martedì 3 dicembre 2013

Dalla cattedra il detto irrevocabile ...




Dal primo albore di vita, o Vergine,
più pura sei del sole:
Pietro ha parlato e la Chiesa
gioiosamente crede.

Chiara dai secoli suona la voce
degli antichi presagi.
Tu sei la Donna preannunziata e vinci
l’insidia del serpente.

Arca di vita, solitaria vai
sull’incubo mortifero dell’onda.
Aridi sono i nostri campi, e scende
su te la rugiada di grazia.

O solo bellissimo fiore,
nato sui nostri rovi!
O sola città che risplendi
sugli inviolati monti!

Dalla cattedra il detto irrevocabile
il voto dei popoli compie:
mite e dolce vittoria
accresce i tuoi tronfi.

Tu che il peccato ignori,
dalla tristezza del peccato scámpaci:
sotto il tuo piede, invano
si dibatta il Nemico.... (Inno Ambrosiano)

Martedì della I settimana di Avvento


memoria di S. Francesco Saverio




«Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.. ».

Così Gesù esultò nello Spirito Santo.

Lo stesso sussulto immagino lo ebbe San Francesco Saverio quando nel 1545 a Malacca, in Malaysia incontrò alcuni giapponesi che gli diedero l'idea di estendere l'evangelizzazione al Giappone, dove arrivo nell’agosto 1549, ma poi il medesimo sussultò lo ebbe quando penso di evangelizzare la Cina, dove non vi giunse, perché ammalatosi di polmonite durante il viaggio da Malacca all'isola di Sancian - della Cina meridionale - qui morì il 3 dicembre 1552.

Il Vangelo di questo giorno ci ricorda che Gesù è l’atteso, annunciato dai profeti:
«Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Egli è Colui che compie le profezie!

Egli è il “germoglio spunterà dal tronco di Iesse … virgulto germoglierà dalle sue radici”.

Gesù è il nuovo inizio della stirpe umana, il germoglio immacolato che è germinato da un corpo immacolato: la Vergine Maria.

In Gesù c’è la pienezza dello Spirito. Egli “si compiacerà del timore del Signore”, perché in Gesù tutto compiace l’amore del Padre, da cui tutto ha principio perché Egli è l’Altissimo.

In Gesù tutto si rinnova e ritorna alla sua santa origine quando nel giardino del primo uomo tutto era in armonia, senza prede e predatori: “Il leone si ciberà di paglia, come il bue”.

Infatti si legge in Genesi:
Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne”.

Gesù è venuto a ricreare questa giustizia e pace universale con tutto il creato. Egli viene come “un vessillo per i popoli” – dice Isaia – cioè come una bandiera sotto cui militare e e dietro cui camminare.
Sant’Ignazio di Loyola, amico e maestro di San Francesco Saverio; definisce Gesù: “Sommo e vero Capitano” sotto il cui vessillo militare.

Il Saverio consumò tutta la sua vita per militare sotto questa bandiera e per propagare - con un fuoco d’amore - il Vangelo di Gesù.

Francesco Saverio fu proclamato santo insieme a Ignazio di Loyola, il 12 marzo del 1622. Nel 1748 il Papa Benedetto XIV lo dichiarò patrono d’Oriente e nel 1904 Pio X lo proclamò Patrono delle Missioni insieme a Santa Teresa di Lisieux.

Come il santo missionario Francesco Saverio possa la nostra vita militare sotto il vessillo di Cristo per portare ad ogni uomo il regno di giustizia e di pace che il Signore Nostro Gesù Cristo è venuto ad iniziare con la sua Incarnazione, Morte e Risurrezione. Amen.

lunedì 2 dicembre 2013

O solo bellissimo fiore ...




Dal primo albore di vita, o Vergine,
più pura sei del sole:
Pietro ha parlato e la Chiesa
gioiosamente crede.

Chiara dai secoli suona la voce
degli antichi presagi.
Tu sei la Donna preannunziata e vinci
l’insidia del serpente.

Arca di vita, solitaria vai
sull’incubo mortifero dell’onda.
Aridi sono i nostri campi, e scende
su te la rugiada di grazia.

O solo bellissimo fiore,
nato sui nostri rovi!
O sola città che risplendi
sugli inviolati monti!

Dalla cattedra il detto irrevocabile
il voto dei popoli compie:
mite e dolce vittoria
accresce i tuoi tronfi.

Tu che il peccato ignori,
dalla tristezza del peccato scámpaci:
sotto il tuo piede, invano
si dibatta il Nemico.... (Inno Ambrosiano)

domenica 1 dicembre 2013

Arca di vita, solitaria vai ...




Dal primo albore di vita, o Vergine,
più pura sei del sole:
Pietro ha parlato e la Chiesa
gioiosamente crede.

Chiara dai secoli suona la voce
degli antichi presagi.
Tu sei la Donna preannunziata e vinci
l’insidia del serpente.

Arca di vita, solitaria vai
sull’incubo mortifero dell’onda.
Aridi sono i nostri campi, e scende
su te la rugiada di grazia.

O solo bellissimo fiore,
nato sui nostri rovi!
O sola città che risplendi
sugli inviolati monti!

Dalla cattedra il detto irrevocabile
il voto dei popoli compie:
mite e dolce vittoria
accresce i tuoi tronfi.

Tu che il peccato ignori,
dalla tristezza del peccato scámpaci:
sotto il tuo piede, invano
si dibatta il Nemico.... (Inno Ambrosiano)

I DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)


La Madonna di Marzio

L’Avvento è un tempo di preparazione all’incontro: con il Dio fatto uomo e nello stesso tempo con il Dio che porta a compimento ogni bene. È il tempo di attesa del Natale di Gesù, ma anche della pienezza del Regno.

Una certezza: Gesù è già fra noi e il suo Regno è già in compimento.

Cosa serve allora vivere l’Avvento?
Dice l’Apostolo Paolo:

è ormai tempo di svegliarvi dal sonno

Ecco il senso profondo dell’Avvento: svegliarci!

Da cosa?

L’incontro con Gesù deve modificare le abitudini e modificarle profondamente: così sarà visibile il Regno di Dio che già in mezzo a noi.

Suona con questa speranza la parola del profeta Isaia:
Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci;
L’incontro con Gesù è un presenza che deve segnare la nostra routine quotidiana:

mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito … due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.

È nella vita di tutti i giorni che il Regno di Dio si realizza e … lo realizziamo.
È nel quotidiano che dobbiamo essere pronti!

Ma come?
gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.

Se cerchiamo nel N. T. ci accorgiamo che le parole luce e tenebre sono spesso accostati al comandamento dell’amore.

Ecco per cui: essere pronti vuol dire dimorare quotidianamente nell’Amore di Dio e per il fratelli.

Scrive Napoleone Bonaparte:
“il più grande miracolo di Cristo è stato fondare il regno della carità:
solo lui si è spinto ad elevare il cuore umano fino alle vette dell’inimmaginabile, all’annullamento del tempo; lui solo creando questa immolazione, ha stabilito un legame tra cielo e terra. Tutti coloro che credono in lui, avvertono questo amore straordinario, superiore, soprannaturale; fenomeno inspiegabile e impossibile alla ragione”.

Questa stato di esperienza spirituale è quello slancio che libera la nostra umanità dalla sua vecchiezza per rivestirla della nuova umanità realizzata in Gesù.

Rivestitevi … del Signore Gesù Cristo. Esorta l’Apostolo Paolo! Ed aggiunge …

“… rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo”. (Col 3, 12 ss)
Amen.

sabato 30 novembre 2013

Chiara dai secoli suona la voce ...





Dal primo albore di vita, o Vergine,
più pura sei del sole:
Pietro ha parlato e la Chiesa
gioiosamente crede.

Chiara dai secoli suona la voce
degli antichi presagi.
Tu sei la Donna preannunziata e vinci
l’insidia del serpente.

Arca di vita, solitaria vai
sull’incubo mortifero dell’onda.
Aridi sono i nostri campi, e scende
su te la rugiada di grazia.

O solo bellissimo fiore,
nato sui nostri rovi!
O sola città che risplendi
sugli inviolati monti!

Dalla cattedra il detto irrevocabile
il voto dei popoli compie:
mite e dolce vittoria
accresce i tuoi tronfi.

Tu che il peccato ignori,
dalla tristezza del peccato scámpaci:
sotto il tuo piede, invano
si dibatta il Nemico.... (Inno Ambrosiano)

III DOMENICA DI AVVENTO AMBROSIANO (ANNO A)





(Is 35,1-10; Sal 84; Rm 11,25-36; Mt 11,2-15)

La Quaresima di San Martino: così veniva chiamato l’Avvento Ambrosiano, perché similmente alla Quaresima è composto di sei settimane ed inizia la domenica successiva la festa del Santo Martino di Tours: l’11 novembre.

L’Avvento è un tempo di preparazione all’incontro: con il Dio fatto uomo e nello stesso tempo con il Dio che porta a compimento ogni bene. È il tempo di attesa del Natale di Gesù, ma anche della pienezza del Regno.

Una domanda è presente nel Vangelo quest’oggi:

«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».

Gesù realizza il compimento di ogni speranza e di ogni attesa. In Gesù si adempiono le profezie.

“Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.

Giovanni Battista in questa domenica III di Avvento è il nostro apri pista e ci insegna un modo per andare incontro al Signore.

Afferma Gesù:

Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta.

Quello che ci colpisce di questo discorso di Gesù è la parola “lusso”.
Gesù usa questo temine per indicare l’opposto, cioè l’austerità, la frugalità, la modestia e la povertà del Battista. Un bel richiamo anche per noi in preparazione nell’Avvento.

Cos’è l’austerità, la frugalità, la modestia e la povertà?
Rispondere personalmente a questa domanda significa dare concretezza all’incontro con Gesù in questa domenica d’Avvento.

Ritorno alla parola “lusso”.
Questo termine è attribuito a coloro che “stanno nei palazzi dei re”, quindi a coloro che hanno il potere. Però in realtà è il Battista che possiede un potere in riferimento al Regno di Dio: essere profeta.

Cosa significa essere profeta?
Significa prendere coscienza di essere chiamati personalmente da Dio a un compito – parlare in Suo nome, far conoscere al popolo il Suo vero volto – ed essere disposti a stravolgere la propria vita per rispondere a tale chiamata.

Ecco un’altra possibilità di concretizzazione. Qual è il mio compito nel Regno di Dio? Ho risposto a questa chiamata del Signore?

Signore Gesù,
in questa domenica ci viene incontro con una Parola di Vita, ricca di speranza e gioia.
Suscita in noi desideri di austerità, frugalità, modestia e di povertà, così da essere capaci di accogliere la tua chiamata per compiere con te l’avvento del Regno. Amen.

venerdì 29 novembre 2013

Dal primo albore di vita, o Vergine ...




Dal primo albore di vita, o Vergine,
più pura sei del sole:
Pietro ha parlato e la Chiesa
gioiosamente crede.

Chiara dai secoli suona la voce
degli antichi presagi.
Tu sei la Donna preannunziata e vinci
l’insidia del serpente.

Arca di vita, solitaria vai
sull’incubo mortifero dell’onda.
Aridi sono i nostri campi, e scende
su te la rugiada di grazia.

O solo bellissimo fiore,
nato sui nostri rovi!
O sola città che risplendi
sugli inviolati monti!

Dalla cattedra il detto irrevocabile
il voto dei popoli compie:
mite e dolce vittoria
accresce i tuoi tronfi.

Tu che il peccato ignori,
dalla tristezza del peccato scámpaci:
sotto il tuo piede, invano
si dibatta il Nemico.... (Inno Ambrosiano)

Beata Maria Maddalena dell'Incarnazione, prega per noi!






lunedì 25 novembre 2013

Santa Matronilla, prega per noi!






Il “corpo santo” di Matronilla – di nome proprio e di anni 30 - fu ritrovato nel 1782 a Roma nella catacomba di Ciriaca.

Nel 1783 il Cardinale Rezzonico donò la reliquia all’amico Ignazio Testori perché la collocasse nell’oratorio della sua villa di Mogliano Veneto.

Qui rimase per vari anni. Nel 1820 il signor Testori oramai giunto alla vecchiaia donò la reliquia alla parrocchia di S. Maria Assunta così che non finisse in mani poco devote. Il culto della Santa Martire era un tempo molto fiorente, e veniva esposta alla venerazione dei fedeli ogni sabato e nelle feste principali.


Ho da poco fatta stampare l’immaginetta.
Se qualcuno vuole il santino più chiederlo e sarà inviato gratis.

domenica 24 novembre 2013

CRISTO RE (anno C)





Nella prima Enciclica che, asceso al Pontificato, … ricordiamo d'aver chiaramente espresso non solo che tanta colluvie di mali imperversava nel mondo perché la maggior parte degli uomini avevano allontanato Gesù Cristo e la sua santa legge dalla pratica della loro vita, dalla famiglia e dalla società, ma altresì che mai poteva esservi speranza di pace duratura fra i popoli, finché gli individui e le nazioni avessero negato e da loro rigettato l'impero di Cristo Salvatore.
Da gran tempo si è usato comunemente di chiamare Cristo con l'appellativo di Re per il sommo grado di eccellenza, che ha in modo sovreminente fra tutte le cose create. In tal modo, infatti, si dice che Egli regna nelle menti degli uomini non solo per l'altezza del suo pensiero e per la vastità della sua scienza, ma anche perché Egli è Verità ed è necessario che gli uomini attingano e ricevano con obbedienza da Lui la verità; similmente nelle volontà degli uomini, sia perché in Lui alla santità della volontà divina risponde la perfetta integrità e sottomissione della volontà umana, sia perché con le sue ispirazioni influisce sulla libera volontà nostra in modo da infiammarci verso le più nobili cose. Infine Cristo è riconosciuto Re dei cuori per quella sua carità che sorpassa ogni comprensione umana e per le attrattive della sua mansuetudine e benignità: nessuno infatti degli uomini fu mai tanto amato e mai lo sarà in avvenire quanto Gesù Cristo.


Così papa Pio XI istituisce la festa di Cristo Re.
Prima di entrare nel tema della regalità di Cristo, chiediamoci in questo giorni, conclusione dell’Anno della Fede: come è andato quest’anno? Come ho vissuto spiritualmente quest’anno? In cosa ha giovato alla mia fede?

“il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele”. (2 Sam 5)

Nella prima lettura Davide diventa re d’Israele. Egli è re del popolo perché conclude – o meglio si fa paladino – dell’alleanza di Dio con il suo popolo. Non Egli è re, ma Dio è re del suo popolo.

La regalità di Cristo è segno della signoria del Dio dell’Alleanza: Cristo è venuto ha ristabilire l’alleanza di Dio fatto con Abramo e con la sua discendenza.

Dice l’Apostolo Paolo nella II lettura:

“avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli” (Col 1)

Nel Vangelo – il segno che è Gesù – non viene riconosciuto: né dal popolo, né dai capi e né dai soldati. Anzi vogliono altre prove del suo potere: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso», cioè scendi dalla croce e mostraci chi sei!
Solo un uomo, Dismas, un ladrone, riconosce questa sua regalità.
Cosa vuole dire che Gesù è re?
Osservando il racconto evangelico, Gesù è re per il ladrone, perché è Salvatore: non è venuto per salvarsi, ma per salvare!
Accogliere la regalità di Cristo allora vuol dire accogliere Gesù come salvatore della mia vita.

Cristo è riconosciuto Re dei cuori per quella sua carità che sorpassa ogni comprensione umana e per le attrattive della sua mansuetudine e benignità: nessuno infatti degli uomini fu mai tanto amato e mai lo sarà in avvenire quanto Gesù Cristo.
(Pio XI, Quas primas, 11 dicembre 1925)

Accogliere Gesù come re della mia vita significa non ostacolare che nel mio cuore Egli regni con il suo amore!

La rivelazione da Santa Margherita Maria Alocoque, si colloca in quest’ottica:
«Ecco questo Cuore che ha tanto amato gli uomini, che non si è mai risparmiato, fino a spossarsi e a consumarsi al fine di testimoniar loro il suo amore…».

Come non ostacolare l’opera regale di Gesù, la salvezza della mia anima?
Mettendo in armonia il mio cuore con il suo Cuore.
Vivere ogni giorno l’oggi della salvezza che Gesù annuncia al ladrone.

La salvezza di Gesù è per tutti gli uomini. Egli morì sul Golgota e scese agli inferi per significare che tutta l’umanità era salvata: da Adamo in poi, sino alla conclusione del tempo!

Accogliere la regalità di Cristo significa partecipare in Cristo all’opera delle redenzione.
Ci ricorda San Paolo:

È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore,
per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati. (Col 1)

Ogni uomo e ogni donna è chiamato – dopo aver accolto la salvezza per sé – a essere strumento di liberazione, di amore, di redenzione e di misericordia per ogni uomo.

Accogliere la regalità di Cristo vuole dire adoperarsi

“perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose” (Col 1)

Cristo regni! È necessario, dunque, che Egli regni nella mente dell'uomo, la quale con perfetta sottomissione, deve prestare fermo e costante assenso alle verità rivelate e alla dottrina di Cristo; che regni nella volontà, la quale deve obbedire alle leggi e ai precetti divini; che regni nel cuore, il quale meno apprezzando gli affetti naturali, deve amare Dio più d'ogni cosa e a Lui solo stare unito; che regni nel corpo e nelle membra, che, come strumenti, o al dire dell’Apostolo Paolo, come "armi di giustizia" offerte a Dio devono servire all'interna santità delle anime. Se codeste cose saranno proposte alla considerazione dei fedeli, essi più facilmente saranno spinti verso la perfezione.
Faccia il Signore, Venerabili Fratelli, che quanti sono fuori del suo regno, bramino ed accolgano il soave giogo di Cristo, e tutti, quanti siamo, per sua misericordia, suoi sudditi e figli, lo portiamo non a malincuore ma con piacere, ma con amore, ma santamente, e che dalla nostra vita conformata alle leggi del Regno divino raccogliamo lieti ed abbondanti frutti, e ritenuti da Cristo quali servi buoni e fedeli diveniamo con Lui partecipi nel Regno celeste della sua eterna felicità e gloria.

(Pio XI, Quas primas, 11 dicembre 1925)
Amen.

sabato 23 novembre 2013

san Clemente I papa, prega per noi!





Oggi è il terzo giorno delle Sante Quarantore.
Se il primo giorno abbiamo avuto la compagnia della Madre di Dio, la donna che compie la volontà di Dio, così da renderla per noi esempio e vera discepola, il secondo giorno l’esempio nuziale di Cecilia martire di Roma, oggi, la Chiesa ci offe l’esempio di Clemente vescovo di Roma, terzo successore dell’Apostolo Pietro.

Clemente fu generoso pastore del gregge di Dio, modello di perseveranza e fede, e ricevette “la corona della gloria che non appassisce” nel martirio.

Le letture proposte per la memoria di papa Clemente I ci portano “nella regione di Cesarèa di Filippo”, dove Gesù pone una domanda esistenziale ai suoi discepoli: «Ma voi, chi dite che io sia?»

Anche a noi Gesù in queste Sante Quarantore ci ha richiesto di pensare a questa domanda: chi sono io per te?

Chi è Gesù per me?

Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Ed come posso rispondere dopo questi giorni trascorsi alla sua presenza eucaristica?

Pietro aveva risposto svelando la natura divina di Gesù.
A noi non è chiesto di svelare nulla, ci è solo chiesto di comprendere quanto lui sia necessario per la noi, affinché nel campo che è il mondo noi possiamo essere il seme buono del Regno di Dio!

Concludo con una preghiera tratta dalla lettera papa Clemente I scrisse alla comunità cristiana di Corinto:

“Apristi gli occhi dei nostri cuori perché conoscessero te solo, Altissimo nel più alto dei cieli, il Santo che riposa in mezzo ai Santi, Tu che abbatti l'insolenza degli orgogliosi, che svii i calcoli dei popoli, che esalti gli umili, che abbassi i grandi; Tu che dai ricchezza e povertà, che uccidi, salvi e risusciti; Unico benefattore delle anime e Dio di ogni uomo, contemplatore degli abissi, scrutatore delle opere dell'uomo, soccorso nei pericoli, Salvatore di chi dispera, Creatore e vescovo delle anime tutte.

Tu che moltiplichi i popoli sulla terra, che hai scelto fra essi quelli che ti amano per mezzo di Gesù Cristo, tuo Figlio diletto nel quale ci hai istruiti, santificati e onorati. Sii nostro soccorso e sostegno, te ne preghiamo, o Maestro! Sii salvezza agli oppressi e abbi pietà per gli umili; rialza quelli che sono caduti, rivelati a coloro che sono nel bisogno, guarisci i malati, riconduci gli sbandati del tuo popolo sul buon sentiero, sazia chi ha fame, libera chi è prigioniero, rialza i languenti, da forza ai deboli. Tu solo sei Dio, Gesù è tuo Figlio, noi siamo il tuo popolo, le pecorelle dei tuoi pascoli.

Con le tue opere hai rivelato l'ordine immortale del mondo. Tu, o Signore che creasti la terra, che resti fedele alla tua parola per tutte le generazioni, Tu giusto nei tuoi giudizi, ammirabile nella tua forza e nella tua magnificenza, sapiente nella creazione, prudente nel consolidare le cose create, buono nelle cose visibili, fedele verso coloro che confidano in Te, misericordioso e pieno di compatimento, perdona i nostri peccati, le ingiustizie, le cadute, gli errori.

Non contare i peccati dei tuoi servi e delle tue ancelle, purificaci invece con la tua verità, dirigi i nostri passi, perché possiamo camminare con santità di cuore, facendo ciò che è bene e piace agli occhi tuoi …

Dà concordia e pace a noi e a tutti gli abitanti della terrà, come la desti ai nostri padri, quando ti invocarono santamente nella fede e nella verità. Rendici sottomessi al tuo Nome potente ed eccellentissimo, ai nostri prìncipi e tutti coloro che ci governano in terra.

Tu, o Maestro, hai dato loro il potere della regalità con la tua magnifica e invisibile potenza, perché, conoscendo la gloria e l'onore che loro hai partecipato, noi siamo sottomessi e non ci opponiamo alla tua volontà. Concedi loro, o Signore, salute, pace, concordia, stabilità, affinché possano esercitare la sovranità che loro hai data senza contrasti. Sei infatti Tu, o Maestro, re dei secoli, che concedi ai figli degli uomini gloria, onore e potere sulle cose della terra. Dirigi, Signore, il loro spirito, affinché seguano ciò che è bene, ciò che piace a te e, esercitando il potere che loro hai dato nella pietà, nella pace e nella mansuetudine, ti abbiamo sempre propizio. Tu solo puoi fare queste cose e procurarci beni anche più grandi …  Così sia”.
(San Clemente Romano, Ippolito Hemmer, p. 121, 129, Picard, 1909).