Dio onnipotente ed eterno che per mezzo dei Santi concedi le grazie più singolari, degnati di esaudire le umili suppliche che Ti porgiamo per mezzo del glorioso martire Sostene, e per i suoi meriti dacci il tuo amore e la grazia di fare sempre ed in ogni cosa la tua santissima volontà. Amen.
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domenica 7 settembre 2014
sabato 6 settembre 2014
venerdì 5 settembre 2014
SAN LIBERATO AGOSTINIANO MARTIRE (3)
Sant’Agostino ricevuto il battesimo da Ambrogio, a Milano, nel 387, ritorna in Africa per mettere in atto il suo proposito di vita monastica. Anche quando divenne vescovo, nel 395, e poi per tutta la vita, visse da monaco, pur assillato dalle tante occupazioni pastorali e propagò con ogni mezzo la vita religiosa in tutta l'Africa cristiana.
Alla sua morte, avvenuta nel 430, Agostino lascia alla Chiesa monasteri maschili e femminili, ben fiorenti di religiosi e religiose e di ricche biblioteche.
Le invasioni dell'Africa romana prima da parte dei Vandali poi degli Arabi distrussero le fondazioni monastiche agostiniane.
Fra i monasteri africani che l'Ordine considera di ispirazione fondamentalmente agostiniana, riveste una importanza particolare quello di Gafsa in Tunisia per il martirio dei suoi religiosi: Bonifacio diacono, Liberato abate, Severo, Rustico, Rogato, Settimio e Massimo monaci.
In seguito all'editto emanato nel 484 dal re Unnerico che ordinava la consegna ai mori dei monasteri con i loro abitanti, i sette religiosi di quel monastero furono incarcerati e, dopo aver sopportato acerbe prove, vennero martirizzati a Cartagine, offrendo un grande esempio di fede e di unione fraterna. La loro celebrazione fu concessa all'Ordine il 6 giugno 1671 e la memoria liturgica ricorre il 2 luglio, secondo il Martirologio Romano: “Commemorazione dei santi martiri Liberato, abate, Bonifacio, diacono, Servio e Rustico, suddiaconi, Rogato e Settimo, monaci, e il fanciullo Massimo: a Cartagine, nell’odierna Tunisia, durante la persecuzione dei Vandali, sotto il re ariano Unnerico, furono sottoposti a crudeli torture per aver confessato la fede cattolica e difeso l’unicità del battesimo; uccisi a colpi di remi sul capo mentre erano inchiodati a legni su cui si era tentato di bruciarli, conclusero il corso del loro ammirevole combattimento, ricevendo dal Signore la corona del martirio”.
FONTI e BIBLIOGRAFIA
* AA. V V . - Biblioteca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – V oll. 1-12 e I-II appendice – Ed. Città Nuova
* Bellini P. – Il progetto agostiano di vita. La famiglia agostiana tra utopia e realtà – Tolentino, 1982 (I edizione)
* C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice V aticana – 2007 - pp. 1142
* Casagrande Gianfranco – Conoscere e amare i Santi e i Beati Agostiniani – Editrioce Shalom, 2009
* Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2013
* Provincia Agostiniani d’Italia – Messale Agostiniano – Roma, 1976
* Rojo Martìnez Fernando – Il fascino di Dio. Profili di agiografia agostiniana – Roma, 2000
* sito web di chiesacattolica.it
* sito web di newsaints.faithweb.com
* sito web di prolococantalice.it
* sito web di santiebeati.it
* sito web di wikipedia.org
giovedì 4 settembre 2014
Giovedì della XXII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Oggi la Chiesa ricorda una delle sante che universalmente sono conosciute: Santa Rosalia vergine, eremita di Palermo.
La Santa è raffigurata con alcuni simboli (vestito da pellegrino, teschio, libro, bastone, serto di rose) che decrivono la sua vita, la cui sintesi è bene descritta dall’Apostolo Paolo nella sua lettera ai Corinzi, appena ascoltata: “voi siete di Cristo”.
La verginità di Rosalia, la sua povertà e la sua vita penitente ed eremitica dicono a noi dopo 854 dalla sua morte, avvenuta a Palermo il 4 settembre 1160, che la “Santuzza” come la chiamano i palermitana, si sentiva tutta di Gesù.
Il teschio che tiene tra le mani, a noi fa un po’ orrore, ma ci riporta all’affermazione di San Paolo: Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio.
Ma la sapienza di Dio, ciò che il mondo chiama stoltezza, che dobbiamo cercare?
È il Vangelo di oggi, la pesca miracolosa:
«Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».
La sapienza di Dio è l’obbedienza alla sua parola, che deve diventare stile di vita.
Ecco perché la “Santuzza” ha un mano il libro della Parola di Dio, perché solo obbedendo a Gesù si può camminare in questo mondo ed essere un serto di rose del giardino del Cielo già su questa terra.
Signore Gesù,
riempici di stupore
come quel giorno sul lago di Gennèsaret.
Noi sappiamo di essere peccatori,
ma siamo certi che se rimaniamo
sulla tua parola
ci farai pesci della tua rete,
ci farai pescatori del tuo Regno.
Amen.
SAN LIBERATO AGOSTINIANO MARTIRE (2)
S. Liberato, frazione di Cantalice, è un piccolo centro di circa 500 abitanti ubicato al confine nord del comprensorio comunale. Il nome gli deriva dal Santo Patrono, abate agostiniano, a cui è intitolata la Chiesa parrocchiale costruita su una rupe spugnosa. Questa è di origine molto antica. Con il nome di oratorio o monastero, è citata nella bolla del 1153 del Papa Anastasio IV inviata al Vescovo di Rieti Dodone, in merito alla delimitazione dei confini dato che la diocesi era divisa politicamente tra il Regno di Napoli e lo Stato della Chiesa; ancora per lo stesso motivo è menzionata nella bolla del 1182 del Papa Lucio III al Vescovo Benedetto. La Chiesa di S. Liberato, pur essendo soggetta alla giurisdizione canonica della Diocesi di Rieti, come feudo era dipendente dall’Abbazia di Ferentillo in Val Nerina e godeva dell’esenzione da ogni gravame di tasse nei confronti di grandi e piccoli feudatari dal 1178, quando l’Imperatore Federico I di Svevia, prendendo sotto la sua protezione il Vescovo e la chiesa reatina, concesse tale privilegio
Questo certamente favorì il sorgere di alcuni nuclei abitativi attorno al piccolo oratorio. Nei primi anni del 1600 fu elevata a parrocchia e, pur essendo ancora soggetta all’Abbazia di Ferentillo, si trovava sotto la giurisdizione canonica della Diocesi di Cittaducale che si era formata nel 1502 con le chiese sottratte alla Diocesi di Rieti nella parte del Regno di Napoli. Dal 1818, soppressa la Diocesi di Cittaducale, ha fatto parte della Diocesi dell’Aquila per essere riannessa definitivamente a quella di Rieti nel 1972.
Da qui si deduce che il Santo dell’omonimo borgo è l’abate agostiniano Liberato, così raffigurato nella statua posta nella nicchia a destra dell’altare.
Per possiamo dire che a San Liberato sono venerati due santi di questo nome.
Infatti a destra della suddetta statua è posta un’altra nicchia in cui sono custodite le reliquie, se pur poche, dei Santi Martiri Liberato, Aurelio e Felciano, estratte dalla catacombe di Ponziano, in Roma, e autenticate nel 1683 e solo in seguito donate alla Chiesa di S. Liberato.
Quindi si può capire che il piccolo borgo ha due patroni di nome Liberato: l’abate agostiniano Liberato, il cui culto è presente in altre località del centro Italia (es. Narni, Civita Castellana) e il martire romano Liberato, le cui reliquie sono presenti in parrocchia solo dopo il 1683.
Concludendo due notizie sul martire agostiniano.
mercoledì 3 settembre 2014
SAN LIBERATO AGOSTINIANO MARTIRE (1)
Nella ridente valle santa reatina esiste una piccolo borgo, frazione di Cantalice, denominato San Liberato.
Qui nella piccola e graziosa chiesa parrocchiale è venerato San Liberato Martire.
Il nome Liberato deriva dai tardi nomi latini Liberatus, Liberator e Liberata, derivati da "liberare".
È diffuso per le forme fondamentali al Centro ed al Sud Italia. La forma Liberante è tipica della Sicilia.
Il nome è diffuso tra i santi e il beati del Martirologio Romano e tra i innumerevoli martiri delle catacombe romani, i “corpi santi”.
Nel Martirologio Romano è presente:
- San Liberato (Liberale) Martire a Roma, 20 dicembre
- Beato Liberato Weiss e compagni martiri francescani, 3 marzo
- Santi Liberato, Bonifacio, Servio, Rustico, Rogato, Settimo e Massimo agostiniani martiri, 2 luglio
Sono poi presenti altri santi e beati con questo nome, ad esempio San Liberato da Loro Piceno francescano marchigiano, venerato il 6 settembre.
Molti anche i cosiddetti “corpi santi”.
Tra di essi ricordiamo: San Liberato Martire di Calvisi Sannitico di Gioia Sannitica (CE), autenticate nel 1687; San Liberato Martire di Roccamorfina (IS), estratte dalla catacomba di Ponziano, e autenticate nel 1780; San Liberato Martire di Fratta Polesine (RO), estratte dalla catacomba di Felice ed Adautto, e autenticate nel 1727; San Liberato Martire di San Marco la Catola (FG), estratte dalla catacomba di Priscilla, e autenticate nel 1754. Per citarne alcuni tra i più famosi e venerati.
La domanda ora è ovvia: chi è il patrono di San Liberato di Cantalice (RI)?
La risposta non è così semplice.
martedì 2 settembre 2014
lunedì 1 settembre 2014
sabato 30 agosto 2014
Beato Alfredo Ildefonso, prega per noi!
(p. David Maria Turoldo, osm)
oggi è 60 anni dalla pia morte del beato Arcivescovo di Milano: luminoso esempio di pastore per la Chiesa di Dio che è in Milano
Scritti del Beato Cardinale Ildefonso Schuster:
Sento da più parti, che il Signore desidera una riforma nel Clero e negli Ordini Religiosi. La veste canonica c'è, ma sotto questa veste, talora c'è poco spirito! La vera crisi sta tutta qui. (25 giugno 1945)
Dopo 60 dalla morte del Beato c'è chi si nasconde sotto la veste canonica nella speranza di avere così lo Spirito, ma la prima crea sconcerto in alcuni, ed in altri è solo un gran vuoto di umanità e di fede, solo apparenza.
Purtroppo, ... un Cristianesimo in gran parte svuotato del suo contenuto [...] Bisogna anzitutto riportare il Clero allo spirito evangelico, indi la Parrocchia, la Diocesi e la Chiesa, in quanto massa. Sono necessari i Santi. Solo essi comprendono tali problemi e li sentono. Gli altri no. (3 settembre 1950)
Tutto il pontificato di San Giovanni Paolo II è stato un esortare alla necessità della santità, solo i Santi rinnovano la Chiesa. Preghiamo per al santità del clero, dei religiosi e del popolo di Dio.
Il grande errore del secolo, che si infiltra anche nel santuario e nei chiostri, è il naturalismo, che prende il posto del soprannaturale. Quale seduzione! Ecco perché gran parte dell'attività ecclesiastica è scarsa di frutto [...]. E' soprattutto la formazione del giovane clero, che bisogna curare nei seminari e nei noviziati dei Regolari; specialmente in questi ultimi. Molti Ordini sono divenuti innanzi a Dio alberi sterili: rami e foglie, senza frutto per il Signore. (20 ottobre 1950)
Bisogna tornare a pensare come pensa Dio e non gli uomini!
Bisogna tornare a pensare come pensa Dio e non gli uomini!
L'atmosfera di Dio è quella della Fede, della grazia, dell'orazione, mentre ora, anche i Religiosi, preferiscono un'atmosfera di razionalità, di attivismo, di accomodamento allo spirito del secolo. (2 novembre 1953)
La Madonna piange anche sul Santuario, e sui Chiostri. Si ragiona troppo, e si vive poco di Fede. All'ubbidienza ecclesiastica e religiosa, sottentra il culto della personalità. Alla mortificazione sacerdotale e cristiana, succede uno spirito edonistico, che è affatto nemico alla Croce di Cristo. Anche il clero va secolarizzandosi nello spirito. Sono cose che mi fanno paura. (22 febbraio 1954).
PREGHIERA
Padre origine di ogni bene, noi ti lodiamo e ti ringraziamo perché nel beato cardinale Alfredo Ildefonso Schuster ci hai donato e fatto conoscere un pastore mansueto e infaticabile, uomo “tutto preghiera”, testimone della pace che tu solo sai donare.
Signore Gesù, Figlio di Dio, tu sei stato per il cardinal Schuster modello di vita:
per tuo amore fu servo appassionato di tutti, consumando ogni giorno della sua esistenza perché ciascuno potesse trovare te, Signore della vita, della pace e della gioia. Il suo esempio ci stimoli e la sua preghiera ci accompagni , perché anche noi doniamo la vita al servizio di ogni essere umano.
Spirito dell’amore, che ci rendi santi, concedici di raccogliere il suo invito alla santità. Rendici capaci, come lui lo è stato, di amare i poveri, i dimenticati, i perseguitati; donaci la forza di dialogare con tutti, con la fiducia di scoprire in ogni cuore il seme germogliante del tuo amore. Amen.
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