venerdì 15 marzo 2013

Venerdì della IV settimana di Quaresima




Santa Luisa de Marillac e
S. Vincenzo de' Paoli

«Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».

Ecco l’arringa difensiva di Gesù di fronte al mormorare del popolo:
“Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia»”.

Infatti i capi del popolo “Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui”. Per quale motivo infastidiva Gesù?
Lo descrive bene la prima lettura, Sapienza al cap. 2:
“si oppone alle nostre azioni;
ci rimprovera le colpe contro la legge
e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta.
Proclama di possedere la conoscenza di Dio
e chiama se stesso figlio del Signore.
È diventato per noi una condanna dei nostri pensieri;
ci è insopportabile solo al vederlo,
perché la sua vita non è come quella degli altri,
e del tutto diverse sono le sue strade.
Siamo stati considerati da lui moneta falsa,
e si tiene lontano dalle nostre vie come da cose impure.
Proclama beata la sorte finale dei giusti
e si vanta di avere Dio per padre”.

Questa parola del libro della Sapienza tocca anche il nostro cuore, ci mettono alle strette: ci richiamano ad un profondo esame di coscienza.
Che azioni compio? Che legge seguo? Che eduzione ho ricevuto e che educazione propongo? Conosco Dio come lo conosce il Figlio? Dio è per me Padre? Seguo la vita del Signore oppure seguo quella di altri? Sono anche io una moneta falsa? Sono annoverabile tra i giusti: sull’esempio dei tanti uomini e donne che hanno seguito Gesù? Dio è per me Padre?

Ma torniamo al Vangelo. Gesù continuava a insegnare liberamente “perché non era ancora giunta la sua ora”.
Qual è l’ora di Gesù?
Dal giorno del primo miracolo a Cana, Gesù pensa a quest'ora; l'ora della sua morte come vertice della sua missione salvifica, come momento decisivo della sua obbedienza al Padre. L'ha sempre avuta presente, quest'ora; un giorno disse: "C'è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto" (Lc 12,50). Ma all'avvicinarsi, ne sente tutta la paura: "Ora l'anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest'ora?".

È il momento del suo Getsemani, quando sudando sangue e pieno d'angoscia, dirà: "Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà" (Lc 22,42). Qui, ormai alla vigilia di quel momento, affronta con decisione il suo destino: "Ma per questo sono giunto a quest'ora! Padre, glorifica il tuo nome".

L’ora di Gesù è quella della sua passione, e quella del dono totale della sua vita.
Anche noi abbiamo la nostra “ora” alla luce dell’ora di Gesù. Anche noi partecipiamo alla sua passione e come abbiamo pregato con il Salmo 33:
“il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.
Molti sono i mali del giusto,
ma da tutti lo libera il Signore”.

Per l’intercessione di Santa Luisa de Marillac – vedova e fondatrice delle “Vincenziane” - il Signore ci renda forti, disponibili, mansueti nel vivere la nostra “ora” in conformità alla sua, perché anche la nostra vita sia un atto d’amore per il Regno di Dio. Amen.

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