lunedì 18 maggio 2020

Possiamo chiudere le chiese … i credenti sono un pericolo!




Come Saulo di Tarso!
La storia meravigliosa di Sergej Kurdakov (1951-1973).

Da persecutore di cristiani a cristiano perseguitato e ucciso.




VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Castellammare di Stabia



Oggi dal Polesine passiamo nuovamente alla costa tirrenica, a Castellammare di Stabia. Cittadina situata nella parte sud della città metropolitana di Napoli, nel territorio compreso tra la fine della zona vesuviana e l'inizio della penisola sorrentina. La città sorge in una piana di natura alluvionale-vulcanica, in una conca del golfo di Napoli, protetta a sud dalla catena dei monti Lattari, mentre verso oriente si perde nelle campagne attraversate dal fiume Sarno, il quale sfocia nel mare di Castellammare di Stabia. Proprio questi elementi naturali segnano il confine con le città limitrofe: il fiume Sarno infatti divide la città stabiese da Torre Annunziata e Pompei a nord, il monte Faito da Vico Equense e Pimonte a sud. A est la città confina con Gragnano e con Santa Maria la Carità, mentre la zona ovest risulta essere la fascia costiera.
Siamo sulla Via Panoramica – Scanzano di Castellammare di Stabia. Qui sorge il seminario. Il simulacro qui venerato è un’opera moderna, semplice, ma ciò che stupisce è il titolo mariano: Madonna dei Piccoli Passi.
Esiste una bella omelia del Servo di Dio Antonio Bello, vescovo di Molfetta-Giovinazzo-Terlizzi-Ruvo. Un’omelia pronunciata la prima domenica d'Avvento, 27 novembre 1988, nella basilica della Madonna dei Martiri in Molfetta (c’è il video su Youtube!).
Egli parla di PICCOLI PASSI, e commentando il Vangelo di Luca ci ricorda di non farsi sopraffare dal terrore, ma come dice l’evangelista: Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
Sono i piccoli passi della vera libertà.

Sancta Maria, Virgo prudentissima, ora pro nobis

Preghiamo perché il nostro modo di amare sia già un camminare.
Preghiamo perché affidando al Signore la nostra via, egli compirà la sua opera.
Preghiamo come dice l’Apostolo Pietro: Comportatevi come uomini liberi, non servendovi della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come servitori di Dio. Onorate tutti, amate i vostri fratelli, temete Dio, onorate il re.

domenica 17 maggio 2020

Pregate per noi!








San Pasquale Baylon, Aragonese, dopo aver svolto l'attività di pastore, si arruolò nell'Ordine dei Minori. Dal Serafico Francesco mutuò la santa umiltà: nonostante il parere favorevole dei superiori, non volle essere rivestito della dignità sacerdotale, ma ricoprire sempre umili mansioni dalla portineria alla cucina del convento. Devotissimo del Santissimo Sacramento, in virtù di una scienza infusa, confuse gli Ugonotti che lo disprezzavano con le loro eresie.  Passò al Signore a Villareal il 17 maggio 1592, Domenica di Pentecoste. Paolo V lo iscrisse fra i Beati nel 1618 e Alessandro VII fra i Santi nel 1690. Leone XIII nel 1897 lo proclamò Patrono delle Opere e dei Congressi Eucaristici.










Beata Antonia Mesina, seconda dei dieci figli di Agostino Mesina e di Grazia Rubanu, Antonia nacque il 21 giugno 1919 ad Orgosolo, in provincia e diocesi di Nuoro. La sua famiglia, di modeste condizioni, era mantenuta dal padre che faceva la guardia campestre. Antonia si formò alla scuola della Gioventù femminile di Azione Cattolica: dal 1929 al 1931 ne fece parte come Beniamina, mentre tra il 1934 e il 1935 fu socia effettiva. Di carattere riservato e deciso, partecipò con spontaneità agli avvenimenti di Orgosolo: alcune rare foto la ritraggono con indosso il costume tradizionale da nubile e l’abito da sposa della madre, portato dalle donne nelle grandi feste, come per il Corpus Domini e la Madonna Assunta del 15 agosto. Il 17 maggio 1935, dopo avere ricevuto la Comunione, si avviò verso la campagna circostante per raccogliere la legna. Raggiunta la località di Ovadduthai, fu aggredita da un giovane compaesano, Giovanni Ignazio Catgiu, che tentò un approccio sessuale. Al netto rifiuto da parte della ragazza allora quasi sedicenne, il giovane accecato dall’ira, l'aggredì con violenza massacrandola a colpi di pietra: si contarono 74 ferite. Antonia. I funerali si tennero il 18 maggio 1935. il 4 ottobre 1987 Giovanni Paolo II la proclamò Beata, fissando la sua memoria liturgica al 17 maggio, giorno della sua nascita al Cielo. I resti mortali della Beata Antonia Mesina sono venerati dal 1994 nella cripta della chiesa di San Salvatore a Orgosolo.

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Lendinara



Oggi saliamo lungo la costa adriatica è raggiungiamo la zona del Polesine: Lendinara (RO), un comune di 11634 abitanti. È un centro importante dal punto di vista storico, artistico, culturale e religioso. Fin dal XVIII secolo, infatti, la città viene omaggiata con l'appellativo di "Atene del polesine" per i tesori artistici che racchiude. La sua storia, inoltre, si intreccia con quella del Risorgimento. Molto rilevante e meta di pellegrinaggi è il Santuario della Beata Vergine del Pilastrello.

La storia del santuario è legata ad una serie di eventi straordinari che si verificarono a partire dal XVI secolo attorno ad una Madonna con Bambino scolpita in legno d'olivo collocata in una nicchia della casa di Giovanni Borezzo. Nella notte tra l'8 e il 9 maggio 1509 si abbatté sul territorio lendinarese un forte temporale che fece gravi danni. Nelle prime ore del mattino successivo Matteo Brandolese rimase estasiato dal bagliore proveniente dalla statua della Madonnina che era stata strappata dalla nicchia dove era riposta ed era stata portata dal vento sopra una siepe. La statua vi rimase per diversi giorni ed era meta di curiosi e fedeli per il suo splendore.

L'avvocato Lorenzo Malmignati, venuto a conoscenza di questi fatti, fece costruire a proprie spese un capitello (edicola, pilone, pilastro, cona, colonna) per la statuetta. Quando nel 1576 Ludovico Borezzo decise di restaurare il capitello, per impastare la calce venne attinta l'acqua da una fonte vicina, ma essa da chiara e limpida divenne color sangue. Lo straordinario fenomeno si ripeté al termine di una processione propiziatoria per le vie cittadine. A questi seguirono altri fatti miracolosi legati all'acqua della fonte che dimostrò avere poteri taumaturgici. Dopo un accurato processo, le autorità diocesane diedero il benestare alla costruzione di un santuario. Il 16 maggio 1579, a 70 anni dalla prima manifestazione divina, la statuetta venne trasportata dal capitello alla nuova chiesa nella quale venne deviata l'acqua della fonte. Nel 1595 la città di Lendinara fu consacrata ufficialmente alla Madonna del Pilastrello. Il tempio venne affidato ai monaci benedettini di Monte Oliveto che rimasero fino alla soppressione dell'ordine del 1771 e poi rientrarono nel 1905.

Sancta Maria, Virgo veneranda, ora pro nobis

Preghiamo perché impariamo ad affidarci alla Divina Provvidenza
Preghiamo perché in ogni vocazione possa essere presente e vissuto motto benedettino ora et labora
Preghiamo per i malati e gli anziani

sabato 16 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Ripatransone



Dal mar Tirreno al mare Adriatico. Dal Lazio alle Marche: anticamente erano parte dello Stato pontificio.
Siamo a Ripatransone (AP), sede vescovile.
La Confraternita di S. Giovanni, la cui istituzione risale al XVI, per andare incontro alla devozione del popolo verso la Madonna di Loreto, ne pose un’immagine nel proprio Oratorio, nelle Chiese, nelle vie, sotto i portici della città.
I Confratelli per mostrare la loro devozione in maniera ancora più evidente, progettarono con un simulacro che rappresentasse la Vergine con la sua Santa Casa, per tenere vivo il ricordo della prodigiosa traslazione a Loreto, e ne affidarono l'esecuzione a Sebastiano Sebastiani. Il simulacro, realizzato a Recanati e condotto a Loreto per la benedizione, fu trasportato a spalle dai Confratelli fino a Ripatransone ove giunse la Domenica in Albis del 1620. Da quell’anno le vicende della Confraternita si legano sempre più al prodigioso simulacro della Vergine Lauretana che dal popolo comincia ad essere chiamato Madonna di S. Giovanni, dal nome della Confraternita . Il 10 Maggio 1682 il Capitolo di S. Pietro concesse la Corona Aurea alla venerata immagine della Madonna di S. Giovanni: fu la prima nel Piceno a godere di tale prestigio. Il 30 maggio 1893 il Vescovo Nicolai proclamò la Madonna di S. Giovanni patrona della città e della diocesi di Ripatransone.

Sancta Maria, Regina familiae, ora pro nobis

Preghiamo per le famiglie in difficoltà e in crisi
Preghiamo per le coppie che si preparano al matrimonio

venerdì 15 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Nettuno



Dal lago Trasimeno al mar Tirreno, siamo in Lazio, in provincia di Latina, Nettuno, nella Basilica Pontificia Santuario Nostra Signora delle Grazie e Santa Maria Goretti: sorge alla fine del lungomare Giacomo Matteotti, lungo la costa, in prossimità della foce del fiume Loricina.

L'edificio risale al XVI secolo ed è stato realizzato nel luogo in cui sorgeva una chiesetta dedicata all'Annunziata (detta anche di san Rocco). La tradizione vuole che la statua lignea approdasse sulle coste di Nettuno, nel 1550, su una nave proveniente dall'Inghilterra, dopo lo scisma anglicano. Il tempio ha subito, nel corso dei secoli, due restauri nel 1718 e nel 1868. Data la vicinanza al mare, il complesso architettonico ha sofferto in passato alcuni danni dovuti all'erosione del vento e alla salsedine; la chiesa venne infatti chiusa al pubblico dal 1904 al 1905 e dal 1908 al 1914, anno in cui venne presentato un nuovo progetto voluto dai Padri Passionisti e finanziato dal papa San Pio X. Nel 1960 venne completato il disegno del porticato del sagrato, ma, nel 1966 il luogo sacro venne nuovamente dichiarato pericolante. Fu riaperto al pubblico il 15 agosto 1969, con una nuova collocazione e sistemazione della statua della Madonna delle Grazie e della cripta di santa Maria Goretti (le sue spoglie vi furono traslate nel 1929).

Sancta Maria, Regina Virginum, ora pro nobis

Preghiamo per i ragazzi e i giovani
Preghiamo per le famiglie
Preghiamo per l’unità dei cristiani
Preghiamo per i consacrati laici

giovedì 14 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Castiglione del Lago




È il giorno in cui la Chiesa ci fa ricordare l’Apostolo Mattia.
Il Martirologio Romano, così descrive questa giornata:
Festa di san Mattia, apostolo, che seguì il Signore Gesù dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui Cristo fu assunto in cielo; per questo, dopo l’Ascensione del Signore, fu chiamato dagli Apostoli al posto di Giuda il traditore, perché, associato fra i Dodici, divenisse anche lui testimone della resurrezione.

Oggi lasciamo i monti e scendiamo nella verde Umbria, sul lago Trasimeno, a Castiglione del Lago. Non in un santuario, ma in una semplice parrocchia dove è venerata la Vergine Maria, detta Madonna del Rosario.

Un titolo mariano che richiama la Battaglia di Lepanto e le guerre di religione.

Sancta Maria, Regina sacratissimi Rosarii, ora pro nobis

Sancta Maria, Regina Apostolorum, ora pro nobis

Preghiamo per la nostra parrocchia.
Preghiamo per i Vescovi, successori degli Apostoli
Preghiamo per il dialogo interreligioso e la pace

mercoledì 13 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Folgaria



Oggi è un giorno singolare: la cristianità ricorda la prima apparizione della Madre di Dio a Fatima.
Dalle montagne del Piemonte ci spostiamo ai monti del Trentino, a Folgaria, con le sue frazioni Costa, Serrada, Guardia, Mezzomonte, San Sebastiano, Carbonare e Nosellari: è una delle più rinomate località turistiche sia d’inverno che d’estate.

Il Santuario della Madonna delle Grazie a Costa di Folgaria (Trento), si trova nei pressi della strada che porta al passo del Sauro, a 21 chilometri da Rovereto, a quota 1230 metri sul livello del mare.
La costruzione della Chiesa primitiva è dovuta al monaco Pietro Dal Dosso, il quale ricevette dalla Madonna, durante un’estasi (gennaio del 1588), l'ordine di recarsi al paese nativo, e di costruire una Cappella in suo onore, nel prato che egli possedeva a Ecken, ad un chilometro da Folgaria. Pietro Dal Dosso, figlio di Andrea di Giovanni, giovane educato alla virtù dai pii genitori, aveva dato il proprio nome all'Istituto Religioso del Beato Pietro da Pisa, nel Convento di Bassano e poi di Treviso, come frate converso. Visse una vita modesta ed esemplare, che lo rese amato da tutti. Nutriva soprattutto una grande devozione verso la Madonna, che diffondeva tra quanti conosceva.

Per questo, nel 1588, ottenuto il permesso dai superiori, ritornò al paese nativo, ed incitò i suoi concittadini ad innalzare una cappella in onore della Madonna, senza però rivelare loro la visione avuta e l’ordine ricevuto; rivelerà il suo segreto solo in punto di morte, il 27 aprile 1634.
Egli stesso indicò il luogo, nel suo podere in Ecken, e procurò i primi aiuti per la costruzione che, in breve tempo, venne terminata; nel medesimo anno ottenne l’autorizzazione di usarla per le sacre funzioni. Portò egli stesso, a spalla, una Statua di Maria che, in un inventario del 1626, è detta “di terra bassanese”, ancora oggi venerata nel sacro edificio.

Durante l’anno mariano, il primo agosto 1954, la Statua della Madonna con il Bambino è incoronata dal Cardinale Angelo Giuseppe Roncalli, Patriarca di Venezia e futuro Papa, oggi San Giovanni XXIII.
Quindi con Bolla Papale, datata il 7 gennaio 1955, il Venerabile Pio XII proclama la Madonna delle Grazie di Folgaria, Patrona insigne e principale di tutti gli Sciatori d’Italia:

“Nel desiderio ardente che tutta la vita cristiana come tutte le manifestazioni artistiche siano informate dai principi della fede e della pietà, e che nella penosa e critica situazione odierna si propaghi con maggiore intensità il culto verso la Madre di Dio, Noi abbiamo pensato di accogliere benevolmente tale supplica... Noi assegniamo e dichiariamo la Beata Vergine Maria, sotto il titolo di «Madonna delle Grazie di Folgaria», Patrona insigne e principale di tutti gli Sciatori d’Italia, con tutti gli onori e i privilegi che spettano per diritto ai Patroni principali”.

A testimonianza dell'amore per il Santuario di Folgaria, la Città di Milano ha offerto una copia della statua della Madonnina del Duomo, che è stata posta su di una colonna antica, offerta, a sua volta, dalla Città di Roma.

Sancta Maria, Mater purissima, ora pro nobis

Preghiamo per chiedere il dono dell’umiltà
Preghiamo per la pace e la giustizia
Preghiamo per la conversione dei peccatori (noi, e solo gli altri?)
Preghiamo per lo sport praticano nelle nostre comunità
Preghiamo per gli sportivi
Preghiamo per la tutale dell’ambiente montano: dono di Dio.

martedì 12 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Orta



Lasciamo il mare di Rimini, e ci inoltriamo verso il Piemonte. Con i suoi stupendi Sacri Monti. Tra questi il Sacro Monte d’Orta, dove è venerata la Madonna delle Grazie.
Il Sacro Monte è posto a circa 400 metri d’altitudine in magnifica posizione panoramica sull’abitato di Orta e sul lago omonimo. Al suo interno sono state costruite venti cappelle affrescate, in cui 375 statue in terracotta di grandezza naturale illustrano la vita di San Francesco d’Assisi. I lavori di costruzione del complesso religioso iniziarono nel 1590 e si protrassero per più di un secolo.
Molte persone illustri hanno fatto visita al Sacro Monte di Orta, ma nessuna targa commemorativa ricorda che nei primi giorni del maggio 1882, il Monte fu meta di una gita destinata a lasciare un qualche segno nella storia della cultura europea. I protagonisti dell'ascesa al Monte furono Lou Andreas Salomè, sua madre Louise, Friedrich Nietzsche, ed un comune amico Paul Rée. Tra il tormentato filosofo tedesco e la brillante ragazza russa vi fu, nell'incanto del luogo, un incerto momento di tenerezza che alcuni biografi hanno poi chiamato l’idillio di Orta. È la stessa Salomè a ricordare l'episodio: «Insieme facemmo tappa... a Orta... dove il vicino Monte Sacro sembrò averci affascinato tanto da farci perdere il senso del tempo: mia madre si offese perché Nietzsche e io ci eravamo trattenuti troppo a lungo sul Monte Sacro». Il fugace idillio fu forse fonte di illusioni e poi di grande amarezza per il filosofo tedesco, che così scriveva a Paul Rée: «Sono stato veramente male per intere settimane, e se vi dico che ho avuto venti giorni di tempo da Orta, non occorre che dica di più».
Il complesso monumentale denominato Assisi del nord ha nella chiesa dei Santi Nicolao e Francesco, totalmente rimaneggiata nel 1600, il suo "cuore pulsante". In questo spazio sacro, un vero e proprio scrigno di tesori. L'elemento però di maggior valore artistico è una Pietà, venerata con il titolo di Madre del Redentore o Madonna delle Grazie. Si tratta di una scultura in legno, di fattura tedesca, che gli studiosi datano tra i secoli X e XI.

Sancta Maria, Regina Martyrum, ora pro nobis

Preghiamo per la Terrasanta.
Preghiamo per i non credenti in Dio
Preghiamo per le comunità di vita contemplativa.

lunedì 11 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Imola



Dalla Liguria, attraverso il passo della Cisa, entriamo in Emilia Romagna. Siamo ad Imola, comune italiano di 70.075 abitanti della città metropolitana di Bologna.
Come nasce questo culto e questo titolo mariano?
Il profeta d'Israele, Elia (IX sec. a.C.), dimorando sul Monte Carmelo, in Palestina, ebbe la visione della venuta della Vergine, che si alzava come una piccola nube dalla terra verso il monte, portando la pioggia e salvando Israele dalla siccità. In questa immagine tutti i mistici cristiani e gli esegeti hanno sempre visto la Vergine Maria, che portando in sé il Verbo divino, ha dato la vita e la fecondità al mondo. Un gruppo di eremiti, «Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo», costruirono una cappella dedicata alla Vergine sul Monte Carmelo. I monaci carmelitani fondarono, inoltre, dei monasteri in Occidente. Il 16 luglio del 1251 la Vergine, circondata da angeli e con il Bambino in braccio, apparve al primo Padre generale dell'Ordine, San Simone Stock, al quale diede lo «scapolare» col «privilegio sabatino», ossia la promessa della salvezza dall'inferno, per coloro che lo indossano e la liberazione dalle pene del Purgatorio il sabato seguente alla loro morte. La diffusione di questo titolo è legata all’Ordine Carmelitano e, dopo S. Teresa d’Avila, anche all’Ordine dei Carmelitano Scalzi.
L’iconografia della Vergine del Carmelo – di Imola e altrove - mostra la Madre di Dio con l’abito monastico dell’Ordine, con lo scapolare tra le mani per essere offerto ai fedeli.

Tanto che siamo a Imola, facciamo una fuga veloce a Rimini anche qui è venerata Maria come Madonna del Carmelo.




Sancta Maria, Ianua coeli, ora pro nobis

Preghiamo perché impariamo ad avere un giusto e serio culto per la Vergine Maria.
Preghiamo per le vocazioni alla vita religiosa.
Preghiamo per le anime del Purgatorio
Preghiamo per essere sempre pronti all'incontro con il Signore.

domenica 10 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Chiavari



Dal Friuli alla Liguria. Il santuario di Nostra Signora delle Grazie è situato nella località delle Grazie nel comune di Chiavari, città metropolitana di Genova. L'edificio si trova lungo la strada statale 1 Via Aurelia, in un tratto in cui la costa si alza ripida sul mare, con un versante boscoso. Il santuario domina il mare, ed è ben visibile ancora oggi dai naviganti come nel passato.
Il complesso è costituito dalla primitiva Cappella di N.S. della Misericordia, eretta prima del 1300 ; da un ospizio con porticato edificato nel XIV secolo dai cavalieri dell’ordine di Malta; dalla chiesa, con sacrestia e annessi locali di abitazione, costruita fra gli ultimi anni del XIV secolo e i primi del XV secolo. 
L'interno della chiesa è affrescato da Teramo Piaggio di Zoagli, pittore di scuola genovese del XVI secolo; nella controfacciata il Giudizio Universale, affresco di Luca Cambiaso. Vi si venera un’antica statua, che raffigura la Madonna con il Bambino, e che sarebbe stata portata dalle Fiandre da marinai sul finire del XIV secolo.
La Vergine sorregge un pomo, una mela. Maria avvicina al suo volto una mela, simbolo del peccato originario, di cui Cristo sarà il redentore.



Sancta Maria, Mater Salvatoris, ora pro nobis

Preghiamo perché impariamo a vivere con costanza e perseveranza il sacramento della Confessione.
Preghiamo per tutti i ragazzi che si preparano alla Santa Comunione.
Preghiamo per avere la gioia di essere salvati in Gesù.
Preghiamo perché impariamo a riconoscere, con umiltà, di aver bisogno di essere salvati.


sabato 9 maggio 2020

VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Porzùs



Oggi saliamo la penisola ed adiamo in Friuli, la terra del mandi - mi racomandi a Diu (mi raccomando a Dio).
Il luogo mariano sorge dopo l’apparizione della Madonna nella dolina di Porzùs a Teresa il 8 settembre 1855.

Teresa Dush nasce 1'11 settembre 1845, a Porzus (sopra Attimis), e lo stesso giorno riceve il battesimo. I genitori, Giuseppe e Caterina Grimaz sposati già da 18 anni, accolgono come un dono di Dio quella creatura che per tanto tempo hanno atteso. La piccola Teresa conosce presto la durezza della vita povera, in una terra erta e sassosa dove il raccolto è scarso e il resto è prato e pascolo. È una bambina buona e docile, condivide volentieri la fatica e il lavoro dei genitori, ma è gracile e cagionevole di salute. Frequenta la chiesa parrocchiale, ed è molto attenta alle lezioni di catechismo del parroco. l'8 settembre 1855, festa della natività della Beata Vergine Maria, avviene il fatto straordinario, che segnerà profondamente tutto il paese di Porzus. Mamma Caterina non si è accorta delle due feste di precetto che si succedono il sabato 8 settembre e la domenica seguente; non ha perciò provveduto erba sufficiente per sfamare le bestie. Chiama Teresa e le ordina di scendere nella dolina a tagliarne un po'. La bambina, osserva timidamente che non si deve lavorare di festa: così ha detto il sacerdote a catechismo.
"Mangiamo noi, devono mangiare anche le bestie" è la risposta perentoria della madre. Teresa s'incammina. È combattuta dentro di sé: obbedire al cappellano? o obbedire alla mamma? Chiede aiuto alla Vergine che ama tanto. Arrivata al prato si accinge al lavoro, ma qualcuno le toglie il falcetto di mano. Alza gli occhi e vede una bella Signora col suo falcetto in mano che le sorride e dolcemente le dice: "Non si deve lavorare di festa!". Teresa confida il suo piccolo dramma. La signora si china, taglia una manata di erba e la porge alla bambina dicendo: "Prendi, questa basterà". Poi aggiunge: "Di' a tutti di santificare il nome del Signore e di non bestemmiare, perché così facendo offendono mio Figlio e addolorano il mio Cuore materno. Inoltre desidero che si osservino i digiuni e le vigilie". Al ritorno, Teresa racconta il fatto straordinario alla madre che la guarda incredula, benché noti sul volto di lei una espressione di intensa gioia; ma quando constata che quella manata di erba è sufficiente per quel giorno, per il giorno successivo, e anche per il lunedì mattino, rimane profondamente colpita. La notizia del fatto si diffonde. Non tutti credono. "Di' alla Madonna. a che ti dia. un segno", suggeriscono alla bambina, e c'è chi ha un sorriso motteggiatore.
È un’altra domenica, forse la successiva. Teresa è in chiesa, e la Signora ritorna. È accanto all'altare con un vestito ricoperto di rose, e la chiama. Teresa è presa da timore. Si rivolge alle compagne, e queste la sospingono e l'accompagnano, ma non vedono nulla. Le sussurrano: "Chiedi il segno". Teresa parla a lungo con la Madonna, poi esce di chiesa come trasognata e s'incammina verso casa. Dirà, più tardi, che la Madonna l'accompagnava. La piccola Teresa ha ricevuto in questa apparizione 'il segno'. E' una crocetta lunga tre centimetri che brilla come oro. La Madonna gliel'ha impressa sul dorso della mano sinistra. Tutti la possono vedere e, per quanto si cerchi di cancellarla, sfregandola e lavandola nell' acqua, rimane intatta, anzi diventa ancora più lucente. Monsignor Nicolò Tiossi, decano del Capitolo di Cividale, arriva lassù. Con lui la bambina si confida e il sacerdote le crede.
La Madonna le appare ancora una volta, in tale occasione le consegna un segreto, al quale rimarrà sempre fedele: nessuno riuscirà mai a strapparle di bocca un indizio o una parola. A chi indaga e fa domande, risponde che alla Madonna piace che si preghi il santo Rosario. Intanto un’epidemia di colera imperversa implacabile a Porzus. A distanza di poco tempo l'uno dall'altra, muoiono anche i genitori di Teresa. La bambina è sofferente, sembra ammalata, e mons. Nicolò Tiossi la conduce a Udine da padre Luigi Scrosoppi, nella Casa delle Derelitte. È il 21 giugno 1856.Tutti si prendono cura della piccola Teresa. Teresa è buona. umile e obbediente. Le viene detto di non mostrare il segno che porta a nessuno, e si adegua con semplicità a tale ordine. Prega con fervore, si lascia docilmente guidare sul cammino della santità da padre Luigi, che è un maestro eccezionale. Non è difficile intuire il suo desiderio di donarsi totalmente al Signore.
 Nel 1860, dopo quattro anni, la sua formazione nella casa è terminata. Ha quindici anni e viene collocata presso una famiglia buona e religiosa, dove inizierà a guadagnarsi il pane. Padre Luigi la segue da lontano. Teresa è consapevole della sua povertà, della sua ignoranza e della sua malferma salute, vorrebbe donarsi completamente al Signore, ma potrà padre Luigi che pure è tanto buono, accettare una che non sa leggere l'Ufficio della Madonna in latino, sa appena sillabare l'italiano?
Nella preghiera apre il suo cuore alla Madre di Dio, e ancora una volta la Vergine viene a consolarla e rassicurarla. "Va' pure in convento e quando dovrai leggere in latino lo saprai fare come le altre suore". Teresa ritorna a Udine all'inizio del 1864, per rimanervi definitivamente. È ammessa nel postulandato delle Suore della Provvidenza, ma la sua salute è precaria. Padre Luigi la invia in campagna ad Orzano, perché riprenda forza, ma non giova molto. Sarebbe ragionevole non ammetterla in noviziato, ma la Madonna l'ha inviata lì, perché lui, padre Luigi, gliela custodisca, e l'accompagni nel cammino della santità. Il 19 marzo 1867, Teresa inizia il noviziato. Lo trascorre, per qualche tempo, nella comunità di Cormons, accanto al Santuario di Rosa Mistica. Ritornata a Udine, il 14 settembre 1868, veste l'abito religioso ricevendo il nome di suor Maria Osanna. La sua malattia (tubercolosi polmonare) si va lentamente, ma inesorabilmente aggravando. Viene trasportata in infermeria, dove riceve le cure più assidue ed amorose da parte delle suore e di padre Luigi. Questi le prende la mano diafana, segnata dalla Madonna, per tastarne il polso, e anche perché chi l'accompagna possa vedere quel segno misterioso. La croce, durante la malattia, non è più lucente come oro, ma è rossa. Dopo la morte diventerà bianca, e tutta la grande comunità del Collegio passerà a baciarla. Il 16 agosto 1870, suor Maria Osanna termina il suo Calvario quaggiù. Non ha ancora compiuto 25 anni. A Porzus, intanto, la gente, dopo l'apparizione della Madonna, comincia ad osservare un fenomeno insolito sul luogo dell’apparizione: il prato è sempre fiorito e la neve lì si scioglie prima che all'intorno, mentre dovrebbe avvenire il contrario, essendo la dolina un abbassamento di terreno simile ad una conca! Lì gli abitanti di Porzus vanno a pregare il Santo Rosario tutte le domeniche, e tutto il mese di maggio. Nel 1885 decidono di costruire una piccola cappella. Nel 1886 all'interno pongono, un dipinto che rappresenta la scena dell’apparizione. Il messaggio è scritto in alto, in forma lapidaria: "Santificate le feste. Non bestemmiate e osservate i digiuni e le vigilie".

Sancta Maria, Regina Sanctorum omnium, ora pro nobis

Preghiamo perché impariamo gustare il giorno del Signore, la domenica.
Preghiamo perché ognuno viva in pienezza la sua vocazione.