lunedì 16 marzo 2020

Egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino!






In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret: 
«In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. 
C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo, 
ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

(Lc 4, 24-30)

Mio Gesù! Mi ha sempre rasserenato 
questo passo del tuo soggiorno a Nazareth.
Immagino lo strepito e la rabbia, 
immagino le urla e gli spintoni,
immagino le tensioni e l'ansia:
ma Tu che fai?
Passi in mezzo a loro e continui il tuo cammino!
Rendi, mio Gesù, il nostro cuore saldo.
Tu affidato al Padre e noi in te affidati al Padre.
Passerà e il cammino che già in atto, riprenderà!
Amen.

“Ite ad Joseph” - SETTIMO GIORNO



“Ite ad Joseph”
«Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». (Gen 41,55)
NOVENA A S. GIUSEPPE,
SPOSO DI MARIA
Patrono universale della Chiesa
150 anniversario della proclamazione
1870 – 2020


Novena 10 – 18 marzo 2020

O San Giuseppe,
Patrono della Chiesa,
Tu che accanto al Verbo incarnato
lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane, traendo da Lui la forza di vivere e faticare;

Tu che hai provato l’ansia del domani, l’amarezza della povertà, la precarietà del lavoro;

Tu che irradi oggi l’esempio della tua figura, umile davanti agli uomini, ma grandissima davanti a Dio; guarda alla immensa famiglia che ti è affidata!

Benedici la Chiesa, sospingendola sempre più sulle vie della fedeltà evangelica, e custodisci la pace nel mondo, quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli e il pieno compimento delle umane speranze:
per il bene dell’umanità,
per la missione della Chiesa,
per la gloria della Trinità Santissima. Amen.
(S. Paolo VI, papa)

domenica 15 marzo 2020

Santa Viviana: martire delle catacombe venerata nelle Marche



Una cartina di una terra meravigliosa, la Regione Marche, che non smetterò mai di elogiare!

Un tratto di questa regione che, da come si vede dalle sottolineature, custodisce la presenza di molti martiri delle catacombe.

Tra questi Santa Viviana, che dà il nome alla chiesa, denominata anche "delle icone", edificata appena fuori dal perimetro urbano di Rotella (AP).

La sua costruzione si deve alla devozione e fede di Mons. Ariodante Ciccolini, sul finire del XVIII secolo. Sorge su una preesistente chiesetta rurale dedicata a Santa Maria a Piè di Monte, cioè quello dell'Ascensione.

L'edificio presenta una facciata singolare sulla quale spiccano le due torri gemelle, che inglobano i locali della canonica.

L'interno è a tre navate, e sotto l'altare maggiore è custodita l'urna di legno e vetro contenente il simulacro in ceroplastica, di grande espressività, con all'interno le spoglie mortali e il vaso di sangue di Santa Viviana, di nome proprio: viene festeggiata con devozione nell'ultima domenica di agosto con una solenne processione per le vie del centro storico.


Concludo con l’orazione tratta dal Comune dei Martiri del Messale Romano:


Dio onnipotente ed eterno, che hai dato ai santi martiri la grazia di comunicare alla passione del Cristo, vieni in aiuto alla nostra debolezza, e come essi non esitarono a morire per te, concedi anche a noi di vivere da forti nella confessione del tuo nome. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen 


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Purtroppo la Chiesa e la Santa hanno subito il dramma del terremoto del Centro Italia del 2016 e del 2017.




“Ite ad Joseph” - SESTO GIORNO



“Ite ad Joseph”
«Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». (Gen 41,55)
NOVENA A S. GIUSEPPE,
SPOSO DI MARIA
Patrono universale della Chiesa
150 anniversario della proclamazione
1870 – 2020


Novena 10 – 18 marzo 2020

O San Giuseppe,
Patrono della Chiesa,
Tu che accanto al Verbo incarnato
lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane, traendo da Lui la forza di vivere e faticare;

Tu che hai provato l’ansia del domani, l’amarezza della povertà, la precarietà del lavoro;

Tu che irradi oggi l’esempio della tua figura, umile davanti agli uomini, ma grandissima davanti a Dio; guarda alla immensa famiglia che ti è affidata!

Benedici la Chiesa, sospingendola sempre più sulle vie della fedeltà evangelica, e custodisci la pace nel mondo, quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli e il pieno compimento delle umane speranze:
per il bene dell’umanità,
per la missione della Chiesa,
per la gloria della Trinità Santissima. Amen.
(S. Paolo VI, papa)

sabato 14 marzo 2020

San Vincenzo: il martire romano venerato a Tavoleto (PU)


panorama di Tavoleto (PU)
La regione Marche…. Terra meravigliosa! Dai monti Sibillini scende verso l’Adriatico con i suoi bellissimi colli armoniosi, belli per come li ha voluti il Creatore, ma belli anche per l’opera dell’uomo.

Nella provincia di Pesaro-Urbino, ma in diocesi di Rimini, al confine con la Romagna, su un colle spicca Tavoleto con il suo castello.
Il nome di questo antico borgo deriva dal latino Tabularum laetus cioè luogo ricco di tavole. Prima dell’anno mille le nostre zone collinari avevano sicuramente un aspetto selvo-pastorale ed erano disseminate di piccoli agglomerati, vicus e qualche centro di dimensioni più grandi, pagus, tutti gravitanti verso la città di Rimini a valle e di Urbino a monte. È da ritenere che i primi insediamenti risalgono al periodo bizantino (VII-VIII sec), con l’apertura della strada carrozzabile Flaminia Conca che era considerata strada regalis, cioè a grande traffico, il Castrum Trapole venne scelto come luogo di edificazione della Pieve di S. Lorenzo in barco, il termine barco sta ad indicare gli ammassi di legname che venivano raccolti ed inviati via Tevere a Roma per la costruzione delle grandi basiliche romane. La pieve era sotto la giurisdizione dell’abbazia di S. Gregorio in conca, fondata da S. Pier Damiani.
L’attuale parrocchia di San Lorenzo di Tavoleto è l’erede diretta dell’antica pieve di San Lorenzo in Barco, presso il castello di Trapole.
Il primo scritto che ricorda la Pieve (insieme a quella di Saludecio) è datato 17 giugno 1069, ed è l’atto di donazione di vari possedimenti fatto da Pietro, figlio di Benno, potente signore di Rimini, a San Pier Damiani e all'abazia di San Giorgio in Conca.
Successivamente, nel 1144 con la Bolla di papa Lucio II, la Pieve viene enumerata fra le chiese soggette alla giurisdizione del Vescovo di Rimini.
Nella storia civile, gli anni che vanno indicativamente dal 1250 al 1500 vedono alternarsi dominazioni diverse e sempre in lotta fra di loro: il Comune di Rimini, la Chiesa di Ravenna, il Ducato di Urbino, i Malatesta.
Finalmente nel 1473 Tavoleto e tutta la zona della sua giurisdizione, per volontà del papa, passa sotto Urbino, ma ecclesiasticamente rimane legata alla diocesi di Rimini. Situazione che resterà sostanzialmente immutata fino ai giorni nostri.
Sorprendentemente non c’è nessun cenno a Tavoleto o Auditore nella visita pastorale di monsignor Castelli, probabilmente perché non giunse fino a queste lontane parrocchie.
Nel 1775 una disposizione della Sacra Congregazione dei Riti stabilì che si dovessero rivedere i criteri di divisione dei Vicariati, restituendo alle antiche Pievi i loro diritti. Così anche a Tavoleto nel 1780 fu restituita la sede di Vicariato a causa della chiesa matrice di San Lorenzo.
La chiesa parrocchiale attuale, che ha raccolto in sé titoli e privilegi di tutte le chiese un tempo esistenti a Tavoleto, ha subito vari interventi di restauro e ristrutturazione. Nel 1915 è stata ampliata dal parroco don Bacchini, mentre nell'anno successivo è stata eretta la torre campanaria.
Nella comunità cristiana di Tavoleto è custodito e venerato il corpo santo di Vincenzo: un bel simulacro (forse) in ceroplastica, un martire delle catacombe.
Per raffigurare un Santo ci sono delle caratteristiche precise. Ci sono dei modi per raffigurare: un Apostolo, un Vescovo, una Vergine e un Martire.
In certi casi è posta una scritta sull’immagine che definisce il santo dipinto. Questo è tipico delle icone e di una certa iconografia dei secoli scorsi.
Nella specifico quali sono i simboli che ci fanno identificare un martire?
Ascoltiamo dal capitolo 7 dell’Apocalisse di San Giovanni, la seguente descrizione:
“Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all'Agnello».
E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen».
Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell'Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro”. (Ap 7,9-15)
C’è uno specifico nel raffigurare i singoli martiri?
Senza entrare nello specifico dei singoli martiri che spesso vengono raffigurati con lo strumento della morte o delle torture subite, i simboli comuni che richiamano il martirio sono: la palma; la corona di metallo o di alloro o di fiori; la croce; la veste bianca o\e rossa; l’armatura.

Nel caso specifico di SanVincenzo Martire venerato a Tavoleto prenderemo in considerazione: la palma e la veste bianca o/e rossa.

La Palma.
“Vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani” (Ap 7,9)
La palma risulta essere uno degli attributi peculiari che identificano un martire. Tale raffigurazione era già in uso nell’era paleocristiana per identificare una persona che per causa della fede aveva dato la vita per Cristo.
L'antica simbologia della palma del martirio e, in generale, la palma intesa come simbolo del Cristianesimo, si collega all'Oriente, terra di questo albero della famiglie delle Arecaceae, che conta 202 differenti generi con circa 2.600 specie, la maggior parte delle quali diffuse nelle aree a clima tropicale o subtropicale.
Il suo significato è quello della vittoria, dell'elezione, della rinascita e dell'immortalità. Si collega anche alla fenice e ha la funzione di albero della vita.
Un albero slanciato e vigoroso con possenti pennacchi di foglie disposti a raggio come quelli del sole. Si pensava che la pianta morisse nel fiorire e generare i frutti (e quindi i semi): il legame con il martirio è quindi dovuto a una simbologia di sacrificio.
Difatti proprio la persecuzione diventa, secondo la celebre frase di Tertulliano, fonte di missione per i nuovi cristiani. Ecco le sue parole: «Noi ci moltiplichiamo ogni volta che da voi siamo mietuti: è un seme il sangue dei cristiani» (Apologetico 50,13)
Nella domenica detta appunto delle Palme la simbologia rimanda all'entrata trionfale di Gesù Cristo in Gerusalemme (cfr i Vangeli) prefigurando in anticipo la Resurrezione dopo la morte. Ugualmente, la palma ha lo stesso valore di simbolo della resurrezione dei martiri (Ap 7, 9).
Alcune volte la stessa Madre di Dio è raffigurata con un ramo di palma per ricordarci la sua assunzione; ciò che Dio in Cristo ha vinto in lei la morte.
La leggenda del ramo di palma alla morte di Maria non è raffigurazione frequente: si narra che l'arcangelo Michele, o l'Arcangelo Gabriele, reca dal paradiso un ramo di palma alla Madre di Dio come segno della sua morte imminente. Maria lo porge a Giovanni Evangelista che a sua volta lo porta davanti alla bara il giorno della sua sepoltura.
Il ramo a volte è raffigurato con sette punte, simbologia che si evolverà nelle Sette spade dei dolori di Maria.
Concludendo. Nei Martiri la palma è simbolo della loro vittoria-fedeltà. “Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede”. (2 Tm 4, 6-8)

La veste bianca.
“Tuttavia a Sardi vi sono alcuni che non hanno macchiato le loro vesti; essi cammineranno con me in vesti bianche, perché ne sono degni” (Ap 3,4).
Cos’è la dignità descritta dal libro dell’Apocalisse?
Questo simbolo ci riporta subito al nostro Battesimo, quando il sacerdote donandoci la veste bianca e chiamando per nome il battezzato, presenta il gesto dicendo:
“sei diventato nuova creatura, e ti sei rivestito di Cristo. Questa veste bianca sia segno della tua nuova dignità: aiutato dalle parole e dall'esempio dei tuoi cari, portala senza macchia per la vita eterna”.
La veste bianca nel Martire è segno della sua fedeltà alle promesse battesimali - è nuova creatura ed è rimasto fedele a Cristo - ed ora la sua anima dimora presso Dio, nella vita eterna.
Alcune volte è accompagnata da una sopravveste rossa o da un mantello rosso. La simbologia è chiara: richiama il martirio, quindi la fedeltà alle promesse battesimali fino al dono della vita, del sangue, e richiama il famoso passo dell’Apocalisse:
“Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell'Agnello”.

La Casa del sì di Maria
Loreto (AN)
Il Martire è colui che risponde “sì” alla salvezza operata da Gesù, per opera della sua passione, morte e risurrezione, una risposta che rimane fedele fino al dono della vita.
“Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede”. (2 Tm 4, 6-8).
Concludo con l’orazione tratta dal Comune dei Martiri del Messale Romano:
Dio onnipotente ed eterno, che hai dato ai santi martiri la grazia di comunicare alla passione del Cristo, vieni in aiuto alla nostra debolezza, e come essi non esitarono a morire per te, concedi anche a noi di vivere da forti nella confessione del tuo nome. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

“Ite ad Joseph” - QUINTO GIORNO



“Ite ad Joseph”
«Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». (Gen 41,55)
NOVENA A S. GIUSEPPE,
SPOSO DI MARIA
Patrono universale della Chiesa
150 anniversario della proclamazione
1870 – 2020


Novena 10 – 18 marzo 2020

O San Giuseppe,
Patrono della Chiesa,
Tu che accanto al Verbo incarnato
lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane, traendo da Lui la forza di vivere e faticare;

Tu che hai provato l’ansia del domani, l’amarezza della povertà, la precarietà del lavoro;

Tu che irradi oggi l’esempio della tua figura, umile davanti agli uomini, ma grandissima davanti a Dio; guarda alla immensa famiglia che ti è affidata!

Benedici la Chiesa, sospingendola sempre più sulle vie della fedeltà evangelica, e custodisci la pace nel mondo, quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli e il pieno compimento delle umane speranze:
per il bene dell’umanità,
per la missione della Chiesa,
per la gloria della Trinità Santissima. Amen.
(S. Paolo VI, papa)


venerdì 13 marzo 2020

Un altro S. Espedito!



Questo è un bellissimo santino, che riproduce S. Espedito, ma si legge: "STATUA … con le Sante Reliquie".

Credo che si tratti di reliquie di un omonimo. Quindi un corpo santo o martire delle catacombe.

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Il culto si è sviluppato a Napoli nel XIX secolo. In Piazza Banchi Nuovi n° 5 sorgeva, circa un secolo fa, una chiesa dove si venerava il santo. Le fonti parlano, inoltre, dell’esistenza di un quadro appartenuto a mons. Gargiulo, vescovo di Sansevero, e di un libretto “pubblicato per devozione d’una monaca domenicana del monastero di S. Giovanni di via Costantinopoli” (Sul culto di S. Espedito martire, Napoli, 1905, p. 100). Viene anche citata un’incisione in pietra del Cattaneo, nella quale il santo è rappresentato con lo sguardo rivolto verso il simbolo della Santissima Trinità, mentre trafigge con la spada il corvo che ha sotto il piede (Intorno al culto di S. Espedito Martire, Nota, cit., p. 574) .

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In La Civiltà cattolica (visibile su Google!), rivista erudita dei Gesuiti, ben è spiegato il culto e l'origine dei simboli. Semplificando: il culto è già del Martirologio geronimiano. I simboli hanno due origini: Corvo con Cras è presente fin dall'introduzione della fiera dei mercanti ad Acireale (secolo XVIII), con un preciso richiamo alle "dilazioni ingiustificate, forse nei pagamenti e nell'osservanza dei contratti"; va detto che l’iconografia acese non presenta il santo con croce e corvo, ma solo con il corvo.
La presenza di Croce e Corvo, cioè Hodie e Cras è successiva e fa parte della devozione per le grazie urgenti che nacque in Germania. L’iconografia fu costruita in quest’ambito e poi, successivamente, ebbe una grande diffusione, facendo diventare il Santo (sic!) della grazia veloce: oggi e non domani o poi.
Diciamo in conclusione che il culto primitivo è quello di Acireale e poi c'è' la “bizzocata” tedesca.


Infine che esistono corpi santi chiamati Espedito è totalmente possibile, perché spesso i martiri estratti dalle catacombe erano senza nome, per cui venivano “battezzati” anche con nomi di altri martiri già conosciuti e venerati, alcune volte oppiatamene, per dare al luogo che lo venerava il corpo del patrono (sic!), creando così un doppio pasticcio.

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Dalla lanuovabq.it questo interessante articolo che da una bella e interessante lettura spirituale sull'iconografia del Martire Espedito.

Se san Giuda Taddeo e santa Rita da Cascia sono particolarmente invocati per le cause impossibili, in modo simile sant’Espedito, il più popolare dei martiri di Melitene, è venerato come il santo delle cause urgenti per antonomasia. Dal Martirologio Geronimiano, che nella sua originaria redazione risale alla prima metà del V secolo, si ricavano le principali informazioni certe su di lui, vale a dire il giorno del martirio, il 19 aprile, e il luogo, appunto Melitene (l’odierna Malatya, in Turchia), sede di un’antica fortezza legionaria, dove Espedito venne martirizzato con sant’Ermogene e altri cristiani (In Arminia Militana civitate Hermogeni, Gagi, Expediti, Aristonici, Rufi, Galatae una die coronatorum, si legge nel Martirologio Geronimiano).
La tradizione più diffusa riferisce che era contemporaneo di santa Filomena (c. 290-302), la giovanissima cristiana martirizzata per volere di Diocleziano e lei stessa patrona delle cause impossibili, e lo indica quale comandante della XII Legione Romana, detta la Fulminata (era stata costituita da Giulio Cesare e fu attiva fino al V secolo), posta a guardia dell’attraversamento dell’Eufrate a Melitene. L’iconografia lo rappresenta sempre vestito da soldato romano e il suo nome, Expeditus, che in latino significa “libero da impacci, libero da carichi” (in greco sta invece per “ingegnoso”), ha verosimilmente ispirato i tratti essenziali delle sue raffigurazioni, prive di armi e corazze pesanti, poiché nella terminologia militare gli expediti erano i fanti leggeri.
La sua iconografia ha inoltre reso con simboli molto suggestivi quanto riferito dai diversi racconti agiografici. Si tramanda che Espedito conoscesse bene da tempo la storia di Gesù. Eppure - nonostante gli insegnamenti sulla vita eterna, la via della croce e la Risurrezione lo commuovessero - il soldato aveva di volta in volta rimandato la propria conversione, forse perché in conflitto con quanto di volta in volta l’impero andava richiedendo ai soldati nei tempi delle persecuzioni. Quando Espedito si decise finalmente a seguire Cristo, il diavolo gli apparve sotto forma di corvo invitandolo a rimandare la sua conversione all’indomani. Ma il santo rispose deciso: “Io sarò cristiano oggi!”. Ecco perché in diverse icone è rappresentato nell’atto di calpestare un corvo che grida cras (“domani”, in latino), mentre in una mano tiene una croce recante la scritta hodie (“oggi”) e nell’altra la palma del martirio, avvenuto presumibilmente per decapitazione intorno al 303.

Il suo culto era già diffuso nel Medioevo, come dimostra il fatto che a Torino esisteva già una contrada dedicata a sant’Espedito, e dal XVI secolo in avanti abbiamo molteplici attestazioni della sua venerazione, oggi presente in diversi Paesi tra l’Europa e l’Asia e sentitissima in America Latina. Il suo nome, che richiama la rapidità, ha favorito la diffusione del patrocinio sulle cause urgenti e nei secoli lo si è invocato anche per risolvere le controversie legali e la buona riuscita degli esami. Sulla base della consolidata tradizione, nel 1781 Pio VI lo proclamò protettore dei mercanti e dei navigatori (perché alle prese con la necessità di sbrigare celermente gli affari o salvarsi da improvvisi pericoli). Ma la sua figura è importante soprattutto per il bellissimo esempio di conversione, che sant’Espedito si decise a compiere senza prestare ascolto alle voci che tentavano di dissuaderlo, magari ispirato dall’insegnamento finale di Gesù nella parabola sulle dieci vergini: “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Mt 25, 13).

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Dio onnipotente ed eterno, che hai dato ai santi martiri la grazia di comunicare alla passione del Cristo, vieni in aiuto alla nostra debolezza, e come essi non esitarono a morire per te, concedi anche a noi di vivere da forti nella confessione del tuo nome. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen


(Comune dei Martiri, Messale Romano)

NELL'EPIDEMIA, INVOCHIAMO IL SIGNORE, CON SAN ROCCO



Tutta la folla cercava di toccarlo, 
perché da lui usciva una forza 
che guariva tutti. (Lc 6,19)

A SAN ROCCO 
(CARD. ANGELO COMASTRI)

O San Rocco, tu hai mirabilmente vissuto il comandamento nuovo che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli; tu hai amato i fratelli fino al dono di te stesso e sei diventato immagine viva di Gesù, che ha piantato la Croce dell’Amore Divino nei solchi dell’odio e dell’egoismo umano.

Tu ci ricordi che la carità è indispensabile per essere veramente cristiani perché, al termine della vita , saremo giudicati sulla carità.

Prega per noi, o san Rocco, discepolo fedele del Signore! Prega perché finisca l’indifferenza che chiude i cuori e ci rende estranei gli uni agli altri.

Prega perché noi cristiani diventiamo sempre di più lievito di misericordia, invito al dono della vita, esempio di attenzione e di gioioso servizio ai piccoli, agli ultimi, agli ammalati, agli emarginati.

Prega per noi, o san Rocco, apostolo della carità! Prega perché la nostra fede sia limpida e coerente; prega perché ogni nostro giorno si trasformi in bontà vissuta e prepari la festa dei figli di Dio, completamente risorti con Gesù nello spirito dell’Amore.
Amen.

“Ite ad Joseph” - QUARTO GIORNO




“Ite ad Joseph”
«Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». (Gen 41,55)
NOVENA A S. GIUSEPPE,
SPOSO DI MARIA
Patrono universale della Chiesa
150 anniversario della proclamazione
1870 – 2020

Novena 10 – 18 marzo 2020

O San Giuseppe,
Patrono della Chiesa,
Tu che accanto al Verbo incarnato
lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane, traendo da Lui la forza di vivere e faticare;

Tu che hai provato l’ansia del domani, l’amarezza della povertà, la precarietà del lavoro;

Tu che irradi oggi l’esempio della tua figura, umile davanti agli uomini, ma grandissima davanti a Dio; guarda alla immensa famiglia che ti è affidata!

Benedici la Chiesa, sospingendola sempre più sulle vie della fedeltà evangelica, e custodisci la pace nel mondo, quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli e il pieno compimento delle umane speranze:
per il bene dell’umanità,
per la missione della Chiesa,
per la gloria della Trinità Santissima. Amen.
(S. Paolo VI, papa)

giovedì 12 marzo 2020

“Ite ad Joseph” - TERZO GIORNO



“Ite ad Joseph”
«Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». (Gen 41,55)
NOVENA A S. GIUSEPPE,
SPOSO DI MARIA
Patrono universale della Chiesa
150 anniversario della proclamazione
1870 – 2020

Novena 10 – 18 marzo 2020

O San Giuseppe,
Patrono della Chiesa,
Tu che accanto al Verbo incarnato
lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane, traendo da Lui la forza di vivere e faticare;

Tu che hai provato l’ansia del domani, l’amarezza della povertà, la precarietà del lavoro;

Tu che irradi oggi l’esempio della tua figura, umile davanti agli uomini, ma grandissima davanti a Dio; guarda alla immensa famiglia che ti è affidata!

Benedici la Chiesa, sospingendola sempre più sulle vie della fedeltà evangelica, e custodisci la pace nel mondo, quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli e il pieno compimento delle umane speranze:
per il bene dell’umanità,
per la missione della Chiesa,
per la gloria della Trinità Santissima. Amen.
(S. Paolo VI, papa)

mercoledì 11 marzo 2020

La Santa di Monacilioni: Benedetta


La santità è sempre stupore. Quando guardiamo i santi ci rendiamo conto che la vita secondo il Vangelo è possibile.
Nei Martiri poi ci accorgiamo che la Parola di Dio: quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell'ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo (Mc 13,11), si è realizzata!
Deboli, fragili creature che vivono con un coraggio e una fortezza il martirio, sembra di sentire la Parola di Dio: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre (Gv 14,12).

Nel Martirologio romano antico si commemorava al 4 gennaio:
A Roma i santi Martiri Prisco Prete, Priscilliano Chierico, e Benedetta, donna religiosa, i quali compirono con la spada il martirio al tempo dell'empissimo Giuliano.
Romae sanctorum Martyrum Prisci Presbyteri, et Priscilliani Clerici, ac Benedictae, religiosae feminae; qui, tempore impiissimi Juliani, gladio martyrium compleverunt.
L’odierno martirologio, edizione tipica 2004, tradotta in italiano nel 2007, non contiene questa commemorazione.
La motivazione è semplice, come dice il Sicari: la loro esistenza è messa in dubbio da alcuni studiosi.
Le reliquie insigni di S. Prisco, martire di Roma, nel XVIII secolo si trovavano in S. Maria del Popolo. Mentre le reliquie dei Santi Priscilliano e Benedetta si trovavano in varie chiese romane. S. Benedetta era particolarmente venerata a S. Lucia in Selci.
Per cui se già le reliquie di S. Benedetta erano in una chiesa non potevano essere estratte dalla catacomba di Priscilla ed essere donate, per poi giungere, nel 1752 a Monacilioni.
Con questo non voglio demolire il culto verso la gloriosa martire, ma affermare che S. Benedetta di Monacilioni è un unicum rispetto alle altre con lo stesso nome, rispetto alla martire Benedetta del 4 gennaio, socia di Santi Prisco e Priscilliano.

La santa di Monacilioni è una martire del cimitero di Priscilla dove rimane sepolta fino al 1752, anno nel quale viene traslata a Monacilioni. Il corpo santo viene richiesto dal parroco don Giuseppe Giuliano, dal Sindaco e dagli eletti, legati da stima con l'abate don Gennaro de Simone di S. Elia a Pianisi, amico del Segretario di Stato, Cardinale Giovanni Antonio Guadagni, custode delle reliquie, il quale il 27 novembre 1751 concede il corpo santo. Giunge a Monacilioni sabato 23 aprile 1752 e
viene collocata nella cappella di S. Reparata. Successivamente, è il 29 ottobre 1752, avviene la traslazione dell'urna nella cappella della Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta. Il 29 giugno 1753, l'arcivescovo di Benevento, Mons. Francesco Pacca, effettua la ricognizione canonica del corpo santo. Il 24 giugno 1873 avviene il prelievo di un frammento dell'osso occipitale della Martire, che sarà in seguito portato in processione in un reliquiario, che il 3 gennaio 1991 viene donata ai cittadini di Monacilioni residenti in Argentina e venerata nella Parrocchia di Nostra Signora in Bernal (Buenos Aires).

Recentemente dal Museo diocesano di Brindisi è stata donata un reliquiario contenete varie reliquie, tra cui una che ha il cartiglio: S. Benedicte Mart.
Per quanto detto sopra sulla questione del corpo santo questo frammento osseo se pur di una omonima non fa di questa reliquia una parte del corpo santo di nome Benedetta venerata a Monacilioni, anche se la ricognizione sulle ossa comprova la mancanza di quel frammento nel corpo santo di Monaciloni, è puramente un caso fortuito. Unica prova sarebbe l’analisi delle ossa o un documento che attesta il prelievo del frammento, poi traslato a Brindisi.


Il paese di Monacilioni celebra la patrona, S. Benedetta, il 4 gennaio (sic!) e la terza domenica di maggio.

“Ite ad Joseph” - SECONDO GIORNO


“Ite ad Joseph”
«Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». (Gen 41,55)
NOVENA A S. GIUSEPPE,
SPOSO DI MARIA
Patrono universale della Chiesa
150 anniversario della proclamazione
1870 – 2020

Novena 10 – 18 marzo 2020

O San Giuseppe,
Patrono della Chiesa,
Tu che accanto al Verbo incarnato
lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane, traendo da Lui la forza di vivere e faticare;

Tu che hai provato l’ansia del domani, l’amarezza della povertà, la precarietà del lavoro;

Tu che irradi oggi l’esempio della tua figura, umile davanti agli uomini, ma grandissima davanti a Dio; guarda alla immensa famiglia che ti è affidata!

Benedici la Chiesa, sospingendola sempre più sulle vie della fedeltà evangelica, e custodisci la pace nel mondo, quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli e il pieno compimento delle umane speranze:
per il bene dell’umanità,
per la missione della Chiesa,
per la gloria della Trinità Santissima. Amen.
(S. Paolo VI, papa)