venerdì 3 gennaio 2014

PRIMO VENERDI' DEL MESE





ADORAZIONE EUCARISTICA PRIMO VENERDì DI GENNAIO
3 gennaio 2014
CANTO
La divina Eucarestia
adoriamo supplici:
Cristo fonda un'era nuova
che non ha più termine.
È la fede che ci guida
non i sensi fragili
Lode al Padre, onore al Figlio,
ch'egli sempre genera,
sommo gaudio, eterno osanna,
esultante cantico;
gloria all'infinito Amore,
il divino Spirito. Amen
.

PREGHIERA INSIEME
C
risto mio Dio, tu hai umiliato te stesso per prendere sulle tue spalle me, pecorella smarrita, e farmi pascolare in pascolo verdeggiante e nutrirmi con le acque della retta dottrina per mezzo dei tuoi pastori, i quali, nutriti da te, han poi potuto pascere il tuo gregge eletto e nobile.
    Ora, o Signore, tu mi hai chiamato per mezzo del tuo sacerdote a servire i tuoi discepoli. Non so con quale disegno tu abbia fatto questo; tu solo lo sai. Tuttavia, Signore, alleggerisci il pesante fardello dei miei peccati, con i quali ho gravemente mancato; monda la mia mente e il mio cuore; guidami per la retta via come una lampada luminosa; dammi una parola franca quando apro la bocca; donami una lingua chiara e spedita per mezzo della lingua di fuoco del tuo Spirito e la tua presenza sempre mi assista.
    Pascimi, o Signore, e pasci tu con me gli altri, perché il mio cuore non mi pieghi né a destra né a sinistra, ma il tuo Spirito buono mi indirizzi sulla retta via perché le mie azioni siano secondo la tua volontà e lo siano veramente fino all'ultimo.

(San Giovanni Damasceno, Dichiarazione di fede)

TESTI PER L'ADORAZIONE PERSONALE
Il Nome santissimo dagli antichi Patriarchi e Padri fu desiderato, con tanta ansietà aspettato, con tanti sospiri, con tante lagrime invocato, ma nel tempo della grazia misericordiosamente è stato donato. Scompaia il nome dell'umana sapienza, non si senta nome della vendetta, rimanga il nome della giustizia. Donaci il nome della misericordia, risuoni il nome di Gesù nelle mie orecchie, poiché allora veramente la tua voce è dolce e grazioso il tuo volto.

Grande fondamento della fede pertanto è il Nome di Gesù, per il quale siamo fatti figli di Dio. La fede della religione cattolica consiste nella conoscenza e nella luce di Gesù Cristo; che è illuminazione dell’uomo, porta della vita, fondamento della salute eterna. Se qualcuno non lo ha o lo ha abbandonato, è come se camminasse senza luce nelle tenebre e per luoghi pericolosi ad occhi chiusi; e sebbene splenda il lume della ragione, segue una guida cieca quando segue il proprio intelletto per capire i segreti celesti, come colui che intraprenda la costruzione della casa senza curarsi del fondamento, oppure, non avendo costruita la porta, cerca poi di entrare per il tetto.

Questo fondamento è Gesù, porta e luce che, mostrandosi agli erranti, indicò a tutti la luce della fede per la quale è possibile ricercare il Dio sconosciuto, e ricercandolo credere, e credendo trovarlo. Questo fondamento sostiene la Chiesa fondata nel Nome di Gesù.
Il Nome di Gesù è luce ai predicatori, poiché fa luminosamente risplendere, annunciare e udire la sua parola. Da dove credi che provenga tanta improvvisa e fervida luce di fede in tutta la terra, se non dalla predicazione del Nome di Gesù? Forse che Dio non ci ha chiamati all'ammirabile sua luce attraverso la luce e la dolcezza di questo Nome? A coloro che sono illuminati e che vedono in questa luce, giustamente l'Apostolo dice: «Una volta eravate tenebre, ora siete luce nel Signore: camminate dunque quali figli della luce».

O nome glorioso, o nome grazioso, o nome amoroso e virtuoso! Per mezzo tuo vengono perdonate le colpe, per mezzo tuo vengono sconfitti i nemici, per te i malati vengono liberati, per te coloro che soffrono sono irrobustiti e gioiscono! Tu onore dei credenti, maestro dei predicatori, forza di coloro che operano, tu sostegno dei deboli! I desideri si accendono per il tuo calore e ardore di fuoco, si inebriano le anime contemplative e per te le anime trionfanti sono glorificate nel cielo: con le quali, o dolcissimo Gesù, per questo tuo santissimo Nome, fa' che possiamo anche noi regnare. Amen!

(Dall'opera sul «Vangelo eterno» di san Bernardino da  Siena, Serm. 49)

DALLE LITANIE AL SANTISSIMO NOME DI GESÙ
Gesù, Figlio dei Dio vivo, abbi pietà di noi
Gesù, splendore dei Padre
Gesù, vera luce eterna
Gesù, re di gloria
Gesù, sole di giustizia
Gesù, figlio della Vergine Maria
Gesù, amabile
Gesù, ammirabile
Gesù, Dio forte
Gesù, padre dei secolo futuro
Gesù, angelo dei gran consiglio
Gesù, potentissimo
Gesù, pazientissimo
Gesù, obbedientissimo
Gesù, mite ed umile di cuore
Gesù, amante della castità ..
Gesù, che tanto ci ami
Gesù, Dio della pace
Gesù, autore della vita
Gesù, esempio di ogni virtù

I
n quei giorni; Pietro ripieno di Spirito Santo, disse: Capi del popolo, ed anziani, ascoltate: Giacché oggi siamo interrogati sul beneficio fatto ad un malato, affin di sapere in qual modo questo sia guarito, sia noto a voi tutti, e a tutto il popolo d'Israele, come in nome del Signor nostro Gesù Cristo Nazareno che voi crocifiggeste e Dio risuscitò da morte, in virtù di questo nome costui è salvo dinanzi a voi. Questa è la pietra riprovata da voi, costruttori, la quale è divenuta la pietra angolare. Ne c'è in altro salvezza. E non v'è altro nome Sotto il cielo dato agli uomini in virtù del quale possiamo salvarci. (At 4,8-12). -
 Lo sappiamo, o Gesù: nessun altro nome fuorché il tuo poteva darci la salvezza. Quel nome infatti significa Salvatore. Sii benedetto per esserti degnato di accettarlo; sii benedetto per averci salvati! Tu appartieni al cielo, e assumi un nome della terra, un nome che può pronunciare una bocca mortale: unisci dunque per sempre la natura divina e quella umana. Rendiamoci degni di tale alleanza, e facciamo in modo che non ci avvenga mai di romperla.
In quel tempo: Come passarono gli otto giorni per la circoncisione del fanciullo, gli fu posto nome Gesù, com'era stato chiamato dall'Angelo prima che nel seno materno fosse concepito.   (Lc 2, 2-1). 
È nel momento della prima effusione del tuo sangue nella Circoncisione, o Gesù, che hai ricevuto il tuo Nome; e doveva essere così, poiché quel nome significa Salvatore, e noi non potevamo essere salvati che dal tuo sangue. Quella felice alleanza che tu vieni a stringere con noi ti costerà un giorno la vita, l'anello nuziale che imporrai alla nostra mano mortale sarà immerso nel tuo sangue, e la nostra vita immortale sarà il prezzo della tua morte crudele. Il tuo Nome santo ci dice tutte queste cose, o Gesù, o Salvatore! Tu sei la Vite, e c'inviti a bere il tuo Vino generoso, ma il celeste grappolo sarà duramente spremuto nel frantoio della giustizia del Padre celeste, e potremo inebriarci del suo divino liquore solo dopo che sarà stato violentemente staccato dal ceppo e frantumato. Che il tuo nome santo, o Emmanuele, ci richiami sempre alla mente questo sublime mistero, il suo ricordo ci preservi dal peccato e ci renda sempre fedeli!

O Dio, che hai costituito il tuo Figlio Unigenito Salvatore del genere umano, ed hai voluto che fosse chiamato Gesù, concedici propizio di godere nel cielo la vista di Colui, del quale in terra veneriamo il santo Nome.
 (dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima – Passione)

DALLE LITANIE AL SANTISSIMO NOME DI GESÙ
Gesù, Figlio dei Dio vivo, abbi pietà di noi
Gesù, che vuoi la nostra salvezza
Gesù, nostro Dio
Gesù, nostro rifugio
Gesù, padre di ogni povero
Gesù, tesoro di ogni credente
Gesù, buon pastore ..
Gesù, vera luce
Gesù, eterna sapienza
Gesù, infinita bontà
Gesù, nostra via e nostra vita
Gesù, gioia degli angeli
Gesù, re dei patriarchi .
Gesù, maestro degli apostoli
Gesù, luce degli evangelisti.
Gesù, fortezza dei martiri
Gesù, sostegno dei confessori
Gesù, purezza delle vergini
Gesù, corona di tutti i santi

* * *
In questa adorazione all’inizio dell’anno, in questo mese dedicato alla preghiera per il dono della pace tra gli uomini e dell’unità dei cristiani, nel Nome di Gesù, chiedi al Padre questi doni.

Santo Nome di Gesù





Il Santo Nome di Gesù fu sempre onorato e venerato nella Chiesa fin dai primi tempi – pensiamo al XP nella pittura paleocristiana (che noi spesso leggiamo come pace .. sic!) - ma solo nel secolo XIV cominciò ad avere culto liturgico.

San Bernardino, aiutato da altri confratelli, sopratutto dai beati Alberto da Sarteáno e Bernardino da Feltre, diffuse con tanto slancio e fervore tale devozione che finalmente venne istituita la festa liturgica. Nel 1530 Papa Clemente VII autorizzò l'Ordine francescano a recitare l'Ufficio del SS. Nome di Gesù.
Infine, dopo un periodo di oblio, fu sotto il pontificato di San Giovanni Paolo II che fu ripristinato al 3 gennaio la memoria (mf) nel Calendario Romano.

“gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome”  il S. Nome di Gesù il nome con cui percepiamo e viviamo la vicinanza di Dio.
È il nome con cui ci affidiamo a Dio, Egli che in Gesù ci ha amato, si è mostrato e si è fatto trovare: “Cristo Gesù, … di natura divina,
… divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana”
Un Nome … in cui un popolo disobbediente ha trovato l’obbedienza, perché Gesù “umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato”

Nella sua obbedienza siamo stati salvati!

“Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati … Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù”.

“O nome glorioso, o nome grazioso, o nome amoroso e virtuoso! Per mezzo tuo vengono perdonate le colpe, per mezzo tuo vengono sconfitti i nemici, per te i malati vengono liberati, per te coloro che soffrono sono irrobustiti e gioiscono! Tu onore dei credenti, maestro dei predicatori, forza di coloro che operano, tu sostegno dei deboli! I desideri si accendono per il tuo calore e ardore di fuoco, si inebriano le anime contemplative e per te le anime trionfanti sono glorificate nel cielo: con le quali, o dolcissimo Gesù, per questo tuo santissimo Nome, fa' che possiamo anche noi regnare. Amen!”

(Dall'opera sul «Vangelo eterno» di san Bernardino da  Siena, Serm. 49)

mercoledì 1 gennaio 2014

MARIA MADRE DI DIO





“In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo” . (Lc 2)

Andarono  la vita è un andare, senza indugio, affidati, perché da soli non si vive!
Affidati ad un Dio che ama, che si è mostrato e si è fatto trovare: trovarono Maria e Giuseppe e il bambino.
Dio… adagiato nella mangiatoia. Semplicemente in una mangiatoia. Guardalo in quella greppia, non si è messo nel luogo dove il bove e l’asino si cibano di paglia?
Ecco già nel suo nascere, si è fatto cibo, perché noi nutrendoci di Lui, si trasformassimo dal vecchio Adamo nel nuovo Adamo.

“Cristo, il Dio superiore a tutte le cose, colui che aveva stabilito di annullare il peccato degli uomini, rifece nuovo l'uomo vecchio e lo chiamò sua propria immagine fin dall'inizio. Ecco come ha mostrato l'amore che aveva verso di te. Se tu ti farai docile ai suoi santi comandi, e diventerai buono come lui, che è buono, sarai simile a lui e da lui riceverai gloria. Dio non lesina i suoi beni, lui che per la sua gloria ha fatto di te un dio”.
 («La confutazione di tutte le eresie» di sant'Ippolito, sacerdote, Cap. 10)

Andarono, videro, i pastori … poi riferirono e stupirono con il loro raccontare.

La fede è stupore che stupisce: solo così comunica, e semina la buona novella del Dio-con-noi.

Custodisci nel tuo cuore, la gioia e la letizia di questi giorni, meditali nel tuo cuore, così che come la Vergine Maria tu possa vivere gli altri giorni del tuo cammino… perché ricordati la vita è un andare senza indugio, affidati.

Glorifica Dio, lodalo, non tanto solo perché è nato in mezzo a noi, ma perché Egli ci ha redento nel suo Sangue:

“O Gesù Bambino, col primo Sangue versato per la nostra salvezza, nella circoncisione, ci riveli il valore della vita e il dovere di affrontarla con fede e coraggio, nella luce del tuo Nome e nella gioia della Grazia”. (Coroncina al Prez.mo Sangue).

“Gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo”.

“O nome glorioso, o nome grazioso, o nome amoroso e virtuoso! Per mezzo tuo vengono perdonate le colpe, per mezzo tuo vengono sconfitti i nemici, per te i malati vengono liberati, per te coloro che soffrono sono irrobustiti e gioiscono! Tu onore dei credenti, maestro dei predicatori, forza di coloro che operano, tu sostegno dei deboli! I desideri si accendono per il tuo calore e ardore di fuoco, si inebriano le anime contemplative e per te le anime trionfanti sono glorificate nel cielo: con le quali, o dolcissimo Gesù, per questo tuo santissimo Nome, fa' che possiamo anche noi regnare. Amen!”

(Dall'opera sul «Vangelo eterno» di san Bernardino da  Siena, Serm. 49)

martedì 31 dicembre 2013

Rosalia, tra i testimoni di Gesù (III)





Rosalia Cadron-Jetté
(Madre della Natività)


Il nome si è diffuso tra il popolo di Dio, così da essere presente con altri esempi di santità. Quest’anno poi è particolarmente significativo per il nome Rosalia, perché ricorre il decimo anniversario di beatificazione della Suora della Carità Rosalia Rendu (2003 – 2013) e il rinoscimento delle virtù eroiche della Serva di Dio Rosalia Cadron-Jetté (9 dicembre 2013). La Rendu è l’ultima Rosalia iscritta nel Martirologio Romano.

Ecco di seguito gli altri esempi di santità che si chiamano Rosalia.

Rosalia Clotilde Bes
(Suor Santa Pelagia di San Giovanni Battista)
religiosa professa delle Monache Sacramentine
Nata il: 30 giugno 1753 a Beaume-de-Transit, Drôme (Francia).
Morta l‘11 luglio 1794 a Orange, Vaucluse (Francia).
Beatificata il 10 maggio 1925 con il gruppo delle religiose sacramentine e orsoline, martiri di Orange.

Rosalia Viau Vallon
religiosa professa della Compagnia di Maria
Morta l’11 febbraio 1832 a Palma de Mallorca, Isole Baleari (Spagna)
Nata il 7 ottobre 1747 a Cavaillon, Vaucluse (Francia)
La causa per fama sanctitatis è stata aperta il 28 febbraio 1980

Rosalia du Verdier de la Sorinière
(Suor Santa Celeste)
religiosa professa, Benedettine di Nostra Signora del Calvario
Nato il 12 agosto 1745 a Saint-Pierre de Chemillé, Maine-et-Loire (Francia)
Morta il 30 Ottobre 1793 in Angers, Maine-et-Loire (Francia).
Beatificata il 19 febbraio 1984 con Guglielmo Repin e 98 soci martiri della Diocesi di Angers.







Rosalia Rendu
religiosa professa, Figlie della Carità di San Vincenzo de 'Paoli
Nato il 9 settembre 1786 in Confort, Ain (Francia)
Morta il 7 febbraio 1856 a Parigi (Francia).
Beatificata il 9 novembre 2003.

Margherita (Rosalia) Gouanne o Goyne
religiosa professa, Suore Agostiniane della Misericordia di Gesù (Federazione Francese)
Nato nel 1768 a Amplepuis, Rodano (Francia).
Morta il 10 febbraio 1794 a Lione, Rodano (Francia).
Fa parte della causa di canonizzazione del gruppo Tommaso Merlé de Castillon e 71 soci martiri della Diocesi di Lione; causa aperta nel 1921.

Rosalia Cadron-Jetté
(Madre della Natività)
fondatrice, Istituto delle Suore della Misericordia
Nata il: 27 gennaio 1794 a Lavaltrie, Quebec (Canada)
Morta il 5 aprile a Montreal, Quebec (Canada)
Causa aperta nel 1990; venerabile dal 9 dicembre 2013

Arnolda Rosalia Couraule
religiosa professa, Ordine della Vergine Maria (Annunziatine di Santa Giovanna di Valois))
Nata il 6 Marzo 1736 a Gornac, Gironda (Francia)
Morta il 25 luglio 1794 a Bordeaux, Gironde (France).
Fa parte della causa di canonizzazione di Maria Gimet e 35 socie martiri dell’Arcidiocesi di Bordeaux; causa aperta in due momenti: nel 1925 e nel 1931.







Rosalia Celak
laica dell'Arcidiocesi di Cracovia
Nato il 19 Settembre 1901 a Jachówka, Małopolskie (Polonia)
Morta il 13 settembre 1944 a Cracovia, Małopolskie (Polonia)
Causa aperta nel 1996 e conclusa nel 2007, con decreto di validità dell'inchiesta diocesana il 22 dicembre 2012.

Rosalia Grzeschik (Georgia)
religiosa professa, Suore Francescane del’Amore Cristiano.
Nata il 28 Agosto 1889 a Dąbrówka Łubniańska, Opole (Polonia).
Morta il 30 gennaio1945 a Otmęt, Krapkowice (Poland). Fa parte di un gruppo di martiri di cui è prevista l’apertura della causa di canonizzazione.




Rosalia Ansalone (Febronia Ferdinanda)
religiosa professa, Clarisse
Nata il 16 giugno 1657 a Caccamo
Morta a Palermo il 23 Settembre 1718
La causa di canonizzazione è iniziata nel 1738, è detta “venerabile”, ma ad oggi risulta sospesa.




BIBLIOGRAFIA E SITI

* AA. VV. - Biblioteca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – Voll. 1-12 e I-II-III appendice – Ed. Città Nuova
* C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142
* Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2013
* sito web di newsaints.faithweb.com
* sito web di wikipedia.org

* lo stesso articolo in spagnolo: vedi link

La fine del 5 anno....



Natività con Passione
scuola napoletana XVIII secolo
Pinacoteca Civica di Reggio Calabria



Con il 31 dicembre 2013 il Blog finisce il suo 5 anno di vita.
Mi chiedo come mai 1000 persone al mese lo visitano.

Auguro a ciascuno un felice e santo 2014.

domenica 29 dicembre 2013

SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO A)





In questa domenica contempliamo la Santa Famiglia e, nelle parole del Vangelo di questa festività, consideriamo Gesù, Maria e Giuseppe.

Infatti subito dopo l’adorazione dei Magi, Matteo narra nel suo Vangelo della fuga in Egitto, la strage degli innocenti e il ritorno dall’Egitto: tre episodi collegati alla storia della Santa Famiglia e presentati nel Vangelo come altrettanti compimenti di profezie dell’Antico Testamento.

Consideriamo Gesù, Maria e Giuseppe: un figlio, una madre e un padre.
Cosa ci insegnano?

Certo l’istituzione famiglia è in crisi. Ma in realtà tutto è in crisi.
Per cui lasciamo perdere le crisi e cerchiamo in questa domenica di capire il positivo, e soprattutto cosa possiamo imparare dall’esperienza famigliare di Gesù, Maria e Giuseppe.

1.
“Rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro”.

La vita famigliare si deve sostenere sul comandamento dell’amore. Scontato! Non proprio.
Ciò che non è perdonato e compreso nell’amore logora le relazioni, tanto più quelle famigliari.
Senza una guardaroba fatto di questi abiti che nascono dall’amore di Dio, non si costruisce nulla e non si supera nulla.

2.
“santi e amati”.

La vita famigliare, e in primis matrimoniale, è una dimensione di santificazione, quindi non ci si sposa perché è il gesto più comune che si fa nella vita adulta (anche qui c’è una crisi! Crisi di diventare adulti?), ma ci si sposa (penso ai credenti e praticanti, se no bisognerebbe fare tante parentesi per le altre categorie: simpatizzanti, poco praticanti, credenti non praticanti, praticanti non credenti…) perché in questo modo il Signore mi chiama a vivere il suo amore, nell’amore coniugale e genitoriale (se è dato come dono!), chiedendomi di santificarmi come sposo e\o genitore.

I seguaci di Cristo, chiamati da Dio, non a titolo delle loro opere, ma a titolo del suo disegno e della grazia, giustificati in Gesù nostro Signore, nel battesimo della fede sono stati fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina, e perciò realmente santi. Essi quindi devono, con l'aiuto di Dio, mantenere e perfezionare con la loro vita la santità che hanno ricevuto. …. I coniugi e i genitori cristiani, seguendo la loro propria via, devono sostenersi a vicenda nella fedeltà dell'amore con l'aiuto della grazia per tutta la vita, e istruire nella dottrina cristiana e nelle virtù evangeliche la prole, che hanno amorosamente accettata da Dio. Così infatti offrono a tutti l'esempio di un amore instancabile e generoso, edificando la carità fraterna e diventano testimoni e cooperatori della fecondità della madre Chiesa, in segno e partecipazione di quell'amore, col quale Cristo amò la sua sposa e si è dato per lei. (LG 40 e 41)

In questa prospettiva si comprende la sapienza biblica del libro del Saracide.

3.
“La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza”
La fede in Dio e l’obbedienza alla sua parola possono cambiare il cammino della nostra vita.
Così si comprende dall’episodio evangelico della Santa Famiglia.
In tutta la vita di Gesù, di Maria e di Giuseppe si può vedere che le loro scelte vengono misurate dalla continua obbedienza della fede.
La Parola di Dio è luce sul loro cammino e salvezza reale e concreta nelle loro fatiche.

Ci ricordava il Papa, qualche giorno fa:
“La memoria del primo martire viene così, immediatamente, a dissolvere una falsa immagine del Natale: l’immagine fiabesca e sdolcinata, che nel Vangelo non esiste! La liturgia ci riporta al senso autentico dell’Incarnazione, collegando Betlemme al Calvario e ricordandoci che la salvezza divina implica la lotta al peccato, passa attraverso la porta stretta della Croce. Questa è la strada che Gesù ha indicato chiaramente ai suoi discepoli, come attesta il Vangelo… «Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato» (Mt 10,22)”.

Solo una vita affidata e guidata dalla sapienza del Vangelo è capace di perseverare nell’amore.
Perché stiamo perdendo la perseveranza?

Concludo con tre pensieri del Papa - dal discorso dell’ottobre 2013 - definiti “caratteristiche fondamentali della famiglia cristiana”:

“1. La prima: la famiglia che prega.
E ci vuole semplicità: per pregare in famiglia, ci vuole semplicità! Pregare insieme il “Padre nostro”, intorno alla tavola, non è una cosa straordinaria: è facile. E pregare insieme il Rosario, in famiglia, è molto bello, dà tanta forza! E anche pregare l’uno per l’altro: il marito per la moglie, la moglie per il marito, ambedue per i figli, i figli per i genitori, per i nonni … Pregare l’uno per l’altro. Questo è pregare in famiglia, e questo fa forte la famiglia: la preghiera.

2. La seconda: la famiglia custodisce la fede.
L’apostolo Paolo, dice: «Ho conservato la fede» (2 Tm 4,7). Ma come l’ha conservata? Non in una cassaforte! Non l’ha nascosta sottoterra, come quel servo un po’ pigro. San Paolo paragona la sua vita a una battaglia e a una corsa. Ha conservato la fede perché non si è limitato a difenderla, ma l’ha annunciata, irradiata, l’ha portata lontano. … Tutti sappiamo che le famiglie, specialmente quelle giovani, sono spesso “di corsa”, molto affaccendate; ma qualche volta ci pensate che questa “corsa” può essere anche la corsa della fede?

3. E un ultimo aspetto: la famiglia che vive la gioia. Lo scriveva ancora san Paolo: «Siate sempre lieti … il Signore è vicino!» (Fil 4,4-5). Eh … a me
piacerebbe fare una domanda, oggi. Ma, ognuno la porta nel suo cuore, a casa sua, eh?, come un compito da fare. E si risponde da solo. Come va la gioia, a casa tua? Come va la gioia nella tua famiglia? Eh,date voi la risposta.

Santa Famiglia di Nazareth,
ridesta nella nostra società la consapevolezza
del carattere sacro e inviolabile della famiglia,
bene inestimabile e insostituibile.
Ogni famiglia sia dimora accogliente di bontà e di pace
per i bambini e per gli anziani,
per chi è malato e solo,
per chi è povero e bisognoso.

Gesù, Maria e Giuseppe
voi con fiducia preghiamo, a voi con gioia ci affidiamo”. Amen.

sabato 28 dicembre 2013

EVVIVA!!!! GIOVANNI DI TUFARA è SANTO!





EVVIVA!!!!

L'Eremita Giovanni da Tufara deve essere invocato col titolo di santo. Lo ha comunicato lo scorso 30 ottobre 2013 la Congregazione delle Cause dei Santi all’arcidiocesi di Benevento e al parroco di Foiano di Val Fortore.
La canonizzazione è avvenuta, secondo la procedura all’epoca vigente, col rito della elevatio et translatio corporis officiato, il 28 agosto 1221, dai vescovi di Volturaria, di Dragonara e di Montecorvino, su delega dell’Arcivescovo di Benevento, Ruggiero.
La lettera, che reca la firma del cardinale Prefetto, Angelo Amato, risolve definitivamente ogni dubbio in merito al dibattito se ritenere l’eremita “santo” o “beato”.
 
 
 
 
Dopo una lunga stagione fatta di studi, di ricerche, di sofferte diatribe e di approfondimenti, occorre, in ottemperanza al pronunciamento ufficiale della Sacra Congregazione, venerare Giovanni da Tufara col titolo di santo.

venerdì 27 dicembre 2013

San Giovanni Apostolo ed Evangelista




Giovanni è un Boanerges (gr. Βοανηργς). Questo soprannome gli è attribuito nel Vangelo (Marco 3, 17) con il fratello Giacomo, figli di Zebedeo, e interpretato nel Vangelo stesso come «figli del tuono», per il loro carattere impetuoso.

È veramente impensabile che Giovanni, colui che nella cena posò il capo sul petto del Signore, fosse un uomo dal carattere impetuoso. Eppure, il vangelo ci ricorda questa sua caratteristica umana, caratteriale.

Diciamo, sorridendo, che chiunque è impetuoso – speriamo sempre per il bene e la verità – ha un patrono in Cielo, ma anche un esempio che lo sprona alla conversione della sua umanità.

È forse per questo che il Signore più lo amava, perché aveva bisogno d’amore, per liberarsi dalla sua impetuosità?
Egli infatti è anche identificato nel discepolo definito: “quello che Gesù amava”.
Se tutto questo è vero, egli è un miracolo dell’Amore.

Infatti Gesù deve talvolta frenare lo zelo intemperante e l'ambizione (Mc 10, 35; Mt 20, 20; Luca 9, 49-50 e 54) di San Giovanni. Karl Barth qualifica il quarto evangelista come “un’anima di fuoco e di tempesta”.

Dopo la testimonianza di sangue e di perdono del diacono Stefano, oggi celebriamo il miracolo dell’amore che rigenera il cuore e l’entusiasmo ardente del discepolo più giovane che se pur non è morto martire, ci ha testimoniato e ci testimonia Gesù con la ricchezza e profondità dei suoi scritti (il Vangelo, le Lettere e l’Apocalisse).

Giovanni però è ricordato come il “discepolo che Gesù amava” particolarmente nell’Ultima Cena. Scrive il vescovo di Carpi, Mons. Francesco Cavina:

“Sollecitato da Pietro chiede a Gesù il nome del traditore. E Gesù a Giovanni., e a lui solo, dice che è Giuda. Ma perché Giovanni che conosce il nome del traditore e sa che sta per consegnare il Maestro ai suoi nemici, non fa nulla per impedirlo? Perché come “discepolo amato” è talmente entrato nei pensieri di Cristo ed è così ripieno del suo amore da costituire ormai una sola volontà con Cristo, per cui vuole solo ciò che Cristo vuole, la nostra redenzione; ama ciò che Cristo ama, la volontà del Padre; attende ciò che Cristo attende, la sua glorificazione; è pronto ad accogliere ciò che Cristo sta per donare a lui e a tutti i discepoli, il comandamento nuovo. Infatti appena Giuda esce, Gesù con piena autorità, consegna il comandamento nuovo: “amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato”. Può dare questa consegna perché Lui ha mostrato di amare fino alla fine i suoi, di amarli fino al punto di dare “la vita per i propri amici” … queste parole di Cristo si riferiscono innanzitutto al sacrificio che egli stesso compì sulla croce, offrendosi per la salvezza di tutta l’umanità, esse valgono pure per il martire Odoardo Focherini”, morto a 37, il 27 dicembre 1944 in un lager in Germania.



Odoardo Focherini, sposo felice ed innamorato, padre di sette figli, giornalista, impegnato cristianamente nella società, “come Giovanni si è percepito “discepolo amato dal Signore” e tale amore ha fatto maturare in lui una “fede pura” in Dio e una grande “passione per l’Uomo”, per la sua vocazione, la sua dignità e i suoi diritti. Il sacrificio della sua stessa vita, in questa prospettiva non è stato un atto di eroismo o di fanatismo religioso, ma la “ naturale” risposta all’amore del Signore che ci ama come Lui solo sa amare”.

Così in questa festa dell’evangelista Giovanni percepiamoci anche noi come amati dal Signore per maturare in umanità, in fede e quella passione per l’uomo che si chiama Carità: “perché la nostra gioia sia piena”
Amen.

giovedì 26 dicembre 2013

Santo Stefano diacono e primo martire






Nell’Angelus del 26 dicembre 2008, papa Benedetto XVI, diceva: “L’odierna festa di Santo Stefano, il primo martire della Chiesa, si colloca nella luce spirituale del Natale di Cristo. Stefano, … insieme con altri sei fu ordinato diacono nella prima Comunità di Gerusalemme e, a motivo della sua predicazione ardente e coraggiosa, fu arrestato e lapidato”.

Chi è un diacono?
Il diaconato è il primo grado del Sacramento dell'Ordine, ed è finalizzato all'aiuto e al servizio dei due gradi di partecipazione ministeriale al sacerdozio di Cristo: l'Episcopato e il presbiterato[o sacerdozio]. In questo caso è detto diaconato transeunte, cioè transitorio, di passaggio.

E si comprende dalla festa odierna che i diaconi sono una presenza antica, dagli inizi della Chiesa.

Nell’anno liturgico esistono altri Santi Diaconi, oltre a S. Stefano:
San Lorenzo, diacono e martire della Chiesa di Roma (III secolo)
San Vincenzo, diacono e martire della Chiesa di Saragozza (III-IV)
Sant'Efrem siro, dottore della Chiesa (IV secolo)
Sant’Arialdo, diacono e martire della Chiesa di Milano (XI secolo)
San Francesco d’Assisi, diacono della Chiesa di Assisi (XIII secolo)



 
Il Concilio Vaticano II ha rivalutato l'importanza del ministero diaconale per la vita della Chiesa come ruolo specifico in sé medesimo, sicché accanto al diaconato transeunte finora comunemente preso in considerazione, che riguarda la tappa obbligatoria per essere ordinati presbiteri, si è riscoperto il valore del diaconato permanente che consacra il battezzato a vita nel ruolo di servizio ministeriale e può essere conferito anche a coloro che hanno già contratto matrimonio.

La pagina del Vangelo di Matteo, ci fà fare memoria che Stefano, non è solo diacono ma è anche martire: “Sarete odiati da tutti a causa del mio nome”

Il martirio all’inizio della Chiesa, è la prima forma di testimonianza. Infatti il termine martire significa proprio testimone.

Ma la vicenda del primo martire Stefano, racchiude in se tutti i valori della vera testimonianza cristiana.
I sette primi diaconi erano stati costituiti per dare uno spazio privilegiato alla carità. Ricorda infatti il libro degli Atti che furono scelti “per servire alle mense”. Già in epoca apostolica c’è un attenzione specifica al povero, che in quel contesto sociale e storico aveva il volto delle vedove.

Ma poi tutta la vicenda di S. Stefano ci è di monito e ci richiama ai valori evangelici primari, che sono la grande e vera testimonianza che deve porre in atto un cristiano.

Così infatti ci ricordava papa Benedetto:
“Cari fratelli e sorelle, in santo Stefano vediamo realizzarsi i primi frutti della salvezza che il Natale di Cristo ha recato all’umanità: la vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio, della luce della verità sulle tenebre della menzogna. Lodiamo Dio perché questa vittoria permette anche oggi a tanti cristiani di non rispondere al male con il male, ma con la forza della verità e dell’amore. La Vergine Maria, Regina dei Martiri, ottenga a tutti i credenti di seguire con coraggio questa stessa via”.

Amen.

mercoledì 25 dicembre 2013

NATALE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO





Ed il Natale del Signore è arrivato.
Risuonano le parole di Zaccaria: “Benedetto il Signore Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo ”.

Ripensiamo al lungo elenco di nomi della genealogia di San Matteo: “Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli … tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici. Così fu generato Gesù Cristo …”.
E capiamo che il tempo è giunto, si è compiuto l’evento tanto atteso: annunciato dai profeti e sperato da un popolo!

Ci si scalda il cuore quando riecheggia in esso il canto degli Angeli di quella Notte Santa: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Come non pensare ai pastori, quando dissero: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Perché anche in noi questo avvenimento si è fatto conoscere e l’abbiamo visto, anzi lo cerchiamo ogni giorno perché “giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna”!

Ed infine come non sussultare di gioia nel ripensare alle parole di Giovanni:

“Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi”

Egli abita sempre in mezzo a noi! Anche quando non l’accogliamo o ce lo dimentichiamo. Perché abita in mezzo a noi! Solo però ci chiede di “credere nel suo nome” perché accogliendolo si attui i miracolo del Natale: “diventare figli di Dio”.

“Dio ha voluto condividere la nostra condizione umana al punto da farsi una cosa sola con noi nella persona di Gesù, che è vero uomo e vero Dio. Ma c’è qualcosa di ancora più sorprendente. La presenza di Dio in mezzo all’umanità non si è attuata in un mondo ideale, idilliaco, ma in questo mondo reale, segnato da tante cose buone e cattive, segnato da divisioni, malvagità, povertà, prepotenze e guerre. Egli ha scelto di abitare la nostra storia così com’è, con tutto il peso dei suoi limiti e dei suoi drammi. Così facendo ha dimostrato in modo insuperabile la sua inclinazione misericordiosa e ricolma di amore verso le creature umane. Egli è il Dio-con-noi; Gesù è Dio-con-noi. Credete questo voi? Facciamo insieme questa professione: Gesù è Dio-con-noi! Gesù è Dio-con noi da sempre e per sempre con noi nelle sofferenze e nei dolori della storia. Il Natale di Gesù è la manifestazione che Dio si è “schierato” una volta per tutte dalla parte dell’uomo, per salvarci, per risollevarci dalla polvere delle nostre miserie, delle nostre difficoltà, dei nostri peccati. Da qui viene il grande “regalo” del Bambino di Betlemme: Lui ci porta un’energia spirituale, un'energia che ci aiuta a non sprofondare nelle nostre fatiche, nelle nostre disperazioni, nelle nostre tristezze, perché è un’energia che riscalda e trasforma il cuore. La nascita di Gesù, infatti, ci porta la bella notizia che siamo amati immensamente e singolarmente da Dio, e questo amore non solo ce lo fa conoscere, ma ce lo dona, ce lo comunica!”(Udienza generale, 18 Dicembre 2013)

Ed allora comunichiamolo unendoci al coro degli angeli, non solo in questo giorno, ma ogni giorno; non solo perché oggi siamo più sereni di ieri, ma anche quando non siamo sereni, perché afflitti o inquieti, comunichiamocelo ogni giorno, perché questa consapevolezza non duri da Natale e Santo Stefano, ma duri ogni giorno, ogni dove, e su ogni perché.

«Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».

Gesù umile e mite di cuore, adagiato in una mangiatoia, rendi il mio cuore simile al tuo!Amen.

martedì 24 dicembre 2013

Natale del Signore





Carissimi,
qui un piccolissimo capolavoro di cinematografia contemporanea, vale la pena di essere visto - in consonanza con la tradizione orientale, nutrito dal vangelo apocrifo di Giacomo: l'incontro di Maria con l’Angelo alla sorgente (Maria è intenta a stendere il bucato); San Giuseppe fuori della capanna  'ruminando' si chiede della provenienza del bambino e l’angelo mostri i segni della provenienza divina; il bagno del Santo Bambino, che certo è Dio, ma è vero uomo; il bue e l'asino, l'arrivo contemporaneo dei Santi Magi d'oriente con i pastori; la visione di pacificazione tra tutte le creature così come la racconta il profeta Isaia (leone, conigli, pescatori e pesci), e l’angelo che mostra ogni volta la Parola che si realizza nell’evento. Un opera d'arte per la gioia e la fede.








“Nel giorno glorioso della Tua Natività hai ricolmato tutta la Creazione di gioia ed esultanza, perchè hai convertito la Terra in Cielo dove si incontrano Angeli e uomini“

 (dalla liturgia siriaca del Natale del Signore)