole che hanno un eco fuori dal tempo: valgono sempre.

Oggi celebriamo la memoria del martirio e dell’opera missionaria di San Bonifacio, apostolo dei Germani.
Monaco inglese di nome Vinfrido, spinto dallo zelo per il vangelo, dopo le prime difficoltà in tre anni percorse gran parte del territorio germanico. Convocato a Roma, ebbe dal papa l'ordinazione episcopale e il nuovo nome di Bonifacio. Prima di organizzare la Chiesa sulla riva destra del Reno pensò alla fondazione, tra le regioni di Hessen e Turingia, di un'abbazia, che divenisse il centro propulsore della spiritualità e della cultura religiosa della Germania. Nacque così la celebre abbazia di Fulda. Come sede arcivescovile scelse la città di Magonza. Morì martire, a Dokkum tra i Frisoni, nel 754.

San Bonifacio è un apostolo del VIII secolo: a lui si deve l’evangelizzazione della Germania e quindi di parte dell’Europa.
A lui chiediamo di pregare per la fedeltà dell’Europa al Vangelo di Gesù.

Concludo con le parole di Padre Mario Borzaga, missionario e martire del XX secolo:
“O dolce Regina del Cielo e Madre mia, che mi hai generato a Gesù e mi hai insegnato ad amarlo, dimmi che cosa devo fare. Non so dove sbattere la testa: qual è la volontà del tuo Divin Figlio su di me, e la tua volontà, o Regina delle Missioni? Dimmelo subito perché ho bisogno di saperlo. Io pregherò la mia parte, e rinuncerò a tutto quello a cui devo rinunciare. Cuore di Gesù, se ti ho amato, aiutami e illuminami” (Padre Mario Borzaga). Amen.