sabato 21 dicembre 2013

Un pensiero ....




"Se un giorno cammini tranquillo per la tua strada e vedi un tuo fratello che ti precede, lui pure tranquillo, e d'improvviso vedi un uomo cattivo che spunta da una stradina e gli salta addosso e gli si avventa contro per colpirlo violentemente con un coltello, gli tira i capelli, lo ferisce e lo butta a terra sanguinante, tu, davanti a questa scena, provi rabbia per il tuo fratello, o senti compassione e pietà per lui ?"
Mi sono meravigliato della domanda del padre e allora gli ho chiesto: "Com' è possibile che mi arrabbi con un mio fratello ferito che è caduto vittima di un bandito? Un simile pensiero non mi è passato neppure per l'anticamera del cervello! Senz' altro avrò pietà di lui e cercherò di aiutarlo come posso".

"E dunque", ha continuato il padre, "ogni uomo che ti offende, che ti danneggia, che ti calunnia, che in qualunque modo compie un'ingiustizia contro di te è un tuo fratello che è caduto nelle mani del bandito diavolo. Come devi fare dunque, quando affronti il torto subito da parte di tuo fratello? Devi sentire tanta pietà e compassione per lui e pregare intensamente e silenziosamente Iddio affinché ti sostenga in questo difficile momento di prova e devi aver pietà del tuo fratello che è stato vittima del bandito diavolo: così Dio aiuterà sia te, sia lui. Altrimenti, se fai l’opposto, dimostrando rabbia nei suoi confronti, rispondendo con un contrattacco al suo attacco, allora il diavolo, che sta sul collo del tuo fratello salta anche sul tuo e vi fa tribolare entrambi."

San Porfirio del Monte Athos (1906 – 1991)

venerdì 20 dicembre 2013

San Porfirio, prega per noi!




Porfirio fu monaco eccezionale per spiritualità e per fede della Sacra Montagna dell’Athos.
Nacque il 7 Febbraio 1906 nel paese di San Giovanni dell'isola greca Eubea, col nome Evangelos. Era il quarto figlio di una famiglia molto povera. Suo padre a causa della povertà dovette trasferirsi nell'America centrale e lavorare nella costruzione dello stretto di Panarna. Il piccolo Evangelos frequentò solo le prime due classi delle elementari, perché a causa della povertà della sua famiglia dovette iniziare a lavorare all'età di 7 anni come pastorello del piccolo gregge della famiglia, a 8 anni lavorò nella miniera della zona e in seguito in un negozio di alimentari di parenti in Calcida e poi nella città di Pireo.
Quando pascolava il gregge leggeva con difficoltà la biografia di San Giovanni il Calivita, un giovane di ricca famiglia, il quale aveva scelto la vita di asceta e una volta diventato monaco, ritornò e costruì lui stesso la sua capanna ascetica vicino alla ricca dimora dei genitori senza che questi lo riconoscessero. Cosi nacque in Evangelos il desiderio di diventare asceta e quando sentì un cliente del negozio dove lavorava parlare con degli amici del monte Athos decise di andarci e di farsi monaco.

All'età di 12 anni fuggì di nascosto per il monte Athos e divenne allievo monaco di due asceti: Panteleimon e Ioannichio, i quali erano asceti nell’eremo di Cafsocalivia, una zona solitaria e difficilmente accessibile del Monte Athos, vicino al Monastero di Megisti Lavra. All'età di 16 anni venne giudicato degno di diventare monaco con il nome di Nikita. Da allora ebbe il dono della veggenza cioè quel dono spirituale che permette all'uomo di vedere oltre le possibilità fisiche tutto ciò che Dio permette nel mondo fisico e spirituale. A 18 anni si ammalò gravemente e i gli anziani maestri decisero di mandarlo in un monastero al di fuori del Monte Athos per poter essere curato.

Si stabilì nel Monastero di San Charalampo, vicino al paese Avlonari dell' isola Eubea. In quel periodo conobbe l'arcivescovo del Sinai, Porfirio III, che era stato ospitato nel monastero: che profondamente colpito dalla sue virtù, dal suo amore per Cristo, dal suo zelo ascetico, dalla sua chiaroveggenza e dalla sua saggezza e con il consenso del vescovo locale, lo ordinò diacono e sacerdote nonostante la sua giovane età.
Come sacerdote esercitò nella diocesi di Caristia e in seguito de Calcida fino al 1940. Nell'ottobre del.1940 venne assunto come infermiere nel Policlinico di Atene, a causa del suo grande amore per i malati. Lì servi gli ammalati per trentatre anni e contemporaneamente confessava e consigliava coloro che si rivolgevano a lui.
Visse umilmente e in silenzio, pregando e aiutando il prossimo. Una volta divenuto anziano si ritirò nel piccolo monastero abbandonato e semidistrutto di San Nicola in Callistia del monte Penteli, in un bosco fuori Atene, dove riceveva, confessava e consigliava un gran numero di fedeli. Fu colpito da infarto e una volta ristabilitosi, nel 1979, si stabilì in una zona agricola del paese Milesi, 45 km fuori Atene dove fondò un monastero. Anche qui arrivava una moltitudine di fedeli per ascoltare i suoi consigli, per la sua benedizione, per risolvere i loro problemi, per conoscere ciò che succedeva loro e per essere guariti dalle loro malattie. Visse in questo luogo per 12 anni. Quando capì che era arrivato alla fine della sua vita terrena ritornò nell’eremo di Cafsocalivia del Monte Athos, ove era stato accolto come monaco 73 anni prima, per essere qui sepolto umilmente e silenziosamente. E lì si addormentò nel Signore il 2 Dicembre 1991, pronunciando le parole: "Di essere uno".




Il Santo Sinodo del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli ha proclamato, il 27 novembre 2013, ufficialmente la canonizzazione del santo anziano padre Porfirio (1906-1991).

La fonte consultata ed elaborata è in ortodoxia.it
Per approfondire si veda il libro: La fiamma divina che si accese nel mio cuore (Monaco Agapio)

giovedì 19 dicembre 2013

Decreti del 17 dicembre 2013: un Santo , una Beata e due Venerabili



San Pietro Favre sj

Il 17 dicembre 2013, il Sommo Pontefice, accolta la relazione del Prefetto, ha esteso alla Chiesa Universale il culto liturgico in onore del Beato Pietro Favre, Sacerdote professo della Compagnia di Gesù, nato a Le Villaret (Alta Savoia, Francia) il 13 aprile 1506 e morto a Roma il 1° agosto 1546, iscrivendolo nel catalogo dei Santi.



Allo stesso tempo, ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:




- il miracolo, attribuito all'intercessione della Venerabile Serva di Dio Maria Teresa Demjanovich, Suora professa della Congregazione delle Suore della Carità di Sant'Elisabetta; nata a Bayonne (New Jersey, Stati Uniti d'America) il 26 marzo 1901 e morta a Elizabeth (New Jersey, Stati Uniti d'America) l'8 maggio 1927;

- le virtù eroiche del Servo di Dio Emanuele Herranz Establés, Sacerdote diocesano e Fondatore delle Religiose Esclavas de la Virgen Dolorosa; nato a Campillo de Dueñas (Spagna) il 1° gennaio 1880 e morto a Madrid (Spagna) il 29 giugno 1968;

- le virtù eroiche del Servo di Dio Giorgio Ciesielski, Laico e Padre di famiglia; nato a Cracovia (Polonia) il 12 febbraio 1929 e morto in Egitto il 9 ottobre 1970.

FONTE: zenit

Feria propria del 19 Dicembre





Oggi 19 dicembre siamo alla terza feria prenatalizia.

O Germoglio di Iesse,
che ti innalzi come segno per i popoli:
tacciono davanti a te i re della terra,
e le nazioni t'invocano:
vieni a liberarci non tardare.
(Al Magnificat)

O Radice di Iesse,
che t’innalzi come segno per i popoli:
vieni a liberarci, non tardare.
(Al Vangelo)

La liturgia ci presenta due nascite per grazia.
Quella di Sansone e quelle del Battista; due uomini pieni di Spirito Santo:
“Lo spirito del Signore cominciò ad agire su di lui” … “colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio”.

Due segni della salvezza che pian piano si delinea e si realizza in Gesù, germoglio di Iesse.
Anche noi siamo parte di questo progetto salvifico e ed anche noi siamo portatori e annunciatori che Dio in Gesù ci salva!

Come Sansone,
il cui nome in ebraico significa "piccolo sole",
dobbiamo spenderci, con la forza di Dio, ad essere segno luminoso della sua salvezza contro ogni ingiustizia e sopruso: perché il Signore è venuto ha portare la vera giustizia.

Come Giovanni Battista,
che “venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce”,
dobbiamo preparare il nostro cuore ad accogliere il Signore e testimoniare il Vangelo così da “preparare al Signore un popolo ben disposto”.

Signore Gesù,
germoglio di Iesse,
inizio di una nuova umanità:
suscita a noi la stessa luminosa testimonianza
di Sansone e del Battista,
perché anche noi possiamo partecipare
al compimento del tuo Regno.
Amen.

mercoledì 18 dicembre 2013

Feria propria del 18 Dicembre





Oggi 18 dicembre siamo alla seconda feria prenatalizia.

O Signore, guida della casa d'Israele,
che sei apparso a Mosè nel fuoco del roveto,
e sul monte Sinai gli hai dato la legge:
vieni a liberarci con braccio potente.
(Al Magnificat)

O Signore, guida della casa d’Israele,
che hai dato la Legge a Mosè sul monte Sinai:
vieni a liberarci con braccio potente.
(Al Vangelo)

Gesù è il Signore, che invia al popolo un pastore, Egli ha donato la legge sul monte Sinai al suo servo Mosè, viene a liberarci.

Gesù è il nuovo Mosè, Egli sul monte Calvario ci ha donato la legge dell’Amore, che libera l’uomo con potenza da ogni egoismo e da ogni malvagità.

Noi siamo il nuovo popolo che nasce dal Calvario, e dal Crocifisso risorto è condotto e guidato!

Accogliamolo, in questo cammino verso il Natale del Signore, come pastore e guida della nostra vita, la sua parola sia misura della “giustizia e pace”.

Accogliamolo come “Giuseppe, figlio di Davide”, che non temette “di prendere … Maria” e il frutto del suo grembo “generato in lei … dallo Spirito Santo; … un figlio … Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”.

Signore,
accoglici perché noi possiamo accoglierti,
così come hai accolto Giuseppe come padre,
ed Egli ti accolse come figlio e Signore:
dona a noi la sua disponibilità,
perché svegliati dal sonno della nostra dispersione,
possiamo metterci al servizio del tuo Regno.
Amen.

martedì 17 dicembre 2013

Feria propria del 17 dicembre





Con oggi inizia quel tempo liturgico detto delle ferie prenatalizie che vanno dal 17 al 23 dicembre, caratterizzate da invocazioni – antifone – in cui la Chiesa proclama gli aspetti messianici di Gesù.

La prima così risuona:
“O Sapienza dell’Altissimo, che tutto disponi con forza e dolcezza: vieni ad insegnarci la via della saggezza”. (Al Vangelo)
“O Sapienza, che esci dalla bocca dell'Altissimo, ti estendi ai confini del mondo, e tutto disponi con soavità e con forza: vieni, insegnaci la via della saggezza”. (Al Magnificat)

Oggi, siamo così chiamati ad accogliere il Messia come Sapienza dell’Altissimo.

Il termine sapienza non vuol dire propriamente sapere, e tanto meno solo scienza o intelligenza; rifacendosi al verbo latino sapere, allude al gusto delle cose, sapio = io gusto, ossia “sapienza” è sinonimo di sapore, il sapore di Dio.

È dunque fondamentale che noi credenti, se con Dio vogliamo avere un rapporto autentico, dobbiamo saper gustare Dio, noi che gli siamo vicini; e quanto più gli siamo vicini, tanto più questa esperienza diventa comunicativa; infatti è capace di parlare convincentemente di Dio non tanto il teologo quanto colui che conosce il gusto di Dio, il sapore di Dio.

È questa la sfida della nuova evangelizzazione.

Comunicare Dio, diventa allora una sfida del gusto: solo avendone carpito il gusto, l’annuncio è tanto più comunicativo tanto più lo si è fatto proprio.
Qual è il sapore di Dio?
Due pensieri.
Avere il sapore di Dio vuol dire avere i suoi gusti e custodire il suo gusto.
Non è mai capitato di sentire un profumo e risvegliare nella memoria un insieme di fatti o di persone?
Avere il sapore di Dio vuol dire avere il suo olfatto, il suo udito, il suo gusto, il suo tatto e la sua vista.
Ma anche gustarlo così come Egli è! Ci ricorda un salmo: Gustate e vedete quant’è buono il Signore! (Sal 33,9).
Quando diciamo che “Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini”, vuol dire che Gesù impara crescendo, il sapore di Dio, solo questo gli permetteva di entrare in sintonia con il Padre, al punto di vivere nella sua volontà.

Signore Gesù,
il ricordo della tua venuta in mezzo a noi,
ci ridoni il sapore di Dio,
perché la nostra pratica cristiana non sia uno sterile fare,
ma sia un “sapere” per poi annunciare
“quant’è buono il Signore”.
Amen.

sabato 14 dicembre 2013

Don Domenico Pogliani, prega per noi!




È del prete procurare all’umanità ogni bene. È del prete fare della terra un’anticamera del cielo.

(servo di Dio don Domenico Pogliani)

venerdì 13 dicembre 2013

Venerdì della II settimana di Avvento

Santa Lucia V. M.




“Se avessi prestato attenzione ai miei comandi”

Così ci esorta il profeta Isaia.
L’Avvento è il tempo il cui il Signore viene a richiamarci nel riporre nuovamente attenzione ai suoi comandi, ma non viene con una nuova legge, viene come un compagno di viaggio, compagno di vita, facendosi uomo.

È Gesù il compagno di viaggio, la legge fatta carne da accogliere: “Beato l’uomo che … nella legge del Signore trova la sua gioia, la sua legge medita giorno e notte”.

Su quest’ultima affermazione del salmo, possiamo collocare la vicenda della Martire Lucia: la vergine siracusana che trovando solo “nella legge del Signore … la sua gioia” fu capace di andare incontro al martirio per vivere in pieno questa sua consapevolezza esistenziale.
Chi è Santa Lucia?

La vergine e martire Lucia è una delle figure più care alla devozione cristiana. Come ricorda il Messale Romano è una delle sette donne menzionate nel Canone Romano, la più antica preghiera eucaristica della Chiesa di Roma. È nata a Siracusa, qui è morta martire sotto la persecuzione di Diocleziano (intorno all'anno 304). Gli atti del suo martirio raccontano di torture atroci subite ad opera del prefetto Pascasio.

È interessante un passo della Passio di Santa Lucia, che proprio riprende i contenuti della Parola di Dio di quest’oggi:

“Tu osservi i decreti dei tuoi imperatori; io osservo la legge di Dio giorno e notte. Tu hai paura dei loro ordini; io temo Dio; tu non vuoi disubbidire a quelli: come posso disubbidire a Dio? Tu ti preoccupi di piacere a loro e io di essere gradita a Dio. Tu fai ciò che credi ti sia utile, io faccio ciò che è utile alla mia anima”.
Con queste parole la Vergine Lucia difende la sua libertà di fede di fronte al prefetto Pascasio.

Lucia infine subì il martirio per decapitazione: solo così potevano togliergli la libertà di credere!

La prima e fondamentale testimonianza sull'esistenza di Lucia proviene da un'iscrizione greca scoperta a Siracusa nel giugno del 1894 dal professor Paolo Orsi nella catacomba di San Giovanni: l'epigrafe, dedicata da un siracusano alla moglie Euschia alla fine del IV secolo o all'inizio del V secolo, che prova l'esistenza di una forte devozione per la santa, il cui anniversario era già commemorato da una festa liturgica.

A Siracusa esisteva un’antica sepoltura della Martire su cui poi sorse un’antica chiesa, ma nel 1040 il corpo della Martire fu prelevato dai Bizantini e portato a Costantinopoli; poi successivamente da qui è stato trafugato dai Veneziani - che conquistarono e saccheggiarono la città - e attualmente è conservato e venerato nella Chiesa di San Geremia a Venezia.

La devozione a Santa Lucia si diffuse molto rapidamente: già nel 384 Sant'Orso di Ravenna, le dedica una chiesa a Ravenna; e papa Onorio I poco dopo un'altra a Roma.




Anche da noi, nella Chiesa di San Bartolomeo, uno dei busti argentei dell’altar maggiore è dedicato alla Martire di Siracusa e nel suo interno è contenuta una sua santa reliquia.

<La festa di S. Lucia offre a tutti la possibilità di considerare la grandezza di una donna che, per la fedeltà al Vangelo e ai suoi non negoziabili valori, non ha risparmiato nulla di sé ma ha dato la sua vita, in nome del coraggio della coerenza. Tale esempio deve provocare la coscienza di tutti noi che, mentre ci onoriamo del nome cristiano, in modo palese o ancor peggio subdolo lo tradiamo con l’incoerenza della vita. Essere cristiani non è una pennellata di estetica, e nemmeno una etichetta di prestigio da ostentare in circostanze diverse; non è un lasciapassare di potere. Essere e dirsi cristiani è una scelta di coerenza che non conosce e non ammette compromessi. Resti per tutti lapidaria l’espressione dei Padri della Chiesa: “Meglio essere cristiani e non dirlo, che dire di essere cristiani e non esserlo”> (Don Geremia Acri)
Amen.

giovedì 12 dicembre 2013

Venerabili e Beati del 9 dicembre 2013




B. Mario Vergara



B. Isidoro Ngel Ko Lat




B. Giovannina Franchi

Tre nuovi beati tra cui due italiani. L’autorizzazione alla promulgazione dei decreti di beatificazione è stata conferita stamattina da papa Francesco, nell’udienza concessa al cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.
I futuri beati sono la venerabile Serva di Dio Giovannina Franchi e i martiri Mario Vergara e Isidoro Ngei Ko Lat.
Padre Mario Vergara (Frattamaggiore, Napoli, 18 novembre 1910 – Shadaw, Myanmar, 25 maggio 1950), missionario del PIME, fu inviato in Birmania nel 1934, dove rimase fino a oltre un anno dall’entrata in guerra dell’Italia, il 10 giugno 1940.
Nel paese del Sud-Est asiatico, padre Vergara fu particolarmente dedito ai malati e ai poveri e divenne punto di riferimento per i sacerdoti indigeni.
Deportato in India, nel campi di concentramento inglesi, alla fine del 1941, assieme a tutti i missionari occidentali, nel 1944 poté fare ritorno in Birmania, dove, nel 1947 fondò una nuova missione a Shadaw.
Nel 1948, allo scoppio della guerra civile in Birmania, padre Vergara e la sua comunità finirono nel mirino delle truppe dei ribelli, di fede battista, che opprimevano i poveri, requisendo i loro pochi averi e imponendo una tassazione vessatoria.
Il 24 maggio 1950, il missionario italiano, accompagnato da uno suo catechista, Isidoro Ngei Ko Lat, si recò a Shadaw per protestare per un torto subito. I due vennero arrestati con l’accusa di spionaggio a favore del governo centrale.
All’alba del giorno successivo padre Vergara e il suo catechista furono uccisi a fucilate e i loro corpi, rinchiusi in dei sacchi, gettati nel fiume  Salween e mai più ritrovati. Con loro fu ucciso padre Pietro Galastri, giunto in città per aiutare il missionario del PIME.
Giovannina Franchi (Como 24 giugno 1807 – 23 febbraio 1872) si consacrò totalmente al Signore nel 1840 dopo la morte del fidanzato. Nel 1853, assieme a tre compagne, fondò la Pia Unione delle Sorelle Infermiere della Carità.
Le religiose assistevano i malati a domicilio e le detenute nel carcere di San Donnino. In particolare avevano cura dei malati gravi e dei moribondi, considerati i più soli e i più vicini all’incontro con Dio.
Giovannina Franchi morì all’età di 64 anni, nel pieno della sua attività, dopo essere rimasta contagiata da una epidemia di vaiolo nero, che aveva colpito Como.

I decreti promulgati oggi riguardano anche il riconoscimenti delle virtù eroiche di dieci servi di Dio:




Ven. Maurizio Maria Matteo Garrigou




Ven. Clemente Fuhl

- il Servo di Dio Maurizio Maria Matteo Garrigou, Sacerdote, Fondatore dell'Istituto di Nostra Signora della Compassione; nato a Gudanes (Ariège, Francia) il 21 settembre 1766 e morto a Tolosa (Francia) il 27 settembre 1852;
- il Servo di Dio Clemente (al secolo: Vincenzo Fuhl), Sacerdote professo dell'Ordine di Sant'Agostino; nato a Aidhausen (Germania) il 18 giugno 1874 e morto a La Paz (Bolivia) il 31 marzo 1935;
- il Servo di Dio Marcello della Vergine del Carmelo (al secolo: Boldizsár Marton), Sacerdote professo dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi; nato a Kiskomárom (oggi Zalakomár, Ungheria) il 9 settembre 1887 e morto a Budapest (Ungheria) il 29 maggio 1966;
- il Servo di Dio Romano Bottegal, Sacerdote professo dell'Ordine dei Cistercensi della Stretta Osservanza (Trappisti); nato a San Donato di Lamon (Belluno, Italia) il 28 dicembre 1921 e morto a Beirut (Libano) il 19 febbraio 1978;
- la Serva di Dio Rosalia Cadron-Jetté (in religione: Madre della Natività), Fondatrice dell'Istituto delle Suore della Misericordia; nata a Lavaltrie (Montréal, Canada) il 27 gennaio 1794 e morta a Montréal (Canada) il 5 aprile 1864;
- la Serva di Dio Maria Rosa Teresa Gay Tibau, Fondatrice dell'Istituto delle Suore di San Giuseppe ora Religiose di San Giuseppe di Gerona; nata a Llagostera (Gerona, Spagna) il 24 ottobre 1813 e morta a Gerona (Spagna) il 18 marzo 1884;
- la Serva di Dio Maria Oliva del Corpo Mistico (al secolo: Maria Oliva Bonaldo), Fondatrice dell'Istituto delle Figlie della Chiesa; nata a Castelfranco Veneto (Treviso, Italia) il 26 marzo 1893 e morta a Roma il 10 luglio 1976;
- la Serva di Dio Orsola Mezzini, Religiosa professa e Superiora Generale della Congregazione delle Suore della Piccola Missione per i Sordomuti; nata a Campeggio di Monghidoro (Bologna, Italia) il 12 dicembre 1853 e morta a Bologna (Italia) il 23 marzo 1919;
- la Serva di Dio Maria Scolastica della Divina Provvidenza (al secolo: Orsola Maria Rivata), Religiosa professa e Prima Superiora Generale delle Pie Discepole del Divin Maestro; nata a Guarene (Cuneo, Italia) il 12 luglio 1897 e morta a Sanfré (Cuneo, Italia) il 24 marzo 1987;
- il Servo di Dio Raffaele Cordero Molina, Laico; nato a San Juan de Puerto Rico (Puerto Rico) il 24 ottobre 1790 ed ivi morto il 5 luglio 1868.
Fonte: Zenit



Giovedì della II settimana di Avvento

N. S. di Guadalupe


Cappella della Vergine di Guadalupe
inaugurata nel 2011
presso il Santuario di Lourdes


Io sono il Signore, tuo Dio, che ti tengo per la destra e ti dico: «Non temere, io ti vengo in aiuto».

In quale modo il Signore mi tiene la mano e mi conduce?
Il Signore è misericordioso e grande nell’amore, così abbiamo pregato con il salmo.
Sento la sua misericordia e gusto il suo grande amore?

Ma ahimè “dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono”: quali segni tu poni Signore per sostenere la nostra fatica e la nostra debolezza nella battaglia della fede, affinché non perdiamo l’orizzonte del Regno dei cieli?

I nativi del Messico vivono la barberia dei Conquistadores, e il Signore legge i cuori dei suoi figli, che faticano a sperare in Lui a causa di un testimonianza cattiva di coloro che gli avevo portato il Vangelo. Ed ecco che il 9 dicembre 1531, il Signore, manda sua Madre, nelle sembianze di donna indios, gravida e piena di tenerezza verso questo popolo che ha accolto da poco la fede cattolica. Appare a Giovanni Diego, e dice di essere: "la Perfetta Sempre Vergine Maria, la Madre del verissimo ed unico Dio".

Certo nessuno gli crede e egli si sente indegno di così grande incarico, è da poco cattolico e per cui si sente troppo incapace.

Ma il 12 dicembre 1531 (di 482 anni fa. oggi!), la Madre di Dio pone un segno, quello stesso che il vescovo gli aveva chiesto per mettere alla prova il povero indio: i fiori di Castiglia, una specie di rosa che cresceva solo in Spagna.

Ma non dice il Vangelo, elogiando la grandezza del Battista, che: “ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui”?

Il povero indio, Giovanni Diego, nella sua mitezza e umiltà, viene esaltato e porta i fiori al Vescovo: come segno. Ma egli inconsapevolmente porta ben più di un segno. Nel mantello in cui sono raccolti fiori è rimasta impressa la Vergine.

Miracolo! Un vento quello di Guadalupe che ha rivoluzionato la fede e la fedeltà del popolo messicano e dell’America. Infatti la Madonna di Guadalupe è detta Regina del Messico e Imperatrice d’America.

Ed questo fu segno del quel condurci per mano del Signore!
Anche la nostra vita ha i suoi segni, egli ci accompagna in modo singolare nella vittoria del Regno dei Cieli, a noi avere fede, e vivere con mitezza e umiltà come l’indio Jaun Diego.

Maria, tu sei per me,
Madre spirituale e Maestra di vita, Regina potente.
Non ti chiedo visioni o rivelazioni, né esperienze spirituali straordinarie.
Madre carissima: che io abbia il tuo spirito per conoscere Cristo e il suo Vangelo.
Amen.

Iconografia dei Santi Martiri





San Fedele Martire
venerato in Santo Stefano Ticino (MI)

 
VEDI IL VIDEO NEL LINK
 
 
 
 
 
San Fedele Martire
venerato in Santo Stefano Ticino (MI)
(particolare del volto)
 
 
 
Esiste l’immaginetta di San Fedele Martire.
 
Se qualcuno vuole il santino più chiederlo via mail e sarà inviato gratis.
 

Rosalia, tra i testimoni di Gesù (I)






Il nome Rosalia ha un'etimologia controversa: si basa forse su elementi germanici quali hroth, gloria, o hros, cavallo, poi reinterpretati per affinità col nome della rosa, o è comunque un derivato di nomi contenenti tali elementi (ad esempio Rosa, Rosalinda). Non si esclude però una ripresa di Rosalia, il nome di una festa dei fiori pagana, col significato di corona di rose.

Il nome venne portato in Sicilia dai normanni, e ivi si diffuse grazie alla venerazione verso santa Rosalia, da qui nel mondo, come: Rozálie (ceco); Rozalija (croato); Rosalie (francese); Rosalie, Rosalee e Rosaleigh (inglese); Rozālija (lettone); Rozalija (lituano); Розалија – Rozalija (macedone); Rozalia (polacco); Rozalija (sloveno); Rosalía (spagnolo); Rosalie (tedesco); Rozália (ungherese).

Santa Rosalia Sinibaldi da Palermo, vergine eremita del XII secolo, è divenuta patrona di Palermo nel 1666 con culto ufficiale esteso a tutta la Sicilia. Figlia di un nobile feudatario, i Sinibaldi, Rosalia visse in quel felice periodo di rinnovamento cristiano-cattolico, che i re Normanni ristabilirono in Sicilia - dopo aver scacciato gli arabi che se n'erano impadroniti dall'827 al 1072 - favorendo il diffondersi di monasteri Basiliani e Benedettini. In quest'atmosfera di fervore e rinnovamento religioso, s'inserì la vocazione eremitica della giovane che lasciò la vita di corte e si ritirò in preghiera in una grotta sul monte Pellegrino, dove, secondo la tradizione, morì il 4 settembre 1160. Nel 1624, mentre a Palermo la peste decimava il popolo, la Santuzza apparve in sogno ad una malata, e poi ad un cacciatore. A lui Rosalia indicò la strada per ritrovare le sue reliquie, chiedendogli di portarle in processione per la città. Così fu fatto, dove quei resti passavano i malati guarivano, e la città fu purificata in pochi giorni. Da allora si diffuse il culto a Palermo. Il nome di Santa Rosalia fu incluso nel Martirologio Romano nel 1630 da Papa Urbano VIII: A Palermo, santa Rosalia, vergine, che si tramanda abbia condotto vita solitaria sul monte Pellegrino.

Il nome si è diffuso tra il popolo di Dio, così da essere presente con altri esempi di santità. Quest’anno poi è particolarmente significativo per il nome Rosalia, perché ricorre il decimo anniversario di beatificazione della Suora della Carità Rosalia Rendu (2003 – 2013) e il rinoscimento delle virtù eroiche della Serva di Dio Rosalia Cadron-Jetté (9 dicembre 2013). La Rendu è l’ultima Rosalia iscritta nel Martirologio Romano.

Ecco di seguito gli altri esempi di santità che si chiamano Rosalia.

Nella prossima puntata.