lunedì 28 maggio 2012

Martiri contesi: i Santi Vittore e Corona



Santi Vittore e Corona Martiri
Siria, III secolo





Martirologio Romano, 14 maggio: In Siria, santi Vittore e Corona, martiri, che subirono insieme il martirio.






La Sicilia dice di aver dato i natali, Otricoli di possederli, ma il Martitologio Romano afferma diversamente ... ora Feltre li custodisce.





Santi Vittore e Corona, martiri
14 Maggio

Vittore, soldato romano, visse a Messina nel II secolo. Il pretore Sebastiano, avendo saputo della sua critica situazione, lo invitò ad abiurare la propria fede, ma, avendone ottenuto un rifiuto lo fece arrestare e torturare. Condannato al rogo, dopo tre giorni di fuoco fu ritrovato illeso scatendando le ire del pretore, che lo fece avvelenare, gli fece tagliare le mani e lo fece scuoiare. Corona, moglie di un altro soldato, vedendo quella scena sentì nel cuore il desiderio di convertirsi e abbracciò le fede cristiana, condannando apertamente l'operato del pretore. Sebastiano, allora, la fece prendere e uccidere allo stesso modo di Vittore e ne fece tagliare il corpo in due. Era l'anno 164.

FONTE: I SANTI SICILIANI di C. Gregorio – Intilla Editore





La traslazione delle Reliquie
È difficile stabilire quando i corpi dei Martiri vennero trasportati a Feltre.
In una tavoletta di piombo, racchiusa nell’arca e risalente ai secoli VIII-IX, il Vescovo Solino ricorda che i
corpi dei Santi Martiri furono trasportati dal luogo del martirio - forse, la Siria, data la vicinanza - a Cipro, dal suo predecessore, il martire Teodoro, nell’anno 205 d.C. e come lui stesso li fece deporre in un sepolcro più degno. La provenienza dall’Oriente dei corpi, come vuole la tradizione, è confermata anche dai tipi di polline rinvenuti di recente (1981) sulle Reliquie da una équipe di studiosi dell’Università di Padova.
Da Cipro, attraverso varie traslazioni, i corpi pervennero a Venezia, come quello di S. Marco dove rimasero per vario tempo e dove esiste la tradizione di una antichissima chiesa intitolata a S. Vittore rifatta e intitolata a S. Moisè. Da Venezia i Santi arrivarono sul Miesna probabilmente nel secolo IX.


Fonte: SANTUARIO DI FELTRE


Santa Corona Martire
detta anche Stefania
14 Maggio


San Senatro (Senatore) Monaco





Santo italo-greco, monaco basiliano (cioè religioso secondo le regole di vita monastica di S. Basilio Magno di Cesarea di Cappadocia).

S. Senatro (o Senatore di Missanello, come lo indica p. Alessio) è nato in Sicilia nella prima metà del X secolo (anche se alcune fonti lo definiscono "il calabrese"). Vissuto prima nel Mercurion di Rossano, poi si stabilì fino alla morte nel monastero di S. Elia in Missanello (fondato da S. Vitale di Castronovo), dove, ancora oggi, si conservano le reliquie.
Qui muore un 11 Novembre di un anno introno al Mille.

Un documento certo su San Senatro è la “Bolla” di papa Eugenio III (beato, al secolo Bernardo Paganelli, eletto 167° papa il 18 febbraio 1145, morto l'8 luglio 1153), datata 1 agosto 1151 che attesta S. Senatro è vissuto a Missanello nel monastero di S. Elia e in cui viene riconosciuto il culto pubblico al Santo. La statua è del XVI secolo.

Beata Margarita da Piazza, vergine




7 Settembre

Nata a Piazza Armerina nel 1495 da Giovanni Tommaso dei Corleoni (detto Calascibetta) e Angela Negro, ben presto lasciò la casa materna per assistere il fratello Antonino, sacerdote, che le insegnò a leggere e a conoscere le cose di Dio e le vite dei santi. Dopo aver incontrato il beato Simone da Calascibetta, decise di diventare terziaria francescana professa e si dedicò a una vita di penitenza e preghiera. I frequenti digiuni e la grande carità di questa pia donna la fecero presto conoscere in tutta la Sicilia e, spesso, visitò monasteri femminili per esortare le monache all'osservanza dei voti e alla carità. Visse d'elemosine, donando sempre tutto ai poveri e ai bisognosi. Morì il 7 Settembre 1560.

Beato Vincenzo Maria Izquiero Alcòn

sacerdote dell’Arcidiocesi di Valencia e martire




Beato Vincenzo Maria Izquiero Alcòn
Basilica di Nostra Signora “de los Desamparados” in Valencia
(opera di Melchor Gutiérrez San Martín)


nato il 24 maggio 1891 a Mosquerela, Teruel (Spagna)
morto per la fede il 18 agosto 1936 a Rafelbunyol, Valencia (Spagna)

Appartiene al gruppo dei Beati 233 martiri spagnoli di Valencia, beatificati del beato Giovanni Paolo II il 11 marzo 2001.

Martirologio Romano, 18 agosto: Nel villaggio di Rafelbunyol nel territorio di Valencia in Spagna, beato Vincenzo Maria Izquierdo Alcòn, sacerdote e martire, ucciso anch’egli in odio alla fede.


* * *


Nuovo record per il Papa beati 233 martiri spagnoli
12 marzo 2001 – La Repubblica.it

CITTA' DEL VATICANO Un nuovo record di beatificazioni e un nuovo appello contro il terrorismo spagnolo: ancora due obiettivi centrati da papa Wojtyla, ieri mattina in piazza San Pietro. Alla presenza di oltre 30 mila pellegrini giunti in gran parte dalla penisola iberica, Giovanni Paolo II eleva agli onori degli altari 233 religiosi e laici cristiani uccisi durante la guerra civile di Spagna e, per l' occasione, lancia un accorato appello per «la fine del terrorismo in Spagna», ritornato di nuovo drammaticamente in auge negli ultimi tempi. L' esortazione arriva nel mezzo di una beatificazione senza precedenti: mai nella storia della Chiesa un Papa aveva creato un numero così alto di beati in una sola celebrazione. Papa Wojtyla, parlando in spagnolo, ha esplicitamente affidato «alla intercessione dei nuovi beati una intenzione che alberga nei cuori: la fine del terrorismo in Spagna» che, specifica, va avanti da decenni con una serie orrenda di violenze e assassini, e ha «radice in una logica perversa che va denunciata». « Il terrorismo per Wojtyla nasce dall' odio, è radicalmente ingiusto e incrementa le situazioni di ingiustizia, offende gravemente Dio e la dignità delle persone; con il terrore l' uomo perde sempre, solo la pace costruisce i popoli; il terrore è nemico dell' umanità». E' il male che lamenta ancora il Papa grava sulla Spagna, dove «una serie orrenda di violenze e assassini ha causato numerose vittime e grandi sofferenze. Nessun motivo, nessuna causa o ideologia possono giustificarlo, solo la pace costruisce i popoli e il terrore è nemico dell' umanità». Nella successiva domenicale preghiera dell' Angelus, Wojtyla è tornato ad evocare il significato del martirio, ricordando in particolare «le comunità cristiane e i singoli cristiani che oggi soffrono e sono perseguitati a causa della fede». A questi «fratelli ha esortato il Papa vadano le nostre preghiere e le nostre raccomandazioni a Dio», magari attraverso la riscoperta del rosario che «in ogni epoca ha costituito un valido aiuto per innumerevoli credenti e, specialmente, per quelli che soffrono». I 233 nuovi beati provengono, in gran parte, dalla provincia di Valencia, e sette della Catalogna; 39 i laici e, tra gli altri, 37 sacerdoti dell' Azione cattolica, due suore figlie di Maria Ausiliatrice e religiosi di vari ordini, dai cappuccini, ai conventuali, ai gesuiti. Col rito di ieri, Giovanni Paolo II porta a 1.229 i beati proclamati nel suo pontificato in 124 celebrazioni; 446 i santi "wojtyliani", in 40 cerimonie. I predecessori di questo Papa, dal 1588 (cioè dall' anno di costituzione del dicastero vaticano per i santi) fino al 1978 (l' anno dell' elezione di Giovanni Paolo II), hanno proclamato complessivamente 1.310 beati e 300 santi. - ORAZIO LA ROCCA



Beato Luigi Biraghi, sacerdote





Nacque a Vignate (MI) il 2 novembre 1801, quinto degli otto figli di Francesco Biraghi e Maria Fina; a 12 anni entrò nel piccolo seminario di Castello sopra Lecco, fu ordinato sacerdote il 28 maggio 1825 a 24 anni. Subito destinato all’insegnamento nei Seminari di Castello sopra Lecco, di Seveso e di Monza, nel 1833 fu direttore spirituale del Seminario Maggiore di Milano; nel 1855 fu nominato dottore della prestigiosa Biblioteca Ambrosiana e nel 1864 viceprefetto.

Fu educatore dei beati Talamoni e Mazzucconi.

Il papa Pio IX lo stimava moltissimo, tanto che nel 1862 gli chiese di farsi mediatore e paciere nel clero milanese, in quel tempo di contrasti diviso in due fazioni; i sostenitori della nuova unità nazionale italiana che stava concretizzandosi, ed i sostenitori del potere temporale dei Papi.

Mons. Luigi Biraghi, uomo di grande cultura e profonda vita interiore, fondò l’Istituto delle Suore di Santa Marcellina, per l’educazione della gioventù femminile. L’Istituto, popolarmente detto delle “Marcelline”, fu fondato da mons. Luigi Biraghi nel 1838 a Cernusco sul Naviglio, con la collaborazione di madre Marina Videmari (1812-1891) che ne fu la prima superiora e la continuatrice della fondazione dopo la morte di lui.

Mons. Biraghi consacrò tutte le sue energie, fino all’ultimo, alla formazione spirituale delle sue suore ed all’organizzazione della nuova Congregazione. Morì l’11 agosto 1879 a 78 anni, fu sepolto nella tomba di famiglia a Cernusco sul Naviglio, ma poi nel 1951 le sue spoglie furono traslate nella Cappella della Casa-madre delle Marcelline sempre a Cernusco. È stato proclamato beato il 30 aprile 2006 nel Duomo di Milano.

domenica 27 maggio 2012

“vi ho chiamato amici…”




“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi”.
Dal Vangelo di Giovanni


“O Gesù, voi siete il solo e vero amico. Voi prendete parte a tutti i miei mali, ne assumete il peso, conoscete il segreto di trasformarmeli in bene, mi ascoltate con bontà quando vi racconto le mie tristezze, e non vi allontanate mai; se sono obbligato a cambiare domicilio, non smetto di trovarvi dove vado; non vi stancate mai di ascoltarmi; non cessate mai di farmi il bene. Sono sicuro di essere amato se vi amo. Non sapete che fare dei miei beni, e non v’impoverite dandomi i vostri. Per quanto meschino io possa essere, uno più nobile, più intelligente, e perfino più santo, non mi toglierà la vostra amicizia. .. voi sopportate i miei difetti con pazienza ammirevole; le stesse mie infedeltà, le ingratitudini, non vi feriscono mai tanto da impedirvi di ritornare, se io lo voglio. San Girolamo (afferma): “un amico, lo si cerca a lungo, lo si trova a fatica, lo si conserva con difficoltà”. … Ma Gesù Cristo si trova facilmente e dappertutto, ed è facile serbarlo”

San Claudio de la Colombiere

Nek: spettacolo ed impegno sociale




Il 30 marzo a Gioia del Colle (Bari), nella splendida cornice del Teatro Rossini, sono stati consegnati i riconoscimenti della quindicesima edizione del "Magna Grecia Awards", premio internazionale ideato dallo scrittore Fabio Salvatore, per valorizzare l’operato di uomini e donne nell’ambito delle diverse forme dell’arte, della comunicazione e del sociale (www.magnagreciaawards.com/). La presidenza onoraria del premio è stata assegnata quest’anno al cantautore Filippo Neviani, in arte Nek, che nel 2010 fu insignito della menzione speciale “Giovanni Paisiello”.
Il Premio è promosso dalla Provincia di Bari e patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Presidenza del Consiglio della Regione Puglia, dalla Fondazione Ente dello Spettacolo, dal Comune di Gioia del Colle, dal Comune di Castellaneta. Quest’anno sono stati assegnati dieci Magna Grecia Awards, ad altrettanti personaggi della cultura, dell’arte e dello spettacolo che si sono particolarmente distinti nel corso del 2011. “Stella di cristallo” per Savino Zaba, conduttore di Raiuno della trasmissione Unomattina-StorieVere, per i traguardi raggiunti in tv, in radio - Radio2 – ed in teatro con lo spettacolo “Beato a chi ti Puglia”, tratto dall’omonimo libro. E poi, il regista Alessandro D’Alatri, la cantante Dolcenera, i giornalisti Alessio Vinci, Carlo Vulpio e Roberto Milone, l’attrice Giorgia Wurth, la scrittrice Catena Fiorello, Dario Cirrone e Don Davide Banzato.
Mi sono appassionato a questo premio – ha dichiarato Nek in occasione delle premiazioni – e al suo messaggio umano, dal significato più intimo, in una società dove tante volte si scappa di fronte alla bellezza ed alla semplicità del quotidiano”. Il musicista e compositore, nato a Sassuolo quarant’anni fa’ e che, ad oggi, ha pubblicato dieci album più due raccolte ed un live, è da sempre molto sensibile all’impegno sociale. Nel 2009, ad esempio, con altri artisti italiani ha dato vita al progetto discografico "Domani 21/04/09", il cui ricavato è stato devoluto a favore dei terremotati dell'Abruzzo. Nel 2010 ha scritto la prefazione del libro di Irene Cianbezi "Quello che gli occhi non vedono" (Editore Sempre, 2010, pp. 120, € 9,00), che raccoglie la testimonianza di una ragazza uscita dal giogo della prostituzione, il cui ricavato è andato a favore dell'Associazione Onlus "Papa Giovanni XXIII", fondata e diretta per quarant’anni da don Oreste Benzi (1925-2007).
A proposito del rapporto fra musica, arte ed impegno sociale gli abbiamo rivolto per ZENIT alcune domande.
Cominciamo dalla prefazione che hai scritto per il libro che celebra una “vita redenta” dalla schiavitù della prostituzione. Cosa intendevi esattamente dicendo che la prima cosa che ti aveva colpito del volume era il suo “profumo”, «un profumo che sa di voglia di vivere, di recuperare una felicità e una libertà negate»?
Nek: Intendevo dire che la libertà, specialmente quella ritrovata dopo una vita vissuta in un tunnel terribile come quello della prostituzione, profuma; come profuma anche la dignità ritrovata di essere umano. La Vita ha un odore meraviglioso.
Come vivi il tuo rapporto con la famiglia?
Nek: Il mio rapporto con la famiglia è viscerale. Lo è con i miei genitori e con mio fratello e continua ad esserlo con quella che ho creato. Con mia moglie, senza la quale difficilmente potrei portare avanti la mia vita in modo equilibrato; con la figlia di mia moglie, che oggi ha quasi 17 anni ed è come un fiore sbocciato e che ho in buona parte cresciuto. Poi Beatrice Maria che mi auguro diventi una donna dai sani principi.
Vorresti parlarci della genesi e del significato del testo della canzone inedita “È con te”, dedicata a tua figlia Beatrice Maria, che hai incluso nel Greatest Hits 1992–2010?
Nek: "È con te" è una spudorata dichiarazione d'amore di un padre verso sua figlia. L'ho scritta prima che Beatrice venisse al mondo immaginandola tra le mie braccia e, come credo faccia la maggior parte dei genitori, fantasticavo sulla nostra vita futura insieme. Il concetto di lei che è la continuazione di me e di mia moglie, sapere che in lei c'è un po’ di entrambi ha fatto scattare la scintilla perché poi nascesse la canzone.
Che ne pensi della svalutazione della maternità e della vita umana nascente che leggi e sotto-culture oggi ormai dominanti nel nostro Paese stanno veicolando?
Nek: Quando penso alla svalutazione della maternità non posso che riflettere sul nemico più grande della società odierna che è il relativismo. C'è l'incalzante desiderio di non prendersi quelle responsabilità che stanno alla base del rapporto umano. Io per natura non sono un pessimista ma trovo che al giorno d'oggi si parla spesso del "valore fai da te"; sulla fede o sul matrimonio che non viene più considerato come apice di un legame. Secondo me troppa libertà genera il caos.
Credi che la musica possa contribuire al recupero, nella vita individuale e sociale, della cultura della vita?
Nek: Credo molto nella musica. Credo che sia un linguaggio che arrivi lontano e che susciti nell'animo umano sensazioni forti tali da portare a porsi certi interrogativi. Credo anche che la musica da sola non basti. Può essere un gran bel pretesto ma poi serve sempre la volontà ferrea per compiere quei fatidici passi importanti. Una canzone può suggerirti il modo migliore per trovare una strada o correggerla ma rimane di ognuno di noi la decisione finale. Se non ci fosse la musica sarebbe un modo vuoto. D'altra parte qualcuno ha detto: "La musica, come la sapienza di Dio, unisce le cose del cielo e della terra".

AUTORE: Giuseppe Brienza
FONTE: ZENIT.org

sabato 26 maggio 2012

S. Francesco di Paola: «La Beata Candida è un ''falso''»







Santa Candida Martire Romana
venerata a Milazzo (ME)
«Un’antichissima ed ininterrotta tradizione milazzese ci consegna la figura di Candida, venerata con il titolo di Beata, il cui corpo si conserva presso il Santuario di San Francesco da Paola in Milazzo. Giovane milazzese vissuta nel XV secolo, sarebbe stata una delle prime discepole di San Francesco da Paola, avendo avuto il privilegio di conoscere il Santo durante il suo soggiorno a Milazzo, protrattosi tra il 1464 e il 1468». Così il noto sito internet santiebeati.it riporta fedelmente la tradizione tramandatasi di padre in figlio nella nostra città. Chi, entrando nel Santuario, non rivolge la propria devota preghiera a quella donna minuta e pia che ebbe la fortuna di apprezzare da vicino le doti straordinarie del Santo di Paola?



Oggi un interessantissimo articolo di don Damiano Grenci, studioso di agiografia ed iconografia della santità cristiana, mette in discussione questa consolidata tradizione, suscitando nei Milazzesi non poca sorpresa. Secondo Don Grenci, infatti, il corpo racchiuso nella venerata teca va identificato piuttosto con quello di una Martire delle catacombe di S. Ciriaca in Roma, traslato a Milazzo nel XVIII secolo, come attesta peraltro chiaramente un’antica certificazione di autenticità delle reliquie sottoscritta dal Vescovo di Porfiria nel 1784 e pubblicata qualche decennio fa nella monografia sul Santuario scritta da Vincenzo Messina ed edita dalla Spes del prof. Peppino Pellegrino. Una Martire dei primi secoli della Chiesa di Roma, dunque, non una contemporanea milazzese del Santo di Paola. Candida Martire e non Beata Candida. Un abbaglio attestato peraltro dalla palma tenuta in mano dalla stessa Candida (la palma simbolo del martirio) e, tra l’altro, dalla fattura dell’abbigliamento, identico a quello che riveste i corpi di altri martiri i cui resti sono oggi custoditi in diverse chiese d’Italia e d’Europa (don Grenci cita, ad esempio, il corpo santo di Clementina a Castelguidone, le cui reliquie furono autenticate con un documento identico a quello rilasciato per la Martire di Milazzo nel 1784). L’articolato intervento di don Grenci, che da qualche tempo circola sul web (a tal proposito ringrazio per la segnalazione l’amico Salvatore Salmeri, pescatore di Vaccarella da sempre attento alle tradizioni ed al folklore del rione marinaro), è consultabile online al sito cartantica.it.

MASSIMO TRICAMO da oggimilazzo.it





Beato Pietro To Rot, marito e padre modello







Petro ToRot layperson of the archdiocese of Rabaul; married, born: ca. 1912 in Rakunai, East New Britain (Papua New Guinea), 07 July in Rakunai, East New Britain (Papua New Guinea) in odium fidei.
Pietro To Rot è un catechista della Papua Nuova Guinea, ucciso nel 1945 per essersi opposto alla poligamia; di lui quest’anno si celebra il centenario della nascita. Il vescovo di Rabaul, il bergamasco salesiano Francesco Panfilo, vescovo di Rabaul, propone:«Perché non riscoprire questa figura, marito e padre modello, proprio in vista del VII Incontro mondiale delle famiglie che avrà luogo a Milano?».
Il nome di To Rot a noi dice poco o nulla, ma per la Chiesa della Papua è un’autentica gloria locale: è, infatti, il primo beato di quella terra,elevato alla gloria degli altari, il 17 gennaio 1995 da Giovanni Paolo II.Non a caso, pochi giorni fa i vescovi della Papua Nuova Guinea e delle Isole Salomone hanno compiuto un pellegrinaggio al santuario di Rakunai, paese natale del beato. E in estate sono previsti festeggiamenti per il giubileo che si terranno il 7 luglio, festa liturgica del beato.
Pietro nasce da uncapotribù tra i primi convertiti alla fede cattolica. Dal padre, Angelo, il giovane Pietro eredita le doti del leader, dalla mamma Maria - cristiana fervente - una sensibilità religiosa non comune. In queste caratteristiche, unite alla predisposizione per gli studi, c’è chi vede altrettanti “segni di vocazione” al sacerdozio e immagina di mandare il ragazzo a studiare in Europa. Ma il padre sceglie per Pietro un futuro laicale: a soli 21 anni Pietro Torot è già un catechista valido, prezioso collaboratore dei missionari. Nel 1936, a 24 anni, sposa Paula Varpit, una ragazza di 16 anni, anch’ella molto fervente.
«Ispirato dalla sua fede in Cristo, fu un marito devoto, un padre amoroso e un catechista impegnato, noto per la sua cordialità, la sua gentilezza e la sua compassione»:così nel 1995 papa Wojtyla parlava di Pietro To Rot, aggiungendo che egli «trattò sua moglie Paola con grande rispetto; pregava con lei ogni mattina e ogni sera. Per i suoi figli nutriva un profondo affetto e trascorreva con essi più tempo possibile». Ancora: il beato «aveva un’alta considerazione del matrimonio e, nonostante il grande rischio personale e l’opposizione, difese l’insegnamento della Chiesa sull’unità del matrimonio e sul bisogno di fedeltà reciproca».
Durante la seconda guerra mondiale, infatti, il suo villaggio, Rakunai, venne occupato dai giapponesi, i missionari finirono imprigionati, ma To Rot si assunse la responsabilità della vita spirituale dei suoi concittadini, continuando a istruire i fedeli, a visitare i malati e a battezzare. Quando, però, le autorità legalizzarono la poligamia, il Beato Pietro denunciò fermamente tale pratica. Commenta Giovanni Paolo II: «Egli proclamò coraggiosamente la verità circa la santità del matrimonio. Rifiutò di prendere la “via più facile” del compromesso morale. “Devo compiere il mio dovere come testimone nella Chiesa di Gesù Cristo”, spiegò. Non lo fermò il timore della sofferenza e della morte». Anche durante la prigionia Pietro rimane sereno, persino gioioso, finché viene ucciso con un’iniezione nel luglio 1945 da un medico giapponese.
Commenta mons. Panfilo. «Pietro To Rot, catechista e martire, fu un grande difensore della famiglia e del sacramento del matrimonio. Quest’anno nella diocesi di Rabaul stiamo celebrando il centenario anniversario puntando al rinnovamento della famiglia. E mi auguro che il VII incontro mondiale delle famiglie, in programma a Milano, rappresenti un’occasione per valorizzare questa figura».

AUTORE: Gerolamo Fazzini
FONTE: ZENIT.org


giovedì 24 maggio 2012

SANTO ROSARIO SACERDOTALE




Con Maria e gli Apostoli in attesa del dono dello Spirito Santo

4° giovedì

Nel 1° Mistero Luminoso si contempla il Battesimo di Gesù al Giordano
O Madre dell'Eterno Sacerdote - noi adoriamo Gesù che manifesta al Giordano la sua divinità. Noi lodiamo il sacerdote che custodisce la divinità di Cristo e dona nel sacramento del Battesimo la grazia della figliolanza divina. Vi chiediamo di concedere ai sacerdoti la sapienza di esortare la famiglie al dono del Battesimo dei loro bambini – fin dai primi giorni di vita – e a noi la grazia della fedeltà battesimale.

Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Vieni, Santo Spirito!

Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.
Vieni, Santo Spirito!

Nel 2° Mistero Luminoso si contempla il Miracolo alle Nozze di Cana
O Corredentrice che con Gesù l'Eterno Sacerdote operaste il primo segno del suo Amore per noi. Noi lodiamo il sacerdote custode della dignità del Sacramento del Matrimonio. Con Voi preghiamo per la fedeltà dei coniugi e chiediamo a Gesù che i suoi sacerdoti sappiano custodire nella preghiera e con le parole i coniugi in crisi di fede. E per noi domandiamo la fedeltà alla nostra vocazione.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo.
Vieni, Santo Spirito!

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.
Vieni, Santo Spirito!

Nel 3° Mistero Luminoso si contempla l’Annuncio del Regno
O Madre dell'Eterno Sacerdote - noi adoriamo Gesù che manifesta ai discepoli l’avvento del suo Regno con parole e miracoli. Noi lodiamo il sacerdote che opera nel mondo per l’avvento del Regno di Dio. domandiamo per ogni sacerdote la fedeltà al sacramento ricevuto affinché “adveniat Regnum Tuum” e per noi la perseveranza nella fede.

O luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
Vieni, Santo Spirito!
Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa.
Vieni, Santo Spirito!

Nel 4° Mistero Luminoso si contempla la Trasfigurazione del Signore
O Gloriosa Regina del Clero ; - noi adoriamo con Voi Gesù trasfigurato che esorta i discepoli a custodire la gioia nel dolore. Con voi ammiriamo i sacerdoti che custodiscono con gioia le fatiche del ministero pastorale e la castità della vita. Per loro domandiamo il dono della perseveranza e per noi la gioia dopo il dolore.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.
Vieni, Santo Spirito!

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò ch'è sviato.
Vieni, Santo Spirito!

Nel 5° Mistero Luminoso si contempla l’Istituzione dell’Eucaristia
O Gloriosa Regina della Chiesa e Madre del Gesù Sacramentato, noi adoriamo con Voi la SS. Trinità nell'atto donarci la sua presenza nell’Ostia Santa. Preghiamo con Voi per i sacerdoti perché rendendosi conto di ciò che fanno, imitino ciò che celebrano e conformino la loro vita al mistero della Croce di Cristo Signore. E per noi chiediamo il dono di un devoto e quotidiano saluto al Santissimo Sacramento".

Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.
Vieni, Santo Spirito!

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.
Vieni, Santo Spirito!



Veni Sancte Spiritus, Veni per Mariam!

mercoledì 23 maggio 2012

IL MONASTERO INVISIBILE







In ascolto della Parola di Dio
Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura  ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e  la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi, e anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca, per far conoscere il mistero del vangelo, del quale sono ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo con franchezza come è mio dovere. (Ef 610-20)

Vi preghiamo poi, fratelli, di aver riguardo per quelli che faticano tra di voi, che vi sono preposti nel Signore e vi ammoniscono; trattateli con molto rispetto e carità, a motivo del loro lavoro. Vivete in pace tra voi. Vi esortiamo, fratelli: correggete gli indisciplinati, confortate i pusillanimi, sostenete i deboli, siate pazienti con tutti. Guardatevi dal rendere male per male ad alcuno; ma cercate sempre il bene tra voi e con tutti. State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie; questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male. (1 Ts 5, 12-22)

Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C’erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui. (At 1,12-14)

E vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. Vidi un angelo forte che proclamava a gran voce: «Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?». Ma nessuno né in cielo, né in terra, né sotto terra era in grado di aprire il libro e di leggerlo. Io piangevo molto perché non si trovava nessuno degno di aprire il libro e di leggerlo. Uno dei vegliardi mi disse: «Non piangere più; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli». Poi vidi ritto in mezzo al trono circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi un Agnello, come immolato. Egli aveva sette corna e sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra. E l’Agnello giunse e prese il libro dalla destra di Colui che era seduto sul trono. E quando l’ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro vegliardi si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno un’arpa e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi. (Ap 5,1-8)

«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. (Gv 15,1-8)

Perché…Cos’è il Monastero invisibile?

Non ti hanno mai chiesto: prega per me? Ecco il Monastero invisibile nasce da questa esigenza. In ascolta della Parola di Dio, sopra riportata, vuole:

- collocarsi spiritualmente nel Cenacolo con Maria e gli Apostoli in attesa del dono della Grazia, lo Spirito Santo, il quale ci farà comprendere ogni cosa al momento opportuno e che grida in noi. “Abbà, Padre!”;

- porgere le “coppe d’oro” all’Agnello che toglie i peccati del mondo;

- costruire una comunione nella preghiera attorno alla “vera vite”;

- “pregare incessantemente”, perché il bisogno di ognuno diventi preghiera di tutti e nella volontà di Dio diventi benedizione e soccorso.

Tu preghi per me, io prego per te, noi preghiamo per lui, tutti preghiamo per le intenzioni di tutti.

“Pregate inoltre incessantemente… con ogni perseveranza… pregando per tutti i santi”
(S. Paolo)

Martiri della patria ...